Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • RICOVERATO PER DEI CONTROLLI IL CARDINALE EZZATI, COINVOLTO NELLO SCANDALO PEDOFILIA

    RICOVERATO PER DEI CONTROLLI IL CARDINALE EZZATI, COINVOLTO NELLO SCANDALO PEDOFILIA

    L’arcivescovo coinvolto nell’indagine dei presunti insabbiamenti sullo scandalo pedofilia in Cile

    E’ stato ricoverato ieri nell’Ospedale dell’Università cattolica di Santiago del Cile per un controllo riguardante i suoi problemi cardiaci, il cardinale arcivescovo di Santiago del Cile, Ricardo Ezzati.

    Secondo quanto si è appreso il porporato resterà in ospedale nelle prossime 48 ore in stato di osservazione per dei controlli di routine riguardo l’intervento chirurgico a cui si è sottoposto tempo fa a Roma per l’innesto di pacemaker.

    Recentemente Ezzati è stato accusato di essere coinvolto nella copertura degli abusi sessuali su minori da parte di religiosi cileni, bruciando documenti che parlavano dei casi. Il 21 agosto, fra l’altro, l’arcivescovo dovrà rispondere alle domande di un pubblico ministero Emiliano Arias, che nel giugno scorso ha avviato un’indagine per presunti insabbiamenti di due scandali di pedofilia entrambi esplosi nel periodo di reggenza di Ezzati.

    Il primo riguarda uno stretto collaboratore del porporato, il padre Oscar Muñoz, 56 anni, che si è autodenunciato a gennaio 2018 per aver abusato di alcuni minori, tra loro anche  due suoi parenti, e che il 13 luglio è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver violentato almeno 7 minorenni.

    Il secondo caso è quello della “Familia” nella diocesi di Rancagua, un’organizzazione di sacerdoti e laici che trafficava in attività omosessuali e pedofile in modo sistematico e programmato da qualche anno.

    La notizia della convocazione di Ezzati, il secondo cardinale dopo l’australiano George Pell ad essere coinvolto in una situazione del genere, arriva dopo la pubblicazione da parte della Procura nazionale cilena, di un report su diverse indagini che riporta di 158 religiosi, tra vescovi, preti, membri di congregazioni o laici legati alla Chiesa, sotto indagine perché coinvolti in 144 casi di crimini sessuali su minori e adulti vulnerabili. Un totale di 266 vittime, di cui 178 minorenni.

    https://www.sardegnalive.net/news/nel-mondo/26709/ricoverato-per-dei-controlli-il-cardinale-ezzati-coinvolto-scandalo-pedofilia

  • Pedofilia nella Chiesa: pubblicato un rapporto choc sui monaci inglesi

    Pedofilia nella Chiesa: pubblicato un rapporto choc sui monaci inglesi

    Alcuni monaci benedettini sono finiti nella bufera in Inghilterra. Un rapporto choc ha svelato l’esistenza di abusi perpetrati per anni ai danni di minori

    Alcuni monaci benedettini sono finiti nella bufera a causa di reati attinenti alle attività sessuali o alla pornografia.

    Dieci, compresi i religiosi, sono le persone già incriminate o condannate.

    La Chiesa ha deciso d’intervenire sull’ennesimo scandalo che rischia di compromettere la credibilità delle istituzioni e degli ambienti cattolici in Inghilterra. I fatti contestati, in realtà, risalgono a circa settant’anni fa. Alcuni episodi, tuttavia, sarebbero avvenuti in tempi più recenti. Le medie emerse lascerebbero pensare che il fenomeno abbia avuto una certa continuità. Il rapporto choc sugli episodi di abusi ai danni di adulti e minori, che è stato stilato dalla Independent Inquiry into Child Sexual Abuse, è stato pubblicato solo pochi giorni fa.

    I vescovi delle diocesi d’Inghilterra, attraverso la diffusione di una nota ufficiale, hanno chiesto che i consacrati colpevoli di reati sessuali vengano consegnati al più presto nelle mani della giustizia: “Ogni abuso sessuale su bambini e adulti vulnerabili – hanno tuonato i presuli, come riportato dalla Sir – è un atto criminale e doloroso”. All’interno del comunicato stampa viene ribadita una ferma condanna nei confronti di questa tipologia di crimini.

    Nel dossier si parla di “un ampio spettro di abusi fisici, molti dei quali con sfumature sadiche e sessuali” e del coinvolgimento di un “gran numero di bambini”. Abusi che sarebbero stati perpetrati per molto tempo. Tanto, in alcuni casi, da arrivare a sette anni continuativi di violenze. Il tutto condito da presunti insabbiamenti e coperture.

    L’inchiesta, secondo quanto si legge su Sky News, è stata condotta dal professor Alexis Jay e si è soffermata su quanto accaduto in due abbazie specifiche: quella di Ampleforth e quella di Downside. Tutti e due questi luoghi di culto sono “legati” alla Congregazione dei benedettini. L’indagine, inoltre, segnala come sia sempre più necessario dividere le abbazie dagli istituti scolastici.

    Il professore a capo dell’inchiesta ha dichiarato, sempre stando a quanto si legge su SkyNews, che: “Per decenni Ampleforth e Downside hanno cercato di evitare di fornire informazioni riguardo alla violenza sessuale infantile alla polizia e ai servizi sociali”. E ancora: “Salvaguardare i bambini era considerato meno importante della reputazione della chiesa e del benessere dei monaci abusanti. Anche dopo l’introduzione delle nuove procedure, nel 2001… il loro approccio poteva essere sintetizzato come un atteggiamento finalizzato a ‘non dire niente’”.

    L’episcopato ha rassicurato sul fatto di essere impegnato a seguire alla lettera le linee guida. Specie dopo la pubblicazione di questo rapporto. Altri casi di pedofilia nella Chiesa cattolica: dopo lo scandalo cileno, quello austrialiano e le prove a carico di trecento sacerdoti in Pennsylvania, ecco il caso dei monaci benedettini in Inghilterra.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-nella-chiesa-pubblicato-rapporto-choc-su-monaci-1563560.html

  • Abusi su minori, il vescovo pubblica i nomi dei preti accusati

    Abusi su minori, il vescovo pubblica i nomi dei preti accusati

    Pennsylvania, il vescovo Ronald Gainer ha fatto pubblicare i nomi di 71 sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori ed ha chiesto di rimuovere da edifici, sale e stanze diocesane i loro nomi

    Il vescovo Ronald Gainer della diocesi cattolica di Harrisburg (Pennsylvania) ha fatto pubblicare i nomi di 71 sacerdoti che nei vari anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori.

    Tra i 71 accusati di abusi, una parte è relativa a chierici già deceduti, alcuni sono stati accusati solo dopo la loro morte. Gainer ha spiegato la sua scelta di pubblicizzare i nomi attraverso una lunga dichiarazione pubblicata sul sito diocesano.

    Dopo la conclusione dell’inchiesta del Grand Jury e il via libera della Corte Suprema della Pennsylvania alla pubblicazione della copia del rapporto del Grand Jury, la diocesi di Harrisburg ha potuto pubblicare (dopo uno stop di due anni) la lista dei sacerdoti e dei seminaristi che negli anni sono stati accusati di abusi sessuali su minori perché le informazioni rilasciate sono “il risultato di una grande mole di lavoro da parte di consulenti esterni e investigatori professionisti”.

    Dopo essersi scusato per conto della Chiesa diocesana di Harrisburg, il vescovo ha espresso il suo profondo dolore ai sopravvissuti degli abusi sessuali e ha chiesto di “lavorare per continuare e migliorare i cambiamenti positivi che abbiamo fatto per garantire che questi tipi di atrocità non si ripetano mai”.

    Ronald Gainer, che è stato nominato undicesimo vescovo di Harrisburg da Papa Francesco il 24 gennaio 2014, nel corso del suo mandato ha adottato una politica di tolleranza zero nei confronti degli abusi sessuali su minori.

    Il pugno di ferro del vescovo contro tali crimini è dimostrato anche da un’ulteriore decisione, anch’essa resa nota sul sito diocesano. Monsignor Gainer ha ordinato il divieto di nominare i coinvolti negli scandali e ha chiesto di rimuovere da edifici, sale e stanze diocesane i loro nomi qualora risultino inseriti nella lista di chi è accusato di abusi su minori.

    Il vescovo Gainer ha quindi reso retroattiva la politica di denominazione degli edifici. Secondo il nuovo modo d’operare, il nome di ogni vescovo dal 1947 ad oggi sarà rimosso da qualsiasi edificio, struttura, stanza o altra posizione d’onore nella diocesi come replica alle risposte inadeguate date dalla Diocesi negli anni alle accuse di abusi sessuali su minori. Così chiunque sia stato accusato di cattiva condotta sessuale e compare nella lista, verrà rimosso da qualsiasi posizione d’onore in tutta la Diocesi.

    Inoltre, la diocesi di Harrisburg, che comprende 15 contee della Pennsylvania centro-meridionale (Adams, Columbia, Cumberland, Dauphin, Franklin, Juniata, Lancaster, Libano, Mifflin, Montour, Northumberland, Perry, Snyder, Union e York) ha rinunciato ai rimanenti diritti di riservatezza relativi a fatti legati agli abusi. Il vescovo Gainer ha spiegato di fare questo passo affinché “i sopravvissuti possano sentirsi liberi di raccontare le loro storie a chiunque e in qualsiasi momento lo desiderino. Spero che questo passo aiuti ulteriormente quei sopravvissuti, e forse altri, nel loro percorso verso la guarigione”.

    Il nuovo sito web lanciato in occasione della diffusione dei nomi contiene anche informazioni su come segnalare abusi sessuali su minori, che sono risultati frequenti in certe zone degli Stati Uniti, informazioni di contatto per l’Ufficio di assistenza alle vittime e informazioni dettagliate su come la Chiesa Cattolica ha affrontato questo problema.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/abusi-su-minori-ad-harrisburg-damnatio-memoriae-e-nomi-resi-1561611.html

  • Scandalo abusi, il Papa accetta la rinuncia di un abate austriaco

    Scandalo abusi, il Papa accetta la rinuncia di un abate austriaco

    L’abate di Wettingen-Mehrerau è responsabile di un totale di 21 monasteri cistercensi in Austria, Germania, Svizzera, Italia, Stati Uniti, Repubblica Ceca e Slovenia

    CITTÀ DEL VATICANO – Papa Francesco ha accettato oggi la rinuncia all’ufficio di Abate Ordinario dell’Abbazia territoriale di Wettingen-Mehrerau (Voralberg, Austria) presentata dal padre cistercense Anselm van der Linde.

    L’abate di Wettingen-Mehrerau, che ha anche un seggio nella Conferenza episcopale austriaca, è inoltre responsabile di un totale di 21 monasteri cistercensi in Austria, Germania, Svizzera, Italia, Stati Uniti, Repubblica Ceca e Slovenia.

    Padre Van der Linde, 47 anni, nato in Sudafrica e naturalizzato austriaco, era diventato abate di Wettingen-Mehrerau (a Bregenz, sul Lago di Costanza) nel 2009, nominato da Benedetto XVI, in un momento in cui il monastero era travolto da uno scandalo per abusi sessuali al suo interno, verso studenti del collegio, e anche bersagliato dalle richieste di risarcimento di vittime di crimini sessuali compiuti da chierici e risalenti agli anni ’60 e seguenti.

    Nel corso del suo mandato, Van der Linde ha dovuto gestire la vicenda, scusandosi con le vittime ed esprimendo «vergogna» per quanto accaduto nei decenni precedenti, ma ponendo comunque – nel contenzioso legale con gli abusati – una limitazione delle richieste di risarcimento danni. Dopo la sconfitta davanti alla Corte Suprema, è arrivato a un accordo extragiudiziale con due vittime del vecchio collegio.

    Il 12 luglio scorso, dopo quasi dieci anni di servizio, con un comunicato Van del Linde ha annunciato di aver presentato le sue dimissioni a papa Francesco, che oggi le ha accolte. Rimarrà comunque in carica “de jure” fino alla nomina di un nuovo abate, che di norma viene confermata dal Papa con un decreto.

    «Nel 2009 ho rilevato il compartimento di Wettingen-Mehrerau in un periodo molto difficile. Uno dei miei compiti era quello di creare una base economicamente sostenibile per la comunità monastica», ha spiegato Van der Linde nella sua nota del 12 luglio, commentando che lo scandalo degli abusi sessuali nel monastero le aveva personalmente scosso nel profondo.

    «L’elaborazione di questi eventi vergognosi e imperdonabili mi è costata un’incredibile forza ed energia», ha anche detto, motivando la sua rinuncia, rispetto alla quale ha ricordato inoltre l’esempio del Papa emerito Benedetto XVI.

    Tra i successi del suo mandato all’abbazia di Bregenz, l’abate ha rammentato tra l’altro «il riallineamento della nostra scuola, l’apertura per le ragazze, la creazione di una scuola elementare e la grande collaborazione con l’Accademia del Calcio».

    https://www.tio.ch/estero/cronaca/1312444/scandalo-abusi–il-papa-accetta-la-rinuncia-di-un-abate-austriaco

  • «Il prete mi ha aggredita durante la confessione»: il #MeToo delle suore nella Chiesa

    «Il prete mi ha aggredita durante la confessione»: il #MeToo delle suore nella Chiesa

    Uno dei casi a Bologna, nel 2000. Ma si moltiplicano le denunce di violenze dal Cile, all’Uganda all’India. «È una questione di disparità di potere nel mondo cattolico»

    L’onda lunga del movimento #MeToo arriva a scoperchiare la coltre di silenzio sugli abusi sessuali nei confronti delle suore da parte di preti e vescovi. Casi di volenze sono emersi in Europa, Africa, Sud America e Asia, mostrando che «il problema è globale e pervasivo, anche a causa dello status di seconda classe delle suore nella Chiesa — scrive l’agenzia Associated Press che al fenomeno dedicato una lunga inchiesta — e alla loro sottomissione agli uomini che la guidano».

    A Bologna

    «Mi ha causato un’enorme ferita, a lungo ho fatto finta che non fosse successo» ha raccontato una suora che è stata aggredita dal religioso che la stava confessando in un’università di Bologna nel 2000. Stringendo in mano il rosario, la donna ha rotto quasi due decenni di silenzio, liberandosi finalmente «di un grande peso», e ha raccontato che mentre era seduta in un’aula di fronte a lui e gli stava raccontando i propri peccati, il prete (che era anche un professore universitario) si alzò e le si avventò addosso. La suora riuscì a divincolarsi ma l’assalto — e un successivo approccio di un altro prete un anno dopo — l’ha portata a smettere di andare a confessarsi con qualsiasi altro prete che non fosse il suo padre spirituale, che vive in un altro Paese. «La confessione dovrebbe essere un luogo di salvezza, libertà e misericordia. Ma a causa di questa esperienza è diventato un luogo di peccato e di abuso di potere» ha detto la suora, che all’epoca aveva riferito quanto è successo ai suoi superiori senza che questi prendessero alcuna contromisura (il prete accusato dalla suora, secondo quanto ricostruisce l’Ap, è morto senza che lei lo sapesse il giorno in cui la donna ha incontrato i giornalisti).

    Nel mondo

    Le religiose stanno cominciando a denunciare pubblicamente «anche perché per anni i dirigenti della Chiesa non hanno fatto niente — scrive sempre l’Ap — , nonostante importanti studi sul problema in Africa siano stati segnalati al Vaticano negli anni ‘90». Questa settimana sei suore di una piccola congregazione religiosa in Cile sono uscite allo scoperto sulla tv nazionale con le loro storie di abusi da parte di preti e di altre suore e su come i loro superiori non abbiano fatto nulla per fermare tutto questo. Una suora in India ha di recente presentato denuncia formale alla polizia accusando un vescovo di stupro, cosa che sarebbe stata impensabile solo un anno fa. I casi in Africa sono emersi periodicamente; nel 2013, ad esempio, il noto sacerdote Anthony Musaala di Kampala in Uganda ha scritto una lettera aperta che menzionava «sacerdoti romanticamente coinvolti con sorelle religiose». Parole per cui, però, è stato sospeso dalla Chiesa nonostante i giornali ugandesi riportino spesso scandali sessuali che convolgono sacerdoti.

    Le denunce

    Una delle difficoltà maggiori per le religiose, secondo Karlijn Demasure che fino a poco fa guidava il Centro per la protezione dei bambini della Pontificia Università Gregoriana di Roma, è essere credute: i molestatori «possono sempre dire “l’ha voluto lei” — spiega —. Ed è difficile anche liberarsi dell’idea che sia sempre la donna a sedurre l’uomo e non viceversa». Le molestie sessuali sulle religione sono un problema soprattutto in Africa. In particolare per le novizie, che hanno bisogno di una lettera del parroco per essere accettate nelle congregazioni religiose. «A volte hanno bisogno di “pagare” per averla» dice Demasure. Alcune religiose rimangono incinte, in quel caso «la donna abortisce. Ed è lui a pagare: una suora non ha soldi. Un prete sì», aggiunge.

    Il rapporto

    Nel 1994 la suora Maura O’Donohue ha scritto un ampio rapporto sul fenomeno per il Vaticano, che copriva 23 Paesi. Riportava il caso di 29 religiose che erano rimaste incinte in un’unica congregazione e spiegava che le suore erano considerate partner sessuali «sicure» dai preti che avevano paura di contrarre l’Hiv. Nel 1998 un altro rapporto scritto da suor Marie McDonald sosteneva che gli stupri di suore africane da parte di preti sono «comuni» e che casi di abusi e molestie si verificavano anche quando le religiose si trasferivano a Roma per studio e avevano bisogno dell’aiuto di seminaristi e preti nello studio. «Favori sessuali sono talvolta la moneta per un simile aiuto» si leggeva nel dossier. I rapporti sugli abusi erano riservati, ma sono stati pubblicati nel 2001 dall’U.S. National Catholic Reporter, un sito di informazione cattolico.

    Il potere

    Uno degli elementi chiave è la disparità di potere ta coloro che vengono abusate e coloro che abusano. Il Vaticano per ora non ha mai parlato (né ha risposto all’Ap) delle misure adottate per affrontare il problema a livello globale. Un anonimo funzionario della Santa Sede ha spiegato che «spetta ai dirigenti delle Chiese locali sanzionare i sacerdoti che abusano sessualmente delle suore ma che spesso questi crimini restano impuniti». Nell’affrontare le violenze finora la Chiesa si è concentrata soprattutto su quelli che riguardano i bambini, ma ha aggiunto che «anche gli adulti a rischio si meritano la stessa protezione».

    I cambiamenti

    Nel giugno scorso era già stato il quotidiano francese Le Parisien a evocare un «enorme scandalo», sintetizzando alcuni casi come quello d’una «religiosa stuprata da un altro religioso in un monastero», una «suora vittima dei palpeggiamenti di un prete nel confessionale» e un’altra «aggredita sessualmente da un’altra suora della sua stessa congregazione». Fatti in genere molto vecchi, quindi caduti in prescrizione. Nella «grande maggioranza dei casi, le prede tengono la bocca chiusa. E quando riescono a raccontare il loro calvario, è perché sono uscite dal clero», continuava il giornale. Ma si stima che il fenomeno sia «molto più ampio», spiegava Francois Devaux dell’associazione La Parole Liberee, puntando il dito contro quei «preti che abusano della loro posizione di autorità spirituale per approfittarne sessualmente». Oggi forse qualcosa potrebbe cominciare a cambiare, grazie anche al movimento #MeToo.

    https://www.corriere.it/cronache/18_luglio_29/prete-mi-ha-aggredita-la-confessione-metoo-suore-chiesa-983a2368-930b-11e8-8c02-559dd2886235.shtml

  • Pedofilia della chiesa cilena: 158 indagati tra vescovi, preti e laici

    Pedofilia della chiesa cilena: 158 indagati tra vescovi, preti e laici

    Si tratta di 144 indagini su fatti accaduti tra 1960 e oggi e coinvolgono 266 vittime, di cui 178 bambini e adolescenti, secondo i dati forniti dal procuratore Luis Torres

    Uno scandalo dalle enormi proporzioni: la procura nazionale cilena ha indagato 158 membri della Chiesa cattolica – tra vescovi, sacerdoti e laici – accusati di essere autori o complici di abusi sessuali su minori in casi che si estendono per quasi 60 anni.
    Si tratta di 144 indagini su fatti accaduti tra 1960 e oggi e coinvolgono 266 vittime, di cui 178 bambini e adolescenti, secondo i dati forniti dal procuratore Luis Torres.
    “La stragrande maggioranza dei fatti riportati corrisponde a crimini sessuali commessi da sacerdoti, parroci o persone associate a istituti scolastici”, si legge nei testi della procura.

    https://globalist.it/world/2018/07/23/pedofilia-della-chiesa-cilena-158-indagati-tra-vescovi-preti-e-laici-2028368.html

  • Adelaide, condannato a 12 mesi prelato che coprì sacerdote pedofilo

    Adelaide, condannato a 12 mesi prelato che coprì sacerdote pedofilo

    Philip Wilson, ex vescovo di Adelaide, dovrà scontare almeno 6 mesi di detenzione

    E’ stato condannato ad un anno di carcere Philip Wilson, il vescovo di Adelaide, in Australia, per aver coperto gli abusi sessuali di un sacerdote. Il magistrato di Newcastle Robert Stone ha ordinato che rimanga almeno 6 mesi in detenzione prima che possa ottenere la condizionale.

    E’ il più alto prelato cattolico al mondo ad aver ricevuto ad una simile condanna. I crimini di cui Monsignor Wilson era a conoscenza e che non avrebbe riportato alla polizia sarebbero avvenuti negli anni Settanta nella regione di Hinger da parte del sacerdote Jim Fletcher, abusatore seriale morto in prigione nel 2006 a 65 anni, un anno dopo la condanna per pedofilia per aver abusato di una 13enne tra il 1989 e il 1991.

    Fletcher avrebbe anche violentato 4 chierichetti. Wilson non andrà immediatamente in carcere. Il tribunale deciderà il prossimo 14 agosto se potrà ottenere i domiciliari. Potrebbe stare con la sorella a Newcastle.

    Papa Francesco aveva nominato a inizio giugno amministratore apostolico ‘Sede Plena’ dell’arcidiocesi di Adelaide monsignor Gregory O’Kelly, vescovo di Port Pirie.

    Wilson aveva sempre negato le accuse e il suo staff di legali ha fatto quattro tentativi per far fallire il caso, sostenendo che la diagnosi di Alzheimer di Wilson avrebbe dovuto escluderlo dal processo – anche se questo non gli impediva di mantenere la sua posizione nella Chiesa.

    La conferenza episcopale australiana non ha voluto insistere sulla vicenda, limitandosi a diramare una nota stringata in cui assicura che “la tutela dei bambini e degli adulti vulnerabili è di primaria importanza per la Chiesa e per i suoi ministeri”.

    Bergoglio ha da poco assistito alle dimissioni in blocco della conferenza episcopale cilena, convocata in Vaticano dopo aver accertato decenni di coperture sistematiche dei vescovi nei confronti di preti che abusavano dei bambini. Ed è in attesa di conoscere il verdetto del processo, ancora in Australia, a uno dei suoi fedelissimi, George Pell. Il cardinale è ai vertici del Vaticano, da prefetto della segreteria per l’Economia e membro del C9. Del consiglio dei nove cardinali che collabora con il Papa nella riforma della Curia, tra l’altro, fa parte anche il cardinale Francisco Javier Errßzuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile, al centro degli insabbiamenti degli abusi di Fernando Karadima.

    http://www.repubblica.it/esteri/2018/07/03/news/adelaide_condannato_a_12_mesi_prelato_che_copri_sacerdote_pedofilo-200696548/

  • Pedofilia in Australia. Scuse del governo e risarcimenti alle vittime

    Pedofilia in Australia. Scuse del governo e risarcimenti alle vittime

    Si è conclusa l’indagine della Royal Commission australiana sulle migliaia di abusi verificatisi nel Paese. Il governo presenterà scuse ufficiali alle vittime

    La Royal Commission australiana ha concluso le sue indagini sulla pedofilia nel Paese.

    Dopo cinque anni di lavoro e più di 8.000 testimoni ascoltati, gli inquirenti hanno presentato più di 400 raccomandazioni alle istituzioni nazionali. Tali raccomandazioni, rivolte a enti governativi e alla Chiesa cattolica, attengono ai provvedimenti necessari affinché i crimini contro i minori non si possano ripetere.

    Istituita nel 2013, la Royal Commission, composta da magistrati, politici e psicologi, ha chiamato a testimoniare migliaia di persone che dichiaravano di essere state vittime di abusi all’interno di parrocchie, scuole e circoli sportivi. Grande clamore mediatico ha suscitato l’interrogatorio condotto nei confronti del cardinale George Pell, accusato di pedofilia e di non avere punito i sacerdoti della diocesi di Melbourne colpevoli della stessa condotta. A finire sotto la lente di ingrandimento della Commissione non sono stati solo esponenti della Chiesa cattolica. Accuse di molestie e reati sessuali sono state rivolte dai testimoni anche ai vertici dei boy-scout, delle forze armate e persino a maestri di yoga. Gli inquirenti hanno quindi elaborato delle raccomandazioni dirette all’Esecutivo nazionale, a quelli statali e alle gerarchie ecclesiastiche. In particolare, al Primo ministro di Canberra, Malcolm Turnbull, sono state indirizzate 122 proposte di provvedimenti. Egli ha dichiarato che ne approverà 104 e che le 18 restanti dovranno essere vagliate in maniera approfondita di concerto con i Governi locali.

    Tra le proposte accolte vi è quella di istituire il Ministero per la Tutela dell’Infanzia e quella di intensificare i controlli sulla condotta del personale militare. La Royal Commission ha poi sollecitato l’Esecutivo a procedere rapidamente a un ristoro economico nei confronti di chi ha visto la propria infanzia rovinata dai pedofili. Lo schema di risarcimento delineato dagli inquirenti e accettato da Turnbull prevede che, a partire dal primo luglio, ogni vittima potrà presentare domanda di indennizzo. I pagamenti in questione potranno arrivare fino a 150.000 dollari australiani. Il 22 ottobre, il Primo ministro rivolgerà delle scuse ufficiali a tutti i connazionali che hanno subito molestie. Le raccomandazioni indirizzate alle diocesi del Paese, invece, mirano alla modifica delle regole inerenti al celibato ecclesiastico e alla confessione. I vescovi australiani hanno annunciato che collaboreranno costantemente con le autorità per attuare lo schema di risarcimento. Essi hanno però escluso qualsiasi modifica alle norme che disciplinano il sacramento della confessione.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-australia-scuse-governo-e-risarcimenti-vittime-1540418.html
  • Abusi in Cile, il Vaticano conferma l’espulsione di un religioso dei Maristi

    Abusi in Cile, il Vaticano conferma l’espulsione di un religioso dei Maristi

    Si tratta di Abel Perez accusato di violenze su minori compiute in quasi quarant’anni di attività come insegnante

    Mentre in Cile non si placano ma anzi aumentano di giorno in giorno le polemiche sui casi abusi dal clero su minori – specie dopo l’ultimo incontro del Papa con alcuni sacerdoti vittime di padre Karadima – e mentre si attende l’inizio il prossimo 12 giugno della missione dei due delegati vaticani, Scicluna e Bertomeu, nella diocesi di Osorno, il Vaticano conferma l’espulsione dalla Congregazione dei Fratelli Maristi di un religioso Abel Perez, accusato di violenze sessuali sistematiche a danno di ex studenti degli istituti in cui insegnava matematica, situati quasi sempre in zone povere e disagiate del paese.

    A rendere noto il provvedimento della Santa Sede è lo stesso provinciale dei maristi Saturnino Alonso Ortega: «Ho ricevuto da Roma il decreto di espulsione per il fratello Abel Perez emesso dalla Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica del Vaticano, a conferma del decreto di espulsione presentato dal nostro superiore generale, il fratello Ernesto Sanchez», spiega in un comunicato stampa diffuso ieri 7 giugno.

    Lo stesso giorno in cui le vittime e i loro familiari erano riuniti nella Casa provinciale dei maristi a Santiago, con il vicario generale della Congregazione, lo spagnolo Luis Carlos Gutierrez, arrivato in Cile insieme ai consiglieri generali Ken McDonald e Oscar Martin. È stato lo stesso Gutierrez ad organizzare l’incontro con le vittime per dire loro – come ha confermato in una sua dichiarazione a margine – che «dalla Congregazione stanno seguendo da vicino il lavoro, fatto con determinazione, che ha assunto la provincia marista».

    Secondo quanto riferito dalla stampa cilena, le vittime di Perez sarebbero 14: dieci dell’istituto Alonso de Ercilla tra il 1974 (anno in cui iniziò a lavorare come insegnante) e il 1996 e quattro tra il 1997 e il 2008 alla scuola Marcellino Champagnat di La Pintana, una delle zone più povere alla periferia di Santiago. Quasi quarant’anni di abusi compiuti nei diversi luoghi in cui, di volta in volta, il religioso veniva trasferito dalla Congregazione dopo ogni nuova denuncia. Non solo città e paesini cileni ma anche istituti e collegi dei maristi in Colombia, in Perù e in Bolivia.

    Allo scoppiare dello scandalo Karadima, nel 2010, in un clima di iper sensibilità collettiva sul tema della pedofilia, e di roventi polemiche contro la risposta della Chiesa su questi casi, fu lo stesso Perez a confessare i suoi crimini. Su di lui fu avviata una lunga indagine; intanto l’ordine marista lo ha richiamato a Santiago. Da allora il religioso, attualmente sotto inchiesta nel Tribunale civile, vive nella Casa provinciale. Con lui ci sono altri tre confratelli, Jesús Castañeda, Adolfo Fuentes e Armando Alegría, anche loro accusati di pedofilia.

    Tra i Fratelli maristi – presenti in Cile dal 1911, che vantano ad oggi 12 scuole, delle quali sette private e cinque sovvenzionate dallo Stato, per un totale di 15mila studenti – sono almeno una decina i membri denunciati per abusi, quattro dei quali sono deceduti.

    http://www.lastampa.it/2018/06/08/vaticaninsider/abusi-in-cile-il-vaticano-conferma-lespulsione-di-un-religioso-dei-fratelli-maristi-LH5zdSWLSVRGcPT6RnwIGP/pagina.html

  • Preti pedofili, commissariata la diocesi di Adelaide

    Preti pedofili, commissariata la diocesi di Adelaide

    Serena Sartini

    L’operazione tolleranza zero nella lotta alla pedofilia all’interno del clero continua senza tregua. L’ultima mossa di Papa Francesco riguarda il commissariamento dell’arcidiocesi di Adelaide, con la nomina di monsignor Gregory O’Kelly come amministratore apostolico. L’annuncio è avvenuto tramite un insolito bollettino domenicale e tre semplici righe che indicano la nomina del commissario, a due settimane dalla condanna dell’arcivescovo Philip Wilson, accusato di aver coperto casi di abusi sessuali di un sacerdote su alcuni minori.

    La diocesi di Adelaide era stata infatti travolta dallo scandalo con la condanna, lo scorso 22 maggio, di monsignor Wilson, 67 anni, che continua a dichiararsi innocente, ma che rischia fino a due anni di carcere. La sentenza verrà resa nota il 19 giugno e al momento il vescovo resta libero su cauzione. Ma si tratta del più alto prelato cattolico al mondo ad aver ricevuto una condanna del genere. L’accusa è di insabbiamento e copertura di casi di pedofilia commessi da sacerdoti della sua diocesi: Wilson sarebbe stato a conoscenza senza comunicarlo alla polizia di crimini commessi negli anni ’70 nella regione di Hunter da parte di padre Jim Fletcher, abusatore seriale morto in carcere nel 2006.

    All’indomani della decisione del tribunale contro Wilson, il vescovo aveva annunciato di autosospendersi temporaneamente dai suoi compiti, mentre il 25 maggio aveva assunto la guida della diocesi di Adelaide il suo vicario, padre Philip Marshall. Ieri la decisione del Papa con la nomina di un commissario. Sintetico il commento della Conferenza episcopale australiana, alle prese da decenni con lo scandalo pedofilia: «La Conferenza apprezza sia la sollecitudine pastorale del Santo Padre per l’arcidiocesi sia la generosità del vescovo O’Kelly nell’accettare l’incarico».

    In Australia pende anche la vicenda del rinvio a giudizio del cardinale George Pell, ex braccio destro di Bergoglio per le questioni economiche, autosospesosi dall’incarico in Curia e tornato in Australia per subire il processo che lo vede imputato con l’accusa di abusi su minori.

    Sabato si sono conclusi gli incontri del Papa con i sacerdoti cileni per discutere della piaga della pedofilia in Cile. A giorni partiranno per una nuova missione nel Paese sudamericano gli inviati di Bergoglio, monsignor Charles Scicluna e il reverendo Jordi Bertomeu. Si attende, infine, la decisione di Francesco sulle dimissioni in blocco dei 34 vescovi cileni.

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