Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Rimini

  • Le vittime di pedofilia non se ne fanno nulla delle scuse, fossero anche quelle di un papa

    Le vittime di pedofilia non se ne fanno nulla delle scuse, fossero anche quelle di un papa

    Don Gennaro Matino Teologo e scrittore

    Le scuse non bastano. Patrik delle isole Aran ne è sicuro. Pescatore per quarant’anni, dura vita di mare, ha permesso ai quattro figli di trovare lavoro lontano dall’arido e fascinoso scoglio irlandese che conserva e custodisce ancora le tradizioni più antiche di gente che ha nel sangue il cristianesimo, da sempre cattolica e fedele al Papa.

    Ora guida i turisti con il suo minibus che si inerpica fin sopra il castello a raccogliere la spuma dell’onda che si infrange sulla meraviglia di colossi di pietra che innalzano guglie verso il cielo ora aperto, ora chiuso, ora a colori, ora in bianco e nero.

    Papa Francesco da poco ha incontrato le vittime dei predatori di bambini, preti che avrebbero dovuto loro consegnare la speranza e che invece l’hanno rubata, depredata, uccisa. Tanti qui, tanti in tante parti del mondo che certo non possono far dimenticare la gran parte degli uomini di chiesa che consumano la vita donando il vangelo, rischiando di proprio per la salvezza dei fratelli, ma questi criminali restano un onta, una vergogna, un dolore per tutti.

    E se si è giusti, ancora di più fa tremare il monito del Maestro: “Meglio sarebbe una macina al collo”. Non bastano le scuse, Patrik ne è convinto, lo dice con dolore, lo pensa davvero. “Belle parole, c’è bisogno di altro”.

    La chiesa sta vivendo una delle più tragiche crisi, un Papa eletto soprattutto per fare argine agli scandali che Ratzinger non riusciva ad arginare, a governare, la sua stanchezza originata dall’insopportabilità di un ambiente ostile e impraticabile, hanno consegnato a Francesco una storia da scrivere e riscrivere che cerca consensi che trova e poi perde, che lancia sfide di linguaggio che partano e poi si bloccano, che descrivono un nuovo agire ecclesiale che si infrange sul vecchio, che annunciano cambiamenti che non vengono poi regolati, legiferati, che convocano senza strutturare, che immaginano senza definire.

    E tra la corruzione che andava combattuta, la prima è la pedofilia, che da per tutto, in ogni ambiente miete vittime e non solo nella chiesa fa disastro di umanità, ma che qui resta insopportabile, inaccettabile, senza scuse. Ha ragione Patrik, le scuse non bastano, le prese di posizioni, le parole forti, le distanze non bastano a dare soddisfazione alle vittime di crimini così schifosi che non sanno che farsene delle scuse, fossero anche di un papa.

    C’è bisogno di altro: di riparazione anche se il delitto è così abominevole che resta irreparabile. Un segnale diverso, coraggioso, giusto, doveroso che si coniughi con parole come giustizia, punizione, ammenda, pena da scontare e soprattutto risarcimento delle vittime, fosse anche con l’impoverimento economico di tutta la chiesa che solo allora resterebbe davvero e autenticamente povera come dice e vorrebbe Francesco.

    Risarcimento delle vittime, da Francesco questo non lo ho ancora sentito, dai vescovi neppure: chi sbaglia paghi di suo, con il suo patrimonio, o altrimenti, “supplet ecclesia”. Chiedere ai tribunali ecclesiastici di fare il loro lavoro è nel diritto della chiesa, chiedere che i religiosi come e comunque cittadini non si sottraggano ai tribunali civili è dovere di ogni buon cristiano, ancor di più di un prete.

    È indubbio che in tempi oscuri si possano montare casi, dossier per colpire e affondare nemici e oppositori, anche l’accusa di pedofilia potrebbe essere una delle strategie diaboliche per colpire la chiesa e in essa tanti innocenti e per questo va vigilato, combattuto contro ogni menzogna o calunnia.

    Ma se la colpa è accertata, se il delitto è stato commesso nessuna scusa, nessun cedimento, nessuna complicità. Il perdono cristiano, anche quello arriva solo dopo la conversione, il pentimento, la soddisfazione della pena e il risarcimento. La chiesa vive un’ora buia, ma io credo e continuerò a farlo, che l’ora più buia della notte è sempre quella più vicina alla luce del giorno.

  • Scozia, suore arrestate per presunti abusi su minori nell’orfanotrofio di Smyllum Park

    Scozia, suore arrestate per presunti abusi su minori nell’orfanotrofio di Smyllum Park

    Ci sono 12 clamorosi arresti nell’ambito della maxi inchiesta sui presunti abusi sessuali ai danni di minori che, sino al 1981 (anno della definitiva chiusura), alloggiavano presso lo storico orfanotrofio cattolico scozzese di Smyllum Park, nella città di Lanark. Tra le persone finite in manette ci sono alcune suore che, secondo l’accusa, avrebbero contribuito a innumerevoli reati, tra cui stupri e brutali pestaggi.

    Aperta nel 1864, la struttura avrebbe ospitato circa 10mila bambini nel corso della sua attività, oggi uomini, alcuni dei quali hanno trovato il coraggio di denunciare gli orrori che si sarebbero consumati nel silenzio della loro innocenza violata.

    Fonti di polizia, stando a quanto diffuso dal Daily Record, avrebbero confermato che 11 donne e un uomo sono stati raggiunti dalla misura cautelare e si trovano ora in stato di arresto. L’età degli indagati è compresa tra i 62 e gli 85 anni, ma nel fuoco investigativo, da diverso tempo, sarebbe finita anche una monaca oggi 93enne.

    Nel gennaio scorso, sentita dal giudice titolare dell’inchiesta, la religiosa aveva rigettato ogni addebito in merito al suo presunto coinvolgimento nel caso, posizione tuttora al vaglio degli inquirenti.

    Tutte le suore arrestate facevano parte dell’ordine delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, che ha gestito sino la Casa per l’infanzia di Lanark sino alla chiusura.

    Le accuse degli ex ospiti

    Gli ex ospiti dell’orfanotrofio di Smyllum Park hanno raccontato le loro personali esperienze alla polizia, dando l’input all’avvio di una indagine che tiene occupati gli inquirenti da circa un anno.

    Stando a quanto ricostruito dalla stampa britannica, altre 4 persone sarebbero prossime destinatarie di un provvedimento da parte dei pubblici ministeri.

    L’ispettore capo Sarah Taylor, dell’Unità investigativa nazionale sugli abusi sui minori, ha dichiarato che il lavoro investigativo prosegue nella massima riservatezza, trattandosi di ipotesi di reato gravissime su cui non si placa l’attenzione dei media. Ogni sfumatura nel resoconto delle presunte vittime viene attentamente sezionata e vagliata dalle autorità, al lavoro in una complessa ricerca di verità e responsabilità.

    Morti sospette

    Tra i testimoni chiave, in mano all’accusa, ci sarebbe un uomo che ha denunciato rituali a sfondo satanico, nel corso dei quali si sarebbero consumati i più efferati dei crimini contro alcuni dei minori presenti nella struttura. Avrebbe dichiarato che uno di questi, la cui scomparsa è un giallo ancora irrisolto, potrebbe essere morto dopo essere stato lasciato nudo, per circa tre ore, sotto la pioggia battente, in seguito a un’abominevole punizione corporale.

    Il cadavere del piccolo non sarebbe mai stato ritrovato.

    I resti di 400 bambini, nel 2017, furono trovati in una fossa comune in una delle sezioni del cimitero di St. Mary, a Lanark. Per l’accusa si sarebbe trattato di vittime degli abusi di Smyllum Park, ma la notizia non è stata ancora pienamente confermata. Occorrerà ancora del tempo per capire se effettivamente i decessi fossero correlati ai crimini contestati.

    Bambini costretti a mangiare vomito

    Fra le atrocità di cui sono accusate le 12 persone finite in carcere, oltre alla violenza sessuale reiterata su minore, ci sono anche abusi che si sarebbero replicati negli anni con la stessa efferata condotta, quasi una prassi punitiva di cui i testimoni ancora in vita avrebbero dato una lucida testimonianza. Sotto accusa anche alcuni membri del personaledell’orfanotrofio, che avrebbero costretto i più piccoli a mangiare il loro vomito e a subire stupri e percosse con la connivenza delle suore.

    https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/08/scozia-suore-arrestate-per-presunti-abusi-su-minori-nellorfanotrofio-di-smyllum-park-002694693.amp.html

  • Abusi, la Chiesa australiana non abolirà il segreto della confessione

    Abusi, la Chiesa australiana non abolirà il segreto della confessione

    Vescovi e religiosi respingono la proposta della Royal Commission di violare il sigillo e imporre l’obbligo di denuncia ai preti: contrario alla fede cattolica e alla libertà religiosa

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Vescovi e religiosi australiani dicono “no” alla proposta di abolire il sigillo sacramentale della Confessione per denunciare eventuali casi di abusi appresi in confessionale. Il clero del nuovo continente approva quasi tutte le 122 raccomandazioni formulate dalla Royal Commission volte a riformare il sistema penale per tutelare meglio le vittime di abusi, specie quelle minori, tranne una. La 7.4, appunto, in cui si chiede di rimuovere il segreto durante il sacramento della Riconciliazione in modo che il sacerdote che venisse a conoscenza di crimini di pedofilia o abusi possa presentare denuncia alle autorità.

    Non si tratta di continuare a tenere in piedi un sistema di copertura degli scandali, come insinuato in queste ore da alcuni organi di stampa locale, e come effettivamente è avvenuto in diverse diocesi australiane negli ultimi 30/40 anni, ma – spiegano i vescovi della Conferenza episcopale (Acbc) e i religiosi cattolici (Cra) – si tratterebbe di imporre una pratica totalmente «contraria» alla fede cattolica, come pure alla «libertà religiosa». Principio, questo, riconosciuto dalla legge del Paese.

    La risposta, quindi, è no. Lo stesso no che già il presidente dei vescovi,l’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, aveva espresso a dicembre («Un’intrusione dello Stato nel dominio del sacro», aveva detto) alla pubblicazione della proposta nel report di oltre 57 pagine della Commissione, frutto di una lunga e accurata indagine di quattro anni d’inchiesta a vasto raggio che hanno fatto emergere circa 4.440 casi di abusi su minori commessi tra il 1980 e il 2010, nei quali 1.880 sacerdoti risultano coinvolti . Scandali che hanno sfigurato il volto della Chiesa australiana.

    Dopo il presidente dei vescovi, 600 preti australiani avevano manifestato a luglio il dissenso verso l’ipotesi di legge che vorrebbe sostituire all’obbligo del segreto l’obbligo di una denuncia.

    A distanza di mesi, la posizione non è cambiata: «Sarebbe contrario alla nostra fede e ostile verso la libertà religiosa. Siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e delle persone vulnerabili, pur mantenendo il sigillo della confessione. Non vediamo le due cose come mutualmente esclusive», ha spiegato sempre Coleridge oggi, durante la presentazione in conferenza stampa del comunicato di risposta alle raccomandazioni della Commissione d’inchiesta. «Non vuol dire che ci poniamo al di sopra della legge – ha spiegato il prelato – siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e le persone vulnerabili, pur mantenendo il segreto. Non riteniamo che le due cose si escludano a vicenda, né che l’abolizione del segreto renderebbe i bambini più sicuri».

    Ciò non toglie che la Chiesa è disposta ad offrire la più piena collaborazione per la prevenzione e la lotta alla piaga degli abusi. «Never again» (mai più), è il motto di vescovi e leader di ordini religiosi: «Non vi saranno più insabbiamenti, non vi saranno trasferimenti di persone accusate di abusi, non si proteggerà la reputazione della Chiesa a spese della sicurezza dei minori», ha assicurato monsignor Coleridge.

    In ogni caso, la Chiesa cattolica australiana ha accolto con favore e preso in considerazione le varie raccomandazioni della Commissione Reale. Esattamente «il 98%», ha sottolineato il vescovo, affiancato durante la conferenza dalla presidente del Catholic Religious Australia suor Monica Cavanagh. Più nel dettaglio 47 indicazioni sono state accettate, 13 trasmesse alla Santa Sede, una è oggetto di ulteriori approfondimenti, cinque sono accettate in linea di principio, 12 sono sostenute e una appoggiata in linea di principio. Quest’ultima è relativa al fatto di condurre una revisione nazionale delle strutture di governance e di gestione di diocesi e parrocchie, particolarmente riguardo a questioni di trasparenza e responsabilità. «Troppi preti, religiosi e laici in Australia hanno mancato al dovere di proteggere e onorare la dignità dei bambini», ha commentato il pastore di Brisbane. «Molti vescovi hanno mancato di ascoltare, di credere, hanno mancato di agire. Queste mancanze hanno permesso ad alcuni molestatori di offendere ripetutamente, con conseguenze tragiche e a volte fatali».

    Invece, tra le raccomandazioni sottoposte all’attenzione della Santa Sede figurala possibilità di introdurre il celibato volontario per i sacerdoti. La proposta della Royal Commission era una modifica delle leggi canoniche sull’obbligo del celibato, tra le principali cause – secondo l’organismo governativo – della repressione sessuale dei sacerdoti e, dunque, dei comportamenti inappropriati sfociati in molestie o violenze. A riguardo, il numero uno dei vescovi ha spiegato che «la formazione iniziale e continuata dei sacerdoti sulla vita di celibato può aver contribuito a un maggior rischio di abusi sessuali a minori – ha ammesso – tuttavia la Commissione d’inchiesta non ha accertato una connessione causale fra celibato e abusi». Tuttavia sarà chiesto il consiglio di esperti teologi e canonici, e anche se «un rapido cambiamento nella disciplina universale del celibato del clero è improbabile» non è escluso che in futuro potrebbe esserci una possibilità.

    Tra le recommendations trasmesse dai presuli al Vaticano ci sono anche l’introduzione nel Codice di diritto canonico di norme specifiche per gli abusi sessuali sui minori; la modifica del “segreto pontificio” nei casi di violenze; la pubblicazione delle decisioni prese dalla Santa Sede e dai tribunali canonici; la modifica dei canoni relativi alla distruzione di documenti connessi con reati penali canonici.

    In conclusione del documento, vescovi e religiosi – che comunque precisano di «non poter parlare a nome di tutta la Chiesa», in quanto essa è un’istituzione articolata e «molto decentralizzata» – ringraziano coloro che hanno contribuito alle indagini e alla stesura del report. Ma il ringraziamento più grande va ai «sopravvissuti» per il coraggio avuto nel denunciare quanto subito: «Ad essi e alle loro famiglie – si legge – presentiamo le nostre scuse sincere e senza riserve e rinnoviamo l’impegno a fare il possibile per sanare le ferite degli abusi e rendere la Chiesa un luogo veramente sicuro per tutti».

    In questo senso, il rapporto finale della Royal Commission è «un significativo passo avanti in un cammino che continuerà nel futuro». Molte raccomandazioni sono infatti divenute già una prassi normativa nelle diocesi del paese, e le istituzioni ecclesiastiche – ha assicurato Coleridge – ottempereranno a qualsiasi legge futura in materia o che si stanno adeguando gli standard indicati dallo stesso organismo.

    http://www.lastampa.it/2018/08/31/vaticaninsider/abusi-la-chiesa-australiana-non-abolir-il-segreto-della-confessione-Ale4tzrfBHLLibMa8ffXDK/pagina.html

  • Papa Francesco: “Pedofilia, la Chiesa ha fallito”

    Papa Francesco: “Pedofilia, la Chiesa ha fallito”

    Bergoglio: “Il fallimento delle autorità ecclesiastiche nell’affrontare adeguatamente questi crimini ripugnanti ha giustamente suscitato indignazione e rimane causa di sofferenza e di vergogna per la comunità cattolica. Io stesso condivido questi sentimenti”.…

    ALTRE INFORMAZIONI : http://it.euronews.com/2018/08/25/pap…

  • Pedofilia, Papa Francesco accusa il clericalismo? Lo cancelli superando il celibato

    Pedofilia, Papa Francesco accusa il clericalismo? Lo cancelli superando il celibato

    Qualche commentatore (ad esempio, Alberto Melloni su La Repubblica) ha molto enfatizzato il riferimento critico che il Papaha fatto al clericalismo nella sua “lettera al popolo di Dio” ispirata dalle recenti rivelazioni sui crimini sessuali del clero. Innanzitutto va detto che si tratta di poche righe all’interno di un testo che presenta, per il resto, una lettura inadeguata e puramente spirituale della vicenda della pedofilia clericale, tutta centrata sul pentimento, la preghiera e il digiuno, ovvero su quelle medicine spirituali dispensate a piene mani lungo i decenni dai vescovi che coprivano pedofili e gli abusatori.

    In secondo luogo, si tratta di un riferimento vaghissimo e totalmente incongruente con la strategia che Francesco ha deciso di seguire sul tema. Riferendosi al clericalismo infatti il pontefice ha evocato “un modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa […]” che “non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente. Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso – ha concluso sul punto il papa – significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo”.

    Sono parole che sentiamo pronunciare da tantissimi anni (anche, e spesso, dal predecessore tedesco di Bergoglio) e sono parole giuste e vere. Il punto è: cosa deve fare la Chiesa concretamente per risolvere il problema del clericalismo? Una prima via è quella di insistere sulla preghiera, la penitenza, la conversione al Vangelo: tutte azioni meravigliose ed edificanti sotto un profilo spirituale ma, temo (e non sono il solo a nutrire questo sospetto), totalmente inefficaci sul piano pratico, inadatte a produrre il gigantesco cambiamento che sta dinanzi alla Chiesa Cattolica, se essa avesse davvero deciso di cambiare strada.

    La seconda via è, ahimè, molto più dolorosa, anche se decisamente più esaltante sotto il profilo dei risultati che consentirebbe di ottenere. Essa consiste nell’agire razionalmente e nel pensare che il problema del clericalismo si risolve riducendo la distanza che oggi separa il laicato dal clero cattolico e che tale distanza possa essere accorciata se si riducono drasticamente i privilegi e le risorse di potere del clero.

    Non è difficile individuare i modi attraverso i quali questo può avvenire. Si potrebbe, ad esempio, iniziare a sottrarre del tutto ai parroci il governo delle parrocchie, privandoli di quelle funzioni di governo (finanziario e pastorale) assoluto e monocratico di cui beneficiano oggi. Si potrebbero, introducendo un importante elemento di democrazia, rendere eleggibili i vescovi. Si potrebbero, sostituendoli con strutture formative aperte e trasparenti, chiudere i seminari, istituzioni della controriforma nel quale il clericalismo come spirito di casta viene ancor oggi esaltato e coltivato. Si potrebbe soprattutto cancellare la norma sulla quale il clericalismo viene oggi maggiormente fondato (e che è anche alla base della stragrande maggioranza dei crimini sessuali del clero) e cioè il celibato obbligatorio. E’ proprio la castità presunta del clero, con tutto il corollario di purezza, sacralità, sovrumanità che ad essa si accompagna, a stabilire la principale premessa del clericalismo. E’ l’idea che il prete sia in grado di fare quello che a nessuno di noi riesce e cioè domare i propri istinti sessuali sublimandoli nella preghiera e nell’amore degli altri a farci pensare che sia una creatura speciale, una persona che Dio ama di più di quanto di ami noi, una sorta di anello di congiunzione tra l’umano e il divino che merita rispetto e venerazione.

    Questa è la principale sorgente del clericalismo. Ed è questa la questione che Francesco non ha mai avuto il coraggio di affrontare, dimostrandosi fino in fondo prigioniero della logica che pure ha denunciato. Se lo facesse forse crollerebbe la Chiesa, ma il cristianesimo potrebbe vivere una stagione nuova e rinnovata. All’insegna della verità e del coraggio.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/25/pedofilia-papa-francesco-accusa-il-clericalismo-lo-cancelli-superando-il-celibato/4580397/

  • Papa Francesco: “Con vergogna e pentimento ammettiamo di aver abbandonato i piccoli”. Lettera del Papa sulla pedofilia

    Papa Francesco: “Con vergogna e pentimento ammettiamo di aver abbandonato i piccoli”. Lettera del Papa sulla pedofilia

    Il pontefice ha scritto direttamente ai fedeli: “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono”

    RIMINI. “Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”. Dopo le parole di ieri del nunzio a Washington, Christophe Pierre, che al Meeting di Rimini ha detto che in merito allo scandalo della Pennsylvania – un’indagine che mette impietosamente sotto accusa 301 sacerdoti e riporta alla luce violenze inaudite su minori – il Papa è preoccupato, è direttamente Francescoa prendere la parola in una “Lettera al Popolo di Dio” pubblicata oggi e interamente dedicata alla pedofilia da parte del clero. Un’iniziativa che ricorda la lettera di Benedetto XVI nel 2010 scritta direttamente ai cattolici d’Irlanda dopo gli scandali degli insabbiamenti, parole drammatiche che non nascondono l’omertà della Chiesa in merito.

    La pedofilia, scrive Francesco, è “un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell’intera comunità”. E ancora: “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi”.

    Papa Bergoglio da tempo ha scelto di stare dalla parte delle vittime. Molte ne ha incontrate in Vaticano, anche in via riservata: “Le vittime devono sapere che il Papa è dalla loro parte”, ha dichiarato la sala stampa vaticana tre giorni fa in un comunicato dedicato alla Pennsylvania. Ieri, tuttavia, era stato l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, a chiedere qualcosa di più: “Non è sufficiente chiedere scusa – ha detto -. La mia speranza è che Francesco voglia sfidare la Chiesa in Irlanda a essere diversa”. E oggi Francesco scrive: “Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità”. Per poi proseguire: “Il dolore di queste vittime è un lamento che sale al cielo, che tocca l’anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere. Ma il suo grido è stato più forte di tutte le misure che hanno cercato di farlo tacere o, anche, hanno preteso di risolverlo con decisioni che ne hanno accresciuto la gravità cadendo nella complicità”.

    Francesco punta il dito contro le omissioni della Chiesa: “Oggi – scrive – siamo interpellati come Popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito. Se in passato l’omissione ha potuto diventare una forma di risposta, oggi vogliamo che la solidarietà, intesa nel suo significato più profondo ed esigente, diventi il nostro modo di fare la storia presente e futura, in un ambito dove i conflitti, le tensioni e specialmente le vittime di ogni tipo di abuso possano trovare una mano tesa che le protegga e le riscatti dal loro dolore. Tale solidarietà ci chiede, a sua volta, di denunciare tutto ciò che possa mettere in pericolo l’integrità di qualsiasi persona. Solidarietà che reclama la lotta contro ogni tipo di corruzione, specialmente quella spirituale”.

    Francesco cita direttamente il report della Pennsylvania. Scrive: “Negli ultimi giorni è stato pubblicato un rapporto in cui si descrive l’esperienza di almeno mille persone che sono state vittime di abusi sessuali, di potere e di coscienza per mano di sacerdoti, in un arco di circa settant’anni. Benchè si possa dire che la maggior parte dei casi riguarda il passato, tuttavia, col passare del tempo abbiamo conosciuto il dolore di molte delle vittime e constatiamo che le ferite non spariscono mai e ci obbligano a condannare con forza queste atrocità, come pure a concentrare gli sforzi per sradicare questa cultura di morte”. Secondo il Papa, infatti, “le ferite non vanno mai prescritte”. E in proposito cita la promessa contenuta nel Magnificat: “Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. “Proviamo vergogna – confida Francesco – quando ci accorgiamo che il nostro stile di vita ha smentito e smentisce ciò che recitiamo con la nostra voce. Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli”.

    Francesco ripete anche le parole dell’allora cardinale Ratzinger quando, nella Via Crucis scritta per il Venerdi’ Santo del 2005, si unì al grido di dolore di tante vittime e con forza disse: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci”.

    http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/20/news/papa_francesco_con_vergogna_e_pentimento_ammettiamo_di_aver_abbandonato_i_piccoli_lettera_del_papa_sulla_pedofilia-204511557/

  • Pedofilia, visita Papa in Irlanda: si mobilitano vittime

    Pedofilia, visita Papa in Irlanda: si mobilitano vittime

    Il Papa sarà il 25 e il 26 agosto in Irlanda per l’Incontro Mondiale delle Famiglie. Ma il dossier pedofilia rischia di pesare come un macigno e anche di oscurare il primo obiettivo che è appunto l’incontro con le famiglie che arriveranno a Dublino da tutto il mondo, già a partire da martedì 21. L’eco dell’ultimo scandalo, quello della Pennsylvania, arriva infatti fino a Dublino. Due sono i cardinali americani che hanno già cancellato la loro presenza all’evento, Donald Wuerl e Sean O’Malley, per seguire le vicende che stanno mettendo in grande difficoltà la Chiesa cattolica negli Stati Uniti. Ma anche dalla stessa Irlanda arriva l’appello affinché la questione degli abusi del clero sui minori sia tra i temi trattati dal Papa. Pronta per domenica 26 una manifestazione al Garden of Remembrance, nel pomeriggio, quando Francesco si appresterà a celebrare la messa conclusiva. “La verità conta. Senza la verità, non può esserci giustizia”, afferma il direttore esecutivo di Amnesty International Irlanda, Colm O’Gorman. Il timore è che la visita del Papa in Irlanda “ignorerà la necessità di riconoscere onestamente e rispondere al grave danno causato a molte persone dalle azioni e dai fallimenti delle istituzioni della Chiesa Cattolica Romana. Grave danno che è riverberato attraverso le generazioni, e che in qualche modo tocca ogni persona in Irlanda”, sottolineano gli organizzatori di ‘Stand for Truth’, come è stata chiamata l’iniziativa di domenica prossima. Ha già annunciato la sua partecipazione Marie Collins, ex vittima di pedofilia del clero ed ex componente della Pontificia Commissione per la Protezione dei minori, che si era dimessa in polemica con il Vaticano, soprattutto la Congregazione per la Dottrina della Fede, all’epoca guidata dal card. Gerhard Mueller, per la lentezza con cui procedevano le decisioni contro i preti pedofili. A chiedere una parola del Papa è anche l’arcivescovo di Dublino, mons. Diarmuid Martin. “Non è sufficiente chiedere scusa”. “La mia speranza è che Papa Francesco – ha detto il vescovo – voglia sfidare la Chiesa in Irlanda a essere diversa. Il Papa deve parlare francamente del nostro passato, ma anche del nostro futuro. Abbiamo bisogno di una Chiesa che ispiri fiducia”. Il Nunzio a Washington, mons. Christophe Pierre, a margine del Meeting di Cl a Rimini, ha invece commentato la situazione negli Usa: “Vedo una preoccupazione seria dei vescovi e anche da parte del Papa. Dobbiamo aiutare questa Chiesa e il Santo Padre a superare questa crisi e questo scandalo”. Dall’America c’è poi la posizione del vescovo di Madison, Wisconsin, mons. Robert Morlino: “+ ora di ammettere che esiste una sottocultura omosessuale all’interno della gerarchia della Chiesa cattolica che sta devastando grandemente la vigna del Signore”. Ma lo scandalo della pedofilia non è l’unico problema che incombe sulla visita del Papa in Irlanda. Forti sono le polemiche sulla questione delle famiglie ‘arcobaleno’, con uno dei relatori, il padre gesuita James Martin, molto vicino alla comunità Lgbt. I tradizionalisti sono sul piede di guerra ed è stata lanciata una petizione on line per evitarne la partecipazione; secondo gli organizzatori sarebbero state già raccolte 10mila firme.

  • Pedofilia Usa, inchiesta choc rivela abusi di 301 preti su più di mille bambini. Petizione chiede “dimissioni collettive”

    Pedofilia Usa, inchiesta choc rivela abusi di 301 preti su più di mille bambini. Petizione chiede “dimissioni collettive”

    Dopo l’inchiesta dell’Investigating Grand Jury della Pennsylvania che accusa 301 sacerdoti di aver abusato di oltre 1000 minori, è stata lanciata una petizione per chiedere a tutti i vescovi degli Stati Uniti di presentare le dimissioni a Papa Francesco. A firmarla sono 140 teologi, educatori e cattolici laici e recita: “Facciamo appello ai vescovi cattolici degli Stati Uniti affinché considerino, nella preghiera e nella sincerità, di sottoporre le loro dimissioni collettive come un atto pubblico di pentimento davanti a Dio e al Popolo di Dio” si legge in uno stralcio del testo pubblicato sul blog Daily Theology.

    Il dossier che sta travolgendo la Chiesa americana è stato pubblicato questa settimana ed è composto da oltre 1300 pagine. Tutti gli abusi sono stati compiuti da membri del clero dagli anni ’40 in poi su oltre mille bambini in sei su otto diocesi dello Stato: Harrisburg, Allentown, Pittsburgh, Greensburg, Erie e Scranton. Degli oltre 300 sacerdoti coinvolti, 100 facevano parte della diocesi di Pittsburgh: sotto accusa l’attuale arcivescovo di Washington Donald W. Wuerl che a Pittsburgh fu vescovo per 18 anni dal 1988 al 2006.

    La Santa Sede ha dichiarato di provare “dolore e vergogna”.”Gli abusi descritti nel rapporto sono penalmente e moralmente riprovevoli”, sono state le parole del direttore della sala stampa vaticana Greg Burke. “Atti che hanno tradito la fiducia e hanno rubato alle vittime la loro dignità e la loro fede. La Chiesa deve imparare dure lezioni dal passato e che dovrebbe esserci un’assunzione di responsabilità da parte sia di coloro che hanno abusato, sia di quelli che hanno permesso che ciò accadesse”. Gli abusi sarebbero tutti anteriori ai primi anni del 2000, per la chiesa una prova che le riforme fatte dalla Chiesa Cattolica negli Stati Uniti hanno ridotto drasticamente l’incidenza degli abusi commessi dal clero.

    Il rapporto viene ritenuto il più articolato e globale pubblicato sinora sulla pedofilia nella Chiesa americana. Il dossier ha portato all’incriminazione di due preti, ma la maggioranza dei presunti responsabili è ormai morta e la gran parte dei fatti è prescritta. Secondo L’Investigating Grand Jury il “reale numero” dei bambini abusati potrebbe ammontare a diverse migliaia  perché alcuni documenti segreti della Chiesa sono andati perduti e le vittime hanno avuto paura a farsi avanti. “I preti hanno violentato ragazzini e ragazzine e i loro superiori non solo non fecero niente, ma hanno nascosto tutto”, ha detto il procuratore generale Josh Shapiro, precisando che l’indagine “va avanti”. Il rapporto copre un arco di 70 anni e ha rivelato un sistema di protezione diffuso fatto di insabbiamenti e trasferimenti riportati negli archivi segreti delle diocesi, dove si evidenzia che il silenzio e l’inazione di vescovi e cardinali hanno consentito il protrarsi dei crimini.

    Molte le dichiarazioni a sostegno delle vittime da parte di vescovi e arcivescovi per quanto accaduto, l’arcivescovo di Filadelfia Charles J. Chaput ha affermato: “Le uniche risposte accettabili sono il sostegno alle vittime e sforzi globali per garantire che tali cose non si ripetano mai più. E rabbia. Anche la rabbia è una risposta giusta e necessaria ma deve essere una rabbia che porta buoni frutti; una rabbia guidata da un pensiero trasparente, dalla prudenza e da un desiderio di vera giustizia. Fa invece discutere l’affermazione del cardinale messicano Sergio Obeso Rivera che al riguardo ha affermato:”Le vittime di pedofilia che accusano gli uomini di Chiesa dovrebbero avere un po’ di pietà perché hanno una coda molto lunga e dunque facile da pestare”.

    Il lavoro d’inchiesta è partito il 4 agosto scorso con la lettera aperta del vescovo di Harrisburg, mons. Ronald W. Gainer: nel documento si denunciavano gli abusi commessi da 71 sacerdoti e ordinava la rimozione da tutti gli edifici collegati alla diocesi dei nomi degli abusatori, inclusi i vescovi che avevano taciuto i nomi di questi “preti predatori”, proteggendone i delitti. Gainer aveva reso pubblici i nomi degli abusatori e delle parrocchie da loro guidate, per incoraggiare le vittime alla denuncia. Ora anche altre diocesi, come quella di Eire, hanno pubblicato “disclosure list” con i nomi di colpevoli di abusi o coperture, mentre tutti i vescovi dello Stato esprimono profondo rimorso perché “l’abuso è spregevole e non trova posto nella Chiesa”.

    Sempre sul lavoro eseguito dall’Investigating Grand Jury il procuratore generale della Pennsylvania Josh Shapiro ha affermato: “Lo schema era abuso, negazione e copertura”aggiungendo: “Come diretta conseguenza della sistematica copertura da parte delle alte autorità ecclesiastiche, quasi ogni caso di pedofilia che abbiamo rilevato è troppo datato per un processo“. Sinora solo due preti sono stati incriminati per accuse che sono al di fuori della prescrizione: uno è accusato di aver eiaculato nella bocca di un bambino di sette anni e si è dichiarato colpevole, secondo la procura; l’altro ha aggredito due bambini, uno dei quali da quando aveva 8 anni per un periodo di otto anni, sino al 2010. L’Investigating Grand Jury ha chiesto che la prescrizione per i reati di pedofilia sia cancellata, che le vittime abbiano più tempo per presentare denuncia e che sia rafforzata la legge che obbliga a denunciare gli abusi sessuali di cui si viene a conoscenza.

    Le vittime, afferma il dossier, sono state speso traumatizzate per la vita finendo per abusare di droga e alcol, o per suicidarsi. Tra i casi elencati c’è quello di un religioso che ha stuprato una bambina di 7 anni in ospedale dopo che la piccola aveva subito una tonsillectomia. Un altro bambino bevve un succo di frutta e si svegliò il mattino dopo sanguinante dal retto, senza poter ricordare che cosa gli fosse accaduto. Un prete costrinse un bambino di 9 anni a praticargli sesso orale, poi gli lavò la bocca con l’acqua santa per “purificarlo”. Un altro sacerdote abusò di cinque sorelle della stessa famiglia, tra cui una da quando aveva 18 mesi ai 12 anni. Quando una delle bambine lo disse ai genitori nel 1992, la polizia trovò nella casa del prete slip, bustine di plastica contenenti peli pubici, fiale d’urina e fotografie a sfondo sessuale di bambine.

    Secondo Bishop Accountability negli Stati Uniti sono tra 5.700 e 10mila i preti cattolici accusati di abusi sessuali, ma poche centinaia sono stati processati, dichiarati colpevoli e condannati. Da quando il problema della pedofilia nella Chiesa cattolica è diventato noto all’inizio degli anni 2000, la Chiesa americana ha speso più di 3 miliardi di dollari in patteggiamenti. Questo ha documentato accordi con 5.679 presunte vittime del clero cattolico, solo un terzo delle 15.235 denunce che i vescovi hanno detto di aver ricevuto fino al 2009. Una stima ipotizza che le vittime negli Usa siano 100mila. Sotto la pressione dell’aumento di denunce nel mondo e delle continue critiche per la insufficiente risposta della Chiesa, papa Francesco nel 2013 ha promesso una nuova legge sulla pedofilia e pedopornografia.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/18/pedofilia-usa-inchiesta-choc-rivela-abusi-di-preti-su-piu-di-mille-bambini-petizione-chiede-dimissioni-collettive/4567208/

  • Pedofilia, il rapporto-shock sui preti in Pennsylvania riapre le ferite nella Chiesa Cattolica

    Pedofilia, il rapporto-shock sui preti in Pennsylvania riapre le ferite nella Chiesa Cattolica

    New York – Per la Chiesa Cattolica americana – e non solo – è arrivato un nuovo momento nero. Un giorno del giudizio tutto umano e che non perdona: un Gran Giurì della Pennsylvania questa settimana ha redatto un rapporto-shock che condanna il comportamento dei vertici ecclesiastici dell’intero stato, denunciando come oltre mille bambini nell’arco di 70 anni siano stati brutalmente molestati da sacerdoti e come gli abusi siano stati nascosti e i perpetratori protetti. Un’accusa in grado adesso di scuotere nuovamente e profondamente la Chiesa, che sperava di aver superato il peggio di un lungo e traumatico scandalo.

    Per dare un senso della nuova crisi che aggrava il dramma degli abusi per mano di prelati: si tratta della condanna piu’ ampia e drammaticamente circostanziata mai avvenuta nel Paese. Finora simili rapporti avevano infatti riguardato singole o poche diocesi alla volta, non intere regioni. Questa volta il documento di ben 900 pagine analizza assieme sei diocesi su otto totali della Pennsylvania e porta, almeno moralmente, alla sbarra più di 300 sacerdoti trovati responsabili di abusi sessuali.

    «E’ il più ampio e comprensivo rapporto su abusi sessuali ai danni di bambini all’interno della Chiesa Cattolica mai proposto negli Stati Uniti» ha dichiarato esplicitamente il procuratore generale dello stato Josh Shapiro. Il documento aggiunge che le vittime, data la quantità di documentazione andata persa e la paura che spinge ancora molti a tacere, potrebbero essere in realtà “migliaia”. E che, purtroppo, la maggior parte dei casi portati alla luce è ormai troppo vecchia per poter portare a azioni legali. Ma non sempre: in almeno due casi è scattata un’incriminazione per violenza contro minori e numerosi altri casi sono possibili in futuro perchè le «indagini continuano», ha indicato il rapporto.

    L’atto d’accusa è dirompente tanto per le accuse che per la cruda chiarezza delle rivelazioni. Ecco un estratto: «Preti stupravano bambini e bambine e i superiori responsabili del loro operato non solo non facevano nulla; hanno nascosto tutto. Per decenni – si legge nel testo -. Monsignori, vescovi ausiliari, vescovi, arcivescovi, cardinali sono stati per la maggior parte protetti; molti, compresi alcuni nominati in questo rapporto, sono stati promossi». La Chiesa, continua, si è comportata come «da manuale nel nascondere la verità» anche dopo che agenti dell’Fbi avevano identificato documentazione e prove relative a simili “pratiche”.

    Le descrizioni concrete sono spesso agghiaccianti e dettagliate. C’e’ l’uso di alcolici per facilitare molestie e un crudo elenco di abusi sessuali di ogni genere. In un caso viene descritto un prete che mise in cinta una ragazzina di 17 anni e non venne mai punito. In un altro un sacerdote che violentò cinque sorelle e fece collezione, tra l’altro, del loro sangue mestruale. Ancora: a Pittsburgh le gerarchie ecclesiastiche arrivarono ad accusare un quindicenne di aver “sedotto” un prete, che aveva invece ammesso lui stesso pratiche sado-masochistiche ai danni di numerosi ragazzini. Altrove un prete abusò bambini nonostante fosse da anni sieropositivo.

    Le sei diocesi messe in croce dal rapporto sono quelle di Allentown, Erie, Greensburg, Harrisburg, Pittsburgh e Scranton. Le due rimanenti nello stato, quelle di Philadelphia e di Altoona-Johnstown, erano già state al centro di rapporti di altri Gran Giurì conclusisi con simili j’accuse seppure meno vasti. Le autorità cattoliche americane – impegnate ormai da anni, come lo stesso Vaticano, a cercare di fare i conti con il dramma – hanno espresso vergogna e rammarico per la tragedia raccontata del documento. «Il rapporto del Gran Giuri’ della Pennsylvania illustra il dolore di coloro che sono stati vittima dei crimini di abuso sessuale da parte di membri individuali del clero e da parte di chi ha protetto i molestatori, facilitando così un male che è proseguito per anni e anche decenni» ha affermato il cardinale Daniel DiNardo, che guida la Conferenza dei vescovi cattolici statunitensi. «Ci vergogniamo e siamo addolorati per i peccati di omissione da parte di sacerdoti e vescovi cattolici».

    http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/mondo/2018-08-16/pedofilia-rapporto-shock-preti-pennsylvania-riapre-ferite-chiesa-cattolica-074000.shtml?uuid=AEaZfZbF&refresh_ce=1

  • USA: nuovo scandalo pedofilia

    USA: nuovo scandalo pedofilia

    Un documento rivela gli abusi perpetuati da 300 preti, in Pennsylvania, su più di 1’000 bambini

    Il rapporto di una corte della Pennsylvania, negli Stati Uniti, accusa oltre 300 preti di aver abusato di più di 1’000 bambini nel corso di diversi anni. Il documento, redatto dal gran jury è stato reso pubblico martedì, dopo che la sua divulgazione era stata osteggiata da diversi ricorsi.

    Nelle oltre 1’300 pagine del fascicolo vengono riportati nomi e cognomi dei sacerdoti pedofili e di chi li ha coperti, oltre alle testimonianze delle vittime. Le indagini, durate 18 mesi, hanno rivelato le informazioni riservate di sei delle otto diocesi dello stato.

    Diversi dei casi esposti sono caduti in prescrizione e non posso essere perseguiti penalmente. Per questo motivo, nelle conclusioni del dossier, la stessa giuria raccomanda una riforma legislativa per eliminare il vincolo temporale nei crimini sessuali su minori.

    AP/Reuters/eb/YR
    https://www.rsi.ch/news/mondo/USA-nuovo-scandalo-pedofilia-10779302.html