Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rete L’ABUSO

  • Pedofilia, Rete L’Abuso: “Tanti appelli anche dal Papa, ma nulla di fatto”

    Pedofilia, Rete L’Abuso: “Tanti appelli anche dal Papa, ma nulla di fatto”

    Il presidente Zanardi: “I vescovi seguono la legge, per questo l’Italia deve fare di piu’”
  • INVITO – Conferenza stampa 6 maggio ore 11 presso Stampa estera in Italia

    INVITO – Conferenza stampa 6 maggio ore 11 presso Stampa estera in Italia

    Martedì 6 maggio ore 11 presso la Sala Stampa dell’Associazione della Stampa estera

    1. Analizzeremo i vuoti legislativi che hanno impedito l’applicazione in Italia delle direttive e delle norme promulgate da Papa Francesco.
    2. Presentazione del database iCODIS, i dati nazionali, regionali e provinciali sugli abusatori, gli abusati. L’annuario dal 2000 a oggi, numeri davvero elevati soprattutto in assenza di una commissione di inchiesta governativa. Oggi la cosiddetta punta dell’iceberg conta in Italia più di 1000 preti offender, 4500 sopravvissuti con una incidenza percentuale del 3,32% ma ciò che di più preoccupa sono i casi mai arrivati alla Giustizia italiana.
    3. Proiezione di un breve video (6 min.) con le dichiarazioni di alcuni familiari delle vittime del Coordinamento Famiglie della Rete L’ABUSO.
    4. L’eredità di Papa Francesco, cosa aspetta al nuovo pontefice?
    5. Livello dell’informazione in Italia

    Introduce

    • Francesco Zanardi – Presidente della Rete L’ABUSO

    Interverranno

    • L’avvocato Mario Caligiuri – Osservatorio Permanente Rete L’ABUSO
    • L’avvocato Eleanna Parasiliti – Difensore Antonio Messina (caso don Rugolo mons. Gisana)
    • Antonio Messina – Vittima don Giuseppe Rugolo
    • Pierelisa Rizzo – ANSA
    • Monica Sansoni – Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza Regione Lazio
    • Federico Tulli – Giornalista

    L’evento è fissato per martedì 6 maggio ore 11 presso la Sala Stampa dell’Associazione della Stampa estera Palazzo Grazioli, Via del Plebiscito, 102, 00186 Roma RM

    Info e accrediti

    accrediti@retelabuso.org

    Cell. 3927030000

    In streaming su ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA ESTERA

     

  • Preghiamo per il Papa… ma non lo santifichiamo! – Comunicato congiunto Rete L’ABUSO Coordinamento Famiglie

    Preghiamo per il Papa… ma non lo santifichiamo! – Comunicato congiunto Rete L’ABUSO Coordinamento Famiglie

    Oggi alle 7.35 è morto Papa Francesco.

    Un Papa che ha parlato tantissimo di pedofilia, forse il pontefice che ne ha parlato di più, che ha scritto di più su questo tema. Ha fatto anche un Motu Proprio per “gestire” gli insabbiatori, ovvero i Vescovi che hanno protetto i sacerdoti accusati di pedofilia. Grandi complimenti da tutto il mondo, sempre e comunque.

    Ma l’onestà intellettuale di approfondire queste infinite “parole o scritti” non è stata colta da nessuno. Le voci “fuori dal coro” sono scomode, non sono politicamente corrette. Nessuno ha osato dire che erano solo BELLE PAROLE.

    Noi familiari delle vittime dei preti pedofili vogliamo esprimere il nostro ringraziamento a Papa Francesco:

    • GRAZIE per aver parlato tanto di pedofilia, senza aver fatto nulla di concreto per contrastarla
    • GRAZIE per aver lasciato credere di essere vicino alle vittime dei preti pedofili, ma di non aver mai incontrato quelle “scomode” che le avrebbero ricordato il fallimento del suo pontificato in questo ambito
    • GRAZIE per aver lasciato che le Diocesi si attrezzassero sul tema della pedofilia clericale, ovviamente in difesa dei preti pedofili e non delle vittime
    • GRAZIE per aver raccontato al mondo una bella favola su quello che la Chiesa starebbe facendo contro la pedofilia, illudendo i fedeli
    • GRAZIE per aver affrontato il tema dei Vescovi insabbiatori, senza aver preso alcun provvedimento concreto nemmeno davanti a prove inconfutabili
    • GRAZIE per aver tollerato che ogni Diocesi scrivesse di essere vicina “alla vittima e ai suoi familiari” nel momento in cui un “caso” usciva sui giornali, senza aver approfondito l’inutilità di tale frase perché totalmente scollata dalla realtà
    • GRAZIE per aver contribuito alla perdita della Fede di ogni vittima di prete pedofilo (e di questo ne risponderà davanti a Dio: la chiesa stessa – volutamente scritto minuscolo – che allontana i fedeli da Dio ha una responsabilità enorme!)
    • GRAZIE per aver tollerato che nelle Parrocchie si diffondesse un clima di ostilità nei confronti delle vittime che avevano osato denunciare, prendendo sempre e comunque la difesa del prete o lasciando che si insinuassero dubbi sulla credibilità del denunciante
    • GRAZIE per non avere avuto la minima idea della ferita profonda che ogni sua parola su questo tema ha provocato in ogni vittima
    • GRAZIE per la sua totale sottovalutazione su questo tema, e per aver permesso che questa piaga si diffondesse sempre di più
    • GRAZIE per aver permesso il reintegro dei sacerdoti (i pochi che hanno scontato la pena) senza rendersi conto che “un pedofilo non guarisce”.

    Ci fermiamo qui. Preghiamo per Lei, Santo Padre, semplicemente perché ne ha un gran bisogno.

    E preghiamo Dio che conceda a questa Chiesa allo sbando un Pastore che sappia davvero purificarla.

    Cristina Balestrini (a nome del Coordinamento dei Familiari delle Vittime)

  • Pedofilia a Brescia: nuovo fascicolo ma vecchio caso

    Pedofilia a Brescia: nuovo fascicolo ma vecchio caso

    42231 BRESCIA-ADISTA. Don Ciro Panigara, parroco a San Paolo, nella diocesi di Brescia, è stato arrestato per presunta violenza sessuale aggravata ai danni di minori. 48 anni, ordinato nel 2004 dopo aver fatto l’elettricista, è stato viceparroco in diversi Comuni del bresciano: Isorella (2004-2008), Adro (2008-2013) e Torbiato (2009-2013). Per tre anni cappellano all’Ospedale Poliambulanza di Brescia, dal 2016 al 2020 è stato curato a Leno, Milzanello e Porzano, poi amministratore parrocchiale della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Visano sino al 2024 quando, a ottobre, è arrivato a San Paolo.

    Ma è durato poco: il 5 gennaio di quest’anno il vescovo di Brescia mons. Pierantonio Tremolada ha comunicato che due giorni prima aveva «accolto le dimissioni del vostro parroco don Ciro Panigara. Nel percorso di discernimento personale e pastorale con il Vescovo e con le persone che l’hanno accompagnato in questi primi mesi di ministero tra voi, sono purtroppo emerse situazioni e elementi di criticità, che consigliano di interrompere immediatamente la sua esperienza nelle vostre comunità parrocchiali». Gli elementi di criticità sono l’abuso sessuale subìto da un minore che lo ha immediatamente confidato a un’educatrice: durante una tre giorni di «convivenza in oratorio», lui, che non aveva un materassino ma solo un sacco a pelo, è stato invitato da don Ciro a dormire sul suo letto. Durante la notte, si legge sul Corriere della Sera di Brescia, il ragazzino ha sentito «la sua mano che ha afferrato la mia e l’ha appoggiata sulle sue parti intime». Al mattino, l’immediata confidenza all’educatrice, che ha segnalato al vescovo. «Se fossimo stati a conoscenza dei precedenti, le cose sarebbero andate diversamente», ha detto.

    Già, perché se è vero che questa volta la diocesi è intervenuta subito, sospendendo il prete (e un fascicolo è stato aperto in Procura), poco più di dieci anni fa, come la Procura ha ricostruito, ad Adro si parla di cinque vittime e numerosi episodi in cui il prete avrebbe palpeggiato ragazzini con il pretesto «di mostrarci i primi computer, farci giocare e insegnarci come funzionavano: ci faceva sedere sulle sue ginocchia». È descritto come un uomo brillante e carismatico, con una passione smodata per le sneakers (scarpe sportive) più di grido, che lo avvicinavano ai parrocchiani più giovani, che a volte invitava a pranzo o a cena.

    Una delle segnalazioni relative al periodo, tra il 2012 e il 2013 (quando poi il prete venne infatti destinato a un incarico presso l’ospedale, dunque lontano da minori), è arrivata lo scorso dicembre alla Rete l’Abuso, unica associazione in Italia che si occupa di abusi sessuali perpetrati dal clero. Secondo i dati in possesso del presidente Francesco Zanardi, a Brescia sono 15 i casi noti di preti predatori; 159 in Lombardia, per un totale di 533 vittime. Di queste, 501 di sesso maschile, 32 femminile. Si tratta solo dell’emerso, dunque della punta dell’iceberg.

    Nel 2013, dunque, don Panigara era stato allontanato da Adro e aveva seguito una terapia psicologica; secondo il Corriere, «il terapista nulla avrebbe saputo delle contestazioni precise mosse nei suoi confronti»; la sua valutazione finale parla di un orientamento eterosessuale, nessuna tendenza di natura pedofila e una personalità a tratti immatura. Insomma: pronto per tornare a occuparsi di adolescenti. Ad Adro la notizia dell’arresto non ha suscitato particolare stupore: quelle “attenzioni” erano un segreto di Pulcinella. All’epoca, grazie alle testimonianze di alcune famiglie, il prete era stato, secondo una pessima prassi comune nella Chiesa, trasferito altrove.

    https://www.adista.it/articolo/73715

  • ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    ENNA – Le vittime e la Rete L’ABUSO “disconoscono” la Panchina viola; è un simbolo di responsabilità non di opportunità!

    La lotta contro gi abusi sessuali clericali sono una cosa seria perchè coinvolgono migliaia di giovani che portano per tutta la vita ferite insanabili. Per questo disconosciamo la paternità di quella panchina viola che il Comune di Enna ha installato al belvedere Marconi, dopo nostra richiesta e subito dopo la sentenza di condanna di Giuseppe Rugolo, il sacerdote condannato a 4 anni e mezzo di carcere per violenza sessuale aggravata a danni di minori dal Tribunale di Enna .

    Il Comune di Enna si è guardata bene dal costituirsi parte civile in quel processo, lasciando solo Antonio Messina che aveva denunciato Rugolo.

    A fronte di quanto sta avvenendo ad Enna, dove ieri sera i riti della settimana Santa, hanno visto protagonista monsignor Vincenzo Murgano, imputato per falsa testimonianza insieme al vescovo della diocesi di Piazza Armerina , Rosario Gisana, seduto accanto all’amministrazione comunale, nelle persone del sindaco Maurizio Dipietro e dell’assessore Mirko Milano e altri componenti della Giunta comunale, l’associazione Rete l’Abuso fa un passo indietro consapevole, dolorosamente, che l’installazione della panchina è stato solo un maldestro tentativo di aderire, in apparenza, ad una lotta che invece è una cosa seria.

    Quella panchina rappresenta un simbolo, ma chiama alla coerenza e alla fattività, nei comportamenti che ad Enna l’amministrazione comunale, sembra negare.

    La Retel’Abuso si stringe attorno ai componenti del movimento spontaneo “Non accetto prediche da chi copre un abuso” che, con grande coraggio e compostezza, sta manifestando il dissenso per la presenza del monsignore imputato alla processione del venerdì Santo.

  • Senato della Repubblica – Shame European stories – L’intervento di Francesco Zanardi – Presidente della Rete L’ABUSO

    Senato della Repubblica – Shame European stories – L’intervento di Francesco Zanardi – Presidente della Rete L’ABUSO

    Riformulazione del discorso che ne conserva per quanto possibile le parole dette in conferenza.

    Io voglio fare prima una riflessione che… insomma siamo arrivati a questo punto in Italia? Cioè dopo quello che abbiamo visto nel video di Simone, quello che sentiamo, quello che abbiamo visto anche , accadere all’estero, è possibile che in Italia si debba chiedere alle vittime e alle loro famiglie di sostituirsi ad altri, cioè di fare il lavoro che dovrebbe fare lo Stato?

    E come vedete la situazione è straziante e questa cosa, è quello che fanno oggi le famiglie dei Sopravvissuti e fanno bene a farlo però, come società, come stato, come Vaticano, è possibile che nessuno abbia neppure un vago senso di vergogna per quello che sta accadendo in Italia?

    L’Italia è un paese che solo nel 1997 ha riconosciuto il reato contro la persona in materia di abusi sessuali quindi molto, diciamo siamo molto giovani su questa materia

    Purtroppo però dal 1997 in avanti non è più stato fatto nulla, quei pochi, quelle poche modifiche legislative che sono state fatte in Italia, sono state introdotte da convenzioni internazionali o da altre convenzioni europee di fatto però, sono state introdotte molto male direi.

    Mancano in Italia… uno degli strumenti che è stato introdotto… perché ne abbiamo davvero pochi, l’unico strumento che potrebbe essere utile in materia di prevenzione, perché qui si parla di prevenire non di mettere poi un tampone al danno, è appunto una delle introduzioni che è arrivata in Italia grazie al la carta di Lanzarote, il certificato antipedofilia

    …e che però in Italia il legislatore ha lasciato scoperto, solo in Italia, tutta la categoria del volontariato al quale è vero che appartiene anche la chiesa e, ma il volontariato è ben più della chiesa, i sacerdoti in Italia sono 35.000 invece i volontari sono più di 4 milioni 600.000, quindi il prodotto naturalmente è molto più ampio.

    Questo certificato con questa scopertura ha diciamo In pratica favorito la pedofilia perché ora, chi non può più andare a predare in una scuola perchè ha il certificato macchiato… può andare solo in un ambiente che è quello del volontariato perché in quell’ambiente non viene chiesto il certificato antipedofilia.

    Quindi è normale che il pedofilo vada a cercare le sue prede in questi ambienti.

    Certificato antipedofilia che tuttavia non funziona in Italia, ma non solo per questo vuoto legislativo, il certificato antipedofilia è un documento che arriva dalla Procura della Repubblica, cioè le persone condannate in via definitiva sono ritenute pericolose e non possono lavorare con i bambini.

    e… però in Italia non c’è l’obbligo di denuncia!

    Anzi, c’è il rischio della denuncia perché Denunciare un abuso sessuale in Italia e, ve lo dico a ragion veduta perché mi son preso più di 70 querele in 15 anni. Per questo motivo, Denunciare un abuso sessuale Italia, ha il rischio per chi denuncia, è quello di essere contro querelati per calunnia.

    Invece, l’introduzione del dell’obbligo di denuncia, che in Italia in realtà esiste, ma è limitato solo ai pubblici ufficiali e che quindi diciamo, basterebbe estendere a tutta la popolazione, è una cosa diciamo fondamentale in questo caso.

    In Italia mancano anche i dati però, perché secondo Istat, guardando i dati del 2022, in Italia ci sarebbero stati solo 6800 casi di violenza contro i minori, un dato impossibile e parliamo di violenza non sessuale violenza fisica, violenza psicologica, cioè vari tipi di violenza.

    Abbiamo chiesto più volte i dati anche all’osservatorio Nazionale, non li hanno, non hanno nessun dato.

    E si, abbiamo più dati noi come associazione rete l’Abuso che lo Stato e, qui ci chiediamo, come fa lo stato ad affrontare un problema quando non ha neanche coscienza dell’entità del fenomeno?  E’ un qualcosa di Insomma, quasi paradossale.

    Abbiamo realizzato, riguardo ai dati, un sistema online che è sul nostro sito, si chiama Abuse Tracker ed è un sistema che anche se sta funzionando diciamo, in incredibile difetto perché abbiamo scelto di utilizzare solo i dati in questo caso, dei sacerdoti condannati, per vedere quante vittime questi avevano prodotto …Ebbene Il dato è presto fatto Aspettate che lo trovo, Ecco abbiamo 362 sacerdoti, hanno prodotto 1576 vittime in Italia, ora facciamo un piccolo ragionamento, che ho anticipato prima.

    I volontari perché qui, stiamo parlando non tanto della chiesa o dei laici.No no, qua parliamo del problema che è un problema.

    …Noi abbiamo fatto questa analisi sui dati della chiesa perché quelli abbiamo, i dati dei laici lo stato non li ha quindi non sapevamo dove prenderli, toccava fare qualcosa di davvero molto improvvisato e abbiamo preferito di no.

    Comunque dicevo i sacerdoti in Italia sono 35.000 circa, secondo la CEI e invece, i volontari che godono dello stesso vuoto legislativo grazie al quale i preti pedofili sfuggono.

    …e i volontari sono più di 4 milioni e il prodotto, se tanto mi dà tanto è enorme!!!

    Io direi che ho concluso qui ecco, per il momento.

  • Lo hai già fatto? Anche per il 2025 è possibile tesserarsi alla Rete L’ABUSO!

    Lo hai già fatto? Anche per il 2025 è possibile tesserarsi alla Rete L’ABUSO!

    Gentilissimi lettori, anche per il 2025 è possibile tesserarsi, con una piccola cifra a partire da €25,00.

    Il Direttivo ha deciso di riproporre la tessera plastificata che verrà spedita a tutti i Tesserati a partire dai primi giorni di gennaio 2025.

    Rete L’ABUSO non riceve alcun finanziamento pubblico, può continuare ad operare solo grazie all’attenzione di chi, come te, ha a cuore il futuro dei sopravvissuti agli abusi, e diffonde cultura di attenzione agli altri.

    Chi ha vissuto questo dramma sulla propria pelle ha un grande desiderio: CHE NON SI RIPETA AD ALTRI.

    Rete L’ABUSO dà voce a chi non ha voce, ascolta, sostiene, accoglie, non si arrende …

    Come puoi immaginare, è molto difficile sensibilizzare la gente verso questa tematica: i “luoghi comuni” da sfatare o la non conoscenza delle conseguenze di un abuso, così come le modalità con cui viene gestita la pedofilia all’interno della Chiesa e nello Stato Italiano, sono argomenti specifici non conosciuti dai più.

    Rete L’ABUSO è costantemente impegnata in questa opera di sensibilizzazione, sia promuovendola in prima persona, sia accettando gli inviti che riceviamo per interviste o partecipazione a programmi televisivi o per radio. E tutto questo ha un costo per gli spostamenti, compresi quegli dei nostri Avvocati che sostengono le vittime nei Tribunali. L’Associazione è composta interamente da volontari che dedicano il proprio tempo e le proprie energie in modo totalmente gratuito e a proprie spese.

    Osiamo chiederti di valutare la possibilità di continuare a sostenerci proponendo il Tesseramento anche ad un tuo amico o conoscente. Pensi sia possibile parlare della nostra Associazione chiedendo almeno ad una persona vicina a te di aderirvi?

    Un grandissimo grazie!

    Per TESSERARTI clicca QUI

    Per eventuali donazioni questo è il nostro IBAN: IT91K0623001632000057109243

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    Puoi scriverci al seguente indirizzo: segreteria@retelabuso.org


    Cogliamo l’occasione per ringraziarti per aver continuato a credere nei valori e nella lotta di civiltà portata avanti dall’Associazione Rete L’ABUSO, sezione tematica di Rete L’ABUSO Human Rights Connect.

    Il Tesseramento 2025 prosegue e sarà nostra cura aggiornare i canali di informazione in merito alle varie iniziative che verranno poste in essere anche quest’anno.

    Il link per il tesseramento è il seguente

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webptesseramento-soci/

    Puoi sostenerci anche con il 5×1000 con il seguente C.F. 92111440092 https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpsostieni-le-vittime-di-preti-pedofili-con-il-tuo-5xmille/

  • Italia: il gruppo per gli abusi in chiesa mette in luce il prezzo pagato dalle famiglie

    Italia: il gruppo per gli abusi in chiesa mette in luce il prezzo pagato dalle famiglie

    Gli organizzatori hanno affermato che si tratta della prima associazione del genere in Italia, dove la cultura del silenzio che circonda gli abusi sessuali sui minori da parte dei sacerdoti è ancora forte, nonostante gli sforzi di Papa Francesco per affrontare il problema.

    Una madre, Claudia, ha raccontato come la sua devastazione nello scoprire che i suoi due figli piccoli erano stati abusati da un prete sia stata aggravata dal fatto che “l’intera parrocchia ci ha abbandonati”.

    “È stato un inferno”, perché la comunità “ci ha voltato le spalle” e “ci ha preso in giro”, ha raccontato ai giornalisti durante una conferenza stampa organizzata dall’associazione Rete L’Abuso per lanciare la rete.

    La Chiesa cattolica in tutto il mondo sta ancora cercando di gestire un’ondata di rivelazioni su preti pedofili risalenti a decenni fa.

    Ma gli attivisti affermano che l’Italia, dove il Vaticano esercita ancora una notevole influenza, è stata lenta nell’affrontare il problema.

    Durante il lancio del nuovo gruppo “Famiglie dei sopravvissuti”, i genitori di bambini abusati hanno condiviso storie strazianti: di rammarico per non essere venuti a conoscenza dei crimini fino a molto tempo dopo, o di rabbia per il fatto che la fiducia nei loro sacerdoti era stata tradita.

    “Molti di noi hanno perso la fede a causa della Chiesa stessa”, ha affermato Cristina Balestrini, il cui figlio ha tentato il suicidio tre volte dopo essere stato abusato da un prete.

    “Per le famiglie è difficile spiegare che un crimine di abuso crea una vittima ma [colpisce] anche tante altre persone a loro vicine”, ha affermato.

    ‘Carenze sistemiche’

    La creazione della nuova rete è stata motivata dal recente suicidio di una coppia di Torino, che si batteva per una maggiore tutela dei minori.

    Sono morti due anni dopo che la loro figlia, abusata da un parente quando aveva cinque o sei anni, si è uccisa all’età di 28 anni.

    Papa Francesco ha adottato numerose misure per contrastare gli abusi, dall’apertura di documenti interni alla Chiesa all’obbligo di segnalare alle autorità ecclesiastiche i sospetti di violenza sessuale.

    Tuttavia, i gruppi per i diritti delle vittime affermano che c’è ancora molto da fare.

    Inchieste nazionali hanno evidenziato la portata degli abusi in molti Paesi, tra cui Stati Uniti, Francia e Australia, ma non ancora in Italia.

    A gennaio, la diocesi settentrionale di Bolzano-Bressanone ha pubblicato il suo studio indipendente, segnalando 60 casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti dal 1964. Ha messo in guardia dalle “carenze sistemiche” all’interno della Chiesa che hanno permesso che ciò accadesse.

    https://www.france24.com/en/live-news/20250207-italy-church-abuse-group-highlights-toll-on-families

  • Introduce Francesco Zanardi – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Introduce Francesco Zanardi – COORDINAMENTO Famiglie Sopravvissuti

    Buongiorno a tutti e grazie per essere intervenuti. Io sono qui solo per introdurre un attimo quello che andiamo a fare oggi cioè la introduzione di questo coordinamento che solo la rete poteva creare in quanto Diciamo che la difficoltà era quella di trovare vittime familiari Quindi metterli insieme.

    La Rete L’ABUSO ha avuto questa opportunità in quanto gestisce tantissimi dei casi che abbiamo in Italia e quindi è a conoscenza sia delle vittime che delle famiglie e ha potuto creare questo gruppo…

  • Morto don Marino Genova, il prete che in Molise fu accusato di pedofilia

    Morto don Marino Genova, il prete che in Molise fu accusato di pedofilia

    È morto dopo una grave malattia don Marino Genova, originario di San Felice del Molise, ex parroco di Portocannone, protagonista di uno dei casi di pedofilia più discussi in Molise. Il sacerdote, che aveva 58 anni nel 2014 quando scoppiò lo scandalo, era stato accusato di abusi sessuali continuati su una minorenne tra il 2009 e il 2012.

    La vittima, una giovane orfana di padre che suonava l’organo nel coro parrocchiale, lo denunciò per violenze iniziate quando aveva solo 13 anni. Gli incontri, secondo l’accusa, avvenivano in sagrestia e nell’abitazione del sacerdote con frequenza bisettimanale. Don Genova, stando alla testimonianza della ragazza, le aveva anche espresso il desiderio di avere un figlio da lei al compimento dei suoi 18 anni.

    Il vescovo Gianfranco De Luca intervenne nel novembre 2012, quando la vittima si confidò con una corista. Il sacerdote venne prima inviato in una comunità vicino Roma e successivamente sospeso a divinis dopo la denuncia formale della giovane, supportata dall’associazione Rete l’Abuso.

    Il caso raggiunse il Vaticano attraverso una lettera che la vittima inviò a Papa Francesco, descrivendo il suo dramma personale che la portò a due tentativi di suicidio e all’abbandono degli studi. La vicenda divise profondamente la comunità di Portocannone, con una parte della popolazione che si schierò in difesa del sacerdote, mentre la giovane si ritrovò isolata e costretta a lasciare il paese.

    Don Genova è deceduto prima della conclusione dell’iter giudiziario, lasciando una ferita ancora aperta nella comunità molisana.

    https://www.quotidianomolise.com/articolo/morto-don-marino-genova-il-prete-che-in-molise-fu-accusato-di-pedofilia