Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: pubblico ministero

  • «Fra tre mesi sarò vescovo», l’ambiziosa carriera  del sacerdote indagato per abusi su minore a Cosenza

    «Fra tre mesi sarò vescovo», l’ambiziosa carriera del sacerdote indagato per abusi su minore a Cosenza

    Emergono nuovi particolari sul prete accusato di avere avuto attenzioni sessuali nei confronti di un ragazzino, suo alunno in una scuola di Cosenza

    COSENZA – «Fra tre mesi sarò vescovo». Così diceva, un po’ scherzando un po’ no, il sacerdote accusato dalla procura della Repubblica di Cosenza, di abusi sessuali su un ragazzino di 12 anni, suo alunno in una delle migliori scuole di Cosenza.
    L’aspirazione del prete all’episcopato era nota a diversi sacerdoti di Cosenza che lo conoscevano e di tanto in tanto lo frequentavano.

    «Fra non molto mi bacerai la mano» era un’altra delle battute che il religioso rivolgeva ad amici e conoscenti, mimando il gesto riservato ai vescovi in segno di rispetto e devozione.

    Probabilmente gli inquirenti che hanno tenuto sotto controllo il prete, a seguito della denuncia dei familiari del bambino che avrebbe subito le sue insane attenzioni, hanno ascoltato qualcuna di queste frasi.

    La possibilità di un avanzamento dell’indiziato nella gerarchia ecclesiastica, ha indotto il pm Antonio Bruno Tridico ad accelerare i tempi d’intervento nell’inchiesta avviata diversi mesi addietro.

    La scorsa settimana è stata così disposta una perquisizione domiciliare al sacerdote, con contestuale sequestro del computer personale ed altri supporti informatici. Sarebbero stati trovati filmati e immagini pornografiche.

    Il computer, i suoi contenuti ed i collegamenti a internet effettuati, sono ora all’esame della squadra mobile di Cosenza. Come sono al vaglio degli investigatori determinate espressioni riguardanti l’eventuale nomina a monsignore del sacerdote cosentino indagato.

    Intanto, l’avvocatessa Rossana Cribari, che difende l’indiziato, non esclude che prima o poi possa svolgersi un incidente probatorio, con un confronto fra la presunta vittima e il presunto molestatore, alle presenza del giudice delle indagini preliminari e di uno psicologo dell’infanzia.  Il tutto per valutare l’attendibilità del racconto del ragazzino.

    Secondo indiscrezioni trapelate, però, il pubblico ministero oltre ad aver in mano la denuncia dei genitori del bambino e la versione dello stesso sui fatti contestati, a supporto dell’accusa, avrebbe nel fascicolo altri elementi acquisiti nel corso dell’attività investigativa.

    La Curia di Cosenza e l’arcivescovo Francesco Nolè, continuano a mantenere sulla vicenda un atteggiamento di cautela. «La nostra Chiesa – ha detto il presule – mentre confida nell’operato della magistratura e degli inquirenti, invita tutte le comunità a pregare per la presunta vittima dell’abuso, per la sua famiglia e per il sacerdote ed esorta a non cadere nella tentazione del facile giudizio fino a quando non saranno appurate le eventuali responsabilità del sacerdote e non sarà fatta piena luce sull’intera e triste vicenda».

    Stessa cautela e riserbo sulle indagini in atto continua a mantenere in questo momento la procura della Repubblica.

    http://www.ilquotidianoweb.it/news/cronache/742268/-Fra-tre-mesi-saro-vescovo.html

  • Cosenza: prete indagato per abusi su bambino stava per diventare Monsignore

    Cosenza: prete indagato per abusi su bambino stava per diventare Monsignore

    Aggiornamento 6 novembre 2015 – Il sacerdote di Cosenza di mezza età indagato per abusi sessuali su un minore, di 11 anni, non 12 come trapelato inizialmente, stava per essere promosso Monsignore. Il prete, scrive il Quotidiano del Sud, insegna in una delle migliori scuole della capoluogo calabrese. Il sacerdote, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe toccato o tentato di toccare i genitali del bambino. Nel materiale informatico sequestrato al religioso sarebbero stati trovati filmati pornografici.

    Sacerdote accusato di abusi sessuali su 12enne

    5 novembre 2015

    Un sacerdote di Cosenza è accusato di violenza sessuale su un minorenne. Il religioso, secondo gli investigatori, avrebbe molestato un 12enne, palpeggiandolo. Le indagini erano partite dopo la denuncia dei genitori del minore.

    Questa mattina al prete è stato notificato l’avviso di garanzia, l’uomo è stato perquisito e anche la sua abitazione è stata passata al setaccio dagli agenti della squadra mobile di Cosenza. A coordinare le indagini è il pubblico ministero del capoluogo bruzio Antonio Tridico.

    Durante la perquisizione domiciliare al don è stato sequestrato del materiale informatico che adesso sarà esaminato da chi indaga.

    (in aggiornamento)

    http://www.crimeblog.it/post/189937/cosenza-sacerdote-indagato-per-violenza-sessuale-su-12enne

  • Prescrizione salva Don Chiarenza  Il Pm: “Denunce circostanziate”

    Prescrizione salva Don Chiarenza Il Pm: “Denunce circostanziate”

    CATANIA – C’è un nuovo colpo di scena nel procedimento penale per i presunti abusi sessuali che due minorenni avrebbero subito da don Carlo Chiarenza negli anni ’80. Le loro dichiarazioni sono state ritenute dai magistrati “dettagliate, coerenti, circostanziate”, ma c’è il rischio che non si svolgerà mai un processo perché i reati sono prescritti, in quanto risalenti nel tempo; per questo il 16 ottobre la Procura ha presentato richiesta di archiviazione al Gip e i legali di Teodoro Pulvirenti, che ha registrato l’ammissione degli abusi di don Chiarenza, non faranno opposizione.

    “Il decorso del termine di prescrizione – si legge nella richiesta – non consente di indugiare oltre al riguardo”. Insomma, stavolta è il tempo sì a sanare le ferite, ma del solo presbitero acese. Perché sulla verità delle dichiarazioni della vittima, se da un lato non ci sarà mai alcun verdetto a confermarle, al momento non c’è alcun elemento che le possa smentire. E sono gli stessi togati a sottolinearlo: stando agli elementi raccolti “non possa rimarcarsi – scrivono – la mancata emersione di elementi atti a comprovare la falsità delle accuse”. E ancora: “Giova comunque rilevare che le dichiarazioni rese dalle persone offese sono risultate dettagliate, coerenti, circostanziate e perciò stesso incompatibili con l’invenzione dei fatti narrati”.

    Oltre il linguaggio giudiziario, per Giampiero Torrisi, il legale che rappresenta gli interessi di Teo Pulvirenti, i fatti raccontati sono “veri”. Una vittoria di Pirro, forse, ma che in parte era già nelle premesse della denuncia raccolta nel 2012 dal mensile “S” e da La caramella Buona, onlus antipedofilia che ha sede a Reggio Emilia. L’istituto della prescrizione ha impedito che giustizia fosse fatta; ma forse la verità – almeno quella – sarebbe emersa ugualmente. E con lei il ritratto di Don Chiarenza: “Un leader carismatico amatissimo e rispettato da tutti i giovani – si legge nella richiesta –, un leader che tuttavia risultava ligio alle regole ed ai precetti del Vangelo con alcuni e che, invece, profittava nel peggiore dei modi dell’affetto e della fiducia ripostagli, con altri”.

    La difesa di Pulvirenti ha già fatto sapere che non proporrà alcuna opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dall’ufficio del Pubblico Ministero. Intanto su Chiarenza pende la condanna in primo grado del tribunale ecclesiastico di Napoli, sentenza rispetto alla quale il sacerdote acese è ricorso in appello. In attesa che l’apposita sezione giudicante in seno alla Congregazione per la dottrina della fede e istituita di recente da papa Francesco emetta il verdetto, Chiarenza è diffidato dal vescovo Raspanti a celebrare pubblicamente il culto divino. Provvedimento cautelare rispetto al quale, nelle scorse settimane, lo stesso titolare della sede acese è andato in deroga, destando un caso a livello nazionale.

    http://catania.livesicilia.it/2015/11/04/pedofilia-la-prescrizione-salva-don-chiarenza-il-pm-denunce-dettagliate-e-circostanziate_358759/

  • 8° comandamento; non dire falsa testimonianza. I ripensamenti di mons. Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona-Noli

    8° comandamento; non dire falsa testimonianza. I ripensamenti di mons. Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona-Noli

    E’ piuttosto controversa la moralità di certi uomini di chiesa i quali, quando vengono a conoscenza di reati commessi da membri del clero invitano le vittime a non denunciare dicendo loro che “ci penserà la giustizia divina”. Ma quando sono loro la presunta parte lesa invece, “la giustizia divina” non vale più e corrono subito a sporgere denuncia, spesso anche in malafede.

    E’ il caso di don Antonio Ferri, vicario generale della diocesi di Savona, il quale in data 27/06/2013 deposita per mano dell’avvocato Giuseppe Sanguineti un esposto nei confronti di Francesco Zanardi, portavoce della Rete L’ABUSO di Savona.

    Monsignor Antonio Ferri lamenterebbe che “in occasione di una conferenza stampa tenutasi presso la Libreria Ubik di Savona in data 23 maggio 2013 (alla quale era stato invitato, quale relatore, il signor Kevin Annet, antropologo noto per aver pubblicato 2 libri relativi agli abusi subiti dagli aborigeni canadesi da parte di sacerdoti), il signor Zanardi ha testualmente affermato che il vicario della diocesi, con un fascicolo aperto su un prete pedofilo, convoca le vittime per chiedere di ritrattare”.

    Secondo il prelato savonese, Zanardi lo avrebbe diffamato anche attraverso una dichiarazione pubblica fatta sul social network Facebook nella quale denunciava il tentativo di inquinamento di prove riguardanti a un’indagine su un prete pedofilo.

    Lo stesso Zanardi denunciava anche di essere stato avvicinato da alcune parrocchiane, le quali, nell’intento di sapere i nomi delle presunte vittime sentite dalla procura, si proponevano di offrire sostegno a questi malcapitati.

    Una delle parrocchiane in questione era la povera Luisa Bonello, la quale accortasi del raggiro a suo danno e delle vittime, denunciò questa circostanza prendendo le distanze dalla curia savonese e riportando questi sotterfugi all’attenzione di Papa Francesco.

    In quell’esposto don Antonio Ferri, lui stesso precisa che “Orbene, anche se il mio nominativo non viene esplicitamente fatto, il riferimento è comunque preciso ed inequivocabile, in quanto l’ufficio che ricopro ed il contesto locale porta necessariamente a riferire quanto pubblicato alla mia persona”.

    Qui avviene il primo “miracolo” perché don Antonio Ferri, stranamente si riconosce in una dichiarazione che non solo non indicava la diocesi dove stavano avvenendo questi fatti, ma non indicava neppure il nome del vicario interessato, il tutto avveniva all’interno di una conferenza stampa dove era ospite Kevin Annet come già indicato, esperto sugli abusi subiti dagli aborigeni canadesi.

    La cosa suona parecchio strana anche per il fatto che Zanardi è portavoce di una associazione nazionale che in tutta Italia ha procedimenti penali aperti nei confronti di sacerdoti pedofili, curioso che Antonio Ferri si sia riconosciuto in quelle dichiarazioni.

    Mons. Antonio Ferri continua lamentando che quelle dichiarazioni, nelle quali si sarebbe riconosciuto in modo così inequivocabile, lederebbero gravemente la sua persona, nonché la sua onorabilità e chiede all’autorità giudiziaria “di verificare se nel comportamento del signor Francesco Zanardi siano ravvisabili estremi di reato e le chiedo altresì di indagare – ove ritenuto – con la necessaria discrezione, onde evitare che un delicato problema di giustizia diventi spunto per alimentare campagne mediatiche tutt’altro che serene ed obiettive, come purtroppo sin qui pare essere avvenuto”.

    Le dichiarazioni di Zanardi, anche se non veniva indicata la diocesi e il prelato coinvolto, arrivavano effettivamente da due presunte vittime del sacerdote Pietro Pinetto.

    Passa poco tempo dalla segnalazione di quelle due vittime quando il 4 dicembre del 2013 Zanardi raccoglie un’altra segnalazione, questa volta da parte di Roberto Nicolick, fratello di un’altra presunta vittima, purtroppo deceduta. Nicolick apprende dalla sua compagna che due persone, approfittando della sua assenza, si sarebbero presentate a casa della madre alla quale avrebbero fatto firmare una dichiarazione riguardante le presunte molestie subite dal fratello Alessandro presso il Seminario Vescovile di Savona. I due uomini, uno italiano e l’altro di origine indiana, si sarebbero qualificati davanti alla donna che all’epoca aveva 91 anni, il primo come il vice del vescovo e l’altro come un suo collaboratore. I due prima di andarsene avrebbero raccomandato all’anziana donna, di non riferire a nessuno di quella visita, soprattutto al figlio Roberto che guarda caso è anche un collaboratore della Rete L’ABUSO.

    L’anziana donna in un primo momento mantiene il segreto, ma poi, perplessa su cosa gli fosse stato fatto firmare e presa dall’ansia confida tutto alla compagna del figlio Roberto, la quale allarmata lo avvisa immediatamente.

    Francesco Zanardi verrà formalmente indagato dalla procura della repubblica di Savona per l’esposto depositato dal vicario mons. Antonio Ferri, in data 23/05/2013 con l’accusa di diffamazione aggravata ai danni del Ferri.

    Ma il 4 febbraio 2015 accade il secondo “miracolo”, chissà, forse L’Arcangelo Gabriele apparso probabilmente in sogno al vicario mons. Antonio Ferri suggerisce – al prelato che precedentemente aveva chiesto alla procura di ravvisare i reati commessi a suo danno da Francesco Zanardi – di depositare un altro documento nel quale dichiarerà; “Premetto che non era mia intenzione, con la mia segnalazione del 19 giugno 2013 denunciare o comunque chiedere l’accertamento di fatti di reato a mio carico ma piuttosto di contribuire al lavoro della procura apportando elementi che ritenevo potessero essere di ausilio per una migliore comprensione dei fatti oggetto delle ripetute denunce/esposti del signor Francesco Zanardi”.

    Continua affermando “Ho, peraltro, preso atto della circostanza che, in ragione di tale comunicazione è stato aperto un fascicolo contrassegnato dal n. 3460/13/21, e, per l’effetto, fermo quanto sopra in ordine alla natura della mia comunicazione del 19 giugno 2013 dichiaro di non aver interesse ad alcun accertamento di condotte illecite nei miei confronti con il riguardo alle dichiarazioni rese dal signor Francesco Zanardi e meglio descritte nella comunicazione medesima”. “Pertanto, nell’evenienza in cui la mia comunicazione dovesse effettivamente essere qualificata come querela, con la presente dichiaro formalmente di voler rimettere la stessa e di non avere interesse alcuno alla prosecuzione delle indagini”.

    Va di certo detto che quel procedimento penale per diffamazione a carico di Francesco Zanardi, qualora la magistratura avesse appurato che diffamazione non era ma anzi, che i fatti dichiarati da Zanardi fossero veri, si sarebbe trasformato in un procedimento per calunnia a carico di mons. Antonio Ferri ai danni di Zanardi. La stessa cosa che è accaduta a don Pietro Pinetto, accusato di aver calunniato con false dichiarazioni di innocenza rilasciate al Pubblico Ministero, una delle vittime, due giornalisti e lo stesso Zanardi.

    Naturalmente nei prossimi giorni gli avvocati della Rete L’ABUSO chiederanno all’autorità giudiziaria di fare chiarezza non solo sull’esposto depositato da mons. Antonio Ferri e poi ritirato, ma unitamente a Roberto Nicolick chiederanno che venga fatta chiarezza su chi e soprattutto cosa, fu fatto firmare alla madre.

    F.

  • Scandalo chiesa di S. Francesco da Paola; spergiuri nella casa di Dio

    Scandalo chiesa di S. Francesco da Paola; spergiuri nella casa di Dio

    All’indomani dell’incontro con i genitori avvenuto ieri sera presso la parrocchia di S. Francesco si infiamma l’indignazione di alcuni presenti per gli spergiuri fatti al cospetto di Dio dal parroco di S. Francesco. La riunione infatti si è tenuta non nelle opere parrocchiali come doveva essere, ma in Chiesa dove il parroco avrebbe mentito ai presenti dichiarando sul caso di don Pietro Pinetto, il sacerdote pedofilo trasferito da Celle nella parrocchia savonese sarebbe innocente. Il parroco infatti ha prima omesso ai presenti che Don Pinetto è stato rinviato a giudizio per aver mentito al pubblico ministero Dott. Giovanni Battista Ferro, dichiarando la sua innocenza e querelando ingiustamente 4 persone (tra cui una vittima) per diffamazione. Querela, che poi si è ritorta contro egli stesso, perchè la Procura della Repubblica di Savona costretta ad indagare a seguito della querela del sacerdote, dopo aver accertato la veridicità dei fatti, ha accusato a sua volte il sacerdote di calunnia nei confronti dei 4 querelati appurando che avevano detto la verità. Ma non finisce qui perché il parroco di S. Francesco Don Daniele Grillo, avrebbe anche dichiarato che ben tre delle 4 vittime che accusavano Don Pinetto avrebbero ritrattato le loro dichiarazioni, cosa che non è affatto vera, infatti solo 1 di quelle vittime avrebbe negato le molestie subite. Per quello che riguarda la quarta vittima sempre il parroco di S. Francesco, avrebbe riferito con evidente disprezzo, che era un “tossico” e che anche la madre di quest’ultima vittima (deceduta da anni) avrebbe confermato ad alcuni prelati innanzi tutto il suo sostegno generico alla Chiesa e al Pinetto , poi avrebbe detto, sempre secondo il Parroco che la anziana donne, all’epoca 91 enne, avrebbe negato che il figlio Alessandro Nicolick sarebbe stato oggetto di molestie sessuali all’interno del Seminario Vescovile di Savona e in quello estivo di Piana Crixia. Ed è proprio a questo punto che esplode la profonda amarezza e quindi l’ira, del prof. Roberto Nicolick, fratello proprio di quella vittima il cosidetto “tossico” dal Parroco, fuggita anni prima dal seminario di Savona, senza mai volere dare una spiegazione se non in punto di morte al fratello medesimo. Infatti risulta agli atti della Rete L’ABUSO un fatto molto sinistro e datato di qualche anno, quando il professor Roberto Nicolick, fratello del defunto Alessandro, apprese dalla sua compagna, che due persone, don Antonio Ferri attuale Vicario Generale ed un altro sacerdote di colore non identificato, sarebbero andati a trovare a casa la madre 91enne e le avrebbero fatto firmare delle carte non ben precisate, raccomandando alla donna di non parlarne con il figlio Roberto. L’anziana donna però, spaventata, si sfogò con la compagna del figlio Roberto, la quale insospettita glielo riferì. Di li venne immediatamente formalizzato l’accaduto, che la Rete L’ABUSO, di cui Roberto Nicolick fa parte, segnalò prontamente alla procura della repubblica . Ora ci si chiede come sia possibile che ieri sera il parroco di S. Francesco abbia accennato questo fatto ai genitori presenti, dal momento che lui risulterebbe estraneo a questa vicenda? Viene da se, che qualcuno lo abbia informato, qualcuno interno alla curia savonese ed in grado di avere accesso a quella documentazione riservata e precedentemente estorta ad una donna di 91 anni, profondamente Cattolica e fermamente credente, intimidita dal fatto che il figlio defunto non venisse tirato in ballo in una vicenda dolorosa oramai da dimenticare. Rimaniamo colpiti dalla profonda insensibilità e aridità con cui gli uomini della Chiesa hanno voluto trattare le sofferenze di una madre come hanno voluto strumentalizzare ancora volta la morte di giovani che si erano affidati nelle loro mani, non sapendo in quale infermo si erano messi. Come di consueto Monsignor Vittorio Lupi si è reso irreperibile ai giornalisti che lo hanno cercato per avere chiarimenti in merito.

    Francesco Zanardi

    Roberto Nicolick

  • Condannato don Joseph Maurizio per abusi su 3 bimbi, turismo sessuale, possesso di materiale pedopornografico

    Condannato don Joseph Maurizio per abusi su 3 bimbi, turismo sessuale, possesso di materiale pedopornografico

    Un prete cattolico, Joseph Maurizio, condannato per pedofilia è stato messo in stato di arresto in Pennsylvania e dovrà rispondere di diversi capi di imputazione, tra cui quello di abusi sessuali, detenzione di materiale pedopornografico e turismo sessuale. Il reverendo Joseph Maurizio, oggi 70 anni, è stato condannato dal tribunale  per numerosi reati, in particolare di molestie sessuali ai danni di tre bambini in stato di disagio, reati che sarebbero stati consumati nel corso dei suoi numerosi viaggi in Honduras,  qui don Joseph Maurizio era assiduo frequentatore di un orfanotrofio. Le violenze carnali sui bambini risalirebbero al periodo tra gli anni 2004 e 2009.

    Il sacerdote – che è stato sospeso dalla sua diocesi – dovrà rispondere anche di possesso di materiale pedopornografico, rinvenuto in sede di perquisizione ambientale dalla polizia e di aver illegalmente trasferito denaro a una organizzazione di beneficenza per finanziare i suoi numerosi viaggi. Il sacerdote, che è stato sospeso da “Nostra Signora Regina degli Angeli” parrocchia nella contea di Somerset, non ha mostrato alcuna reazione quando la sentenza di colpevolezza è stata letta in aula. È il suo legale a parlare coi media, affermando che il suo assistito si proclama innocente e presentando istanza in supposizione del fatto che, gli psicologi intervistatori dei bambini che sarebbero stati abusati, avrebbero involontariamente suggerito falsi ricordi, tesi che però contrasta col ritrovamento effettivo di materiale pornografico con protagonisti bambini.

    Don Joseph Maurizio Durante l’udienza, un testimone chiave ritrattò la testimonianza affermando di non essere stato violentato all’età di 14 anni, ma il pubblico ministero ha sostenuto che un altro ragazzino aveva assistito agli abusi dei coetanei. Altri due ragazzini hanno testimoniato che don Joseph Maurizio ha abusato sessualmente di loro, il prete gli avrebbe convinti con regalini e caramelle, coccole che si sarebberto trasformate in carezze nelle parti intime, fotografie sotto la doccia. L’avvocato difensore, Steven Passarello,  ha inoltre riferito che il suo cliente è “molto deluso” per il decreto di colpevolezza  deciso dalla giuria e che ricorrerà in appello se necessario. Elizabeth Williams, presidente di ProNino Stati Uniti d’America, la struttura orfanotrofio no-profit, ha detto che il verdetto è stato una validazione delle accuse degli ex orfani abusati.

    Dopo il verdetto di colpevolezza, emesso recentemente dalla giuria, bisognerà attendere febbraio per quantificare la condanna. Marco Dimitri

  • Fidenza: ex pastore evangelico a processo per molestie ad una bimba

    Fidenza: ex pastore evangelico a processo per molestie ad una bimba

    Un pastore evangelico che nel 2012 operava a Fidenza è sotto processo per una turpe accusa: quella di aver molestato sessualmente una bambina che allora aveva appena cinque anni, l’uomo di nazionalità nigeriana che oggi ha 41 anni è irreperibile dal settembre dello stesso anno, circostanza che ha prodotto il blocco del processo aperto davanti al collegio giudicante presieduto dal giudice Pasquale Pantalone, con a latere i magistrati Enrico Vernizzi e Livio Cancelliere (pubblico ministero Fabrizio Pensa).

    La grave imputazione deriva dalla denuncia della madre della piccola sporta nel febbraio 2012: la donna raccontò agli inquirenti di aver affidato la bimba a quello che considerava un amico quando era impegnata come operaia in uno stabilimento, lo aveva conosciuto nell’ambito della comunità religiosa che frequentavano a Fidenza.

    Dagli strani atteggiamenti della piccola e dal successivo racconto, la Procura ipotizza che l’uomo avrebbe compiuto toccamenti intrusivi fino a provocarle dolore, non ha nemmeno provveduto a nominare un avvocato di fiducia, la difesa d’ufficio è stata affidata al legale Grazia Gennari. La prossima udienza è prevista il 14 luglio del 2016.

    http://padaniaexpress.com/5098-fidenza-ex-pastore-evangelico-a-processo-per-molestie-ad-una-bimba.html

  • Arrestato prete in pensione

    Arrestato prete in pensione

    Un anziano sacerdote del Luganese è sospettato di abusi sessuali. In queste ore è in corso l’interrogatorio.

    Un anziano sacerdote del Luganese è stato arrestato negli scorsi giorni con l’accusa di abusi sessuali.

    Si tratta di un prete in pensione che in queste ore sta rispondendo alle domande degli inquirenti.

    Dal pubblico Ministero bocche cucite, vista la delicatezza del caso. L’inchiesta è coordinata dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli.

    http://www.ticinonews.ch/ticino/250437/arrestato-prete-in-pensione

  • Sesso con una minorenne, ex parroco rinviato a giudizio. Il 26 gennaio inizia il processo. Caso seguito da Rete L’ABUSO

    Sesso con una minorenne, ex parroco rinviato a giudizio. Il 26 gennaio inizia il processo. Caso seguito da Rete L’ABUSO

    Il Gup di Larino Daniele Colucci ha disposto il processo, al termine dell’udienza preliminare che si è celebrata oggi 15 settembre, per don Marino Genova, oggi 59enne. Cadute le accuse di violenza e pedofilia, resta in piedi l’ipotesi di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, che lo ha denunciato, aveva 13 anni all’epoca dei fatti e oggi chiede giustizia per gli abusi subiti. Intanto l’ex parroco di Portocannone è stato sospeso ‘a divinis’ dal Tribunale ecclesiastico. Non può somministrare sacramenti né celebrare la Messa. Oggi vive in una struttura di clausura vicino Roma.

    Portocannone. Le accuse di violenza non ci sono più, ma resta in piedi il reato di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale, la ragazza che ha denunciato per abusi sessuali il suo ex parroco, aveva soltanto 13 anni quando si sarebbero verificati i fatti che oggi vedono imputato don Marino Genova, che di anni ne aveva invece 55.

    A 13 anni non esiste, per la legge, alcun tipo di consenso. E dunque, ritiene il pubblico ministero Luca Venturi che ha chiesto il processo, la ragazza è stata una vittima dell’istinto erotico di un adulto. Che, in questo caso, era un sacerdote. Oggi don Marino, allontanato dalla parrocchia di Portocannone nel 2012 per decisione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino con il quale si era confidato lo stesso prelato, ammettendo i rapporti con Giada, vive in una struttura alle porte di Roma in regime di clausura per sua scelta. Il Santo Uffizio, il Tribunale Ecclesiastico, lo ha sospeso “a divinis” a tempo indeterminato. Significa che pur restando un sacerdote, pur non avendo svestito l’abito sacro, don Marino non può celebrare la Messa né somministrare i sacramenti e nemmeno incontrare fedeli nel ruolo di prete.
    Ora tocca alla giustizia laica. Oggi 15 settembre si è celebrata a Larino l’udienza preliminare davanti al gup Daniele Colucci, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero Luca Venturi disponendo il rinvio a giudizio per l’uomo, oggi quasi sessantenne, con l’accusa di atti sessuali con una minore. Il difensore di Marino Genova Ciro Intino aveva chiesto il proscioglimento ma alla fine ha prevalso la ricostruzione della pubblica accusa, incentrata sulla insussistenza giuridica del consenso ad atti di natura sessuale da parte di una persona non ancora quattordicenne. E Giada, appunto, aveva solo 13 anni quando, secondo il suo racconto, l’allora parroco di Portocannone, dove lei suonava l’organo, l’avrebbe avvicinata e costretta a subire le sue avances per diverso tempo.

    La relazione, che si sarebbe consumata all’insaputa della madre della ragazza, è stata interrotta quando Giada Vitale ne ha parlato con una parrocchiana e poi con il vescovo, decidendo di denunciare l’accaduto e il comportamento del sacerdote, che era stato subito allontanato dalla parrocchia.

    Il 26 gennaio prossimo, nel Tribunale di Larino, sarà celebrata la prima udienza del processo penale. Don Marino è imputato per atti sessuali con minore. Giada Vitale è parte lesa e assistita dall’avvocata Giovanna Moffa.

    La vicenda aveva registrato un punto di svolta nel 2013 quando, tredici mesi dopo lo strano abbandono della casa canonica di Portocannone del 58enne Marino Genova, era emerso un particolare sconcertante con la denuncia della famiglia della ragazza per abusi sessuali. Tra l’autunno 2013 e la primavera 2014 il sacerdote era stato processato dalla Chiesa e sospeso “a divinis”. Era stato ritenuto responsabile di abusi sessuali.

    http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=20287#.VfhZZII9tms.facebook

  • Chiesti tre mesi di reclusione per don Vito Caradonna, accusato di molestie telefoniche

    Chiesti tre mesi di reclusione per don Vito Caradonna, accusato di molestie telefoniche

    I difensori ribattono: “è innocente. La stessa persona offesa, pur conoscendolo, ha sporto denuncia contro ignoti, visto la chi ha chiamato aveva un forte accento palermitano”

    Il pubblico ministero Calò ha chiesto una condanna a tre mesi di reclusione per don Vito Caradonna, accusato di minacce e molestie telefoniche. Il processo si sta celebrando innanzi al giudice monocratico Matteo Torre e scaturisce dalla denuncia di Antonino La Rosa, di 40 anni, persona offesa, assistita dall’avvocato Edoardo Alagna, che quattro anni fa ricevette per quattro giorni alcuni messaggi anonimi a tema minaccioso: “Ti uccido. Non hai capito niente sei tu quello che devo distruggere. Saluta per sempre le persone che ami perché non le rivedrai mai più”. Prima ancora era gli era arrivata una telefonata anonima altrettanto minacciosa. “La parte offesa – ha detto l’avvocato Stefano Pellegrino che, insieme a Luigi Pipitone difende don Vito – ha escluso che le minacce telefoniche anonime ricevute possano essere riconducibili a Vito Caradonna perché il timbro di voce era completamente diverso anche per via dell’accento palermitano”. Tuttavia la scheda telefonica usata per chiamata ed sms risulta intestata a don Vito, ma i legali hanno sottolineato che non c’è prova che sia stato lui ad usarla. La sentenza è attesa per il 6 luglio. Don Vito è stato condannato in primo e secondo grado a due anni, con pena sospesa, per tentata violenza sessuale, ma anche per questa vicenda i legali hanno affermato l’innocenza del sacerdote e annunciato il ricorso in Cassazione. Caradonna è stato sospeso “a divinis” circa due anni fa dal vescovo Domenico Mogavero. Questo provvedimento dell’ordinamento canonico comporta l’esclusione di ogni atto legato all’ordine sacerdotale e, quindi, l’impossibilità di celebrare sacramenti e di impartire benedizioni. Non comporta, invece, la privazione dell’abito ecclesiastico e non esonera dagli obblighi connessi con lo stato di vita di ministro ordinato.

    http://www.itacanotizie.it/chiesti-tre-mesi-di-reclusione-per-don-vito-caradonna-accusato-di-molestie-telefoniche/