Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: seminario

  • «Gustavo Zanchetta ha compiuto abusi su seminaristi»: chiesto ordine di cattura per il monsignore

    «Gustavo Zanchetta ha compiuto abusi su seminaristi»: chiesto ordine di cattura per il monsignore

    Dopo ricerche andate a vuoto, per l’irreperibilità del prelato, la magistratura di Salta, in Argentina, ha chiesto un mandato di cattura internazionale nei confronti del vescovo argentino Gustavo Zanchetta, domiciliato in Vaticano, accusato del reato di abuso sessuale semplice e continuato ai danni di due seminaristi.

    Aggravante: è un ministro del culto

    A costituire un’aggravante è il fatto che l’abuso possa essere stato commesso da un ministro di culto. L’ex vescovo di Oran, considerato vicino a papa Francesco, non ha risposto a ripetute telefonate e email inviate per notificare gli atti processuali e ha spostato il domicilio nello Stato del Vaticano. Nel 2017 monsignor Zanchetta è stato richiamato a Roma dal pontefice, che ha autorizzato a maggio scorso l’apertura nei suoi confronti di un giudizio canonico.

    Ora la parola alla Segreteria di Stato Vaticana

    Dovrà essere la segreteria di Stato vaticana ad autorizzare l’arresto di Zanchetta. Se il giudice argentino accoglierà la richiesta del pubblico ministero Maria Soledad Filtrin, spetterà a monsignor Parolin decidere se consegnare l’alto prelato alla magistratura. E il suo “verdetto” dovrà essere concordato con il Pontefice visto che il vescovo gode dell’immunità diplomatica e risiede a Santa Marta, la stessa struttura dove alloggia il Papa. Zanchetta era stato denunciato il 6 febbraio scorso da un giovane che aveva rivelato di essere stato vittima di «episodi a sfondo sessuale» da parte di colui che «esercita le funzioni di vescovo della diocesi di Oran». Qualche giorno dopo un secondo seminarista lo aveva denunciato per abusi e condotta inappropriata, all’interno della canonica San Antonio, nello stesso seminario. Il fatto che abbia deciso di rifugiarsi in Vaticano non rende scontato il via libera all’arresto anche se nei confronti di monsignor Zanchetta è stato avviato anche un giudizio canonico e dunque bisognerà conoscere l’esito del procedimento per capire l’orientamento della segreteria di Stato. Tenendo però conto che tra Santa Sede e Argentina non esistono trattati di cooperazione internazionale.

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_novembre_21/ordine-cattura-internazionale-monsignor-zanchetta-abusi-sessuali-d484cac0-0c6e-11ea-89cc-e514bdace0f8.shtml?fbclid=IwAR3q2ky2movQc7Ubfu3b7a_mHiY-CpVMTxhhOPorZQH7KMRThnuHUFUgKO8&refresh_ce-cp

  • ‘Chierichetti’ del Papa, altri tre presunti abusi

    ‘Chierichetti’ del Papa, altri tre presunti abusi

    Altri tre presunti abusi a chierichetti del papa nel pre-seminario San Pio X, unico posto all’interno delle mura Vaticane dove vivono dei bambini a 200 metri dalla basilica di San Pietro. Lo rivelano Le Iene nella puntata di ieri sera mentre la notizia rimbalza sui media internazionali dal britannico ‘The Guardian‘ all’americano ‘New York Times‘ che hanno visionato in anteprima l’inchiesta di Italia Uno. Con altre tre testimonianze inedite, salirebbero dunque a cinque i casi di presunti abusi e a tre quelli dei sacerdoti coinvolti, dagli anni 70 fino ai giorni nostri. Vatican Youth Seminary Scandal Grows With New Abuse Claims

    L’inchiesta del programma di Italia Uno, condotta da Gaetano Pecoraro e Riccardo Spagnoli, risale a due anni fa. La trasmissione aveva già raccontato la storia di uno degli ospiti del pre-seminario che, dopo aver servito per anni sia Joseph Ratzinger che papa Francesco, aveva rivelato di essere stato testimone oculare di abusi sessuali che il suo compagno di stanza avrebbe subìto da ragazzino nel pre-seminario. Dopo il primo servizio andato in onda, si era unito al coro degli accusatori anche un secondo ragazzo, che aveva puntato il dito sempre contro lo stesso seminarista, poi diventato sacerdote, che respingeva fermamente le accuse proprio come avevano fatto anche tutte le più alte cariche sopra di lui.

    Il 17 settembre di quest’anno, direttamente dalla sala stampa della Santa Sede, lo stato del Vaticano aveva chiesto il rinvio a giudizio di due sacerdoti con l’accusa di favoreggiamento. “Per la prima volta nella storia della Chiesa si indaga su quello che sarebbe accaduto, secondo i testimoni, tra le mura del Vaticano – commentano Le Iene – Il processo non si sarebbe mai potuto svolgere se non fosse stato per la diretta e personale volontà di Bergoglio che, sul caso specifico, ha modificato la procedura rimuovendo la causa di improcedibilità”.

    Nel servizio di ieri, partendo da una email contenente quelle che sono le nuove accuse, Gaetano Pecoraro ha incontrato altri tre presunti abusati e presunti abusatori. Le accuse sono sempre le stesse: alcuni seminaristi testimoniano di essere state vittime o di essere a conoscenza di abusi sessuali ai danni di ragazzini di soli 11 anni. Arrivano dunque a ben cinque i casi di pedofilia e a tre quelli dei sacerdoti coinvolti.

  • Abusi sui “chierichetti del Papa”, il nuovo servizio delle Iene: «Molestie a ragazzini di soli 11 anni»

    Abusi sui “chierichetti del Papa”, il nuovo servizio delle Iene: «Molestie a ragazzini di soli 11 anni»

    I presunti abusi in Vaticano sui “chierichetti del Papa” sono al centro della nuova inchiesta de “Le Iene” a cura di Gaetano Pecoraro. Il caso non è nuovo: già nel 2017 la trasmissione di Italia 1 si era occupata di questa storia di molestie su minori all’interno del pre-seminario San Pio X. A finire nell’occhio del ciclone è stato don Gabriele Martinelli, accusato di di abusi da due minori e rinviato a giudizio (insieme al rettore don Enrico Radice) lo scorso settembre per volontà proprio di Papa Francesco.

    Le Iene tornano a occuparsi di questa storia, raccogliendo nuove testimonianze e accuse verso i presunti religiosi pedofili. Nelle nuove testimonianze emergono i dettagli di quanto sarebbe avvenuto. «L’ha buttato sul letto e sembrava che voleva fargli qualcosa, con intenzioni ambigue. Lui gli ha dato una gomitata ed è scappato via». E ancora: «Si è trovato in braccio sulla sedia e gli ha detto di tirarlo fuori».

    «Mi ha detto di salire nella sua stanza – racconta un ex alunno – Non ci vedevo nulla di male, avevo undici anni. Mi chiese di avvicinarmi, mi mise una mano sulla gamba, poi piano piano salì. Mi mise una mano sul p***, il dito sopra e la mano sopra, a cucchiaio. E mi chiese se avessi avuto voglia di farglielo vedere, più di una volta». Il servizio si chiude con la versione del prete: «Io non ho mai toccato i ragazzi. Ma per l’amor del cielo. Quando ero Rettore non andavo nemmeno a guardarli mentre facevano la doccia».

    Nel servizio che andrà in onda stasera altre tre testimonianze inedite offrono ulteriori racconti su ciò che sarebbe successo sempre all’interno di quelle mura, facendo arrivare a ben cinque i casi di presunti abusi e a tre i sacerdoti coinvolti, dagli anni ’70 fino ai giorni nostri. Partendo da una email contenente quelle che sono nuove accuse, Gaetano Pecoraro incontra presunti abusati e presunti abusatori. Le accuse sono sempre le stesse: alcuni seminaristi testimoniano di essere state vittime o di essere a conoscenza di abusi sessuali ai danni di ragazzini di soli 11 anni.

    La trasmissione aveva già raccontato la storia di Kamil che, dopo aver servito per anni sia Joseph Ratzinger che Papa Francesco, un giorno ha deciso di raccontare la sua versione dei fatti: sostiene infatti di essere stato testimone oculare di abusi sessuali che il suo compagno di stanza Marco avrebbe subìto da ragazzino durante la sua vita nel pre-seminario. Dopo il primo servizio andato in onda, si era unito al coro degli accusatori anche un secondo ragazzo, che aveva puntato il dito sempre contro la stessa persona, Don Gabriele Martinelli un seminarista, poi diventato sacerdote.

    Martinelli respingeva fermamente le accuse proprio come avevano fatto anche tutte le più alte cariche sopra di lui, partendo da Don Enrico Radice, rettore del pre-seminario (ai tempi in cui Marco e Kamil lo frequentavano) e di Don Gabriele Martinelli stesso. Il 17 settembre di quest’anno, direttamente dalla sala stampa della Santa Sede, risuona la notizia che «lo Stato del Vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio di Don Gabriele Martinelli, con l’accusa di abusi sessuali e di don Enrico Radice, rettore del pre-seminario all’epoca dei fatti, con l’accusa di favoreggiamento». Un processo che non si sarebbe mai potuto svolgere se non fosse stato per la diretta e personale volontà proprio di papa Bergoglio che, sul caso specifico, ha modificato la procedura rimuovendo la causa di improcedibilità. Per la prima volta nella storia della Chiesa si indaga su quello che sarebbe accaduto, secondo i testimoni, tra le mura del Vaticano.

    https://www.ilmessaggero.it/televisione/pedofilia_preti_vaticano_chierichetti_papa_le_iene_servizio_ultime_notizie-4866991.html

  • Don Gino Temporin: la corte di cassazione rende definitiva l’assoluzione

    Don Gino Temporin: la corte di cassazione rende definitiva l’assoluzione

    Ieri, mercoledì 6 novembre 2019, la Corte di Cassazione ha reso definitiva la sentenza assolutoria – perché il fatto non sussiste – del Tribunale di Padova, confermata dalla Corte di Appello di Venezia, nei confronti del presbitero diocesano don Gino Temporin, assistito in questi anni dall’avvocato penalista Paolo Marson.

    Come Chiesa di Padova abbiamo seguito – certo con trepidazione, ma con fiducia e con vicinanza a don Gino Temporin – la vicenda e i tempi della lunga procedura giudiziaria, sempre convinti dell’insussistenza dei fatti e dell’innocenza del sacerdote, come anche giuridicamente ora è stato definitivamente confermato. Sono stati anni di fatica che don Gino ha vissuto con serenità interiore e fiducia, e noi con lui. Questa sentenza restituisce, anche pubblicamente, piena dignità a un uomo, a un prete, a un educatore, ma anche a un’istituzione formativa così importante come il Seminario minore.

    Fonte: Ufficio stampa Diocesi di Padova

    Don-Gino-Temporin-la-corte-di-cassazione-rende-definitiva-l-assoluzione

  • La procura di Roma indaga sugli abusi in Vaticano

    La procura di Roma indaga sugli abusi in Vaticano

    Fatti ancora in via di accertamento, risalenti al periodo precedente il 2012. Il sospetto dei pm di piazzale Clodio è che i protagonisti dei fatti abbiano replicato (e subìto) gli stessi comportamenti anche su suolo italiano

    Per ogni fedele cristiano è a pochi metri dal luogo simbolo consacrato alla preghiera e alla devozione. Eppure anche nella sacrestia della basilica di San Pietro potrebbero essere stati consumati abusi sessuali. Protagonisti due ragazzi coetanei, all’epoca studenti, uno vittima, l’altro un violentatore. Fatti ancora in via di accertamento, risalenti al periodo precedente il 2012 e al centro di due inchieste: una della magistratura vaticana, e l’altra della procura di Roma. Indagini che procedono da anni parallele, delimitate dai rispettivi ambiti di competenza territoriale. Quanto successo all’interno di Città del Vaticano non è oggetto di verifiche da parte dei pm romani, se non in modo incidentale. E quindi quanto sarebbe accaduto nella sacrestia è materia esclusiva degli inquirenti della Santa Sede. Ma il sospetto dei pm di piazzale Clodio è che i protagonisti dei fatti vaticani abbiano replicato (e subìto) gli stessi comportamenti anche su suolo italiano. Ecco perché si procede in stretta coordinazione da anni.

    Il confine territoriale

    La vittima è un ex studente del pio collegio Opera di Don Folci, il preseminario vaticano, situato a due passi da Santa Marta. Il giovane, oggi un uomo, avrebbe subito vessazioni continue che ne hanno minato la capacità di reagire per il timore di subire ritorsioni da parte dei superiori. Uno stato di sudditanza psicologica facilitato dal contesto in cui ha vissuto il giovane, per anni studente del convitto dove tante famiglie mandano a studiare i figli per sfruttare l’opportunità di frequentare gratuitamente il San Pio X. La mattina il ragazzo si è recato per tanto in territorio italiano per andare seguire le lezioni scolastiche e poi il pomeriggio è rientrato a Citta del Vaticano, presso il pio collegio Opera di Don Folci. Un confine impercettibile nella vita di tutti i giorni, ma che per le due magistrature impone inchieste differenti. Gli educatori dell’epoca avrebbero prestato scarso controllo ai rapporti nati tra i seminaristi che avrebbero sviluppato amicizie morbose. Quattro giorni fa il tribunale vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio del sospetto violentatore: oggi è un prete, e si chiama don Gabriele Martinelli, ma all’epoca era ancora studente. L’azione penale in Vaticano è stata esercitata anche nei confronti dell’allora rettore del pre seminario, monsignor Enrico Radice, ritenuto responsabile delle omissioni che avrebbero sviluppato le violenze. Sui comportamenti di Martinelli – ancora non indagato – ha acceso un faro anche la procura capitolina, frenata nell’inchiesta dalla diffusa omertà tra i seminaristi. Bisogna sottolineare e ricordare come i vertici dell’istituto Don Folci, tuttavia, hanno sempre smentito con forza che vi siano stati abusi sessuali all’interno della struttura.

    https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/19_settembre_21/procura-roma-indaga-abusi-vaticano-e4b873de-dc5c-11e9-95a3-10409ad8b828.shtml

  • Pedofilia in Vaticano, inchiesta choc: «Abusi anche nella sacrestia di San Pietro»

    Pedofilia in Vaticano, inchiesta choc: «Abusi anche nella sacrestia di San Pietro»

    di Franca Giansoldati e Giuseppe Scarpa

    CITTÀ DEL VATICANO Persino nella sacrestia della basilica di San Pietro. Persino lì, in quel luogo sacro e inviolabile, sarebbero avvenuti degli abusi sessuali tra due ragazzi quasi coetanei, entrambi ex studenti al pio collegio Opera di Don Folci, il pre-seminario vaticano, situato a due passi da Santa Marta, finito al centro di due differenti inchieste, una vaticana e l’altra avviata dalla Procura di Roma. Dagli elementi in mano ai magistrati italiani si fa riferimento a reati continuati relativi a violenze che si sarebbero sviluppate in un tempo ampio, attraverso imposizioni, abuso d’autorità, costrizioni, sudditanza psicologica tali da rendere la vittima – L.G. – impossibilitata a reagire con forza e autonomia.

    LA STRUTTURA EDUCATIVA
    Ad aggravare il quadro di tormento ci sarebbe stata anche la condizione di libertà limitata della vittima, visto che la struttura educativa è una specie di convitto in cui tante famiglie (soprattutto del Nord Italia) mandano i propri figli in modo che possano frequentare gratuitamente il San Pio X, uno dei licei privati più prestigiosi di Roma. Ogni mattina i ragazzi escono per le lezioni e rientrano di pomeriggio varcando il confine di Stato – per studiare, partecipare alle funzioni liturgiche del Papa e coltivare la eventuale futura vocazione sacerdotale. È in questa cornice, evidentemente sotto uno scarso controllo, che sono andate a svilupparsi amicizie morbose, legami malati e quasi patologici sfuggiti di mano agli educatori che non sono riusciti a riportare alla normalità. L’allora rettore del pre seminario, monsignor Enrico Radice, viene ritenuto responsabile di omissioni proprio per non aver fermato quelle violenze. Si parla anche di rapporti completi tra adolescenti.

    Quattro giorni fa il tribunale vaticano ha chiesto il rinvio a giudizio di due preti, don Gabriele Martinelli, il presunto abusatore, all’epoca dei fatti era ancora studente, oggi sacerdote ammesso ai sacri ordini e consacrato dalle autorità ecclesiali; e don Radice. Entrambi erano stati ascoltati nei giorni scorsi. La settimana prima, invece, con una contemporaneità che forse potrebbe spiegare l’annuncio del Vaticano, la magistratura italiana ha effettuato una perquisizione nella casa di don Martinelli, in un paesino del comasco, per prelevare messaggi e conversazioni utili al caso, file audio, video, e documenti cartacei. Non solo. La Procura di Roma ha anche inoltrato la domanda di rogatoria internazionale in Vaticano ai fini di un processo in Italia. I reati contestati sono pesanti. Violenza continuata e abuso di autorità contestati nel periodo in cui Martinelli è maggiorenne, mentre gli altri episodi relativi a quando era minorenne sono stati stralciati e inviati alla Procura dei minori.

    Si è trattato «di un disegno criminoso» che portava Martinelli, all’epoca minore ad esigere dalla vittima, suo coetaneo di sei mesi più giovane, «prestazioni sessuali, in più occasioni, con una media di due volte la settimana, iniziando le condotte fin dal primo settembre 2006; fatti per i quali procede la Procura». Gli episodi sarebbero avvenuti all’interno del pre seminario e nelle aree limitrofe «in particolare nelle camerate, nella camera singola di Martinelli, nonché in altri luoghi dentro la Città del Vaticano, tra cui la sacrestia della basilica di San Pietro». Il quadro complessivo che sembra affiorare dalle carte e da diverse testimonianze, a proposito dell’ambiente circostante al convitto dei chierichetti, mostra di avere una dinamica non sempre lineare, come del resto provano anche alcune lettere anonime e ricattatorie che arrivarono in Segreteria di Stato già nel 2012 per descrivere comportamenti immorali e una sorta di giro gay parallelo che gravitava su San Pietro, e che difficilmente si concilia con un ambiente sacro. Per i magistrati italiani si tratta ora di ricostruire quelle relazioni e non sarà facile. L’omertà sembra contrassegnare la vita interna, così come la scarsa trasparenza.

    UN ALTRO ALLIEVO
    I vertici dell’istituto Don Folci, tuttavia, hanno sempre smentito con forza che vi siano stati abusi sessuali di qualsiasi natura all’interno, minimizzando e sconfessando anche le dichiarazioni di un altro allievo coinvolto, Kamil Jarembowki. Questo ragazzo entrato nel preseminario nel 2009 all’età di 13 anni venne allontanato per comportamenti immorali nel 2013. Fuggì dal preseminario per raggiungere un amico in Veneto, un altro ex alunno, per poi essere riammesso nella scuola previo impegno a mantenere fede alla vita comunitaria. È lui ad avere parlato con Gianluigi Nuzzi, il primo ad avere raccolto la testimonianza di Kamil che ha dato il via a tutto il filone di inchiesta. Due anni fa in Vaticano ci fu una riunione piuttosto burrascosa in cui si decise se procedere o meno per diffamazione contro Nuzzi per la pubblicazione del libro. Ma memori dei problemi che avevano dato i due processi precedenti di Vatileaks 1 e Vatileaks 2 si decise di lasciare correre. Adesso però i nodi sembrano essere arrivati al pettine.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_vaticano_inchiesta_abusi_sessuali_sacrestia_papa_francesco-4747641.html

  • ABUSI IN VATICANO. VIGANÒ HA DETTO LA VERITÀ ANCHE SU QUESTO.

    ABUSI IN VATICANO. VIGANÒ HA DETTO LA VERITÀ ANCHE SU QUESTO.

    Marco Tosatti

    Cari amici e nemici di Stilum Curiae, nei giorni scorsi si è molto parlato sui giornali del fatto che la Procura Vaticana aveva rinviato a giudizio un sacerdote e il rettore del pre-seminario dove vivono a due passi da Santa Marta i “chierichetti del papa”. I provvedimenti datano dal 16 e 17 settembre. Notizia interessante, perché conferma, ancora una volta, l’ennesima, che l’arcivescovo Carlo Maria Viganò racconta cose vere. Infatti qualche mese fa l’’ex Nunzio negli Stati Uniti concedeva un’intervista al Washington Post, e in riferimento al Summit sugli abusi svoltosi in Vaticano a febbraio, e alla real volontà del vertice di combatterli, si diceva molto scettico, dando due esempi; il primo riguardava l’attuale Sostituto alla Segreteria di Stato, Pena Parra. Il secondo era questo, che però il Washington Post ha deciso di non pubblicare (come peraltro il precedente). Diceva Viganò:

    §§§

    Si dice che il primo sia accaduto all’interno delle stesse mura del Vaticano, al Pius X pre-seminario, che si trova a pochi passi dalla Domus Sanctae Marthae, dove vive papa Francesco. Quel seminario forma i minori che servono come chierichetti nella Basilica di San Pietro e nelle cerimonie papali.

    Uno dei seminaristi, Kamil Jarzembowski, un compagno di stanza di una delle vittime, afferma di aver assistito a dozzine di episodi di aggressione sessuale. Insieme ad altri due seminaristi, ha denunciato l’aggressore, prima di persona ai suoi superiori pre-seminario, poi per iscritto ai cardinali, e infine nel 2014, sempre per iscritto, a papa Francesco stesso. Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni. Il presunto aggressore era un seminarista di 21 anni, Gabriele Martinelli.

    Quel pre-seminario è sotto la responsabilità della diocesi di Como ed è gestito dall’Associazione Don Folci. Un’indagine preliminare fu affidata al vicario giudiziario di Como, don Andrea Stabellini, che trovò elementi di prova che giustificavano ulteriori indagini. Ho ricevuto informazioni di prima mano che indicavano che i suoi superiori hanno proibito che continuasse le indagini. Egli stesso può testimoniare per se stesso, e esorto ad andare a intervistarlo. Prego che troverà il coraggio di condividere con voi ciò che ha così coraggiosamente condiviso con me.

    Insieme a quanto sopra, ho appreso come le autorità della Santa Sede si sono occupate di questo caso. Dopo che le prove furono raccolte da don Stabellini, il caso fu immediatamente nascosto dall’allora vescovo di Como, Diego Coletti, insieme al cardinale Angelo Comastri, vicario generale di papa Francesco per la Città del Vaticano. Inoltre, il cardinale Coccopalmerio, allora presidente del Pontificio Consiglio per i testi legislativi, che è stato consultato da don Stabellini, lo ha fortemente ammonito di interrompere le indagini.

    Potreste chiedervi come è stato chiuso questo caso orribile. Il vescovo di Como rimosse don Stabellini dalla carica di vicario giudiziario; l’informatore, il seminarista Kamil Jarzembowski, fu espulso dal seminario; i due compagni seminaristi che si erano uniti a lui nella denuncia lasciarono il seminario; e il presunto violentatore, Gabriele Martinelli, è stato ordinato sacerdote nel luglio 2017. Tutto questo è accaduto all’interno delle mura vaticane, e non ne è uscita una parola durante il summit”.

    §§§

    Ma, comunque, il Vaticano è arrivato buon terzo, dopo la denuncia di Viganò e la giustizia civile, come ormai sembra prassi. Infatti Il Messaggero dell’8 agosto scriveva:

    “Violenza sessuale con l’aggravante dell’abuso di autorità. La procura di Roma è pronta a chiudere le indagini nei confronti di Don Gabriele Martinelli. Le accuse mosse dagli investigatori, nei confronti del sacerdote 26enne riguardano presunti episodi di abusi avvenuti dentro la Città del Vaticano. La vittima è un seminarista del Preseminario San Pio X che ospita i chierichetti che prestano il servizio liturgico nella Basilica di San Pietro con il Papa. «Il Preseminario – come è scritto nel sito internet- accoglie ragazzi della scuola media».

    Ebbene lo stesso Don Martinelli, adesso è un sacerdote, era un seminarista. Tuttavia rispetto alla vittima, all’epoca delle presunte violenze, rivestiva un ruolo superiore. Una sorta di capo classe. Martinelli avrebbe sfruttato questa sua posizione per imporsi nei confronti dell’altro seminarista. Da qui l’ipotesi dell’aggravante dell’abuso di autorità. Un’inchiesta delicata portata avanti dai carabinieri e dal pubblico ministero Stefano Pizza. Gli inquirenti hanno potuto lavorare a questo caso, su episodi che riguardano uno stato straniero, anche in virtù di una serie di accordi che derivano dai Patti Lateranensi.

    Gli episodi indicati nella denuncia, sporta dal seminarista, riguardano casi di violenze che si sarebbero consumati intorno al 2012. Tuttavia la vittima ha accusato Don Martinelli di averlo molestato anche in anni precedenti. Quando entrambi erano minorenni, tanto che anche la procura dei minori ha aperto una fascicolo (a carico di ignoti) per fare piena luce sul caso. Oltre alla giustizia italiana si sarebbe interessata del caso anche quella Vaticana. Intanto Gabriele Martinelli, il 10 giugno del 2017, è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Como”.

    §§§

    E comunque chi si occupa di abusi, come la Rete, https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webp2018/07/28/don-martinelli-mai-sospeso-la-finta-tolleranza-zero-di-papa-francesco/, ha i suoi motivi per condividere lo scetticismo di Viganò. Anche perché, come scriveva sempre Il Messaggero, i parametri utilizzati non sembrano gli stessi per tutti:

    Pedofilia, la tolleranza zero di Papa Francesco manca di trasparenza…

    Il secondo caso affiorato è quello di un ragazzino milanese abusato sessualmente da un prete, don Mauro Galli, condannato nel 2018 da un tribunale civile a 6 anni e 4 mesi di reclusione. Un caso di insabbiamento da parte dell’attuale arcivescovo di Milano che, a suo tempo, aveva ammesso davanti alle autorità italiane di essere stato a conoscenza del caso ma di avere agito in quel modo. Probabilmente per non creare scandali. Fatto sta che la mamma, Cristina Battaglia, cattolica praticante, cerca disperatamente giustizia dalla Chiesa e dopo avere scritto a Papa Francesco durante il summit sulla pedofilia (senza mai avere avuto risposta), ha accusato anche il presidente della Cei, Bassetti di essere un «bugiardo», di non voler intervenire per smascherare un caso di insabbiamento. Naturalmente anche a Bassetti aveva inviato a più riprese la documentazione su suo figlio (che ora ha una ventina d’anni).

    L’ultimo passaggio è risultato terribile per tutta la famiglia del ragazzo abusato e riguarda una frase di Bassetti – durante una conferenza stampa – ha pronunciato, affermando di non conoscere affatto quel caso quando, invece, a lui erano arrivati tutti i fascicoli e le lettere di mamma Cristina. Siccome questa signora è una donna coraggiosa, ha inviato di nuovo tutte le vecchie lettere a Bassetti, ricevendo in cambio una risposta «raggelante». A una mamma con il cuore spezzato, il cardinale è riuscito a trovare solo parole burocratiche, terminando la missiva con un le «invio un cordiale saluto», come se fosse una lettera commerciale, ma senza assicurare nemmeno nessun contatto umano (come del resto il cardinale Bassetti assicurava di voler fare).

    Di fatto il caso Delpini è chiaro per tutti che resta avvolto da una nuvola di mistero e di scarsa trasparenza sul perché la Chiesa di Papa Francesco non voglia prendere alcun provvedimento nei confronti di un vescovo che ha insabbiato, come invece è stato fatto altrove (Cile, Irlanda, Francia, Stati Uniti).

    §§§

    Vi alleghiamo alcuni link agli articoli che troverete di sicuro interessanti. Buona lettura.

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/vaticano_pre_seminario_chierichetti_papa_abusi_molestie_comastri_lettere_anonime-3383213.html

    §§§

    https://www.ilmessaggero.it/roma/news/molesta_seminarista_sacerdote_don_gabriele_martinelli_violenza_sessuale-4664502.html#

    §§§

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/pedofilia_delpini_sepe_papa_francesco_abusi_vittime_insabbiamento-4573602.html

  • Le accuse riguardano l’abuso di un chierichetto in un seminario giovanile a pochi passi dalla Basilica di San Pietro. (Tiziana Fabi / AFP / Getty Images)

    Le accuse riguardano l’abuso di un chierichetto in un seminario giovanile a pochi passi dalla Basilica di San Pietro. (Tiziana Fabi / AFP / Getty Images)

    Di Chico Harlan e Stefano Pitrelli 17 settembre alle 17:27

    ROMA – I procuratori penali del Vaticano hanno richiesto l’accusa di un prete accusato di aver abusato di un chierichetto in un seminario per giovani a pochi passi dalla Basilica di San Pietro – un raro caso che riguarda rivendicazioni di abusi all’interno delle mura della città-stato.

    Una dichiarazione vaticana martedì, ha affermato che i pubblici ministeri stavano anche cercando un’accusa contro l’ex rettore del seminario giovanile per  aver “aiutato e favorito” il presunto abuso.

    Le accuse indicano che la chiesa sta avanzando su un caso che sarebbe stato coperto per anni, anche se il Vaticano non ha detto quando potrebbe iniziare un processo, né ha fornito dettagli sulle accuse contro padre Gabriele Martinelli e l’ex rettore padre Enrico Radice.

    I critici su come la Chiesa cattolica ha gestito i casi di abuso guarderanno per vedere quanto sarà trasparente il Vaticano.

    Le accuse di abuso nel pre-seminario di San Pio X risalgono al 2012. Sono state riportate prima dai giornalisti italiani nel 2017 e poi dall’Associated Press l’anno scorso.

    Secondo l’AP, il giovane chierichetto Kamil Jarzembowski ha accusato un seminarista più anziano, Martinelli, di aver molestato il suo compagno di stanza. Diversi vescovi hanno indagato, ha detto l’AP, eppure la vittima non è mai stata intervistata e la polizia non è mai stata chiamata.

    Alla fine, Jarzembowski fu espulso dal seminario, mentre Martinelli fu nominato sacerdote.

    In corrispondenza di The Washington Post all’inizio di quest’anno, Carlo Maria Viganò, critico di papa Francesco ed ex ambasciatore vaticano a Washington, ha messo in evidenza il caso come esempio dell’inadeguata risposta della gerarchia della chiesa alle accuse di abuso.

    [ Ha invitato il papa a dimettersi. Ora questo arcivescovo si trova in una posizione sconosciuta. ]

    Viganò, citando “informazioni di prima mano”, ha affermato che un’indagine preliminare, condotta da un prete, è stata inibita dai suoi superiori. Viganò ha detto che Jarzembowski, insieme ad altri due seminaristi, ha descritto le accuse per iscritto ai cardinali e, nel 2014, a papa Francesco.

    “Una delle vittime era un ragazzo, presumibilmente abusato per cinque anni consecutivi, a partire dall’età di 13 anni”, ha detto Viganò.

    Le accuse del Vaticano arrivano poco dopo un articolo di agosto su Il Messaggero, il principale quotidiano romano, secondo cui i pubblici ministeri locali stavano concludendo le proprie indagini su “presunti atti di abuso” nel seminario giovanile.

    Francesco Zanardi, un sopravvissuto italiano di abusi sessuali del clero e presidente della Rete L’ABUSO, ha affermato che la sua associazione ha aiutato Jarzembowski a sporgere denuncia presso l’ufficio del procuratore distrettuale a Roma.

    Il Vaticano, nella sua dichiarazione, ha affermato che le sue accuse sono state rese possibili dopo che Francesco a luglio ha concesso una disposizione speciale per far avanzare la questione, aggirando lo statuto dei limiti delle limitazioni.

    https://www.washingtonpost.com/world/europe/the-vatican-seeks-to-indict-two-priests-in-abuse-case-within-its-walls/2019/09/17/d1ba9e9a-d970-11e9-a1a5-162b8a9c9ca2_story.html?noredirect=on

  • Il Vaticano chiede il rinvio a giudizio per gli abusi sui chierichetti del papa

    Il Vaticano chiede il rinvio a giudizio per gli abusi sui chierichetti del papa

    Il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato Vaticano, con provvedimenti del 16 e 17 settembre, ha chiesto il rinvio a giudizio rispettivamente di don Gabriele Martinelli, con l’accusa di abusi sessuali che sarebbero avvenuti nel Preseminario San Pio X in anni precedenti il 2012, e di don Enrico Radice, rettore del Preseminario all’epoca dei fatti, con l’accusa di favoreggiamento.

    Le indagini erano state avviate nel novembre del 2017 a seguito di notizie divulgate da organi di stampa. Nonostante i fatti denunciati risalgano ad anni in cui la legge all’epoca in vigore impediva il processo in assenza di querela della persona offesa da presentarsi entro un anno dai fatti contestati, il rinvio è stato possibile in virtù di un apposito provvedimento del Santo Padre del 29 luglio scorso, che ha rimosso la causa di improcedibilità.

    [01462-IT.01] [Testo originale: Italiano]
    [B0711-XX.01]
    https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2019/09/17/0711/01462.html

  • Il prete sotto inchiesta per abusi si autosospende dalla parrocchia

    Il prete sotto inchiesta per abusi si autosospende dalla parrocchia

    Don Emanuele Dondoli, il pievano indagato per violenza sessuale aggravata, lascia la parrocchia San Lorenzo a Pietramala, nel Comune di Firenzuola. A darne notizia il suo legale Francesco Stefani: «Ha chiesto un periodo di riposo per tutelare la comunità che rappresenta e raccogliere le energie per difendersi dalle accuse contestate dalla Procura fiorentina». Una richiesta subito accolta dal cardinale Giuseppe Betori, fa sapere la Diocesi, «per garantire la serenità della comunità». Presto sarà nominato un amministratore parrocchiale per garantire l’assistenza spirituale ai fedeli e la celebrazione della messa.

    Un epilogo forse annunciato. Dopo la diffusione della notizia dell’inchiesta della Procura, l’arcivescovo aveva annunciato l’avvio di un’indagine canonica e la possibile sospensione del sacerdote. A far partite le indagini la denuncia di una ragazza di 19 anni. In un momento di fragilità e confusione personale, nel marzo 2018, aveva cercato conforto in chiesa. Era convinta di essere posseduta dal demonio e si era rivolta a don Emanuele, che conosceva da tempo. Il religioso, secondo il pm Benedetta Foti, avrebbe abusato di lei per quattro mesi. In più occasioni, don Dondoli, secondo l’accusa, l’avrebbe invitata spogliarsi e a sdraiarsi su un lettino in sagrestia praticandole massaggi con un unguento e facendole credere che si trattava di «benedizioni» per liberarla dal maligno. Lei all’inizio è «incapace» di respingerlo, dirà poi la perizia psichiatrica disposta dalla Procura perché «affetta da un disturbo della personalità ansioso depressivo».

    Solo nel giugno 2018, la ragazza trova il forza di denunciarlo. La polizia sequestra nella casa del sacerdote, pc e cellulare, in cui vengono scoperte foto di donne nude, ma non pare della giovane, oltre a un’ampolla contenente il presunto unguento miracoloso. L’inchiesta ora è chiusa, ma il difensore chiederà, con incidente probatorio, una nuova perizia psichiatrica sulla giovane. «Don Emanuele è sempre stato molto isolato rispetto al presbiterio (il resto del clero, ndr). Molti anni fa decise di ritirarsi a Pietramala, di isolarsi. Quando mi è capitato di incontrarlo l’ho trovato un uomo molto affabile, ma è successo di rado, perché è un personaggio molto chiuso in se stesso».

    A spiegarlo è don Alfredo Jacopozzi, direttore dell’ufficio cultura e università della Curia di Firenze, che proprio come don Dondoli fu ordinato sacerdote nel 1988. Quattro anni dopo, era il ‘92, don Emanuele diventò parroco nella pieve di San Lorenzo a Pietramala e da allora non si era più spostato da quel paesino di duecento anime. E anche se al Ponte di Mezzo i suoi coetanei che tra gli anni ’70 e ‘80 frequentavano la parrocchia della Regina della Pace, a Firenze Nova, non lo ricordano, più di un sacerdote assicura che don Dondoli si formò religiosamente in quella chiesa. «Al seminario di Firenze arrivò con la presentazione della parrocchia della Madonna della Pace, questo lo ricordo bene — racconta don Giovanni Paccosi che era qualche anno di corso davanti a lui — Era un ragazzo cordiale, poi però l’abbiamo perso di vista». Non è chiaro invece se don Emanuele fosse allievo di don Lelio Cantini, né se facesse parte dell’«esercito» del sacerdote che anni dopo sarebbe finito nello scandalo pedofilia. «Ci sono otto ragazzi che vanno e frequentano il seminario — scriveva don Cantini in un dattiloscritto datato 1979 sui suoi giovani fedeli che aveva indirizzato al seminario — bisogna che vi rendiate conto della grandezza di questa cosa, siamo un esercito che fa paura ai preti».

    https://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/19_agosto_24/prete-sotto-inchiesta-abusi-si-autosospende-parrocchia-b9ad5004-c651-11e9-9244-1c57f5139422.shtml?refresh_ce-cp