Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Prete abusa di una ragazzina in chiesa offrendole in cambio alcol e marijuana

    Prete abusa di una ragazzina in chiesa offrendole in cambio alcol e marijuana

    Armand Garcia, 49 anni, parroco di Filadelfia, è accusato di violenza sessuale sui minori: per anni ha abusato di una sedicenne offrendole in cambio alcol e droga.

    Un sacerdote dell’arcidiocesi di Filadelfia è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale sui minori: Armand Garcia, 49 anni, parroco a Saint Martin of Tours a Oxford Circle avrebbe abusato di un’adolescente di 16 anni tra il 2014 e il 2017 nella chiesa dell’Immacolato Cuore di Maria di Roxborough. Le indagini a suo carico sono iniziate nel 2018, quando la diocesi ha anche deciso di sospenderlo dalla sua attività pastorale viste le gravissime evidenze che sono mano a mano emerse nei confronti del parroco.

    Stando a quanto emerso dalle indagini, infatti, don Armand avrebbe attirato per anni la sua vittima in chiesa offrendole alcol e marijuana e chiedendole in cambio atti sessuali che la giovanissima, probabilmente con disturbi psicologici, avrebbe accettato di fare. Solo nel 2018 sono scattate le indagini nei confronti del sacerdote, con un blitz della polizia in canonica: il religioso è stato quindi sospeso dalla diocesi di Filadelfia, che nei suoi confronti ha deciso di adottare il pugno duro offrendo piena collaborazione alle autorità e nessun sostegno, neppure economico, a don Armand.

    Armand Garcia è stato ordinato prete nel 2005 all’indomani di un grande scandalo sulla pedofilia che travolse importanti religiosi statunitensi: per questo l’uomo venne sottoposto ad accurati test psicologici e a un controllo meticoloso del suo passato, affinché non emergessero ombre. Ombre che effettivamente non c’erano durante il periodo in seminario ma che sono prepotentemente emerse successivamente. Il sacerdote, infatti, avrebbe abusato della sedicenne per anni e con regolarità imponendole il silenzio. Dopo essere stato incarcerato è stato liberato grazie al pagamento di una cauzione di 25mila dollari: dovrà tornare in tribunale tra una settimana esatta, il 14 marzo, per la sentenza definitiva.

    https://www.fanpage.it/prete-abusa-di-una-ragazzina-in-chiesa-offrendole-in-cambio-alcol-e-marijuana/

  • Il caso dei chierichetti del Papa ci dirà se il Vaticano è credibile

    Il caso dei chierichetti del Papa ci dirà se il Vaticano è credibile

    Lo scandalo chierichetti dirà se il Papa fa sul serio. Il vertice anti pedofilia si è chiuso tra le polemiche. Le vittime accusano la Santa Sede di essersi fermata ai buoni propositi. Da come verrà risolto lo scandalo consumato all’ombra di San Pietro si capirà la verità

    di Gianluigi Nuzzi

    Chiuso il summit contro la pedofilia in Vaticano, emerge una cocente delusione, che serpeggia soprattutto tra le vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Si attendevano di più. “Siamo indignati”, afferma Francesco Zanardi, presidente di Rete l’Abuso, “Dal discorso del Papa ci aspettavamo molto di più”. In molti si attendevano una road map con un’agenda fitta di iniziativa per debellare questa piaga moderna direbbe Antonio Rosmini con azioni in ogni dove. Le vittime e gli osservatori laici immaginavano pene più dure, corti speciali, iniziative per ridurre allo stato laicale vescovi e cardinali che hanno protetto chi abusa. Un desiderio figlio dei tanti insabbiamenti, dei rinvii, delle delusioni, dei silenzi, delle umiliazioni raccolti finora da chi ha patito. Storie tenute sempre nel pozzo nero del segreto, oltraggiate dai dubbi sulla vittima e dalle protezioni sui presunti carnefici, ai margini del dibattito cattolico, poco raccontate da una certa stampa compiacente. Il summit invece ha posto al centro questo problema, ha “sdoganato” una questione rimasta sussurrata, schiacciata tra pettegolezzo e timore di dare scandalo. La Chiesa accende un faro sulle vittime. È sufficiente? No, assolutamente ma è un passo indispensabile per compiere gli altri. Se fosse stata imposta una road map agli episcopati si sarebbero create ulteriori tensioni. Invece, il Pontefice ascolta e poi dalla collegialità (almeno nella forma) si darà sostanza a misure non più rinviabili. In palio non c’è più l’immagine della Chiesa, la trasparenza, ma la necessità di fermare quella che potrebbe diventare una metastasi incurabile.

    Non è un caso che i moniti più severi e le denunce più inattese arrivino da donne di Chiesa, come la nigeriana suor Veronica Openibo, e soprattutto da un cardinale impegnato nella riforma della curia, come Reinhard Marx, assai vicino a Bergoglio. Marx  accenna a dossier distrutti su preti pedofili, chiede di togliere il segreto pontificio, di vuotare i cassetti. “Le procedure e i procedimenti”, è la sua denuncia, “stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi e anzi cancellati o scavalcati”. Quanto questo sia vero e chi lo abbia compiuto è da capire appena si avranno i testi dei lavori, ma già oggi si capisce la durezza del porporato che meglio rappresenta la linea di Francesco. Che sia solo una messinscena per i media? Una rappresentazione di intenti e non di sostanza? Difficile crederlo perché il Papa ha chiamato a sé i vertici delle conferenze episcopali, chiedendo loro di aprire il cuore, di dare indicazioni su come proseguire in una battaglia che deve essere comune. In modo da far riconoscere una questione che ormai è d’emergenza e al tempo stesso poter cogliere ogni sfumatura nelle diverse interpretazioni di questa piaga.

    L’intervento di Marx  sul segreto ricorda anche le posizioni di Benedetto XVI  che ripeteva ai suoi collaboratori di non cedere al silenzio e anzi di declassare ogni segreto. “Nella nostra comunità”, ripeteva, “non possono esserci segreti, ma cose al massimo riservate”. Una sfumatura solo in apparenza che sarebbe invece un autentico volta pagina, declinabile dalle questione di potere a quelle finanziarie e persino agli scandali sessuali. Portando le vittime sul palco, facendo raccontare le loro storie, la Chiesa quindi prende come consapevolezza pubblica, un bagno di umiltà che non è solo e più del Santo padre ma delle istituzioni, di chi è chiamato alla responsabilità. Una torcia che illumina i corridoi bui degli abusi con questi bambini che non trovavano protezione, denunciando, ma solo dubbi, silenzi e omissioni.

    Solo nelle prossime settimane si potrà tracciare un primo bilancio di quanto accaduto. Si potrà dire se ha ragione Zanardi, che tuona e denuncia dopo anni di vessazioni, oppure se la strada del gesuita, seppur lenta agli occhi dei laici, sarà inesorabile. Bisognerà vedere se e come proseguirà questo dibattito, se sarà foriero di altre iniziative collegiali. C’è anche da chiedersi se – magari per dare un segnale chiaro – le indagini pendenti per questo tipo di reati dal promotore di giustizia vaticano – andranno a definirsi.

    A iniziare da quella sugli abusi sessuali denunciati da testimoni e presunte vittime a palazzo San Carlo, nelle camerate del pre seminario. È lo scandalo dei chierichetti del Papa, i giovani che da ogni parte del mondo arrivano in Vaticano per capire se hanno la vocazione di servire la vigna del Signore. La gendarmeria e il promotore Zanotti hanno escusso decine e decine di testimoni, formando un corposo fascicolo che andrebbe ora spinto verso il suo destino: o un processo in tribunale o l’archiviazione. Ci fosse un dibattimento questo sarebbe il primo nella storia della Chiesa per fatti denunciati dentro i Sacri Palazzi. Se invece si andasse verso l’archiviazione, questa significherebbe che le vittime e i testimoni non sono stati minimamente creduti. Come se si fossero inventati tutto in una cospirazione degna di un film di scadente qualità. Anche perché quando la vicenda è emersa nell’autunno del 2017, dal singolo atto coraggioso di un ex seminarista polacco, se ne sono aggiunti a conferma altri, e poi altri ancora. Ci si trova così di fronte a una scelta, al bivio non più procrastinabile.

    Esattamente come la lotta alla pedofilia, senza omissioni, silenzi e protezioni. Solo così il sistema Spotlight,  di una filiera di copertura a specchio, potrà essere distrutto.

    (trascrizione da La Verità del 26 febbraio 2019)

  • Pedofilia, in Vaticano le testimonianze degli abusati: “Assassini dell’anima”. La svolta del Papa, le resistenze nella Chiesa

    Pedofilia, in Vaticano le testimonianze degli abusati: “Assassini dell’anima”. La svolta del Papa, le resistenze nella Chiesa

    Francesco ha chiamato a Roma tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo, per affrontare il tema. “Lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”. Il summit si è aperto con le testimonianze di cinque vittime. I cardinali non sono compatti: “Dove sta andando la Chiesa? Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori”

    di Francesco Antonio Grana

    Tolleranza zero. È l’obiettivo che Papa Francesco si pone da quando è stato eletto per contrastare la pedofilia. Ed è il motivo per cui ha convocato in Vaticano tutti i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo. “Non semplici e scontate condanne, – ha chiesto Bergoglio – ma misure concrete ed efficaci da predisporre”. Non più omertà, complicità, coperture da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Perché, ha spiegato il Papa, “anche se si trattasse di un solo caso di abuso – che rappresenta già di per sé una mostruosità – la Chiesa chiede di non tacere e di portarlo oggettivamente alla luce, perché lo scandalo più grande in questa materia è quello di coprire la verità”. Cosa che è avvenuta puntualmente per decenni fino all’arrivo di Benedetto XVI .

    Linee guida – Numerosi i punti concreti già emersi durante il summit. Tra questi “deliberare che i sacerdoti e i vescovi colpevoli di abuso sessuale su minori abbandonino il ministero pubblico” ed “elevare l’età minima per il matrimonio a sedici anni”. Ma tra le proposte concrete emerse ci sono anche altri aspetti ugualmente importanti: “Informare le autorità civili e le autorità ecclesiastiche superiori nel rispetto delle norme civili e canoniche. Stabilire disposizioni che regolino e facilitino la partecipazione degli esperti laici nelle investigazioni e nei diversi gradi di giudizio dei processi canonici concernenti abuso sessuale e/o di potere. Effettuare per i candidati al sacerdozio e alla vita consacrata una valutazione psicologica da parte di esperti qualificati e accreditati. Indicare le norme che regolano il trasferimento di un seminarista o di un aspirante religioso da un seminario a un altro; come pure di un sacerdote o religioso da una diocesi o congregazione ad un’altra”.

    Casi spinosi – Le cifre della pedofilia del clero, però, sono a dir poco spaventose. Negli Stati Uniti con una crisi di proporzioni enormi che non si arresta da quasi venti anni. In Cile costringendo il Papa ad azzerare tutto l’episcopato locale. In Irlanda dove già Benedetto XVI era intervenuto con grande forza per contrastare questa piaga. Ma ci sono poi i casi più spinosi come quello dell’ex cardinale di Washington Theodore Edgar McCarrick, ridotto allo stato laicale per pedofilia da Francesco. E quello ugualmente grave del cardinale George Pell, che il Papa ha messo in congedo dal suo ruolo di prefetto della Segreteria per l’economia proprio perché affrontasse il processo penale per abusi nel suo paese. Senza dimenticare che in una cella della Gendarmeria Vaticana è ancora detenuto monsignor Carlo Alberto Capella, ex diplomatico della Santa Sede condannato, nel giungo 2018, a 5 anni e 5mila euro di multa per pedopornografia.

    Richieste delle vittime – Il summit sulla pedofilia si è aperto con le testimonianze di cinque vittime anche per dare un segnale concreto dell’inversione di marcia della Chiesa. Per decenni, infatti, coloro che sono stati abusati si sono sempre trovati la porta sbattuta in faccia dalle gerarchie ecclesiastiche che hanno preferito coprire i pedofili. “Dall’età di 15 anni – ha raccontato una delle vittime – ho avuto relazioni sessuali con un prete. Questo è durato 13 anni. Sono stata incinta tre volte e mi ha fatto abortire tre volte, molto semplicemente perché egli non voleva usare profilattici o metodi contraccettivi. All’inizio mi fidavo così tanto di lui che non sapevo potesse abusare di me. Avevo paura di lui e ogni volta che mi rifiutavo di avere rapporti sessuali con lui, mi picchiava. E siccome ero completamente dipendente da lui economicamente, ho subito tutte le umiliazioni che mi infliggeva. Avevamo questi rapporti sia a casa sua nel villaggio che nel centro di accoglienza diocesano. In questa relazione non avevo il diritto di avere dei ‘ragazzi’; ogni volta che ne avevo uno e lui veniva a saperlo, mi picchiava. Era la condizione perché mi aiutasse economicamente… Mi dava tutto quello che volevo, quando accettavo di avere rapporti sessuali; altrimenti mi picchiava”.

    Ugualmente forte la testimonianza fatta da un cileno abusato. “Le vittime hanno bisogno che si creda loro, che le si rispettino, che ci si prenda cura di loro e si guariscano. Bisogna far guarire le vittime, esser loro vicini, bisogna credere loro e accompagnarle. Voi siete i medici dell’anima e tuttavia, salvo rare eccezioni, vi siete trasformati in assassini dell’anima, in assassini della fede”. Parole drammatiche che hanno scosso i cardinali e i vescovi presenti e lo stesso Francesco. Parole che segnano anche quanto ci sia ancora da fare per prendere consapevolezza della gravità degli abusi e per attuare finalmente delle serie linee guida per contrastarli. Le vittime, infatti, chiedono con insistenza di essere ascoltate e che i pedofili siano consegnati alla giustizia, non solo canonica, ma anche civile. Processi, condanne, risarcimenti e non solo infiniti proclami e mea culpa.

    Resistenze e timori interni – Non tutti, soprattutto all’interno della Curia romana, sono d’accordo. A uscire nuovamente allo scoperto, anche questa volta, sono stati i cardinali Walter Brandmüller e Raymond Leo Burke che già espressero le loro dure critiche alle aperture di Francesco ai divorziati risposati. In una lettera aperta ai presidenti delle Conferenze episcopali i due porporati non usano mezze misure per attaccare il summit sugli abusi. “Il mondo cattolico – scrivono i due cardinali – è disorientato e si pone una domanda angosciante: dove sta andando la Chiesa? Di fronte alla deriva in atto, sembra che il problema si riduca a quello degli abusi dei minori, un orribile crimine, specialmente quando perpetrato da un sacerdote, che però è solo parte di una crisi ben più vasta. La piaga dell’agenda omosessuale è diffusa all’interno della Chiesa, promossa da reti organizzate e protetta da un clima di complicità e omertà. Le radici di questo fenomeno evidentemente stanno in quell’atmosfera di materialismo, di relativismo e di edonismo, in cui l’esistenza di una legge morale assoluta, cioè senza eccezioni, è messa apertamente in discussione”.

    Per i due porporati, inoltre, “si accusa il clericalismo per gli abusi sessuali, ma la prima e principale responsabilità del clero non sta nell’abuso di potere, ma nell’essersi allontanato dalla verità del Vangelo. La negazione, anche pubblica, nelle parole e nei fatti, della legge divina e naturale sta alla radice del male che corrompe certi ambienti della Chiesa. Di fronte a questa situazione, cardinali e vescovi tacciono. Tacerete anche voi in occasione della riunione convocata in Vaticano il prossimo 21 febbraio? Siamo tra coloro che nel 2016 interpellarono il Santo Padre sui ‘dubia’ che dividevano la Chiesa dopo le conclusioni del Sinodo sulla famiglia. Oggi quei ‘dubia’ non solo non hanno avuto risposta, ma sono parte di una più generale crisi della fede. Perciò, vi incoraggiamo ad alzare la voce per salvaguardare e proclamare l’integrità della dottrina della Chiesa”.

    Il dibattito – Nella relazione introduttiva al vertice il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, ha sottolineato che “la mancanza di risposte da parte nostra alla sofferenza delle vittime, fino al punto di respingerle e di coprire lo scandalo al fine di proteggere gli abusatori e l’istituzione ha lacerato la nostra gente, lasciando una profonda ferita nel nostro rapporto con coloro ai quali siamo inviati per servirli”. Gli ha fatto eco monsignor Charles Jude Scicluna, arcivescovo di Malta e segretario aggiunto della Congregazione per la dottrina della fede. Per conto della Santa Sede il prelato maltese ha condotto per anni le indagini sugli abusi sessuali perpetrati da chierici ed è a lui che Francesco ha affidato la grave crisi della Chiesa cilena.

    Per Scicluna “la comunità di fede affidata alla nostra tutela deve sapere che facciamo sul serio. Devono conoscerci come paladini della loro sicurezza e di quella dei loro figli e dei loro giovani. Li coinvolgeremo con franchezza e umiltà. Li proteggeremo a ogni costo. Daremo la nostra vita per i greggi che ci sono stati affidati”. E poi un impegno concreto: “Propongo di non lasciare le vittime senza informazione. Mi adopererò per questo. La Congregazione per la dottrina della fede sta lavorando a un vademecum”. L’ultima relazione della prima giornata è stata tenuta dal cardinale Rubén Salazar Gómez, arcivescovo di Bogotà, che ha precisato che “il fatto che avvengano abusi in altre istituzioni e gruppi non giustifica mai la presenza di abusi nella Chiesa perché contraddice l’essenza stessa della comunità ecclesiale e costituisce un mostruoso travisamento del ministero sacerdotale che, per sua propria natura, deve cercare il bene delle anime come suo fine supremo. Non vi è alcuna giustificazione possibile per non denunciare, per non smascherare, per non affrontare con coraggio e fermezza qualsiasi abuso si presenti all’interno della nostra Chiesa”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/02/22/pedofilia-in-vaticano-le-testimonianze-degli-abusati-assassini-dellanima-la-svolta-del-papa-le-resistenze-nella-chiesa/4988816/

  • New Jersey, la lista di duecento sacerdoti accusati di abusi sessuali

    New Jersey, la lista di duecento sacerdoti accusati di abusi sessuali

    I vescovi del New Jersey si sono riuniti questo mercoledì e hanno nominato duecento preti accusati credibilmente di aver abusato sessualmente dei bambini

    I vescovi cattolici del New Jersey hanno divulgato i nomi di duecento preti accusati credibilmente di aver abusato sessualmente di alcuni bambini mentre ricoprivano cariche sul territorio americano tutti contenuti in una lista

    Una lista di duecento nomi divulgata dai vescovi cattolici del New Jersey che contiene i dati di chi ha abusato sessualmente dei bambini sul territorio, è soltanto l’ultima delle divulgazioni che la Chiesa cattolica sta attuando in questo periodo per riuscire a contrastare il fenomeno dell’abuso sessuale sui minori. Le diocesi e congregazioni di tutto il paese stanno infatti agendo, riferisce il New York Times, affinché quest’emorragia di abusi possa essere bloccata. Purtroppo però i nomi contenuti all’interno di questo documento appartengono a sacerdoti oramai deceduti, oppure le accuse sono di decenni fa e ad oggi spesso queste figure sono state già isolate dalla Chiesa stessa.

    Tra i nomi compare quello di Theodore McCarrick, uno dei primi cardinali ad essere stato scoperto e accusato di abusi sessuali dal Procuratore Generale del New Jersey. Fu la stessa testata del New York Times a far partire le indagini sul cardinale, che aveva avuto una florida carriera all’interno della Chiesa essendo stato ordinato vescovo nel 1977 e successivamente cardinale dopo appena un anno nel 1978. Le accuse qualche anno fa furono terribili, avrebbe attuato pratiche omosessuali con adulti e su minori in particolare tra gli anni 1994 e 2008. I vescovi non avevano agito, nonostante i numerosi rapporti che avevano ricevuto su presunte pratiche sessuali con i giovani del seminario. Il 27 luglio è stato disposta la sospensione da qualsiasi esercizio di pubblico servizio direttamente da Papa Francesco, dopo che McCarrick ha rassegnato le sue dimissioni dal Collegio Cardinalizio.

    La mossa dei vescovi del New Jersey è stata seguire i loro “colleghi”, che in questo periodo stanno iniziando a tirare fuori i nomi di tutti i sacerdoti, o comunque gli appartenenti alla Chiesa, accusati di aver abusato sessualmente di minori.

    La lista è stata pubblicata questo mercoledì ed è vista come un fallimento da parte del cardinale del Newark Joseph W. Tobin che ha gridato al “Tradimento” nei confronti delle vittime e delle loro famiglie. I nomi abbracciano tutte e cinque le diocesi del New Jersey.

    “Chiedo scusa“, si apre così la lettera del cardinale di Newark che accompagna i nomi dei 63 preti accusati di abusi all’interno della sua arcidiocesi. In molti però non hanno risposto positivamente a queste liste che si vanno pubblicando in tutti gli Stati Uniti. Infatti, secondo alcuni non ha senso riportare i nomi dei sacerdoti dopo anni e anni che sono avvenuti i fatti. È come riportare qualcosa senza darne effettivamente risposta. Quindi altri duecento nomi si vanno ad aggiungere ai 3.600 che custodisce lo studio legale che si sta occupando dei casi di abuso nel New Jersey, Jeff Anderson and Associates.

    Purtroppo c’è ancora moltissimo lavoro da fare, soprattutto perché spesso non sono stati riportate le tipologie di abusi oppure la storia lavorativa di ogni singolo sacerdote. Questo non soddisfa l’opinione pubblica che si dimostra sempre più sconcertata, ogni giorno vengono aggiunti nomi che arrivano da tutti gli stati Usa e che vanno a sommarsi nel mare dei nominativi di sacerdoti che hanno compiuto abusi sessuali sui minori.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/new-jersey-lista-duecento-sacerdoti-accusati-abusi-sessuali-1645251.html

  • Casellario giudiziale anche per preti e suore, propongono esperti

    Casellario giudiziale anche per preti e suore, propongono esperti

    Già lo scorso settembre a nome della CVS il vescovo di Basilea Felix Gmüer aveva annunciato un inasprimento delle norme sugli abusi sessuali.

    Anche preti e suore dovrebbero presentare il proprio casellario giudiziale per poter lavorare al servizio della Chiesa cattolica: è quanto propone una commissione di esperti ai vescovi svizzeri per lottare contro le aggressioni sessuali.

    La Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) si pronuncerà sulla proposta nella sua prossima sessione ordinaria a fine febbraio, ha riferito alla trasmissione HeuteMorgen della radio svizzerotedesca SRF in onda stamane Toni Brühlmann, presidente della commissione di esperti sugli abusi sessuali nel contesto ecclesiale.

    Il provvedimento – dice Brühlmann – dovrebbe riguardare sia i candidati al ministero sacerdotale sia i preti che desiderano cambiare posto di lavoro.

    Da molti anni viene rimproverato ai responsabili delle diocesi di effettuare controlli insufficienti e di non essere trasparenti nella comunicazione in fatto di abusi sessuali. “Con questo provvedimento – spiega il presidente della commissione di esperti – si dovrebbe disporre ormai di uno strumento pratico per prevenire tali abusi”.

    L’idea non è nuova: nella diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo un simile obbligo è in vigore da diversi anni. Per ogni nuova assunzione al servizio della Chiesa come pure nel caso di una supplenza gli interessati sono tenuti a presentare un estratto del loro casellario giudiziale.

    La CVS aveva già reso più severe le sue direttive sulle aggressioni sessuali cinque anni fa. La terza edizione delle direttive “Abusi sessuali in ambito ecclesiale”, entrata in vigore il primo febbraio 2014, mette maggiormente l’accento sulla prevenzione rispetto ai testi precedenti del dicembre 2002 e del giugno 2010. Da allora, per l’ammissione dei seminaristi e dei candidati agli ordini e alle comunità religiose viene già chiesta la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale.

    Inoltre, “quando un candidato al sacerdozio o alla vita religiosa cambia seminario o comunità, tra le autorità responsabili deve avvenire uno scambio di informazioni chiaro e preciso sulla persona in questione”.

    La Conferenza dei vescovi svizzeri aveva già annunciato un inasprimento delle norme sugli abusi sessuali lo scorso settembre. In particolare, i responsabili ecclesiastici dovranno denunciare casi sospetti anche quando le vittime non lo desiderano. Questo vale per tutti i casi che non sono caduti in prescrizione.

    Gli abusi sessuali all’interno della Chiesa cattolica fanno scalpore ormai da anni anche in Svizzera, dove nel 2017 sono ci state 65 nuove segnalazioni, secondo quanto indicato dal vescovo di Basilea Felix Gmür nella conferenza stampa della CVS del 5 settembre 2018. Molti dei casi segnalati risalivano a 30 o più anni fa. Dal 2010 a quella data sono stati comunicati circa 300 episodi riguardanti persone che all’epoca dei fatti erano bambini o ragazzi fino a 16 anni. Le segnalazioni sono varie e vanno da espressioni ambigue, a gesti o avances indesiderate. In 53 casi le vittime hanno parlato di veri e propri atti sessuali, in 55 di coazione sessuale.

    https://www.tvsvizzera.it/tvs/casellario-giudiziale-anche-per-preti-e-suore–propongono-esperti/44722584

  • La Chiesa cattolica di PB è condannata a pagare un risarcimento di $ 12 milioni per lo sfruttamento sessuale

    La Chiesa cattolica di PB è condannata a pagare un risarcimento di $ 12 milioni per lo sfruttamento sessuale

    Le vittime erano minorenni; i sacerdoti e persino l’arcivescovo emerito dello Stato sono coinvolti nello scandalo.

    Il tribunale del lavoro ha condannato l’arcidiocesi di Paraíba a pagare un risarcimento di 12 milioni di R$ per casi di sfruttamento sessuale contro minori. Il crimine è stato compiuto dai sacerdoti e anche l’arcivescovo emerito dello stato è coinvolto nello scandalo.

    Il giornalista ha ascoltato un giovane che era un assistente di messa e un seminarista. Ha scelto di non essere identificato.

    Reporter: Quanti anni avevi?
    Ex seminarista: avevo 17 anni e mezzo.
    Reporter: in seminario hai trovato quello che speravi?

    Ex seminarista: no, giusto? Ci aspettiamo una cosa e all’improvviso ci si imbatte in un’altra, giusto? A volte molestie legate a molestie sessuali da parte di sacerdoti, da parte di molti seminaristi.

    Reporter: di che tipo?

    Ex seminarista: attraverso le parole, gli atti, prendendo i miei genitali, giusto?

    Il Processo per la Giustizia prosegue. “L’atto è gravissimo. Sono adolescenti che credevano in quella istituzione come la rappresentazione di Dio”, ha detto il Procuratore del Lavoro Eduardo Varandas.

    Tutto è iniziato nel 2014, da una lettera. L’autore ha sentito dire che qualcosa non andava nella chiesa cattolica di Paraíba, e da lì ha fatto una denuncia per lettera, per rimanere dentro la Chiesa. Tuttavia, questo alla fine ha portato alla situazione attuale. Una denuncia che era solo per la Chiesa ha assunto una dimensione immensa.

    Reporter: Perché, signora, ha deciso di scrivere la lettera?

    Testimone: Poiché ero turbata da così tante cose, mi sono preoccupata molto di essere cattolica. Non ce la facevo più e alla fine ho avuto questo desiderio di fare tutto questo.

    Reporter: Eri amica di giovani omosessuali che frequentavano la chiesa?

    Testimone: Quello. Per la festa di compleanno stavamo uscendo, stavamo andando in spiaggia di notte. In quella uscita il nostro ha iniziato conversazioni che non mi piacevano.

    Reporter: Come cosa?

    Testimone: Soprannomi molto brutti sui sacerdoti della nostra chiesa. Monja Vanessa. Pazzo della diocesi. Chiameresti la persona dicendo “ciao, pazzo nella diocesi”?

    Reporter: Hai scoperto in seguito che quelli dall’altra parte erano sacerdoti?

    Testimone: Erano sacerdoti.

    La donna raccontò tutto a un prete affidabile. Spiegò che scrisse la lettera e disse che il documento sarebbe rimasto all’interno della Chiesa. Ma il testo trapelò e divenne notizia. Da quel momento in poi, la Procura della Repubblica iniziò a indagare.

    “In effetti, ciò che è stato trovato, ciò che è stato riportato dalla stampa, determinato dal Pubblico Ministero del Lavoro, era l’inserimento sistematico nella  chiesa cattolica di un gruppo di sacerdoti che abitualmente pagavano per il sesso con i chierichetti e anche i seminaristi “, ha detto il procuratore Varandas.

    Il crimine era definito come sfruttamento sessuale. Tuttavia, ha sottolineato che dal momento che il caso è nel segreto della giustizia, gli viene impedito di rivelare alcuni elementi concreti e ciò che è avvenuto nelle indagini del caso.

    Secondo Varadas, la caratteristica dello sfruttamento sessuale è l’assenza di libero arbitrio per praticare l’atto. In tal caso, il pagamento alle vittime potrebbe essere effettuato in contanti o anche offrendo cibo.

    “Qualcosa che crea sottomissione o qualcosa che causa uno stato di necessità per condurre il bambino o l’adolescente a praticare questi atti. Quale stato di necessità è questo? È la miseria, è la fame, è la protezione dello stato, è l’assenza di politiche pubbliche. Nel caso di minorenni sotto i 18 anni, indipendentemente dalla loro volontà, sia lo Statuto dell’Adolescenza che il Codice Penale considerano lo sfruttamento sessuale proprio perché non hanno la volontà convalidata dalla legge per compiere tale atto”, ha spiegato il pubblico ministero .

    L’ex seminarista afferma di aver ceduto per volontà di diventare sacerdote.

    “Perché fino ad allora la parola d’ordine era ‘passando attraverso questo processo sarai in grado di diventare un prete’. Una specie di scambio, non so se la parola giusta è scambio di favori. A volte una conversazione, un abbraccio all’orecchio, giusto? ‘Sei molto profumato, sei molto bello, molto carino, vero? Devi allenarti molto, non so come lo farai, ma hai un bel petto, giusto?’ ” Ha detto.

    La vittima ha detto che ha fatto sesso e che è stato coinvolto da tre sacerdoti. I nomi dei tre sacerdoti appaiono in diverse testimonianze: Jaelson Alves de Andrade, Ednaldo Araújo dos Santos e Severino Melo. I preti sarebbero lontani dalle loro funzioni.

    Né l’ex seminarista né l’autore della lettera, che ha dato origine alle indagini, hanno voluto identificarsi. E hanno le loro ragioni.

    “Hanno detto che o stavo zitta o che la mia vita era appesa a un filo”, ha detto la donna.

    “Mi hanno detto di stare attento dov’ero, perché non sapevo chi c’era dietro di me, non davanti a me o accanto a me”, ha detto la vittima.

    Per pressione psicologica, due testimoni importanti che avevano programmato un’intervista con il giornalista hanno rinunciato a parlare. Ma, alla giustizia, hanno parlato.

    Uno è un imprenditore, proprietario di un ristorante, ancora molto cattolico. Andò alla chiesa di padre Jaelson e testimoniò contro ciò che pensava fosse una distorsione della Chiesa cattolica.

    “Prima di lui, abbiamo avuto ragazzi e ragazze come chierichetti, ma dopo che è subentrato, ha continuato ad ammettere solo chierichetti maschi. Un giorno, due di loro sono venuti da me. Il primo mi parlò in lacrime, mi disse che aveva deciso di lasciare la chiesa perché un giorno era nella casa parrocchiale e padre Jaelson chiese al ragazzo di cospargerlo di olio durante il bagno. Il ragazzo aveva tra i 14 ei 15 anni. L’altro chierichetto che è venuto a parlare con me ha detto che aveva una relazione con il sacerdote dall’età di 14 a 21 anni “, ha detto in una dichiarazione.

    Un altro testimone è un impiegato della Cattedrale, che ha lavorato lì per oltre 30 anni e non conosceva nessuno dietro le quinte di quello che stava succedendo all’interno.

    “Tre vescovi e cinque sacerdoti sono passati nel tempo in cui ero lì. Uno di questi preti, padre Jaelson, portava chierichetti e altri ragazzi, tutti minorenni, a dormire con lui nelle stanze dietro la chiesa. I ragazzi andavano via presto la mattina. Ha pagato degli spuntini per i ragazzi e gli ha dato anche dei vestiti come regalo. Ho già visto don Jaelson fare sesso con un minore all’interno della chiesa. Ho anche lavorato con padre Ednaldo. Era solito uscire con i ragazzi che guardavano le macchine alla porta della cattedrale. Andava con loro al Bar di Polvora. Erano tutti minorenni e il prete ha dato loro dei soldi “, ha detto in una dichiarazione.

    Fu decisiva la testimonianza di uno di questi giovani, che quando era minorenne lavorava attorno alla cattedrale e affermava che all’epoca aveva rapporti con padre Ednaldo. Ha detto loro tutto ma non ha potuto vedere il completamento del caso perché è stato assassinato nel dicembre 2016. La polizia ha anche indagato sulla possibilità di masterizzare i file, ma non è stato dimostrato nulla.

    L’ex impiegato ha anche citato un quarto prete: Rui da Silva Braga. Anche padre Rui portò i ragazzi a casa sua.

    Una particolarità del caso è che non solo i preti sono stati accusati di crimini sessuali. Secondo il ministero pubblico, vi è stato il coinvolgimento diretto dell’allora arcivescovo, Don Aldo Pagotto. È sospettato di nascondere i crimini dei sacerdoti e anche di aver avuto rapporti sessuali con i giovani della città.

    “In una certa conversazione, è arrivato davvero a mettere una mano sul mio petto e ha detto ‘perché non approfittiamo del fatto che siamo entrambi qui e faremo il meglio per entrambi?’ “, ha detto l’ex seminarista.

    In tribunale, la vittima ha dichiarato di essere stata molestata solo dall’allora arcivescovo. Ma, con il giornalista, è andato oltre:

    “Dobbiamo fare sesso, sì,” disse.

    Ignaro del coinvolgimento dell’arcivescovo, l’uomo d’affari gli ha persino chiesto di intervenire sul problema.

    “È venuto a piangere e ha detto che avrebbe cercato di risolvere la situazione. disse che avrebbe portato padre Jaelson a fare un trattamento per fermare queste cose. Era il 2009 e non è stato fatto niente. Voglio chiarire che sono cattolico, continuo a frequentare la chiesa e non intendo danneggiare alcun prete. Voglio solo che la verità esca per la dignità della chiesa “, ha detto l’uomo d’affari alla corte.

    Nel 2002, quando era vescovo di Sobral in Ceará, Dom Aldo fu accusato di presunto tentativo di coprire i casi di abuso sessuale di un prete contro 21 ragazze. Ma il Tribunale del Ceará ha chiuso il caso. Nel 2004 è diventato arcivescovo di Paraíba. Rimase in carica fino al 2016, quando si dimise, tra accuse di scandali sessuali che coinvolgevano sacerdoti.

    Nella lettera di dimissioni, ha fatto riferimento a “laureati”, vale a dire i sacerdoti e seminaristi provenienti da altre diocesi, e che ha ricevuto: “Ho accolto sacerdoti e seminaristi, al fine di offrire loro nuove opportunità nella vita. Tra gli altri alcuni sospettati successivamente di aver commesso gravi defezioni, contrariamente all’idoneità richiesta nel sacro ministero”.

    Don Aldo ora vive a Fortaleza. Ha avuto il cancro alla prostata. A Pasqua del 2018, ha pubblicato un video in cui appare indebolito. Il giornalista ha chiamato il suo cellulare tre volte, e anche il telefono fisso della casa in cui vive. Non ha risposto, né ha risposto ai messaggi di testo. Ha inviato una breve email:

    “Non partecipo a questo tipo di relazione, chiarisco che l’8.11.2017 i sacerdoti sospettati di coinvolgimento con minori sono stati prosciolti all’unanimità”.

    Ma i preti non erano esattamente innocenti. La data citata da Don Aldo coincide con il deposito del caso nella Corte Comune. La Procura della Repubblica ha ritenuto che i crimini fossero già stati prescritti, cioè, per legge, erano vecchi e non potevano più essere giudicati.

    Il procuratore di stato Francisco Sagres Vieira ha dichiarato di essere convinto che il crimine è accaduto, che “i fatti sono stati verificati, c’erano ragioni sufficienti per promuovere il crimine”. Tuttavia, era “mani legate perché c’era la prescrizione”.

    Ma nel Tribunale del lavoro c’era la condanna per lo sfruttamento sessuale. Indennizzo di R$ 12 milioni, R$ 1 milione per ogni anno di don Aldo Pagotto alla testa dell’Arcidiocesi. Il denaro deve avere un uso sociale.

    “Questi 12 milioni di dollari oggetto della condanna saranno destinati al fondo di infanzia, adolescenza e istituzioni simili che lavorano con bambini sfruttati sessualmente e agiscono in recupero psicologico, reintegrazione sociale”, ha spiegato il Procuratore Eduardo Varandas.

    L’arcidiocesi di Paraíba ha dichiarato con una nota che “il Procuratore del lavoro ha violato esplicitamente la riservatezza” nel concedere un’intervista sulla condanna. L’Arcidiocesi ha sottolineato che adotterà le misure necessarie per determinare le responsabilità relative all’inosservanza della legge e dell’ordine legale.

    Tutti i religiosi menzionati nella causa hanno negato il coinvolgimento con i giovani. La Chiesa può ancora impugnare la sentenza.

    “Questo deve essere ripulito dalla società. La Chiesa, a mio avviso, deve questa spiegazione al mondo. Ora, indipendentemente dal fattore che ha causato questo o quello, la grande preoccupazione della Procura è di impedire che tali danni continuino a essere una routine nella vita di bambini e adolescenti “, ha affermato il pubblico ministero.

    L’ex seminarista, che ora ha 27 anni, si è laureato in economia e diritto. Ha lasciato il seminario per paura di diventare un prete abusatore.

    “Ero troppo spaventato di diventare ciò che mi hanno fatto“, ha detto.

    Giornalista: Ti farò un’ultima domanda: cosa ti piacerebbe che fosse successo ai preti e al vescovo che ti hanno abusato?

    Ex seminarista: guarda, sinceramente, che la Chiesa si è presa cura di loro, giusto? La giustizia è stata davvero fatta, so di essere uno in più. Ma io credo che la Chiesa dovrebbe, come istituzione, prendersi cura dei sacerdoti neurologicamente e costruttivamente, a livello di società, facendo giustizia.

    L’autrice della lettera di denuncia, che ha dato origine a ogni indagine, dice che rimane cattolica, confidando in una Chiesa che sa purificarsi.

    “Volevo che la chiesa fosse pulita. Non ho denunciato la Chiesa, ho appena fatto una richiesta di aiuto, vado nella nostra Chiesa, la Chiesa sta soffrendo. Volevo che fosse pulito, ma volevo che fosse ripulito all’interno della chiesa, chiuso e non al mondo perché la nostra Chiesa è santa, la nostra Chiesa non merita ciò che sta accadendo”, ha lamentato.

    (traduzione con Google)
    https://g1.globo.com/pb/paraiba/noticia/2019/01/20/igreja-catolica-na-pb-e-condenada-a-pagar-indenizacao-de-r-12-milhoes-por-exploracao-sexual.ghtml

  • L’accusa choc delle donne contro il Papa, il vertice sugli abusi è opaco e discrimina le voci femminili

    L’accusa choc delle donne contro il Papa, il vertice sugli abusi è opaco e discrimina le voci femminili

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Il fatto è che al momento in Vaticano non si intravede alcuna trasparenza. L’accusa che arriva Voices of Faith è pesantissima. A qualche settimana dal summit degli episcopati mondiali sulla pedofilia – convocato da Francesco per sedare la rivolta della Chiesa americana – il gruppo internazionale di donne cattoliche impegnate da anni a far ascoltare maggiormente la voce femminile nei processi decisionali della Chiesa, Voices of Faith, è di nuovo intervenuto nel dibatitto in corso con una lettera aperta nella quale si denuncia (ancora una volta) la mancanza di chiarezza su chi parteciperà, su quali procedure si voterà, su chi saranno le voci delle vittime ascoltate durante il seminario di febbraio.

    A fine novembre Voices of Faith aveva lanciato un primo appello al Papa affinché al vertice di febbraio fossero invitate donne, vittime ed esperte sul tema degli abusi, poiché «le voci delle donne sono cruciali per ogni sforzo credibile per porre fine e prevenire l’abuso». Non avendo avuto alcuna risposta dall’amministrazione vaticana che sta curando l’organizzazione ieri sono tornate a farsi sentire.

    L’organizzazione chiede chiarezza su tre punti: che venga diffusa l’agenda del meeting, visto che ad oggi è ancora tutto opaco. Che il procedimento di voto sia reso pubblico per facilitare la trasparenza. Che vengano ascoltate delle esperte donne. «Si tratta della più grande crisi che sta affrontando la Chiesa ultimamente. I fedeli sono frustrati e addolorati per le vicende che coinvolgono le gerarchie ecclesiastiche. Le vittime degli abusi stanno ancora spettando giustizia e garanzie che quello che è accaduto a loro non si ripeta più, anche a livello di coperture» ha detto Barbara Dorris che ha aggiunto: «possibile che si debba ancora parlare del fatto che i vertici della Chiesa faticano ad afferrare che l’assalto sessuale sia un crimine e che le persone che lo commettono dovrebbero essere spedite a giudizio dalle autorità civili?».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_abusi_pedofilia_donne_usa_america-4234798.html

  • US clergy abuse survivors demand inclusion in Vatican reforms

    US clergy abuse survivors demand inclusion in Vatican reforms

    I sopravvissuti al clero degli Stati Uniti chiedono di essere inclusi nelle riforme vaticane

    Chicago (AFP) – Patricia Gallagher Marchant è stata abusata per la prima volta da un prete che ha fatto amicizia con la sua famiglia quando aveva sette o otto anni.

    Più di cinquant’anni dopo, la 61enne si è fermata mercoledì davanti a una folla di telecamere fuori dalla sede centrale dell’arcidiocesi cattolica di Chicago, in questa tentacolare città americana, e ha chiesto alla chiesa di ascoltare i sopravvissuti.

    “Hanno contato sul nostro silenzio”, ha detto Marchant. “L’orrore di ciò che è successo a ciascuno di noi deve essere tirato fuori e raccontato”.

    Marchant è stata raggiunta dai leader dei due gruppi a difesa dei sopravvissuti che hanno inviato una lettera aperta a Papa Francesco chiedendo di partecipare a un raduno storico che il leader cattolico ha organizzato a febbraio in Vaticano, per discutere della crisi in corso che sta rovinando la chiesa.

    In discussione era la credibilità della conferenza del papa, sostenevano, e se i sopravvissuti avrebbero fiducia nel suo esito.

    “Quello che vogliamo è che questo summit possa essere preso sul serio e portare a una riforma reale e significativa”, ha detto Zach Hiner, direttore esecutivo della Rete dei sopravvissuti di coloro che sono stati abusati dai sacerdoti (SNAP).

    – Una storia travagliata –

    Le richieste sono arrivate proprio quando i vescovi statunitensi si sono riuniti in un seminario di Chicago per un summit di preghiera prima dell’incontro Vaticano.

    Riguardo al raduno, la Conferenza degli Stati Uniti dei vescovi cattolici ha mantenuto la bocca chiusa, dicendo solo che consisteva in sette giorni di preghiera e riflessione silenziosa.

    Due dei partecipanti sono stati presi di mira dagli attivisti nel centro di Chicago per i loro ruoli chiave nell’imminente evento vaticano: il cardinale Blase Cupich, leader dell’arcidiocesi di Chicago, e il leader dei vescovi americani, il cardinale Daniel DiNardo.

    Entrambi sono stati accusati di presunte coperture di abusi clericali sotto la loro sorveglianza.

    “Stiamo chiedendo al Papa di fare qualcosa di molto semplice: far partecipare al summit le persone che non hanno coperto i crimini sessuali su minori”, ha detto Peter Isely, un sopravvissuto auto-identificato e portavoce del gruppo Ending Clergy Abuse (ECA) .

    “Allora, i sopravvissuti e il resto del mondo potrebbero avere un barlume di speranza.”

    I sostenitori dei sopravvissuti hanno a lungo accusato i funzionari della chiesa di investigazioni lente sugli abusi e non rivelando tutte le accuse.

    Marchant ha detto che al suo violentatore è stato permesso di rimanere prete per quasi due decenni dopo che lei lo ha segnalato per la prima volta.

    “La chiesa ha una storia di minimizzazione e negazione dell’innegabile dolore e dell’orrore di essere sessualmente abusato da un prete”, ha detto Marchant, che ora è una terapeuta che aiuta altri sopravvissuti del clero.

    – “Senza dubbio” altro da fare –

    Le nuove richieste sono arrivate due settimane dopo che il principale procuratore dello stato dell’Illinois del Midwest, dove si trova Chicago, ha rivelato centinaia di accuse di abuso del clero precedentemente non rivelate.

    In un feroce rapporto, il Procuratore Generale dell’Illinois, Lisa Madigan, ha dichiarato che i funzionari della chiesa hanno gestito male le indagini e non hanno informato le forze dell’ordine di tutte le accuse.

    Più di 500 accuse a ulteriori preti sono state scoperte dagli investigatori di Stato in pochi mesi dall’osservazione dei registri delle diocesi, secondo Madigan, molto più dei 185 nomi precedentemente divulgati.

    Il cardinale Cupich ha riconosciuto che sono necessarie ulteriori riforme.

    “Non ci sono dubbi sul costante bisogno di rafforzare la nostra cultura della guarigione, della protezione e della responsabilità”, ha affermato nel comunicato di dicembre.

    La portata dell’apparente occultamento in Illinois eclissò i risultati di un gran giurì in Pennsylvania, che in agosto ha denunciato più di 300 presunti preti predatori e più di 1.000 vittime erano state nascoste per decenni.

    Annunciando l’incontro di febbraio per discutere della crisi degli abusi, papa Francesco ha esortato i vescovi a “raggiungere e visitare le vittime di abusi sessuali … per apprendere in prima persona la sofferenza che hanno subito”.

    (traduzione con Google)
    https://news.yahoo.com/us-clergy-abuse-survivors-demand-inclusion-vatican-reforms-222906563.html?fbclid=IwAR2gt8M0Gi7dbkjjQLhjAcNsdEqXvtmDeTxWhkLXP12ecskkyU4LV4ZvDbY

  • Sotto indagine per abusi il vescovo argentino assessore dell’Apsa

    Sotto indagine per abusi il vescovo argentino assessore dell’Apsa

    Monsignor Gustavo Zanchetta si era improvvisamente dimesso dalla sua diocesi di Orán nel 2017 per «motivi di salute». Il Vaticano conferma l’inchiesta preliminare, durante la quale il presule «si asterrà» dal suo incarico in Curia

    È sotto indagine preliminare per abusi sessuali il 54enne vescovo argentino Gustavo Oscár Zanchetta, protagonista di uno strano caso di dimissioni dalla sua diocesi di Orán nell’agosto 2017 «a causa di motivi di salute», per lungo tempo desaparecido e poi riapparso quattro mesi dopo a Roma nel ruolo inedito di “assessore” all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa).

    Si tratta di accuse emerse negli ultimi mesi, mai durante il suo ministero o al momento della nomina in Curia, mosse da alcuni sacerdoti e seminaristi che recriminano al vescovo anche una cattiva gestione economica e di potere nel seminario – da lui stesso creato intorno al 2014 – nella piccola diocesi di Orán, situata al nord dell’Argentina e caratterizzata da povertà, minacce costanti da parte dei narcos e altre problematiche. Lì Papa Francesco lo aveva posto il 23 luglio 2013 con una delle sue prime nomine episcopali.

    A confermare l’avvio della indagine preliminare è Alessandro Gisotti, neo direttore ad interim della Sala Stampa vaticana, che riferisce anche che in attesa dello svolgimento dell’inchiesta Zanchetta si asterrà dal lavoro in questo Dicastero chiave della Santa Sede, al quale è affidata l’amministrazione di oltre 5mila proprietà della Santa Sede. Al momento non è possibile chiarire se si tratti di abusi su minorenni poiché «ancora si sta investigando», spiega ancora Gisotti, che in una nota diffusa nel pomeriggio sottolinea che: «Sulla base di queste accuse e delle notizie emerse di recente sui media, il vescovo di Orán ha già raccolto alcune testimonianze che devono ancora arrivare alla Congregazione per i Vescovi. Qualora venissero confermati gli elementi per procedere, il caso sarà rimesso alla commissione speciale per i vescovi. Durante l’investigazione previa, monsignor Zanchetta, si asterrà dal lavoro» all’Apsa.

    Divenuto sacerdote nel ‘91 per la diocesi di Quilmes, alla periferia di Buenos Aires, Zanchetta è stato nominato vescovo di Orán – come detto – nel luglio 2013, ordinato il 19 agosto successivo. Il suo governo è durato, però, poco meno di quattro anni. Nel 2017, esattamente il 29 luglio, il vescovo si è allontanato improvvisamente dalla diocesi senza neppure salutare parrocchiani e sacerdoti. «Motivi di salute» è stata la motivazione resa pubblica qualche giorno dopo sulle reti sociali, difficili da curare in quei luoghi.

    Una lettera a firma del vescovo, diffusa nelle settimane successive, chiariva più nel dettaglio che la salute precaria impediva al presule di «svolgere pienamente il ministero pastorale», tenendo anche conto della vasta estensione del territorio diocesano e delle «enormi sfide» come Chiesa nel nord del Paese. Per questo il pastore annunciava di aver presentato le dimissioni al Papa seppure la sua età, all’epoca 53 anni, fosse ben lontana da quella canonica prevista per il pensionamento dei 75 anni. «Ho posto la decisione nelle mani del Santo Padre che credo sia la migliore, anzitutto pensando a voi prima che a me stesso» e «perché la cura che devo seguire non può essere intrapresa qui», scriveva.

    «Dal momento che devo partire prima possibile per iniziare il trattamento – si leggeva ancora nella missiva – mi congedo con questa lettera, anche se mi piacerebbe stringere la mano a tutti, specialmente ai più poveri, ai più deboli e ai più sofferenti». La stretta di mano non c’è mai stata, Zanchetta non ha più fatto ritorno a Orán. In un primo momento si pensava che risiedesse a Salta; invece, dopo la pubblicazione della lettera, il vicario generale Gabriel Acevedo, comunicava ufficialmente alla Conferenza episcopale argentina (Cea) che: «Il vescovo Gustavo ha lasciato la diocesi al mattino per recarsi nell’arcidiocesi di Corrientes, dove sarà ricevuto come ospite dall’arcivescovo Andrés Stanovnik», quindi a circa 900 chilometri dalla sua diocesi.

    Ed è lì che, il 1° agosto 2017, Zanchetta è stato raggiunto dalla notizia – comunicata con un bollettino vaticano – che il Papa aveva accettato la sua rinuncia, nominando come amministratore apostolico sede vacante proprio l’arcivescovo Stanovnik, dell’ordine dei cappuccini. «Monsignor Zanchetta non è stato rimosso dalla diocesi di Orán. Fu lui a dimettersi», precisa oggi la nota del neo direttore della Sala Stampa, aggiungendo che: «La ragione delle sue dimissioni è legata alla sua difficoltà nel gestire i rapporti con il clero diocesano e in rapporti molto tesi con i sacerdoti della diocesi. Al momento delle sue dimissioni vi erano state contro di lui accuse di autoritarismo, ma non vi era stata contro di lui alcuna accusa di abuso sessuale. Il problema emerso allora era legato alla incapacità di governare il clero».

    All’epoca, infatti, tra le mille polemiche e speculazioni intrecciatesi nel corso dei mesi, tra voci dal clero e ipotesi giornalistiche, si era parlato di «cattiva gestione finanziaria», di «crisi depressiva» o addirittura di «pressioni» da parte dei narcotrafficanti. In attesa di una conferma ufficiale, mentre l’amministratore Stanovnik cercava di tenere a bada i preti di Orán invitandoli ad «evitare la disintegrazione con letture e interpretazioni del passato», Zanchetta era ricomparso improvvisamente a Madrid, due mesi e mezzo dopo la sua rinuncia, alla cerimonia di apertura dell’Anno accademico dell’Università ecclesiastica di San Damaso. In quell’occasione sembra dimostrare un buono stato di salute. La Sala Stampa vaticana conferma che Zanchetta «ha trascorso un periodo di tempo in Spagna».

    Dopo questo, nel dicembre 2017, Papa Francesco lo ha nominato poi assessore dell’Apsa, incarico fino a quel momento inesistente del quale, ad oggi, non si conoscono le effettive funzioni. La scelta fu fatta – spiega il comunicato del portavoce vaticano – «in considerazione della sua capacità gestionale amministrativa»; tale ruolo, si precisa, «non prevede comunque responsabilità di governo del Dicastero». In ogni caso, anche al momento della nomina come assessore non era emersa alcuna accusa di abusi sessuali.

    È solo durante questo ultimo periodo di Natale che alcuni giornali argentini hanno cominciato a rioccuparsi del “caso Zanchetta” e in particolare El Tribunoha riportato la notizia che tre seminaristi hanno accusato il prelato davanti al nunzio a Buenos Aires, il congolese Kalenga Badikebele, di violenze sessuali, mentre altri dieci sacerdoti hanno parlato di abusi di potere e mala gestione finanziaria all’interno del seminario di Orán, creato dallo stesso Zanchetta poco dopo la sua nomina episcopale. Sempre la stampa argentina riferisce alcuni dettagli come i festini organizzati dal vescovo con i seminaristi e le minacce (ad esempio quelle di trasferimenti) per imporre il silenzio su questa cattiva condotta, oltre a rivelare che recentemente ci sono state telefonate intimidatorie da parte del prelato «furioso» per queste accuse.

  • Monsignor Zanchetta accusato di abusi sessuali in seminario, nuovo caso

    Monsignor Zanchetta accusato di abusi sessuali in seminario, nuovo caso

    Una nuova tegola rischia di abbattersi sul Vaticano: un vescovo argentino, che aveva lasciato la sua diocesi ed era stato nominato alla fine del 2017 assessore all’Apsa, l’ente che gestisce gli immobili in Vaticano, è accusato di abusi economici, di potere, e anche sessuali da tre sacerdoti. Nella sua diocesi di provenienza, quella di Oran, si stanno raccogliendo le testimonianze per l’indagine preliminare del Vaticano. Se dovessero emergere elementi fondati il caso passerà all’apposita Commissione vaticana che giudica i vescovi.

    Tutto da verificare, dunque, ma il fatto che mons. Gustavo Zanchetta, il vescovo in questione, occupi un posto importante in Vaticano, su chiamata di Papa Francesco, rende il caso ancora più delicato. Le denunce sono state presentate alla Nunziatura di Buenos Aires e indicano abusi sessuali in seminario; non si sa ancora, considerato che l’indagine preliminare è in corso, se si possa parlare anche di pedofilia. Le accuse di abusi sessuali contro mons. Zanchetta sono giunte mesi dopo la sua nomina, da parte di Papa Francesco, all’Apsa, precisa il neo direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti. In ogni caso contro di lui erano già state mosse accuse di «autoritarismo».

    «Mons. Zanchetta non è stato rimosso dalla diocesi di Oran – precisa Gisotti -. Fu lui a dimettersi. La ragione delle sue dimissioni è legata alla sua difficoltà nel gestire i rapporti con il clero diocesano e in rapporti molto tesi con i sacerdoti della diocesi. Al momento delle sue dimissioni vi erano state contro di lui accuse di autoritarismo, ma non vi era stata nei suoi confronti alcuna accusa di abuso sessuale. Il problema emerso allora era legato alla incapacità di governare il clero».

    Dopo quelle dimissioni nell’estate del 2017, che dallo stesso vescovo furono invece giustificate da motivi di salute, Zanchetta ha trascorso un periodo di tempo in Spagna. Dopo, «in considerazione della sua capacità gestionale amministrativa, è stato nominato – ricorda il portavoce vaticano – assessore dell’Apsa, incarico che non prevede comunque responsabilità di governo del Dicastero. Nessuna accusa di abuso sessuale era emersa al momento della nomina ad assessore. Le accuse di abuso sessuale risalgono infatti a questo autunno». In ogni caso, durante l’investigazione previa, mons. Zanchetta, si asterrà dal lavoro in Vaticano.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_zanchetta_abusi_sessuali_apsa-4209457.html