Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La criminalità minorile nella Chiesa: cosa rivela il primo rapporto indipendente presentato in Italia

    La criminalità minorile nella Chiesa: cosa rivela il primo rapporto indipendente presentato in Italia

    Mai prima d’ora era stata effettuata un’indagine di questo tipo all’interno della Chiesa cattolica italiana. Lunedì 20 gennaio 2025, un rapporto indipendente commissionato dalla diocesi di Bolzano e Bressanone, in Alto Adige (Nord), ha evidenziato casi di violenza sessuale commessi al suo interno. Risultato: 41 sacerdoti sono stati accusati di aver abusato di 75 persone, soprattutto minorenni, tra il 1964 e il 2023.

    L’indagine è stata condotta dalla società tedesca Westpfahl Spilker Wastl, autrice del rapporto di Monaco del 2022, in cui l’ex papa Benedetto XVI era implicato per la sua inerzia nei confronti dei preti pedofili quando era arcivescovo.

    “Errori” e “negligenze”

    Per produrre questo file di 631 pagine, gli autori hanno passato al setaccio gli archivi diocesani. È stato inoltre lanciato un invito a presentare testimonianze. «Al di là del numero delle vittime e dei sacerdoti accusati, quest’opera presenta le dinamiche e gli aspetti strutturali che hanno contribuito a questi abusi», spiega don Gottfried Ugolini, responsabile del servizio di prevenzione della diocesi. Questa dimensione “sistemica” è stata rivelata nel rapporto della Commissione indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa (Ciase) presentato ai vescovi francesi il 5 ottobre 2021.

    Gli autori descrivono nel dettaglio una ventina di casi evidenziando “errori” e “negligenze” da parte dei funzionari diocesani. Come il caso di questo sacerdote trasferito di parrocchia in parrocchia, da quasi cinquant’anni, nonostante le denunce di abusi su bambine. «Mi assumo la responsabilità degli errori commessi durante il mio episcopato», ha reagito venerdì Ivo Muser, vescovo della diocesi di Bolzano dal 2011, venuto a conoscenza dei risultati del rapporto al momento della sua pubblicazione, quattro giorni prima. Il vescovo ha chiesto “perdono alle persone coinvolte, alle comunità parrocchiali e ai fedeli”. Prima di annunciare nuove misure in arrivo, tra cui l’istituzione di “procedure più chiare”, una maggiore presenza di donne in posizioni dirigenziali, o anche un sistema di “monitoraggio e controllo”, per prevenire la recidiva in caso di sospetto abuso.

    Una diocesi in prima linea

    Da diversi anni la diocesi di Bolzano e Bressanone – culturalmente vicina alla Germania – è in prima linea nella lotta alla pedofilia nella Chiesa in Italia. Nel 2010 è stato il primo ad aprire un centro di ascolto per le vittime di preti abusivi.

    Il sondaggio pubblicato è “un’esperienza che consideriamo positivamente e che studieremo”, ha commentato mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI). Finora la Chiesa cattolica italiana si è rifiutata di affidare il dossier sugli abusi sessuali a una commissione indipendente, come in Francia. In questa fase sono stati prodotti due rapporti esclusivamente sulla base dei casi denunciati alle autorità ecclesiastiche tra il 2020 e il 2022. Un altro è previsto, alla fine del 2025, sui fatti denunciati alle diocesi tra il 2001 e il 2021.

    “Un risultato parziale”

    Ancor prima della sua pubblicazione, Francesco Zanardi parla già di “farsa”.  «Questo rapporto non sarà completo perché la Cei non tiene conto dei dati della magistratura», lamenta il presidente dell’associazione Rete l’abuso, che elenca i casi di abusi sessuali nella Chiesa italiana. Ricorda inoltre che il clero, ancora potente nel Paese, non è obbligato a denunciare queste violenze ai tribunali. Un privilegio previsto dal Concordato, adottato nel 1929 e modificato nel 1984, che definisce i rapporti tra il Vaticano e l’Italia.

    Quanto all’inchiesta della diocesi di Bolzano, Francesco Zanardi non si mostra più entusiasta. “Dove furono messi i preti violenti? Cosa è stato fatto alle vittime? », chiede. Certamente l’indagine è stata condotta da uno studio legale indipendente, “ma i dati restano quelli della diocesi. Non possono essere imparziali ”, sottolinea con scetticismo. Inoltre, questo rapporto non tiene conto né dei casi giudicati nei tribunali né di quelli denunciati negli istituti religiosi. “È un risultato parziale”, ammette Don Gottfried Ugolini. Sappiamo che questa è solo la punta dell’iceberg”.

  • La coppia che si suicida come la figlia, molestata da bambina da un parente. L’ultima intervista al papà: «Quell’uomo un assassino»

    La coppia che si suicida come la figlia, molestata da bambina da un parente. L’ultima intervista al papà: «Quell’uomo un assassino»

    Ripubblichiamo per gentile concessione dell’Eco del Chisone di Pinerolo l’intervista integrale al padre di Chiara Giacoletto, Alessandro. L’uomo è morto il 9 dicembre, a pochi giorni di distanza dalla moglie, per le conseguenze di un tentativo di suicidio nella loro casa, non reggevano la memoria della figlia suicida dopo un abuso subito anni prima.

    ORBASSANO – Chiara è andata via. L’ha fatto in una gelida sera d’inverno. Con un viaggio di sola andata ha deciso, in silenzio, di non tornare indietro. Sopraffatta da un peso troppo grande, ha aspettato che i suoi genitori uscissero a cena con dei loro amici per mettere in atto quanto aveva progettato. Ha assunto degli psicofarmaci e si è tolta la vita impiccandosi ad un termosifone a parete. In casa ha lasciato cinque lettere, destinate alle persone a lei care, chiedendo loro scusa per il suo gesto. Aveva solo 28 anni, un sorriso radioso e un amore per la montagna che la portava a scalare vette e rincorrere sogni.

    A pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Giacoletto racconta la tragedia che ha distrutto la sua famiglia.
    E non si rassegna a considerare quello di Chiara un suicidio: «Oltre ai terribili casi che la cronaca ci espone a ritmo impressionante e che tutti conoscono e condannano – dice – esiste un mondo sommerso di situazioni esistenziali meno visibili, ma infinitamente più vasto. Mi riferisco alle donne che subiscono molestie o abusi in età infantile o adolescenziale, talora in contesti di degrado, talora all’interno di famiglie cosiddette “normali”. L’esperienza ci insegna che, fino a quando non si subisce in modo diretto un dramma, non è possibile comprenderne sino in fondo la profondità o l’intensità».

    Chiara ha deciso di farla finita al termine di una giornata apparentemente “normale”. A detta di papà Alessandro, somigliava molto – anche fisicamente – a Giulia Cecchettin, studentessa 22enne uccisa poco più di un anno fa dalle mani assassine del suo ex fidanzato. «Stesso sorriso solare, altrettanto bella e sognatrice». Amante dello studio e della letteratura, dopo una infanzia ed una adolescenza apparentemente “normali”, il suo malessere venne fuori solo nel 2016 alla età di 23 anni, quando la ragazza stava frequentando la facoltà di Medicina.

    «Venne alla luce con attacchi di panico, ansia, insonnia, incubi. Chiese aiuto. Venne supportata inizialmente da una brava psicologa, poi da un ottimo psicoterapeuta con la collaborazione di uno psichiatra del servizio pubblico e poi ancora da un’altra psicoterapeuta molto brava con cui Chiara aveva un rapporto di amicizia», ricorda il genitore.

    La giovane aveva trovato ascolto e conforto ma non era stata in grado di rompere completamente il muro del silenzio. E dietro il suo sorriso nascondeva un dolore antico, un grido soffocato che non riusciva a emergere. Le parole non dette l’hanno divorata dentro.

     Per anni, i suoi genitori hanno cercato di comprendere, di aiutare, di salvarla. Ma quel dolore, radicato in un’infanzia violata, era un abisso troppo profondo. Solo nel 2018 i suoi genitori avevano scoperto l’entità del suo dramma, leggendo un diario lasciato aperto quasi per caso. Una volta confidò a suo padre quel tarlo che le divorava l’anima: «Sarebbe meglio il cancro: quello potrei toglierlo, questo no».

    Da allora iniziò un calvario comune a tante famiglie, alla rincorsa di una speranza di riscatto e di salvezza. Chiara era stata vittima di molestie da bambina. L’aguzzino? Una figura familiare, una persona apparentemente insospettabile, un uomo che raccontava con leggerezza le sue vicende passate, ignorando il male che portava dentro e le violenze subite che aveva riversato su una bambina indifesa. «Come emerge dalle parole di Chiara e dalle testimonianze dei professionisti che l’hanno avuta in terapia, il responsabile era un parente insospettabile, che viveva con noi a Pasta di Rivalta, morto anni fa per un tumore ai polmoni». Come troppo spesso accade, il trauma era rimasto nascosto, sepolto sotto strati di vergogna, ricatti emotivi e paura. E quando il dolore era finalmente emerso, aveva già eroso troppo.

    Dopo il dramma di quella tragica notte di quasi tre anni fa, la famiglia Giacoletto ha deciso di vendere la propria quota della farmacia di Orbassano e devolvere il ricavato in beneficenza, anche per aiutare i bambini in Etiopia.

    Di fronte a una tragedia così grande, hanno scoperto non solo l’affetto di tante persone ma anche numerose dolorose narrazioni: «Storie mai raccontate fatte di silenzio e di dolore. Parole non dette che fanno parte di questo infinito mondo sommerso. Oggi vorrei dare voce a queste vicende. Suicidio è, in questi casi, un termine inesatto. Chi pone fine alla sua vita a causa di una violenza è vittima di un “omicidio psichico” e il suo aguzzino è un assassino. Ancora oggi, se il reato di abuso o molestia contro un minore è antecedente di dieci anni alla denuncia o al ricordo del fatto, questo cade in prescrizione e il responsabile non è perseguibile».

     Lo scorso anno i coniugi Giacoletto sono stati invitati alla sede di Emergency a Milano a sostenere una petizione europea per rendere giustizia ai sopravvissuti alle molestie subite in età infantile e adolescenziale. “Justice Initiative”, si chiama così la raccolta firme sostenuta dalla Fondazione Guido Fluri con la partecipazione delle “Rete l’Abuso” fondata da Francesco Zanardi, promossa per potenziare la difesa dei minori vittime di abusi. In quell’occasione il fotografo e psicologo Simone Padovani ha presentato la sua mostra itinerante “Shame European Stories”, una rassegna di 60 scatti in bianco e nero con i volti e i racconti di sopravvissuti: tra le immagini, anche quelle di Alessandro e Cristina, gli unici due genitori che hanno avuto il coraggio di affrontare pubblicamente un’esperienza estremamente dolorosa e dare voce a chi non c’è più.

    «Quando a una farfalla si toccano le ali, smette di volare», dicono.
    Oggi loro due si sentono delle “ombre” che hanno smesso di vivere quella sera di febbraio. Ma il loro desiderio è che a nessun’altra farfalla venga impedito di librarsi in cielo. E che il dolore possa trovare parole e salvare altre vite. Chiara non c’è più, ma la sua storia è un grido potente che non può passare inosservato.

    Paolo Polastri

    https://torino.corriere.it/notizie/cronaca/24_dicembre_26/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-l-intervista-del-padre-poche-settimane-fa-quell-uomo-57d64b2c-e425-4863-8526-a6dc35586xlk.shtml

  • MINORI. PEDOFILIA, GARANTE LAZIO: RAGAZZI DEVONO SAPER RICONOSCERE CAMPANELLI ALLARME

    MINORI. PEDOFILIA, GARANTE LAZIO: RAGAZZI DEVONO SAPER RICONOSCERE CAMPANELLI ALLARME

    (DIRE) Roma, 12 set. – “Il mio lavoro si è concentrato e si concentrerà anche quest’anno, nel rendere edotti i ragazzi sul tema degli abusi, per quello che potrò e mi consentiranno di fare.

    Lavoro per non lasciare i ragazzi nell’ombra e in quelle situazioni fumose che non garantiscono seriamente la loro protezione e la loro tutela”, lo ha detto Monica Sansoni, Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio, intervenendo alla conferenza organizzata da Rete L’Abuso per presentare il report sulle vittime di pedofilia in Italia. Il report conta 1.570 ‘sopravvissuti’ agli abusi, di questi ben 1.426 sono minori vittime di sacerdoti.

    “Sono numeri importanti- ha commentato Sansoni- ma immaginiamo quanto sia il sommerso, quanti siano i casi che non emergono. In questi giorni di fine estate, ad esempio, sono stata già contattata da tre famiglie che mi vogliono rappresentare abusi ai danni di minori che provengono da ambienti della Chiesa”. “Tra i nostri compiti, come garanti- continua Sansoni- c’è quello di tutelare i giovani, ossia insegnargli quali sono gli atteggiamenti lesivi dei loro diritti e consentirne il recupero e il benessere psicofisio, su questo dobbiamo concentrarci”.

    Parlare di questi temi con i ragazzi o le famiglie, però, non è facile. “Ho più facilità ad approcciate l’argomento sotto il punto di vista del web- dice Sansoni- Quando, invece, si vanno a toccare i segnali di rischio ‘faccia a faccia’ trovo più difficoltà all’approccio perché c’è una difficoltà proprio ad affrontare l’argomento sessualità e a indicare quali sono i comportamenti leciti e quali no.

    Ma bisogna formare i ragazzi affinché essi stessi possano individuare i campanelli d’allarme che conducono il minore a essere bersaglio del pedofilo”. “La paura più grande che hanno i giovani abusati- conclude la garante- è quella di non essere creduti ed è per questo che io, in primis, mi faccio portavoce delle loro denunce anche quando ho pochi elementi da portare alla Magistratura”. (Mab / Dire) 13:18 12-09-24 NNNN

  • Rete l’Abuso, per lotta alla pedofilia troppi vuoti legislativi

    Rete l’Abuso, per lotta alla pedofilia troppi vuoti legislativi

    (ANSA) – ROMA, 12 SET – La lotta alla pedofilia in Italia èdifficile a causa delle “inerzie dei governi che si sonosusseguiti, più volte richiamati dagli organi sovranazionali. Adoggi sono ancora inadempienti di fronte alle raccomandazioni”.

    E’ quanto afferma la Rete L’Abuso che oggi in una conferenzaonline ha fatto il punto della situazione. “Paradossalmente ildato meno inquietante che emerge dal report, sono le migliaia divittime prodotte ogni anno nel paese. Più preoccupante invecequella ‘free zone’ prodotta da vuoti legislativi, tanto evidentiche non esiste possibilità di ragionevole dubbio; lo Stato perinerzia è il diretto responsabile”, denuncia l’associazione chequesta volta mette sotto la lente non solo il clero masoprattutto l’ampio mondo del volontariato e delle associazionisportive, che hanno un contatto diretto con migliaia di bambini.

    “I report governativi ogni anno restituiscono dati come ilnumero di vittime, spesso preso dai report della Polizia diStato (le sole denunce quindi, a vedere pure poche) chetuttavia, se pur a nostro avviso risulti sottostimato nelpanorama europeo, restituisce diverse migliaia di vittime afronte delle quali però, non si legge sulla cronaca di indaginio di arresti. La domanda ovvia – si chiede l’associazione – chesorge è: dove sono i pedofili che le hanno prodotte? Un reportprodotto in mesi di lavoro analizzando i dati a nostradisposizione che disegnano un quadro davvero inquietante.

    Questavolta non sul clero – si sottolinea – ma il quadro generaledell’Italia, paese che si può tranquillamente definire il terzomondo europeo in materia di tutela di minori e personevulnerabili”. (ANSA).2024-09-12 13:25RTU

  • MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    (DIRE) Roma, 12 set. – “I dati (1570 vittime censite da L’Abuso e 956 dichiarate dalla Chiesa) sono inseriti e conteggiati separatamente- spiega la Rete- in quanto molto fumosi, parziali e non circostanziati, né per quanto riguarda le diocesi di provenienza del dato, né per quanto riguarda le regioni italiane, il numero di vittime prodotte, il sesso e l’età, i provvedimenti presi, l’attuale incarico e collocazione. Tuttavia- spiega- sono dati ufficiali dichiarati e se pur estremamente vaghi e imprecisi non possono essere omessi. Parliamo tra le altre cose di dati che non compaiono nel censimento dettagliato per regioni fatto dalla Rete L’Abuso, quindi vanno sommati ai 1570”.

    “Il censimento della Rete L’Abuso- spiega l’Associazione- è basato solo su casi documentali pubblici, ovvero non abbiamo inserito alcun dato di casi non denunciati e questi sono un totale di 360, che hanno prodotto 1570 sopravvissuti.

    Quelli che invece si evincono dalle dichiarazioni della stessa chiesa sono nettamente superiori, 913 casi di abusatori, quasi il triplo di quelli censiti dalla Rete L’Abuso e, se pur incompleti, tuttavia dichiarano almeno altri 956 sopravvissuti, da sommare i nostri 1570″.

    L’analisi della Rete L’Abuso, però, non si è fermata qui e ha prodotto anche delle proiezioni. “Facendo una proiezione su base proporzionale del dato Cei mancante riguardo al potenziale di sopravvissuti prodotti (dato X della Cei dove X è uguale ai sopravvissuti censiti dalla Rete L’Abuso moltiplicato per i 913 autori dichiarati da Cei, diviso 360 autori censiti dalla Rete) si ottengono altri 3990 sopravvissuti da sommare ai 1570 della Rete L’Abuso”.

    Sommando il dato reale censito dall’Osservatorio e il dato di proiezione della Chiesa si arriva a un totale di 5559
    vittime. Un numero enorme.

    Alla luce di questi dati, nel corso della conferenza, la Rete L’Abuso ha sottolineato l’importanza dell’obbligo di denuncia per tutti i cittadini “che nel caso del clero anziché rimandare la scelta di denunciare al vescovo- spiega l’Associazione- obbligherebbe le singole persone che abbiano un fondato sospetto a denunciarlo”. Per L’Abuso, poi “un altro vuoto grave è quello del certificato anti pedofilia, che lascia scoperto tutto il volontariato, al quale appartiene anche il clero, ma non solo”, spiega l’Associazione.

    Grazie ai dati prodotti nell’ambito del clero, Rete L’Abuso ha elaborato anche una proporzione percentuale di quello che potrebbe essere il potenziale di molestatori nell’intera fascia del volontariato “che conta molte più persone dei 35.000 sacerdoti censiti nel report, ed è soggetta agli stessi identici vuoti legislativi del clero”, spiegano.

    “Come abbiamo calcolato sulla base di 35.000 sacerdoti che 1.200 circa risulterebbero molestatori sessuali, per lo più di minori, sulla stessa base percentuale ottenuta (3,64%), calcoliamo la stessa percentuale al dato Istat che parla di un totale di 4,661 milioni di volontari nel 2021. Se poi moltiplichiamo l’improbabile dato (come premesso in assoluto difetto) per il prodotto minimo di cinque presunte vittime per ogni molestatore, otteniamo una triste ipotesi dell’enorme entità del fenomeno, incontrollato in Italia: 848.300”.
    (Mab / Dire)

  • MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    MINORI. PEDOFILIA, ALLARME RETE L’ABUSO: IN ITALIA 1426 VITTIME DI SACERDOTI

    (DIRE) Roma, 12 set. – Sono 1570 le vittime di pedofilia in Italia secondo i dati raccolti dalla Rete L’Abuso, nel specifico 192 donne e 1378 uomini. L’Associazione italiana sopravvissuti agli abusi del clero ha realizzato un dettagliato censimento per regioni fotografando gli ultimi 15 anni. L’analisi evidenzia 1426 minori abusati da sacerdoti, 90 minori abusati da laici (41 da scout e 49 da catechisti); 51 adulti vulnerabili abusati e tre suore.

    Negli abusanti la Rete conteggia 330 sacerdoti, 29 laici e una suora. Il dettaglio delle regioni riporta: 13 vittime di
    pedofilia in Abruzzo; 19 in Basilicata; 44 in Calabria; 56 in Campania; 73 in Emilia; 100 nel Lazio; 65 in Liguria; 370 in Lombardia; 18 nelle Marche; 25 in Molise; 135 in Piemonte; 66 in Puglia; 30 in Sardegna; 89 in Sicilia; 126 in Toscana; 232 nel Triveneto; 100 in Umbria; e 9 in Vaticano.

    Di queste 1570 persone, secondo quanto riportato dal report, 551 non hanno ricevuto giustizia dal Tribunale dello Stato e 1404 dal Tribunale ecclesiastico.

    Per Rete L’Abuso, però, si tratta di numeri in difetto, “tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre”. A queste 1570 vittime andrebbero sommate le 956 vittime (non documentate) dichiarate dalla Chiesa,vittime prodotte da 913 autori “mai denunciati all’Autorità Giudiziaria”, ha sottolineato Francesco Zanardi, presidente Rete L’Abuso, nell’ambito della conferenza di presentazione del report che si è svolta questa mattina. (SEGUE) (Mab / Dire)

  • LIVE CONFERENZA STAMPA  – Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori. L’enorme potenziale dell’Italia

    LIVE CONFERENZA STAMPA – Report REGIONALI sugli abusi sessuali su minori. L’enorme potenziale dell’Italia

    L’Osservatorio della Rete L’ABUSO scoperchia il vaso di Pandora italiano sugli abusi a danno di minori e persone vulnerabili, le inerzie dei Governi susseguiti e più volte richiamati dagli organi sovranazionali, ad oggi ancora inadempienti di fronte alle raccomandazioni.

    Paradossalmente il dato meno inquietante che emerge dal report, sono le migliaia di vittime prodotte ogni anno nel paese. Più preoccupante invece quella “FREE ZONE” prodotta da vuoti legislativi, tanto evidenti che non esiste possibilità di ragionevole dubbio; lo Stato per inerzia è il diretto responsabile.

    I report governativi ogni anno restituiscono dati come il numero di vittime, spesso preso dai report della Polizia di Stato (le sole denunce quindi, a vedere pure poche) che tuttavia, se pur a nostro avviso risulti sottostimato nel panorama europeo, restituisce diverse migliaia di vittime a fronte delle quali però, non si legge sulla cronaca di indagini o di arresti.

    La domanda ovvia che sorge è; dove sono i pedofili che le hanno prodotte?

    Un report prodotto in mesi di lavoro analizzando i dati a nostra disposizione che disegnano un quadro davvero inquietante. Questa volta non sul clero ma il quadro generale dell’Italia, paese che si può tranquillamente definire il terzo mondo europeo in materia di tutela di minori e persone vulnerabili.

    Lo illustreremo nella presentazione del Report giovedì 12 settembre, ore 10 e ne discuteremo con i tecnici ed alcuni Garanti regionali.

    Potete seguirci a partire dalle ore 10 su tutti i social della Rete L’ABUSO o direttamente dal nostro sito web.

    Per accrediti – SOLO GIORNALISTI; accrediti@retelabuso.org

    Interverranno:

    Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO

    Federico Tulli – Giornalista e autore

    Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente

    Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio

    Carla Pugligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna

    Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini

    Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria

    Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea

    Ludovica Eugenio – Coordinamento Italy Church Too

    Giorgio Barone – CBI – Pres. Commissione Medica e Antidoping – PCSOS Project Mgr. – Protezione dei Bambini nello Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF

    Luca Battaglieri – Avvocato che collabora con Rete L’ABUSO e in ambito sportivo

    Giorgio Toselli – Presidente “No Child Abuse”, padre di due sopravvissuti, Maurizio Gualerni vice Presidente “No Child Abuse”

    Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI

  • COMUNICATO STAMPA – Presentazione del report regionale sugli abusi sessuali nell’ambito del volontariato

    COMUNICATO STAMPA – Presentazione del report regionale sugli abusi sessuali nell’ambito del volontariato

    Quante vittime ha fatto la pedofilia in Italia e quante sono a livello regionale?

    Tanti numeri ma pochi dati, quelli che ogni anno vengono divulgati in Italia. Sembra più un annuale “bollettino dei caduti” dietro al quale poi però non troviamo a fronte dei dati, politiche di prevenzione e sensibilizzazione sul territorio.

    Quanto e dove è esteso dunque il fenomeno nel paese e quali sono le lacune o le circostanze che lo favoriscono?

    Abbiamo passato l’estate cercando di produrlo qualitativamente, con atti giudiziari e quanto reperibile e ci siamo riusciti. Un dato che è in assoluto difetto con la realtà, tuttavia non poco preoccupante, sia per le vittime prodotte, sia per l’impossibilità di prevenire cioè, di impedire che si replichi producendone altre.

    Un dato che per la carente disponibilità di quelli governativi abbiamo prodotto utilizzando i nostri e che per l’accuratezza di analisi – vista qualitativamente e non numericamente – abbiamo suddiviso tra donne, uomini, maggiorenni ecc. quindi è proiettabile a livello statistico.

    Se pur il dato analizzato sia quello della chiesa al quale abbiamo aggiunto il suo indotto laico volontario e analizzato un periodo limitato – circa 15 anni con una integrazione dei pochi casi registrati dal 2000 al 2010 – l’analisi è stata fatta nell’ambito della categoria a cui appartiene anche il clero, il volontariato. Una categoria da sempre ad alto rischio, oggi ancora di più a causa di alcune introduzioni normative che in Italia, anziché tutelare i minori, hanno favorito nella loro applicazione proprio il volontariato come terreno di “caccia” per i predatori.

    A questo scopo abbiamo allestito una sessione perpetua del report sul nostro portale “Abuse Tracker Italia”. Sessione che resterà aggiornata in tempo reale e integrata con più dati di quelli che andremo a presentare il prossimo 12 settembre, già ampiamente sufficienti.

    Quali le soluzioni efficaci possibili nell’immediato?

    Relatori;

    • Francesco Zanardi – Presidente Rete L’ABUSO
    • Federico Tulli – Giornalista e autore
    • Mario Caligiuri – Avvocato e coordinatore legale della Rete L’ABUSO, supervisore dell’Osservatorio permanente
    • Monica Sansoni – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza del Lazio
    • Carla Puligheddu – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Sardegna
    • Fabio Biasi – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Provincia autonoma di Trento e la consulente dott.sa. Manuela Paganini
    • Guia Tanda – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Liguria
    • Giovanni Galano – Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Campania e la dott.sa Antonella D’Andrea
    • Giorgio Barone – CBI – Pres. Medical & Antidoping Commission – PCSOS Project Mgr. – Protecting Children in Sport – Compliance Lead Auditor FMSI / CONI-NADO / IAAF
    • Luca Battaglieri – Avvocato che collabora con la Rete L’ABUSO e in ambito sportivo
    • Ludovica Eugenio – Coordinamento Italy Church Too
    • Giorgio Toselli – Presidente “No Child Abuse”, padre di due sopravvissuti, Maurizio Gualerni vice Presidente “No Child Abuse”
    • Dante Ghezzi – psicologo, psicoterapeuta, supervisore Emdr, membro dell’équipe Tiama e membro del coordinamento italiano CISMAI

     

  • A Enna panchina contro le violenze di esponenti del clero

    A Enna panchina contro le violenze di esponenti del clero

    Il Comune di Enna, accogliendo la richiesta di Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso, unica associazione italiana che si occupa di vittime di abusi da parte di esponenti del clero, ha installato al Belvedere Marconi una panchina viola, simbolo della lotta alla violenza sui minori.

    È la seconda installata in Italia, dopo Savona, e la prima in Sicilia.

    “Questa iniziativa, simbolo, fra altri, della lotta contro la violenza sulle donne e a sostegno dei diritti, e contro l’abuso dei minori – dice l’assessore comunale alla comunità educante e alla tutela dell’infanzia, Giuseppe La Porta – si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione che l’amministrazione comunale sta portando avanti. La panchina va a completare, insieme a quella rossa dedicata alla violenza contro le donne e quella gialla, dedicata a Giulio Regeni il parco della Sensibilità della Comunità” .

    “Questa installazione rappresenta un importante passo avanti nell’impegno dell’amministrazione comunale di Enna nella lotta alla violenza sui minori – dichiara il sindaco di Enna, Maurizio Dipietro – ed uno strumento efficace per sensibilizzare la comunità e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei più deboli”.

    https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2024/08/28/a-enna-panchina-contro-le-violenze-di-esponenti-del-clero_21611b71-d742-4c17-beb7-86477d019a1e.html

  • ENNA – Panca viola è una realtà “Una battaglia di civiltà”

    ENNA – Panca viola è una realtà “Una battaglia di civiltà”

    LìAmministrazione ha accolto la richiesta della Rete L’ABUSO. La nuova struttura è stata sistemata nel Belvedere.

    La panchina viola contro la violenza sessuale sui minori e persone vulnerabili da ieri mattina ha “trovato casa” al Belvedere di Enna ed è la seconda in Italia e la prima in Sicilia.

    Una risposta concreta alla richiesta di Francesco Zanardi presidente della “Rete l’abuso” associazione che accoglie i sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, sollecitata dalle pagine de “La Sicilia”, di installare la panchina nell’ambito di una campagna di sensibilizzazione partita dalla Liguria, che si accompagna all’auspicio di un futuro migliore.

    “Questa installazione rappresenta un importante passo avanti nell’impegno di questa amministrazione nella lotta alla violenza sui minori – sostiene il sindaco Maurizio Dipietro – ed uno strumento efficace per sensibilizzare la comunità e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei più deboli”.

    Ancora, l’Assessore comunale alla comunità educante e alla tutela dell’infanzia, Giuseppe La Porta, ha espresso grande soddisfazione per l’installazione della panchina viola in un luogo di particolare rilievo della città, quale la Fontana del Belvedere è , dove con le altre panchine tematiche si crea il “Parco delle Sensibilità della Comunità, iniziativa, simbolo, anche della lotta contro la violenza sulle donne, a sostegno dei diritti, e contro l’abuso dei minori che si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione portato avanti dall’Amministrazione Dipietro”.

    Ancora, ha detto La Porta entrando nel significato dell’installazione della nuova panchina di sensibilizzazione appena fatta al Belvedere “Accogliamo con entusiasmo questa panchina viola che rappresenta molto più di un semplice arredo urbano.

    È un segnale forte e chiaro, un invito alla comunità tutta a riflettere su tematiche fondamentali come il rispetto, l’uguaglianza e la tutela dei più deboli.

    La nuova panchina sarà un punto di riferimento, un luogo dove fermarsi a pensare e a confrontarsi, contribuendo a creare una cultura della non violenza e dell’inclusione e contro ogni abuso in particolare sui minori. Questa panchina per l’amministrazione Dipietro, dimostra ancora una volta l’ impegno per una società più giusta ed equa, dove ogni individuo possa sentirsi libero di esprimere se stesso e di vivere la propria vita senza paura”.

    Per Francesco Zanardi presidente della” Rete l’abuso”, “la panchina viola ad Enna rappresenta il segno tangibile di una comunità che sta maturando un cambiamento profondo. Un nuovo gesto fortissimo per la città che non può che lasciarmi soddisfatto e per cui esprimo grande stima e che spero si ripeta ovunque”.

    di Tiziana Tavella – La Sicilia