Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rete L’ABUSO

  • Abusi del clero e preti pedofili: i numeri in Liguria

    Abusi del clero e preti pedofili: i numeri in Liguria

    Rete l’Abuso ha diffuso il secondo aggiornamento del proprio report nazionale che, attraverso un lavoro certosino, testimonianze, storie e denunce, fornisce una vera e propria mappatura della piaga dei preti pedofili e di tutti gli abusi del clero.

    Storie e testimonianze su Dossier GenovaToday

    Un tema che con Genova Today Dossier abbiamo analizzato in maniera approfondita con un articolo a questo link, raccogliendo i numeri, i dati e le denunce sul nostro territorio, ma anche le storie dei ‘sopravvissuti’ e le voci di chi chiede giustizia e lavora per fare emergere dal buio le segnalazioni. In prima linea, da tanti anni, il presidente Francesco Zanardi con tutto il suo staff di lavoro e un’associazione che chiede giustizia e lotta ogni giorno.

    Abusi del clero, 69 casi in Liguria

    Secondo l’ultimo report di Rete L’Abuso in Liguria si contano in totale 69 casi: 15 nella provincia di Genova; 24 in quella di Imperia; 10 in quella di La Spezia; 20 in quella di Savona.

    Le vittime sono 209, prevalentemente minorenni

    Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni (200) sono un totale di 209 di cui 25 donne, 184 uomini. Di queste 9 sono adulti vulnerabili. Gli ‘offender’ sono sacerdoti in 59 casi, si aggiungono otto laici e due appartenenti al mondo scout.

    Tanto sommerso, 5 condanne definitive

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 69 casi, in 50 Rete L’Abuso parla di ‘sommerso’, riporta poi tre denunce, due indagati dall’autorità Giudiziaria italiana; un condannato in primo grado, cinque condannati in via definitiva; tre prescritti, tre patteggiamenti, un condannato in sede civile e un pregiudicato.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica a Rete L’Abuso risultano sei procedimenti avviati e cinque mai avviati, sugli altri 58 non ci sono dati. Non risultano all’associazione, infine, condannati in sede canonica.

    Come aveva spiegato Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, a Dossier, la mappatura è iniziata a partire dal 2000, sugli anni precedenti è molto difficile avere un quadro della situazione per svariati motivi. Meno denunce, niente internet e dagli archivi cartacei dei quotidiani anche pochi articoli.

    https://www.genovatoday.it/cronaca/preti-pedofili-quanti-sono.html

  • Abusi sessuali nel clero: 75 in Campania di cui 32 in provincia di Caserta

    Abusi sessuali nel clero: 75 in Campania di cui 32 in provincia di Caserta

    Associazione Rete L’Abuso ha pubblicato un dossier relativi agli abusi sessuali nel clero e anche nel suo indotto e i dati sono a dir poco allarmanti. I dati nazionali riportati nel report contano, tra sacerdoti e indotto laico, 1.250 casi di cui 1.106 risultano sacerdoti. Le vittime note risultano 4.625, di cui 4.395 per mano di sacerdoti, 9 per mano di suore, 91 per mano di catechisti, 76 dell’indotto laico, 54 di scout.

    Il sommerso della chiesa, ovvero i casi noti e mai denunciati all’Autorità giudiziaria italiana – spesso a causa dei termini prescrittivi maturati dalla vittima nell’attesa di un esito dai tribunali canonici – è di 839 casi su 1106 (dato sempre riferito ai soli sacerdoti).

    La Campania registra un totale di 75 casi di cui ben 32 in provincia di Caserta, quasi la metà. Registrati, inoltre, 7 in provincia di Avellino; 9 in quella di Benevento; 26 in quella di Napoli; 10 in quella di Salerno. Le vittime sopravvissute prevalentemente minorenni sono un totale di 184 di cui 41 donne, 143 uomini. Di queste 16 sono adulti vulnerabili, 3 persone con disabilità, 56 di queste sono minorenni.

    In particolare in 73 casi sono sacerdoti; 1 suora, 0 sono catechisti, 0 sono laici, 1 scout.

    Per quanto riguarda la situazione penale, su 75 casi: 39 è il sommerso; 5 attualmente denunciati; 5 indagati dall’Autorità Giudiziaria italiana; 3 condannati in 1° grado; 2 condannato in 2° grado; 12 condannati in via definitiva; 2 prescritti; 0 reo confesso; 1 pregiudicato; 2 condannato in sede civile; 1 hanno patteggiato; 0 condannato in entrambe le sedi (civile e penale); 2 sono stati archiviati.

    Per quanto riguarda il processo parallelo in sede canonica risultano; 10 avviati; 2 mai avviati; dei restanti 63 non si hanno dati; 2 risultano condannati in sede canonica.

    https://www.casertanews.it/attualita/abusi-sessuali-clero-sacerdoti-caserta.html

  • Abusi sessuali, la diocesi: «Ferita la nostra comunità» Dal prof di religione all’assistente scout tredici i casi registrati nel territorio pontino

    Abusi sessuali, la diocesi: «Ferita la nostra comunità» Dal prof di religione all’assistente scout tredici i casi registrati nel territorio pontino

    I numeri forniti dalla Rete l’Abuso sono preoccupanti, non solo perché fotografano una realtà grave e pesante, ma perché le vittime sono spesso minori o persone fragili e molti casi restano sommersi. Il nuovo dossier “Tolleranza zero” diffuso nei giorni scorsi ha reso noti i dati relativi ad abusi e violenze sessuali commessi in Italia dal clero e dagli ambienti legati alla Chiesa: 1250 casi, 4.600 vittime note, oltre mille sacerdoti coinvolti, a cui si aggiungono catechisti, laici e scout.

    Il Lazio conta 80 casi in totale, 38 dei quali a Roma, 13 nella provincia di Latina, tra cui gli ultimi noti relativi al prof di religione di un liceo, Alessandro Frateschi, e all’assistente scout dell’Agesci di Terracina Simone Di Pinto. Ma le segnalazioni mappate da Rete l’Abuso vanno anche molto indietro nel tempo e di alcune non si è saputo più nulla.

    LA CURIA
    Ne abbiamo parlato con la Diocesi di Latina, che soprattutto nelle vicende appena citate non si è tirata indietro rispetto a provvedimenti immediati e prese di posizione. «Queste vicende hanno segnato ferite davvero profonde nella comunità ecclesiale diocesana spiega il portavoce della Diocesi – Il pensiero è sempre andato anche alle vittime e alle loro famiglie per la grave sofferenza che vivono a causa dei comportamenti di chierici o collaboratori pastorali o comunque di persone impegnate in ambito ecclesiale.

    Con forte convinzione la Diocesi si attiene alle procedure canoniche e ha sempre assicurato la massima collaborazione alle autorità giudiziaria italiana, per quanto riguarda i delitti di particolare gravità in cui rientrano anche gli abusi sessuali contro i minori e adulti vulnerabili. Su questi, tra l’altro, nelle giuste modalità abbiamo prontamente comunicato l’accadimento dei fatti, o comunque offerto un contributo al chiarimento pubblico. Senza mai nascondere nulla».

    La Diocesi spiega anche come si muove la Chiesa in questi casi: le norme canoniche prevedono che la Diocesi compia solo l’indagine e poi trasferisca il caso al Dicastero per la dottrina della fede, competente nel giudizio, come è stato fatto nei casi che vedevano coinvolti chierici o collaboratori laici delle parrocchie, immediatamente allontanati dall’incarico in via cautelare e già al momento delle segnalazioni sui loro comportamenti.

    «Il vescovo puntualizza ancora la Diocesi – ha sempre assicurato la piena disponibilità a ricevere le segnalazioni, ma soprattutto ad ascoltare le vittime e i loro familiari, ai quali viene sempre assicurato il supporto anche specialistico del consultorio diocesano. In un caso, i familiari di un minore hanno richiesto il colloquio con il vescovo per informarlo e a margine dell’incontro il vescovo assicurò il suo immediato intervento, ma invitò fortemente i genitori a presentare anche una formale denuncia all’autorità giudiziaria italiana».

    L’impegno a proteggere i giovani insomma non è mai venuto meno e resta costante attraverso il Centro di ascolto.
    Laura Pesino

  • Romagna, la mappa degli abusi nel clero: Forlì-Cesena in testa, seguono Rimini e Ravenna

    Romagna, la mappa degli abusi nel clero: Forlì-Cesena in testa, seguono Rimini e Ravenna

    La nuova rilevazione dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO, pubblicata il 1° ottobre 2025, consegna una fotografia senza precedenti della violenza sessuale commessa da appartenenti al clero e dal relativo indotto in Italia: 1.250 casi complessivi, di cui 1.106 sacerdoti; 4.625 le vittime note, 4.451 delle quali minorenni.

    Solo sui sacerdoti, l’incidenza stimata è del 3,57% (1.106 su 31.000 attivi), mentre il “sommerso” – i casi noti alla Chiesa ma mai denunciati all’autorità giudiziaria – isola 839 episodi su 1.106. Un dato che dialoga con 155 condanne definitive sul totale dei 1.250 casi mappati.

    Dentro questo quadro nazionale, l’Emilia-Romagna conta 75 casi e 192 vittime prevalentemente minorenni; 71 sono sacerdoti, poi un catechista e tre laici. Le posizioni penali registrano 53 episodi nel sommerso, con poche denunce attive e 10 condanne definitive. È in questa cornice che la Romagna spicca per numerosità relativa.

    Forlì-Cesena: il baricentro romagnolo

    La provincia di Forlì-Cesena è la più colpita della Romagna: 10 casi censiti. Il dato, pur numericamente contenuto rispetto ai grandi hub regionali del Nord, pesa nel bilancio romagnolo e segnala catene di eventi spesso rimaste senza un approdo giudiziario. Nel quadro regionale, infatti, oltre due terzi dei procedimenti risultano “sommersi” o privi di esito pubblico, una dinamica che ostacola sia la giustizia sia la prevenzione.

    Rimini e Ravenna: numeri vicini, stessa vulnerabilità

    A Rimini e Ravenna il report conta 7 casi ciascuna. Anche qui il tratto comune è l’asimmetria tra il danno registrato e l’effettiva risposta giudiziaria: poche denunce formali, scarsi approdi a sentenza e un ricorso alla giustizia canonica che, secondo la rilevazione, non si traduce quasi mai in condanne note. È un pattern che ricalca il disegno regionale – 2 procedimenti canonici avviati, 3 mai avviati e nessuna condanna nota – e che suggerisce l’urgenza di strumenti di tutela più trasparenti, coordinati con l’autorità civile.

    Il peso della Romagna nell’Emilia-Romagna

    Sommando Forlì-Cesena (10), Rimini (7) e Ravenna (7), la Romagna raggiunge 24 casi, cioè quasi un terzo del totale regionale (75). Considerando che il report attribuisce all’Emilia-Romagna 192 vittime (di cui 185 minorenni), il contributo romagnolo diventa ancor più significativo in rapporto alla densità demografica e alla capillarità delle strutture ecclesiastiche sul territorio.

    Cosa dicono i “macro-numeri” nazionali

    I dati complessivi – 1.250 casi, 4.625 vittime, 3,57% di incidenza tra i sacerdoti attivi, 839 episodi nel sommerso – descrivono un fenomeno strutturale. Nelle regioni più popolose il volume cresce (la Lombardia guida con 174 casi), ma il tasso di sommerso resta elevato ovunque, segno che la trasparenza interna e l’obbligo di segnalazione non sono ancora prassi consolidate. In assenza di una commissione d’inchiesta statale – strumento adottato in diversi paesi europei – il report evidenzia come le stime italiane possano essere per difetto sul versante delle vittime.

    Le falle del sistema: denuncia, prevenzione, risarcimenti

    Il documento rimarca che, tra le 4.621-4.625 vittime citate nelle diverse sezioni, solo una risulta risarcita spontaneamente dalla Chiesa; quando arriva un indennizzo, proviene in prevalenza dalla giustizia italiana. Nel frattempo, il sostegno medico-psicologico appare lacunoso, mentre 22 strutture terapeutiche risultano attive per i sacerdoti, nessuna specificamente per i sopravvissuti da abusi. Il divario tra strumenti per gli autori e tutela delle vittime è uno dei punti dolenti messi nero su bianco.

    Che cosa significa per la Romagna

    Per Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna i numeri non sono solo contabilità del passato. La quota di sommerso, il limitato ricorso a percorsi giudiziari e la quasi totale assenza di condanne canoniche note rendono urgente un’azione su tre livelli: obbligo effettivo di segnalazione all’autorità civile; rafforzamento dei servizi di supporto alle vittime; trasparenza degli esiti, inclusa la tracciabilità dei trasferimenti interni. La Romagna, proprio perché esprime una fetta importante del dato regionale, può diventare un laboratorio di pratiche migliori, dalla formazione nelle parrocchie alla collaborazione strutturata con centri antiviolenza e procure.

    Un indicatore per misurare il cambiamento

    Il confronto fra numero di casi e condanne definitive (10 in Emilia-Romagna su 75) suggerisce un indicatore semplice da monitorare: quota di procedimenti che arrivano a sentenza, tempi medi di definizione e accesso a misure riparative. Portare alla luce il sommerso non è solo questione statistica: significa consentire alle vittime di Romagna – e del Paese – di ottenere giustizia in tempi ragionevoli, e alle comunità di ricostruire fiducia su basi verificabili.

    Metodologia – Il report copre l’arco 2000-2025, aggrega casi trattati direttamente dall’associazione e materiale documentale pubblico, con schede regionali e provinciali di dettaglio. I numeri citati nel pezzo provengono dal report alle sezioni “Dato censito dall’Osservatorio”, “Dettaglio integrale delle schede regionali” e “Conclusioni”.

    https://lavocedicesenatico.it/romagna-la-mappa-degli-abusi-nel-clero-forli-cesena-in-testa-seguono-rimini-e-ravenna/

    2° Report Rete L’ABUSO

  • Quasi 4.400 persone abusate da preti in Italia, denuncia un gruppo di vittime

    Quasi 4.400 persone abusate da preti in Italia, denuncia un gruppo di vittime

    ROMA, 24 ottobre (Reuters) – Quasi 4.400 persone sono state abusate da preti cattolici in Italia nei casi segnalati dal 2020, ha denunciato venerdì un gruppo di vittime, rinnovando la pressione sui vescovi affinché affrontino una crisi che da tempo affligge la più grande fede cristiana del mondo.
    Il conteggio non ufficiale di Rete l’Abuso, la più grande associazione italiana per le vittime di abusi commessi in chiesa, si basa sui racconti delle vittime, su fonti giudiziarie e sui casi riportati dai media, ha affermato il fondatore dell’associazione Francesco Zanardi.
    Rete l’Abuso non ha specificato quanto tempo fa si sono verificati i presunti casi di abuso.
    La Conferenza episcopale italiana (CEI), criticata la scorsa settimana dalla Commissione per la tutela dell’infanzia del Vaticano, non ha rilasciato dichiarazioni in merito alle conclusioni, ha affermato un portavoce.

    LA MAGGIOR PARTE DELLE ACCUSE RIGUARDANO ABUSI DA PARTE DEI SACERDOTI

    La Chiesa cattolica mondiale è stata scossa per decenni dagli scandali che hanno coinvolto preti pedofili e dalla copertura dei loro crimini, ma i leader della Chiesa locale in Italia sono stati meno disponibili ad affrontare la questione.
    Il nuovo Papa Leone XIII, che questa settimana ha incontrato per la prima volta le vittime di abusi sessuali da parte del clero, ha chiesto ai nuovi vescovi della Chiesa di non nascondere le accuse di cattiva condotta . Il suo predecessore, il defunto Papa Francesco, ha fatto dell’affrontare la questione una priorità dei suoi 12 anni di pontificato, ma con risultati alterni .
    In un rapporto insolitamente critico sulla questione, pubblicato il 16 ottobre, la Commissione vaticana per la tutela dei minori ha affermato che solo 81 delle 226 diocesi italiane hanno risposto a un questionario sulle pratiche di tutela da essa redatto.
    Rete l’Abuso ha dichiarato di aver documentato 1.250 casi sospetti di abusi, alcuni con più vittime, di cui 1.106 presumibilmente commessi da sacerdoti, mentre i restanti sono attribuiti a suore, insegnanti di religione, volontari laici, educatori e membri degli scout.
    Il rapporto conteneva casi relativi a 4.625 vittime – o sopravvissuti, come li chiama l’associazione – tra cui 4.395 vittime di abusi da parte di sacerdoti.
    Il rapporto afferma che 4.451 dei sopravvissuti avevano meno di 18 anni e un numero quasi altrettanto elevato (4.108) era di sesso maschile, ha affermato Rete l’Abuso, aggiungendo che tra le vittime c’erano anche cinque suore, 156 adulti vulnerabili e 11 persone con disabilità.
    Secondo l’associazione, dei 1.106 preti predatori sospettati, solo 76 sono stati sottoposti a processi ecclesiastici, di cui 17 sospesi temporaneamente, sette trasferiti in altre parrocchie e 18 ridotti allo stato laicale o dimessi dal sacerdozio. Cinque sono morti suicidi, ha aggiunto.
    https://www.reuters.com/world/almost-4400-people-abused-by-priests-italy-victims-group-alleges-2025-10-24/
  • Un comitato vaticano afferma che la Chiesa è ancora troppo lenta nell’affrontare gli abusi sessuali

    Un comitato vaticano afferma che la Chiesa è ancora troppo lenta nell’affrontare gli abusi sessuali

    Una commissione vaticana istituita per affrontare la crisi degli abusi sessuali da parte del clero ha affermato giovedì che la Chiesa cattolica romana è ancora troppo lenta nell’affrontare un problema che la affligge da decenni.

    La commissione ha invitato i leader della Chiesa ad agire con maggiore rapidità e trasparenza e ha raccomandato alla Chiesa di ascoltare e coinvolgere i sopravvissuti mentre si impegna a ricostruire la fiducia dopo decenni di scandali .

    “Molte volte mi sono posto la stessa domanda: perché così lenti?”, ha dichiarato Mons. Luis Manuel Alí Herrera, segretario della commissione, in una conferenza stampa per presentare l’ ultimo rapporto sui progressi della Chiesa nella lotta agli abusi. “A volte ammetto di essermi scoraggiato perché avrei voluto che il cambiamento fosse più evidente, più radicale”.

    Ma, ha aggiunto, molti vescovi in ​​tutto il mondo stanno ora collaborando attivamente con la commissione, un netto cambiamento rispetto al modello adottato quando fu istituita 11 anni fa.

    L’ultimo rapporto arriva a pochi mesi dall’inizio del pontificato di Leone XIV e sottolinea le sfide che dovrà affrontare. Copre il periodo del 2024, prima che Leone diventasse papa. Leone XIV ha incontrato i membri della commissione quattro volte.

    I gruppi di difesa dei sopravvissuti agli abusi clericali hanno affermato che il rapporto ha nuovamente messo in luce le carenze della Chiesa nell’affrontare il problema.

    Anne Barrett Doyle, co-direttrice di BishopAccountability.org, ha rilasciato una dichiarazione in cui elogia la commissione “per aver illustrato gli scarsi progressi compiuti dalla Chiesa nel porre fine agli abusi e alle insabbiamenti”. Ha affermato che il rapporto dovrebbe “servire da campanello d’allarme per Papa Leone”.

    Ha aggiunto che, sebbene il rapporto fosse costruttivo, era anche “inadeguato e vago, a dimostrazione del potere e delle competenze limitate della commissione stessa”. Il comitato non si è occupato di casi specifici, ad esempio, il che significa che non ha potuto stabilire se i trasgressori fossero stati rimossi dal ministero, il che, secondo i critici, è fondamentale per fermare il ciclo di abusi.

    L’obiettivo del rapporto di quest’anno, il secondo della commissione, era quello di sollecitare maggiori risarcimenti, oltre ai pagamenti finanziari attualmente erogati ad alcune vittime.

    Il rapporto affermava che “il bisogno primario” delle sopravvissute era “il riconoscimento del danno, delle scuse sincere e un’azione significativa per prevenire futuri abusi”. Molte sopravvissute si erano lamentate con la commissione del fatto che la chiesa aveva spesso risposto con “accordi vuoti, gesti performativi e un persistente rifiuto di impegnarsi” con loro “in buona fede”.

    Ma Matthias Katsch, un sopravvissuto residente in Germania che è stato consultato per il rapporto, ha affermato che è necessario un maggiore sostegno finanziario per aiutare le vittime che spesso “soffrono di limitazioni per tutta la vita, anche in termini di attività professionali e reddito”.

    Molte vittime intervistate per il rapporto hanno affermato che le loro denunce di abusi sono state ignorate e che la chiesa spesso non ha fornito accesso alle informazioni sui loro casi.

    Una persona frustrata, rimasta anonima, ha dichiarato: “Vuoi sapere, e non ti dicono niente. È come essere mandati in purgatorio”.

    Il gruppo, la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori , è stato istituito nel 2014 per consigliare Papa Francesco su come proteggere i minori e gli adulti vulnerabili dai predatori sessuali tra il clero. Tra i suoi membri figurano sacerdoti, vittime di abusi e personalità esterne indipendenti, tra cui alcuni con esperienza nelle forze dell’ordine.

    Fin dall’inizio, i critici hanno lamentato l’assenza di poteri esecutivi della Commissione. I rapporti inviati dai singoli Paesi si basano ancora principalmente sulle auto-segnalazioni dei gruppi episcopali. E il rispetto dei questionari volti a valutare la gestione dei casi non è stato uniforme, ha affermato la Commissione.

    In Italia, ad esempio, solo 81 delle 226 diocesi hanno risposto al questionario della commissione, come si legge nel rapporto, mentre in Corea del Sud tutte le 15 diocesi vi hanno aderito.

    I risultati complessivi suggeriscono che, a più di due decenni dall’esplosione della crisi degli abusi clericali nella sfera pubblica, la risposta della Chiesa rimane contrastante, nonostante gli sforzi di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco per codificare una risposta attraverso nuove leggi ecclesiastiche. Sebbene siano stati compiuti alcuni progressi, le associazioni di vittime hanno affermato che il Vaticano ha fatto troppo poco per garantire che le accuse fossero adeguatamente indagate, che i predatori fossero rimossi dai loro incarichi e che coloro che avevano insabbiato gli abusi fossero ritenuti responsabili.

    Il rapporto ha rilevato che in diversi Paesi, tra cui Italia, Slovacchia e alcuni Paesi africani, la “resistenza culturale” ostacolava ancora la denuncia degli abusi. E Maud de Boer-Buquicchio, autrice principale del rapporto, ha affermato che la Chiesa non aveva stanziato fondi sufficienti per istituire centri per la gestione dei casi di abuso.

    Dopo la pubblicazione del primo rapporto, avvenuta lo scorso anno, i critici hanno respinto le conclusioni fornite dai singoli Paesi, sottolineando che non erano state verificate da osservatori indipendenti. Il secondo rapporto ha cercato di porre rimedio a tale situazione presentando note su ciascun Paese redatte dal Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia , nonché osservazioni degli ambasciatori vaticani in ciascun Paese e commenti del personale sul campo.

    La commissione ha inoltre affermato di aver parlato con le vittime per consentire loro di esprimere le loro “reazioni e prospettive sull’accuratezza e la pertinenza delle conclusioni della commissione”.

    Ma almeno nel caso dell’Italia, la commissione non si è rivolta a Rete l’Abuso, la principale associazione nazionale per la difesa dei sopravvissuti agli abusi sessuali, ha affermato Francesco Zanardi, fondatore e presidente del gruppo.

    https://www.nytimes.com/2025/10/16/world/europe/vatican-sexual-abuse-report.html

  • Violenza sessuale, don Rugolo condannato anche in appello

    Violenza sessuale, don Rugolo condannato anche in appello

    La prima sezione penale della corte d’appello di Caltanissetta ha condannato a tre anni di reclusione don Giuseppe Rugolo, sacerdote accusato di violenza sessuale su minorenni.

    I giudici hanno applicato l’attenuante della tenuità del fatto per due delle vittime individuate, rideterminando la sentenza di primo grado che era stata di quattro anni e sei mesi.

    L’impianto dell’accusa ha retto anche in appello, come la credibilità di Antonio Messina, il giovane archeologo sulla cui denuncia è stato incardinato il processo. La Corte d’appello ha estromesso la diocesi di Piazza Armerina dalla responsabilità civile.

    La sentenza è arrivata dopo le repliche dei difensori del sacerdote, presente all’udienza che, ancora una volta hanno criticato la sentenza di primo grado e accusato la stampa di avere condotto un processo mediatico contro don Rugolo. In aula anche le parti civili con Antonio Messina, assistito dall’avvocato Eleanna Parasiliti Molica , i genitori del Messina, con l’avvocato Giovanni Di Giovanni e le associazioni Contro tutte le violenze e Rete l’Abuso con gli avvocati Irina Mendolia e Mario Caligiuri sostituito da Giuseppe Messina del foro di Gela.

    “Ho sempre voluto solo ed esclusivamente giustizia – dice Antonio Messina – C’è una condanna che viene confermata del resto deve ancora partire il processo al vescovo Gisana e al vicario giudiziale Vincenzo Murgano per falsa testimonianza.

    Comunque gli abusi sono stati riconosciuti sia in primo grado che in secondo grado. Mi auguro che questo sia di monito per altri giovani che vogliano denunciare ai quali dico di non denunciare ai servizi per la tutela dei minori considerato il fatto che uno degli avvocati del sacerdote condannato fa parte della commissione tutela minori di Ferrara e difende un prete pedofilo”.

    “Per quanto attiene la posizione del mio assistito – ha detto l’avvocato Parasiliti Molica – l’impianto accusatorio è stato interamente confermato sopratutto ancora una volta vince la credibilità di Antonio”.

    “Aspettiamo le motivazioni e valuteremo se ricorrere in cassazione per alcuni aspetti che non convincono”, ha detto il sostituto procuratore Gaetano Bono.

    https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/07/01/violenza-sessuale-don-rugolo-condannato-anche-in-appello_88919247-b402-4334-ba76-656944ba3832.html

  • Sopravvissuti agli abusi in Italia: il rapporto dei vescovi non mostra la portata completa della crisi

    Sopravvissuti agli abusi in Italia: il rapporto dei vescovi non mostra la portata completa della crisi

    Il responsabile di un gruppo di sopravvissuti agli abusi sessuali in Italia ha espresso dubbi sul fatto che un recente rapporto sugli sforzi di tutela pubblicato dalla Conferenza episcopale italiana fornisca un quadro completo della portata della crisi degli abusi nella Chiesa locale.

    Francesco Zanardi, sopravvissuto e fondatore della Rete L’Abuso, ha dichiarato alla CNA che dal 2020 la conferenza (nota con l’acronimo italiano CEI) pubblica solo “rapporti parziali ogni anno o ogni due anni”, il che rende difficile fare una valutazione accurata.

    “È difficile fare un paragone perché non sappiamo di quali casi si stiano parlando o a quale area geografica d’Italia si riferiscano quando forniscono questi numeri”, ha detto. “È un po’ come se ci fosse una buca in mezzo alla strada e invece di ripararla, ci si limitasse a contare quante persone ci cadono dentro, ma non si ripara.”

    “Diciamo solo che questo rapporto non dice nulla”, ha aggiunto.

    Intitolato “ Proteggere, prevenire, formare: terza indagine sulla rete territoriale di protezione dei minori e degli adulti vulnerabili ”, il rapporto di quasi 100 pagine, pubblicato il 28 maggio, ha evidenziato le pratiche di tutela attuali e in via di sviluppo all’interno della Chiesa italiana tra il 2023 e il 2024.

    Tra queste, l’istituzione di centri di ascolto per le vittime di abusi da parte del clero nel Paese. Secondo il rapporto, attualmente sono 103 i centri che servono 130 diocesi italiane.

    In una dichiarazione diffusa lo stesso giorno, l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI, ha affermato che il rapporto si inserisce in un percorso di trasparenza volto a “superare le resistenze culturali e operative ancora presenti”.

    “Siamo chiamati a fare la nostra parte, con piena consapevolezza e responsabilità”, soprattutto promuovendo “poli istituzionali a livello locale, nonché una più profonda consapevolezza culturale, in particolare all’interno delle università”.

    Sebbene il rapporto abbia rilevato “progressi significativi nella formazione e nella sensibilizzazione”, ha rilevato un aumento dei casi di abuso, la maggior parte dei quali commessi in un “contesto parrocchiale”. Si stima che 115 vittime (64 uomini e 51 donne) tra passate e presenti abbiano denunciato i propri abusi tra il 2023 e il 2024. A titolo di paragone, nel 2022 le vittime hanno denunciato 54 abusi, mentre nel 2020 sono state 89.

    Gli abusi sono stati commessi da “67 presunti autori”, tra cui “44 membri del clero, 15 religiosi e otto laici”, si legge nel rapporto.

    Chiara Griffini, presidente dell’Ufficio per la tutela dei minori della CEI, ha affermato che l’aumento dei casi è “preoccupante perché, come abbiamo sempre detto, anche un solo caso, per quello che è e rappresenta la Chiesa, sarà sempre di troppo”.

    “Ci sono 69 casi segnalati, 37 dei quali sono attuali – il che ci dice chiaramente che il fenomeno è in corso – e 32 sono del passato”, ha dichiarato in un’intervista con CNA l’11 giugno. “Quindi, guardando questi 32 casi del passato, penso che il lavoro di prevenzione che abbiamo messo in atto stia, in un certo senso, gettando qualche seme”.

    Griffini ha aggiunto che la pubblicazione degli abusi segnalati è un segnale che la conferenza episcopale punta alla trasparenza e che “il percorso intrapreso è certamente importante e non si torna indietro”.

    «La protezione dei minori deve essere parte integrante della missione della Chiesa», ha affermato.

    Tuttavia, Zanardi ha dichiarato alla CNA che, nonostante il rapporto indichi il numero delle vittime che si sono fatte avanti nell’ultimo anno, non specifica cosa la Chiesa abbia fatto per assisterle.

    “Dice che ci sono 115 vittime. Bene. Li avete risarciti? Avete fornito loro assistenza psicologica? Non si sa nulla al riguardo”, ha detto.

    Griffini ha detto alla CNA che, mentre il compito dei centri di ascolto è quello di raccogliere le segnalazioni di abusi e di informare le autorità ecclesiastiche su quei casi, il risarcimento alle vittime “riguarda una fase procedurale e quindi non rientra nella competenza” dei centri.

    Ha inoltre osservato che il rapporto evidenzia i vari mezzi di supporto offerti alle vittime e alle loro famiglie dai centri di ascolto, tra cui “supporto psicoterapeutico, supporto spirituale e altre forme che non sono state dettagliate ma che rappresentano una forma di supporto e vicinanza che il centro di ascolto offre alle vittime”.

    Tra le altre preoccupazioni espresse da Zanardi c’era il fatto che il cardinale Matteo Zuppi di Milano, presidente della CEI, non avesse mantenuto la parola data secondo cui i rapporti avrebbero esaminato i casi dal 2000 in poi.

    In una conferenza stampa del 2022 , Zuppi ha annunciato la pubblicazione dei rapporti annuali e ha affermato che avrebbe analizzato solo i casi risalenti al 2000 e non oltre, perché “giudicare qualcosa di 80 anni fa con i criteri odierni, qualcosa che all’epoca era giudicato con altri criteri, crea difficoltà di valutazione”. 

    Tuttavia, il primo rapporto pubblicato nel novembre 2022 pubblicava solo informazioni sui casi del 2020. 

    Sul suo sito web, Rete L’Abuso ha compilato un proprio elenco di casi di abusi in Italia a partire dal 2000. Zanardi ha affermato che, in base ai dati e ai fascicoli raccolti dalle vittime, “contiamo 1.035 preti pedofili che hanno abusato di 4.267 vittime. È una cifra reale”. 

    Durante la conferenza stampa di due anni fa, Zuppi si offrì pubblicamente di incontrare Zanardi e gli disse: “Se hai un caso, diccelo”. 

    Il responsabile della Rete L’Abuso ha dichiarato alla CNA di aver incontrato Zuppi in diverse occasioni e di avergli portato i casi raccolti dalla sua rete.  

    “Li ho portati io, ma poi non li ha più voluti prendere”, ha detto. “Ora loro [la Conferenza Episcopale Italiana] hanno dichiarato che non accetteranno dati da associazioni o da chiunque altro, ma solo i dati che arriveranno ai loro sportelli”.

    Per questo motivo, ha aggiunto, è molto probabile che il rapporto attuale contenga dati incompleti, poiché non tutte le vittime, soprattutto quelle “che non credono più nella Chiesa”, denunciano gli abusi subiti a un centro di ascolto diocesano.

    Griffini ha tuttavia chiarito che l’indagine annuale è intesa come “strumento di monitoraggio e rendicontazione” delle politiche di tutela adottate dal CEI nel 2019.

    “Pertanto, le indagini partono dal 2020 proprio perché il loro scopo è monitorare se il sistema creato, sia per generare ambienti ecclesiali sicuri, sia per intercettare presunti abusi, funzioni”, ha affermato.

    Griffini ha anche detto alla CNA che è ancora in corso uno “studio pilota” che riguarda “casi verificati di abusi contro minori nel periodo di 20 anni tra il 2001 e il 2021” e che la sua pubblicazione è prevista “nei primi mesi del 2026”.

    Ha aggiunto che lo studio è stato redatto da “due enti terzi e completamente indipendenti”: il Centro per la vittimologia e la sicurezza dell’Università di Bologna e l’Istituto degli Innocenti con sede a Firenze.

    «I ricercatori consegneranno i dati a una commissione nominata dalla conferenza episcopale, che effettuerà delle interpretazioni a livello ecclesiale, e lo studio sarà pubblicato nella sua interezza, così come lo hanno riportato», ha spiegato.

    Zanardi ha espresso dubbi sul fatto che la Chiesa italiana potesse essere considerata affidabile nel monitorare se stessa e ha affermato di aver presentato una richiesta alla procura italiana per condurre un’indagine indipendente, come quelle condotte in Spagna e Francia. Tuttavia, ha osservato, era improbabile che un’indagine del genere potesse svolgersi a causa del rapporto tra Chiesa e Stato.

    “Diciamo che l’Italia è un Paese molto particolare, dove di fatto lasciano fare tutto alla Chiesa, ma lo Stato non interferisce”, ha detto. “Non si intromette, come si dice, come la mafia”.

    Griffini ha sostenuto che lo studio pilota “è un’indagine indipendente perché i due organismi non sono chiaramente di natura ecclesiale; sono organismi accademici che hanno ricevuto un mandato, proprio come altre commissioni indipendenti hanno avuto mandati, e risponderanno secondo criteri scientifici”.

    Una volta completato, ha affermato, lo studio del 2026 svilupperà ulteriori ricerche “che potranno davvero far luce su questo fenomeno per aiutarci, oggi, a rendere possibile la non ripetizione e, allo stesso tempo, a trovare quelle che potrebbero essere le migliori pratiche per la giustizia e la riparazione”.

    https://www.catholicnewsagency.com/news/264673/italian-church-abuse-survivor-questions-bishops-conference-report-on-scale-of-clerical-sexual-abuse-crisis

  • Le vittime di abusi sessuali continuano a fare pressione sul nuovo papa

    Le vittime di abusi sessuali continuano a fare pressione sul nuovo papa

    La sera dell’elezione di Leone XIV, al centro di Piazza San Pietro, il volto chiuso di Francesco Zanardi contrasta con le espressioni gioiose. “L’elezione di un nuovo papa non mi procura particolare gioia. C’è un po’ di speranza, ma soprattutto molti dubbi”, afferma il fondatore della Rete L’Abuso, la principale associazione italiana per le vittime di abusi sessuali da parte del clero.

    L’uomo spera ancora che il Papa “faccia propri gli impegni presi da Francesco per combattere questo fenomeno e, soprattutto, li renda realtà”. E per avvertire: «Continueremo a fare pressione.»

    Pochi giorni prima dell’apertura del conclave, la Rete aveva invitato la stampa a precisare che nella penisola risiedono più di mille sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori, ovvero poco più del 3% di tutti i preti transalpini.

    Si dice che il numero delle vittime abbia superato le 4.200. “Chiunque verrà eletto, spetterà a lui intervenire chiedendo agli Stati che hanno lacune legislative, come l’Italia, di colmarle, per non rendere vani gli sforzi che la Chiesa cerca di fare”, è stato spiegato.

    Le rivelazioni continuano. La Conferenza episcopale italiana, presieduta dal cardinale Zuppi, ha pubblicato il primo rapporto di inchiesta sull’argomento. Ma le sue conclusioni mancano di “portata e indipendenza”, secondo la Rete. «In Italia c’è ancora un grosso problema di omertà», afferma con impazienza Francesco Zanardi.

    Da parte loro, la Spagna, diversi paesi latinoamericani e l’intero continente africano continuano a rifiutare la terapia d’urto per questi casi. La Chiesa francese è stata in prima linea, commissionando un rapporto all’alto funzionario Jean-Marc Sauvé, che ha rivelato decine di migliaia di casi di abusi sui minori.

    Denunciando, su Le Point, un governo della Chiesa a lungo “in negazione e dissimulazione”, Jean-Marc Sauvé è stato attaccato dai conservatori e non è stato nemmeno ricevuto da Papa Francesco.

    Il pontefice argentino ha usato parole forti, ma è stato meno attivo di Benedetto XVI, che aveva decretato “tolleranza zero”. E mentre Francesco ha condannato alcuni prelati, ha mostrato colpevole indulgenza nei confronti dell’artista gesuita Marko Rupnik, accusato di molteplici aggressioni sessuali.

    Oggi, mentre continuano le sordide rivelazioni, le vittime – anche in Francia – lamentano una subdola omertà. In alcuni casi, il riflesso difensivo dell’istituzione sembra ancora prevalere sulla sorte di quest’ultima.

    “Un pericoloso pedofilo” Di fronte a questa crisi sistemica, la pressione sulle spalle di Leone XIV è forte.

    Soprattutto perché il 25 marzo l’associazione americana Snap, che aiuta le vittime di aggressioni da parte di personalità religiose, ha presentato una denuncia in Vaticano contro sei membri del Collegio cardinalizio, tra cui Robert Prevost, accusati di aver “insabbiato abusi sessuali”.

    Nei primi anni 2000, nell’Illinois, il prelato americano avrebbe autorizzato padre James Ray, accusato di diverse aggressioni sessuali su minori e sospeso, a risiedere in un convento vicino a una scuola elementare.

    A metà degli anni ’90, un prete, preside di una scuola superiore di New Lenox, sospettato di aver violentato una giovane studentessa, venne mantenuto al suo posto nonostante, secondo gli avvocati della vittima, i dirigenti della scuola “sapessero o avrebbero dovuto ragionevolmente sapere che il padre era un pericoloso pedofilo”.

    A Chiclayo, in Perù, tre donne denunciano gli attacchi da parte di personalità religiose, insabbiati dalle istituzioni. Fatti smentiti dal cardinale Prevost, che, secondo quanto riferito dalla diocesi di Chiclayo, avrebbe incontrato le tre donne, incoraggiandole a sporgere denuncia alle autorità civili.

    A conoscenza delle voci, il Dicastero per la Dottrina della Fede avrebbe condotto una propria indagine, riporta El País, concludendo che “la condotta del neoeletto Papa è stata irreprensibile”.

    Les victimes d’abus sexuels maintiennent la pression sur le nouveau pape

  • I sopravvissuti agli abusi denunciano l’omertà in Italia, il 3,2% sono chierici abusatori

    I sopravvissuti agli abusi denunciano l’omertà in Italia, il 3,2% sono chierici abusatori

    La rete italiana di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, Rete L’Abuso, ha dichiarato martedì che in Italia c’è ancora troppa “omertà” nei confronti dei preti predatori e che circa il 3,2% dei chierici sono abusatori.

    Le reti di sopravvissuti in Italia e all’estero hanno affermato che il defunto Papa Francesco ha fatto più dei suoi predecessori per affrontare la crisi degli abusi che ha sconvolto la Chiesa globale, ma ancora troppo poco.

    “Ci sono enormi lacune legislative in Italia, ad esempio non c’è l’obbligo di denuncia, mentre le gerarchie non hanno affatto rispettato gli appelli di Papa Francesco” contro la pedofilia, ha affermato il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, in una conferenza stampa promossa dai familiari delle vittime di preti pedofili alla vigilia del conclave per scegliere il successore di Francesco.

    https://www.ansa.it/english/newswire/english_service/2025/05/06/abuse-survivors-decry-omerta-in-italy-3.2-clerics-abusers-3_86056f39-59ed-4c27-bde4-af59999bbce5.html