Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rete L’ABUSO

  • Domenica 15 a Celle Ligure Gianluigi Nuzzi presenta il suo ultimo libro inchiesta PECCATO ORIGINALE. Interverrà Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO

    Domenica 15 a Celle Ligure Gianluigi Nuzzi presenta il suo ultimo libro inchiesta PECCATO ORIGINALE. Interverrà Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO

    Domenica 15 luglio  ore 21,15  Lungomare Colombo – Celle Ligure: incontro con il giornalista GIANLUIGI NUZZI e presentazione del libro “Peccato originale.

    Conti segreti, verità nascoste, ricatti: il blocco di potere che ostacola la rivoluzione di Francesco” (Chiarelettere)

    Interviene il portavoce della Rete l’Abuso FRANCESCO ZANARDI Introduce Renata Barberis

    Nell’ambito del Festival Parole ubikate in mare Ingresso gratuito

    In caso di pioggia incontri al coperto nell’adiacente Galleria Crocetta

    Dopo i tre libri “Vaticano Spa”, “Sua Santità”, “Via Crucis”, inchieste che ci hanno introdotto nelle stanze e nei segreti più profondi del Vaticano, in questo nuovo libro Gianluigi Nuzzi (giornalista e conduttore su Rete4 di “Quarto grado”) ricompone, attraverso documenti inediti, carte riservate dall’archivio Ior e testimonianze sorprendenti, i tre fili rossi (quello del sangue, dei soldi e del sesso) che collegano e spiegano la fitta trama di scandali, dal pontificato di Paolo VI fino a oggi. Una ragnatela di storie dagli effetti devastanti: un blocco di potere per certi aspetti criminale, ramificato, che continua ad agire impunito, tra violenze e pressioni perpetrate nei sacri palazzi e qui per la prima volta documentate, che hanno suscitato nel tempo interrogativi sempre rimasti senza risposta e che paralizzano ogni riforma di Papa Francesco.

  • Il Papa riceve la vittima del prete pedofilo: “Perdonaci”. Ma il Vaticano nasconde il colpevole

    Il Papa riceve la vittima del prete pedofilo: “Perdonaci”. Ma il Vaticano nasconde il colpevole

    Diego Esposito è stato molestato da ragazzino. Anni di denunce, sciopero della fame. Poi l’incontro col pontefice. Mentre un’associazione di vittime di abusi dei religiosi dice di aver individuato il religioso sotto accusa, che continua a dire messa altrove sotto falso nome

    Settimane di sciopero della fame. Con una sola richiesta per interromperlo: essere ricevuto dal Papa. Diego Esposito (nome di fantasia) è stato accontentato. Diego aveva denunciato di essere stato molestato quando aveva 13 anni dall’allora parroco di Ponticelli e suo insegnante di religione, don Silverio Mura. Fatti risalenti alla fine degli anni Ottanta. “E’ stato un incontro tenero, come tra padre e figlio” ha raccontato la vittima del religioso pedofilo nell’incontrare la suprema autorità cattolica. Dal papa dice di aver ricevuto affetto e incoraggiamento, e le scuse per il male sofferto. “Mi hanno detto di essere sinceramente dispiaciuti per come la Curia di Napoli ha trasmesso gli atti delle indagini”, ha aggiunto Diego, “mi hanno spiegato che a causa di questo, tutto ha subito un rallentamento”. In occasione dell’incontro in Vaticano, il Papa ha twittato: “I bambini devono poter giocare, studiare e crescere in un ambiente sereno. Guai a chi soffoca in loro lo slancio gioioso della speranza!”. Ma dov’è oggi il responsabile di quegli abusi? Trasferito sotto identità coperta, continua a dire messa, e ad essere con tutta probabilità in contatto con minori.

    Diego Esposito ha denunciato gli abusi sessuali subiti da ragazzino nel 2012. Il caso piovve addosso alla diocesi di Napoli, e al cardinale Crescenzio Sepe. Che trasferì don Silverio Mura altrove, sotto altro nome, senza negarli la possibilità di continuare ad officiare messa. E difendendolo, nel frattempo. Nonostante la denuncia e le polemiche, papa Francesco ha poi confermato il cardinale Sepe alla guida della diocesi napoletana per altri cinque anni.

    Oltre che denunciare le molestie alla curia di Napoli, chiedendo poi di essere ricevuto dal Bergoglio, la vittima Diego Esposito si era rivolto allo staff della comunità Rete L’Abuso, con omonimo sito Internet, composta nel 2010 da altre vittime di abusi sessuali dei religiosi. Stando alla ricostruzione di Rete L’Abuso, il molestatore continuava a insegnare religione in una scuola superiore di Cicciano (sempre in provincia di Napoli), spostandosi poi in una scuola media, dopo essersi allarmato per le ricerche sul suo conto con tanto di diffusione di foto segnaletiche. A seguire, tre anni di silenzio. Introvabile, don Silverio Mura che nel mentre aveva preso un’altra identità. Sempre secondo Rete L’Abuso, il prete molestatore sarebbe ricomparso in una comunità di religiosi nel Perugino, per avvicinarsi all’anziana madre. Per poi spostarsi ancora a Montù Beccaria, in Provincia di Pavia, dove Silverio Mura si sarebbe ribattezzato Saverio Aversano, utilizzando il congome della madre. Se è vero che la Chiesa ha riaperto le indagini sul caso delle molestie contro Diego Esposito, e che la giustizia ha i suoi tempi, è anche vero che se fossero confermati tutti gli avvistamenti e i dettagli forniti da Rete L’Abuso, allora diventerebbe piuttosto imbarazzante che il Vaticano abbia lasciato libero di dire messa un prete con precedenti così gravi, mai ostacolato nei suoi spostamenti, addirittura sotto falso nome. E suonerebbe come una beffa per la vittima.

    http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/diego-esposito-papa/

  • Abusi su minore, il caso don Galli all’Onu: “È una battaglia che può servire a tutti”

    Abusi su minore, il caso don Galli all’Onu: “È una battaglia che può servire a tutti”

    Il caso dei presunti abusi di don Mauro Galli ai danni di un ragazzino, al centro di un processo in corso al tribunale di Milano, è arrivato davanti alle Nazioni unite. Nella sede Onu di Ginevra in questi giorni è stato ascoltato Francesco Zanardi, il presidente dell’associazione “Rete l’abuso”, impegnata da anni in prima linea per combattere la pedofilia all’interno della Chiesa. Zanardi, che è stato ricevuto dai funzionari della Commissione Crc (Committee on the rights of child) assieme a rappresentanti di associazioni di sopravvissuti arrivate da altri 23 Paesi di tutto il mondo, ha portato all’attenzione della comunità internazionale la vicenda dei presunti abusi che sarebbero avvenuti nel dicembre del 2011 a Rozzano, nell’hinterland di Milano.

    La vicenda dei presunti abusi

    La notte tra il 19 e il 20 dicembre don Galli, come da lui stesso confermato in tribunale, dormì nello stesso letto con Fausto (nome di fantasia), un ragazzino che all’epoca dei fatti aveva solo 15 anni. L’indomani il ragazzo raccontò alla madre di aver subito delle molestie da parte del sacerdote, che avrebbe provato ad abusare di lui. Il caso è arrivato davanti a un tribunale solo dopo che la famiglia del ragazzo, molto religiosa, si è rivolta invano ad alcune figure apicali della Diocesi ambrosiana, tra cui l’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini e l’attuale vescovo di Brescia Mario Tremolada. I due, anziché denunciare subito l’accaduto alla giustizia o avviare un’indagine conoscitiva interna alla Chiesa, come previsto dalle direttive della Cei, si limitarono a spostare don Galli da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con minori.

    Non è una battaglia personale: ciò che è successo a mio figlio non deve accadere

    A settembre il processo arriverà a sentenza. Nel frattempo la mamma di Fausto, sentita al telefono da Fanpage.it, ha raccontato le proprie emozioni dopo che la vicenda che riguarda il figlio è arrivata anche all’Onu: “Quello che ci è successo è sicuramente una cosa drammatica, terribile e devastante, in primis per mio figlio (il ragazzo ha tentato quattro volte il suicidio ed è ora seguito a livello psicologico, ndr). Noi siamo stati tra virgolette fortunati, perché il caso non era prescritto, il prete è a processo, qualcuno ci ha già risarcito e mio figlio è ben seguito. Però non ci sembrava giusto dire ‘basta, ci chiudiamo nel nostro guscio’, perché abbiamo scoperto man mano che quello che è successo a noi è un copione uguale a tanti altri casi”. Da qui la scelta, dolorosa e per nulla facile, di portare avanti una battaglia non più personale, ma a nome di tutte le famiglie che si sono ritrovate nella loro stessa condizione: “Questa battaglia la può fare solo chi ci è passato – ha aggiunto la mamma di Fausto – E me ne accorgo quando sento altre mamme, con le quali si crea subito una vicinanza e una comprensione. La nostra storia può avere un senso per aiutare a fare in modo che ciò che è accaduto non si ripeta più, anche se il prezzo è altissimo. Io il prete (don Galli) l’ho perdonato – ha concluso la madre di Fausto – ma la cosa che mi fa più male è che ci siano persone nella Chiesa che possano permettere che queste cose succedano anche ad altri ragazzi. È una cosa che non riesci ad accettare, ti sembra una cosa impossibile, soprattutto da parte della Chiesa. È una battaglia da cui non mi posso tirare indietro: non è il mio caso ad essere arrivato all’Onu, è l’associazione (Rete L’abuso, ndr), ed è una battaglia che può servire a tutti”.

    https://milano.fanpage.it/abusi-su-minore-il-caso-don-galli-all-onu-e-una-battaglia-che-puo-servire-a-tutti/

  • I presunti abusi del prete di Milano finiscono all’Onu e inguaiano l’Italia

    I presunti abusi del prete di Milano finiscono all’Onu e inguaiano l’Italia

    di Giorgio Gandola

    Adesso la macchia d’olio sulla tonaca è grande come il mare. E sporca anche l’Italia, che rischia l’incriminazione da parte delle Nazioni unite per favoreggiamento della pedofilia clericale. Il caso di don Mauro Galli, del presunto abuso sessuale nei confronti di un minore e dell’ambigua gestione da parte di Mario Delpini, oggi arcivescovo di Milano, ha assunto una dimensione internazionale. Ieri a Ginevra, nella sede dell’Onu, la vicenda è stata al centro di un forum sulla pedofilia del clero nel quale i testimoni di 23 Paesi del mondo hanno raccontato le loro tristi storie. Per l’Italia è stata ritenuta emblematica quella del sacerdote di Rozzano che alla fine del 2011 ha fatto dormire nel suo letto un ragazzo dell’oratorio dopo averlo confessato e in questi mesi è imputato in un processo per abusi in tribunale a Milano.

    Al culmine di un lungo e tormentato percorso durato tre anni che lo ha portato più volte sulla soglia dell’autodistruzione, il giovane ha trovato la forza di denunciare ai carabinieri gli accadimenti di quella notte attraverso la famiglia. E nel corso dell’inchiesta si è scoperto che don Mario Delpini, allora vicario episcopale di zona, e don Pierantonio Tremolada (allora responsabile dei giovani sacerdoti, oggi vescovo di Brescia) – pur sapendo due giorni dopo dei contorni di quella notte attraverso il racconto del parroco del paese, don Carlo Mantegazza – avevano deciso di non denunciare ai superiori, di non favorire l’apertura di un’indagine previa (invocata da papa Francesco) e semplicemente di trasferire il prete da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con adolescenti. L’imbarazzante storia, stigmatizzata anche dall’arcivescovo Angelo Scola in una lettera ai genitori della vittima (“Mi scuso con voi per il comportamento maldestro dei miei collaboratori”), era a conoscenza del Vaticano nel 2017 quando il Pontefice decise di promuovere Delpini e Tremolada.

    Proprio questi aspetti sono stati al centro della puntuale narrazione davanti alla commissione Children rights connect delle Nazioni unite fatta da Francesco Zanardi, presidente dell’associazione Rete l’abuso, che ha ricostruito la vicenda sottolineando testimonianze, perizie, incongruenze con un denominatore comune: la volontà di salvaguardare l’immagine dell’istituzione ecclesiastica prima che riconoscere il trauma della vittima.

    “Il caso dimostra la continuità della linea omissiva della Santa Sede”, ha spiegato Zanardi davanti a rappresentanti di Stati Uniti, Messico, Francia, Cile, Canada, Svizzera, Germania, Inghilterra, Argentina, fra gli altri. “Nella lunga e complessa vicenda di don Galli si vede ben documentata la continuità dei tradizionali insabbiamenti delle denunce e la promozione degli insabbiatori”.

    Parole pesantissime che hanno scosso l’uditorio rispetto a una vicenda che potrebbe avere conseguenze anche per lo Stato italiano. Le Nazioni unite hanno formalmente confermato l’apertura di un’indagine di verifica nei confronti dell’Italia, che proseguirà per tutto il 2018 e si concluderà nel gennaio 2019, con un’ipotesi di reato molto imbarazzante: favoreggiamento della pedofilia clericale per condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi del clero e violazione della convenzione Onu per i diritti del fanciullo.

    Nel febbraio scorso l’associazione Rete l’abuso aveva diffidato il governo italiano per una serie di omissioni d’atti d’ufficio nella ratifica di convenzioni internazionali sul delicatissimo tema.

    L’Onu è irritata con il Vaticano fin dal 2014, quando criticò una lettera circolare inviata alle conferenze episcopali di tutto il mondo perché dava “la precedenza alle procedure della legge canonica sulle procedure penali nazionali”. E chiesero agli uffici papali di “adottare regole chiare per l’immediata denuncia di tutti i casi sospetti alle autorità civili nazionali anche nei casi in cui le leggi nazionali non lo prevedono come obbligatorio”.

    A suscitare i maggiori sospetti sono le cosiddette “aree di immunità” o meglio di impunità. Quelle zone grigie nelle quali la sottovalutazione degli atti, l’omissione dei provvedimenti, la personalizzazione dei comportamenti al di fuori dei protocolli si trasformano in pelose complicità a salvaguardia dei colpevoli e a ulteriore sopraffazione delle vittime. Proprio per costruire un fronte comune nei confronti degli abusi sui minori, oggi a Ginevra nasce Eca (Ending clerical abuse), un’associazione mondiale con il compito di dare forza al grido di dolore.

    Eppure il motu proprio Come una madre amorevole firmato nel 2016 da papa Francesco è limpido come acqua di fonte: “I vescovi diocesani, gli eparchi e coloro che hanno responsabilità di una Chiesa particolare, devono impiegare una particolare diligenza nel proteggere coloro che sono i più deboli tra le persone loro affidate”. Ricordando che il diritto canonico già prevede la possibilità della rimozione dall’ufficio ecclesiastico “per cause gravi”, il Santo padre precisa: “Tra le dette cause gravi è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori e adulti vulnerabili”. Il caso milanese è aperto. E ora è l’Onu a chiedersi perché promossi invece che rimossi.

    (Trascrizione da La Verità, 7 giugno 2018)

  • Pedofilia, silenzio su Don Mura. La Curia: “Scomparso? Non disponiamo noi dove sia”

    Pedofilia, silenzio su Don Mura. La Curia: “Scomparso? Non disponiamo noi dove sia”

    Don Silverio Mura, ex parroco del quartiere napoletano Ponticelli è stato trasferito a Montù Beccaria, in provincia di Pavia, dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo documentato da Fanpage.it, il religioso è sparito. E al momento nessuno sa dove sia.

    Diego Esposito (nome di fantasia che ha scelto) lotta da otto anni per ottenere la verità e la giustizia su un gravissimo reato che ha trovato il coraggio di denunciare solo dopo molti anni: pedofilia da parte di don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli, che era il suo insegnante di religione. Otto anni fa, insieme a Rete L’abuso, denunciò di essere stato ripetutamente violentato quando aveva solo 13 anni e per molto tempo. I reati sono prescritti dal punto di vista penale, vi è un procedimento civile in corso e già un’indagine interna è stata chiusa senza nulla di fatto.  L’indagine solo recentemente è stata riaperta per volontà di Santa Sede. In più, Don Mura è stato trasferito nel comune lombardo di Montù Beccaria (Pavia), dove era con un falso nome da due anni, ed era persino a contatto con i bambini facendo loro il catechismo. Dopo lo scandalo, documentato da Fanpage.it, il religioso è sparito. Non si sa dove sia.

    Diego ha ottenuto, dopo molto tempo, un incontro con la Curia e con il cardinale, l’arcivescovo Crescenzio Sepe. La Curia da un lato ha mostrato una certa disponibilità a fare finalmente luce sul caso, dall’altro nega ogni responsabilità sulle indagini precedenti e su don Silverio Mura ha dato una risposta sibillina: “E’ andato via? Non disponiamo noi dove sia”, ha detto a Diego il cancelliere, padre Luigi Ortaglio, lasciando intendere che le autorità vaticane se ne stiano occupando più direttamente.  E, di fronte alle insistenze su dove in effetti sia e se sappiano dove sia andato, non c’è stata risposta. Il caso di Diego è stato già chiuso senza esito una volta. Padre Ortaglio, vicario giudiziale aggiunto del tribunale ecclesiastico, gli ha detto: “Sono entrato nel caso nel 2014, ma su don Mura non ci sono mai state calunnie o chiacchiere, c’è stata una levata di scudi a favore di don Silverio”.

    L’indagine non ha portato a nulla nonostante, però, in un video registrato da Diego, faccia a faccia con quello che ha denunciato come il suo aguzzino, il religioso non nega di aver abusato di lui quando era solo un bambino, anzi gli chiede cosa voglia e gli consiglia di recitare l’Ave Maria. Negli anni, altre vittime hanno denunciato all’opinione pubblica e testimoniano in un procedimento civile aperto contro don Mura per pedofilia e don Ortaglio per presunto insabbiamento dell’indagine ecclesiastica, ma non alla Curia di Napoli, proprio per le vicende alterne vissute da Diego Esposito dopo la sua denuncia, compresa la divulgazione da parte della Curia del suo nome e cognome vero e la perdita del lavoro. C’è stata anche una perizia psichiatrica su Diego, che ora emerge essere stata richiesta dal Vaticano, che si è svolta in maniera strana, con il medico che chiedeva spesso a Diego “come mai avesse accettato un invito a casa da parte del religioso”, a soli 13 anni. Inoltre, sempre Diego aveva offerto all’indagine previa della Diocesi di Napoli un dettaglio intimo relativo all’organo sessuale del prelato in questione, che – presumibilmente – solo chi può aver avuto un contatto sessuale con lui può conoscere. Gli è stato risposto, però, che quel dettaglio imbarazzante relativo al suo organo sessuale “potrebbe essere emerso anche in una confidenza fatta da Don Mura a degli amici della parrocchia”.

    La nuova indagine – Recentemente, l’indagine è stata riaperta su impulso della Santa Sede. Adesso, però, alla Curia non basta la testimonianza di Diego e, di fronte alle nuove vittime intervistate anche dalla stampa, chiede che vadano a denunciare all’autorità ecclesiastica. L’avvocato Carlo Grezio, che assiste Diego e anche le nuove vittime, risponde però: “La Curia sa di chi si tratta perché sono testimoni nel processo civile, hanno paura di rivolgersi all’istituzione ecclesiastica visto quello che è accaduto con il caso di Diego”.

    https://napoli.fanpage.it/pedofilia-silenzio-su-don-mura-la-curia-scomparso-non-disponiamo-noi-dove-sia/

  • Lo scandalo dei preti pedofili: in autunno il processo civile, ma a Napoli nessuna denuncia

    Lo scandalo dei preti pedofili: in autunno il processo civile, ma a Napoli nessuna denuncia

    Il confronto fa una certa impressione. Mette in risalto la distanza. Mentre in questi giorni sono state accolte in Vaticano le tre vittime cilene invitate a Santa Marta dal pontefice per fare affiorare dal loro cuore tutto il dolore, la vergogna e l’emarginazione che in questi anni hanno dovuto subire, aiutandole nell’ascolto e soprattutto chiedendo loro scusa per il silenzio colpevole di tanti cardinali e vescovi che in Cile hanno taciuto o insabbiato casi di violenze da parte di un noto prete pedofilo, padre Karadima, a Napoli il cardinale Crescenzio Sepe – alle prese da anni con la vicenda terribile del parroco di Ponticelli finora si è limitato a un appello piuttosto generico. «Chi sa parli». Eppure si tratta di un caso che è stato riaperto dal Vaticano dopo che a Napoli si era steso sopra un velo.

    Il cardinale ieri ha spiegato che le procedure relative all’indagine previa non hanno portato alla luce nuove vittime, che è stato riascoltato il sacerdote accusato ma che alla Cancelleria della diocesi non è giunta nessuna altra denuncia oltre a quella fatta anni addietro da Diego Esposito, il nome è di fantasia, il primo accusatore di don Silverio Mura. A febbraio Il Mattino aveva realizzato un’intervista raccogliendo la testimonianza di una seconda vittima, un altro ex bambino che negli anni Novanta abitava a Ponticelli. Aveva raccontato nei particolari l’incubo che aveva dovuto subire a causa di quel parroco che nel quartiere tutti rispettavano molto. L’identità della seconda vittima la avevamo indicata con due iniziali – G.S. – un altro nome di fantasia, utilizzato per il suo timore di uscire allo scoperto con la vera identità. A essere precisi più che il timore sembrava la paura a frenarlo. Quell’intervista era arrivata sul tavolo di Papa Francesco che allibito aveva disposto che la Congregazione per la Dottrina della Fede agisse di conseguenza.
     
    G.S. ora è un uomo grande e felicemente sposato, con un buon lavoro, ma sta molto attento a non creare contraccolpi alla sua vita o a quella dei suoi figli che sono ancora piccoli. Ha ben presente il calvario che ha dovuto subire Diego Esposito negli anni passati a causa della denuncia fatta in curia, quando ebbe il coraggio, dopo anni di analisi e di disturbi, di andare a bussare alla sede del vicariato e denunciare il passato e le violenze.

    Voleva avere giustizia, accoglienza, ascolto ma si è trovato di fronte a un percorso quasi ostile, non proprio ospitale. Anzi, all’inizio faticavano a credergli e così dovette pure sopportare l’umiliante posizione di chi vuole creare inutilmente scandalo. Successivamente la curia diffuse un comunicato dando conto dei passi fatti, pubblicando il nome e il cognome reali dell’abusato. Un passaggio che non fu indolore per Diego che, come effetto collaterale indesiderato, gli causò la perdita del lavoro: all’epoca faceva la guardia giurata. La sfortunata storia di Diego è ben nota alle vittime di Ponticelli e così nessuno sembra stupirsi più di tanto se nella sede della curia nessuno si è ancora fatto vivo. Non lo farà G.S. che però potrebbe, invece, farlo in sede civile, nel tribunale di Napoli, in autunno, quando inizierà il processo.

    L’associazione che difende le vittime e ha seguito i casi Rete l’Abuso recentemente ha rintracciato don Silverio Mura in un paesino in provincia di Pavia, Montù Beccaria. Era stato rimosso dal cardinale Sepe e destinato in una struttura sconosciuta.

    Don Mura sembra sia stato spostato a seguito di una comunicazione tra la parrocchia e la curia napoletana, interlocutore un religioso originario del pavese, appartenente alla congregazione dei Missionari della Divina Redenzione. La storia di don Silverio diventa di dominio pubblico nel 2012 quando la sua prima vittima, Diego Esposito, stanco delle denunce alla diocesi rimaste inascoltate, ormai disperato ed in cerca di risposte si rivolge alla Rete l’Abuso. Indirizzando anche una lettera accorata a Papa Francesco per chiedere chiarimenti sulla vicenda-scandalo di Ponticelli. In questi giorni che Papa Francesco è impegnato a cambiare il segno della storia della vittime cilene, sorge la domanda se ora non riceverà le vittime italiane.

    https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_scandalo_preti_pedofili_processo_civile-3700051.html#

  • Diego Esposito, vittima di pedofilia, strappa una promessa dal cardinale Sepe: “Ci vedremo”

    Diego Esposito, vittima di pedofilia, strappa una promessa dal cardinale Sepe: “Ci vedremo”

    L’occasione era la visita del Cardinale Sepe, arcivescovo di Napoli, a Ponticelli, quartiere della periferia est della città. Diego Esposito (nome di fantasia), che ha denunciato gli abusi di don Silverio Mura, subiti quando aveva appena tredici anni, cerca da tempo di incontrare il cardinale, senza successo. Silverio Mura era l’insegnante di religione del ragazzino e lo violentò per tre lunghissimi anni. Ma Diego è solo una delle vittime che hanno denunciato gli abusi dall’ex parroco: reati ormai prescritti per la giustizia italiana, caso chiuso per la Chiesa, perché l’indagine interna alla Curia di Napoli aveva dato esito negativo, nonostante le prove, i video e le testimonianze portate da Diego. Se le accuse fossero dimostrate, il suo caso sarebbe il più grave scandalo di pedofilia clericale in Italia.

    Eppure, pare che questa verità sia difficile da appurare, visto che nel 2016 l’indagine interna è stata chiusa per insufficienza di prove nonostante un video che documentava come don Mura non solo non negasse l’esistenza degli abusi, ma invitasse il ragazzo a pregare per superare il trauma. Don Silverio Mura, di contro, si trova ancora saldamente al suo posto, mandato a Montù Beccaria (in provincia di Pavia) nel quale esercitava il suo ministero sotto un altro nome. Come se non bastasse, una perizia psichiatrica chiesta dalla Curia su Diego Esposito si concentrava molto su domande del tipo: “Perché lei ha scelto di andare a casa di un prete?”. Tutto, ovviamente, documentato dallo stesso Diego attraverso audio e video.

    La vittima non si arrende e sta cercando, da anni, di incontrare il Cardinale Sepe, che ha più volte accusato di aver insabbiato l’inchiesta. Questa volta, però, pare sia riuscito a strappargli una promessa, durante un brevissimo dialogo – che ha registrato –  avvenuto fuori dalla parrocchia di Ponticelli. Diego si avvicina prima alla sicurezza chiedendo di Sepe: “Lui mi conosce – dice -. Se può dirle che c’è Diego Esposito, se non mi vuole ricevere non mi riceve, però lui conosce la mia storia, anche solo due secondi”. Le guardie lo avvertono, però, che il Cardinale sta andando via e non lo fanno avvicinare. Ma lui aspetta e finalmente, riesce ad avvicinare Crescenzio Sepe: “Cardinale, sono Diego Esposito, possiamo vederci qualche volta?”. Lui risponde: “Va bene, ti faccio sapere io”. Poi c’è lo scambio di un saluto.

    Diego aspetta giustizia dal 2010, anno nel quale ebbe il coraggio di denunciare le terribili violenze che aveva subito. A lui, insieme a Rete L’Abuso che da anni si occupa di questo tema, si sono aggiunte altre persone, come Giuseppe Scognamiglio (nome di fantasia anche questo) e altre vittime che vogliono restare completamente anonime e hanno scelto di testimoniare a porte chiuse nella causa civile di Esposito e Scognamiglio, l’unica rimasta in piedi, visto che i reati sono prescritti. Intanto, pare che l’indagine su don Mura sia stata riaperta per volontà della Santa Sede dopo una nuova denuncia pervenuta in Vaticano.

    https://napoli.fanpage.it/diego-esposito-vittima-di-pedofilia-strappa-una-promessa-dal-cardinale-sepe-ci-vedremo/

  • Pedofilia, denunciò il prete e perse il lavoro: ora la Chiesa gli dà i buoni per la spesa

    Pedofilia, denunciò il prete e perse il lavoro: ora la Chiesa gli dà i buoni per la spesa

    “Sono contento – spiega Diego Esposito, vittima di un prete a 13 anni – ovviamente avrei bisogno di trovare un nuovo lavoro, certo questo aiuto  non influisce minimamente sulla mia battaglia per la giustizia e la verità”. Anche perché, in realtà, un precedente poco chiaro c’è stato: come denuncia l’avvocato di Esposito, Carlo Grezio, qualche anno fa c’è stata la consegna da parte di un incaricato della Caritas di una busta con 250 euro, dicendo: “Con questo consideriamo chiusa la vicenda, non veniteci più a cercare”.

     

    Diego Esposito (nome di fantasia che lui stesso si è attribuito) è un uomo che, da adulto, ha trovato la forza e il coraggio di denunciare abusi sessuali quando aveva solo 13 anni: così nel 2010, insieme a Rete L’Abuso, ha denunciato don Silverio Mura, parroco di Ponticelli negli anni Ottanta e all’epoca suo insegnante di religione.  Il procedimento aperto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede è stato chiuso nel 2016 per insufficienza di prove. Ma di “prove”, Diego, con coraggio ne aveva portate tante, compreso un video nel quale incontra don Mura che non nega di aver abusato di lui e gli consiglia di pregare per superare gli attacchi di panico dei quali soffre a causa di quelle violenze. Ma non è certo l’unico elemento. Diego ha portato dettagli, fatto denunce, chiesto aiuto tante volte alla Chiesa e alla Curia di Napoli senza ottenere riscontro.

    Dopo la denuncia l’uomo – che intanto ha messo su famiglia- è rimasto senza lavoro e in enormi difficoltà economiche “perché la Curia di Napoli mi ha segnalato alla pubblica sicurezza”, racconta. Poi spiega meglio: “Accusai il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, di avere insabbiato l’inchiesta, nel 2015 scrissi un esposto nel quale chiedevo un’indagine sul cardinale. Nello stesso periodo, ero arrabbiato e deluso, nel tentativo di ottenere finalmente ascolto gli scrissi una email nella quale dissi che se non avessero fatto qualcosa per far emergere la verità mi sarei ucciso. All’epoca facevo la guardia giurata. Lui girò la mia lettera alla Prefettura e la polizia mi sequestrò l’arma d’ordinanza e poi mi è stato revocato il porto d’armi”.

    Ma la storia non è finita certo a questo punto, perché a Diego – che, ricordiamo, denuncia fatti gravissimi – la Curia commissiona una perizia psichiatrica. Che lui fa, registrando l’incontro. Quali siano state domande dello psichiatra incaricato dalla Curia di Napoli, è presto detto: la più pressante, posta almeno tre volte, era sul motivo per il quale un ragazzino di 13 anni accetta un invito a casa dal suo insegnante di religione, un prete. A inizio 2018 Papa Francesco riapre il caso: vuole capire se le indagini svolte dalla Chiesa in questi anni e terminate con una archiviazione siano state fatte bene, ma ad oggi non si hanno notizie in merito. Ma anche una nuova denuncia in Vaticano avrebbe dato nuova spinta all’inchiesta su don Mura. Che, però, in questi anni, è rimasto saldamente al suo posto e addirittura ha continuato a esercitare il suo ministero prima in una scuola a Napoli, e poi sotto un altro nome – don Saverio Aversano –  a Montù Beccaria, nel pavese, anche a contatto con minori.

    La giustizia è un miraggio per Diego: dal punto di vista penale i reati sono in prescrizione, mentre il procedimento interno è chiuso e resta in piedi solo la causa civile. Intanto, è rimasto senza lavoro in conseguenza a una segnalazione della Curia.  Ma Diego ha chiesto anche aiuto per sostenersi, proprio alla Chiesa nella quale ha denunciato violenze gravissime: nel 2016, infatti, riceveva dei buoni da spendere in alcuni esercizi commerciali della sua zona, ma inspiegabilmente gli furono poi sospesi. Oggi, dopo una lunga lotta a colpi di mail e telefonate nelle quali ha anche specificato le violenze gravissime di cui è stato vittima, arriva una risposta della Curia di Napoli, che ha contattato la parrocchia. Diego riceverà dei buoni pasto: “Il parroco di Ponticelli – aggiunge Diego – mi ha poi raccontato che il cardinale Sepe gli ha chiesto anche di pagarmi qualche bolletta, visto che sono in difficoltà economiche e ho una famiglia”. Esposito non nasconde di essere soddisfatto, ma comunque determinato: “Sono contento, ovviamente avrei bisogno di trovare un nuovo lavoro e certo questo aiuto  non influisce minimamente sulla mia battaglia per la giustizia e la verità”. Anche perché, in realtà, un precedente poco chiaro c’è stato: come denuncia l’avvocato di Esposito, Carlo Grezio, qualche anno fa c’è stata la consegna da parte di un incaricato della Caritas di una busta con 250 euro, dicendo: “Con questo consideriamo chiusa la vicenda, non veniteci più a cercare”.

    https://napoli.fanpage.it/pedofilia-denuncio-il-prete-e-perse-il-lavoro-ora-la-chiesa-gli-da-i-buoni-per-la-spesa/

  • La Rete L’ABUSO incontra la Stampa Estera

    La Rete L’ABUSO incontra la Stampa Estera

    Si è svolto ieri presso la sede romana della Stampa Estera l’incontro tra i corrispondenti delle maggiori testate giornalistiche nel mondo e Francesco Zanardi, portavoce dell’Associazione Rete L’ABUSO.

    Il tema era quello dei preti pedofili, ma nel lungo incontro si sono potute approfondire meglio e comprendere le responsabilità, non solo della chiesa, anche quelle delle Istituzioni Italiane e quali siano le condizioni che ancora oggi in Italia impediscono di fatto la prevenzione ed il contrasto a questo fenomeno.

    Un riconoscimento importante per l’Associazione e per tutti coloro che in questi otto anni di lavoro hanno contribuito a realizzare questa realtà.

  • PAVIA; Rete L’ABUSO deposita un fascicolo in Procura sul caso don Silverio Mura

    PAVIA; Rete L’ABUSO deposita un fascicolo in Procura sul caso don Silverio Mura

    Un atto dovuto dopo la grave vicenda che ha visto protagonista Montù Beccaria, un piccolo paesino del pavese, dove da circa un anno si nascondeva sotto falso nome don Silverio Mura, per gli abitanti del posto “Saverio Aversano”.

    Una storia che ha visto diversi protagonisti. La gravità dei fatti, a prescindere dal “se ci siano altre vittime”, vede disattese almeno due convenzioni internazionali: quella di Lanzarote e quella ONU per la Tutela del Fanciullo, dietro alle quali sono venute a mancare anche le più basilari garanzie costituzionali dei minori.

    Infatti, a prescindere dal fatto che don Mura sia prescritto per i presunti abusi sessuali commessi nel napoletano, al di là del nome falso che utilizzava, che sarebbe perseguibile sulla base dell’articolo 494 c.p. e che comunque sottolinea la malafede di chi sapeva: don Mura non poteva stare a contatto con minori perché vi era il più che ragionevole fondamento che fosse pedofilo e, date le caratteristiche della patologia stessa, che paragona il profilo questi soggetti a quello dei serial killer, la possibilità che possa nuovamente abusare è molto elevata.

    Proprio a questo proposito abbiamo integrato nella denuncia depositata presso la Procura della Repubblica di Pavia dall’Associazione Rete L’ABUSO, la relazione della criminologa Luisa D’Aniello, professionista che insieme all’avvocato Carlo Grezio si occupa proprio di due delle presunte vittime di Mura, Diego Esposito e Giuseppe Scognamiglio. Nella relazione emerge non solo la potenziale pericolosità dei tratti antisociali del Mura, ma anche la sistematicità delle tecniche di adescamento da lui utilizzate che, unitamente alla capacità di rapportarsi con gli adulti senza destare sospetto, disegnano un profilo decisamente poco incoraggiante.

    La nostra indagine.

    Don Mura viene mandato a Montù Beccaria circa un anno fa, a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana, interlocutore padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano (NA). Secondo quanto emerso, padre Pittiglio avrebbe presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano. A non far sospettare nulla sarebbe stata un’ulteriore condizione: anche la posta che veniva recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano.

    Padre Egidio Pittiglio sembra aver avuto un ruolo chiave perché, da quanto emerge dal racconto di don Simone Baggio fatto alle mamme di Montù, non solo sarebbe stato colui che già sotto falso nome mandò Silverio Mura a Montù Beccaria, ma fu anche colui al quale Mura si rivolse per chiedere istruzioni su come muoversi dopo essere stato scoperto.

    Dalle nostre indagini emerge che tra il servizio de LE IENE, andato in onda il 7 marzo scorso, e la partenza di don Mura, avvenuta una settimana dopo, il 15 marzo, più di una persona sapesse: tra questi il primo cittadino Amedeo Quaroni, ma né lui, né il parroco intervennero, o almeno, lo fecero, ma non a tutela della collettività, ma del prete.

    Ripercorrendo rapidamente i fatti: il 7 marzo LE IENE hanno trasmesso il servizio su don MURA ma in pochi a Montù hanno visto quel servizio e quei pochi non lo hanno riconosciuto.

    Sabato 10, infatti, le mamme hanno regolarmente mandato i figli in parrocchia e don MURA era presente.

    Domenica 11, da quanto avrebbe riferito alle mamme il parroco Simone Baggio, il sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni – che avrebbe riconosciuto il MURA o che, in qualche modo, era venuto a conoscenza della vera identità di Saverio Aversano – si sarebbe recato dal parroco avvisandolo.

    Troviamo effettivamente un riscontro anche nel comunicato del Primo Cittadino Amedeo Quaroni “dal primo momento in cui ho avuto la notizia che un sacerdote accusato di pedofilia era in mezzo a noi, è stato quello della preoccupazione! Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli”.

    Sempre da quanto emerge però, nessuno avvisò le mamme e, tantomeno, furono presi provvedimenti nei confronti di don MURA, il quale continuò le sue attività parrocchiali di quei giorni, tra cui la benedizione delle case.

    Giovedì 15 marzo, infatti, otto giorni dopo il servizio de LE IENE e cinque giorni dopo l’incontro tra il Primo Cittadino e il parroco, le mamme (che ancora non si erano accorte), ricevono tramite una chat WhatsApp utilizzata per la scuola, la foto di don MURA (alias Saverio Aversano) e scoprono la sua vera identità.

    Ad accorgersi che l’uomo della foto era don Mura è proprio uno dei bambini del catechismo, che esclama alla mamma “ma questo è don Saverio!”

    Il pomeriggio di quello stesso giorno i bambini avevano il catechismo con don Mura ma, anziché i bambini, al catechismo si presentano le mamme che esigono spiegazioni, ma scopriranno che don MURA è partito poche ore prima, probabilmente avvisato da qualche conoscente che aveva ricevuto lo stesso SMS.

    Riteniamo l’accaduto grave, perché ha visto omettere tutte le più basilari norme preventive e ad oggi, ancora nessuno si è preoccupato di verificare, se nelle parrocchie frequentate dal Mura, tra i chierichetti o i ragazzi dell’oratorio, vi sia qualche vittima.

    Grave anche la linea omissiva intrapresa dal parroco e, dietro di lui, dal primo cittadino che, non dimentichiamo, è una figura istituzionale il cui compito è preoccuparsi principalmente della salute psicofisica dei propri cittadini e non dell’immagine della chiesa.

    L’associazione Rete L’ABUSO ha, infatti, chiesto alla Procura di valutare una serie di situazioni e le ipotesi di reato ad esse collegate, tra cui verifiche nei luoghi dove Silverio Mura operava, l’analisi della connessione internet utilizzata dal sacerdote, soprattutto alla luce del profilo disegnato dalla criminologa Luisa D’Aniello, che vede molto elevata, soprattutto per il lungo periodo trascorso dal Mura a Montù Beccaria, una possibile incontenibilità delle pulsioni del Mura.

    L’Ufficio di Presidenza

    Associazione Rete L’ABUSO