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  • Abusi, la Chiesa in Polonia tra “mea culpa” e polemiche. E a giugno arriva Scicluna

    Abusi, la Chiesa in Polonia tra “mea culpa” e polemiche. E a giugno arriva Scicluna

    Tensioni dopo il documentario “Non dirlo a nessuno” sui casi di pedofilia del clero (21 milioni di visualizzazioni su YouTube). I vescovi: vergogna, chiediamo perdono alle vittime. Ma c’è chi parla di operazioni strumentali. Il 13 giugno l’ex pm vaticano presiederà una giornata sulla protezione dei minori durante la plenaria della Conferenza episcopale

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    «Non ci sono parole». È un profondo e doloroso mea culpa quello dei vescovi polacchi per non aver fatto abbastanza per prevenire gli abusi di sacerdoti e religiosi su minori. Riunita a Varsavia ieri per il Consiglio permanente, la Conferenza episcopale ha ribadito tutta la «vergogna» per gli abusi e le violenze di cui sono stati protagonisti ecclesiastici. Parole certamente non di circostanza in un momento in cui la Chiesa in Polonia, seguendo una sorte simile a quella di Cile, Australia e Stati Uniti, viene travolta dagli scandali di pedofilia nel clero.

    “Non dirlo a nessuno”, il docufilm da 21 milioni di visualizzazioni

    A riaccendere la miccia, o meglio, a far scoppiare la bomba – considerando l’enorme copertura mediatica di questi giorni nel Paese -, è stato un documentario presentato sabato 12 maggio. “Tylko nie mów nikomu” (in italiano,“Non dirlo a nessuno”) è il titolo del film ribattezzato da alcuni come lo “Spotlight” polacco, in riferimento alla pellicola premio Oscar del 2016 che racconta delle inchieste del Boston Globe sui preti pedofili. In questo caso non si tratta di un lavoro giornalistico, ma di un’opera di indagine e ricerca svolta da due fratelli, Tomasz e Marek Siekielscy, nei ruoli di regista e di produttore, che attraverso testimonianze dirette o riprese con telecamere nascoste hanno voluto accendere i riflettori su vecchi e nuovi casi di abusi.

    La produzione è nata “dal basso” visto che il documentario – disponibile dal pomeriggio di sabato su YouTube con sottotitoli inglesi – è stato finanziato con la raccolta di fondi pubblici attraverso il portale Patronite.pl: circa 2500 persone avrebbero pagato un totale di 100mila euro per finanziare il film che dal suo lancio ad oggi ha registrato oltre 21 milioni di visualizzazioni.

    La Chiesa polacca divisa in due

    Dalla sua uscita l’atmosfera nel Paese è elettrica, per quanto a Roma ne sia giunta solo una flebile eco. La vicenda ha scosso il PiS, il partito nazionalista conservatore che governa da quattro anni la Polonia e che si è sempre presentato come strenuo difensore dei valori cristiani, ma soprattutto ha spaccato in due la Chiesa polacca.

    Tra i vescovi e non solo c’è chi attacca il documentario come iniziativa «violenta» e «anticlericale». Almeno in questi termini l’ha bollato Tadeusz Rydzyk, influente sacerdote redentorista, conduttore e direttore di Radio Maryja (in passato al centro di polemiche per dichiarazioni antisemite e per il sostegno al  “Rosario alle frontiere”). L’arcivescovo di Danzica, Sławoj Leszek Głódź, ha invece spiegato alla stampa di non aver visto il documentario «perché non guardo qualsiasi cosa», mentre l’arcivescovo di Cracovia, Marek Jedraszewski, ha affermato che tutto il film è un modo per «fare politica miserabile, basandosi sulle menzogne».

    Mea culpa della Conferenza episcopale: «Chiediamo perdono alle vittime»

    Di contro, il film ha ricevuto buona accoglienza da parte dei vertici della Conferenza episcopale, che hanno ringraziato il regista per il suo lavoro di ricerca della verità. Il primate della Polonia, Wojciech Polak, delegato episcopale per la protezione dei minori, si è detto «profondamente commosso da ciò che ho visto»: «L’enorme sofferenza delle persone ferite causa dolore e vergogna», ha affermato, «ringrazio tutti coloro che hanno il coraggio di raccontare il loro dolore. Chiedo perdono per ogni ferita causata dalla gente della Chiesa». «Tutte le questioni devono essere chiarite – ha assicurato Polak -. Nessuno nella Chiesa può sottrarsi alla responsabilità. Dobbiamo proteggere i bambini e i giovani. Non c’è altra via per la Chiesa».

    Parole ribadite dal presidente dei vescovi, Stanisław Gądecki, il quale dopo la sessione di ieri ha assicurato che l’episcopato farà di tutto per «evitare qualsiasi negligenza» con «una sensibilità ancora maggiore per aiutare le vittime». Già all’uscita della pellicola il prelato affermava: «A nome dell’intera Conferenza episcopale polacca, vorrei chiedere perdono a tutte le vittime. Mi rendo conto che nulla può compensare loro le ferite subite. Certamente questo film contribuirà anche a una condanna ancora più severa della pedofilia, per la quale non ci può essere posto nella Chiesa».

    Il 13 giugno la visita di monsignor Scicluna, ex pm vaticano per i casi di abusi

    In un clima così fortemente diviso si inserisce la visita del 13 giugno prossimo in Polonia dell’arcivescovo maltese Charles Scicluna, l’ex pm vaticano per i casi di abusi, segretario aggiunto della Congregazione per la Dottrina della Fede, inviato dal Pontefice per due volte nel 2018 in Cile per indagare sui casi di abusi. Qualcuno, tra i media, ha lasciato intendere che Scicluna sia stato inviato dal Papa in Polonia a compiere una simile missione e “commissariare” la Chiesa del Paese est-europeo. Tesi avvalorata dalle recenti dichiarazioni della vicepresidente Joanna Scheurnig-Wielgus che affermava che Scicluna «non verrà qui a trascorrere il fine settimana, ma a sistemare tutti questi vescovi».

    La Conferenza episcopale polacca racconta, invece, un’altra storia, e cioè che Scicluna era stato invitato già nel 2018 per presiedere una giornata di studio sul tema della protezione dei bambini e degli adulti vulnerabili durante la Plenaria che si terrà a metà giugno a Swidnica. «I vescovi sono grati che l’arcivescovo Scicluna abbia accettato l’invito inviatogli un anno fa», affermano in una nota. «Che la visita avvenga dopo la diffusione del documentario è pura coincidenza», spiegano fonti dell’episcopato a Vatican Insider.

    La Santa Sede, pur non emanato alcun comunicato ufficiale a riguardo ma ha confermato la stessa versione della Conferenza episcopale – come pure lo stesso Scicluna sul suo account Twitter – sull’edizione inglese del portale ufficiale Vatican News, in cui si sottolinea un collegamento tra la visita dell’arcivescovo e l’atmosfera di indignazione e commozione suscitata dal documentario.

    I casi del cappellano di Wałęsa e del suo confessore Cybula

    Due i casi riportati nelle due ore e mezzo di filmato che hanno sconvolto in particolare l’opinione pubblica. In primis la confessione del cappellano dell’ex presidente Lech Wałęsa, padre Henryk Jankowski (la cui statua a Danzica è stata abbattuta in senso di protesta) e il suo confessore di lunga data, Franciszek Cybula, morto il 21 febbraio 2019, per anni tra i sacerdoti più importanti e conosciuti della Polonia. Lo stesso Wałęsa, sconcertato dalle rivelazioni, ha dichiarato: «Non ho mai avuto alcun sospetto nei confronti di Cybula, per le persone della mia generazione era quasi un santo, oltre ogni sospetto».

    Gli abusi del marianista, costruttore del Santuario di Licheń

    Il secondo caso è quello di padre Eugeniusz Makulski, marianista, storico costruttore del Santuario di Nostra Signora a Licheń. La sua vicenda viene ripercorsa attraverso la voce di un ragazzo divenuto poi sacerdote che, restando anonimo, racconta le violenze subite. I Marianisti della basilica di Licheń hanno subito preso le distanze dopo la pubblicazione del documentario, ribadendo il dolore per tutte le vittime – «Niente è in grado di risarcire loro per questo danno» – e spiegando che «i casi segnalati sono stati inoltrati alla Santa Sede, secondo le norme vigenti della legge della Chiesa». Intanto, «don Makulski si sottomette alle decisioni della Santa Sede, e per decisione dei superiori religiosi viene escluso da ogni attività pastorale».

    Il sacerdote arrestato per pedofilia che partecipa a ritiri con i bambini

    Più intricata la storia, riportata nel docufilm, di don Dariusz Olejniczak, sacerdote di Varsavia: condannato a due anni mezzo di carcere per pedofilia, aveva ricevuto un’ordinanza del tribunale che gli vietava qualsiasi contatto con minorenni. Nonostante ciò ha continuato a partecipare ad attività con bambini e adolescenti, tra cui ritiri spirituali. I due registi – si vede nel docufilm – con una telecamera nascosta hanno preso parte ad una messa celebrata da Olejniczak in una parrocchia Malbork nel dicembre 2018. Durante la funzione il prete invita i bambini all’altare e distribuisce loro la comunione. Dopo la pubblicazione del film padre Dariusz, consultatosi con il cardinale arcivescovo Kazimierz Nycz, ha presentato al Papa le sue dimissioni per essere ridotto allo stato laicale. Lo rende noto l’Arcidiocesi di Varsavia in un comunicato: «Padre Olejniczak ha motivato la richiesta con la violazione di un’ordinanza del tribunale», l’aver cioè «intrapreso attività legate al lavoro con i bambini e i giovani, nascondendo questo fatto al curatore nominato dalle autorità ecclesiastiche». Il sacerdote ha «espresso il suo pentimento» e ha assicurato «piena collaborazione con le autorità statali». In accordo con il cardinale «ha lasciato il suo precedente luogo di soggiorno», il seminario Redemptoris Mater di Varsavia.

    A febbraio l’incontro di una vittima polacca con il Papa, quel report definito una «operazione strumentale»

    In Vaticano, intanto, la situazione in Polonia viene monitorata costantemente. Tuttavia, spiegano fonti curiali, si fa attenzione a distinguere quelle che sono «operazioni strumentali» miranti ad «un ritorno d’immagine politico». Secondo alcuni osservatori e giornalisti, un gesto del genere è stato quello del 20 febbraio scorso di Marek Lisiński, vittima di un prete a 13 anni, che al termine di un’udienza generale consegnava al Papa il rapporto sulle violazioni della legge da parte dei vescovi nei casi di abusi. Il report era stato stilato dai rappresentanti della Fondazione polacca “Non abbiate paura” che fornisce aiuto legale e psicologico alle vittime, aiutandole anche ad ottenere risarcimenti da parte della Chiesa cattolica.

    Ad accompagnare Lisiński c’erano l’onorevole Joanna Scheuring-Wielgus, membro del partito liberale “Adesso!”, in lizza per il Parlamento europeo e per il Parlamento polacco in autunno, e Agata Diduszko-Zyglewska, femminista, legata all’estrema sinistra radicale. In tanti hanno letto in questo gesto una operazione costruita ad hoc per ottenere consenso politico in piena campagna elettorale, mentre i membri della Fondazione affermano che la presenza dell’onorevole era utile solo a far ottenere un posto a Lisiński all’udienza per riuscire in un intento in cui finora era sempre stato «ostacolato». Quello di parlare con il Papa che, al termine dell’incontro, gli aveva anche baciato le mani.

  • Prete pedofilo trasferito nel Casertano: divampa la polemica

    Prete pedofilo trasferito nel Casertano: divampa la polemica

    Stavolta a farsi coraggio e denunciare i fatti è un giovane abusato da un prete quando aveva 14 anni. I medici che lo hanno seguito in questo lungo percorso hanno riscontrato diverse patologie dovute ai traumi subiti.

    Il giovane che oggi ha 22 anni, dal 2011 a 2013 è stato vittima di ripetute violenze sessuali e psicologiche da parte del parroco al quale la diocesi di Napoli aveva dato il ragazzo nel 2010 per un tirocinio pastorale, visto che doveva completare la formazione che stava ricevendo in seminario.

    Ad informare la diocesi di Napoli sono i genitori del ragazzo che prendono contatto con il vescovo ausiliare competente del settore, mentre il rettore e il padre spirituale del seminario minore accompagnano più volte la vittima dall’arcivescovo Crescenzio Sepe.

    Poco dopo il parroco viene trasferito nella diocesi di Caserta, ufficialmente per stare vicino a una sorella inferma.

    Contro il parroco degli abusi vengono avviate due distinte procedure, quella presso la Procura di Napoli e quella ecclesiastica. Entrambe dovranno ora chiarire anche le responsabilità di chi per 5 anni non ha dato seguito alle prime denunce informali. In particolare andrebbe valutato il comportamento del consultorio cattolico di Napoli (che fa capo a una prestigiosa università nazionale) e dell’autorità ecclesiastica locale che per 5 anni (dal 2013 – 2018) non hanno denunciato il sacerdote consentendogli così probabilmente di reiterare i suoi gravi reati con altri ragazzi e comunque impedendo alla vittima di avere giustizia, il che è condizione necessaria perché possa procedere sulla via della guarigione.
    https://www.cronachedellacampania.it/2019/04/prete-pedofilo-trasferito-nel-casertano-divampa-la-polemica/

  • Il Venerdì Santo di Antonio, vittima di un prete pedofilo di Napoli. Mentre chi avrebbe dovuto aiutarlo chiudeva gli occhi (di S. Izzo)

    Il Venerdì Santo di Antonio, vittima di un prete pedofilo di Napoli. Mentre chi avrebbe dovuto aiutarlo chiudeva gli occhi (di S. Izzo)

    “Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca”. Le parole di Isaia, che prefigurano la Passione e ci fanno entrare nel clima del Venerdì Santo, si applicano anche a quanto è successo ad Antonio, nome di fantasia scelto per proteggerne la privacy, e purtroppo a tanti altri minori sottoposti ad abusi. E che solo dopo anni trovano la forza di denunciare. Anni trascorsi in indescrivibili sofferenze. “La fiducia nella Chiesa si è rotta per i nostri errori e peccati. Le vittime sono state crocifisso”, ha scritto Papa Francesco nella lettera ai vescovi cileni.

    Ben 25 patologie, alcune delle quali piuttosto serie, come l’inappetenza con vomito che rappresenta il primo passo verso l’anoressia, ma anche una invalidante lombosciatalgia destra e inoltre forme irriducibili di orticaria accanto ai disturbi del sonno cioè insonnia, stato d ansia, incubi notturni: questo referto medico della Asl Napoli 3 è il primo tassello per ricostruire la vicenda di Antonio, oggi 22enne, finito preda a 14 anni di un vero orco, che dal 2011 a 2013 lo ha reso vittima di ripetute violenze sessuali e psicologiche. Con l’aggravante che il carnefice è don C., il parroco al quale la diocesi di Napoli aveva affidato il ragazzo nel 2010 per un tirocinio pastorale che doveva completare la formazione che stava ricevendo in seminario.

    Per Antonio l’esperienza nella parrocchia, poco lontano da casa dei suoi, si era presto trasformata in un incubo, come attesta l’impressionante elenco di malattie, contratte in conseguenza di quanto subito dal sacerdote.

    Il cammino per la guarigione, lungo e in salita, dura da circa 6 anni e inizia quando Antonio riesce a prendere coscienza di quello che gli è capitato. Oltre agli abusi fisici, abusi di coscienza, con il prete che gli diceva: “sono tuo padre”.

    Il periodo buio delle violenze, tre anni, dal 2011 al 2013, si interrompe quando F., una ragazza della parrocchia, si rende conto della situazione e affronta il sacerdote. Un gesto molto coraggioso, al quale don C. replica con pesanti minacce.

    Antonio allora racconta ai genitori quanto gli è accaduto, di come cioè don C. abbia tradito la loro fiducia approfittando di lui mentre lo riaccompagnava a casa, ma anche negli ambienti parrocchiali e perfino in confessionale, e molte volte di notte – condividendo con lui il letto – nei numerosi pellegrinaggi a Lourdes, Assisi, Cascia e Loreto. E addirittura andando a Cracovia, “sulle orme di San Giovanni Paolo II”, un lungo viaggio che diventa occasione per don C. “di dare sfogo ancora una volta alla sua perversione”.

    I genitori subito informano l’autorità ecclesiastica, nella persona del vescovo ausiliare competente del settore, mentre il rettore e il padre spirituale del seminario minore accompagnano più volte la vittima dall’arcivescovo Crescenzio Sepe, con il permesso del quale Antonio
    è poi arrivato al primo anno di seminario maggiore avendo compiuto la maggiore età.
    Resta da chiarire se quelle denunce orali (ma c’è anche qualche lettera, pure se informale, firmata dal papà) furono credute.

    Questo aspetto, in effetti dirimente, non risulta chiaro. Infatti don C. lascia la parrocchia, come aveva chiesto con forza la mamma del ragazzo, per spostarsi in una diocesi vicina. Ma formalmente il trasloco è su sua richiesta, per stare vicino a una sorella inferma. E Antonio abbandona poi il seminario ufficialmente per aver perso la vocazione.

    Il cammino terapeutico inizia in un consultorio cattolico, dove al giovane viene suggerito di “perdonare”, un approccio che non lo aiuta. Tra l’altro l’anziana terapeuta che lo segue non redige una certificazione relativa agli abusi. Ma un’altra dottoressa, quella della Asl, comprende che dietro a quelle forme cutanee, alle patologie muscolari e ai disturbi alimentari e comportamentali c’è qualcosa di molto più grave. E a fine 2017 invia referto e paziente in un altro centro di psicoterapia, a Frosinone, diretto da uno psicologo sacerdote, don Ermanno D’Onofrio. Ci vuole ancora qualche mese prima che Antonio riesca a raccontare tutto. Don D’Onofrio, psicoterapeuta esperto nel trattare con le vittime di abuso, si fa autorizzare dal giovane (ormai maggiorenne) ad informare ufficialmente l’Autorità Ecclesiastica, essendo molto preoccupato che altri eventuali bambini possano cadere nelle grinfie dell’orco. E contro don C. iniziano due distinte procedure, quella presso la Procura di Napoli e quella ecclesiastica. Entrambe dovranno ora chiarire anche le responsabilità di chi per 5 anni non ha dato seguito alle prime denunce informali.

    In particolare andrebbe valutato il comportamento del consultorio cattolico di Napoli (che fa capo a una prestigiosa università nazionale) e dell’autorità ecclesiastica locale che per 5 anni (dal 2013 – 2018) non hanno denunciato il sacerdote consentendogli così probabilmente di reiterare i suoi gravi reati con altri ragazzi e comunque impedendo ad Antonio di avere giustizia, il che è condizione necessaria perché possa procedere sulla via della guarigione.

    Antonio – che finalmente ha iniziato a lasciarsi dietro le spalle incubi e disturbi, avendo finalmente realizzato che lui non ha nessuna colpa per quanto gli è accaduto – prende infine carta e penna e scrive a Papa Francesco, per raccontargli la sua storia. E ora attende di incontrarlo.

    Salvatore Izzo

    Il Venerdì Santo di Antonio, vittima di un prete pedofilo di Napoli. Mentre chi avrebbe dovuto aiutarlo chiudeva gli occhi (di S. Izzo)

  • Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

    Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Dopo la brutta vicenda del parroco di Ponticelli assolto dal tribunale ecclesiastico di Milano dall’accusa di pedofilia nonostante le due vittime continuino con forza a chiedere conto alla Chiesa di come sia stato possibile arrivare ad una sentenza del genere, un altro caso di abusi nella diocesi di Napoli rischia di mettere in serio imbarazzo il cardinale Sepe. Stavolta a farsi coraggio e denunciare i fatti – nello spirito indicato da Papa Francesco – è un giovane abusato da un prete quando aveva 14 anni. I medici che lo hanno seguito in questo lungo percorso hanno riscontrato diverse patologie dovute ai traumi subiti.

    Il giovane che oggi ha 22 anni,  dal 2011 a 2013 è stato vittima di ripetute violenze sessuali e psicologiche da parte del parroco al quale la diocesi di Napoli aveva affidato il ragazzo nel 2010 per un tirocinio pastorale, visto che doveva completare la formazione che stava ricevendo in seminario. La storia viene raccontata con particolari e documentazione dal sito Il Faro di Roma.

    Ad informare la diocesi di Napoli sono i genitori del ragazzo che prendono contatto con il vescovo ausiliare competente del settore, mentre il rettore e il padre spirituale del seminario minore accompagnano più volte la vittima dall’arcivescovo Crescenzio Sepe. Poco dopo il parroco viene trasferito nella diocesi di Caserta, ufficialmente per stare vicino a una sorella inferma.

    Ad aiutare la vittima è uno psicologo sacerdote, don Ermanno D’Onofrio. Intanto contro il parroco abusatore vengono avviate due distinte procedure, quella presso la Procura di Napoli e quella ecclesiastica. Entrambe dovranno ora chiarire anche le responsabilità di chi per 5 anni non ha dato seguito alle prime denunce informali.

    In particolare – spiega Il Faro di Roma – andrebbe valutato il comportamento del consultorio cattolico di Napoli (che fa capo a una prestigiosa università nazionale) e dell’autorità ecclesiastica locale che per 5 anni (dal 2013 – 2018) non hanno denunciato il sacerdote consentendogli così probabilmente di reiterare i suoi gravi reati con altri ragazzi e comunque impedendo ad Antonio di avere giustizia, il che è condizione necessaria perché possa procedere sulla via della guarigione. ciro lardone

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_napoli_papa_francesco_prete_sepe_vaticano_pedofilia_tribunale-4440717.html

  • Giudizio per abuso in Paraná  Un sacerdote che ha denunciato Ilarraz parla: “Molti preti e vescovi sono sporchi”

    Giudizio per abuso in Paraná Un sacerdote che ha denunciato Ilarraz parla: “Molti preti e vescovi sono sporchi”

    Nel 2010, José Dumoulin ha inviato una lettera ai suoi superiori. Stanco di non essere ascoltato, nel 2015 ha lasciato le abitudini. Il lunedì dichiara

    Per liberarsi di vent’anni di vocazione è stato difficile per José Dumoulin. Ma non ne dubitava. Come sacerdote, avevo cercato di combattere all’interno della Chiesa contro gli abusi . Aveva ricevuto le testimonianze delle vittime in prima persona contro il sacerdote Justo José Ilarraz. Da allora, a metà 2010, ha gestito le presentazioni alla ricerca di risposte gerarchiche che non sono mai arrivate. “La storia inizia con delusione, con questo numero di Ilarraz”, inizia il discorso con Clarín, l’ex prete che lunedì può ulteriormente complicare la situazione di Ilarraz dopo la sua dichiarazione. “La Chiesa continua a nascondersi perché molti sacerdoti e vescovi sono sporchi e sono impegnati in questi problemi criminali “, critica uno dei principali promotori del caso Ilarraz.

    Guarda anche : Mendoza Al menos 34 chicos fueron víctimas del médico anestesista que los abusaba y filmaba

    “Ci sono stati molti colpi di scena, il mio rapporto con il vescovo (Maulión) è stato teso, ho sentito che altri preti mi hanno fatto un vuoto . E quello indossava tutto fino al 2015, quando finalmente me ne sono andato. È stata una domanda difficile da prendere “, aggiunge l’ex prete, che nel bel mezzo delle presentazioni interne è stato trasferito a Villaguay, dove ha finalmente lasciato le sue abitudini.

    Già nel settembre del 2010, un gruppo di otto sacerdoti, tra cui Dumoulin, ha annunciato l’arcivescovo di Paraná, al momento, Mario Luis Bautista Maulión una dichiarazione scritta che delinea il loro “grande preoccupazione abusi da parte di sacerdoti dei minori affidati il suo ministero (…) in particolare la crescente consapevolezza che un caso sta avendo nella nostra parrocchia, Padre Justo José Ilarraz “, dice la lettera alla quale Clarin ha avuto accesso.

    foto jose almeida
    comienzo del juicio al cura justo ilarraz acusado de corrupcion de menores seminaristas entre 1985 – 1993
    parana 16-04-2018

    “All’epoca, con il cambio di Vescovo – arrivò Puiggari (la corrente) e andò Maulion – fu avvertito prima che prendesse il comando per darci una pronta soluzione. Ha superato il 2011, il 2012 senza risposta. Ma in quel momento è venuto per intervistare le vittime per manipolarle … Ilarraz era ancora un prete che era ciò che nessuna vittima voleva “, spiega.

    – Potresti fare di più dall’interno o dall’esterno, ora, accompagnando le vittime?

    – Senza dubbio che il mio impegno con le vittime avrebbe continuato a stare dentro e fuori. Forse da dentro si può fare altri accordi, ma l’usura era enorme e il cambiamento è non andare a dare a causa degli atteggiamenti e modi di procedere con il vescovo e sacerdote, che avevano una posizione definita e oggi ancora mantenere. Essi non agiscono come dovrebbero fare . Quindi è molto difficile dall’interno dare una rissa quando qualcuno si chiude e non vuole vedere dove sta andando la cosa. Ecco perché la mia decisione di continuare all’esterno, di accompagnare le vittime affinché la giustizia sia fatta, è proseguita con la stessa intensità e impegno.

    -Perché la chiesa nasconde questo tipo di caso?

    – La Chiesa si nasconde per paura che il popolo cambi la posizione che ha nei confronti della Chiesa, che lo ha benissimo catalogato dalle domande morali. Se questo tipo di caso viene alla luce, è come un contro-messaggio , ha paura dello scandalo e di una ripercussione negativa e che i fedeli si allontanano. La paura di mostrare una chiesa così com’è. D’altra parte, molti sacerdoti e vescovi sono sporchi e impegnati in questi problemi criminali, riconoscerli sarebbe esposto.

    -Non noti una svolta riguardo a questo problema nell’ultima volta?

    – Rimane nel livello del discorso, non c’è una vera svolta nella parte della chiesa , credo che il problema del marketing sia ancora mantenuto ma non delle azioni reali. In Cile, il Papa ha riconosciuto di essere stato scambiato per un’informazione non reale, quindi ha emesso un giudizio affrettato senza fondamento, ma non vi è alcun fatto concreto che dimostri che l’atteggiamento è cambiato. Restiamo nel discorsivo, nel piano della riflessione teologica e rimaniamo distanti dalla realtà. Finché non arrivano in prima linea e testimoniano e portano in tribunale altri casi, non vi è alcun cambiamento decisivo.

    foto jose almeida
    segundo dia del juicio al cura justo ilarraz acusado de corrupcion de menores seminaristas entre 1985 – 1993
    parana 16-04-2018
    seminario nuestra señora del oraculo – lugar donde acontecieron los hechos denunciados

    José dichiara questo lunedì. Lo faranno anche altri cinque preti attivi. ” Si spera di essere sinceri, di non essere manipolati . Ma ho il sospetto che sarà dichiarazioni superficiali perché alcuni di loro ha dichiarato nel l’indagine interna che ha avuto luogo nella chiesa di 95, e c’è a quanto pare avrebbe detto di essere vittime , ma in nessun momento dichiarate come tali , come hanno perso la memoria. “

    Come prosegue il processo

    Tra i cinque sacerdoti che devono dichiarare questo lunedì, c’è una testimonianza che è una delle più attese dalla denuncia. È il caso del prete Diego Ariel Rausch, fratello di una delle vittime che ha denunciato Ilarraz. Il denunciante ha rilasciato una dichiarazione lunedì, all’inizio del processo contro il sacerdote Ilarraz per le accuse di abusi verificatisi tra il 1985 e il 1993.

    “Tutti i sacerdoti che testimoniano hanno la possibilità di essere onesti e raccontare le proprie esperienze, ma anche di essere onesti con le vittime”, ha spiegato una fonte del caso a Clarín . Nei prossimi giorni le dichiarazioni saranno prese fino a giovedì, e altri ex-sacerdoti e testimoni passeranno attraverso i tribunali del Paraná.

    Il cardinale Karlic è in procinto di testimoniare il 9 maggio. Ma a causa della sua età avanzata (92 anni) ha chiesto di non comparire davanti alle Corti, per cui il giudice Alicia Vivian, ha deciso – su richiesta del reclamo – a favore di poter andare a prendere una dichiarazione al Seminario, dove risiede. Fu anche deciso che un medico legale e uno psicologo vedessero a quali condizioni Mario Luis Maulión, arcivescovo emerito di Paraná, ricoverato per qualche tempo a Rosario. Da parte sua, l’attuale vescovo di Paraná, Juan Alberto Puiggari, sarà in grado di utilizzare i privilegi e presentare un documento. Va notato che al momento degli episodi che sono stati processati, Puiggari era Prefetto del Seminario maggiore di Paraná.

    La difesa di Ilarraz ha annunciato che l’ex sacerdote progetta di testimoniare durante il processo – non ha ancora una data – e ha anche lasciato aperta la possibilità di chiedere di essere confrontato con alcune delle vittime.

    Paraná. Inviato speciale

    https://www.clarin.com/sociedad/cura-denuncio-abusos-ilarraz_0_ryrQlPcnG.html

  • Pedofilia, le nuove norme di papa Francesco

    Pedofilia, le nuove norme di papa Francesco

    Papa Francesco ha promulgato tre testi per lo Stato della Città del Vaticano e la Curia romana per arginare gli abusi sessuali da parte del clero. Nel dettaglio, il Pontefice ha promulgato un motu proprio per il Vaticano con la relativa legge sulla ‘protezione dei minori e delle persone vulnerabili’ e le Linee guida pastorali per il Vicariato della Città del Vaticano. Si tratta di tre documenti che arrivano a poco più di un mese dal summit voluto dal Papa lo scorso febbraio con i capi delle Conferenze episcopali di tutto il mondo.

    “Si tratta di leggi, norme e indicazioni molto specifiche innanzitutto per i destinatari: riguardano infatti soltanto lo Stato Vaticano, – precisa il direttore editoriale Andrea Tornielli – dove opera un gran numero di sacerdoti e religiosi, ma ci sono pochissimi bambini. Pur essendo stati pensati e scritti per una realtà unica al mondo, nella quale la massima autorità religiosa è anche il sovrano e legislatore, questi tre documenti contengono indicazioni esemplari che tengono conto dei più avanzati parametri internazionali”. Annota Tornielli che “il fatto che il Papa abbia deciso di firmare personalmente anche la Legge CCXCVII e le Linee guida – testi che di per sé avrebbero potuto essere promulgati rispettivamente dalla Commissione per lo Stato e dal Vicario della Città del Vaticano – sta a indicare il valore che si vuol dare a queste norme”.
    “La tutela dei minori e delle persone vulnerabili fa parte integrante del messaggio evangelico che la Chiesa e tutti i suoi membri sono chiamati a diffondere nel mondo”, sottolinea papa Francesco che spiega: “Abbiamo tutti il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa. Desidero, quindi, rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili affinché nella Curia Romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Nel dettaglio, il Papa chiede che “sia mantenuta una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori e delle persone vulnerabili, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione; maturi in tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto; sia efficacemente perseguito a norma di legge ogni abuso o maltrattamento contro minori o contro persone vulnerabili; sia riconosciuto a coloro che affermano di essere stati vittima di sfruttamento, di abuso sessuale o di maltrattamento, nonché ai loro familiari, il diritto ad essere accolti, ascoltati e accompagnati”. Il Pontefice dispone ancora che “sia offerta alle vittime e alle loro famiglie una cura pastorale appropriata, nonché un adeguato supporto spirituale, medico, psicologico e legale; sia garantito agli imputati il diritto a un processo equo e imparziale, nel rispetto della presunzione di innocenza, nonché dei principi di legalità e di proporzionalità fra il reato e la pena; venga rimosso dai suoi incarichi il condannato per aver abusato di un minore o di una persona vulnerabile e, al contempo, gli sia offerto un supporto adeguato per la riabilitazione psicologica e spirituale, anche ai fini del reinserimento sociale; sia fatto tutto il possibile per riabilitare la buona fama di chi sia stato accusato ingiustamente; sia offerta una formazione adeguata per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili”.

    Papa Francesco, firmando tre documenti per arginare gli abusi del clero – applicabili per il Vaticano e la Curia romana – introduce una serie di novità significative nella lotta agli abusi. La prima novità, come segnala il direttore editoriale Andrea Tornielli, riguarda il fatto che “tutti i reati legati all’abuso sui minori, non soltanto quelli di natura sessuale, ma anche ad esempio i maltrattamenti, saranno ‘perseguibili d’ufficio’ cioè anche in mancanza della denuncia di parte”. La seconda novità è relativa all’introduzione di una prescrizione di vent’anni che decorrono ‘in caso di offesa a un minore, dal compimento del suo diciottesimo anno di età’. Tornielli segnala in proposito che “non si parla qui di leggi canoniche, ma di leggi penali dello Stato della Città del Vaticano, dove non essendo mai stato adottato il Codice Rocco promulgato in Italia nel periodo fascista, ancora vige il Codice Penale Zanardelli che per questi reati prevedeva prescrizioni mai superiori ai quattro anni dal compimento del reato stesso”. Altra novità riguarda l’obbligo di denuncia e la sanzione per il pubblico ufficiale che omette di segnalare all’autorità giudiziaria vaticana abusi di cui è venuto a conoscenza, fatto salvo il sigillo sacramentale, cioè l’inviolabile segreto della confessione. “Ciò significa – ragguaglia Tornielli – che tutti coloro che, nello Stato e per estensione nella Curia romana, ma anche tra il personale diplomatico al servizio delle nunziature, svolgono il ruolo di pubblico ufficiale (oltre il 90% delle persone che lavorano in Vaticano o per la Santa Sede) saranno sanzionati in caso di mancata denuncia”.

    In Vaticano nascerà tra l’altro un servizio ad hoc per dare assistenza alle vittime di abusi sessuali da parte del clero non solo in termini di ascolto ma anche per tutelare nei diritti. Nel dettaglio, come si legge all’art. 10, “il Servizio di accompagnamento offre ai minori, ai loro genitori, formatori, educatori e responsabili un’informazione adeguata sui rischi in materia di sfruttamento, di abuso sessuale e di maltrattamento, nonché sui mezzi utili ad identificare e prevenire tali offese. L’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica organizza, di concerto con il Servizio di accompagnamento, programmi di formazione per il personale del Governatorato circa i rischi in materia di sfruttamento, di abuso sessuale e di maltrattamento dei minori, nonché sui mezzi per identificare e prevenire queste offese e sull’obbligo di denuncia”. L’articolo 11 è dedicato al ‘reclutamento del personale’ e dispone che “nella selezione ed assunzione del personale del Governatorato, nonché di coloro che prestano collaborazione in forma volontaria, deve essere accertata l’idoneità del candidato ad interagire con i minori. La Commissione per la Selezione del personale si avvale del Servizio di accompagnamento per adottare orientamenti e definire procedure allo scopo di accertare l’idoneità dei candidati”.

    Le vittime: “Fumo negli occhi” – “Fumo negli occhi”. Le vittime di abusi sessuali da parte dei preti danno voce alla loro rabbia dopo la pubblicazione dei tre documenti del Papa volti ad arginare la piaga degli abusi. I documenti resi noti oggi saranno validi per il territorio del Vaticano dal 1 giugno e riguarderanno anche la Curia romana e il Vicariato. “Questi provvedimenti andrebbero applicati in tutto il pianeta invece, trattandosi di un motu proprio, non avranno validità oltre il Colonnato”, dice all’Adnkronos Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso. “Il Vaticano non può fare ingerenza sugli Stati esteri. Il problema,- rileva Zanardi – e lo diciamo da sempre, è che a gestire le cose deve essere l’Autorità giudiziaria nei Paesi dove viene commesso l’abuso”. Il presidente della Rete l’Abuso ricorda la vicenda dei presunti abusi ai chierichetti del pre-seminario San Pio X all’interno del Vaticano. “Non se ne sa più nulla. Una delle vittime – dice Zanardi – è venuta da noi. Stiamo portando avanti il caso insieme all’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma”.

  • Il Papa chiede che vengano denunciati abusi sessuali nella Città del Vaticano

    Il Papa chiede che vengano denunciati abusi sessuali nella Città del Vaticano

    CITTA ‘DEL VATICANO (AP) – Papa Francesco ha emesso venerdì una nuova legislazione sugli abusi sessuali per i funzionari e i diplomatici vaticani che richiede la denuncia immediata delle accuse di abuso ai magistrati del Vaticano, un cambio di politica volto ad essere un modello per la Chiesa cattolica in tutto il mondo.

    La clausola di segnalazione obbligatoria, sebbene di portata limitata, segna la prima volta in cui il Vaticano ha introdotto requisiti di legge per i funzionari cattolici per denunciare accuse di crimini sessuali alla polizia o affrontare multe e possibili periodi di detenzione.

    Francis ha anche emanato linee guida per la tutela dei minori per lo Stato della Città del Vaticano e il suo seminario giovanile, dopo lo scandalo dello sfruttamento sessuale globale esploso lo scorso anno e The Associated Press ha riferito che il quartier generale della Chiesa cattolica non aveva alcuna politica per proteggere i bambini dai preti predatori.

    Mentre le nuove norme riguardano solo lo Stato della Città del Vaticano, le istituzioni affiliate e il corpo diplomatico, erano ancora simbolicamente significative e sono state accolte da un ex seminarista il cui caso ha contribuito a innescare la riforma.

    “La vedo come qualcosa di positivo”, ha detto Kamil Jarzembowski all’AP.

    La legge per la prima volta fornisce una definizione esplicita del Vaticano per “persone vulnerabili” che hanno diritto alle stesse tutele dei minori sotto la legge della chiesa. Il Vaticano ha emendato la sua legge canonica sull’abuso sessuale includendo “adulti vulnerabili” nel 2010, ma non l’ha mai definita.

    Secondo la nuova definizione del Vaticano, una persona vulnerabile è chiunque sia malato o affetto da una deficienza fisica o psichiatrica, non è in grado di esercitare la libertà personale anche in certe occasioni e ha una capacità limitata di comprendere o resistere al crimine.

    La questione se i seminaristi adulti, le sorelle religiose o altri adulti che dipendono emotivamente o finanziariamente dal clero possano essere considerati “persone vulnerabili” è venuta alla ribalta in seguito allo scandalo dell’ex cardinale Theodore McCarrick, un tempo di alto rango Chierico americano accusato di molestare seminaristi e rivelazioni di sacerdoti e vescovi che predano sessualmente suore.

    La nuova legge copre tutto il personale che vive e lavora in Vaticano, la città di 44 ettari (110 acri) nel centro di Roma, così come il vasto corpo diplomatico della Santa Sede.

    Gli stessi ambasciatori vaticani hanno immaginato in alcuni dei più scandalosi casi di abusi sessuali negli ultimi anni, con rappresentanti papali accusati di aver tentato di brancolare, di distribuire la pedopornografia e di abusare sessualmente di minori nelle loro postazioni lontane.

    La legge ora richiede che qualsiasi funzionario pubblico vaticano che impari una accusa di abuso riferisca senza indugio ai pubblici ministeri vaticani. “In caso contrario, può risultare una multa fino a 5.000 euro ($ 5,615) o, nel caso di un Gendarme vaticano, fino a sei mesi di prigione.

    La disposizione di segnalazione obbligatoria è significativa, poiché la Santa Sede per decenni ha giustificato non avere una politica di segnalazione vincolante per la chiesa universale sostenendo che il clero accusato potrebbe essere perseguitato ingiustamente in luoghi in cui i cattolici sono una minoranza minacciata. Dal momento che non è un rischio in Vaticano, ora è legge.

    “Con questo documento il Vaticano vuole mandare un messaggio che prende sul serio questi crimini, vuole perseguirli, evitare la copertura, e anche creare un’atmosfera che impedisca che questi crimini avvengano in primo luogo”, ha detto Ulrich Rhode, un professore di diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

    Molte delle disposizioni della legge rispondono a lamentele di vecchia data su come le vittime sono trattate dalla chiesa, garantendo allo stesso tempo che gli imputati abbiano diritto a una difesa e agli sforzi per ripristinare la loro reputazione se la richiesta non è motivata.

    La legislazione richiede che le vittime siano accolte, ascoltate e fornite di assistenza medica, psicologica e legale, e stabilisce lo statuto delle limitazioni a 20 anni dal diciottesimo compleanno della vittima.

    Devono essere tenuti al corrente delle indagini, un punto significativo dato che le vittime sono di solito tenute all’oscuro sulle indagini canoniche di abusi sessuali a causa del segreto pontificio imposto.

    Le vittime e le loro famiglie devono essere protette da qualsiasi ritorsione, una misura che risponde al problema di lunga data affrontato dalle vittime o dai loro sostenitori, incluso Jarzembowski, che ha riferito di abusi nel seminario giovanile Vaticano solo per essere cacciato l’anno successivo.

    Imitando alcune disposizioni in vigore nella chiesa degli Stati Uniti, la disposizione richiede controlli di base per lo staff del Vaticano e volontari che lavorano con minori e chiede un addestramento ambientale sicuro per tutto il personale vaticano.

    Le linee guida escludono le punizioni corporali per i bambini e richiedono il consenso dei genitori per l’eventuale fotografia dei loro figli.

    In una dichiarazione che accompagna la nuova legge, il direttore editoriale del Vaticano, Andrea Tornielli, ha dichiarato che mentre pochissimi bambini vivono effettivamente nello Stato della Città del Vaticano, Francis ha deciso di fare della legislazione e delle linee guida di accompagnamento un modello.

    L’anno scorso, l’AP ha riferito che la Città del Vaticano non aveva alcuna politica per proteggere i bambini, anche se la Santa Sede richiedeva tali politiche nelle diocesi cattoliche in tutto il mondo e aveva detto all’ONU nel 2013 che tale politica era in atto per lo stato della città.

    L’assenza di una politica chiara divenne evidente dopo le rivelazioni che Jarzembowski, allora seminarista adolescente nel seminario giovanile del Vaticano, aveva accusato nel 2012 uno dei ragazzi più grandi di molestare sessualmente il suo compagno di stanza.

    Niente ne è uscito. La polizia vaticana, che ha giurisdizione sul territorio, non è stata chiamata a indagare. Una serie di vescovi e cardinali ha dichiarato di aver indagato, ma nessuno ha mai intervistato la presunta vittima.

    Venerdì, Jarzembowski ha detto all’AP la legge ha risposto a molte delle lacune in cui è caduto il suo caso, in particolare il suo esplicito riconoscimento che il pre-seminario ricade sotto la giurisdizione del Vaticano.

    “Prima c’era una situazione in cui un gruppo di bambini era lì, nello Stato della Città del Vaticano, ma apparentemente erano in un limbo legale”, ha detto.

    Ha elogiato l’obbligo di segnalazione obbligatoria, sottolineando che in tutti i gruppi di difesa dei sopravvissuti “la prima cosa che fanno è dire che deve esserci l’obbligo di riferire alle autorità pubbliche”.

    https://www.apnews.com/623d479ea7574118891a7c032a7ea201

  • Se i minori avranno l’accortezza di farsi abusare nello Stato della Città del Vaticano, vedranno tutelati i loro diritti; al di fuori, non possiamo agire.

    Se i minori avranno l’accortezza di farsi abusare nello Stato della Città del Vaticano, vedranno tutelati i loro diritti; al di fuori, non possiamo agire.

    Questo è quello che nella sostanza è contenuto nel Motu Proprio di papa Francesco che, è bene ricordare, ha validità nel solo Stato della Città del Vaticano. Pur ammettendo (essendo tra i rappresentanti delle 8 associazioni nazionali, di diversi paesi, ricevute dalla commissione prima del summit) che sono state accolte in qualche modo le nostre richieste, tra le prime quella dell’assistenza alle vittime che, come leggiamo nel documento, sarà gestita dalla Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, mi domando come potrà mai essere accessibile alle vittime di tutto il mondo, dovranno recarsi in Vaticano per ricevere assistenza?

    Noi avevamo chiesto indennizzi che avremmo gestito nella nostra facoltà: queste sono  invece misure improponibili, persino ci venisse pagato il volo per andare in Vaticano dallo psicologo.

    Anche riguardo all’applicazione delle norme penali: queste hanno validità solo all’interno di quell’appezzamento di circa un km quadrato che è la Città del Vaticano. Papa Francesco potrebbe applicarle immediatamente, dando giustizia ai chierichetti del papa, abusati proprio in Vaticano, nel pre-seminario, dove il motu proprio ha validità.

    Nulla di nuovo nemmeno sul fronte dell’obbligo di denuncia, che viene rinnovato solo al Vaticano e non all’autorità civile.

    Nel Motu Proprio di Francesco c’è ancora una verità vaticana: cambiare tutto, perchè tutto resti come è.

    https://test.retelabuso.org/wp-content/uploads/2025/09/il-documentario-sugli-abusi-nelle-chiese-di-new-orleans-basato-su-un-reportage-del-guardian-vince-il-premio-piu-importante.webpwp-content/uploads/2025/12/3-3-di-preti-pedofili-grazie-alla-complicita-dello-stato-italiano-che-non-interviene-da-decenni-non-solo-sul-clero-video-integrale-della-conferenza-alla-stampa-estera.webpwp-content/uploads/2026/05/la-coppia-che-si-suicida-come-la-figlia-molestata-da-bambina-da-un-parente-lultima-intervista-al-papa-quelluomo-un-assassino.webpwp-content/uploads/2025/12/parte-da-savona-sabato-24-la-panchina-viola-liniziativa-italiana-di-sensibilizzazione-contro-gli-abusi-su-minori-e-persone-vulnerabili.webpwp-content/uploads/2026/01/il-vescovo-di-bilbao-riconosce-il-lavoro-di-el-pais-per-indagare-sulla-pedofilia-e-gli-sforzi-delle-vittime-per-denunciare.webpwp-content/uploads/2025/02/chiesa-e-pedofilia-la-condanna-del-card-pell-in-australia-lalto-prelato-mai-sfiorato-dalla-magistratura-ecclesiastica.webp2019/04/01/quel-tacito-accordo-tra-lo-stato-e-la-chiesa-che-garantisce-limpunita-dal-carcere-a-sacerdoti-cattolici/

  • Abusi su due ragazzi al seminario dei Legionari di Cristo: 7 anni all’ex rettore

    Abusi su due ragazzi al seminario dei Legionari di Cristo: 7 anni all’ex rettore

    Vladimir Resendiz Gutierrez, 42 anni, ridotto allo stato laicale, è tornato in Messico. La Procura generale di Torino dice no all’archiviazione del fascicolo su altri 5 vertici della Congregazione: una lettera per «coprire» la vicenda

    Sette anni di carcere in rito abbreviato all’ex responsabile del seminario novarese a Gozzano della congregazione di diritto pontificio «Legionari di Cristo» sono già una pena non comune per atti sessuali compiuti da un religioso su due minorenni: ma la sentenza, inflitta ieri in primo grado dal gup Andrea Guerrerio al 42enne ex sacerdote Vladimir Resendiz Gutierrez (ridotto allo stato laicale nell’aprile 2013 dal processo canonico e oggi in Messico), più 160.000 euro di danni ai due 12enni vittime degli abusi sessuali, e 1.000 alla parte civile associazione «Rete l’Abuso», non esaurisce il saldo di questo caso, rimasto sinora sotto traccia benché risalente al 2006-2008 e trasferito al Tribunale di Novara dopo una travagliata indagine a Milano dei pm Bianca Maria Eugenia Baj Macario e Lucia Minutella all’epoca del procuratore aggiunto Pietro Forno.

    Anzi, ora il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo e il sostituto pg Andrea Bascheri avocano (cioè tolgono ai pm di Novara) lo stralcio sul ruolo di 5 figure di vertice dei «Legionari di Cristo» sulla bozza sottoposta nel 2013 (insieme a 15.000 euro di «ristoro e solidarietà») ai genitori di uno degli abusati: avocazione con cui il pg torinese evidenzia la non condivisione (additata già dall’avvocato Daniela Cultrera parte civile per i genitori del ragazzo) dell’archiviazione del rettore dell’Università Europea di Roma, padre Luca Gallizia, del legale rappresentante della congregazione Manuel Cordero Arjona, del direttore territoriale del Nord-Italia Oscar Nader, dell’economo Victor De Luna, e dell’avvocato Corrado D’Agostino.

    I pm novaresi, ricevuti gli atti dai colleghi milanesi nell’agosto 2017, avevano lamentato che il lungo lasso di tempo avesse fatto prescrivere già al momento della trasmissione un altro (pur confessato) episodio di abusi su un terzo ragazzo; poi, a proposito della scrittura privata del 2013 nella quale «le parti si impegnano a mantenere assoluta riservatezza, fatta eccezione per eventuali audizioni dell’autorità giudiziaria, obbligandosi a riferire le stesse dichiarazioni rese nella presente scrittura», la pm Silvia Baglivo vi aveva letto non una estorsione della congregazione ai genitori, ma «una mera proposta transattiva» priva di «alcuna condotta minacciosa». Al contrario, la Procura generale torinese ora vi ravvisa «un tentativo di eludere eventuali investigazioni dell’autorità giudiziaria» (favoreggiamento personale), e «una minaccia al fine di determinare le parti offese a rendere false dichiarazioni» (violenza privata).

    https://milano.corriere.it/19_marzo_27/07-interni-luigicorriere-web-milano-d4be7d9e-50c9-11e9-bc24-e0a60cf19132.shtml

  • Molestie nel seminario dei Legionari di Cristo a Gozzano: l’ex rettore condannato a 7 anni

    Molestie nel seminario dei Legionari di Cristo a Gozzano: l’ex rettore condannato a 7 anni

    Il giudice Andrea Guerrerio, accogliendo le richieste del pm Silvia Baglivo, lo ha condannato a 7 anni di reclusione, con rito abbreviato, per le molestie adi danni di due ex allievi del seminario minorile dei Legionari di Cristo a Gozzano, istituto chiuso tre anni fa. Vladimir Resendiz Gutierrez, 31 anni, l’ex responsabile del seminario ridotto allo stato laicale da papa Francesco, oggi non era nell’aula del tribunale di Novara alla lettura della sentenza, ma in Messico, dove vive.

    LA STORIA – Molestie nel seminario dei “Legionari di Cristo”, chiesto rinvio a giudizio dell’ex rettore

    Il reato è stato riqualificato da violenza sessuale ad atti sessuali con minorenne, una questione tecnica che sposta poco la sentenza, che conferma come i due ragazzi fossero stati vittime delle attenzioni sessuali del religioso. Per un terzo giovane, anche lui destinatario di violenze, i fatti si sono prescritti ancora prima dell’udienza preliminare. Gli eventi risalgono a quando i giovani seminaristi dell’istituto novarese avevano 12 e 14 anni: oggi sono ventenni.

    L’ALTRA INCHIESTA – Presunte violenze nel seminario di Gozzano: “I Legionari ci offrirono soldi per tacere”

    Il tribunale ha stabilito anche una provvisionale di risarcimento danni per i due ex allievi (uno italiano, uno austriaco) di 80 mila euro ciascuno, e di 10 mila euro per i genitori, rappresentati dall’avvocato Daniela Cultrera. E mille euro sono stati decisi per l’associazione «Rete l’Abuso», che assiste le vittime dei religiosi pedofili, ammessa come parte civile con l’avvocato Alessandro Maneffa.