Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Don Patrizio Poggi: il prete pedofilo che fa tremare il Vaticano

    Don Patrizio Poggi: il prete pedofilo che fa tremare il Vaticano

    di Dario Ferri – 21/06/2013 – Il racconto delle lobby gay e del monsignore dagli strani gusti sessuali
    Don Patrizio Poggi: il prete pedofilo che fa tremare il Vaticano

    Marco Lillo e Valeria Pacelli sul Fatto Quotidiano raccontano oggi di un prete cacciato che ha deciso di vuotare il sacco su presunti segreti del Vaticano:

    Don Patrizio Poggi, 46 anni, è diventato famoso nel 1999 quando tutti i quotidiani hanno riportato la sua condanna a 8 anni di reclusione per atti di pedofilia su alcuni minori della sua parrocchia. Nei gradi successivi la pena è stata ridotta a 5 anni e il sacerdote ha scontato interamente il suo debito con la giustizia. Stufo di essere trattato da tutti come un reietto, ha chiesto ai vertici del Vaticano di essere riammesso a celebrare la messa e a dare i sacramenti come se nulla fosse. La Chiesa di Francesco non può permettersi un simile passo falso e l’ex viceparroco è stato tenuto fuori dalla porta.

    E allora ha parlato in particolar modo di un monsignore “con la passione per i ragazzini”, un nome piuttosto importante, segretario di un vescovo:

    Nel racconto di Poggi non mancano i particolari sui comportamenti vietati che avrebbero coinvolto anche alti prelati e parroci legati in una sorta di lobby gay, come è stata definita da Papa Bergoglio, con in più la passione degli adolescenti. Inoltre don Patrizio ha descritto anche i canali per agganciare i giovani desiderati dai prelati. E ha indicato in particolare il nome di un soggetto che avrebbe avuto questo ruolo.

    L’intero articolo è disponibile sul Fatto Quotidiano in edicola.

    http://www.giornalettismo.com/archives/993931/don-patrizio-poggi-il-prete-pedofilo-che-fa-tremare-il-vaticano/

    Sacerdote condannato per violenza sessuale Otto anni di carcere al prete di Primavalle Sacerdote condannato per violenza sessuale

    Otto anni di carcere al prete di Primavalle Ha abusato di cinque ragazzini tra i 14 ed i 15 anni per mesi. Ma alla fine, denunciato dai genitori dei bambini che, inorriditi, avevano ricevuto le confessioni dai figli, padre Patrizio Poggi e’ stato smascherato ed arrestato. Ed adesso la giustizia gli ha chiesto il conto: il trentatreenne sacerdote e’ stato condannato a otto anni di reclusione dal giudice per l’ udienza preliminare Vincenzo Terranova. I difensori del prete accusato di violenza sessuale avevano scelto la strada del rito abbreviato sperando di ottenere una pena lieve. Invece il giudice gli ha inflitto la pesante pena, andando addirittura piu’ in la’ della gia’ dura condanna a sei anni e due mesi di carcere sollecitata dal pubblico ministero Felicetta Marinelli: padre Patrizio dovra’ inoltre pagare una provvisionale di cinquanta milioni in favore delle parti civili. I primi contorni della vicenda sono venuti alla luce all’ inizio dell’ anno, quando il padre di uno dei ragazzini si era presentato alla polizia dicendo che nella parrocchia di San Filippo Neri, nella zona Primavalle-Boccea, c’ era quel sacerdote che aveva attenzioni un po’ troppo particolari nei confronti di alcuni giovani che la frequentavano. Ad accorgersi per primo che qualcosa non andava era stato in realta’ un obiettore di coscienza che prestava la sua opera in sostituzione del servizio di leva nell’ oratorio: aveva svolto delle indagini personali parlando con i ragazzi che si incontravano tutti i giorni nella scuola, al refettorio, sul campo di calcetto. E dopo aver capito che quelle voci su padre Patrizio erano tutt’ altro che campate in aria, si era messo in contatto con qualche genitore per metterlo in guardia. Ma uno di loro si e’ reso conto che la storia non poteva rimanere chiusa all’ interno della parrocchia e si e’ appunto rivolto agli investigatori denunciandola. La polizia ha avviato subito un’ indagine che si e’ rivelata delicatissima. I genitori avevano descritto nei minimi particolari quello che avevano saputo dai figli. Ed anche l’ obiettore di coscienza non si era tirato indietro quando si era trattato di svelare ai poliziotti quello che aveva scoperto. Ma inizialmente gli investigatori si sono trovati di fronte al muro di perplessita’ , di dubbi sollevati dal parroco del San Filippo Neri. Solo quando al sacerdote e’ stato notificato un avviso di garanzia la situazione e’ cambiata. In un primo momento padre Patrizio e’ rimasto al suo posto: l’ avvocato che lo difendeva minaccio’ querele, disse al parroco di essere pronto a presentare una serie di esposti per calunnia. A marzo, pero’ , padre Patrizio e’ finito agli arresti domiciliari per un ordine di custodia cautelare per violenza sessuale firmato dal giudice per le indagini preliminari Edoardo Landi. A quel punto e’ stato lui stesso ad ammettere di aver abusato dei ragazzini. Ed in attesa della condanna che poi, puntualmente, e’ arrivata, e’ stato allontanato da Roma. Adesso vive in una comunita’ religiosa del Nord. Flavio Haver Haver Flavio Pagina 48] Sacerdote condannato per violenza sessuale

    http://archiviostorico.corriere.it/1999/novembre/05/Otto_anni_carcere_prete_Primavalle_co_10_9911055036.shtml

    Il Sacerdote pedofilo ”Cosi funziona in Vaticano”
    21 giugno 2013 Luca Cronaca Nessun commento
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    C’è un’indagine della Procura di Roma che sta scuotendo la Chiesa romana. Da un mese a questa parte molti prelati sono stati sentiti a sommarie informazioni dal procuratore aggiunto Maria Monteleone, titolare della delega sui reati sessuali. Il fascicolo contiene i nomi di molti uomini di Chiesa accusati di atti sessuali su minori da parte di un loro collega: don Patrizio Poggi, un parroco che forse non ha rispettato tutti i comandamenti, a partire dal sesto, ma che conosce molto bene un passo dell’Antico Testamento: “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Come Sansone, anche don Patrizio si è sentito umiliato. Certo, la sua colpa era molto grave: avere abusato negli anni Novanta dei ragazzini che gli erano stati affidati dai parrocchiani. DON PATRIZIO però voleva rientrare nella sua Chiesa e, di fronte all’ennesimo rifiuto ricevuto dalle alte gerarchie vaticane, ha pensato bene di scuotere con la sua deposizione di accusa le colonne portanti della sua casa per vendicarsi. Il fascicolo è seguito con attenzione dal procuratore capo Giuseppe Pignatone, un cattolico che guida un ufficio giudiziario a poche centinaia di metri dal Cupolone. Gli accertamenti sulle dichiarazioni sono molto scrupolosi e sono ancora in corso. Don Patrizio Poggi, 46 anni, è diventato famoso nel 1999 quando tutti i quotidiani hanno riportato la sua condanna a 8 anni di reclusione per atti di pedofilia su alcuni minori della sua parrocchia. Nei gradi successivi la pena è stata ridotta a 5 anni e il sacerdote ha scontato interamente il suo debito con la giustizia. Stufo di essere trattato da tutti come un reietto, ha chiesto ai vertici del Vaticano di essere riammesso a celebrare la messa e a dare i sacramenti come se nulla fosse. La Chiesa di Francesco non può permettersi un simile passo falso e l’ex viceparroco è stato tenuto fuori dalla porta. Lui per tutta risposta si è ricordato di Sansone e si è presentato davanti ai Carabinieri per raccontare tutto quello che sostiene di sapere sulla pedofilia nella Chiesa di Roma, e non è poco. Don Patrizio ha raccontato di conoscere i comportamenti sessuali di un monsignore con la passione dei ragazzini che riveste un ruolo importante nella sua Diocesi e che è anche il segretario di un vescovo molto importante. Nel racconto di Poggi non mancano i particolari sui comportamenti vietati che avrebbero coinvolto anche alti prelati e parroci legati in una sorta di lobby gay, come è stata definita da Papa Bergoglio, con in più la passione degli adolescenti. Inoltre don Patrizio ha descritto anche i canali per agganciare i giovani desiderati dai prelati. E ha indicato in particolare il nome di un soggetto che avrebbe avuto questo ruolo. Sono accuse gravissime e tutte da provare. I Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma guidato dal colonnello Lorenzo Sabatino hanno effettuato pedinamenti e indagini a tutto campo per riscontrare le accuse circostanziate di don Patrizio Poggi. Non tutto quello che ha raccontato l’ex viceparroco è stato verificato dagli investigatori anche se, almeno in un caso, i carabinieri hanno assistito in diretta a un incontro sospetto in una Chiesa. Don Patrizio è una persona che non ha molto da perdere. Nel marzo del 1999 il Giudice Edoardo Landi lo ha spedito agli arresti domiciliari con l’accusa di avere abusato sessualmente di 5 ragazzini tra i 14 e i 15 anni che frequentavano la sua parrocchia, San Filippo Neri, al confine tra Boccea e Primavalle. AL CRONISTAdel Fatto che ha chiesto di lui ieri, i suoi ex parrocchiani hanno risposto: “non sappiamo più nulla di lui”. Un signore anziano che collabora con tutti i parroci da decenni ha aggiunto con una smorfia in volto: “Si è comportato male con mio figlio e se mi passasse davanti lo metterei sotto con la mia automobile”. La polizia era partita dalla segnalazione di un obiettore di coscienza che era stato inviato a compiere il suo servizio civile nella parrocchia di San Filippo Neri. Stimolati dal giovane che aveva colto i segnali di malessere nei ragazzi, i genitori avevano posto le domande giuste per poi descrivere ai poliziotti quello che avevano saputo dai figli. L’avvocato che difendeva don Patrizio minacciò querele ed esposti per calunnia. Poi, dopo gli arresti domiciliari e la condanna, don Patrizio era stato spedito dalle gerarchie vaticane in una comunità religiosa del Nord. Prima di ricomparire in una caserma dei Carabinieri. Stavolta nella veste di accusatore.

  • L’orrore e il sangue nell’albergo infantile di Higüey

    L’orrore e il sangue nell’albergo infantile di Higüey

    Abusi sessuali e orge su bambine in un orfanotrofio cattolico (10 anni di impunitá)

    PROVINCIA DE HIGUEY, REPUBLICA DOMINICANA, Preso Amontonado en la Carcel Publica de la provincia de Higuey
    Lugar:Provincia de Higuey
    Foto:Cesar de la Cruz
    Fecha:

    Gli ultimi casi di abuso sulle bambine della Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey sono stati registrati nell’anno 2003.

    04 DI GIUGNO DEL 2013 GustavoOlivo Peña/Acento.com.do
    nel carcere di Higüey sono morti 136 prigionieri, tra loro vari accusati del caso dell’orfanotrofio.Acento.com.do/Archivo.
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    SANTO DOMINGO, Repubblica Dominicana.- Oggi, 4 di giugno, é il Giorno Internazionale dei Bambini Vittime Innocenti di Aggressione, dichiarato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).

    “Il proposito del giorno é riconoscere il dolore che soffrono i bambini in tutto il mondo che sono vittime di maltrattamenti fisici, mentali ed emozionali. Questo giorno afferma l’impegno delle Nazioni Unite di proteggere i diritti del bambino”, ha dichiarato l’ ONU.

    Prendendo occasione di questa importante data, Acento.com.do ricorda che dieci anni fa la Repubblica Dominicana assisteva con stupore alla denuncia del fatto che decine di bambine e bambini sono stati violentati e sottomessi ad altri abusi, incluso essere obbligati a partecipare a riti “satanici” e omicidi, nell’orfanotrofio Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey.

    La giornalista Edith Febles, allora giornalista investigatrice del quotidiano El Caribe, ha pubblicato nel 2005 una serie di reportage su questo fatto orrorifico.

    Gli abusi e le violenze sessuali sulle bambine sono state commesse negli anni 2002 e 2003. Nelle indagini del Pubblico Ministero sono stati presentati esami medici di 12 bambine, che hanno rivelato che per lo meno quattro sono state vittime di “deflorazione della membrana dell’imene” . Altre presentavano “membrana dell’ imene intatta, peró con lacerazioni e manipolazioni vaginali”.

    Per dieci anni, l’ impunitá ha coperto la chiesa cattolica e coloro che avrebbero dovuto rispondere davanti alla giustizia per questi atti.

    Uno degli indagati, il diacono Rigoberto de Jesús González Padial, cubano – americano, é morto nel 2006, dopo essere stato favorito da un “Non luogo a procedere”.

    Altri accusati sono morti in un incendio che ha distrutto il carcere di Higüey, dove sono morti 136 reclusi. Ci sono stati seri sospetti del fatto che l’incendio sia stato provocato da parti interessate a che lo scandalo dell’orfanotrofio non venisse debitamente chiarito.

    “Violentavano tutte le bambine e i bambini. E ci violentavano tutti quelli che stavano lá, nella casa…Sí; io ho visto il padre Cirilo e il padre Betances e Joel che si mettevano costumi, parrucche, gonnelline, reggiseni, magliettine; loro mettevano musica, si mettevano a ballare, violentavano bambine e uccidevano anche persone”

    Dalla fine del 2005 il caso é rimasto chiuso, a prescindere da tutte le prove e le rivelazioni delle vittime, fino a che nel 2010 il Secondo Tribunale Collegiato della Camera Penale de La Altagracia ha fissato per il 22 di novembre di quest’anno l’udienza a due preti ed altri accusati di violentare sessualmente nove minorenni della casa infantile cattolica.

    I giudici Sagrario del Río, presidente, Vicente Marte Jiménez ed Arístides Heredia Sena si sono decisi a processare i sacerdoti Cirilo Antonio Núñez e Ramón Antonio Betances, e i salariati ed impiegati dell’orfanotrofio Margarita Gardin vedova González, Alejandro del Rosario Divison e Rosa Elena Mota. Il diacono Rigoberto González Padial, principale responsabile dell’ orfanotrofio “La Cittá dei Bambini, San Francisco Javier”, é morto il 7 di gennaio del 2006 in una clinica di Santiago. Non é stata ancora emessa una sentenza definitiva sul caso.

    L’orfanotrofio é stato chiuso. I sacerdoti riposizionati in altre responsabilitá. Il vescovo Ramó Benito de la Rosa Carpio é stato trasferito dalla Diocesi de La Altagracia all’ Arcidiocesi di Santiago de los Caballeros (in pratica, una promozione).

    E intanto gli anni passano e questi crimini rimangono in una vergognosa dimenticanza, la cupola della chiesa cattolica pretende continuare ad erigersi nella direttrice morale di tutta la societá dominicana, e decidere che cosa si insegna o non si insegna sull’educazione sessuale e la salute ed i diritti di riproduzione. Appoggia anche l’ordine di imporre la mano dura (uccidere) i delinquenti di strada, mai quelli in colletto bianco.

    Per testimonianza per la storia e la coscienza nazionale, qui avanti riproduciamo parte degli interrogatori eseguiti sulle minorenni violentate e torturate nella Casa Infantile Cattolica Francisco Javier, di San Rafael del Yuma, Higüey. Anche parte degli interrogatori ai sospettati e a persone relazionate con l’orfanotrofio.

    I nomi delle minori sono stati omessi per ragioni legali. Avvertiamo che si tratta di un contenuto esclusivamente per lettori adulti, a causa della crudezza dei fatti narrati.

    Si tratta di un documento realista, con un contenuto forte, crudo. Portanto, raccomandiamo alle persone molto sensibili che si astengano dal leggerlo.

    Questi interrogatori sono stati fatti dal Tribunale della Prima Istanza di Bambini, Bambine ed Adolescenti nel Distretto Nazionale. Hanno la data del 31 di maggio del 2005, e sono stati diretti dal magistrato Carmen Mancebo, giudice presidente.

    Bambina 1:

    P. “Quanti anni hai?”

    R. “12 anni”.

    P. “Cosa faceva o diceva Rigoberto (il diacono)?”

    R. “Lui chiamava nel suo ufficio (menziona il nome di 4 bambine) per domandare loro perché dicevano questo (parlare delle violenze sessuali e dei maltrattamenti). Lui le chiamava una per una.”

    P. “Ricordi qual’era l’attitudine delle bambine dopo essere uscite dall’ufficio?”

    R. “Dopo questo, loro hanno smesso di parlare di questo”.

    P. “A cosa credi che sia dovuto che loro hanno smesso di parlare di questo, dopo che Rigoberto ha parlato con loro?”.

    R. “La cosa piú sicura é che lui gli abbia detto di non dire niente”.

    P. “Credi che Rigoberto credesse in quello che le bambine dicevano?”.

    R. “No; lui credeva solo a me e a …., perché eravamo le piú grandi, per questo lui ci chiamava e ci domandava se era vero, e noi gli dicevamo che no, che non lo sapevamo”.

    P. “Perché voi gli dicevate di no, se voi vedevate che sí, che stavano facendo danno alle bambine?”

    R: “Perché loro dicevano delle feste e noi non sapevamo delle feste.”

    P. “Perché non le dicevate delle violenze che dici che vedevi nella casa di Ventura?”.

    R. “Joel mi diceva di non parlare”.

    P. “Cosa ti diceva esattamente Joel?”.

    R. “Di non parlare, che se parlavo mi avrebbe tagliato la lingua”.

    Bambina 2:

    P. “Cosa facevano alla figlia di ( ….) e chi glielo faceva?”

    R. “Le mettevano le dita nella vulva e le davano da bere qualcosa perché dormisse. Mettevano anche le bambine a metterle  le dita …”.

    P. “Quante volte siete andati a fare questo che dici?”.

    R. “Varie volte”.

    P. “Sai dire perché hanno smesso di lavorare nella casa Dolores, Elena Marcela e Magali?”.

    R.“Elena ha detto che se ne andava perché doveva operarsi un seno. Magaly se n’é andata perché io dicevo a Rigoberto che lei colpiva le bambine. Dolores, perché dicevano che lei aveva violentato … e … e Marcela se n’é andata perché ha avuto paura che dicessero che anche lei stava in questo”.

    P. “Conosci Adocinda?”

    R. “Sí, lei é la moglie di Ventura, che vive al lato della casa”.

    P. “Quando Joel portava le bambine a casa sua a fare loro “porcherie”, dove stava Adocinda?”.

    R. “Stava nella sua casa”.

    P. “Lei si rendeva conto di quello che si faceva?”

    R. “Sí”.

    P. “Cosa faceva lei?”

    R. “Lei solo guardava”

    P. “Quando terminavano di violentare le bambine, cosa facevano?”

    R. “Ci portavano alla casa e ci mettevano a letto”.

    P. “Ricordi di aver visto animali nella casa di Ventura?”.

    R. “Sí, lui aveva cavalli, vacche, porci e una cagna”.

    P. “Ricordi di aver visto uno di quegli animali dentro alla casa di Ventura quando stavano violentando le bambine?”.

    R. “No. Peró … diceva che Joel lo lo metteva a fare sesso con la cagna”.

    P. “Chi é….?”

    R. “Il fratellino di  … che ha 7 anni”.

    P. “Hai udito dire a una delle bambine che portavano alla casa di Ventura, che si uccidevano (sacrificavano) persone o animali?”.

    R. “Sí … e … dicevano che Joel e Ventura uccidevano neonati e mettevano il sangue in una latta, e che la notte facevano una circolo fuori dalla casa di Ventura (nel patio), che mettevano una di loro in mezzo al circolo, a lato della candela, che dicevano molte cose e poi le tiravano addosso il sangue e poi si mettevano a fare “porcherie” tra loro”.

    P. “Se queste bambine dicevano questo, perché non lo dicevi agli incaricati della casa?”

    R. “Perché loro lo dicevano davanti a loro, a Rigoberto e  Margarita”.

    P. “Cosa facevano loro quando le bambine dicevano questo?”

    R. “Margarita diventava come nervosa, alcune volte non poteva parlare né camminare. Rigoberto non faceva niente, rimaneva uguale”.

    P. “Quante volte hai udito le bambine parlare di questo davanti a Rigoberto e Margarita?”

    R. “Tutti  i giorni loro parlavano di questo davanti a loro.”

    Bambina 3:

    P. “Spiegaci, cos’é successo?”

    R. “Violazioni”.

    P. “Cosa vuoi dire con “violazioni”?”.

    R. “Che ci violentavano”.

    P. “Chi violentava e chi violentavano?”

    R. “Violentavano tutte le bambine e i bambini. E ci violentavano tutti quelli che c’erano lá, nella casa”.

    P. “Puoi darci i nomi delle persone che stavano nella casa?”.

    R. “Raysa, Yoly, Jesenia, Joel, Ventura, Adocinda, Caco (Charo, la mamma di Raysa), Felicia (che era innamorata di Joel), Dolores, Eliseo”.

    P. “In che luogo succedevano gli abusi?”

    R. “Nelle stanze delle bambine e dei bambini, nella casa di Margarita e Rigoberto, e nella casa di Adocinda e Ventura”.

    P. “Quando questo succedeva nella casa di Margarita e Rigoberto, dove stavano loro?”

    R. “Lí; perché era che loro (Joly e Yesenia) li ubriacavano e glielo facevano anche a loro”.

    P. “Cos’ era quello che facevano a Margarita e a Roberto?”

    R. “Che gli salivano sopra e cominciavano a fargli oziositá”.

    P. “Hai potuto vedere il pene di Rigoberto?”.

    R. “Sí”.

    P. “Come ce l’aveva?”

    R. “Quando lo intontivano, ce l’aveva basso; ma poi lui si svegliava e faceva finta di essere intontito e gli si alzava”.

    P. “Cosa facevano a Margarita e a Rigoberto per ubriacarli?”

    R. “Gli davano qualcosa da annusare o da bere”.

    P. “Chi gli faceva questo?”

    R. “Joly e Yesenia”.

    P. “Quando loro andavano alla casa di Rigoberto, come stavano Rigoberto e Margarita?”.

    R. “Dormendo”.

    P. “Chi apriva loro la porta?”

    R. “Rigoberto e Margarita lasciavano sempre aperta la porta di dietro.”

    P. “In qualche occasione hai visto qualche persona mascherata che violentava qualcuna delle bambine?”.

    R. “Sí; io ho visto il padre Cirilo e il padre Betances e Joel che si mettevano costumi, parrucche, gonnelline, reggiseni, “magliettine”; loro mettevano musica, si mettevano a ballare, violentavano bambine ed anche uccidevano persone”.

    P. “Questo che ci racconti, lo hai visto o qualcuno te lo ha raccontato?”

    R. “Io l’ho visto. Loro ci mettevano ad uccidere bambinie gente anziana, perché loro prendevano foglietti e li distribuivano nel quartiere perché venisse gente incinta, bambini piccoli… loro li invitavano come ad una festa.

    “Il primo rituale lo hanno fatto con me, che hanno ucciso un chichí (bebé). Mi hanno messo a prenderlo tra le braccia, poi hanno messo legna, hanno fatto un fuoco, mi hanno tolto il bimbo dalle braccia. Un uomo lo ha violentato e poi lo ha ucciso infilandogli un coltello nella schiena.

    “Poi un uomo e Yesenia gli hanno tolto il cuore e lo hanno buttato in una latrina, gli hanno tolto gli occhi e li hanno dati ad una donna che non so come si chiama, ma é la sorella di un’amica di Yesenia, che si chiama Jesennolie. Poi gli hanno tolto il sangue e hanno spruzzato tutti noi, ce lo hanno tirato addosso.

    “Per ultimo, hanno bruciato il corpo ed hanno buttato le ceneri. Quando é terminato il rituale, le persone che stavano nel circolo si sono messi i loro vestiti perché eravamo nudi”.

    “Dopo aver bruciato il corpo del bambino, é arrivata una signora incinta, l’hanno intontita e l’hanno sdraiata in un letto. Al letto hanno fatto un buco ed hanno messo un  cubo sotto al buco. Poi hanno messo … una delle bambine perché la uccidesse; Joel le ha dato un coltello ma lei non la voleva uccidere e stava tremando e quindi Joel le ha picchiato sulla mano … perché le cadesse il coltello … a (la bambina) é scappato il coltello ed ha ucciso la donna.

    Poi ci hanno messo (le cinque bambine) a toglierle la pelle. Dopo averle tolto la pelle, loro hanno preso la carne della donna e l’hanno fritta e l’hanno data alla gente (presente) perché la mangiassero. Le hanno anche tolto gli occhi e li hanno fritti. Le ossa le buttavano lontano”.

    “Questa stessa notte hanno intontito anche un uomo ed hanno messo … perché lo uccidesse, ma neanche lei voleva uccidere, ma lo ha ucciso. All’uomo hanno tolto la pelle e gli hanno tagliato il pene. In quel luogo c’era anche … che é una bebé; lei era seduta sulle gambe di … ed hanno messo a congelare il pene dell’uomo morto e quando é diventato duro lo hanno dato alla bebé perché lo succhiasse.”

    P. “Alcune delle bambine parlavano con Rigoberto e Margarita di quello che stava succedendo?”

    R. “Sí, io, …, …, … e … . Loro ci hanno messo a scrivere tutto quello che succedeva, dall’inizio fino all’ultimo, abbiamo fatto cinque quaderni, lí abbiamo messo tutti i nomi delle persone che ci violentavano, tutte le cose del diavolo, tutto quello che ci facevano”.

    P. “Cos’hanno fatto Rigoberto e Margarita quando voi gli avete scritto questo che dici?”.

    R. “Rigoberto si suppone che stava piangendo, con le mani sulla faccia, ma stava fingendo; e nemmeno Margarita ha fatto nulla”.

    P. “Dove stanno questi quaderni?”

    R. “Li abbiamo lasciati lá, nella casa. Un vescovo che difendeva il padre Cirilo, ci voleva confondere, come per far sí che non parlassimo del fatto che c’era il padre Cirilo. Un giorno, il padre Cirilo e Rigoberto si volevano uccidere, perché il padre Cirilo tutti i sabati andava a dire messa nella cappella e Rigoberto non voleva che andassimo, perché io sapevo quello che stava succedendo. E Cirilo ci chiamava ma noi non andavamo, quindi Rigoberto voleva dare un pugno sui denti e una pugnalata a Cirilo, ma Alejandro lo ha afferrato e per questo non lo ha fatto”.

    P. “Dici che il padre Cirilo e il padre Betances hanno partecipato nelle cose cattive che hanno fatto a voi. Quante volte li hai visti partecipare?”

    R. “Due volte, nella casa di Adocinda. Loro, Betances e Cirilo, prendevano il pane della chiesa e lo portavano alla casa di Adocinda e dicevano: “Questo é il corpo di Satana” e lo passavano sul pene e la vagina di tutti noi che stavamo lí, anche delle bambine, e poi ce lo davano da mangiare a tutti. Prendevano anche il vino e lo mescolavano con pipí e ce lo davano da bere.”

    P. “Cirilo e Betances hanno abusato di voi?”

    R. “Sí, ci mettevano il pene nella vagina”.

    P. “Questi padri vi facevano regali?”

    R. “No. Quando il padre Chirlillo dava messa, quando terminava la messa, Rigoberto ci tirava delle foto nella cappella e il padre Cirilo approfittava e ci toccava i glutei, lui ci abbracciava sempre e ci sedeva sempre sulle sue gambe”.

    Seconda parte:

    Interrogatorio a Rigoberto De Jesús González Padial

    Domanda: “Quando lei ha ricevuto la notizia delle violenze alle bambine della casa San Francisco Javier, qual’é stata la sua reazione?”

    Risposta: “L’ho ricevuta il 29 di febbraio, io ero arrivato il giorno prima, ed eravamo riuniti in una festina Alejandro, Elena, Margarita, che é mia moglie, ed io, ed hanno  interrotto 3 o 4 bambine dicendo a Margarita che avevano qualcosa da dirle. Quindi lei ha detto loro che era occupata, é uscita con le bambine ed é tornata, ed ha detto che quello che le avevano detto a lei lo ripetessero a noi. E le bambine ci hanno manifestato che erano state abusate sessualmente da Yesenia, la haitiana. Quindi il giorno dopo era il primo di marzo, ed io ho mandato a cercare Joel, e gli ho ordinato di dire a Yesenia di non tornare al centro a lavorare, nonostante questo lei si é presentata al centro e l’abbiamo confrontata, l’amministrazione insieme alle bambine e poi abbiamo chiamato il poliziotto assegnato al centro, capo Jenry (sic) Concepción, e l’ha arrestata mentre io e Alejandro formalizzavamo la denuncia”.

    Domanda: “Cosa intende lei che fa cambiare la dichiarazione delle bambine, quando poi implicano altre persone in questo fatto?”

    Risposta: “Per quello che capisco le bambine erano sotto pressione o minacciate e mentre vedevano intorno le altre persone, non si azzardavano a menzionarle”.

    Domanda: “In uno scritto che lei ha passato al Ministero Pubblico di questo Distretto Giudiziale, lei attribuisce responsabilitá penali ai padri Betances, Cirilo e Antonio?”.

    Risposta: “Io ho consegnato una denuncia basata sulle dichiarazioni, nomi e fatti che ci hanno dato le bambine, non posso accusare direttamente nessuno perché io non sono stato testimone di  nessuno dei fatti, mi sono dedicato solamente ad informare il Ministero Pubblico perché attuasse sui fatti.”

    Domanda: “Con quali intenzioni lei voleva andarsene dal paese sabendo che su di lei pesava un ordine di divieto di uscita?”

    Risposta: “Perché nella mio giudizio interno credo che sia stata commessa un’ingiustizia, non so nemmeno le leggi vigenti, non sono un legale, non sono mai stato coinvolto in nessun momento della mia vita e mi sento libero”.

    Domanda: “Qual’é il nome di sua moglie?”

    Risposta: “Margarita Gardin De González”.

    Domanda: “Lei potrebbe dire a sua moglie che a noi interessa interrogarla?”

    Risposta: “Non c’é nessun problema, perché mia moglie venga al paese per essere interrogata, ma in questo momento lei non puó camminare.”

    Domanda: “Quali sono i responsabili di queste violenze?”

    Risposta: “Non lo so, sono solo un interlocutore di queste bambine, quello di cui sono sicuro é che sono state violentate”.

    Domanda: “Peró lei crede che ci sia stato una trascuratezza vostra o degli incaricati della Casa?”.

    Risposta: “No, so solo che mi hanno ingannato i miei impiegati, tra loro Joel, Yoly, Ludy e Leticia.

    Domanda: “Qual’é la ragione per la quale le bambine, nell’interrogatorio che gli é stato fatto dalla Procura Generale della Repubblica, hanno menzionato il direttore di questo centro come una delle persone che hanno partecipato nelle violenze?”.

    Risposta: “Nella nostra denuncia noi menzioniamo, nonostante la vergogna che ho sentito verso la mia famiglia e la societá, che le bambine ci hanno detto che anche noi siamo stati violentati sessualmente, incoscienti e drogati, ossia che ci hanno portati via addormentati.”

    Domanda: “Per quale ragione é venuto in un paese come il nostro e si é collocato nel paesino di Yuma a contribuire o edificare la Casa San Francisco Javier?”

    Risposta: “Per me sono cose di Dio.”

    Terza parte:

    Interrogatorio a Alejandro Del Rosario Divison

    D.“Perché le bambine e Rigoberto dicono che lei partecipava in questi atti (violenze e torture)?”.

    R.“Non lo so, dato che loro dicono che portavano anche noi addormentati a questi riti satanici.”

    D. “Quale crede che sia il motivo che induce la bambina (…) a mencionare lei e sua moglie?”.

    R. “All’inizio di settembre del 2003 noi abbiamo consegnato al Pubblico Ministero le informazioni che noi avevamo a nostra disposizione e abbiamo detto alle autoritá che ci aiutassero in questa situazione.”

    Quarta parte:

    Interrogatorio al sacerdote Cirilo Antonio Núñez

    D. “Quali erano le sue relazioni d’amicizia con il padre Betances in Yuma?”

    R. “Non ho mai avuto relazioni con lui lá.”

    D. “Perché il diacono Rigoberto la menciona in questo fatto, il padre Betances e il padre Antonio?”

    R. “Non intendo per quale ragione”.

    D. “Le bambine negli interrogatori dicono che lei partecipa negli atti sessuali”

    R. “Non ho coscienza di questo”.

    D. “Qual’era il padre che andava al centro con una pistola?”.

    R. “Non ho evidenza di questo”.

    D. Lei non ha ascoltato se il diacono Rigoberto participava in questi abusi?”.

    R. “No, non ho evidenza di questo”.

    D. “Lei é cosciente del fatto che sono stati perpetrati abusi sessuali nella Casa San Francisco Javier?”.

    R. “Sí, dovuto al fatto che portavano i certificati medici, ma non si sa se queste bambine sono arrivate al centro giá abusate”.

    Quinta parte:

    Interrogatorio al padre Ramón Antonio Betances De Jesús

    D. “Quanti giorni visitava il centro dei bambini?”.

    R. “Io sono stato lí molte poche volte. Non ho mai ufficiato una messa lí”.

    P. “Il diacono Rigoberto González menziona il padre Cirilo, il padre Antonio e il ex padre Ramón Betances, é certo che voi avete partecipato negli abusi delle bambine?”

    R. “Saremmo incapaci di partecipare in qualcosa cosí”.

    Sesta parte:

    Interrogatorio a Rosa Elena Mota

    D. “Anche lei é stata abusata?”

    R. “Le bambine dicono questo, ma io non lo so.”

    D. “Per lei i responsabili di questi fatti stanno in carcere?”.

  • Atti sessuali con una 13enne, chiuse le indagini per un sacerdote di Fano. Adesso vive a Perugia

    Atti sessuali con una 13enne, chiuse le indagini per un sacerdote di Fano. Adesso vive a Perugia

    Il 44enne era stato arrestato dopo essere stato filmato in atteggiamenti intimi con una 13enne in spiaggia

    Ha l’obbligo di dimora a Perugia l’ex portavoce del vescovo di Fano, don Giangiacomo Ruggeri di 44 anni, arrestato lo scorso anno perché  accusato di atti sessuali con una minore di anni 14.  Dopo essere stato arrestato nel luglio dello scorso anno e un periodo di riflessione in una località segreta, il sacerdote è arrivato a Perugia dove è impiegato in una biblioteca della diocesi.

    Chiuse le indagini Adesso il pubblico ministero Sante Bascucci della procura di Pesaro ha chiuso le indagini e ha recapitato al sacerdote l’avviso di conclusione delle indagini, di fatto, anticamera per la richiesta di rinvio a giudizio. Secondo quanto accertato dalla polizia, al sacerdote vengono contestati due episodi accaduti il 10 e il 12 luglio 2012 e filmati dai poliziotti in cui il sacerdote in costume da bagno, flirtava con la tredicenne su una spiaggia di Fano. Secondo quanto emerso durante le indagini, oltre a quei baci e quelle carezze non ci sarebbero stati altri atti tra i due, ma una relazione molto profonda questo si.

    Il bagnino A far scoprire il caso era stato un bagnino che aveva assistito alla scena e scandalizzato aveva chiamato la polizia. Il vescovo sospese il sacerdote il giorno stesso in cui venne arrestato. Dopo 44 giorni di carcere e un periodo di riflessione, adesso vive a Perugia, dove non ha contatti con parrocchiani, ma lavora in una biblioteca della diocesi.

    http://www.umbria24.it/atti-sessuali-con-una-13enne-chiuse-le-indagini-per-prete-di-fano-adesso-vive-a-perugia/176115.html

  • Oltre 50 anni di storia di insabbiamento

    Oltre 50 anni di storia di insabbiamento

    La diocesi di Ratisbona è lontana chilometri da un chiaro chiarimento dei casi di abusi sessuali. Ciò è esemplificato dagli oltre 50 anni di storia di insabbiamento dell’ex direttore dei Domspatzen Georg Friedrich Zimmermann.

    A metà aprile 2013, il nuovo vescovo di Ratisbona, Rudolf Voderholzer, ha parlato per la prima volta di casi di abusi nelle istituzioni cattoliche nella sua diocesi. Quando gli è stato chiesto se vedeva la necessità di ulteriori azioni dopo aver esaminato i file pertinenti, ha risposto in modo cortese ma vago. Lo vergogna, lo preoccupa, “ciò che è venuto alla luce.” Tutto deve essere chiarito.

    Ma chi è il destinatario di questo ricorso? La sua stessa cattedra, che finora è stata coinvolta meno nel chiarimento che nell’occultamento dei collegamenti? Il suo predecessore Gerhard Ludwig Müller, che nel frattempo è stato promosso prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e deve quindi chiarire la propria inadeguatezza come ex vescovo di Ratisbona? O la corporazione dei giornalisti che il vescovo Müller ha voluto spazzare nell’angolo nazista insieme a Joseph Goebbels nel 2010?

    Chi ricapitola i precedenti annunci della cattedra di Ratisbona in relazione alle indagini sui casi di abuso scoprirà presto che il bel parlare non corrisponde all’azione concreta. Questa è una delle principali fonti della continua perdita di credibilità della Chiesa cattolica romana.

    Quanto lontano si sia realmente nella diocesi di Ratisbona da un trasparente chiarimento degli episodi di abuso annunciati nel marzo 2010 tramite tutti i media si può ben mostrare in una storia di insabbiamenti che dura da più di 50 anni: nella storia dell’ex direttore dell’orchestra diocesana di musica e cattedrale Georg Zimmermann, che è stato più volte notato per “fornicazione con tossicodipendenti”.

    Georg Zimmermann: allievo del seminario maschile di St. Wolfgang

    Nato nel 1916 a Pfrentsch vicino a Eslarn, Georg Zimmermann non ha avuto un inizio di vita facile. Dopo aver perso il padre all’età di tre anni, il secondo marito di sua madre non voleva avere niente a che fare con lui. Mentre frequentava le scuole elementari, il musicalmente talentuoso Georg aveva già annunciato di voler diventare prete.

    A quel tempo, i ragazzi provenienti da ambienti poveri vi arrivavano tramite il seminario maschile episcopale a St. Wolfgang. Dal 1883 il suo scopo principale è stato l’educazione scolastica dei giovani sacerdoti, che mancavano ovunque. Questo è finanziato fino ad oggi dal birrificio della fondazione vescovile “Bischofshof”, tra gli altri. Gli alunni sono stati alloggiati negli edifici dell’Obermünsterstift, durante il giorno hanno frequentato l’”Altes Gymnasium” in Ägidienplatz.

    Dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore nel 1937, Zimmermann entrò in seminario e studiò teologia all’Università di Ratisbona. Con l’inizio della seconda guerra mondiale, le università statali filosofiche e teologiche della Baviera furono chiuse.

    Come la maggior parte degli altri seminaristi, Zimmermann fu arruolato nel servizio militare – nessuno rifiutò. Più di 30 dei 167 seminaristi della diocesi di Ratisbona sono morti “una morte eroica per la patria”, secondo una dichiarazione. La sua morte probabilmente non fu dolce, tuttavia, poiché la targa commemorativa degli “Eroi della prima guerra mondiale” presso l’”Alten Gymnasium” giura: “Dulce et decorum est pro patria mori” (in inglese: It is sweet and honorable to morire per la patria). Zimmermann è sopravvissuto ma ha perso una gamba a causa di un grave infortunio.

    Zimmermann diventa sacerdote, prefetto di musica e direttore dei Domspatzen

    Dopo il suo ritorno da un breve periodo come prigioniero di guerra, Zimmermann terminò il seminario clericale e fu ordinato sacerdote dal vescovo Buchberger a metà del 1949. Un anno dopo assunse la carica di prefetto nel seminario vescovile di Straubing, dove divenne prefetto di musica. Tuttavia, è stato liberato da questo obbligo dal vescovo Buchberger, che lo ha costantemente patrocinato, per lo studio tanto atteso della musica. Per fare questo, Zimmermann si recò prima a Monaco, poi a Colonia e Vienna.

    Presumibilmente c’erano piani concreti per sostituire Theobald Schrems, che era già malato, come direttore della cattedrale. Anche qui Zimmermann ha avuto l’appoggio del vescovo Buchberger. Ma gli eventi al collegio di Domspatzen si intensificarono e Zimmermann non sostituì il Domkapellmeister, ma sostituì Friedrich Zeitler come direttore del collegio di Domspatzen dal gennaio 1959. Contestualmente , secondo un comunicato della cattedra del 5 marzo 2010 , è stato nominato direttore del liceo musicale. Tuttavia, queste informazioni contraddicono le relazioni annuali del Gymnasium.

    La carriera dei Domspatzen, all’epoca molto apprezzata, terminò dopo soli otto mesi, da quando il direttore Zimmermann abusò dei suoi allievi del collegio, come il suo predecessore Friedrich Zeitler. La storia di Zeitler è strettamente legata a quella di Zimmermann.

    alla maniera di Zeitler

    Friedrich Zeitler, nato nel 1918, era l’unico figlio di una famiglia di mastri fabbri a Mitterteich. Anche se avrebbe dovuto rilevare l’azienda di famiglia, decise di diventare sacerdote. Presumibilmente, il fatto che Zeitler, come affermano gli atti del tribunale di Ratisbona, da bambino di otto anni sia stato ripetutamente “abusato sessualmente” da un fabbro operaio ha giocato un ruolo non trascurabile qui.

    Il percorso di Zeitler per realizzare il suo desiderio di diventare di nuovo sacerdote ha attraversato l’Episcopal Boys’ Seminary di St. Wolfgang. Theobald Schrems, anch’egli originario di Mitterteich, potrebbe aver collocato il ragazzo Friedrich nell’Obermünsterstift. Per inciso, Schrems frequentò anche il Seminario Episcopale da ragazzo, e in seguito vi lavorò come prefetto (1920-1924).

    Nel seminario per ragazzi, Zeitler ha poi incontrato Georg Zimmermann. Entrambi si diplomarono nello stesso anno ed entrarono insieme in seminario, dove frequentarono lo stesso corso. Entrambi furono ordinati sacerdoti dal vescovo Buchberger nel 1949. Da studente, Zeitler era ancora coinvolto nel collegio Domspatzen. Nel 1939, come prefetto, visse sotto lo stesso tetto del Domkapellmeister Theobald Schrems in Orleansstrasse.

    Questi intrecci sociali a volte duraturi e le molteplici sovrapposizioni in termini di luoghi di origine e seminari cristiani sembrano essere tipici dell’intero ambiente del collegio. L’odore stabile di un seminario per ragazzi aiuta a poter sorgere nella diocesi, in particolare in quella dell’Obermünsterstift.

    La fuga di Zeitler

    Dopo la sua ordinazione sacerdotale, Friedrich Zeitler ha lavorato come collaboratore a Deggendorf, dove si è occupato anche dei boy scout locali come “leader spirituale”. Quando nel 1953 fu aperto il nuovo edificio del collegio Domspatzen in Reichsstrasse, Zeitler fu incaricato. Tuttavia, la posizione di direttore del collegio divenne vacante nell’aprile 1958 perché sfuggito all’accusa fuggendo in Svizzera.

    Zeitler è stato inizialmente ricercato a livello internazionale per mesi con l’accusa di “fornicazione con tossicodipendenti”. Dopo il suo ritorno dal suo nascondiglio svizzero a St. Johannes-Stift Zizers, si è consegnato alla giustizia. Nel maggio 1959, dopo una confessione su larga scala, fu infine condannato a tre anni di carcere dal tribunale distrettuale di Ratisbona.

    Ciò che colpisce della confessione di Zeitler è un dettaglio che non ha conseguenze, cioè non aumenta la pena. Di conseguenza, aveva già commesso “atti di indecenza” nel 1941 durante il viaggio di propaganda nazista dei “Domspatzen” in Spagna. Tra l’altro, ha confessato di aver sentito i genitali di uno studente di cattedrale di 13 anni “con intenzioni lussuriose”. Intanto: i suoi stupri di ragazzi del coro nella cappella della casa in Orleansstrasse intorno al 1940, denunciati nel 2010 dalle persone colpite al cosiddetto “commissario agli abusi della diocesi” dott. Birgit Böhm fu denunciata e divenne nota nell’ambiente Domspatzen, Zeitler all’epoca aveva taciuto durante il processo. Il professore lo tiene ancora segreto fino ad oggi.

    Dopo la sua scarcerazione anticipata, Zeitler tornò in Svizzera e, nonostante fosse stato bandito dal lavoro, dall’ottobre 1961 lavorò come direttore spirituale al Constantinaeum, un collegio femminile di Coira. Secondo le informazioni della diocesi di Coira, non vi invadeva più.

    Digressione: prima fornicazione oggi abuso

    Secondo la situazione legale dell’epoca, i rapporti sessuali di Zeitler con gli studenti erano classificati come crimini continuati di “fornicazione con persone a carico” o di “bambino” e “fornicazione tra uomini”. Notevole: Dopo che gli studenti interessati avevano superato l’età di 14 anni, avrebbero potuto essere perseguiti anche secondo il “§ 175 – fornicazione tra uomini”, cosa che non è avvenuta.

    Lo sfortunato §175 è stato rimosso dal diritto penale nel 1994 dopo diversi tentativi di riforma. Tuttavia, i rapporti sessuali con alunni o alunni (fino all’età di 16 anni e in casi speciali 18 anni) sono ancora puniti come reati gravi ai sensi del § 174, “Abuso sessuale dei reparti”.

    Nonostante l’applicazione del §175, la condanna di Zimmermann e Zeitler non riguardava gli omosessuali che sono stati purtroppo perseguitati, ma i molestatori sessuali. Si tratta di sacerdoti immaturi che vivevano le loro preferenze sessuali in modo asociale con reparti dipendenti. Questa preferenza sessuale non era evidentemente rivolta ai bambini ma agli adolescenti – la classificazione scientifica: efebofilia – dello stesso sesso. Quindi, per quanto si può vedere, non è un pedofilo, ma un modello efebofilo.

    Il fatto che gli autori abbiano prestato poca attenzione alle leggi statali è dovuto, tra l’altro, al fatto che le autorità ecclesiastiche non hanno quasi mai denunciato di propria iniziativa i preti abusivi alle autorità giudiziarie statali fino al 2010. E, ultimo ma non meno importante: si tratta di autori di atti spirituali che hanno ricevuto parti essenziali della loro dubbia socializzazione in istituzioni cattoliche d’élite per la creazione di giovani sacerdoti.

    Velo sul caso Zimmermann

    Da quando la cattedra di Ratisbona ha preso il volo nel marzo 2010 nel caso di Georg Zimmermann con una conferenza stampa, sono circolate molte informazioni sbagliate e incoerenti.

    Uno dei motivi della conferenza stampa era che l’ex Domspatz Franz Wittenbrink aveva annunciato che sarebbe apparso in un talk show. Wittenbrink riferì all’epoca che il direttore del collegio dell’epoca, Zimmermann, si masturbava con gli studenti davanti al vino rosso e che anche tra gli studenti erano avvenute aggressioni sessuali.Le dichiarazioni di Wittenbrink non furono successivamente né ufficialmente smentite né confermate.

    La politica di informazione diocesana nel caso Zimmermann rientra maggiormente nella categoria del “mimetizzazione e inganno”. Le informazioni ufficiali sulla data del processo e sulla durata della detenzione sono semplicemente errate. Inoltre, la cattedra afferma che a Zimmermann fu concesso inutilmente un congedo dal lavoro nell’agosto 1959 per studiare musica. Questa manovra diversiva è smentita dal fatto che l’uomo sfrattato ha fondato e diretto la “Sing- und Musikschule Eslarn” nella sua città natale nel 1961 dopo il suo intermezzo con i Domspatzen. Che discesa! Da direttore di Domspatzen a insegnante privato di musica nel “villaggio sulla striscia della morte” (come il titolo di un programma BR).

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    Ma l’ordinariato non rimase inattivo. Dopo che Georg Zimmermann è stato presentato come un criminale condannato e deceduto alla conferenza stampa del marzo 2010, il personale diocesano ha determinato “abuso sessuale” sul posto e ha portato tutte le informazioni disponibili sull’ex direttore musicale a Ratisbona. In cambio, tuttavia, a Eslarn sono state lasciate informazioni fuorvianti. Da allora, le persone non hanno solo aspettato lì nel municipio un rapporto significativo sul caso Zimmermann.

    Sono state respinte le richieste scritte all’Archivio Centrale Episcopale e al Vicariato Generale per le ragioni del suo licenziamento e per la verifica dei dati biografici di Zimmermann. La falsa informazione viene così cementata. Dall’archivio c’era almeno il bellissimo necrologio colorato del giornale della diocesi “Chi Dio dà la croce – in memoria del direttore musicale Georg Zimmermann” in occasione della morte di Zimmermann il 17 gennaio 1984. In esso, Zimmermann è ritratto come un esistenza sofferente. Non una parola sui suoi abusi e “cattiva condotta”.

    Zimmermann (non) un “molestatore di ragazzi”

    I dettagli dell’ambiente familiare di Zimmermann, d’altra parte, possono essere riconciliati con la descrizione di Wittenbrink. Alla domanda sui motivi della sostituzione di Zimmermann come direttore dei Domspatzen nel 1959, è stato detto che aveva “avuto a che fare con i ragazzi” in un modo speciale. Proprio come “gli antichi greci”. Ma per non essere accusato di essere un “molestatore di ragazzi”, rinunciò volontariamente alla sua posizione con i passeri della cattedrale.

    Le circostanze del licenziamento di Zimmermann dal “Domspatzen” non sono ancora note. Ciò che può essere considerato certo, tuttavia, è che si è reso intollerabile come regista che coltivava “l’amore dei ragazzi” e non ha impedito abusi sessuali nella sua casa e nemmeno li ha commessi lui stesso. Soprattutto perché il suo predecessore Zeitler è fuggito e poi è andato in prigione proprio per questi crimini. Poiché anche gli attacchi di Zeitler furono pubblicamente lamentati, la reputazione della giovane scuola di musica minacciò di affondare ulteriormente sotto Zimmermann.

    Direttori Domspatzen come abusatori

    Ma la serie di direttori sessualmente abusanti del collegio di Domspatzen non si è conclusa con la sostituzione di Zimmermann. Il suo successore Siegfried Lintl, a sua volta ex allievo del seminario episcopale di St. Wolfgang e sacerdote del seminario di Ratisbona, è sospettato di aver abusato sessualmente di studenti della cattedrale.

    Sorgono delle domande: come erano le condizioni sociali nel seminario di studio episcopale di Obermünster, noto come fucina di sacerdoti e che godeva della massima reputazione fino alla sua chiusura nel 1998? È una pura coincidenza che i primi tre direttori di collegio, Friedrich Zeitler, Georg Zimmermann e Siegfried Lintl – tutti ex sacerdoti e seminaristi di St. Wolfgang impiegati da Theobald Schrems – siano diventati sessualmente aggressivi nel collegio di Domspatzen? Difficilmente probabile.

    Piuttosto, è probabile che si tratti di problemi strutturali, come quelli che si sono fatti conoscere, ad esempio, nel seminario vescovile per ragazzi di Bamberga. L’arcivescovo Ludwig Schick si è quindi scusato con le vittime.

    Il breve episodio di Zimmermann con i “Domspatzen” sarebbe stato probabilmente dimenticato molto tempo fa se ex pensionanti come Wittenbrink e altri non avessero sottolineato le azioni del regista in quel momento. Nelle pubblicazioni commemorative e nei rapporti annuali dei Domspatzen, Zimmermann viene soppresso a buon mercato. Questi insabbiamenti ricordano i membri di una famiglia violenta che mentono a se stessi ea coloro che li circondano piuttosto che affrontare le realtà violente.

    Ma come si è comportato Georg Zimmermann a Eslarn dopo essere stato sostituito come direttore del Domspatzen?

    Da insegnante privato di musica a direttore musicale diocesano

    Apparentemente come una sorta di reminiscenza del posto precedentemente previsto di direttore della cattedrale, Zimmermann iniziò inizialmente ad addestrare i ragazzi a Eslarn “per il sacro servizio nel canto corale”. È così che la cronaca parrocchiale di Eslarner del 1965 riportava teologicamente esagerata. Nel 1961 fondò e diresse la “Sing- und Spielschule Eslarn”, da cui si sviluppò la “Knaben-Kapelle Eslarn” e dalla quale Zimmermann reclutò le sue prossime vittime, per così dire.

    Seguì presto un certo successo e la cappella raggiunse la stima nazionale. Zimmermann era considerato da molti dei suoi contemporanei un insegnante di musica molto dotato. Ma Eslarn era solo una soluzione di emergenza per lui.

    Quando a Zimmermann fu offerto un ritorno a una posizione di alto livello nella diocesi, accettò immediatamente. A metà del 1964 è stato nominato primo direttore musicale diocesano di Ratisbona sotto il vescovo Rudolf Graber. Diresse così il neocostituito dipartimento diocesano per la musica sacra. Insieme al maestro di cappella della cattedrale, dall’inizio del 1964 Georg Ratzinger, e al direttore della musica sacra di Ratisbona, Ferdinand Haberl, il direttore musicale diocesano Zimmermann è stato uno dei tre principali musicisti di chiesa della diocesi. Che splendida rimonta. Tuttavia, il prossimo incidente non si è fatto attendere.

    Già nel gennaio 1968, il suo secondo incarico di regista terminò bruscamente. Questa volta la sostituzione non è avvenuta in background, ma con una certa attenzione pubblica. Questa volta è stato anche arrestato per un breve periodo dopo che una madre a Eslarne lo ha denunciato con mandato d’arresto. Il sospetto di “fornicazione con persone a carico” venne processato. Nel febbraio 1969 Zimmermann fu condannato a 20 mesi di carcere e rilasciato nuovamente nel maggio 1969 dalla cattedra di Ratisbona.

    La punta dell’iceberg di Eslarn

    In un servizio giornalistico del NEUE TAG del 22 febbraio 1969, il giorno dopo il processo, sotto il titolo “Bevendo fuori strada”, viene tracciata l’immagine di un uomo pietoso che purtroppo cadde vittima di fornicazione. In base a ciò, Zimmermann, in quanto invalido di guerra, non è stato in grado di raggiungere il suo (non specificato) obiettivo professionale elevato, nonostante le “promesse di un anno fatte dai suoi superiori”. Di conseguenza, “è iniziato a bere”, ha preso antidolorifici, è stato respinto dalle donne e alla fine “è finito nelle grinfie di un omosessuale sposato”. È così che è arrivato a “sentire la mancanza dei suoi studenti di musica.” Gli “errori” sono andati avanti per alcuni anni. Spesso incontrava “resistenza violenta da parte dei ragazzi” “quando voleva toccarli indecentemente.” Poi si lasciò andare,

    Poiché l’imputato ha confessato e si è pentito, i ragazzi interessati non hanno dovuto testimoniare. Il direttore sanitario di Ratisbona Sebastian Maier ha approvato la ridotta sanità mentale di Zimmermann, il che significa che di tutta la serie di reati penali “rimane solo una piccola mancia per la condanna”, secondo il pubblico ministero citato nel rapporto del quotidiano. Dei tre anni richiesti, sono rimasti 20 mesi di carcere.

    Quello che il giornale non menziona è la posizione di Zimmermann come sacerdote e direttore del “Domspatzen”. Apparentemente anche la corte non sapeva che lì aveva già “trattato con ragazzi”, poiché gli incidenti del 1959 erano stati gestiti con discrezione. Visto il gran numero di attacchi rimasti comunque impuniti, probabilmente non volevano più sapere tutto questo con precisione. Dopo il suo rilascio dalla prigione, il consiglio parrocchiale di Eslarner, tra gli altri, ha discusso la situazione e ha sostenuto di dare a Zimmermann un’altra possibilità. Gli fu poi permesso di dare di nuovo lezioni di musica per i giovani.

    La terza possibilità di Zimmermann

    Dopo circa un anno e mezzo come insegnante di musica a Eslarn, Zimmermann è stato autorizzato a lavorare per la terza volta per la cattedra di Ratisbona all’inizio di settembre 1972. Questa volta Zimmermann ricevette la carica di prefetto di musica nel seminario di studio episcopale a Weiden, guidato dal pastore Heinrich Hiebl come direttore. Hiebl, che ha ricoperto una posizione dirigenziale nel seminario di Obermünster dal 1941 al 1955, potrebbe aver saputo delle aggressioni sessuali di Zimmermann. In ogni caso, c’era la condizione che Zimmermann non potesse pernottare al seminario, ma che dovesse tornare a Eslarn, a quasi 40 chilometri di distanza, ogni sera, quando la “tentazione” è nota per essere più forte.

    Dopo circa un anno da prefetto ci fu un altro contenzioso. Di conseguenza, Zimmermann fu licenziato per la terza volta nel novembre 1973 o andò in pensione anticipata all’età di 57 anni. Ciò non è stato fatto dal regista Hiebl, ma dal suo successore. Sorprendentemente, anche Heinrich Hiebl, all’età di 62 anni, è stato messo in pensione anticipata in questa occasione. Cosa sia successo esattamente non è ancora noto.

    Come valutare questo rinnovato impiego di Zimmermann o la “precauzione” di non consentire il pernottamento nel seminario? Ingenui, negligenti o inerenti alle strutture di abuso? Dal punto di vista odierno, l’edizione sembra aver perso il nocciolo del problema. Sarebbe stato facile per Zimmermann incontrare i rioni in città o fuggire a Eslarn. Il collega Zeitler fece lo stesso e abusò per un po’ di uno dei suoi allievi Domspatzen nella sua nativa Mitterteich.

    Chiunque chieda i motivi della sostituzione di Zimmermann si imbatterà in un cartello del silenzio o “persone ignoranti”.

    Un “Obermünsterer” non sa nulla

    Tuttavia, ci sono ex dirigenti del seminario Weiden che potrebbero contribuire all’illuminazione.

    L’ultimo direttore di Weiden, Joseph König, che ha frequentato il seminario di Obermünster (Abitur 1964) e ha lavorato prima come prefetto con i Domspatzen e poi nel seminario di Weiden, quando gli è stato chiesto del caso si è ricordato immediatamente del caso Zimmermann. Alla domanda sui motivi del licenziamento di Zimmermann, König ha detto che “non deve lavare i panni sporchi, vero?” Devi capirlo. No, “non è successo niente” nel seminario per quanto riguarda le aggressioni sessuali, non sapeva nulla degli incidenti a Eslarn. Joseph König, attualmente “Direttore della Fondazione Pielenhofen dei passeri del duomo di Ratisbona”, ha conservato ciò che è realmente accaduto, la cui sporcizia è ancora attaccata alla biancheria della cui biancheria.

    In una relazione finale sul seminario di studio episcopale di Weiden, scritta quando l’istituto fu sciolto nel 1989, si cerca invano eventuali incidenti o un prefetto di musica di nome Georg Zimmermann. Josef Ammer, allora prefetto a Weiden, fu incaricato della stesura di questo documento. Dal 2006 Ammer è canonico e funzionario (vicario di corte) di Ratisbona. Rappresenta il vescovo nel suo ambito di giurisdizione ed è a capo dell’autorità del tribunale ecclesiastico, che è responsabile, tra l’altro, dei cosiddetti delitti morali.

    Ammer è un tipico discendente diocesano auto-allevato, un “Obermünsterer”, come dice lui: A Regensburger di undici anni venne nel 1965 al seminario di studio St. Wolfgang Obermünster (Abitur 1975), lavorò nell’istituto successore come Sottoprefetto, ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1980, e poi dal 1984 al 1989 ha lavorato come prefetto nel seminario maschile di Weiden. Alla domanda sui motivi del licenziamento di Zimmermann, Ammer ha immediatamente rassicurato che all’epoca non sapeva nulla di Zimmermann, un prefetto della musica, o del sottofondo, quindi il fatto che non fosse menzionato nel rapporto non significava nulla. Inoltre non sa nulla di una chiesa o di un’indagine penale contro Zimmermann. Di fronte a una via Zimmermann a Eslarn, invece, rimarrebbe sorpreso: “Pensate che una via porti il ​​nome di un

    Da Eslarn a Moosbach

    Dopo che Zimmermann dovette lasciare il seminario di Weiden nell’autunno del 1973, tornò a Eslarn come pensionato. Poiché ora c’erano delle riserve su di lui, non gli era permesso dare lezioni di musica individuali, solo lezioni di gruppo. L’allora scuola di canto e di recitazione ancora esistente era pragmaticamente chiamata “Grenzlandmusikschule Eslarn e. V.” ehm. Secondo il registro municipale delle associazioni, un tale gruppo esiste ancora a Eslarn.

    Cosa accadde esattamente negli anni seguenti, nessuno vuole o può dare informazioni. In ogni caso Zimmermann fu infine giudicato intollerabile e, su insistenza del parroco locale, non fu più autorizzato a dare lezioni di musica. Nel 1978 si è poi trasferito nella vicina città mercato di Moosbach. Fu ricevuto lì con un bacio sulla mano e lasciato a lui per dirigere e addestrare la neonata “Jugendmusikcorps Moosbach”. Zimmermann mantenne questa posizione fino alla sua grave malattia a metà del 1983.

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    Un ex studente di Moosbacher Zimmermann (e seminarista di Obermünster) non ha nulla di negativo da dire sul suo insegnante all’epoca: “Non era invadente con me o con gli altri.” Il suo insegnante di musica, aveva l’impressione, fosse stato cacciato da Eslarn. Zimmermann aveva le lacrime agli occhi quando ha detto che non gli era più permesso insegnare il coro dei suoi ragazzi. Tuttavia, secondo l’ex studente, in una certa identificazione con l’autore, il crimine compiuto di Zimmermann non dovrebbe oscurare i suoi meriti e il lavoro di una vita. Si dice che quasi tutti i musicisti attivi delle generazioni rilevanti a Eslarn, Moosbach e dintorni provengano dalle scuole di Zimmermann.

    Aggressione contro le persone colpite e onorare l’autore

    Diversi Moosbacher ed Eslarner – per lo più ex studenti del sacerdote – hanno subito espresso il loro dispiacere o hanno parlato di “casino” per il fatto che le gesta di 40 anni sarebbero state riesumate dopo la pena detentiva. L’oggetto di questo oltraggio aggressivo non è però la cattedra di Ratisbona, che nel marzo 2010 ha alimentato i media con la causa Zimmermann (o Zeitler) per ragioni tattiche, ma un nipote e vittima di abusi di Zimmermann: Gottlieb Hochwart.

    Quasi sempre era (ed è) presunto un motivo finanziario, dal momento che ha usato le prime segnalazioni di abusi al Domspatzen nel marzo 2010 come un’opportunità per denunciare il proprio (ripetuto) stupro a nove anni da parte di suo zio nel 1959 . Hochwart riuscì a superare il vergognoso silenzio solo dopo 50 anni.

    Il rapporto di Hochwart suona credibile e tipico di coloro che vogliono vedere condannata l’aggressione sessuale subita e che vogliono che gli autori siano identificati come autori. Tuttavia, nessuno di coloro che sono stati colpiti dall’ex banda di ragazzi degli anni ’60 ha parlato finora. Che sia per vergogna o disinteresse.

    D’altra parte, le reazioni tendenzialmente aggressive degli ex studenti di Zimmermann nei confronti di Hochwart dopo aver accusato suo zio di abusi possono essere spiegate solo con la mancanza di empatia della vittima e/o di identificazione con l’autore del reato. Si adatta all’immagine inquietante quando senti da un’anziana signora di Eslarn che Zimmermann ha regolarmente infilato denaro nei ragazzi maltrattati della band maschile negli anni ’60 quando sono tornati a casa dopo le prove musicali. In privato si parla anche del termine “silenzio denaro”.

    Ultimo ma non meno importante, l’identificazione con l’autore del reato ha portato a un’iniziativa a Eslarn 20 anni fa da parte di diversi club e gruppi musicali che volevano onorare Zimmermann con il nome di una strada. Di conseguenza, il consiglio comunale del mercato ha deciso alla fine del 1993 di creare una “Gg.-Zimmermann-Straße”.

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    Un ex studente di Moosbacher Zimmermann (e seminarista di Obermünster) non ha nulla di negativo da dire sul suo insegnante all’epoca: “Non era invadente con me o con gli altri.” Il suo insegnante di musica, aveva l’impressione, fosse stato cacciato da Eslarn. Zimmermann aveva le lacrime agli occhi quando ha detto che non gli era più permesso insegnare il coro dei suoi ragazzi. Tuttavia, secondo l’ex studente, in una certa identificazione con l’autore, il crimine compiuto di Zimmermann non dovrebbe oscurare i suoi meriti e il lavoro di una vita. Si dice che quasi tutti i musicisti attivi delle generazioni rilevanti a Eslarn, Moosbach e dintorni provengano dalle scuole di Zimmermann.

    Aggressione contro le persone colpite e onorare l’autore

    Diversi Moosbacher ed Eslarner – per lo più ex studenti del sacerdote – hanno subito espresso il loro dispiacere o hanno parlato di “casino” per il fatto che le gesta di 40 anni sarebbero state riesumate dopo la pena detentiva. L’oggetto di questo oltraggio aggressivo non è però la cattedra di Ratisbona, che nel marzo 2010 ha alimentato i media con la causa Zimmermann (o Zeitler) per ragioni tattiche, ma un nipote e vittima di abusi di Zimmermann: Gottlieb Hochwart.

    Quasi sempre era (ed è) presunto un motivo finanziario, dal momento che ha usato le prime segnalazioni di abusi al Domspatzen nel marzo 2010 come un’opportunità per denunciare il proprio (ripetuto) stupro a nove anni da parte di suo zio nel 1959 . Hochwart riuscì a superare il vergognoso silenzio solo dopo 50 anni.

    Il rapporto di Hochwart suona credibile e tipico di coloro che vogliono vedere condannata l’aggressione sessuale subita e che vogliono che gli autori siano identificati come autori. Tuttavia, nessuno di coloro che sono stati colpiti dall’ex banda di ragazzi degli anni ’60 ha parlato finora. Che sia per vergogna o disinteresse.

    D’altra parte, le reazioni tendenzialmente aggressive degli ex studenti di Zimmermann nei confronti di Hochwart dopo aver accusato suo zio di abusi possono essere spiegate solo con la mancanza di empatia della vittima e/o di identificazione con l’autore del reato. Si adatta all’immagine inquietante quando senti da un’anziana signora di Eslarn che Zimmermann ha regolarmente infilato denaro nei ragazzi maltrattati della band maschile negli anni ’60 quando sono tornati a casa dopo le prove musicali. In privato si parla anche del termine “silenzio denaro”.

    Ultimo ma non meno importante, l’identificazione con l’autore del reato ha portato a un’iniziativa a Eslarn 20 anni fa da parte di diversi club e gruppi musicali che volevano onorare Zimmermann con il nome di una strada. Di conseguenza, il consiglio comunale del mercato ha deciso alla fine del 1993 di creare una “Gg.-Zimmermann-Straße”.

    La prima Messa è il culmine altamente carico e sfaccettato di una comunità parrocchiale, l’obiettivo raramente raggiunto di coloro che lavorano per riprodurre il clero cattolico all’interno della propria comunità. Sebbene la benedizione di Zimmermann si sia rivelata una maledizione per molti, Eslarn onora il suo sacerdote.

    Illuminazione concreta invece di parole vuote

    Nel 2004, l’avvocato canonico di Bamberg Alfred E. Hierold ha presentato un inventario coerente a una conferenza di diritto canonico sul tema “Pedofilia ed efebofilia: protezione legale per vittime e accusati”: “Le vittime tacciono perché si vergognano”, i responsabili della comunità perché “temono effetti negativi sulla reputazione della comunità”. Anche le istanze di giustizia secolare tengono la luce agli occhi del pubblico. Al campanile non vengono appesi i risultati delle indagini e le sentenze dei tribunali per non “danneggiare l’immagine della chiesa”. Le pene detentive sono gestite con discrezione, le informazioni vengono fornite solo in silenzio. “Anche molti vescovi hanno taciuto per non smascherare i sacerdoti”.

    Tutte queste osservazioni valgono anche per il caso Zimmermann. Ma Hierold si sbagliava su una cosa. Ha detto che i tempi sono cambiati radicalmente e che la Chiesa cattolica romana ha detto addio alla mentalità del carro e “ha professato una cultura di trasparenza e autocritica”. Questo non è affatto il caso della diocesi di Ratisbona, dove le frasi vuote e il freddo rifiuto delle persone colpite sono state finora l’unica cosa che è accaduta. Sarebbe una grande sorpresa se il vescovo Voderholzer rompesse in modo specifico con la precedente gestione degli abusi sessuali da parte del clero da parte dell’Ordinariato di Ratisbona.

    Über 50 Jahre Vertuschungsgeschichte

  • Rettore accusato di abusi su 13enne. Fece giurare silenzio su madonnina

    Rettore accusato di abusi su 13enne. Fece giurare silenzio su madonnina

    Pedofilia in seminario sul figlio 13enne di un avvocato: processo all’ex rettore
    Don Temporin lo avrebbe costretto a giurare su una madonnina
    di mantenere il silenzio. La Diocesi: “Per noi nessun sospetto”

    PADOVA – L’ex rettore del Seminario vescovile di Padova ha visto, dopo nove anni, davanti ai giudici del Tribunale, l’ex allievo che lo accusa di pedofilia. Una presunta violenza carnale che secondo l’accusa sarebbe avvenuta nel 2004 in condizioni di “inferiorità fisicopsichica”. Il ragazzo aveva tredici anni. Adesso ne ha ventidue. È figlio di un noto avvocato della provincia di Venezia.

    Don Gino Temporin, sessantaseienne, era in aula per la prima udienza. Il pubblico ministero Maria D’Arpa accusa il sacerdote di avere intimato al tredicenne il “silenzio su quanto stava per accadere mediante giuramento su una Madonnina di legno”. E il silenzio significava non rivelare una violenza carnale completa.

    Il giovane ha lasciato il Seminario di Padova dopo la quinta ginnasio. La sua “inferiorità fisicopsichica” è emersa del tutto nel 2008. In quell’anno sono iniziati i ricoveri in una struttura psichiatrica di Teolo (Padova), e poi ad Appiano Gentile (Como). È stato all’inizio del 2009, durante una seduta con una psichiatra, che il giovane ha raccontato della presunta violenza carnale subita in seminario a tredici anni. E anche di “pratiche sessuali in cui era stato coinvolto da altri seminaristi”, si legge nel capo d’imputazione. Insomma, in seminario le “pratiche sessuali” avvenivano anche tra ragazzi durante le ore del riposo.

    Era l’agosto 2004 quando don Temporin era stato scelto dal vescovo Antonio Mattiazzo nel ruolo di dirigente scolastico della scuola media paritaria del Seminario minore. In quel periodo si stavano ultimando i lavori delle nuove aule e alle medie del Seminario erano iscritti una cinquantina di alunni. I fatti contestati sarebbero accaduti proprio in quel periodo.

    “Fin dalle prime indagini il vescovo di Padova – dichiaratamente sorpreso della natura delle accuse e confermando piena fiducia nella persona e nell’operato di don Temporin – ha dato piena disponibilità agli inquirenti nella raccolta di informazioni per fugare qualsiasi dubbio potesse interessare la figura di don Temporin o dell’istituzione Seminario”, si legge in una nota della Diocesi.

    “Contestualmente il vescovo ha assunto le dovute informazioni e non ritrovando alcun sospetto di comportamento moralmente scorretto dell’allora rettore del Seminario minore lo aveva confermato nell’incarico fino al termine previsto del mandato”.
    Giovedì 09 Maggio 2013 – 09:25 Ultimo aggiornamento: 19:42

    Padova, abusi in seminario Ex rettore a processo: “Mi fece giurare su madonnina”

    Pubblicato il 9 maggio 2013 11.40 | Ultimo aggiornamento: 9 maggio 2013 16.34
    di Daniela Lauria

    L’ex rettore del seminario vescovile di Padova. Don Gino Temporin

    PADOVA – Tredici anni, tanti dubbi nella testa. Forse ha sentito la vocazione, forse una voce dall’alto lo ha portato fin dentro quel seminario degli abusi. “Mi ha fatto giurare sulla madonnina” ha raccontato sul banco dei testimoni, a distanza di quasi dieci anni. E ha puntato il dito contro Don Gino Temporin, 67 anni, ex rettore del Seminario vescovile di Padova, quello che lo aveva accolto appena adolescente e in cerca di risposte su quel cammino spirituale, brutalmente interrotto.

    Don Gino Temporin è stato per questo rinviato a giudizio per pedofilia e violenza sessuale nei confronti di quel ragazzino, ormai ventiduenne. L’accusa formulata dal pm euganeo Maria D’Arpa è stata accolta dal gup. I fatti risalgono al 2004 quando il ragazzo, oggi ventiduenne, residente in provincia di Venezia, ha frequentato il seminario vescovile a Rubano, per un mese o poco più.

    L’udienza si è svolta rigorosamente a porte chiuse. Si cerca di mantenere il massimo riserbo su un caso così delicato, ma la sentenza, attesa per luglio, dovrà per forza di cose essere pronunciata pubblicamente. Qualunque essa sia, di colpevolezza o di assoluzione, ci dirà dove sta la verità, almeno quella processuale.

    La storia è venuta a galla quando la presunta vittima era ricoverata in un istituto in provincia di Como. La sua “diversità psicofisica” è emersa del tutto nel 2008. In quell’anno sono iniziati i ricoveri in una struttura psichiatrica di Teolo (Padova), e poi ad Appiano Gentile (Como). È stato all’inizio del 2009, durante una seduta psichiatrica, che il giovane ha raccontato della presunta violenza carnale subita in seminario a tredici anni. E anche di “pratiche sessuali in cui era stato coinvolto da altri seminaristi“, si legge nel capo d’imputazione. In seminario, secondo i suoi racconti, le “pratiche sessuali” avvenivano anche tra ragazzi durante la notte.

    Ai medici che lo aiutavano a superare il difficile momento, il giovane aveva raccontato che quando aveva 13 anni monsignor Temporin, rettore del seminario minore di Padova, aveva abusato di lui con carezze nelle parti intime, obbligandolo in un caso a subire anche un rapporto sessuale completo.

    Era l’agosto 2004 quando don Temporin era stato scelto dal vescovo Antonio Mattiazzo nel ruolo di dirigente scolastico della scuola media paritaria del Seminario minore. In quel periodo si stavano ultimando i lavori delle nuove aule e alle medie del Seminario erano iscritti una cinquantina di alunni. I fatti contestati sarebbero accaduti proprio in quel periodo.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/padova-abusi-seminario-ex-rettore-processo-mi-fece-giurare-madonnina-1555427/

  • Padova, abusi nel seminario minore Il rettore finisce a processo

    Padova, abusi nel seminario minore Il rettore finisce a processo

    PADOVA – Tredici anni e i primi dubbi sul futuro: nel suo caso, su una chiamata di Dio a seguirlo. Così dalla provincia di Venezia quel ragazzino aveva preso la valigia e raggiunto Rubano, a pochi chilometri da Padova, perché lì – lungo la strada che collega la città del Santo con Vicenza – ha sede il seminario minore vescovile, dove i ragazzi possono frequentare la scuola media e capire un po’ di più della loro vocazione. Ma quel luogo di preghiera e formazione in cui il tredicenne, figlio di un avvocato e politico del Veneziano, cercava una risposta, si è rivelato la peggiore prigione possibile e lui, giovane seminarista, si è ritrovato vittima di chi doveva crescerlo e fargli capire la sua strada. Perché ad essere accusato di violenza sessuale e atti sessuali con minorenne è un nome noto della chiesa padovana: don Gino Temporin, 66 anni, monsignore, insegnante di filosofia morale al seminario maggiore, storico rettore del seminario minore di Rubano (incarico che ha lasciato per raggiunti limiti d’età in ottobre) e ora a processo (le udienze si stanno svolgendo a porte chiuse) con le accuse più infamanti per un uomo di Dio.

    In udienza ha deposto la vittima, che ai giudici ha ricostruito la vicenda secondo la sua denuncia, la stessa utilizzata dalla procura patavina per costruire il capo d’imputazione con cui il sacerdote è stato rinviato a giudizio. I fatti, venuti a galla quando la vittima era ricoverata in un istituto in provincia di Como (come avrebbe ammesso mattina lo stesso ragazzo) risalgono al 2004, anche se la denuncia è arrivata al quarto piano del palazzo di Giustizia di Padova solo cinque anni più tardi. Il giovane, diventato nel frattempo maggiorenne, si era confidato con un’assistente e con i medici del reparto dov’era ricoverato, dopo avere lasciato il seminario alla conclusione della V ginnasio – il secondo anno del liceo classico – e avere trascorso alcuni anni in un centro dei Colli Euganei. Ai medici che lo aiutavano a superare il difficile momento, il giovane aveva raccontato che quando aveva 13 anni monsignor Temporin, rettore del seminario minore di Padova, aveva abusato di lui con carezze nelle parti intime, obbligandolo in un caso a subire anche un rapporto sessuale completo. Scrive nel capo d’imputazione il pubblico ministero Maria Ignazia D’Arpa, titolare del fascicolo d’indagine, che don Temporin «agendo con abuso di autorità spirituale e con minaccia» avrebbe fatto giurare il silenzio al tredicenne «su quanto stava per accadere » con una promessa solenne «su una Madonnina in legno », avvertendolo sulle conseguenze a cui andava incontro se avesse raccontato le violenze subite.

    Oltretutto, si legge ancora nel capo d’accusa, il rettore del seminario avrebbe approfittato della labile condizione psichica dello studente, facendo leva sulla grande differenza d’età, sulla soggezione psicologica e sul fatto che il ragazzino «versava in condizioni psichiche debilitate, anche in ragione delle pratiche sessuali in cui era stato coinvolto da altri seminaristi, alle quali non era avvezzo». Queste pratiche, durante la sua deposizione in aula, sono tornate alla luce, aprendo uno squarcio anche su quanto accadeva tra i giovani seminaristi all’interno delle camere da letto della struttura di Rubano, nonostante – è bene chiarirlo – non ci sia su questo fronte alcun risvolto penale. Le violenze che avrebbe messo in atto monsignor Temporin, sono aggravate nell’imputazione dal fatto di avere abusato di un minore di 14 anni che gli era stato affidato per ragioni d’istruzione e formazione, e di «aver agito con abuso dei poteri e violazione dei doveri inerenti alla qualità di ministro di culto». Sarà quindi compito del tribunale collegiale di Padova, presieduto dal giudice Claudio Marassi, accertare come sono andati i fatti e cercare la verità. Intanto però l’avvocato Paolo Marson, legale del sacerdote, spiega che «don Gino Temporin prova un grande dolore per le difficoltà del ragazzo». Non c’è nessuna rabbia nel sacerdote, conferma ancora il penalista, «perché il mio assistito si sente estraneo alla vicenda. L’unica cosa che prova è un grande dolore per il ragazzo, per la sua storia e per i problemi che ha e che deve affrontare ogni giorno».

    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2013/9-maggio-2013/padova-abusi-seminario-rettore-finisce-processo-2121050220807.shtml

  • Accusato di violenza, parroco assolto

    Accusato di violenza, parroco assolto

    Don Vanni gestiva una casa famiglia a Lendinara: “E’ la fine di un incubo”

    di Tommaso Moretto

    Rovigo, 19 aprile 2013 – ASSOLTO con formula piena. Per il tribunale di Rovigo, il fatto non sussiste.Don Vanni, all’anagrafe Lauro Manzin (54 anni), secondo il collegio di giudici non è stato autore né di violenza sessuale né di molestie. Quella di ieri era la terza e ultima udienza del primo grado di giudizio del processo penale contro il sacerdote. I fatti risalgono al periodo tra marzo e maggio del 2009. Il pubblico ministero ha chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove. Ma per Manzin il giudizio è stato ancora migliore. Il tribunale toglie anche il dubbio. La verità giudiziaria è che il fatto non sussiste: nessuna violenza sulle giovani donne che lo hanno accusato.

    C’erano anche loro ieri tra il pubblico, hanno seguito l’udienza. L’avvocato dell’accusa, Davide Perilli, commenta così: «Mi riservo di leggere le motivazioni prima di fare qualsiasi tipo di commento, il collegio si è preso 90 giorni». Questo era il tenore delle testimonianze che si sono potute ascoltare in aula il mese scorso: «Lui ci salutava sempre abbracciandoci e infilandoci le mani su per la schiena, sotto la maglietta». E ancora, «là dentro tutti si salutavano dandosi baci stampo sulla bocca». Poi «faceva sedere le ragazze accarezzando loro il fondoschiena» e «l’ho visto infilare la mano sotto i pantaloni di mia sorella». Manzin (ex parroco a Villamarzana), negli ultimi anni si era occupato, come responsabile dell’associazione ‘La Tenda onlus’, di una ‘casa famiglia’ che è a Lendinara. Una struttura in cui vengono accolte donne vittime di tratta e altre forme di sfruttamento. Era noto per il suo impegno a favore di queste persone, ex prostitute o minori, che hanno avuto vite segnate dal disagio e da problemi di tossicodipendenze. Secondo l’accusa il prete, in occasione di un incontro organizzato durante il Sinodo, cui partecipavano numerose famiglie, avrebbe palpeggiato una ragazza, minorenne all’epoca dei fatti. Secondo la minorenne, in altre occasioni come la confessione, il sacerdote le avrebbe rivolto domande sulle sue fantasie sessuali. Ieri il pm ha domandato esplicitamente all’imputato: «Le è mai capitato di dare della puttanella o della troietta alla ragazza?». Lui ha risposto: «Assolutamente no». Prima don Vanni aveva raccontato una complicata storia di prestiti chiesti dalla madre di una delle ragazze per un totale di qualche migliaio di euro. Don Vanni dopo la sentenza si è detto felice ed ha aggiunto che perdona chi lo ha accusato.
    Tommaso Moretto

    http://www.ilrestodelcarlino.it/rovigo/cronaca/2013/04/19/876135-parroco-assolto-accusato-violenza.shtml

  • Father Clodoveo Piazza

    Father Clodoveo Piazza

    Father Clodoveo Piazza

    Brazilian prosecutors said Father Clodoveo Piazza, an Italian priest who ran an award-winning shelter for homeless children in Brazil, has been charged with sexually abusing boys for years and allowing visiting foreigners to exploit the children. Piazza, now working as a missionary in Mozambique, was charged along with another former director of the nonprofit group Fraternal Help Organization, a private group based in Salvador.

    Lidivaldo Britto, chief prosecutor for Bahia state in northeastern Brazil, said at least 10 boys were sexually abused over several years while Piazza ran the group.

    Sacerdote italiano accusato di pedofilia a Bahia è stato trasferito in Mozambico
    da GLI AUTO-ESILIATI (Note) il Martedì 20 aprile 2010 alle ore 3.12

    PEDOFILIA: PADRE ITALIANO É TRANSFERIDO DO BRASIL PARA MOÇAMBIQUE

    BRASÍLIA, 16 ABR (ANSA) – O sacerdote italiano Clodoveo Piazza, naturalizado brasileiro e acusado de pedofilia pela Procuradoria do Brasil, foi transferido para Moçambique, onde vive em uma residência da ordem dos Jesuítas, publicou o jornal Folha de São Paulo.
    Em 2009 a procuradoria acusou Piazza de abuso sexual no Estado da Bahia, onde também foi acusado de facilitar a exploração de crianças por estrangeiros.
    Piazza vive há sete meses em Maputo, capital de Moçambique, onde negou as acusações e disse ser vítima de uma campanha “política”.

    A procuradora Maria Eugenia Vasconcelos disse à Folha que a maioria dos processos contra o padre jesuíta prescreveu.
    Piazza chegou a exercer o cargo de secretário estadual de Desenvolvimento Social e Combate à Pobreza na Bahia e foi premiado pelo seu trabalho na Organização de Ajuda Fraterna, em Salvador, capital da Bahia. (ANSA)

    Clodoveo Piazza , sacerdote italiano naturalizzato brasiliano, accusato di pedofilia, è stato trasferito in Mozambico, dove vive in una residenza dell’ordine dei Gesuiti, secondo quanto scritto sul quotidiano “Folha de San Paolo”.
    Nel 2009 la procura accusò Piazza di abuso sessuale nello stato di Bahia, dove fu anche accusato di favorire lo sfruttamento di minori da parte di stranieri.
    Piazza vive da sette mesi a Maputo, capitale del Mozambico, da dove nega le accuse e dice di essere vittima di una campagna “politica”.
    Il pubblico ministero Maria Eugenia Vasconcelos ha detto al giornale Folha che la maggior parte dei processi contro i padri gesuiti sono andati in prescrizione.
    Piazza esercitava l’incarico di segretario di stato per lo Sviluppo Sociale e la lotta contro la povertà a Bahia, e fu premiato nella capitale Salvador, per il suo lavoro nell’Organizzazione per il Fraterno Aiuto.

  • Rimesso in libertà don Gaetano Incardona

    Rimesso in libertà don Gaetano Incardona

    L’arciprete, che deve rispondere di abusi sessuali su una ragazza, non potrà risiedere ad Augusta. Nuove accuse da un’altra donna

    VITTORIA. Il gip del tribunale di Siracusa Michele Consiglio ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari per don Gaetano Incardona, l’arciprete della chiesa Madre di Augusta di 74 anni, originario di Buccheri da ma oltre quarant’anni residente ad Augusta, colpito da una misura restrittiva eseguita il 28 febbraio scorso dai carabinieri del Nucleo operativo con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di una studentessa universitaria di 21 anni.

    Il giudice, accogliendo un’istanza di scarcerazione presentata dai difensori del sacerdote, gli avvocati Ettore Randazzo e Pucci Piccione, ha imposto all’indagato unicamente il divieto di soggiorno nel comune di Augusta. Sull’istanza, accompagnata dall’imposizione dell’obbligo di legge, ha espresso un parere favorevole il pubblico ministero Antonio Nicastro che coordina le indagini tuttora in corso.

    Il magistrato inquirente ha sottoposto padre Gaetano Incardona a un secondo interrogatorio, dopo il primo condotto subito dopo l’esecuzione della misura cautelare, nel corso del quale il sacerdote ha ribadito la propria estraneità alla vicenda giudiziaria.
    Chi si aspettava un’ammissione di responsabilità, di fronte alle intercettazioni ambientali ed alla ripresa effettuata con una videocamera nascosta dalla vittima d’intesa con i carabinieri, è andato deluso.

    Don Gateano Incardona ha negato tutte le accuse sostenendo di non avere nutrito alcuna intenzione di molestare la ragazza e non di averlo fatto in precedenza ai danni di altre donne. Al termine dell’interrogatorio la difesa ha presentato al gip l’istanza di remissione in libertà sostenendo che non sussiste né il pericolo di inquinamento delle prove né di fuga o di reiterazione del reato.

    Il rappresentante della pubblica accusa si è dichiarato favorevole a condizione che al sacerdote venisse imposto il divieto di soggiornare ad Augusta. Le indagini sul caso, che presenta ancora adesso alcuni lati poco chiari, intanto proseguono. Al vaglio degli investigatori vi sono le dichiarazioni di un’altra donna che, dopo avere appreso dell’arresto del sacerdote, si è recata dai carabinieri per denunciare un’analoga vicenda che l’avrebbe trovata vittima.

    Nel fascicolo principale vi è tuttavia al momento il nominativo di una sola parte offesa, la studentessa che, dopo avere denunciato ai carabinieri di avere subito molestie durante l’atto della confessione all’interno della sagrestia della chiesa, si è ripresentata allo stesso sacerdote, ma questa volta munita di telecamera nascosta fornitale dai carabinieri, registrando in audio ed in video le presunte perverse attenzioni sessuali esercitate per la seconda volta.

    Sul conto dell’arciprete pesa anche la denuncia per atti non consoni alla figura rivestita all’interno della comunità ecclesiastica di Augusta sporta in commissariato nel novembre dello scorso anno dai genitori di un ragazzino di 12 anni schiaffeggiato dal sacerdote fuori dalla chiesa per avere disturbato, assieme ad altri minorenni, le funzioni religiose.

    http://siracusa.gds.it/2013/04/04/rimesso-in-liberta-don-gaetano-incardona-251734_177840/

  • VITTORIA. Il gip del tribunale di Siracusa Michele Consiglio ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari per don Gaetano Incardona

    VITTORIA. Il gip del tribunale di Siracusa Michele Consiglio ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari per don Gaetano Incardona

    di DANIELA FRANZO’

    VITTORIA. Il gip del tribunale di Siracusa Michele Consiglio ha disposto la revoca della misura degli arresti domiciliari per don Gaetano Incardona, l’arciprete della chiesa Madre di Augusta di 74 anni, originario di Buccheri da ma oltre quarant’anni residente ad Augusta, colpito da una misura restrittiva eseguita il 28 febbraio scorso dai carabinieri del Nucleo operativo con l’accusa di abusi sessuali nei confronti di una studentessa universitaria di 21 anni.

    Il giudice, accogliendo un’istanza di scarcerazione presentata dai difensori del sacerdote, gli avvocati Ettore Randazzo e Pucci Piccione, ha imposto all’indagato unicamente il divieto di soggiorno nel comune di Augusta. Sull’istanza, accompagnata dall’imposizione dell’obbligo di legge, ha espresso un parere favorevole il pubblico ministero Antonio Nicastro che coordina le indagini tuttora in corso.

    Il magistrato inquirente ha sottoposto padre Gaetano Incardona a un secondo interrogatorio, dopo il primo condotto subito dopo l’esecuzione della misura cautelare, nel corso del quale il sacerdote ha ribadito la propria estraneità alla vicenda giudiziaria.
    Chi si aspettava un’ammissione di responsabilità, di fronte alle intercettazioni ambientali ed alla ripresa effettuata con una videocamera nascosta dalla vittima d’intesa con i carabinieri, è andato deluso.

    Don Gateano Incardona ha negato tutte le accuse sostenendo di non avere nutrito alcuna intenzione di molestare la ragazza e non di averlo fatto in precedenza ai danni di altre donne. Al termine dell’interrogatorio la difesa ha presentato al gip l’istanza di remissione in libertà sostenendo che non sussiste né il pericolo di inquinamento delle prove né di fuga o di reiterazione del reato.

    Il rappresentante della pubblica accusa si è dichiarato favorevole a condizione che al sacerdote venisse imposto il divieto di soggiornare ad Augusta. Le indagini sul caso, che presenta ancora adesso alcuni lati poco chiari, intanto proseguono. Al vaglio degli investigatori vi sono le dichiarazioni di un’altra donna che, dopo avere appreso dell’arresto del sacerdote, si è recata dai carabinieri per denunciare un’analoga vicenda che l’avrebbe trovata vittima.

    Nel fascicolo principale vi è tuttavia al momento il nominativo di una sola parte offesa, la studentessa che, dopo avere denunciato ai carabinieri di avere subito molestie durante l’atto della confessione all’interno della sagrestia della chiesa, si è ripresentata allo stesso sacerdote, ma questa volta munita di telecamera nascosta fornitale dai carabinieri, registrando in audio ed in video le presunte perverse attenzioni sessuali esercitate per la seconda volta.

    Sul conto dell’arciprete pesa anche la denuncia per atti non consoni alla figura rivestita all’interno della comunità ecclesiastica di Augusta sporta in commissariato nel novembre dello scorso anno dai genitori di un ragazzino di 12 anni schiaffeggiato dal sacerdote fuori dalla chiesa per avere disturbato, assieme ad altri minorenni, le funzioni religiose.

    http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/siracusa/dettaglio/articolo/gdsid/251734/