Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, tutta la Chiesa ha i problemi del Cile

    Pedofilia, tutta la Chiesa ha i problemi del Cile

    Linea dura – Il Papa ha ammesso di aver sottovalutato il caso e ha fatto dimettere i vescovi. Ma le omertà in diocesi e nei seminari sono la norma.
    di Marco Marzano
    La decisione dei vescovi cileni di rassegnare in blocco le dimissioni dai loro incarichi al papa è clamorosa. Segnala la consapevolezza di una responsabilità collettiva dell’episcopato cileno per i gravi crimini commessi da membri della Chiesa in quel Paese. Il gesto giunge dopo decenni di insabbiamenti ed è la conseguenza di un drastico cambiamento di linea di Francesco nel contrasto alla pedofilia clericale in Cile. Sino al gennaio di quest’anno e cioè al suo viaggio nel Paese andino, Francesco non sembrava scontento di come andavano le cose nella chiesa cilena. Nel 2015, aveva promosso, nominandolo vescovo, Juan Barros, un “allievo” e amico del pedofilo abusatore Don Fernando Karadima. Quando Francesco lo ha nominato vescovo sul capo di Barros pendeva già l’accusa di aver assistito impassibile alle violenze che Karadima infliggeva ai minori. Proprio durante quel viaggio, Francesco aveva reagito con fastidio alla domanda di chi gli aveva chiesto conto del suo sostegno a Barros rispondendo che della complicità di quel vescovo con i crimini di don Karadima non c’erano riscontri certi e quindi, fino a prova contraria, quelle contro di lui erano calunnie. Quelle parole parvero l’ennesima manifestazione della complicità vaticana con gli abusatori e suscitarono la reazione indignata di molta parte dell’opinione pubblica, non solo cilena. È a quel punto che il papa fece mostra di esser pronto a cambiar linea, ammise di essersi sbagliato nel giudicare la situazione cilena, dichiarò di essere stato male informato e di voler andare finalmente a fondo della questione. Mandò un Cile un suo investigatore che acquisì nuove informazioni, poi convocò i dirigenti cileni a Roma e ottenne le loro dimissioni. Adesso gli toccherà procedere alle necessarie epurazioni, cioè al licenziamento di massa dei vescovi cileni. Se ciò non avvenisse, se il papa prendesse tempo e nel frattempo la vicenda venisse dimenticata dai media, ci troveremmo dinanzi a una sceneggiata sulla pelle delle vittime. In una lettera indirizzata ai vescovi cileni che doveva rimanere riservata (e di cui alcuni giornali hanno pubblicato stralci) Francesco ammette che i problemi in Cile vanno ben al di là del caso Karadima-Barros, che nella chiesa cilena si sono verificati nel tempo abusi e mancanze di tutti i generi, che sono stati distrutti documenti che compromettevano alcuni preti, coperti e protetti o trasferiti precipitosamente da una parrocchia all’altra e subito incaricati di occuparsi di altri minori. Le accuse hanno riguardato anche le istituzioni formative, i seminari, colpevoli di non aver arrestato la carriera di preti che già da studenti mostravano chiari segni di un comportamento patologico nella sfera sessuale e affettiva. Il problema è “il sistema” ha concluso il papa. Ed è verissimo. Il punto è: quale sistema? A meno di non voler credere che la chiesa cilena abbia sviluppato patologie tutte peculiari, che fosse una sorta di associazione a delinquere fuori controllo e a meno di negare che fenomeni identici a quelli descritti dal papa nella sua lettera si sono verificati ovunque nel mondo bisogna ammettere che il sistema è la chiesa stessa nella sua attuale forma organizzativa. Il problema è cioè un’organizzazione strutturata intorno alla supremazia di una casta clericale tutta maschile e celibe formata intorno ai valori della fedeltà assoluta e della disciplina di corpo all’interno di istituzioni totali e claustrofobiche come i seminari e poi investita del monopolio assoluto nella gestione del sacro, della competenza esclusiva di tutti gli aspetti cruciali della vita dell’istituzione. Se il pontefice vuole davvero combattere fino in fondo il sistema e debellarlo, perché non prende tutti in contropiede e assume l’iniziativa di avviare una grande riflessione collettiva e pubblica, eventualmente attraverso un sinodo straordinario, sul tema della responsabilità dei funzionari e delle
    istituzioni cattoliche nei tantissimi casi di abusi sui minori commessi dai membri della Chiesa nella sua storia recente? E perché non invita a farne parte anche quegli studiosi che da anni sostengono che il problema degli abusi sessuali da parte del clero cattolico va affrontato mettendo in conto l’eventualità di dover smantellare la tradizionale strutturale clericale che da secoli, e senza alcuna discontinuità sino al presente, governa la Chiesa ai quattro angoli della terra? Questo sì che sarebbe l’inizio della rivoluzione.
    in “il Fatto Quotidiano” del 20 maggio 2018
  • VESCOVI CILENI, ED CONDON: LE DIMISSIONI NON BASTANO

    VESCOVI CILENI, ED CONDON: LE DIMISSIONI NON BASTANO

    Dopo i precedenti articoli di cronaca (qui, qui , qui), riporto questo editoriale di Ed Condon pubblicato ieri sul Catholic Herald.

    Eccolo nella mia traduzione.

    Le ultime 24 ore hanno visto la saga degli scandali di abusi sessuali cileni e presunto occultamento prendere diverse svolte drammatiche.  Giovedì, il Vaticano ha pubblicato una lettera consegnata da Papa Francesco ai vescovi cileni. In essa, il Papa ha fatto riferimento alla necessità di azioni “a breve, medio e lungo termine” per “ristabilire la giustizia”. Venerdì mattina è trapelato un documento ai media cileni in cui il Papa ha usato un linguaggio molto più forte. Egli ha affermato, secondo il documento trapelato, che le persone dovevano essere rimosse dall’ufficio, ma che questo da solo non sarebbe stato “sufficiente”.

    L’aspetto più drammatico è che la lettera trapelata contiene accuse del più grave tipo di abuso d’ufficio nei confronti della gerarchia cilena. Queste comprendono la repressione delle accuse di abuso sessuale, il trasferimento intenzionale di autori di abusi sospetti o noti ad altri incarichi, l’interferenza nelle indagini canoniche e la pressione sugli investigatori stessi, nonché la distruzione delle prove.

    Il contenuto di tali affermazioni è di per sé esplosivo.  Ma il testo trapelato è stato seguito da altre notizie. Più tardi, venerdì, è emerso che tutta la gerarchia cilena, che è stata a Roma negli ultimi giorni in una conferenza di emergenza con il Papa, ha presentato le sue dimissioni scritte al Santo Padre giovedì.

    Resta ora da vedere se papa Francesco accetterà tutte, alcune o nessuna delle lettere.

    Le dimissioni della gerarchia di un intero paese sono certamente drammatiche. La mossa è stata accompagnata da una lettera dei vescovi che ringraziano papa Francesco per la sua “correzione fraterna” e chiedono “perdono” per il dolore causato alle vittime.  Se papa Francesco accettasse in massa le dimissioni, porrebbe fine naturalmente al crescendo dello scandalo degli abusi sessuali in Cile e ciò gli permetterebbe di avviare riforme più profonde e più ampie con una lista pulita di vescovi con cui lavorare.

    Spero sinceramente che non lo faccia.

    Le dimissioni di massa, accompagnate da una lettera di mea culpa di gruppo, danno l’impressione che i vescovi cileni prendano sul serio la questione. In effetti, potrebbe garantire che nessuna persona fisica o giuridica debba rispondere direttamente di ciò che ha fatto. Tutti esprimono rimorso, tutti si assumono responsabilità collettive, tutti si dimettono, nessuna risposta individuale per singoli reati. Si tratta, in effetti, di un intero episcopato nazionale che cerca una via di uscita del gentleman, e papa Francesco non dovrebbe avere nulla di tutto ciò.

    Il Papa stesso ha implorato le vittime per il perdono, dicendo che era “parte del problema” attraverso la sua difesa iniziale del vescovo Juan Barros, la cui associazione con il noto abusatore don Fernando Karadima ha scatenato la crisi. Avendo dovuto fare un atto così pubblico di responsabilità personale e di umiltà, ora dovrebbe insistere sul fatto che ciascuno dei vescovi cileni sia ritenuto ugualmente responsabile per qualsiasi ruolo abbia svolto.

    Nel giugno 2016, Francesco ha emesso il motu proprio Come Una Madre Amorevole, che ha fornito un chiaro meccanismo giuridico per l’azione penale contro i vescovi per abuso di potere e di ufficio, soprattutto in relazione alla gestione delle accuse di abuso sessuale.  Le accuse contenute nel documento trapelato di venerdì sono una scandalosa lista di riciclaggio dei peggiori crimini previsti da Come Una Madre, e dovrebbero essere applicate senza parsimonia a ogni vescovo che ha offerto le sue dimissioni. Dovrebbe esserci un chiaro impegno di tutte le risorse necessarie per un’azione penale completa contro tutte le accuse che sono state mosse.

    Sulla scia dello scandalo cileno degli abusi sessuali, e soprattutto delle indicazioni emergenti di copertura deliberata, nessun vescovo dovrebbe avere il permesso di dimettersi. Il comportamento criminale richiede una risposta e una sanzione legale credibile: se vengono giudicati colpevoli, i vescovi cileni dovrebbero essere spogliati dei loro uffici.

    Ci sarà un’immensa pressione su Papa Francesco affinché accetti le dimissioni e proceda. L’avvio di un numero così elevato di procedimenti penali canonici contro vescovi in carica trascinerebbe la questione per mesi, se non anni. Ma percorrere questa strada più dura e lunga sarebbe una vera dimostrazione di probità, responsabilità e rigore nel gestire la crisi degli abusi.

    Il modo in cui alcuni vescovi, anche cardinali, sono stati lasciati scomparire nelle dimissioni e nella tranquilla pensione in seguito agli scandali degli abusi sessuali in America è stato ampiamente visto come un affronto alle vittime.  Papa Francesco ha la possibilità di evitare che questo accada di nuovo, e si è già dato il meccanismo giuridico per farlo.

    Per il bene di tutti, devono finire i giorni in cui si permette alle persone di scegliere la metaforica bottiglia di brandy ed il  revolver con la perla. I vescovi che si trovano di fronte ad accuse credibili dovrebbero essere indagati; e chiunque abbia consapevolmente messo a rischio bambini, coperto abusi sessuali, soppresso accuse e distrutto prove deve affrontare la giustizia – per se stesso, per le vittime e per la Chiesa.

    di Ed Condon

    Fonte: Catholic Herald (nella mia traduzione)

  • Le vittime del Cile: il Papa ci ha chiesto perdono, ora azioni esemplari

    Le vittime del Cile: il Papa ci ha chiesto perdono, ora azioni esemplari

    Cruz, Hamilton e Murillo, invitati dal Pontefice nei giorni scorsi a Santa Marta, incontrano la stampa a Roma: «Grazie per la sua generosità», «la Chiesa prenda la guida della lotta agli abusi e all’insabbiamento»

    IACOPO SCARAMUZZI
    CITTÀ DEL VATICANO

    Juan Carlos Cruz, James Hamilton e José Andrés Murillo, le tre vittime del prete pedofilo cileno Fernando Karadima, che Papa Francesco ha invitato a Roma dopo l’esplosione del caso del vescovo Juan Barros, pupillo dello stesso Karadima, e che hanno incontrato personalmente Bergoglio da venerdì a lunedì a Casa Santa Marta , esprimono riconoscimento e apprezzamento per il gesto del Pontefice e «l’enorme generosità e ospitalità di questi giorni». Sottolineano inoltre che hanno visto un volto amichevole di una Chiesa che in passato li ha trattato da «nemici», ed esprimono la speranza che la Chiesa prenda la guida della lotta agli abusi sessuali, agli abusi di potere e all’insabbiamento delle accuse e che il Papa «trasformi le sue parole di amore e di perdono in azioni esemplari. Altrimenti, tutto questo sarebbe lettera morta».

    «Dopo aver trascorso una settimana a Casa Santa Marta con Papa Francesco vorremmo esprimere quanto segue», hanno detto i tre uomini cileni leggendo una dichiarazione durante una conferenza nella sede della Stampa Estera a Roma. «Per circa dieci anni siamo stati trattati come nemici perché combattevamo contro l’abuso sessuale e l’insabbiamento nella Chiesa. In questi giorni abbiamo incontrato il volto amichevole della Chiesa, completamente diverso da quello che abbiamo visto prima. Papa Francesco ci ha formalmente chiesto perdono, a nome proprio e della Chiesa universale. Riconosciamo e apprezziamo questo gesto e l’enorme generosità e ospitalità di questi giorni. Ringraziamo anche monsignor Jordi Bertomeu al quale il Papa ha chiesto di accompagnarci, ed è riuscito a trasformare il soggiorno in qualcosa di molto costruttivo».

    «Abbiamo potuto parlare con franchezza e rispetto con il Papa. Abbiamo parlato di questioni difficili, come l’abuso sessuale, l’abuso di potere e specialmente dell’insabbiamento dei vescovi cileni. Realtà alle quali non facciamo riferimento come peccati, ma come crimini e corruzione, che non terminano in Cile, ma sono diffuse come un’epidemia. Un’epidemia che ha distrutto migliaia di vite. Le persone che hanno avuto fiducia sono state tradite nella loro fede. Parliamo per esperienza. Alcuni non sono riusciti a sopravvivere».

    «Il Papa ha chiesto la nostra opinione su questioni specifiche e anche teoriche», hanno aggiunto i tre uomini. «Abbiamo parlato della gravità dell’insabbiamento degli abusi, perché lo sostiene, lo replica, non lo punisce, e favorisce la creazione di reti di abuso dentro e fuori la Chiesa. Abbiamo parlato con il Papa dell’ esercizio patologico e illimitato del potere, che è la pietra angolare dell’abuso sessuale e dell’insabbiamento. Gli abbiamo detto che la Chiesa ha il dovere di diventare un alleato e una guida nella lotta globale all’abuso e un rifugio per le vittime, cosa che oggi non avviene».

    Le vittime hanno detto di aver incontrato nelle loro vite «preti, uomini e donne religiosi, impegnati nella giustizia e nella dignità di ogni essere umano. Persone oneste e coraggiose hanno fatto progressi in questa lotta. Sono molti e sono essenziali». «Il Papa – hanno aggiunto – è stato molto attento, ricettivo e molto empatico in queste intense e lunghe ore di conversazione. Ci ha chiesto di continuare a generare idee e suggerimenti che promettiamo di mandare nei prossimi giorni mentre continuiamo a lavorare con lui sulla questione».

    Cruz, Murillo ed Hamilton hanno ribadito poi di aver deciso di «accettare questo invito a nome di migliaia di persone che sono state vittime dell’abuso sessuale e dell’insabbiamento della Chiesa cattolica. Sono stati con noi durante tutta questa visita». «Non spetta a noi portare avanti le necessarie trasformazioni nella Chiesa per porre fine all’epidemia dell’abuso sessuale e dell’insabbiamento», hanno affermato ancora, esprimendo un’ultimo auspicio: «Speriamo che Papa Francesco trasformi le sue parole di amore e di perdono in azioni esemplari . Altrimenti, tutto questo sarebbe lettera morta».

    http://www.lastampa.it/2018/05/02/vaticaninsider/le-vittime-di-abusi-in-cile-il-papa-ci-ha-chiesto-perdono-ora-azioni-esemplari-UOEqMbeVyj8A2g07FqG6nJ/pagina.html

  • Bergoglio incontra le vittime della pedofilia della Chiesa in Cile. ”Ho detto al Papa che il perdono non basta”

    Bergoglio incontra le vittime della pedofilia della Chiesa in Cile. ”Ho detto al Papa che il perdono non basta”

    José Andres Murillo su Twitter spiega il contenuto del suo colloquio col Papa. Al centro del dossier cileno ci sono i crimini compiuti per anni dal reverendo Fernando Karadima che è stato per questo condannato
    José Andres Murillo
     rompe il silenzio sull’incontro avuto col Pontefice, che venerdì 27 aprile ha accolto in Vaticano le vittime della pedofilia del clero in Cile. Murillo è uno di loro. “Ho parlato per due ore con il Papa – ha scritto su Twitter –. In modo molto rispettoso e franco, ho espresso l’importanza di intendere l’abuso come abuso di potere, e della necessità di assumersi la responsabilità, l’attenzione e non solo il perdono. Spero solo che sia utile, che aiuti a cambiare ciò che è necessario affinché il mondo sia un luogo dove si possa occuparsi degli altri, accompagnare e non maltrattare. E che la Chiesa cattolica in ciò sia alleata e non tra chi abusa”.

    Sull’incontro non c’è stato nessun comunicato per espressa volontà del Papa. “Il Santo Padre ha avviato incontri personali nel pomeriggio di questo venerdì, 27 aprile, con le vittime di abusi commessi in Cile”, aveva detto il direttore della sala stampa vaticana Greg Burke. “Non è previsto il rilascio di alcun comunicato ufficiale – aveva poi aggiunto – sul contenuto di questi incontri, per espresso desiderio del Papa: la sua priorità è ascoltare le vittime, chiedere il loro perdono e rispettare la riservatezza di questi colloqui. In questo clima di fiducia e riparazione per la sofferenza, la volontà di Papa Francescoè quella di fare parlare gli ospiti il tempo necessario, quindi non ci sono orari contenuti fissi o prestabiliti“.

    Oltre a Murillo, si sono presentati a Casa Santa Marta Juan Carlos Cruz e James Hamilton, le tre vittime di abusi che hanno scoperchiato lo scandalo della Chiesa cilena, che ha portato il pontefice ad una durissima lettera all’episcopato. Bergoglio vedrà a Roma anche i vescovi cileni per assumere delle decisioni, ma questo incontro ci sarà nella seconda metà di maggio, dopo aver ascoltato le storie delle vittime per anni ignorate dalla Chiesa locale. Secondo i media cileni, dopo avere incontrato i tre in giornate diverse, è possibile che lunedì li incontri tutti e tre insieme.

    Al centro del dossier cileno ci sono i crimini compiuti per anni dal reverendo Fernando Karadima che è stato per questo condannato. Ma intorno a questa figura ci sarebbe stata una rete di coperture, di omertà. Il caso inizialmente riguardava l’attuale vescovo di Osorno, monsignor Juan Barros ma, con l’invio in Cile di monsignor Charles Scicluna, il massimo esperto nella Chiesa per la messa a punto di questi delicati Rapporti, il Papa è venuto a conoscere altri casi sui quali vuole fare chiarezza. Le informazioni date negli anni dalla Chiesa locale sarebbero state lacunose e fuorvianti. In questo week-end saranno le vittime degli abusi a raccontare direttamente al pontefice la loro verità.
    Dal canto loro, le vittime di abusi sessuali commessi invece negli istituti dei Fratelli Maristi cileni considerano che l’incontro di Papa Francesco con le vittime di Fernando Karadima rappresenta solo “un gesto”, finché non si vedranno “cose concrete” da parte della Chiesa. Gonzalo Dezegera, ex alunno di una scuola marista, dove subì abusi sessuali da quando aveva 10 anni, ha detto che “bisogna vedere quali saranno le conseguenze, se ci sarà un segnale forte nella Chiesa cattolica che ci porti giustizia”.

    ilfattoquotidiano.it

  • Pedofilia: Burke, Papa chiederà perdono a vittime Cile

    Pedofilia: Burke, Papa chiederà perdono a vittime Cile

    “Il prossimo fine settimana, il Santo Padre accoglierà a Casa Santa Marta tre vittime di abusi commessi dal clero in Cile: rispettivamente Juan Carlos Cruz, James Hamilton e Jose Andres Murillo. Il Papa li ringrazia per aver accettato il suo invito: durante questi giorni di incontro personale e fraterno, desidera chiedere loro perdono, condividere il loro dolore e la loro vergogna per quanto hanno sofferto e, soprattutto, ascoltare tutti i loro suggerimenti al fine di evitare che si ripetano tali fatti riprovevoli”. Così il portavoce vaticano Greg Burke.

    Cruz, Hamilton e Murillo sono i principali accusatori dell’abusatore seriale don Fernando Karadima e di uno dei suoi figli spirituali, l’attuale vescovo di Osorno, mons. Juan Barros, accusato di averne coperto i crimini sessuali. Sono stati convocati in Vaticano dal Papa in seguito al ricevimento del dossier dell’inviato speciale in Cile, mons. Charles Scicluna, che ha raccolto numerose testimonianze sulla vicenda.

    “Il Papa – dichiara ancora Burke in risposta alle domande dei giornalisti – riceverà le vittime individualmente, lasciando parlare ciascuno di loro tutto il tempo necessario”. “Il Santo Padre – aggiunge – chiede preghiere per la Chiesa in Cile in questo momento doloroso, auspicando che questi incontri possano svolgersi in un clima di serena fiducia ed essere un passo fondamentale per rimediare ed evitare per sempre gli abusi di coscienza, di potere e, in particolare, sessuali in seno alla Chiesa”.

    http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/04/25/pedofilia-burke-papa-chiedera-perdono-a-vittime-cile_698ab18b-6985-4460-aef3-30c1b3ff6ac2.html

  • Caso Barros, Papa Francesco: «Ho commesso errori di valutazione, mancate informazioni veritiere»

    Caso Barros, Papa Francesco: «Ho commesso errori di valutazione, mancate informazioni veritiere»

    Lettera del Pontefice ai vescovi cileni sul caso di pedofilia: «Dolore e vergogna per le molte vite crocifisse». E per ora non annuncia provvedimenti specifici

    «Riconosco di aver commesso errori gravi di valutazione e percezione della situazione, specialmente per mancanza di informazioni veritiere ed equilibrate». Tradotto: non me l’avete raccontata giusta. La lettera di Papa Francesco ai vescovi cileni dopo il caso Barros, resa pubblica mercoledì sera, fa pensare che le cose dovranno cambiare nella Chiesa cilena e le sue gerarchie, «sarebbe anche opportuno porre la Chiesa del Cile in stato di preghiera». Per ora il Papa non annuncia provvedimenti specifici, né contro Barros né contro altri vescovi accusati dalle vittime di aver coperto il prete pedofilo Fernando Karadima, uno scandalo che ha devastato la credibilità della Chiesa cilena e funestato la visita di Francesco a gennaio. Ma Francesco ripete di provare «dolore e vergogna per «le molte vite crocifisse», scrive e convoca i vescovi a Roma «per discutere insieme» e decidere «atti concreti», ovvero «misure a breve, medio e lungo termine» per «ristabilire la comunione ecclesiale in Cile, riparare lo scandalo il più possibile e ripristinare la giustizia». È notevole il fatto che il Papa riceverà in Vaticano anche le vittime che accusano Barros e altri vescovi: «Mi scuso con tutti coloro che ho offeso e spero di poterlo fare personalmente, nelle prossime settimane, negli incontri che avrò con rappresentanti delle persone sentite» durante l’inchiesta.

    L’inchiesta

    Francesco, a febbraio, aveva infatti mandato in Cile l’arcivescovo Charles Scicluna, uomo di punta del Vaticano nelle indagini contro gli abusi su minori, per fare luce sul caso Barros e ascoltare i suoi accusatori. Già il 16 gennaio,appena arrivato in Cile, aveva espresso «dolore e vergogna». Su Barros però aveva esclamato: «Non c’è l’ombra di una prova, sono calunnie». Nel volo di ritorno si era scusato («so che molta gente abusata non può portare prove») ma aveva spiegato di aver respinto per due volte le dimissioni di Barros dopo avergli parlato, di essere «convinto sia innocente» e di non poter condannare senza «evidenze»: «Io non ho sentito nessuna vittima di Barros, non si sono presentate. Se una mi dà evidenze, ho il cuore aperto». Pochi giorni dopo, il Vaticano informava che «a seguito di alcune informazioni recentemente pervenute» Francesco avrebbe inviato Scicluna in Cile. È lo stesso Francesco a scrivere che sono stati sentiti 64 testimoni e raccolte 2300 pagine di verbale: «Dopo una lettura meditata degli atti di questa missione speciale, credo di poter affermare che tutte le testimonianze raccolte parlano in modo scarno e senza edulcorazioni di molte vite crocifisse e vi confesso che questo mi causa dolore e vergogna». Oltre a Barros, le vittime accusano altri tre monsignori, Andrés Arteaga Horacio Valenzuela Tomislav Koljatic, pure loro nella «fraternità» di Karadima e divenuti vescovi, come Barros, ai tempi di Wojtyla. E hanno accusato i cardinali Ricardo Ezzati e Francisco Javier Errázuriz di aver mentito e coperto lo scandalo, un’accusa pesante: i due proporati sono l’arcivescovo di Santiago e l’emerito che fa parte del «C9», il gruppo di consiglio del pontefice.

    La difesa dei vescovi

    I crimini di Karadima, «guida spirituale» della «Pia unione» fondata nella parrocchia del Sacro Cuore di El Bosque, iniziarono negli anni Ottanta, ancora nel pieno della dittatura di Pinochet. Il presidente della Conferenza episcopale del Cile, monsignor Santiago Silva, ha assicurato che anche l’episcopato condivide «il dolore» del Papa, «forse non abbiamo fatto tutto quanto avremmo dovuto. Nostro impegno è che cose del genere non si ripetano mai più». E le informazioni non veritiere arrivate al Papa? «Non si riferiva a noi», dice.

  • Trovati più di 300 CD pedopornografici nella casa dei sacerdoti accusati di abusi a Mendoza

    Trovati più di 300 CD pedopornografici nella casa dei sacerdoti accusati di abusi a Mendoza

    Il nuovo caso di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica tiene cinque accusati di abuso sessuale contro una ventina di bambini, all’interno dell’istituto religioso di Mendoza.

    L’inchiesta sui casi di abuso e stupro di minori all’interno dell’Istituto Próvolo di Lujñan de Cuyo, a Mendoza, aggiunge prove compromettenti contro i cinque imputati formalizzati dal caso.

    Secondo il Clarin , durante l’udienza che ha cercato di determinare se i detenuti sarebbero rimasti in custodia o se rimessi in libertà in attesa del processo, è emerso che i preti Nicola Corradi (82) e Horacio Corbacho (50), oltre al dipendente José Luis Ojeda (41)  conservavano una quantità impressionante di materiale pedopornografico.

    Le indagini della Divisione dei crimini tecnologici della polizia di Mendoza ha rivelato il ritrovamento di 347 CD nascosti in una valigia nella stanza di Corbacho, con contenuti sessuali di minori. Inoltre, sono stati trovati in una busta altri 37 dischi e negativi fotografici.

    Gli agenti hanno anche scoperto altri tre negativi fotografici nella sala di Nicola Corradi, mentre l’impiegato dell’istituto religioso, come i bambini vittime di abusi, è duro d’orecchie sulla pornografia che lo coinvolge dopo il ritrovamento di un rotolo di pellicola con i bambini.

    Ora gli investigatori devono verificare se le immagini ottenute sono state scaricate da Internet o corrispondono a vittime della causa. Nel frattempo, data la consistenza delle prove, gli avvocati che rappresentano le famiglie delle vittime hanno chiesto al giudice Alejandra Alonso che i detenuti siano tenuti in detenzione preventiva nella prigione di Boulogne Sur Mer fino al processo.

    Alla fine dello scorso anno, ci sono state segnalazioni di casi di abuso sessuale contro una ventina di bambini nel Próvolo. Attualmente, il caso ha cinque imputati e l’italiano Corradi, 82 anni, è l’unico che beneficia degli arresti domiciliari a causa della sua età avanzata e del delicato stato di salute.

    http://www.eldesconcierto.cl/2017/02/16/hallan-mas-300-cds-pornografia-infantil-casa-curas-acusados-abuso-mendoza/

  • MONTÙ BECCARIA : SACERDOTE ACCUSATO DI PEDOFILIA “GIÙ LE MANI DA MONTÙ”

    MONTÙ BECCARIA : SACERDOTE ACCUSATO DI PEDOFILIA “GIÙ LE MANI DA MONTÙ”

    Il sindaco di Montù Beccaria, Amedeo Quaroni, interviene con una lettera aperta, in merito alla vicenda  del sacerdote accusato di pedofilia.

    “Il sentimento che ho condiviso con i miei concittadini ed in particolare con i genitori di minori, dal primo momento in cui ho avuto la notizia – scrive Quaroni- che un sacerdote accusato di pedofilia era in mezzo a noi, è stato quello della preoccupazione! Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli da dove era arrivato in prestito temporaneo e senza un incarico specifico, in seguito ad una richiesta di aiuto per mantenere il servizio alle numerose parrocchie in capo alla nostra.

    L’immediato allontanamento del religioso, la mia conoscenza personale dello stesso, la sua convivenza in comunità parrocchiale a stretto contatto con il Parroco e con altri componenti della parrocchia, la totale assenza anche minima di lamentele in questo lasso di tempo da parte dei cittadini e ancor meno da parte dei genitori di Montù, ancorché la stima che tanti riponevano in lui, mi ha concesso di allentare la morsa della preoccupazione, del resto mai sopita, riponendo la fiducia nella giustizia. Premesso che sono d’accordo sul fatto che la curia di Napoli non abbia agito con la dovuta prudenza mandando in una parrocchia un sacerdote che anche se dichiarato innocente dallo Stato e dalla Chiesa era stato pur accusato di un gravissimo reato. Purtroppo certe accuse infamanti anche se infondate ti segnano per tutta la vita ….e comunque, sono sicuro che se informati per tempo, né il nostro Vescovo di Tortona, né Padre Egidio Pittiglio Superiore dei Missionari della Divina Redenzione, né Padre Simone nostro Parroco si sarebbero accollati l’onere di un rischio simile.

    Non posso però condividere gli attacchi che mi sono stati rivolti, gratuiti, ingiustificati ed immeritati, che sono arrivati tramite i social , facebook e tramite gli organi di stampa.

    Mi è stato rimproverato di non aver provveduto a consegnare il soggetto alle autorità competenti ma di averlo fatto…. scappare! Cari signori, Don Silverio Mura per lo Stato Italiano è un uomo libero ed innocente fino a prova contraria. Si faceva chiamare Don Saverio ? Sì è vero! Probabilmente sapendo dell’accusa infamante che si portava dietro ha preferito presentarsi ai suoi nuovi confratelli e ai parrocchiani con il nome di Don Saverio anziché Silverio diverso da quello indicato dai suoi documenti che riportano fedelmente Silverio Mura con residenza a Napoli.

    In qualità di Sindaco e di cittadino anche se avessi saputo del nome Saverio-Silverio non avrei potuto denunciare nessuno solo perché si fa chiamare con un nome diverso, nel nostro stesso comune ci sono montuesi che si fanno chiamare e sono conosciuti con nomi che non corrispondono alla loro carta di identità ma non per questo sono perseguibili per legge. Tanto meno potevo consegnare all’autorità giudiziaria o trattenere un uomo che non è ricercato da nessuno se non da qualche testata giornalistica o scandalistica.

    Ribadisco la mia vicinanza alla comunità montuese, anche se mi hanno fatto male frasi del tipo …”sapevano tutto” …”il Sindaco non poteva non sapere”…”il Sindaco non si interessa perché ha i figli grandi”…. “c’è omertà perché non è periodo di elezioni” …e altre perle ben più gravi, di questo genere!

    Ma per questo perdono tutti, perché comprendo che nella foga del momento e della condanna generale di uno dei peggiori crimini che un uomo possa commettere, la pedofilia, si possa perdere anche il lume della ragione e lasciarsi andare a pesanti ed inopportune quanto imperdonabili accuse gratuite anche contro pubblici ufficiali ed autorità, lo capisco!

    A proposito di “ omertà” io sono stato il primo a rispondere ai giornalisti su “Il Giorno” che ringrazio per la bellissima foto mai in 30 anni di “carriera politica“ mi avevano riservato una pagina intera con una mia gigantografia….carini vero? Grazie!

    Il giorno dopo ho risposto a ”La Provincia Pavese” ed in entrambe i casi ho detto quello che sapevo raccomandando a tutti prudenza nel giudicare e nell’esprimersi….ma non sono stato ascoltato !

    Un tornado mediatico ha messo il nostro paese nell’occhio del ciclone per volere stesso di alcuni suoi cittadini che, pur non avendo niente di concreto da denunciare, han pensato bene di fare una bella pubblicità gratuita al loro paese.

    Adesso però si sta esagerando .

    Ho visto che gli accusatori di Don Silverio: la presunta vittima che si presenta con nome di fantasia senza mai mostrare il suo volto e i suoi avvocati e i suoi collaboratori, accettati inopportunamente nel nostro gruppo di facebook : ….“ sei di Montù Beccaria se…” , costoro stanno mettendo in atto un attacco vero e proprio, teso a minare la tranquillità delle nostre famiglie ed il buon nome del nostro paese!

    Montù Beccaria, se Don Silverio sarà giudicato colpevole delle accuse che gli vengono contestate, si augura che gli venga inflitta la peggior condanna che lo Stato Italiano possa commutare!

    Ma se qualcuno pensa di strumentalizzarci e di voler utilizzare la serenità dei nostri ragazzi e delle loro famiglie per trovare facili appigli al fine di consolidare un castello accusatorio che scricchiola, prego rivolgersi altrove! La richiesta di indennizzo che chiedono lor signori alla curia di Napoli mi è stato detto essere pari a circa un milione e mezzo di euro, non siamo della partita, grazie!!

    Mi avvalerò se necessario anche della tutela di un legale per difendere la nostra immagine. Diffido già da ora chiunque , che in forme diverse, persista nell’infangare il nome di Montù Beccaria, la sua storia, la sua gente, la serenità dei suoi ragazzi e delle loro famiglie .

    Siamo nella settimana Santa – conclude Quaroni-  credo che mai come adesso dobbiamo tutti insieme trovarci solidali intorno al nostro Parroco, una persona di un’umanità , di una sensibilità e di una bontà straordinaria! Don Simone ha bisogno di noi, del nostro conforto, della nostra solidarietà! Diamogliela!

    Da parte mia, come sempre, sapete dove trovarmi, sono disponibile per qualsiasi chiarimento ed aiuto per il bene del nostro paese e dei nostri ragazzi che sono il nostro futuro e la ragione della nostra vita!

    Amedeo Quaroni

    Sindaco di Montù Beccaria”


    Leggi anche la risposta di Diego Esposito

    Lettera aperta della vittima Diego Esposito al sindaco di Montù Beccaria Amedeo Quaroni

  • Germania, ex prete condannato per abusi su minori e aggressione

    Germania, ex prete condannato per abusi su minori e aggressione

    Un ex prete cattolico tedesco è stato condannato a 8 anni e mezzo di carcere per abusi sessuali su minori in oltre 100 casi e altri reati. Il Tribunale della città meridionale di Deggendorf ha deciso che prima della prigione, il 53enne dovrà sottoporsi ad anni di terapia in un istituto psichiatrico. Il suo eventuale rilascio dipenderà dalla possibilità che venga ancora considerato una minaccia per la società.

    Citato in precedenza dai media come Thomas Maria B., l’ex sacerdote era già stato incarcerato tra il 2003 e il 2009 per altri crimini sessuali. Uscito di prigione, grazie a documenti falsi era riuscito a ottenere dalla Chiesa la qualifica per lavorare.

    Nel suo ultimo processo, è stato riconosciuto colpevole di abusi sessuali su cinque ragazzini in 108 casi fin dagli anni ’90. È stato anche condannato per il tentato stupro di una 18enne, così come di aggressione e possesso di materiale pornografico infantile. Gli abusi sono stati commessi intorno alle città tedesche di Mainz e Deggendorf.

    http://www.lastampa.it/2018/02/22/vaticaninsider/ita/nel-mondo/germania-ex-prete-condannato-per-abusi-su-minori-e-aggressione-xIXuKZmq1Vp96KCsPXuv8K/pagina.html

  • Il Papa scomunica un prete australiano che ha violato il sigillo della Confessione

    Il Papa scomunica un prete australiano che ha violato il sigillo della Confessione

    Dopo due anni di indagine, la Santa Sede ha reso pubblica la scomunica di un prete in Australia, ha annunciato il quotidiano britannico Daily Mail il 10 febbraio 2018. Il reverendo Ezinwanne Igbo aveva infranto il segreto della Confessione.

    I fatti risalgono al 2016 e hanno dato luogo a un’inchiesta sulla base di una dozzina di lamentele contro padre Igbo. Originario della Nigeria, quest’ultimo era allora parroco della comunità di Stella Maris nel Queensland.

    La scomunica, automatica in simili casi, è stata approvata dalla Santa Sede – stando a un comunicato dell’arcivescovado di Brisbane(Australia), in data 7 febbraio. La sentenza prevede che il prete non possa più partecipare a una preghiera pubblica, né celebrare o ricevere i sacramenti. La scomunica è riservata alla Santa Sede, dunque il Santo Padre può rimetterla.

    La rimozione del segreto della confessione figurava tra le 189 domande del rapporto di dicembre 2017 sui crimini di pedofilia commessi in Australia. A tale riguardo l’arcivescovo di Brisbane, Mons. Mark Coleridge, ha pure chiesto un digiuno speciale di tre giorni, durante la Quaresima, dal 14 al 16 febbraio, in riparazione per le vittime di abusi sessuali sui bambini. Quest’appello è stato rilanciato da tutti i vescovi australiani come una “risposta autenticamente cattolica”.

    [traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

    https://it.aleteia.org/2018/02/12/papa-scomunica-prete-australiano-violato-sigillo-confessione/