Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

    “Ho svelato abusi sessuali dei preti, mi hanno buttano fuori dal seminario”: la storia che fa tremare la Diocesi

    Un aspirante prete buttato fuori dal seminario, un passato di abusi sessuali vissuti in silenzio e una citazione in sede civile che rischia di aprire uno squarcio, l’ennesimo, su torbidi intrecci vissuti all’ombra delle sagrestie.

    Sono gli ingredienti della storia che approderà il 18 novembre al tribunale di Messina.

    La storia di Davide, nome di fantasia per tutelare la privacy, pronto ad affrontare una lunga e delicata battaglia giudiziaria pur di tornare in seminario e completare il suo percorso.

    Il seminario è un luogo di cui tutti sanno l’esistenza, ma pochi conoscono meccanismi ed atmosfere. Immensi corridoi, stanze semplici dal sapore antico, stipate biblioteche e grandi saloni dove vivono, studiano e riflettono coloro che vogliono diventare preti. E’ in queste stanze, al seminario San Pio X di Giostra, che Davide muove i primi passi nel 2006 con la partecipazione alle settimane vocazionali e formalmente dal 2014, per coronare un sogno che è suo ma anche della sua famiglia. Una famiglia profondamente cattolica, praticanti convinti, che per tutta la sua giovane vita si sono sforzati di spiegargli che della Chiesa ci si può fidare. Anzi, ci si deve fidare. E la Chiesa si deve difendere, anche quando sembra indifendibile.

    Ci ha creduto Davide. Una mosca rara in tempo di crisi delle vocazioni che vede solo 1804 seminaristi in tutta Italia, il 28 per cento in meno nei dieci anni che vanno dal 2009 al 2019. Ci ha creduto fino a quando, in una fredda giornata di dicembre del 2020, non lo hanno mandato via con un decreto di sospensione temporanea nonostante le riconosciute “capacità pastorali” e nessuna problematica o segnalazione che abbia potuto “sminuire il discernimento vocazionale”. Inutile chiedere, invocare, pregare. La strada è segnata. Amen. Una decisione che – si legge nell’atto di citazione – è stata preceduta senza alcun preavviso, appena un mese prima, dalla comunicazione a tutti i seminaristi dell’avvenuta sospensione per “motivi gravi”.

    Le ragioni? Sono destinate a saltare fuori alla prima udienza fissata il 18 novembre davanti al giudice del Tribunale di Messina, dove il giovane ha citato in sede civile la Diocesi con il suo legale rappresentante, l’arcivescovo monsignor Giovanni Accolla. Davide, rappresentato dall’avvocato Massimo Maiorana, ritiene di essere stato ingiustamente allontanato e di essere vittima due volte. Prima per aver subito abusi in silenzio e poi per aver osato togliersi quel peso confidandolo, inconsapevole di quello che si sarebbe scatenato: “tutto quello che si dice al padre spirituale – è la tesi di Davide –  dal buongiorno alla buonanotte, è come se fosse detto in confessione”.

    Ma così non è andata e quella confidenza ha dovuto ripeterla ancora, portare le prove, e infine rispondere a una domanda che lo ha spiazzato: “Contro questi preti, cosa vuoi usare? Il diritto canonino o il vangelo?”. Davide ha scelto il vangelo, come sempre. Ma quel vangelo non potrà predicarlo da prete perché gli è stato fatto il foglio di via.

    “Un provvedimento – spiega l’avvocato nell’atto di citazione – che ha immediatamente prodotto i suoi malefici effetti poiché la gente del paese lo ha ingiustamente etichettato, marchiato e continuamente diffamato ledendo la buona reputazione ed il nome anche della sua famiglia, causando così un grave danno anche all’attività economica lavorativa della famiglia stessa, si precisa altresì che il padre di Davide ricopriva cariche pubbliche ed ha dovuto rinunciare alla carriera politica”.

    “Sono stato punito e ancora non so perché”, spiega con amarezza a MessinaToday. “Puoi andare dove vuoi, mi è stato detto, in un altro seminario. Ma senza una lettera di presentazione dell’arcivescovo io non posso andare da nessun altra parte. Ho chiesto perché mi hanno fatto questo. Ma l’unica risposta è stata che sono capitato nel periodo sbagliato, perché vent’anni fa la Chiesa era interessata solo a mafia e fatti di mafia, ora è ossessionata solo dalla violenze e dagli abusi sessuali. Quindi si deve difendere in tutti i modi, anche da me che per quello che ho vissuto rappresento un potenziale pericolo. I preti di cui ho riferito però restano al loro posto”.

    Allora perché ostinarsi a tornare in seminario? “Perché so di avere la vocazione e di voler servire il signore, se tutti noi ci tiriamo indietro, lasciamo la chiesa solo nelle mani degli sciacalli”. Ed è con questa convinzione che Davide si è costituito in sede civile.  Nessuna denuncia, anche se ora non si escludono risvolti di carattere penale.

    “E’ una vicenda molto delicata – conferma l’avvocato Massimo Maiorana – Dall’evoluzione istruttoria può accadere di tutto. Temo di non poter evitare di procedere anche penalmente”. Anche perchè nell’atto di citazione non si fa segreto di quali siano stati i motivi reali dell’allontanamento, secondo la difesa del seminarista.

    “Occorre affrontare in modo chiaro e privo da qualsiasi pregiudizialità – si legge nell’atto – quali sono stati i veri motivi che hanno portato allontanamento del seminarista il quale, in realtà, si è rifiutato di piegarsi alle pressioni di carattere sessuale di cui è stato oggetto da parte di altri presbiteri appartenenti alla diocesi e, come effettivamente minacciato dagli stessi, è stato punito per avere tentato di denunciare tali abusi agli organi superiori che invece di prendere provvedimenti ai danni degli abusatori hanno eliminato in radice il problema allontanando l’oggetto del contendere, il seminarista”.

    A supporto della tesi, risultano agli atti, messaggi inviati nelle chat telefoniche (“limitandoci per buongusto solo a quelli che si possono mostrare”, scrive il legale), quale prova inconfutabile dell’avvenuto abuso che comunque sarebbe stato riconosciuto anche dai vertici della Diocesi che hanno preso atto di “una ricca documentazione di materiale inquietante riguardante sacerdoti del nostro presbiterio” messa a disposizione “non come materiale di ricatto, bensì di riscatto”.

    Un riscatto che ora Davide vuole portare avanti fino in fondo.

    https://www.messinatoday.it/cronaca/chiesa-abusi-sessuali-citazione-civile-seminario-processo.html

  • “Un prete ha abusato di me e la Chiesa mi ha abbandonato”

    “Un prete ha abusato di me e la Chiesa mi ha abbandonato”

    Papa Francesco ha appena parlato della “vergogna” per la pedofilia nella Chiesa. Purtroppo vi raccontiamo con Ismaele La Vardera una nuova denuncia di questi casi.

    Antonio a 16 ani vuole entrare in seminario e si interroga anche sulla sua omosessualità. Don Giuseppe Rugolo, allora seminarista della parrocchia a Enna, avrebbe abusato per 4 anni di lui.

    Il ragazzo ne parla con il vescovo che avrebbe insabbiato tutto. Dopo la denuncia di Antonio, Rugolo è stato arrestato.

     

  • SESSO, BUGIE E TRUST PER I LEGIONARI DI CRISTO

    SESSO, BUGIE E TRUST PER I LEGIONARI DI CRISTO

    Da quasi cinque mesi, dallo scorso maggio, è in corso a Milano un processo di cui non si parla. Eppure, è una storia impressionante. Che coinvolge i vertici dei Legionari di Cristo, la ricchissima congregazione religiosa fondata nel 1941 dal prete messicano Marciai Maciel Degollado, travolto da infiniti scandali sessuali con droga, amanti, figli segreti sparsi per il mondo.

    E condannato dal Vaticano, nel 2006, soltanto a dedicarsi a «una vita di preghiera e penitenza», prima di morire nel 2008. Sotto accusa ci sono quattro dirigenti della Congregazione, fortissima in Italia, Messico e Spagna, dove rappresenta l’ala conservatrice e integralista del mondo cattolico.

    Al centro del processo, due accuse: tentata estorsione e favoreggiamento. Pressioni e minacce per insabbiare una denuncia presentata nel 2013 in un commissariato milanese da due genitori disperati, Yolanda M. e Giuseppe L., per gli abusi sessuali subiti dal figlio nel seminario di Gozzano, vicino a Novara. ‘un sacerdote dei Legionari, padre Vladimir, avrebbe trasformato quel ragazzo in uno schiavo sessuale: un inferno, che lo ha spinto a meditare il suicidio, come lui stesso ha scritto in un tema conservato dai genitori, prima di abbandonare la vocazione.

    Per evitare lo scandalo, l’ennesimo, i quattro dirigenti della Congregazione avrebbero proposto ai due poveri coniugi un accordo scritto, illegale: negare che ci fossero mai stati abusi, se interrogati da magistrati, in cambio di 15 mila euro, da restituire se invece avessero parlato. Al loro no, deciso, sarebbe seguita una seconda proposta scritta, non più riferita ai giudici: tacere con le autorità ecclesiastiche, in cambio dei soliti 15 mila euro. Da ridare, se avessero rotto l’omertà, raddoppiati: 30 mila.

    Gli imputati del processo milanese, che respingono tutte le accuse, sono Luca Gallizia, italiano, ex rettore dell’università europea di Roma; Manuel Cordero Arjona, spagnolo, il legale della Congregazione; e due messicani, Victor De Luna De Santiago, responsabile economico, e Oscar Kuri Nader, direttore per il Nord Italia. I tre Legionari stranieri compaiono anche nei Pandora Papers, le carte riservate delle società offshore, analizzate da L’Espresso insieme a giornalisti americani, spagnoli e messicani.

    Già nel 2013 De Luna e padre Nader, che vivono nel quartier generale della Legione di Cristo, il palazzo di via Aurelia 677 a Roma, entrano come amministratori in una offshore di Hong Kong, la New Gate Foundation HK. E a fine giugno ne siglano un bilancio assurdo, senza cifre. A fine luglio invece è Cordero, tramite un’altra società estera, Education Developers lnc, a versare 2,4 milioni di dollari, a titolo di rimborso di un prestito decennale, a un trust offshore di Luis Garza Medina, messicano: un fedelissimo di padre Maciel, il fondatore dei Legionari. Medina è stato il vicario generale della Legione fino al luglio 2011, quando il Vaticano lo ha silurato.

    Anche gli altri tre imputati erano molto vicini a Maciel.

    Nel 2017 L’Espresso, con l’inchiesta chiamata Paradise Papers, aveva rivelato che i Legionari, fin dagli anni ’90, utilizzavano società delle Bermuda come tesorerie anonime per gestire centinaia di milioni: le rette pagate da migliaia di studenti delle loro scuole e collegi. Allora la Congregazione replicò che da tempo non usava più offshore. Come dire che erano problemi del passato, dei tempi del fondatore.

    I Pandora Papers ora mettono in dubbio la versione ufficiale. La Legione viene commissariata il 9 luglio 2010, quando Papa Benedetto XVI incarica monsignor Velasio

    De Paolis, poi nominato cardinale, di fare pulizia. Appena tre giorni prima, come emerge ora, Garza Medina ha costituito la prima cassaforte offshore in Nuova Zelanda, chiamata Retirement and Medicable Charitable Trust. Che alimenta anche conti svizzeri. Ed è legata ad altri trust, intestati a familiari di Medina, creati nel 2011, durante il commissariamento.

    Alcuni sono tuttora attivi. Gestiscono patrimoni per almeno 300 milioni. Investiti nell’acquisto di immobili nei quartieri più poveri della periferia di Miami, in Florida, e di altre città americane. Dove il consorzio lcij ha scoperto che centinaia di famiglie sono state sfrattate l’anno scorso, nonostante l’emergenza pandemia, dai misteriosi proprietari schermati dalle offshore, per poter ristrutturare e rivendere a caro prezzo le loro case. Alla domanda se questi investimenti siano stati comunicati alla Chiesa di Papa Francesco, i Legionari hanno risposto che «gli istituti religiosi non hanno un obbligo di fornire informazioni dettagliate al Vaticano sulle loro decisioni interne in materia finanziaria». Aggiungendo che solo uno dei trust, quello intitolato a opere di carità, è controllato dalla Congregazione. E confermando che gli altri appartengono a familiari dell’ex tesoriere Medina.

    A Milano intanto, nel processo per gli abusi da insabbiare con i soldi, si scopre che padre Vladimir, il rettore denunciato del seminario, è stato condannato in via definitiva a più di sei anni di carcere, nel 2020, ma è scappato in Sudamerica. Dalle email sequestrate emerge perfino un tentativo di coinvolgere l’allora vicario della diocesi di Milano, Mario Delpini, poi diventato arcivescovo. A incontrarlo, il 30 settembre 2013, è Gallizia, il Legionario italiano. Chiede l’approvazione della Chiesa per trattare con i genitori della vittima. Monsignor Del pini lo gela cosl: «Pensateci bene a fare un accordo con la famiglia, potrebbe essere usato come una prova di colpevolezza della Congregazione».

    Neanche un mese dopo, il 18 ottobre, la signora Yolanda si vede proporre, nella chiesa di Sant’Eustorgio a Milano, la prima scrittura privata per comprare il suo silenzio. Lei rifiuta. E dopo la seconda offerta, reagisce. Alle 08,21 del 9 gennaio 2014 chiama al telefono, intercettato dalla polizia, il cardinale De Paolis. Lui capisce che le hanno offerto denaro e commenta: «Questo è quello che si dà in Italia … Non firmi il patto, non firmi niente». Poi aggiunge: «Gli avvocati complicano le cose, anche le Sacre Scritture dicono che tra cristiani dovremmo trovare un’intesa». Yolanda esplode: «Non è un buon accordo consentire una menzogna».

    De Paolis è stupefatto: «No, no. Sono sorpreso da quello che hanno scritto questi avvocati … Lei ha chiesto aiuto perché ha avuto delle spese». Yolanda: «Il mio legale sostiene che ci deve essere un risarcimento, ma senza approvare clausole che non sono vere e sono pure criminali».

    Il giorno dopo, alle 21.19, viene intercettato padre Nader mentre parla con un legale. La linea è chiara: «In ogni caso, qualunque cosa dobbiamo firmare, la Congregazione deve essere tenuta fuori».

    La signora Yolanda è delusa e oggi dice all’Espresso: «Il cardinale non ha alzato un dito per aiutarci. Non è venuto incontro alle vittime. Mi sono sentita tradita. Sono cristiana, ma non sono più cattolica. Ora non vado più a messa, come mio marito».

    L’avvocata della famiglia, Daniela Cultrera, attacca i Legionari: «Il negoziato per comperare il silenzio delle vittime non è mai stato autorizzato dal cardinale De Paolis. E il modo in cui la Congregazione ha cercato di insabbiare lo scandalo non è un caso isolato».

    Chissà se qualcuno, a Milano o in Vaticano, ora indagherà sui trust offshore dei Legionari. E sulla provenienza dei tanti soldi offerti in questi anni in mezzo mondo, si spera con transazioni lecite, per zittire le vittime. •

    Questa inchiesta è stata realizzata da Leo Sisti,Paolo Biondani, Vittorio Malagutti (L’Espresso), Spencer Woodman (lcij), Andrea Cardenas (Quinto Elemento Lab), Mathieu Tourliere (Proceso), Georgina Zerega (El Pais)

    https://espresso.repubblica.it/dossier/pandora-papers/2021/10/11/news/pandora_papers_legionari_di_cristo-321720400/

  • Il Papa “vergogna” per i fallimenti della Chiesa per gli abusi sui minori in Francia

    Il Papa “vergogna” per i fallimenti della Chiesa per gli abusi sui minori in Francia

     – Roma – Papa Francesco si è detto “vergognoso” per l’incapacità della Chiesa cattolica di trattare con i preti pedofili in Francia, poiché uno dei suoi più stretti consiglieri ha spinto per un’inchiesta sugli abusi sessuali sui bambini da parte del clero in Italia.

    Un rapporto storico di martedì ha rilevato che almeno 330.000 bambini sono stati abusati sessualmente da membri del clero e laici delle istituzioni ecclesiastiche in Francia negli ultimi 70 anni.

    Il papa ha ammesso che la chiesa non aveva messo al primo posto i bisogni delle vittime in quella che era considerata una delle sue più forti condanne degli abusi sessuali sui minori nella chiesa cattolica fino ad oggi.

    “C’è, purtroppo, un numero considerevole”, ha detto durante la sua udienza settimanale in Vaticano mercoledì. “Vorrei esprimere alle vittime la mia tristezza e il mio dolore per il trauma che hanno subito. È anche la mia vergogna, la nostra vergogna, per l’incapacità della chiesa per troppo tempo di metterli al centro delle sue preoccupazioni”.

    Francesco ha esortato tutti i vescovi ad agire per garantire che “drammi simili non si ripetano”, mentre invita i cattolici in Francia a lavorare per garantire che la chiesa sia “un luogo sicuro per tutti”.

    L’inchiesta indipendente è stata la prima grande resa dei conti francese sugli abusi sessuali su minori da parte del clero. Si stima che 216.000 bambini siano stati vittime di violenza sessuale da parte di preti cattolici francesi, diaconi e altro clero dal 1950 al 2020. Se si considerano i membri laici della chiesa, come gli insegnanti delle scuole cattoliche, la cifra è salita ad almeno 330.000.

    Sulla scia delle schiaccianti scoperte, Hans Zollner, sacerdote tedesco e stretto consigliere di papa Francesco, ha esortato i vescovi italiani a “trovare il coraggio di indagare” sugli abusi sui minori da parte del clero.

    “La Chiesa cattolica in altri Paesi deve ora trovare lo stesso coraggio che ha in Francia. Spero anche in Italia”, ha detto Zollner in un’intervista a La Repubblica . “La chiesa non è immacolata, purtroppo è fatta anche di peccato e delitti”.

    Zollner era nel comitato organizzatore di un vertice vaticano, tenutosi nel febbraio 2019, per affrontare la pedofilia all’interno della chiesa cattolica. Era la prima volta che i presidenti delle conferenze episcopali si riunivano per discutere della questione, anche se il discorso conclusivo di papa Francesco è stato criticato dalle vittime di abusi per non aver assunto il tono di un’azione forte contro i preti pedofili.

    Sebbene lo scandalo di abusi ad ampio raggio e accuse di insabbiamento abbia inferto un duro colpo alla reputazione della chiesa cattolica negli Stati Uniti, in Irlanda, Cile, Australia e ora in Francia, ci sono molti paesi, tra cui l’Italia , in cui la questione è stato per lo più sepolto.

    Nel gennaio 2019, una commissione delle Nazioni Unite ha condannato l’Italia per essere complice nella protezione dei preti pedofili da accuse penali e ha chiesto al Paese di elaborare un piano nazionale per prevenire gli abusi sessuali sui bambini.

    «Vogliamo un’inchiesta anche qui, ma il papa non l’ha mai chiesta», ha detto Francesco Zanardi, fondatore di Rete l’Abuso, l’unica rete italiana di vittime di abusi clericali.

    “I numeri in Francia sono spaventosi ma qui potremmo avere fino a 1 milione di vittime. Sentire semplicemente ‘Mi dispiace’ è ridicolo”.

    Mercoledì, un tribunale vaticano ha assolto un ex chierichetto dall’accusa di aver molestato un ragazzo più giovane nel seminario giovanile del Vaticano, nel primo processo per abusi sessuali del clero ascoltato dal tribunale penale del papa.

    Il collegio di tre giudici ha assolto il Rev. Gabriele Martinelli da alcune accuse e ha stabilito che altri non potevano essere puniti. Assolto anche l’ex rettore del seminario, don Enrico Radice.

    Lo scandalo sui presunti abusi nella residenza è scoppiato nel 2017 quando gli ex chierichetti hanno reso pubbliche le accuse di cattiva condotta di Martinelli e un insabbiamento da parte dei superiori del seminario. Le loro accuse hanno fortemente minato l’impegno di Francesco di “tolleranza zero” per gli abusi poiché gli atti sarebbero avvenuti in territorio vaticano.

    Martinelli aveva negato di aver molestato la presunta vittima, LG, dicendo che le accuse erano infondate, poco plausibili e frutto della “gelosia” di altri seminaristi perché alla fine è stato ordinato sacerdote. Radice ha negato di sapere qualcosa di abusi o di intralcio alle indagini.

    https://www.theguardian.com/world/2021/oct/06/pope-francis-shamed-by-church-failures-child-abuse-france

  • Processo vaticano su abusi in seminario, imputati prosciolti

    Processo vaticano su abusi in seminario, imputati prosciolti

    Città del Vaticano, 6 ott. (askanews) – Sono stati prosciolti i due imputati del processo vaticano sui presunti abusi sessuali nel preseminario.

    Per alcuni reati i due sacerdoti sono assolti, per altri non sono punibili, per altri ancora è intervenuta la prescrizione.

    Il processo nel tribunale vaticano presieduto da Giuseppe Pignatone si era aperto il 14 ottobre ed era teso ad accertare le accuse di abusi sessuali che sarebbero avvenuti nel Preseminario Pio X, a pochi passi da San Pietro. Sul banco degli accusati due sacerdoti: don Gabriele Martinelli, accusato di abusi sessuali che sarebbero avvenuti in anni precedenti il 2012, e don Enrico Radice, rettore del Preseminario all’epoca dei fatti, con l’accusa di favoreggiamento.

    Le indagini erano state avviate nel novembre del 2017 a seguito di notizie divulgate dal giornalista Gianluigi Nuzzi. Nonostante i fatti denunciati risalgano ad anni in cui la legge all’epoca in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento del Santo Padre del 29 luglio scorso, che ha rimosso la causa di improcedibilità.

    https://www.askanews.it/esteri/2021/10/06/processo-vaticano-su-abusi-in-seminario-imputati-prosciolti-pn_20211006_00107/

  • Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Presunti abusi in Vaticano: il processo arriva a Como

    Como –  Sono stati trasmessi alla Procura di Como gli atti per gli abusi sessuali nel Preseminario San Pio X in Vaticano, già al centro del processo in corso in Vaticano, per volere di Papa Francesco che aveva modificato anche i termini della prescrizione per poter sottoporre a giudizio don Gabriele Martinelli, accusato delle violenze, e don Enrico Radice, rettore del preseminario, imputato per favoreggiamento nei suoi confronti. La decisione è stata presa dal gup del tribunale di Roma, accogliendo l’istanza avanzata dalla difesa dell’imputato, nel corso dell’udienza preliminare ha disposto la trasmissione del fascicolo a Como. La Procura capitolina a gennaio scorso aveva chiuso le indagini sui presunti episodi di violenza sessuale avvenuti tra il 2010 e il 2012.

    Nella vicenda è indagato anche il monsignore Enrico Radice, ex rettore del Preseminario, accusato di concorso in violenza sessuale: secondo gli inquirenti sarebbe stato a conoscenza dei fatti ma non avrebbe fatto nulla per impedirli né avrebbe denunciato. Anche se i presunti abusi, consumati dal 2010 e il 2012, sono avvenuti nella Città del Vaticano le autorità italiane hanno proceduto nei loro confronti in base al principio che un reato, anche se compiuto all’estero, può essere perseguito in Italia se chi lo compie vi si rifugia. Il trasferimento del fascicolo a Como è stato richiesto dalla difesa di don Martinelli e don Radice, nel corso della prima udienza al tribunale di Roma, facendo valere il principio del favor rei in base alla residenza dei loro assistiti.

    Se il processo penale a Como potrebbe iniziare nel 2022 quello in corso in Città del Vaticano, iniziato un paio di anni fa, volge ormai alle sue battute conclusive. A fine luglio il Promotore di Giustizia della Santa Sede Roberto Zannotti, che è l’equivalente del nostro pubblico ministero, ha chiesto la condanna a sei anni per don Gabriele Martinelli, oggi quasi 29enne, per atti di violenza carnale aggravata e atti di libidine aggravati, e quattro anni per don Enrico Radice, 71 anni, imputato per favoreggiamento. Nello specifico, Zannotti ha chiesto 8 anni di reclusione, ridotti a 4 anni, per don Gabriele Martinelli per il reato di violenza carnale aggravata e altri 4 anni di reclusione, ridotti a 2, per atti di libidine aggravati. Quindi un totale di 6 anni di reclusione, ridotti a motivo della minore età dell’imputato all’epoca dei fatti, mentre per l’ex Rettore del Preseminario, monsignor Radice, imputato per favoreggiamento, sono stati chiesti 4 anni di reclusione. Nell’ordinamento penale vaticano infatti non è previsto il reato di concorso in violenza sessuale, per il quale aveva indagato la Procura di Roma e ora quella di Como.

  • Ex sacerdote con un punto di vista privilegiato tra le 1.000 vittime nel rapporto sugli abusi del clero della Pa.

    Ex sacerdote con un punto di vista privilegiato tra le 1.000 vittime nel rapporto sugli abusi del clero della Pa.

    Come molte vittime di abusi sessuali da parte del clero, James Faluszczak è cresciuto in una casa di fede. Viveva a un tiro di schioppo dalla parrocchia di St. George a Erie, in Pennsylvania. Da bambino, ricorda le gite in bicicletta nel quartiere e le partite di kickball all’ombra della chiesa.

    Crescendo, Faluszczak è diventato sempre più legato alla chiesa, prima come chierichetto, poi suonando la chitarra durante la messa e lavorando in canonica.

    Dice che sua madre era immersa nella mitologia cattolica. I sacerdoti, per lei, non potevano sbagliare – e quindi era elettrizzata quando il suo figlio più piccolo di quattro anni ha iniziato a ricevere attenzioni extra da uno dei parroci – il reverendo Daniel Martin.  

    “C’erano momenti in cui tutti i preti erano fuori dalla canonica e, se mi vedeva per strada dalla finestra, mi faceva cenno di entrare”, ha detto Faluszczak di Martin.

    Da adolescente, Faluszczak ha detto che era arrabbiato e che c’erano tensioni tra i suoi genitori a casa. Martin divenne un adulto fidato a cui il giovane poteva rivolgersi, uno che già conosceva le difficoltà della sua famiglia dalle confessioni di Faluszczak e dei suoi genitori.  

    “Mi farebbe entrare e sedermi sulle sue ginocchia”, ha detto Faluszczak. “Mi baciava su tutta la faccia. Era sempre ubriaco quando succedeva, e finiva sempre con lui che diceva: “Jimmy, dimmi cosa ti dà fastidio”.

    Left: Monsignor Daniel Martin. Right: James Faluszczak’s senior portrait. Faluszczak says he was molested by Martin between the ages of 16 and 19 years old. (Images courtest of Faluszczak)

    L’abuso è iniziato quando aveva 16 anni e si è intensificato fino alle carezze sessuali. Continuò per tre anni.

    Anche dopo essere stato molestato, la fede e il legame di Faluszczak con la chiesa rimasero forti. Si è sentito chiamato a Dio ed è entrato in seminario. Prese la veste e trascorse 18 anni come sacerdote nella diocesi di Erie.

    Ma il trauma dell’abuso lo ha raggiunto. Si rivolse alla droga e all’alcol e rimase deluso dalla chiesa.

    “Mi sentivo come se non potessi funzionare. Non potevo vivere in un sistema che non proteggesse il membro più vulnerabile della comunità oi membri più vulnerabili della chiesa”, ha detto Faluszczak.

    Faluszczak ha lasciato il sacerdozio nel 2014 ed è uno delle dozzine di testimoni che hanno testimoniato davanti al gran giurì sulle loro esperienze di abusi. Nelle sue scoperte pubblicate la scorsa settimana , il gran giurì ha affermato che 301 “preti predatori” hanno molestato, violentato o approfittato di più di 1.000 bambini.

    Nel rapporto elencato sotto i delinquenti della diocesi di Erie c’è Daniel Martin.

    Faluszczak si sente sollevato dal fatto che la sua voce sia stata ascoltata e creduta, ma ha affermato che il rapporto non cattura completamente la sensazione di fidarsi profondamente di qualcuno, di essere estremamente vulnerabile e di essere poi sfruttato.

    “L’abuso emotivo era peggio dell’abuso fisico, l’abuso spirituale era la cosa peggiore di tutte. Ha manipolato la mia anima. Non è solo quello che mi ha fatto fisicamente”, ha detto Faluszczak. “Questo ha ostacolato il mio rapporto con Dio”.

    Il rapporto descrive anche la testimonianza di un’altra vittima secondo cui è stato molestato e aggredito sessualmente da Martin e da altri sacerdoti mentre si trovava al St. Mark’s Seminary di Erie.

    Identificato nel rapporto come “Vittima n. 2”, descrive gli abusi in seminario come parte di una “cultura della sessualità” tra i sacerdoti. Secondo il rapporto, la vittima n. 2 ha testimoniato che “sacerdoti che agivano come consiglieri spirituali dei seminaristi li avrebbero coinvolti in una cattiva condotta sessuale”. La diocesi di Erie ha pagato $ 34.500 per risolvere una causa civile sulle accuse di “Vittima n. 2”.

    “Promemoria costante”

    Il vescovo di Erie Lawrence Persico si è scusato con tutte le vittime di abusi in una conferenza stampa la scorsa settimana.

    “Hai sofferto nell’oscurità per molto tempo”, disse. “Come dimostra il rapporto del gran giurì, hai sperimentato un comportamento inimmaginabilmente crudele da parte delle stesse persone che avrebbero dovuto avere il maggior interesse a proteggerti”.

    Ad aprile, ha nominato pubblicamente Martin, morto nel 2006, e più di 60 altri membri del clero e dipendenti che la diocesi ritiene abbiano accuse credibili contro di loro .

    Da allora, Persico ha confermato che almeno un’altra vittima si è fatta avanti per accusare Martin.

    “Questo è il risultato di quando passiamo così tanto tempo a tenere le cose segrete. Ad esempio, l’intera idea di non rendere pubbliche queste informazioni, penso che faccia parte del nostro problema”, ha detto Persico. “Ecco perché è così importante che quando pubblicizzi i nomi, le persone si rendono conto che non la passeranno liscia”.

    Per Faluszczak cadono le scuse del vescovo e i discorsi sulla trasparenza. Quando era sacerdote, ha portato all’attenzione della chiesa tre accuse di abusi e cattiva condotta sessuale, compresa la sua.

    “Il vescovo Persico è diventato vescovo nel 2012 e ha aspettato sei anni per pubblicare quella lista”, ha detto Faluszczak. “Se era tutto sulla trasparenza, perché non ha pubblicato l’elenco nel 2012?”

    Faluszczak, che rimane cattolico, ha affermato che sono necessarie riforme interne più profonde della chiesa. Aveva un punto di vista privilegiato e non sopportava ciò che vedeva.

    “Ero contento dei miei incarichi, ero contento del mio lavoro. L’atmosfera era intollerabile: stare con altri preti che erano inquietanti o che ti guardavano con disprezzo o che ti facevano proposte”, ha detto Faluszczak. “C’erano solo costanti promemoria per me che questo è il modo in cui padre Martin è riuscito a farla franca con quello che ha fatto”.

    Ora vive a Buffalo, New York. E, come la maggior parte delle vittime di abusi sessuali da parte del clero, Faluszczak non ha ricorso legale.

    Nella sua relazione, il gran giurì ha stilato un elenco di raccomandazioni, inclusa l’eliminazione della prescrizione per gli abusi sessuali su minori. Ha anche chiesto una legge sulla “finestra civile”, che concederebbe a Faluszczak e ad altre vittime un periodo di due anni per chiedere un risarcimento retroattivo.

    Alcuni mettono in dubbio la costituzionalità di quest’ultima idea . E di fronte alla dura opposizione di gruppi come la Pennsylvania Catholic Conference, la legislazione che promuove tali misure non ha trovato consenso.

    Former priest with insider view among the 1,000 victims in Pa. clergy abuse report

  • Il vescovo Zanchetta sarà processato a ottobre per abusi sessuali

    Il vescovo Zanchetta sarà processato a ottobre per abusi sessuali

    Il vescovo cattolico argentino Gustavo Zanchetta sarà processato a ottobre con l’accusa di abusi sessuali.

    La procura della provincia argentina di Salta ha annunciato il 6 agosto che il processo si sarebbe svolto dal 12 al 15 ottobre.

    Zanchetta ha ricevuto un incarico in Vaticano da Papa Francesco dopo le sue dimissioni da vescovo di Orán, nel nord-ovest dell’Argentina, nel 2017.

    Il vescovo 57enne è accusato di semplice abuso sessuale, aggravato dall’essere stato commesso da un ministro del culto ufficialmente riconosciuto, nei confronti di due uomini identificati solo dalle loro iniziali, GGFL e CM

    Zanchetta ha negato le accuse.

    “L’ex vescovo [di Orán] è stato convocato sotto pena di legge e si prevede che almeno 39 testimoni depongano durante l’udienza”, ha detto l’ufficio del pubblico ministero.

    Papa Francesco ha nominato Zanchetta vescovo di Orán il 23 luglio 2013, in una delle sue prime nomine episcopali nella sua terra natale, l’Argentina.

    Dopo aver rassegnato le dimissioni da capo della diocesi di Orán per “motivi di salute” all’età di 53 anni, Zanchetta è stato nominato assessore all’Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede (APSA) appositamente creato.

    L’APSA sovrintende alle proprietà immobiliari del Vaticano e ad altri beni sovrani.

    I media argentini hanno riferito che Zanchetta è stato accusato per la prima volta di comportamento sessualmente inappropriato già nel 2015, due anni prima del suo arrivo in Vaticano.

    Ma il Vaticano ha ripetutamente negato di essere a conoscenza di accuse di abusi sessuali contro Zanchetta prima della sua nomina nel dicembre 2017 all’APSA.

    Secondo un rapporto di El Tribuno, un giornale della provincia di Salta, uno dei segretari di Zanchetta ha allertato le autorità dopo aver scoperto immagini sessualmente esplicite inviate e ricevute sul cellulare di Zanchetta nel 2015.

    La denuncia affermava che alcune delle immagini raffiguravano “giovani” che facevano sesso, oltre a immagini oscene dello stesso Zanchetta.

    Papa Francesco ha convocato Zanchetta a Roma per cinque giorni nell’ottobre 2015. Il vescovo ha affermato che il suo telefono e il suo computer erano stati hackerati e che le accuse erano motivate da rancore nei confronti del papa. Il papa ha accettato la spiegazione del vescovo secondo cui il suo cellulare era stato hackerato.

    Il papa ha difeso la sua decisione su Zanchetta in un’intervista alla giornalista messicana Valentina Alazraki pubblicata nel maggio 2019 da Vatican News. Disse di aver continuamente cercato di chiarire le accuse contro Zanchetta.

    Dopo che Zanchetta è stato accusato in relazione alle sue azioni contro due uomini nel luglio 2019, l’Unità per la criminalità economica di Orán ha fatto irruzione negli uffici della cancelleria nel novembre 2019. Il raid è stato effettuato per indagare sulla presunta frode di Zanchetta contro lo stato, secondo il quotidiano locale El Oranense. .

    Oltre alle accuse di cattiva gestione dei fondi della Chiesa donati dai fedeli nella diocesi, i registri pubblici mostrano che Zanchetta ha ricevuto più di un milione di pesos argentini (circa $ 10.500) dalla provincia di Salta per restaurare una canonica e per conferenze in un seminario, che presumibilmente non ha mai avuto posto.

    Papa Francesco ha difeso la sua nomina di Zanchetta all’Apsa nella sua intervista a Valentina Alazraki. Ha detto che, sebbene l’approccio del vescovo alla gestione economica di Orán sia stato “disordinato”, la “visione è buona”.

    Il vescovo accusato è stato sospeso dal suo ruolo di assessore all’APSA nel corso di un’indagine canonica, annunciata nel gennaio 2019.

    Nel giugno 2020, il Vaticano ha confermato che Zanchetta era tornato a lavorare all’Apsa pur “rimanendo a disposizione delle autorità giudiziarie argentine”.

    Una fonte che lavora all’Apsa ha detto alla Cna a giugno che il vescovo argentino aveva terminato il suo servizio presso la banca centrale di riserva vaticana.

    Bishop Zanchetta faces trial on sexual abuse charges in October

  • ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    ITALIA – In tutto il paese lacrimano monsignori e cardinali – E le vittime si indignano !

    È certo che le continue lacrimazione che negli ultimi mesi avvengono oramai dal nord al sud d’Italia non sono certo indice di pentimento, più probabilmente solo la spending review avviata da papa Francesco per scongiurare il default del Vaticano.

    L’ultimo a finire nella rete è niente popò di meno che il Presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, a cui è deflagrato tra le mani, nella sua diocesi a Perugia, don Vincenzo Esposito. Nell’ordinanza si legge ‘privo di autocontrollo e in preda ai suoi impulsi’. Dettaglio che è sfuggito puntualmente non solo ai parrocchiani, diciamo a partire da loro…

    A Milano invece abbiamo l’arcivescovo Mario Delpini, in pool position al resto d’Italia in quanto la diocesi milanese che già vanta ben 47 casi in soli 15 anni, tolto il caso di don Mauro Galli (da lui personalmente insabbiato, con l’aiuto di monsignor Pierantonio Tremolada, prima che papa Francesco li nominasse entrambi vescovi; uno di Milano, l’atro di Brescia) che oramai è giunto alla condanna anche in appello.

    All’attivo tuttavia Delpini vanta ben 4 nuovi casi;

    don Emanuele Tempesta –accusato di molestie a 7 minori tra i 7 e i 13 anni;

    l’ex seminarista Leonardo Gualdoni – accusato di molestie da una 15enne adescata nella parrocchia dove faceva l’aiutante dopo aver lasciato il seminario;

    don Alberto Lucchina, vero tasto dolente, al momento abbiamo in carico una sola sua vittima. Ma dalla corrispondenza tra la stessa e la diocesi, emerge che potrebbe non essere l’unica. Tanto che scusandosi la diocesi chiede se è forse lei una… La lista non è proprio così ridotta, infatti dopo la nostra pubblicazione, don Lucchina si è auto sospeso.

    C’è poi un altro caso di un don di Milano, per il momento però essendoci indagini in corso preferiamo riservarci.

    Ma scendiamo al sud, a Enna dove il reo confesso (almeno nelle intercettazioni della Procura di Enna) monsignor Rosario Gisana si trova alle prese col caso di don Giuseppe Ruglolo, un prete che già da seminarista abusava.

    Qui molto interessanti le dichiarazioni del vescovo di Piazza Armerina, che attacca di petto il Vaticano e la CDF. Infatti Gisana reclama su Il RESTO DEL CARLINO di aver segnalato alla CDF, ma risposero che non interessava, in quanto don Rugolo adesso era prete e non più un seminarista.

    Gisana a questo punto, abbandonato dal Vaticano – e che qualora si fosse rivolto alla magistratura lo avrebbe mandato a fare il vescovo a Pantelleria – chiede asilo per il sacerdote accusato di abusi a Enna, al vescovo di Ferrara, che senza indugi ed alcuna restrizione , glielo concede.

    Tra incontri con i più piccoli e campeggi di una settimana (sempre con i più piccoli), don Giuseppe Rugolo continua la sua missione pastorale, da Enna a Ferrara.

    Ci sono poi il cardinale Angelo Bagnasco e il suo successore Marco Tasca, che nella “rigidità e grande trasparenza” seguito della tolleranza zero di papa Francesco, non dicono nulla di don Franco Castagneto e frate Luca Maria Bucci… chissà che fine hanno fatto dopo le gravi accuse.

    Ve lo diciamo noi !

    Don Franco Castagneto è sempre al Santuario di Crea da quando è fuggito da Albaro. Bucci invece vaga indisturbato come sempre nel genovese, tra carità e opere di bene.

    Poi c’è don Rampino e il suo vescovo mons. Michele Seccia, “dammi l’IBAN, il vescovo è d’accordo”, vogliamo farti un regalo per il matrimonio.

    C’è persino l’attuale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Francisco Ladaria, grazie a lui il pedofilo don Gianni Trotta, dopo la riduzione allo stato laico, stuprò altri bambini. Ma Bergoglio lo ha fatto ugualmente prefetto dell’organo che dovrebbe vigilare.

    Malgrado la lista dei monsignori disobbedienti sia notevole in Italia, a fronte di tutto ciò che attualmente dimostra anche il fallimento degli sportelli e delle commissioni diocesane, che puntualmente vedono fuggire (fortunatamente) le vittime per le inadempienze della diocesi di turno. Ma qui papa Francesco tace, persino di fronte alle accuse di un suo vescovo (Gisana) che avrebbe dovuto sospendere all’istante per aver palesemente insabbiato e violato (insieme al vescovo di Ferrara) il suo “rivoluzionario” (a detta dei soli giornali ma non delle vittime) Motu Proprio, il Vos estis lux mundi, che riporta la chiesa 20 anni indietro blindando ulteriormente le già difficili possibilità per le vittime italiane di ottenere giustizia e un congruo indennizzo dei danni, come pochi giorni fa ha nuovamente ribadito l’ONU al Vaticano.

    Riguardo le lacrimazioni beh, potreste asciugarle con comunicati stampa che escono dalle vostre diocesi. Avete presente quei fogli di carta dove scrivete la solita lagna davvero irriverente per i sopravvissuti, tra il v.s. presunto dolore, stupore e vicinanza a vittime e famiglie, le stesse che vi raffigurano quanto il demonio in terra per gli orrori di cui siete impuniti responsabili.

    Magari, se proprio dovete farli i comunicati, che so, metteteci almeno un po’ di originalità. Tanto che almeno le vittime non li leggano come uno sfottò !

    Zanardi

  • “Denaro offerto da Legionari di Cristo per silenzio su abusi subiti da nostro figlio”

    “Denaro offerto da Legionari di Cristo per silenzio su abusi subiti da nostro figlio”

    “In quel momento eravamo fragili e vulnerabili e abbiamo subito anche noi, in quanto genitori, un abuso di coscienza”. Queste le parole della madre di un ragazzo, che quando aveva 12 anni ha subito violenze sessuali nel seminario di Novara della congregazione religiosa dell’allora rettore Vladimir Resendiz Gutierrez, già condannato in via definitiva a 6 anni e mezzo di carcere e ridotto allo stato laicale.

    “Non abbiamo mai chiesto soldi a nessuno, sono stati loro a offrirceli per tacere, perché sapevano che c’erano delle difficoltà economiche nella nostra famiglia e che nostro figlio voleva andare a studiare all’estero. Siamo stati traditi”, ha continuato la signora durante la sua deposizione in aula di mercoledì mattina durante il processo a Milano nel quale sono imputati cinque ex vertici dei Legionari di Cristo, che rispondono delle accuse di favoreggiamento e tentata estorsione.

    In base all’indagine del pubblico ministero Alessia Menegazzo, la madre – costituita parte civile nel processo ed è assistita, insieme al marito, dall’avvocato Daniela Cultrera – avrebbe subito pressioni affinché tacesse le violenze sessuali subite dal figlio, all’epoca 12enne all’interno del seminario.