Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: pubblico ministero

  • Sesso con un minorenne: chiesti 3 anni e 4 mesi di condanna per il parroco di Baggio

    Sesso con un minorenne: chiesti 3 anni e 4 mesi di condanna per il parroco di Baggio

    Il pubblico ministero di Milano Giovanni Polizzi ha chiesto 3 anni e 4 mesi di condanna per il parroco di Baggio, alla periferia di Milano. Il religioso, don Alberto Paolo Lesmo, che oltre a essere decano di Baggio è stato parroco della chiesa di S. Marcellina a Milano (incarichi dai quali è stato sospeso dall’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola), è accusato di aver compiuto “atti sessuali” con un ragazzino all’epoca minorenne tra il 2009 e il 2011. Don Lesmo avrebbe conosciuto e adescato il ragazzino su una chat. In cambio delle prestazioni sessuali, il prete avrebbe pagato il ragazzino, che aveva tra i 15 e i 17 anni, con somme tra i 150 e i 250 euro per volta. Somme che probabilmente il giovane, tossicodipendente, utilizzava per la droga: dettaglio di cui il prete sarebbe stato a conoscenza. L’inchiesta era partita nel 2011 dopo una segnalazione di un ospedale: in quella circostanza il ragazzino aveva tentato il suicidio.

    Nella sua requisitoria il pm Polizzi ha espresso apprezzamento per la decisione presa dalla Curia milanese nei confronti del religioso, cui per il suo ruolo il pm contesta anche delle aggravanti. Il processo a Don Lesmo si svolge con rito abbreviato davanti al giudice per l’udienza preliminare Gennaro Mastrangelo. Nello stesso processo il pm Polizzi ha anche chiesto la condanna a 4 anni e 8 mesi di carcere per Guido Milani, ex presidente di un centro ricreativo di Lecco. L’uomo è accusato di prostituzione minorile, violenza sessuale e cessione di sostanze stupefacenti. Il processo è riaggiornato al prossimo 12 luglio.

    http://milano.fanpage.it/sesso-con-un-minorenne-chiesti-3-anni-e-4-mesi-di-condanna-per-il-parroco-di-baggio/

  • Violenza sessuale: prete a giudizio per pedofilia

    Violenza sessuale: prete a giudizio per pedofilia

    È la tarda mattinata di ieri quando il gup del tribunale di Frosinone si pronuncia: rinvio a giudizio per il prete accusato di violenza sessuale su un minore. Lui, Gianni Bekiaris, che a lungo ha operato a Ceprano, dove secondo l’accusa si sarebbero consumati i fatti, non c’era. C’era il suo avvocato Giuseppe Pizzutelli che ha ribadito l’estraneità del suo cliente alle accuse mosse dalla procura del capoluogo. Ma il gup ha deciso che sarà necessario aprire un processo contro il religioso così come richiesto dal pubblico ministero Maria Pia Ticino, che insieme al procuratore Giuseppe De Falco, ha coordinato le indagini, e dalla parte civile, in rappresentanza del ragazzo, con l’avvocato Carla Corsetti. La prima udienza è stata fissata al 29 novembre.

    L’accusa sostiene che il religioso,ai tempi in cui era parroco a Ceprano, avrebbe abusato ripetutamente del minore fin da quando questi era in tenera età. Da qui anche l’aggravante della minore età della vittima. E di aver continuato così per molti anni, sfruttando anche una situazione di soggezione che si era creata. Il prete, ora in Campania, in passato ha ricoperto altri incarichi in provincia.

    L’ipotesi di accusa, basata sulla denuncia presentata dai genitori del ragazzo, è che il sacerdote abbia abusato del ragazzino, sin dall’età di otto anni, ai tempi in cui questi frequentava la parrocchia. Violenze che si sarebbero protratte nel tempo, perfino in sagrestia, anche perché – sostiene l’accusa – il minore sarebbe stato ridotto in uno stato di soggezione psichica tale da non denunciare i fatti.

    Per vergogna, per paura di non essere creduto o semplicemente perché da quella situazione il ragazzo non riusciva a trarsi fuori. Finché la vittima ha deciso di raccontare la sua storia. Secondo la denuncia presentata dalla famiglia, forte anche di una consulenza tecnica, lo stato di soggezione psichica avrebbe procurato alla vittima un danno permanente, tale da configurare una lesione personale grave. L’imputato, ormai lontano da Ceprano, ha sempre negato tutte le accuse mossegli contro.

    http://www.ciociariaoggi.it/news/news/22870/prete-a-giudizio-per-pedofilia.html

  • Prete pedofilo, nelle lettere del bimbo le dichiarazioni d’amore: “Mi manchi”

    Prete pedofilo, nelle lettere del bimbo le dichiarazioni d’amore: “Mi manchi”

    VERSILIA – ( di Letizia Tassinari ) – Una brutta storia, quella del bambino – la cui famiglia, parte offesa, è tutelata dall’avvocato Cristiano Baroni –  e il prete indiano rinviato a giudizio, accusato di abusi sessuali nei confronti del minore – all’epoca dei fatti 12enne -, e per il quale il Gip del Tribunale di Lucca, dottoressa Silvia Mugnaini, ha chiesto, oltre alla citazione, come responsabile civile, del vescovo di Pisa, monsignor Benotto, la cui diocesi è competente territorialmente, la perizia calligrafica su alcune lettere scritte dal minore al sacerdote. Il piccolo – su delega di indagini del Pubblico Ministero dottor Antonio Mariotti – venne ascoltato dal personale specializzato del Commissariato di Polizia di Viareggio, in forma protetta e con l’ausilio del dottor Giorgio Pini, direttore del reparto di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale “Versilia”, che era a consocenza della triste vicenda dopo una gita fatta dal minore con i boy scout, durante la quale il bimbo aveva consegnato a delle amichette sue coetanee alcune letterine, manoscritte, uguali, o quanto meno simili, a quella ritrovata per caso dalla mamma e agli atti del fascicolo di indagine, che erano poi finite, per mano dei genitori delle bambine, ai responsabili degli scout e alle assistenti sociali. Missive, tutte, che alla prossima udienza, fissata per il 12 luglio prossimo, saranno periziate da un esperto calligrafo. “Caro padre, mi manchi tanto – si legge nelle righe dei fogli di un quaderno, piene di cuoricinini  e disegni dove il bimbo e il religioso si tengono per mano -: “Non sento più i tuoi baci e abbracci”. Poi altri frasi, di sesso, che descrivono incontri sotto le coperte, parti intime e amplessi, frutto, probabilmente, di un impatto dell’abuso di un “orco” sulla fragilità di un piccolo orfano che si propone addirittura come sposa che vorrebbe dargli dei figli: “Ricordati che ti amo”.  Ora spetterà alla perizia calligrafa stabilire se davvero il minore ha scritto quei “racconti”.

    “I vescovi che sono stati negligenti riguardo ad abusi sessuali compiuti su minori saranno rimossi dal loro incarico” La battaglia contro la pedofilia, di Papa Francesco prosegue. E’ di pochi giorni fa il  Motu proprio “Come una madre amorevole” del pontefice – riportato da TGvaticano.it –  che rafforza l’impegno della Chiesa a tutela dei minori in materia di pedofilia Il Pontefice stabilisce che, tra le “cause gravi” che il Diritto Canonico già prevede per la rimozione dall’ufficio ecclesiastico va compresa anche la negligenza rispetto ai casi di abusi sessuali. Nel testo, composto di 5 articoli, si prevede che – qualora gli indizi appaiano seri – la competente Congregazione della Curia può iniziare un’indagine che può concludersi con il decreto di rimozione. La decisione deve comunque sempre essere sottomessa all’approvazione del Pontefice. Il “compito di protezione e di cura spetta alla Chiesa tutta, ma è specialmente attraverso i suoi Pastori che esso deve essere esercitato”. E’ quanto scrive il sommo pontefice, sottolineando la responsabilità dei Vescovi diocesani. “Occorre impiegare una particolare diligenza nel proteggere coloro che sono i più deboli tra le persone loro affidate”. Il Pontefice ricorda che il Diritto Canonico già prevede “la possibilità della rimozione dell’ufficio ecclesiastico per cause gravi”. Con il Motu Proprio, afferma il Papa, “intendo precisare che tra tali cause rientra anche la negligenza dei Vescovi  relativamente “ai casi di abusi sessuali compiuti su minori ed adulti vulnerabili”, come previsto dal Motu Propro di San Giovanni Paolo II, Sacramentorum Sanctitatis Tutela, aggiornato da Benedetto XVI. Con il documento firmato da Francesco, si stabilisce fin dal primo dei 5 articoli che il vescovo diocesano (o l’eparca o colui che ha una responsabilità temporanea di una Chiesa particolare) può essere “legittimamente rimosso dal suo incarico, se abbia, per negligenza, posto od omesso atti che abbiano provocato un danno grave ad altri”, sia persone che comunità. Si specifica inoltre che questo danno può essere “fisico, morale, spirituale o patrimoniale”. Il vescovo (al quale sono equiparati i Superiori Maggiori), prosegue l’articolo 1, può essere rimoso solo se “abbia oggettivamente mancato in maniera molto grave alla diligenza che gli è richiesta dal suo ufficio pastorale, anche senza grave colpa morale da parte sua”. Tuttavia, in caso di abusi su minori, “è sufficiente che la mancanza di diligenza sia grave”. Qualora gli indizi siano “seri”, prosegue l’articolo 2 del Motu Proprio, la competente Congregazione della Curia Romana può “iniziare un’indagine in merito” dando notizia all’interessato che ha “la possibilità di difendersi” con i “mezzi previsti dal diritto”. In seguito agli argomenti presentati dal vescovo, la Congregazione può “decidere un’indagine supplementare”. Negli articoli 3, 4 e 5 il Motu Proprio norma dunque la procedura con la quale si decide l’eventuale rimozione dall’incarico. La Congregazione che assume tale decisione, in Sessione ordinaria, può stabilire se dare “nel più breve tempo possibile, il decreto di rimozione” o esortare il vescovo “a presentare la sua rinuncia in un termine di 15 giorni”, concluso il quale il Dicastero potrà “emettere il decreto”. Nell’ultimo articolo si stabilisce che la decisione finale dovrà essere “sottomessa all’approvazione specifica del Romano Pontefice” che, “prima di assumere una decisione definitiva si farà assistere da un apposito Collegio di giuristi”.

    http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/prete-pedofilo-nelle-lettere-del-bimbo-le-dichiarazioni-damore-mi-manchi/

  • Darfo, parroco arrestato per violenza sessuale su un 12enne

    Darfo, parroco arrestato per violenza sessuale su un 12enne

    La notizia e’ arrivata alle prime ore di martedì in diocesi, direttamente al vescovo di Brescia monsignor Luciano Monari: i carabinieri hanno arrestato don Angelo Blanchetti, 55 anni domani, della parrocchia Corna di Darfo. Pesantissimo il reato contestato al parroco, ora agli arresti domiciliari: violenza sessuale continuata su un minore. Gli abusi sarebbero stati compiuti sul ragazzino quando aveva 12 anni e per due anni di seguito. Gli inquirenti non si sbilanciano, ma in paese la voce circolava da tempo. L’inchiesta della procura, coordinata dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani, è stata condotta dai carabinieri.

    Il vescovo: «L’arresto di don Angelo ci addolora profondamente»

    Il comunicato stampa della Diocesi è stato spedito in posta prioritaria, alla lettera: «Il vescovo Luciano Monari ha appreso questa mattina la notizia del provvedimento cautelare imposto dalla magistratura a carico di don Angelo Blanchetti, parroco di Corna di Darfo e di Bessimo. “La notizia dell’arresto di don Angelo ci addolora profondamente. Il dramma di chi è vittima di abusi non può essere in alcun modo sottovalutato e tanto meno eluso a maggior ragione se coinvolge sacerdoti. La delicatezza della situazione di chi si trova accusato di una colpa tanto grave e deve dimostrare la sua innocenza è pure di grande portata. Confidiamo che si giunga il più rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilità. Manifestiamo la nostra vicinanza alle comunità cristiane di Corna di Darfo e di Bessimo e a tutte le persone coinvolte”. Don Angelo è stato cautelativamente sospeso da ogni ufficio ed è stato nominato un amministratore parrocchiale delle due parrocchie».

    http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/16_giugno_14/darfo-sacerdote-arrestato-violenza-sessuale-un-12enne-0a45b2f0-320c-11e6-9479-1c0658e56669.shtml

  • «Se non ti concedi finirai all’inferno»: parroco arrestato per violenza sessuale su un ragazzino di 12 anni

    «Se non ti concedi finirai all’inferno»: parroco arrestato per violenza sessuale su un ragazzino di 12 anni

    «Se non ti concedi finirai all’inferno». Questo avrebbe detto don Angelo Blanchetti, parroco di Corna di Darfo, in Val Camonica, a un ragazzino di 12 anni che seguiva personalmente per avvicinarlo al sacramento del battesimo: l’hanno arrestato per abusi sessuali su minore. La notizia e’ arrivata alle prime ore di martedì in diocesi al vescovo di Brescia monsignor Luciano Monari. Pesantissimo il reato contestato al parroco, 55 anni domani, ora agli arresti domiciliari: violenza sessuale continuata su un minore. Gli abusi sarebbero stati compiuti sul ragazzino, pare si tratti di uno straniero che voleva essere battezzato, quando aveva 12 anni e per due anni di seguito. Gli inquirenti non si sbilanciano, ma in paese la voce circolava da tempo. L’inchiesta della procura, coordinata dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani, è stata condotta dai carabinieri. I rapporti sessuali completi e le minacce si sarebbero protratti per due anni finche’ mei giorni scorsi il ragazzo si e’ confidato con un sacerdote a Milano che lo ha invitato a rivolgersi subito ai carabinieri. Nel corso della perquisizione disposta dalla procura di Brescia sarebbero stati trovati riscontri alle dichiarazioni de ragazzo. Il sacerdote in cassaforte aveva alcune confezioni di profilattici.

    Il vescovo: «L’arresto di don Angelo ci addolora profondamente»
    Il comunicato stampa della Diocesi è stato spedito in posta prioritaria, alla lettera: «Il vescovo Luciano Monari ha appreso questa mattina la notizia del provvedimento cautelare imposto dalla magistratura a carico di don Angelo Blanchetti, parroco di Corna di Darfo e di Bessimo». La sua dichiarazione: «La notizia dell’arresto di don Angelo ci addolora profondamente. Il dramma di chi è vittima di abusi non può essere in alcun modo sottovalutato e tanto meno eluso a maggior ragione se coinvolge sacerdoti. La delicatezza della situazione di chi si trova accusato di una colpa tanto grave e deve dimostrare la sua innocenza è pure di grande portata. Confidiamo che si giunga il più rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilità. Manifestiamo la nostra vicinanza alle comunità cristiane di Corna di Darfo e di Bessimo e a tutte le persone coinvolte». Don Angelo è stato sospeso da ogni ufficio ed è stato nominato un amministratore parrocchiale delle due parrocchie.

    http://brescia.corriere.it/notizie/cronaca/16_giugno_14/darfo-sacerdote-arrestato-violenza-sessuale-un-12enne-0a45b2f0-320c-11e6-9479-1c0658e56669.shtml

  • Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    Prete pedofilo: citato il Vescovo di Pisa come responsabile civile.

    VERSILIA  – ( di Letizia Tassinari ) – Rito abbreviato condizionato alla perizia calligrafica su alcune lettere scritte dal bambino, vittima secondo l’accusa, di abusi sessuali da parte del sacerdote. e inviate al prete.  Lo ha disposto questa mattina il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Lucca, dottoressa Silvia Mugnaini, che ha estromesso, quale responsabile civile, la curia generalizia dei Carmelitani (ordine di appartenenza del religioso) e, accogliendo la richiesta degli avvocati di parte civile Cristiano Baroni (Rete l’ABUSO) e Debora Ianniello, ha disposto la citazione del Vescovo della Diocesi di Pisa, monsignor Giovanni Paolo Benotto, per la prossima udienza fissata il 12 luglio.

    Un’ indagine, quella relativa agli abusi sul minore, diretta dal Pubblico Ministero dottor Antonio Mariotti e iniziata nell’ottobre di due anni fa.  Che fine ha fatto quel sacerdote? Scrisse allora TGregione.it in merito alla “storiaccia”. Nessuno lo seppe dire.  La Curia pisana, competente territorialmente nel comune della Versilia Storica dove l’abuso sessuale si era consumato, a quanto trapelato, lo aveva spostato.

    Destinazione sconosciuta. Nesuna dichiarazione da parte del Vescovo, che la nostra redazione aveva provato a cercare telefonicamente più volte. Unica cosa certa della vicenda un ragazzino all’epoca dei fatti 12enne, per la cui storia la Procura lucchese aveva aperto un fascicolo,  dopo che ai servizi sociali di Camaiore, che avevano in carico la famiglia, mamma e tre figli, ospitata in un piccolo convento dell’entroterra versiliese, a Pietrasanta, erano finiti alcuni disegni dove il ragazzino aveva raffigurato se stesso innamorato e il prete e delle lettere d’amore. Periziato da esperti, tra cui il professor Mario Di Fiorino, primario di Psichiatria all’ospedale “Versilia”, il minorenne, in audizione protetta, aveva raccontatato non solo di morbose attenzioni ma addirittura di abusi sessuali da parte del prelato, di origini indiane, che identificato ha però sempre negato ogni addebito.

     http://www.tgregione.it/cronaca-versilia/prete-pedofilo-citato-il-vescovo-di-pisa-come-responsabile-civile/
  • Filmini con scene di sesso tra ragazzini: la Procura dei Minori chiude le indagini

    Filmini con scene di sesso tra ragazzini: la Procura dei Minori chiude le indagini

    Il procuratore capo ed il pubblico ministero Anna Carbonara del Tribunale dei Minori, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 9 minorenni, tra cui risulta anche il nome della 16enne che aveva sporto denuncia. Scene di sesso tra ragazzini immortalate in un video.

    Lecce. L’inchiesta sui filmati, fatti girare in rete, che ritraggono scene di sesso tra minorenni,  è stata chiusa nelle scorse ore. Il procuratore capo Maria Cristina Rizzo ed il pubblico ministero Anna Carbonara, entrambi del Tribunale dei Minorenni, hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini a sette minorenni, tra cui risulta anche il nome della 16enne che aveva sporto denuncia.

    La ragazzina dunque, inizialmente presunta vittima è  ora indagata. Alcuni dei minori protagonisti della vicenda a “luci rosse” sono difesi dagli avvocati Michele Palazzo, Vincenzo Magi, Mario Fazzini, Cristiano Solinas, Massimiliano Petrachi, Francesco De Iaco, Cosimo Rampino e Umberto Bisciotti. Quattro ragazzini risiedono nel capoluogo, due a Trepuzzi ed uno a Cellino San Marco e frequentano tutti un noto liceo di Lecce. Essi rispondono a vario titolo ed in diversa misura, dell’accusa di detenzione, produzione  e diffusione  di materiale pedopornografico.

    Secondo le indagini avviate nell’aprile del 2015, sarebbero sette i protagonisti di orge tra minorenni e al centro dei “giochi erotici” ci sarebbe una ragazza sedicenne. Inoltre, il video “incriminato” sarebbe stato inserito sul portale di un noto sito pornografico.

    Durante le indagini, sono stati ascoltati numerosi testimoni come persone informate dei fatti e naturalmente sono stati sequestrati telefoni e computer. Il pubblico ministero ha affidato la consulenza sul materiale ad un ingegnere informatico. I filmati sarebbero stati fatti “girare” sugli smarthphone di numerosi coetanei, attraverso Whatsapp. Inoltre, ci sarebbero le intercettazioni tra i minori e la ragazzina in cui si parlerebbe, facendo nomi e cognomi, dei protagonisti del video.

    Nell’inchiesta sarebbero coinvolti anche persone maggiorenni ed un sacerdote per detenzione di materiale pedopornografico. Il prete sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati dal pubblico ministero Maria Vallefuoco. Quest’ultima  ha ricevuto gli atti dalla Procura dei Minori e sono tuttora in corso gli accertamenti sulla posizione dei “maggiorenni” coinvolti nell’inchiesta.

    http://www.leccenews24.it/cronaca/-8203-filmini-con-scene-di-sesso-tra-ragazzini-la-procura-dei-minori-chiude-le-indagini.htm

  • “Atti sessuali sui chierichetti: quel sacerdote sensibile al fascino maschile”

    “Atti sessuali sui chierichetti: quel sacerdote sensibile al fascino maschile”

    BRINDISI – “I baci, gli abbracci, le carezze e i toccamenti ai chierichetti sono espressione di una personalità deviata del sacerdote, sensibile al fascino maschile: quel prete ha abusato dell’autorità morale e religiosa dell’essere il parroco della chiesa di Santa Lucia e della Santissima Trinità di Brindisi”.

    Sono state depositate le motivazioni in base alle quali il Tribunale di Brindisi ha affermato la colpevolezza di don Giampiero Peschiulli, 74 anni, condannando l’imputato alla pena di tre anni e otto mesi, al netto della riduzione di un terzo legata alla scelta del rito abbreviato. Il gup Giuseppe Licci ha ritenuto credibili i testimoni, vale a dire i due ragazzi indicati dal pubblico ministero Giuseppe De Nozza vittime degli atti sessuali del prete, ai domiciliari dal 20 maggio 2015 e tuttora in cura presso una comunità terapeutica. E nella sentenza, riportando alcuni stralci degli interrogatori, ha evidenziato come “mai siano caduti in contraddizione” nel corso dell’ascolto con la formula dell’incidente probatorio. I due all’epoca dei fatti non avevano ancora 14 anni, da qui la contestazione dell’altra aggravante. Sono diventati maggiorenni nel frattempo e uno si è costituito parte civile, con richiesta di risarcimento dei danni patiti, istanza ammessa dal gup.

    Il primo giudice ha rimarcato quanto evidenziato già nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Tea Verderosa, secondo la quale il “movente della condotta del parroco è da ascrivere alla sfera di eccitazione sessuale” e gli atti “venivano imposti o poco prima di servire la messa o dopo averlo fatto”. Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza, gli “atti sessuali sono consistiti nel dare al ragazzo baci sulle guance, nel farsi baciare lui stesso sulla guancia, nell’abbraccio dopo averlo tirato a sé con la forza, nel dargli la mano incrociando le sue dita con quelle della mano del ragazzo, nell’accarezzargli le braccia e le gambe, nell’infilare la sua mano nei pantaloni”. Episodio quest’ultimo che secondo il gup è effettivamente avvenuto, così come ha ricordato il chierichetto “mentre si accingeva a prelevare calici e paramenti sacri.

    Il parroco ha sempre respinto le accuse, anche davanti alle immagini registrate dalle telecamere de Le Iene, la trasmissione di Mediaset. Il servizio venne firmato dall’inviato Giulio Golia che a Brindisi arrivò con alcuni attori per incontrare il sacerdote dopo aver ricevuto una mail tra aprile e maggio 2014, nella quale una “persona residente in città riferiva di essere stata vittima di avance sessuali di Peschiulli”. Le Iene lo chiamarono il prete “pomicione”. Quando tornarono per chiedere spiegazioni lui si chiuse in sacrestia e chiamò il 112, mentre su Facebook si registrò una valanga di commenti.

    Anche in udienza, davanti al gup, il parroco spiegò di aver dimostrato solo il proprio affetto. La difesa, affidata all’avvocato Roberta Cavalera, chiede l’assoluzione per non aver commesso il fatto e ha depositato il ricorso in appello: secondo il penalista è “aberrante” il movente, sono contraddittorie le testimonianze e la sentenza è carente di motivazione. In subordine, ha chiesto l’esclusione delle aggravanti, il riconoscimento dell’ipotesi di minore gravità.

    Il primo Giudice (nella foto accanto il gup Giuseppe Licci), invero, si limita ad un generico richiamo di alcune pagine del verbale dell’udienza 28.07.2015, senza, tuttavia, dare congrua motivazione dei criteri adottati nella valutazione complessiva della prova e di come abbia risolto gli insanabili contrasti emersi in quella sede, avuto riguardo le specifiche contestazioni mosse dalla difesa”, sostiene nei motivi d’appello.

    A giudizio del penalista le confidenze che uno dei due ragazzi ha fatto a una professoressa “ trovano parziale smentita nella parola di quest’ultima”, per cui ci sarebbero “circostanze di fatto che rendono non credibile il racconto del ragazzo, portatore, unitamente ai propri genitori, di un consistente interesse economico, confluito nella richiesta risarcitoria, che impone una attenta valutazione delle sue dichiarazioni avuto riguardo ad entrambi i profili della credibilità soggettiva del dichiarante e dell’attendibilità intrinseca del suo racconto”.

    “Il teste riferisce di saluti, abbracci e baci sulle guance che il parroco dispensava sia sull’altare appena terminata la messa che durante lo svolgimento della catechesi, palesando una diffusività di un comportamento in presenza (da un lato) dei genitori e dei fedeli ancora radunati in chiesa e (dall’altro) delle catechiste”. Ma per l’avvocato Cavalera tali “dichiarazioni sono categoricamente smentite sia dalle catechiste che da tutti gli altri ragazzi sentiti in occasione delle indagini preliminari”.

    Nel ricorso ai giudici d’Appello, il difensore ha ricordato che “neppure la psicologa nominata dal pubblico ministero ha individuato indici rilevatori di disagio e di una compromissione della corretta evoluzione psicologica” dei ragazzi. E, in ultimo, ha evidenziato che don Giampiero Peschiulli “segue con impegno e assiduità il percorso terapeutico somministrato per far fronte alle specifiche problematicità”. Spetta, quindi, alla Corte d’Appello di legge esprimersi sul caso dell’ex parroco della chiesa di Santa Lucia.

    http://www.brindisireport.it/cronaca/atti-sessuali-sui-chierichetti-quel-sacerdote-sensibile-al-fascino-maschile.html

     

  • SUORA PRO NOBIS – TORTURAVA E PICCHIAVA I BIMBI ALL’ASILO

    SUORA PRO NOBIS – TORTURAVA E PICCHIAVA I BIMBI ALL’ASILO

    UNA RELIGIOSA INDIANA CONDANNATA A 5 ANNI DI GALERA – LA DENUNCIA DEI GENITORI DOPO AVER SENTITO I FIGLI PARLARE DI CATTIVERIE E “ATTENZIONI MORBOSE E NON GRADITE”…

    Una religiosa indiana di 40 anni vessava due gemelli di 5 anni nell’asilo di via Bravetta: li teneva rinchiusi per ore nella “scatola di Houdini”, una cassapanca di legno che veniva sfruttata come strumento di tortura. Le violenze sono proseguite per mesi…

    Li teneva rinchiusi per ore nella “scatola di Houdini”, una cassapanca di legno che, invece di essere utilizzata per riporre i giocattoli, veniva sfruttata come strumento di tortura. A differenza dell’ illusionista francese, le piccole vittime intrappolate da lì dentro non riuscivano mai a fuggire. Per due gemellini di 5 anni non c’ era alcuna magia tra le mura del loro asilo di via Bravetta, zona Gianicolense. Sono stati sottoposti a violenze fisiche e continue vessazioni psicologiche.

    La “aguzzina” è una suora quarantenne, originaria dell’ India ed ex insegnante nella scuola materna “Maria Santissima Mediatrice”. Ora, oltre a essere stata allontanata dall’ istituto e sospesa dall’ incarico, è stata anche condannata a 5 anni di reclusione per maltrattamenti su minori.

    Per l’ accusa, avrebbe costretto i fratellini a subire vere e proprie cattiverie quotidiane. Punizioni ingiuste, continue sculacciate per fare rispettare le regole, ramanzine ripetute e urlate. Piccole crudeltà che per i due bimbi erano gigantesche, soprattutto perché protratte per mesi.

    LA DENUNCIA Come si legge nel capo d’ imputazione, firmato dalla pm Silvia Santucci, gli alunni avrebbero infatti sviluppato «una malattia nel corpo e nella mente consistita in disturbo postraumatico da stress».

    L’ inchiesta scatta nel giugno 2010. I genitori dei piccoli si presentano in Procura e sporgono denuncia. Sono allarmati e spaventati: quando i gemellini tornano a casa dopo aver frequentato l’ asilo, fanno racconti molto strani. Dicono che la suora li costringe a subire punizioni assurde, come quando li rinchiude per ore nel fondo di una cassapanca e si siede sul coperchio per evitare che si liberino.

    I bimbi raccontano anche tante altre cose, spesso ambigue. Il sospetto è che possano aver subìto abusi. Tanto che il pubblico ministero decide di indagare l’ insegnante non solo per maltrattamenti, ma anche per molestie sessuali in danno di soggetti minori.

    Le molestie in questione sarebbero addirittura aggravate, visto che, come si legge negli atti, la donna avrebbe approfittato della sua qualità di insegnante, sottoponendo a vessazioni gli alunni «mentre erano affidati per ragioni di cura ed educazione alla sua custodia». I piccoli, infatti, riferiscono di essere stati investiti da troppe attenzioni morbose e non gradite. Due anni dopo, la Procura ottiene il rinvio a giudizio della religiosa. Il gup ritiene valide entrambe le contestazioni.

    IL DIBATTIMENTO Secondo la ricostruzione iniziale degli inquirenti, non confermata durante il dibattimento, la suora «in tempi diversi e in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, nella sua qualità di insegnante e abusando della stessa, costringeva i gemellini affidati alla sua custodia a subire ripetuti atti sessuali», come si legge nel capo d’ imputazione.

    Gli abusi sarebbero proseguiti per mesi. A fine processo, dopo aver ascoltato decine di testimonianze, il magistrato decide però di proporre l’ assoluzione della religiosa dall’ accusa di molestie: non è stato possibile provare la sua piena colpevolezza. Il pubblico ministero chiede invece che l’ imputata venga condannata a tre anni per i maltrattamenti.

    Durante la discussione ribadisce le contestazioni scritte negli atti: la donna, per mesi, avrebbe sottoposto i bimbi «a quotidiane violenze sia fisiche che psicologiche, mettendoli anche per punizione all’ interno della scatola di Houdini». Il giudice è più severo: dispone cinque anni di reclusione.

    http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/suora-pro-nobis-torturava-picchiava-bimbi-all-asilo-religiosa-124420.htm

  • Suora assolta per pedofilia, condannata a 5 anni per botte a bimbi dell’asilo

    Suora assolta per pedofilia, condannata a 5 anni per botte a bimbi dell’asilo

    Botte a due bimbi di quattro anni. Cinque anni di carcere alla suora.

    Condanna per maltrattamenti. Pena più severa della richiesta della procura. I piccoli chiusi per punizione in un baule. La religiosa fu rimossa dall’incarico a Bravetta.

    La «scatola di Houdini» trasformata da baule per i giochi dei bambini a «gabbia» dove rinchiudere due gemelli di quattro anni troppo vivaci. È una delle vessazioni imposte da una suora dell’istituto per l’infanzia «Maria Santissima Mediatrice», Salomy Varkey Chithravelil, 39 anni, indiana, ieri condannata a cinque anni di reclusione con l’accusa di maltrattamenti per aver reso un incubo quotidiano le ore trascorse a scuola dai piccoli. La sentenza pronunciata dal Tribunale è stata più severa della richiesta a tre anni di carcere che era stata avanzata dal pubblico ministero Silvia Santucci.

    I gemellini impiegarono anni per raccontare le angherie subìte

    Una decisione che, almeno per i giudici di primo grado, conferma la ricostruzione fornita dalla procura secondo la quale, tra il settembre del 2008 e il giugno del 2009, i bambini non soltanto vennero rinchiusi più volte nella scatola, ma furono spesso picchiati dalla suora quando perdeva la pazienza. La religiosa –rimossa dall’incarico e poi allontanata dall’istituto che si trova in via Bravetta appena i magistrati avviarono l’inchiesta – arrivava anche a sculacciarli spesso, oltre che a rimproverarli con toni brutali. Il verdetto è stato pronunciato a otto anni di distanza dai fatti contestati. I genitori, infatti, iscrissero i figli nella scuola privata durante l’estate del 2008. La gravità dei soprusi, però, non emerse subito. I gemellini impiegarono due anni prima di trovare la forza di rivelare le angherie a cui erano stati sottoposti dalla religiosa.

    Grida brutali, poi si sedeva sulla scatola dei giochi coi bimbi dentro

    Fu il silenzio a far scattare l’allarme del papà e della mamma. All’inizio i genitori rivolsero qualche domanda con cautela, timidamente. E fu allora che – almeno secondo quanto sostenuto dall’accusa nella ricostruzione di quel periodo – i bambini si lasciarono andare a una confessione di cosa subivano dalla suora. Come raccontato dal pm, appena i piccoli si agitavano, la maestra li rimproverava e se insistevano a giocare gridando o ridendo troppo, allora l’imputata li menava dando ceffoni sul sedere o, soprattutto, li scuoteva con violenza. Le urla poi erano il metodo utilizzato in continuazione della donna, che si abbandonava a sfuriate brutali. Ma il momento più doloroso vissuto dai gemelli – stando alla ricostruzione operata dagli inquirenti – era la chiusura nella «scatola di Houdini», utilizzata solitamente come cassapanca dove riporre i giocattoli che, però, la suora adattava appunto a «gabbia» in cui rinchiudere i due alunni quando perdeva la testa. Come i piccoli non rispettavano i suoi ordini, dopo aver svuotato il baule, li metteva lì dentro e rimaneva seduta sopra, finché i bambini non giuravano di darle retta. Comportamento che finì per provocare loro un disturbo postraumatico da stress.

    http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/16_maggio_09/bravetta-asilo-materna-botte-due-bimbi-quattro-anni-cinque-anni-carcere-suora-9ab95410-1621-11e6-b246-a80944d1fa5b.shtml