Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abusi sessuali

    In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abusi sessuali

    E in molti casi non ha nemmeno indagato né riferito le accuse alle autorità

    In Illinois la Chiesa Cattolica non ha divulgato i nomi di più di 500 preti accusati di abuso sessuale su minori, ha detto la procuratrice generale dello stato, Lisa Madigan. Nel rapporto preliminare pubblicato in questi giorni dall’ufficio del procuratore generale dell’Illinois si legge che i vescovi delle sei diocesi in cui è diviso lo stato sono stati incapaci di investigare all’interno delle loro congregazioni e che «non risolveranno la crisi degli abusi sessuali del clero da sole». I preti accusati di abusi in Illinois sono circa 690, ma finora solo 185 nomi sono stati resi pubblici. I vescovi hanno detto di non aver riscontrato prove credibili e sufficienti per ritenere colpevoli gli altri 500.

    Il rapporto è l’ultimo di una serie di tentativi per rendere la Chiesa Cattolica negli Stati Uniti responsabile delle azioni dei suoi sacerdoti. A ottobre è stata aperta un’inchiesta federale sugli abusi sessuali commessi in Pennsylvania da 301 preti cattolici nei confronti di oltre mille bambini nel corso di 70 anni e insabbiati dai vescovi. Gli abusi erano stati denunciati da un rapporto della Corte Suprema dello stato lo scorso agosto. A differenza di quello della Corte Suprema della Pennsylvania, però, il rapporto di Madigan non nomina nessuno dei preti accusati, né accusa i vescovi di negligenza: l’obiettivo principale era mostrare il divario enorme tra il numero di testimonianze di abusi riportate dalle vittime che si erano rivolte alla Chiesa e il numero di accuse che la Chiesa ha ritenuto credibili.

    Secondo quanto ha scritto il New York Times, tre quarti del clero accusato non sarebbe stato indagato, o nel caso fosse stato indagato, le diocesi non avevano mai convalidato le accuse evitando di riferirle alle autorità. Non sono stati indagati i preti deceduti o riassegnati ad altre diocesi, così come quelli che appartengono ad ordini religiosi – ad esempio i francescani, i maristi o i gesuiti – e che quindi non dipendono direttamente dalle diocesi. Inoltre il rapporto mette in evidenza una prassi comune tra le diocesi le quali non avrebbero ritenuto credibili le accuse quando portate avanti da una sola vittima. Dall’inizio delle indagini del procuratore generale, sono stati resi noti i nomi di altri 45 preti ritenuti colpevoli di aver abusato di minori, molti dei quali erano noti alle diocesi da anni.

    In una nota pubblicata in risposta al rapporto di Madigan, il cardinale Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, ha detto di essere profondamente dispiaciuto per il fallimento della Chiesa nell’affrontare «il flagello degli abusi sessuali del clero». Nella nota si legge anche che dalla «natura del rapporto non è facile discernere quanto delle denunce fatte possano essere applicate anche all’arcidiocesi di Chicago»: infatti le diocesi di Chicago e di Joliet – che si trova appena più a sud di quella di Chicago – sono state le uniche due diocesi dell’Illinois ad aver pubblicato le liste dei preti accusati di abusi sessuali prima che il procuratore generale aprisse una sua indagine. Ma «a livello generale tutte le diocesi hanno dei problemi», ha detto il procuratore generale.

    Madigan, che appartiene al Partito Democratico e che a gennaio lascerà l’incarico, ha detto di aver stilato il rapporto preliminare per dare «alle vittime degli abusi il senso che le loro accuse sarebbero state perseguite», ma anche come monito per i vescovi in vista del seminario che si terrà a gennaio proprio a Chicago, dove, per volontà di papa Francesco, si incontreranno circa 300 vescovi degli Stati Uniti per pregare e riflettere sul ruolo della Chiesa nello scandalo degli abusi sessuali sui minori. A gennaio Madigan verrà sostituita da un altro procuratore generale Democratico, Kwame Raoul, che ha detto di voler portare avanti l’indagine.

    https://www.ilpost.it/2018/12/20/illinois-chiesa-cattolica-abusi/

  • Gli abusi (nascosti) ai chierichetti del Papa in Vaticano

    Gli abusi (nascosti) ai chierichetti del Papa in Vaticano

    Le anticipazioni in esclusiva per Panorama dell’inchiesta sugli abusi subiti da alcuni giovani che servivano Messa in Vaticano

    Gianluigi Nuzzi – 

    Dopo sei mesi d’indagini riservatissime si sta per chiudere in Vaticano l’inchiesta sugli abusi sessuali che avrebbero subito alcuni chierichetti del Papa, alunni del pre-seminario san Pio X all’interno del piccolo Stato. L’istituto, voluto da Pio XII dal 1956, ospita gli studenti delle scuole medie inviati dalle diocesi di tutto il mondo per il cosiddetto «discernimento vocazionale», ovvero capire se esprimono una predisposizione al sacerdozio. A questi giovani, tra l’altro, è affidato un compito davvero privilegiato, ovvero quello del servizio liturgico nella basilica di san Pietro. Da qui l’appellativo di «chierichetti del papa», visto che spesso come piccoli ministranti servono le messe officiate dal pontefice in persona.

    I fatti risalgono al periodo tra 2010 e 2011. Di giorno gli alunni frequentavano la scuola privata parificata Sant’Apollinare nella Capitale, per poi ritirarsi nelle camerate del pre-seminario, ospitato nel corpo interno di palazzo san Carlo. Qui si sarebbero consumate le violenze ai danni di alcuni seminaristi minorenni. Uno scandalo emerso nel novembre del 2017, quando nel saggio Peccato Originaleveniva raccontata la storia di un ex alunno, il polacco Kamil Jarzembowski, entrato in collegio nel settembre del 2009 e che dall’estate del 2014 aveva denunciato alle autorità ecclesiastiche gli abusi dei quali sarebbe stato testimone oculare, compiuti ai danni di un suo compagno di stanza, un ragazzino che chiameremo Paolo. La vicenda si amplificò: altre vittime – tutte frequentanti l’ex seminario – si fecero avanti. In diverse interviste in tv vennero indicati almeno due «carnefici»: uno studente già grande, alloggiato anche lui nella struttura e che frequentava l’università, e un monsignore assai noto in curia e messo in disparte da Francesco poche settimane dopo la sua elezione a pontefice. Tutte accuse smentite da chi gestiva e gestisce il pre-seminario, ovvero l’opera don Folci di Como, e anche dalla diocesi di Como che aveva ricordato come le accuse nei confronti del seminarista presunto molestatore, ora sacerdote, fossero «già state oggetto di accertamento da parte delle competenti sedi ecclesiastiche» ed evidentemente ritenute infondate.

    la decisione di bergoglio

    Invece, negli ultimi mesi, la nuova indagine ha preso consistenza, grazie anche alla denuncia penale presentata a marzo scorso proprio da Paolo. Il promotore di Giustizia, Gian Piero Milano, con l’aggiunto Roberto Zanotti, entrambi docenti universitari in atenei italiani, hanno sentito decine e decine di testimoni (in tutto circa 30) tra presunte vittime e potenziali carnefici, chierichetti testimoni, sacerdoti confessori e monsignori. Nel fascicolo sono finite anche numerose lettere di denuncia scritte da Jarzembowski a cardinali e alti prelati (da Angelo Comastri a Giovanni Angelo Becciu), dvd di puntate di programmi televisivi che seguirono la storia (da Quartogrado alle Iene) e persino alcune registrazioni con testimonianze e accuse. Il procedimento si è così sviluppato ipotizzando diversi reati (dagli abusi sessuali all’omissione di atti d’ufficio al favoreggiamento) a carico di più persone. Sui nomi degli indagati c’è ancora il massimo riserbo, anche se è destinato a durare poco. Appena conclusa l’indagine, questione ormai di giorni se non di ore, il promotore di Giustizia chiederà o l’archiviazione o il processo. Sarà poi il tribunale vaticano a decidere anche se in curia è chiaro che l’ultima parola sullo sviluppo processuale di questa storia imbarazzante sarà quella pronunciata da Bergoglio. Essendo il Papa monarca assoluto nel piccolo Stato, a lui spetta la decisione finale. 

    vittime e carnefici 

    Di certo l’indagine conquista alcuni rilevanti primati. Innanzitutto è la prima che viene condotta su diversi episodi che si sarebbero tutti consumati non in qualche polveroso sottoscala di oratori di provincia, ma addirittura all’interno delle mura leonine, negli inviolati sacri palazzi, cuore pulsante della curia romana. L’altro primato riguarda certamente la profondità degli accertamenti svolti. Francesco ha chiesto che venisse portato avanti un accertamento non di facciata ma approfondito, senza sconti e indulgenze.

    Si è quindi partiti proprio dalla lunga testimonianza di Kamil, sentito più volte come testimone in Vaticano: «A settembre 2011, cioè al mio rientro in Vaticano dopo le vacanze estive, il rettore mi assegnò una stanza-dormitorio da dividere con Paolo, anch’egli alunno del pre-seminario. Nel corso dell’anno scolastico 2011/2012 e, più precisamente, dalla fine del mese di settembre 2011 fino all’inizio del mese di giugno 2012, sono stato testimone di atti sessuali che Antonio (nome di fantasia, ndr) esigeva da Paolo, atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle ore 23. Antonio, dopo che tutti gli altri alunni si erano già coricati, accedeva nella stanza-dormitorio condivisa da me e Paolo. Qui avvenivano rapporti di sesso orale, mentre, alcune volte, i due si recavano insieme nella stanza di Antonio per proseguire il rapporto».

    Altri episodi si sarebbero consumati ai danni di un altro ragazzo, vittima di abusi a casa di un potente monsignore che, pur non essendo nell’organico del Pio X, aveva modo di frequentare gli allievi dell’istituto e di adescarli. Questo stando almeno alla presunta vittima che ha raccontato in tv delle vessazioni subite e di come pur essendo trascorsi diversi anni dai fatti, ancora oggi si fa numerose docce al giorno, come per «pulire» quel senso profondo di vergogna. Quest’ultima vittima ha tra l’altro anche tentato più volte il suicidio, mentre il presunto carnefice ancora oggi è monsignore e frequenta liberamente i sacri palazzi.

    Servirà L’incontro al vertice di febbraio?

    La decisione sul futuro di questa inchiesta cade in un momento assai particolare, essendo in Vaticano il tema della pedofilia sempre più di attualità, dopo gli esposti su presunte coperture presentate da monsignor Carlo Maria Viganò la scorsa estate. In più sono ormai in corso i preparativi per gli incontri che si terranno a Roma dal 21 al 24 febbraio 2019, quando Francesco incontrerà i presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo per discutere proprio della questione della pedofilia e della protezione dei minori. Un appuntamento senza precedenti, visto che gli alti prelati saranno chiamati proprio a studiare misure efficaci ad arginare il fenomeno della pedofilia nella Chiesa.

    Misure non solo sociali, di diritto canonico ma anche penali. C’è poi da colpire quella rete di protezioni, insabbiamenti che hanno spesso garantito l’impunità ai molestatori e ai violentatori. Un sistema «Spotlight», dal nome del recente film e ben raccontato di recente proprio su Panorama da Antonio Rossitto. Del resto solo qualche settimana fa è stato Georg Ganswein, storico collaboratore di Benedetto XVI, a paragonare per gravità questa piaga all’11 settembre quando Al Qaida attaccò le Torri gemelle a New York: «La Chiesa» ha spiegato «guarda con sconcerto al proprio “11 settembre”, anche se questa catastrofe purtroppo non è avvenuta in una sola data, ma in tanti giorni, mesi, anni, che hanno creato innumerevoli vittime. Non fraintendetemi: non confronto né le vittime né gli abusi con le 2.996 persone che persero la vita in quegli attentati. Nessuno sinora ha attaccato la Chiesa cattolica con aerei passeggeri, la basilica di San Pietro è ancora in piedi, e tuttavia tutte queste anime ferite mortalmente, per noi sacerdoti è un messaggio più terribile della notizia che fossero crollate tutte le chiese della Pennsylvania e la Basilica del santuario nazionale dell’Immacolata concezione di Washington».

    È anche vero che la celebrazione di un simile processo non ha precedenti nella storia d’Oltretevere, a eccezione di quando nel settembre del 2014 venne arrestato e processato l’ex nunzio Jozef Wesolowski, sotto inchiesta per pedofilia. In verità, quella storia si concluse ancor prima di iniziare. Infatti, rinviato a giudizio il 15 febbraio del 2015, Wesolowski ebbe un malore tanto da rinviare la prima udienza, che si sarebbe dovuta celebrare nel luglio successivo. Ma il processo non ebbe mai luogo perché il nunzio morì nella sua stanza del collegio dei penitenzieri nella sera del 27 agosto 2016 per un problema di cuore. Dovesse essere celebrato un processo sarebbe quindi, di fatto, la prima volta. 

    https://www.panorama.it/news/cronaca/gli-abusi-nascosti-ai-chierichetti-del-papa-vaticano/

  • Il card. Pell condannato per abusi e atti osceni. Per ora solo “voci”, ma il papa lo estromette dal C9

    Il card. Pell condannato per abusi e atti osceni. Per ora solo “voci”, ma il papa lo estromette dal C9

    39624 MELBOURNE-ADISTA. Era da tempo che il cerchio si era stretto intorno al card. George Pell, già arcivescovo di Melbourne (1996-2001) e poi di Sydney (2001-2014), prefetto della Segreteria per l’Economia del Vaticano nonché uno dei cardinali che facevano parte del C9, l’organismo più vicino al papa. Accusato di copertura di abusi, ma successivamente anche di pedofilia, il cardinale sarebbe stato ora dichiarato colpevole da una Corte di Melbourne: secondo quanto riporta, tra gli altri, Vatican Insider, stando a informazioni trapelate in Australia, martedì 11 dicembre, dopo alcuni giorni di deliberazioni, una giuria composta da 12 persone, all’unanimità, lo avrebbe condannato sulla base di 5 capi d’accusa: quattro per atti osceni in luogo pubblico, uno per una violenza nei confronti di un minore, nel 1996 (v. Adista Notizie nn. 20, 22, 25, 36/17; 10, 17, 38/16). Non c’è modo di saperne di più: il processo, iniziato il 7 novembre scorso, si è svolto infatti lontano dai media su esplicita richiesta della Corte in virtù di un suppression order, una prescrizione del giudice che vieta qualsiasi copertura mediatica in Australia, emessa allo scopo di non influenzare la Corte che dovrà dibattere le accuse su Pell in un secondo processo, che verrà celebrato il prossimo marzo; le scarne notizie trapelate sono girate su siti internet e sui social network. Il procedimento giudiziario appena concluso faceva seguito a un primo, svoltosi a settembre ma risoltosi con un nulla di fatto, per mancanza di consenso all’interno della giuria.

    Pell, in Australia dal 2017 per ordine della polizia del Paese, era stato rinviato a giudizio il 1° maggio (v. Adista Notizie n. 17/18); è stato in quell’occasione che la Corte ha deciso che i processi sarebbero stati due, dal momento che i fatti addebitati risalivano a due momenti molto diversi, agli anni ‘70 e agli anni ‘90.

    Questo primo processo, dunque, è quello che si riferisce agli eventi più recenti, ossia all’abuso sessuale di due ragazzini del coro della Cattedrale di St. Patrick, a Melbourne. Nel corso delle 4 settimane sono comparsi a testimoniare, davanti alla giuria, figure chiave che erano presenti all’epoca nel contesto in cui l’abuso si è svolto: l’ex maestro delle cerimonie della Cattedrale, l’ex organista e compagni delle vittime. La sentenza verrà ufficializzata il prossimo 4 febbraio, e fino a quella data il cardinale sarà tenuto in custodia, anche se sarà probabile un appello da parte della sua difesa.

    La decisione del papa

    Molto sotto le righe è stata la reazione in Vaticano. Il 12 dicembre, il portavoce della Sala Stampa vaticana Greg Burke ha informato sul briefing del C9 appena concluso, affermando semplicemente che «tenendo anche conto dell’avanzata età di alcuni membri, il Santo Padre Francesco, alla fine di ottobre, ha scritto ai cardinali George Pell, Francisco Javier Errázuriz e Laurent Monsengwo Pasinya, ringraziandoli per il lavoro da loro svolto in questi cinque anni. Considerata la fase del lavoro del Consiglio, non è prevista la nomina di nuovi membri al momento». Interrogato dai giornalisti sull’affare Pell, Burke ha detto che la Santa Sede «ha il massimo rispetto per l’autorità giudiziaria australiana», che è consapevole che vi è «un provvedimento in atto» che «impone il silenzio» e che si intende rispettare».

    Certo è che, nei mesi passati, contro Pell si è accesa una intensa campagna mediatica, culminata con il libro della giornalista della Cnn Louise Milligan – fatto ritirare immediatamente dagli avvocati difensori di Pell – che raccontava la parabola dell’assistito, la sua straordinaria carriera, che lo ha portato a essere, dall’Australia, uno degli uomini più potenti della Chiesa.

    Ordinato sacerdote a Ballarat nel 1966, fu mandato a studiare a Oxford: ne tornò come un guerriero conservatore protetto da Bob Santamaria, giornalista cattolico conservatore molto potente in Australia fin dagli anni ’40. Da lì cominciò la sua ascesa “politica”: nel 1974 preside dell’Aquinas Teachers College, dal 1978 molto ben visto dal nunzio apostolico Luigi Brambilla, a sua volta legato a Santamaria; nel 1985 rettore del seminario di Ballarat. Due anni dopo fu scelto da Roma come ausiliario dell’arcivescovo di Melbourne Frank Little. Per la sua provata ortodossia, nel 1990 viene nominato membro della Congregazione per la Dottrina della Fede, all’epoca guidata dal card. Joseph Ratzinger; in seguito fa il suo accesso nella Congregazione per i Vescovi, decidendo, di fatto, ogni nomina episcopale in Australia nei successivi due decenni; grazie alla sua frequentazione della Curia romana, la messua carriera vive una decisa accelerazione. Nel gennaio 1996, il Vaticano lo pone alla guida dell’arcidiocesi di Melbourne; nel 2001 diventa arcivescovo di Sydney, cardinale nel 2003, e riesce a traghettare la sua fama anche nel pontificato Bergoglio: membro del C9 nel 2013, segretario dell’Economia in Vaticano nel 2014. Fino a quando si è aperta la voragine degli abusi sessuali sotto i suoi piedi. Nel 2016, la Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse – Commissione d’inchiesta sulle risposte delle istituzioni agli abusi sessuali a minori – lo interroga in video-conferenza per una settimana, avendo Pell rifiutato di recarsi in Australia per motivi di salute, ma a quell’epoca le accuse riguardavano presunti insabbiamenti di casi di pedofilia. Pur dichiarandosi assolutamente innocente, Pell aveva ammesso che «la Chiesa in Australia ha gestito in modo sbagliato le cose e ha fallito con le persone». L’anno dopo, però, la situazione è deflagrata: il cardinale era stato incriminato dalla polizia dello Stato di Victoria per abusi sessuali su minori perpetrati negli anni ‘70 e ha dovuto, questa volta, recarsi nel suo Paese. Dove, peraltro, dato il clima incandescente e ostile nei suoi confronti, è costretto a vivere nascosto.

    E il C9 diventa C6

    L’annuncio di Burke fa comprendere anche che è stata formalizzata la rinuncia alla partecipazione al C9, oltre che di Pell, anche del card. Francisco Javier Errázuriz, arcivescovo emerito di Santiago, che di recente era venuto in Vaticano per “accomiatarsi” dal papa (v. Adista Notizie n. 40/18): in Cile, infatti, è sotto processo per aver coperto l’abusatore seriale e ormai ex-sacerdote Fernando Karadima, ma dovrà essere giudicato anche per aver mentito alla giustizia, alla quale non ha mai detto che fu lui a chiedere al “procuratore” diocesano di non interrogare l’“orco” – per «rispetto» nei suoi confronti – e di chiudere le indagini su di lui. E ad andarsene dal C9 è anche il card. Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo emerito di Kinshasa, in Congo: lui sì, davvero, soltanto per raggiunti limiti di età. Il Consiglio dei cardinali si ritrova dunque a quota -3, ma il papa non intende sostituire i fuoriusciti

    Assolto Wilson

    Sempre in Australia, è stata invece annullata la condanna dell’ex arcivescovo di Adelaide mons. Philip Wilson per aver coperto gli abusi sessuali su minori da parte di un prete pedofilo nella regione del New South Wales: il giudice della Corte distrettuale di Newcastle Roy Ellis ha confermato l’appello di Wilson contro la sua condanna dicendo che c’era ragionevole dubbio che il sacerdote avesse commesso il crimine. Wilson, 68 anni, aveva scontato quasi quattro mesi agli arresti domiciliari; ha sempre negato di essere stato a conoscenza dei crimini di un prete pedofilo, Jim Fletcher, negli anni ‘70, affermando sotto giuramento di non aver mai ricevuto la denuncia di due chierichetti di essere stati abusati. Forse, tuttavia, ad aver influenzato l’esito del processo potrebbe essere stata la sua condizione di malato alla prima fase di Alzheimer. Fletcher nel frattempo è morto (2006) mentre scontava una pena di otto anni.

    https://www.adista.it/articolo/60405

  • La condanna del don abusatore svela i peccati della curia

    La condanna del don abusatore svela i peccati della curia

    Dalle motivazioni per la pena (6 anni e 4 mesi) inflitta a Galli emergono violazioni al diritto canonico da parte della diocesi

    di Giorgio Gandola

    “Il comportamento delle autorità ecclesiastiche milanesi non ha suscitato nel pm alcun impulso a esercitare l’azione penale”. L’assoluzione, o meglio la benedizione laica, arriva dal giudice del tribunale di Milano, Ambrogio Moccia, che nelle motivazioni (durissime) della condanna a 6 anni e 4 mesi di don Mauro Galli per abuso sessuale su un parrocchiano minorenne, tiene a distinguere e a difendere il ruolo dell’allora vicario episcopale, Mario Delpini, oggi arcivescovo della metropoli lombarda.

    Lui che pur avendo testimoniato alla polizia “mi furono subito segnalati presunti abusi sessuali compiuti durante la notte” non aveva posto le basi per un’immediata indagine canonica; lui che da diretto superiore di don Galli si era limitato a spostarlo da Rozzano a Legnano lasciandogli la responsabilità di gestire adolescenti (circostanza vietata dalle linee guida della Cei), era il convitato di pietra di questo processo. Ai margini, ovviamente senza alcuna responsabilità penale perché, a differenza che in molti Stati esteri, in Italia non c’è obbligo di denuncia da parte dei vescovi.

    Delpini rimane coinvolto in pieno nei richiami formali di papa Francesco e dei suoi predecessori, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, all’interno della famosa – e applicata a singhiozzo – tolleranza zero nei confronti non solo dei preti pedofili, ma anche dei vescovi che compiono omissioni nel caso di sacerdoti colpevoli di abusi sessuali sui minori. Sottolinea proprio Bergoglio, nel motu proprio Come una madre amorevole, che il diritto canonico prevede la rimozione dall’ufficio ecclesiastico per “cause gravi”. Il Pontefice precisa: “Tra le dette cause gravi è compresa la negligenza dei vescovi nell’esercizio del loro ufficio, in particolare relativamente ai casi di abusi sessuali compiuti su minori e adulti vulnerabili”.

    A sottolineare la gravità di ciò che accadde la notte del 21 dicembre 2011 nel lettone di don Mauro, dal punto di vista canonico, è lo stesso avvocato Mario Zanchetti nell’arringa processuale. Volendo difendere il suo assistito dal punto di vista penale, il legale ha spiegato in aula: “È del tutto evidente che aver preso nel letto un ragazzo di 15 anni e averlo abbracciato perché non cadesse non è una leggerezza, è una violazione estremamente seria della condotta che un educatore e un sacerdote deve tenere. È una cosa grave. Non è penalmente rilevante”, proseguì nell’arringa Zanchetti, “ma dal punto di vista ecclesiale è una cosa estremamente grave, che è costata a don Mauro Galli la carriera pastorale”.

    E ancora “Sono 15 anni che seguo la diocesi di Milano e sono 15 anni che a tutti i sacerdoti diventati sacerdoti anche in seminario dico che queste cose sono di una gravità inaudita. Un sacerdote non deve pensare di dormire nella stessa stanza con un ragazzo, figurarsi nello stesso letto”.

    Pesanti imbarazzi restano in vista del processo d’Appello. E deve averne avuti anche papa Francesco quando nel maggio scorso ha evitato di inserire monsignor Delpini, pur da lui molto stimato, fra i candidati per la nomina di 14 cardinali. Nessuna incertezza invece sulla sorte di don Galli, il comportamento del quale è stato definito “abominevole” nelle 21 pagine di motivazione della sentenza giudiziaria, che parla di atti di libidine, palpeggiamenti, tentativi di penetrazione come emerso dal dibattimento. Proprio la lunga elaborazione del ricordo di quei fatti da parte della vittima, per il tribunale è la prova della “sofferta spontaneità delle accuse”; la conferma di una “concupiscenza già sollecitata da un unilaterale impulso di attrazione fisica” sulla quale si pone l’aggravante dell’abuso “in qualità di ministro del culto cattolico”. Il procedimento canonico di questo “abominio” ha un solo accusato e si perde nelle nebbie.

    (trascrizione da La Verità del 22 novembre 2018)

  • Parole opere e omissioni, i Legionari di Cristo si sciacquano la coscienza sul caso di Vladimir Reséndiz Gutiérrez, sotto processo ma volato in Messico

    Parole opere e omissioni, i Legionari di Cristo si sciacquano la coscienza sul caso di Vladimir Reséndiz Gutiérrez, sotto processo ma volato in Messico

    Di seguito la nota stampa della congregazione.

    La Congregazione dei Legionari di Cristo fornisce le seguenti informazioni riguardo al caso Vladimir Reséndiz Gutiérrez, suo ex membro:

    1. Vladimir Reséndiz Gutiérrez, cittadino messicano, è entrato nel noviziato della Congregazione nel 1993. Ha emesso i voti perpetui nel 2001 ed è stato ordinato sacerdote nel 2006.

    2. La prima accusa di abuso sessuale contro Vladimir Reséndiz Gutiérrez è stata ricevuta dalla Congregazione il 6 marzo 2011. L’accusa faceva riferimento a fatti accaduti tra il 2006 e il 2008 nel seminario minore della Congregazione a Gozzano in provincia di Novara (Italia). Reséndiz, quando ha ricevuto la prima accusa risiedeva in Venezuela.

    2.1. L’8 marzo 2011 la notizia di questa denuncia è giunta alla direzione generale.

    2.2. Il 10 marzo 2011, Vladimir Reséndiz Gutiérrez venne rimosso dal ministero che stava svolgendo nel seminario minore in Venezuela e dal suo lavoro pastorale con i minori.

    2.3. Il 18 marzo 2011, dopo essere stato interrogato dal suo superiore religioso, venne ritirato dal suo ministero sacerdotale attivo.

    2.4. Il 27 giugno 2011, dopo aver reperito le informazioni necessarie, la Legione di Cristo ha presentato il caso di Vladimir Reséndiz alla Congregazione per la Dottrina della Fede.

    3. Nell’aprile 2013 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha decretato la perdita dello stato clericale di Vladimir Reséndiz che, da quel momento ha cessato di essere un membro della Legione di Cristo.

    4. Attualmente, in Italia sul caso ci sono due processi penali in corso presso il tribunale di Novara, sui quali non è stata pronunciata nessuna sentenza:

    4.1. Un processo penale contro Vladimir Reséndiz per abusi su minori.

    4.2. Un altro processo, contro alcuni membri della Congregazione e altre persone, per un intento di estorsione contro la famiglia di uno dei minori, per il quale gli accusati si sono dichiarati innocenti.

    La Congregazione, non appena il tribunale competente emetterà la sentenza o un’altra disposizione, ne darà informazione.

    5. La Congregazione, profondamente dispiaciuta, chiede perdono a chi ha sofferto di abusi per tutto il dolore causato, sapendo che questa richiesta di perdono non sarà mai sufficiente per sanare le profonde ferite causate. Riconosciamo che un abuso, indipendentemente dalla sua natura, causa un dolore profondo e danneggia chi lo ha subito, la sua famiglia e anche la Chiesa.

    6. Consapevoli della nostra responsabilità come parte della Chiesa e per la nostra storia istituzionale, siamo fermamente impegnati nello sviluppo di una politica esigente di ambienti sicuri, contro abusi sessuali per minori e adulti vulnerabili che sono in contatto con persone che partecipano alle nostre attività apostoliche, educative e pastorali. Per questo ci impegniamo, inoltre, ad accompagnare i nostri seminaristi in un discernimento maturo durante il loro periodo di formazione per assicurare, per quanto possibile, una vita di fedeltà alla vocazione sacerdotale cattolica.

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  • La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

    Vi propongo una inchiesta di Michelle Boorstein del The Washington Post che delinea la figura dell’ex card. Theodore McCarrick e degli abusi sessuali negli Stati Uniti.

    Eccola nella mia traduzione.

     Sabino Paciolla

    Nel novembre 2000, un sacerdote di Manhattan si era stufato dei segreti che conosceva di un arcivescovo di nome Theodore McCarrick e decise di dirlo al Vaticano.

    Per anni, il reverendo Bonifacio Ramsey aveva sentito dai seminaristi che McCarrick li stava spingendo a dormire nel suo letto. Gli studenti gli dissero che non erano stati toccati, ma comunque, secondo lui, era un comportamento del tutto inappropriato e irresponsabile – specialmente per il nuovo arcivescovo di Washington.

    Ramsey chiamò l’allora ambasciatore del Vaticano, l’arcivescovo Gabriel Montalvo, il quale implorò il sacerdote di scrivere l’accusa perché potesse essere inviata a Roma. “Manda la lettera!“. Chiese Montalvo, ricorda Ramsey.

    Non ricevette mai risposta da Montalvo, e da allora Ramsey distrusse la copia della sua lettera del 2000, ha detto.

    “L’ho pensato come segreto e in qualche modo anche sacro – qualcosa da non divulgare“, ha detto Ramsey al Washington Post. Non è stata la questione di un chierico che occasionalmente “scivolava” riguardo al voto del celibato a scioccare Ramsey, che crede che sia una cosa comune. E’ stata la natura ripetuta e non consensuale delle accuse nei confronti di McCarrick.

    Da quando Papa Francesco ha sospeso McCarrick quest’estate per aver palpeggiato un chierichetto e molti chierici sono stati accusati di aver coperto McCarrick, è stato piazzato un riflettore sull’unico posto con l’autorità di sovrintendere a un cardinale: il Vaticano.

    Ci sono ancora molte più domande che risposte sul ruolo di Roma. A chi è stato detto del problema e cosa è stato detto? Quelle discussioni furono mai trasmesse ai papi Francesco e Benedetto? E, infine, se i pontefici sapevano di quello che stava succedendo, cosa hanno fatto, se non altro?

    La lettera di Ramsey del 2000 a Montalvo, morto da allora, è il primo rapporto noto al Vaticano su McCarrick, che solo un paio di mesi dopo è salito ai vertici del cattolicesimo come cardinale.

    Ma i rapporti sul suo comportamento continuarono, e le accuse divennero sempre più gravi. Oltre a Ramsey, almeno altre tre persone inviarono lettere agli ambasciatori del Vaticano – chiamati nunzi (apostolici, ndr). Tra questi, il noto sacerdote-psicologo Richard Sipe e due vescovi del New Jersey, Paul Bootkoski e John Myers.

    Il rapporto più completo su ciò che può essere accaduto alle comunicazioni su McCarrick una volta entrate in Vaticano è stato quello dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, un ex ambasciatore negli Stati Uniti, che ha sganciato una bomba a fine agosto. Viganò ha scritto che un certo numero di alti funzionari vaticani – tra cui i papi Benedetto e Francesco – erano stati informati del presunto comportamento scorretto di McCarrick.

    Da quando Viganò ha pubblicato il suo resoconto, in gran parte non verificato, su diversi siti conservatori, la maggior parte delle persone in esso citate hanno rifiutato di commentare. Almeno uno, monsignor Jean-François Lantheaume, che lavorava presso l’Ambasciata degli Stati Uniti in D.C., ha risposto alla lettera, dicendo, senza dare ulteriori dettagli, che esso è vero.

    Domenica scorsa (il 7 ottobre 2018, ndr), un cardinale (Marc Ouellet, ndr), nella prima risposta diretta del Vaticano alle accuse che papa Francesco fosse a conoscenza e abbia nascosto la presunta cattiva condotta sessuale (di McCarrick, ndr), ha descritto quelle affermazioni come “un complotto politico che non ha alcuna base reale”.

    La lettera, scritta dal cardinale canadese Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei vescovi del vaticano, diceva che era “incredibile e senza fondamento” accusare Francesco di “aver coperto consapevolmente il caso di un presunto predatore sessuale“. Ouellet – che, come Lantheaume, è stato nominato nella lettera come persona a conoscenza delle azioni di McCarrick – ha raffigurato Viganò come pieno di amarezza e deluso a causa della sua carriera (mancata, ndr) all’interno della Santa Sede e ha detto di essere in “ribellione aperta e scandalosa“. Ouellet lo ha anche accusato di sfruttare il più ampio scandalo degli abusi sessuali del clero negli Stati Uniti come un modo per sferrare “un colpo immeritato e inaudito” sul Papa.

    Attraverso decine di interviste, documenti e post pubblicati sul blog dell’epoca, The Washington Post ha messo insieme un resoconto dettagliato sull’origine e la natura delle denunce al Vaticano su McCarrick. Il racconto dietro le denunce, di cui almeno tre nel 2000 o più tardi, illustra anche il grande valore attribuito al rispetto della gerarchia all’interno della Chiesa cattolica, il silenzio e la segretezza intorno al tema dell’attività sessuale dei sacerdoti e l’estrema opacità della burocrazia vaticana – fattori che hanno contribuito a far sì che le accuse contro McCarrick rimanessero nascoste per così tanto tempo.

    “La curia porta la disfunzione a un livello completamente nuovo”, ha detto Tom Doyle, che ha lavorato presso l’Ambasciata del Vaticano negli anni ’80 come sacerdote ed esperto di diritto canonico e che ora lavora come difensore dei sopravvissuti agli abusi del clero.

    Doyle dice di credere che gli ambasciatori negli anni ’90 e all’inizio del 2000 a volte hanno ignorato le comunicazioni sugli abusi sessuali perché l’argomento era nuovo ed esplosivo, e meno tracce cartacee c’erano e meglio era. L’ambasciata del Vaticano a Washington è la prima tappa per le denunce all’interno della Chiesa americana.

    Montalvo, in particolare, “ha semplicemente ignorato tutte le comunicazioni che ha ricevuto sugli abusi sessuali sui bambini“, ha detto Doyle.

    I documenti inviati ai nunzi sono stati molto probabilmente – anche se non sempre – inoltrati al segretario di Stato, presso il Vaticano a Roma, ma spettava a quell’ufficio determinare quali di quelle informazioni dovessero essere trasmesse al pontefice, secondo gli esperti a conoscenza del funzionamento (della burocrazia, ndr) del Vaticano. La Chiesa non condivide abitualmente informazioni sulle comunicazioni interne con laici cattolici o giornalisti.

    Le lamentele su McCarrick inviate da Ramsey, Bootkoski, Myers e Sipe sono entrate in questo oscuro sistema, e i loro viaggi all’interno del Vaticano rimangono per lo più un mistero.

    “Inviami la lettera”.

    Ramsey si assunse un grosso rischio come sacerdote nel novembre 2000, il giorno dopo che Papa Giovanni Paolo II nominò McCarrick arcivescovo di Washington. Il ruolo (specialmente in quella sede, centro della vita politica statunitense, ndr), una delle posizioni più importanti del cattolicesimo americano, garantisce praticamente la berretta rossa di cardinale e il potere indiscusso che ne consegue.

    Ramsey ha detto al Washington Post che chiamò Montalvo per condividere ciò che sapeva. Ramsey era professore di un seminario nel New Jersey quando McCarrick era arcivescovo. Stava condividendo (in quel periodo, ndr) ciò che gli avevano detto i suoi seminaristi.

    Ha detto di aver descritto la situazione al telefono e di aver chiesto se Montalvo avrebbe accettato di ricevere una lettera sull’argomento; l’ambasciatore gli disse di sì. Ramsey ha detto che il giorno dopo era spaventato, e che chiamò Montalvo per dire che aveva avuto dei ripensamenti. E se avessero spifferato a McCarrick che lui aveva condiviso le accuse?

    “Mi mandi la lettera, mi mandi la lettera“, lo esortò con forza Montalvo, ha detto Ramsey. “Cosa pensa che siamo degli stupidi?“.

    Ramsey ha detto di aver inviato la lettera a Montalvo, ma non ha mai ricevuto alcun avviso di ricevimento. Anche se Ramsey ha distrutto la sua copia della lettera, dice che il suo contenuto era simile a quello di una nuova lettera che in seguito ha inviato, nel 2015, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Sean O’Malley, capo della Commissione sugli abusi sessuali clericali istituita da Papa Francesco. In quella lettera, che Ramsey ha condiviso con The Washington Post, ha espresso preoccupazione per “una forma di abuso sessuale – molestie sessuali – intimidazione o forse anche solo altamente immorale“.

    Qualche settimana fa, Ramsey ha detto di aver scoperto nei suoi documenti una lettera del 2006 del cardinale Leonardo Sandri, ora capo del collegamento del Vaticano per le Chiese cattoliche in Nord Africa e Medio Oriente. Quella lettera, riportata per la prima volta dal Catholic News Service, sembra confermare che gli alti prelati a Roma avessero ricevuto la nota di Ramsey sulla questione del letto che veniva condiviso (da parte di McCarrick, ndr).

    In quella lettera, Sandri chiede informazioni su un candidato che ha frequentato il seminario di Ramsey. Sembra che Sandri abbia chiesto se il candidato fosse coinvolto nelle accuse su McCarrick.

    “Chiedo con particolare riferimento alle gravi questioni che coinvolgono alcuni degli studenti del Seminario dell’Immacolata Concezione, che nel novembre 2000 lei è stato così gentile da portare all’attenzione di Montalvo in modo confidenziale“, scrive Sandri.

    Nella lettera di Viganò, dice Montalvo e il suo sostituto a Washington, Pietro Sambi – morto nel 2011 – “non ha mancato di informare immediatamente la Santa Sede” della lettera di Ramsey, eppure non offre dettagli e prove.

    Alcuni cattolici hanno messo in dubbio la credibilità di Viganò, un conservatore anti Francesco il cui curriculum personale sulla gestione dei casi di abuso del clero è stato oggetto di esame.

    A Roma, Sandri e una suora che lo accompagnava ha detto a The Washington Post il mese scorso che non avrebbe parlato di nulla di quello di cui era a conoscenza sulle lamentele su McCarrick.

    “Mai, mai“, ha detto la suora che camminava con Sandri a The Washington Post.

    “Oh, beh, Dio solo sa del futuro”, ha detto Sandri con una risata. Ma “nessuno parlerà. È una questione di prudenza, di saggezza“.

    Molte più accuse schiaccianti sarebbero arrivate.

    Le cause legali

    Negli anni ’90, secondo documenti ottenuti da The Washington Post, un sacerdote trentenne della diocesi di Metuchen (New Jersey, USA) ha riferito ai suoi superiori e agli specialisti della salute mentale che in passato era stato molestato e vittima di molestie sessuali, in seminario e dal “suo vescovo”. Mentre i documenti non citano McCarrick, una fonte che conosce molto bene il caso dell’uomo conferma che si trattava di McCarrick.

    Queste storie sono venute fuori attraverso la consulenza dopo che il sacerdote ha riferito ai suoi superiori di essere stato sessualmente coinvolto con due minori maschi. I consulenti, nel corso degli anni ’90, hanno stabilito che il sacerdote era stato vittima varie volte nella sua vita, non era un pedofilo e poteva essere rimandato al ministero.

    Ma dopo l’esplosione degli scandali di abusi all’inizio degli anni 2000, riferisce la fonte, il caso del sacerdote riemerse perché il nuovo vescovo del sacerdote – in un ambiente più consapevole, post-scandalo – riesaminò tutti gli archivi dei suoi sacerdoti, ed avendo visto le situazioni del sacerdote con i minori, cercò di farlo allontanare dal ministero.

    Questo fatto sconvolse gravemente il sacerdote, che fece causa.

    A metà degli anni 2000, il sacerdote raggiunse un accordo transattivo con le diocesi di Trenton, Metuchen e Newark, di cui sono trapelati i dettagli. Viganò ha sostenuto nella sua lettera (testimonianza, ndr) che il sacerdote stesso aveva inviato i dettagli “a circa 20 persone, tra autorità giudiziarie civili ed ecclesiastiche, polizia e avvocati“. Alcuni stralci – senza il nome del sacerdote – erano anche sul noto blog di Sipe e su altri blog cattolici della metà degli anni 2000 che circolano ancora oggi.

    I presunti episodi riportati negli stralci dell’accordo transattivo sono inquietanti. L’allora seminarista descriveva una battuta di pesca con McCarrick e due sacerdoti che si concludeva in una camera di motel con due letti matrimoniali. Egli descrive di essere stato osservatore angosciato mentre McCarrick e un altro sacerdote si accarezzavano “dalla testa ai piedi”, ridendo nel letto accanto. Ad un certo punto, il seminarista ha detto di aver incrociato lo sguardo di McCarrick, e, riferisce: “[McCarrick] mi ha sorriso, dicendo ‘sei il prossimo’. . . . Mi sono sentito male allo stomaco e mi sono rifugiato sotto le coperte“.

    In un altro stralcio dell’accordo transattivo pubblicato sul blog di Sipe, il seminarista ha detto che McCarrick lo convocò per accompagnarlo da Newark a New York City e di aver deviato in un appartamento in città per la notte. McCarrick, si legge nello stralcio dell’accordo transattivo riportato sul blog, è salito nel letto del seminarista e si è avvolto strettamente intorno al giovane, il quale descrive di essersi sentito “paralizzato” e di aver sentito male allo stomaco fino al punto che si è nascosto nel bagno e ha vomitato e pianto.

    L’uomo non ha risposto alle richieste di interviste da parte del The Washington Post. I funzionari diocesani di Newark e Metuchen, che nel 2006 gli hanno pagato 100.000 dollari, hanno rifiutato di commentare questo articolo, così come Barry Coburn, l’avvocato di McCarrick.

    Dopo che l’uomo è diventato sacerdote, alla fine è stato rimosso dal ministero a causa delle accuse che avevano coinvolto i due minori.

    Le diocesi del New Jersey hanno raggiunto l’accordo con quell’uomo, e un secondo ex sacerdote, Robert Ciolek, dice che McCarrick lo ha sottoposto a massaggi indesiderati sulle spalle. Questi risarcimenti sono stati resi pubblici proprio quest’estate, quando McCarrick è stato accusato per la prima volta di aver fatto del male a un chierichetto adolescente.

    Ma le diocesi ora dicono di aver riferito tutto al Vaticano.

    Bootkoski, che guidava la diocesi di Metuchen all’epoca dei due risarcimenti, ha rilasciato una dichiarazione il 28 agosto dicendo di aver chiamato Montalvo (il nunzio apostolico, ndr) e poi di avegli scritto di quelle due denunce contro McCarrick, nel dicembre 2005.

    Bootkoski e le diocesi di Metuchen e Newark hanno rifiutato di condividere con The Washington Post il testo specifico che ha inviato a Montalvo, ma hanno condiviso la lettera di presentazione.

    “In allegato trovate le informazioni di cui abbiamo parlato ieri“, (Bootkoski) scrive a Montalvo. “Se posso esserle di ulteriore aiuto in questa materia, non esiti a chiamarmi. Con sentimenti di stima personale, e i miei auguri di buon auspicio per un Avvento e un Natale benedetti“.

    Un portavoce dell’arcidiocesi di Newark, James Goodness, ha recentemente detto a The Washington Post che Myers, che ha lasciato l’incarico di arcivescovo nel 2016, ha detto anche all’ambasciatore vaticano (cioè al nunzio, ndr) dei due risarcimenti, ma ha rifiutato di dire quando o di fornire la comunicazione.

    Comportamento sessuale tra i sacerdoti

    Il linguaggio delle lettere, che rivela poca urgenza, indica un paradosso nel cuore della Chiesa: Perché tutti erano così tranquilli sui comportamenti sessuali di qualsiasi tipo tra i chierici che avevano fatto voto di castità?

    Il caso McCarrick rivela, tra l’altro, le contraddizioni non dette tra l’immagine dei sacerdoti come completamente celibi e la realtà degli uomini che a volte lottano con la loro sessualità. Alcuni esperti e chierici hanno paragonato i voti di castità dei sacerdoti a quelli delle coppie sposate che diventano infedeli. In altre parole, avviene il contatto fisico o sessuale tra sacerdoti. Ma non è chiaro quanto sia frequente e con quale frequenza sia non consensuale.

    Nel caso di McCarrick, ci sono accuse di comportamenti abusivi in corso. Ma nei decenni passati, le molestie o il comportamento sessuale tra adulti non hanno suscitato altrettanta preoccupazione rispetto agli abusi sui minori da parte dei sacerdoti.

    Anche così, la sessualità dei sacerdoti è stata in gran parte una terza corsia nella Chiesa, con scarso riconoscimento aperto della questione.

    Alcuni citano l’opera di Sipe (un monaco benedettino che in seguito ha lasciato l’abito talare, studioso, ndr), scomparso quest’estate ma che ha passato la sua vita a studiare il celibato nella Chiesa cattolica. Nel suo libro del 1990, “A Secret World“, basato su uno studio sui sacerdoti del periodo 1960-1985, Sipe sosteneva che ad un certo punto solo circa la metà dei sacerdoti erano celibi.

    Monsignor Stephen Rossetti, uno psicologo che studia e scrive sul benessere dei sacerdoti, dice che la Chiesa negli ultimi 15 anni circa è diventata gradualmente molto più severa sul celibato e disposta a discutere l’argomento.

    “Trent’anni fa il messaggio è stato confuso“, ha detto, sostenendo che McCarrick è la prova che le linee erano sfocate. “Abbiamo visto il disastro che ne è derivato“.

    Doyle dice che lo scandalo McCarrick è parte di un processo lungo anni del “mito dei sacerdoti che non hanno vite sessuali distrutte”. Ha detto che molti sacerdoti che conosce cercano di essere celibi, ma spesso falliscono. “E sono buoni sacerdoti”.

    Anche se aveva avvertito il Vaticano della presunta cattiva condotta di McCarrick, Sipe sembrava a volte deferente al sistema a cui ha dedicato la sua vita alla sfida.

    Il suo sito web contiene una lettera del maggio 2008 che dice di aver inviato a Papa Benedetto XVI.

    “Vostra Santità, io, Richard Sipe, mi avvicino a voi a malincuore per parlare del problema dell’abuso sessuale di sacerdoti e vescovi negli Stati Uniti“, ha scritto sul post che è stato ampiamente condiviso.

    Un caso, ha affermato, riguardava McCarrick.

    Sipe scrisse che quando insegnava al St. Mary’s Seminary & University di Baltimora, alla fine degli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 “un certo numero di sacerdoti” gli vennero a riferire che McCarrick li portava in varie case nella zona di New York/New Jersey “e dormiva con alcuni di loro“.

    Sipe ha citato i rapporti di un altro blogger relativi a tre ecclesiastici senza nome (uno un ex sacerdote) che non avevano avuto “nessun contatto sessuale“, ma che avevano condiviso un letto e successivamente avevano ricevuto biglietti e lettere da McCarrick.

    Sipe sembra anche citare, senza nomi o dettagli, la scena della stanza d’albergo che si è conclusa con il risarcimento del seminarista diventato prete.

    I post di Sipe spesso non includevano citazioni, ma quest’estate, prima di morire, ha detto al The Washington Post che aveva parlato con più persone che erano state coinvolte sessualmente con McCarrick, compreso il seminarista che in seguito ha ricevuto un risarcimento. Sipe ha rifiutato di identificare le persone per nome o di mettere in collegamento il Washington Post con loro.

    “Vostra Santità, dovete cercare e ascoltare le loro storie, come ho fatto io da molti sacerdoti sulla loro seduzione da parte di chierici di alto livello, e sulle terribili conseguenze nella loro vita“, scrive Sipe a Benedetto XVI.

    Un post del 2010 di Sipe dice che il caso del seminarista fu inviato alla sezione vaticana dell’enforcing-doctrine (dovrebbe trattarsi del ramo della Congregazione per la Dottrina della Fede, ndr), che supervisiona i casi di abuso del clero, “ma non ha ancora ricevuto risposta“, scrive Sipe (se ci si riferisce alla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora il prefetto era il card. Levada, ndr).

    La moglie di Sipe, Marianne Sipe, e Doyle, che ha lavorato a stretto contatto con Sipe, dicono che non ci sono prove che Benedetto abbia mai ricevuto le sue lamentele. C’è, tuttavia, una breve lettera datata 5 maggio 2008, dell’allora nunzio Sambi, che riconosce le accuse esplosive di Sipe su McCarrick.

    “Riconosco la sua gentile lettera, con allegato“, scrive Sambi in una lettera sul sito di Sipe. “Siate certi che la vostra corrispondenza indirizzata alla Santa Sede è stata trasmessa mediante la borsa diplomatica. Con cordiali saluti e auguri di preghiera, io sono, sinceramente vostro in Cristo”.

    (Stefano Pitrelli e Chico Harlan hanno contribuito da Roma)

    Fonte: The Washington Post

    La figura dell’ex card. McCarrick nell’inchiesta del Washington Post

  • Scandalo pedofilia, Papa Francesco: “Barca della Chiesa investita da venti contrari”

    Scandalo pedofilia, Papa Francesco: “Barca della Chiesa investita da venti contrari”

    Scandalo pedofilia sta travolgendo il Vaticano. Papa Francesco è seriamente preoccupato perché la Chiesa Cattolica, a suo dire, è investita da venti contrari. Durante l’udienza con i sacerdoti della diocesi di Creteil (Francia), il pontefice ha asserito: «Viviamo in un contesto in cui la barca della Chiesa è investita da venti contrari e violenti, a causa specialmente delle gravi colpe commesse da alcuni dei suoi membri».

    A loro ha detto che è importante «non dimenticare l’umile fedeltà quotidiana al ministero che il Signore permette di vivere alla grande maggioranza di coloro che ha donato alla sua Chiesa come sacerdoti!».

    Il papa sta lanciando appelli a tutti i fedeli del mondo a pregare per superare le divisioni nella Chiesa e per combattere più decisamente la piaga della pedofilia.

    L’11 settembre della Chiesa Cattolica, come ha dichiarato Padre Georg in merito ai tantissimi casi di pedofilia denunciati e insabbiati, sta facendo tremare il Vaticano. I casi di preti e vescovi pedofili giungono da ogni parte del pianeta. I casi di preti e vescovi pedofili nella Chiesa Cattolica stanno emergendo in questi ultimi tempi con grande eco mediatico in tutto il mondo, un po’ meno in Italia. In Cile è stata pubblicata la lista dei preti pedofili. Lo stesso dicasi in Germania.

    Alcuni giorni fa l’ex vittima di preti pedofili e fondatore della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, ha esposto durante una conferenza alla stampa estera quattro casi di pedofilia molto simili a quelli che si sono verificati negli Stati Uniti con la vicenda del cardinale abusatore McCarrick, denunciato dall’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò nel suo memoriale.

    I quattro casi riguardano il Pre-seminario vaticano Pio X, dove in circostanze mai chiarite si sarebbero sviluppati rapporti morbosi tra alcuni allievi, l’Istituto Provolo di Verona, il caso di don Mauro Galli della diocesi di Milano e quello di Silverio Mura, il parroco di Ponticelli della diocesi di Napoli spostato in una parrocchia del Nord Italia dal cardinale Crescenzio Sepe.

    https://www.igossip.it/attualita/scandalo-pedofilia-papa-francesco-barca-della-chiesa-investita-da-venti-contrari/

  • Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano Papa Francesco

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano Papa Francesco

    Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica: le vittime accusano di negligenza il papa. L’ex vittima di preti pedofili e fondatore della rete l’Abuso, Francesco Zanardi, ha esposto durante una conferenza alla stampa estera quattro casi di pedofilia molto simili a quelli che si sono verificati negli Stati Uniti con la vicenda del cardinale abusatore McCarrick, denunciato dall’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò nel suo memoriale.

    L’11 settembre della Chiesa Cattolica, come ha dichiarato Padre Georg in merito ai tantissimi casi di pedofilia denunciati e insabbiati, sta facendo tremare il Vaticano. I casi di preti e vescovi pedofili giungono da ogni parte del pianeta. I casi di preti e vescovi pedofili nella Chiesa Cattolica stanno emergendo in questi ultimi tempi con grande eco mediatico in tutto il mondo, un po’ meno in Italia. In Cile è stata pubblicata la lista dei preti pedofili. Lo stesso dicasi in Germania.

    La denuncia di Francesco Zanardi

    I quattro casi riguardano il Pre-seminario vaticano Pio X, dove in circostanze mai chiarite si sarebbero sviluppati rapporti morbosi tra alcuni allievi, l’Istituto Provolo di Verona, il caso di don Mauro Galli della diocesi di Milano e quello di Silverio Mura, il parroco di Ponticelli della diocesi di Napoli spostato in una parrocchia del Nord Italia dal cardinale Crescenzio Sepe.

    Per quanto riguarda il primo caso, Zanardi ha dichiarato: «Il presunto abusatore non è mai stato sanzionato e continua a fare il prete a Como. Anzi, all’inizio di quest’anno raccoglieva pure le iscrizioni per gli esercizi spirituali».

    Il secondo caso fa riferimento al 2014 quando una delegazione veronese di ex allievi sordi aveva incontrato personalmente Papa Francesco per consegnargli una lettera con dentro i nomi dei 25 sacerdoti presunti pedofili tra questi anche don Nicola Corradi che è attualmente in Argentina agli arresti. «Un prete che non è stato fermato dal Vaticano o dal Papa in base a questa segnalazione – ha sottolineato il fondatore della Rete L’abuso -, ma è stato lasciato alla direzione dell’istituto Antonio Provolo in Sudamerica finchè la magistratura argentina non lo ha arrestato».

    «Il terzo caso riguarda il sacerdote Mauro Galli che è stato condannato proprio due settimane fa a sei anni e 4 mesi – ha continuato – Questa vicenda è stata segnalata più volte al Vaticano e al Papa, tanto che esistono le lettere della Congregazione per la Dottrina della Fede che certificano che in Vaticano la cosa era nota. Malgrado questo, papa Francesco nel luglio 2017 invece che punire chi non ha vigilato, ha provveduto a nominare monsignor Mario Delpini arcivescovo di una delle diocesi più grosse d’Europa».

    «L’ultimo caso riguarda don Silverio Mura – ha affermato Zanardi – anche qui la vittima ha incontrato il Papa in Vaticano dopo 8 anni che denunciava questo prete. Gli abusi sono accaduti a Napoli. Questo prete lo abbiamo trovato nel febbraio di quest’anno in un paesino del Pavese sotto falso nome. La Chiesa lo ha mandato là anche se dopo essere stato scoperto il prete è di nuovo scomparso».

    https://www.igossip.it/attualita/scandalo-pedofilia-nella-chiesa-cattolica-le-vittime-accusano-papa-francesco/

  • Pedofilia, vittime accusano il Papa: anche in Italia 4 abusi simili al caso McCarrick

    Pedofilia, vittime accusano il Papa: anche in Italia 4 abusi simili al caso McCarrick

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano – Anche in Italia ci sono quattro casi di pedofilia, tutti transitati dal Vaticano, che non sarebbero stati trattati con la tolleranza zero promessa, ma con enorme negligenza. Un po’ come quello che è accaduto negli Stati Uniti con la vicenda del cardinale abusatore McCarrick, denunciato dall’ex nunzio negli Usa, Carlo Maria Viganò nel suo memoriale. Ad elencare i casi, tutti già noti alle cronache ma sui quali è calato il silenzio della Chiesa, è stata l’associazione internazionale di vittime di abusi di ecclesiastici «Eca Global», un acronimo che sta per Ending Clergy Abuse.

    A parlare è Francesco Zanardi, una ex vittima, fondatore della rete l’Abuso che in una conferenza alla stampa estera ha offerto un sommario resoconto delle vicende. Il primo caso è relativo al Pre-seminario vaticano Pio X, dove in circostanze mai chiarite si sarebbero sviluppati rapporti morbosi tra alcuni allievi; poi all’Istituto Provolo di Verona. E ancora: il caso di don Mauro Galli della diocesi di Milano e quello di Silverio Mura, il parroco di Ponticelli della diocesi di Napoli spostato in una parrocchia del Nord Italia dal cardinale Crescenzio Sepe. Papa Francesco pur avendo incontrato a Santa Marta la vittima del parroco di Ponticelli, ha dato il suo sostegno al cardinale Sepe confermandolo alla guida della diocesi di Napoli per altri due anni.

    Zanardi è partito dal caso del Preseminario (il collegio per ragazzi che è situato accanto a Santa Marta). Il Vaticano, ha detto, lo avrebbe insabbiato due volte. «Anzi il presunto abusatore non è mai sanzionato e continua a fare il prete a Como. Anzi, all’inizio di quest’anno raccoglieva pure le iscrizioni per gli esercizi spirituali».

    Il secondo caso è quello dell’istituto Provolo di Verona: nel 2014 una delegazione veronese di ex allievi sordi ha incontrato personalmente Papa Francesco per consegnargli una lettera con dentro i nomi dei 25 sacerdoti presunti pedofili tra questi anche don Nicola Corradi che attualmente è in Argentina agli arresti. «Un prete che non è stato fermato dal Vaticano o dal Papa in base a questa segnalazione, ma è stato lasciato alla direzione dell’istituto Antonio Provolo in Sudamerica finchè la magistratura argentina non lo ha arrestato».

    «Il terzo caso riguarda il sacerdote Mauro Galli che è stato condannato proprio due settimane fa a sei anni e 4 mesi. Questa vicenda è stata segnalata più volte al Vaticano e al Papa, tanto che esistono le lettere della Congregazione per la Dottrina della Fede che certificano che in Vaticano la cosa era nota. Malgrado questo, papa Francesco nel luglio 2017 invece che punire chi non ha vigilato, ha provveduto a nominare monsignor Mario Delpini arcivescovo di una delle diocesi più grosse d’Europa».

    Infine «l’ultimo caso – ha aggiunto Zanardi- riguarda don Silverio Mura: anche qui la vittima ha incontrato il Papa in Vaticano dopo 8 anni che denunciava questo prete. Gli abusi sono accaduti a Napoli. Questo prete lo abbiamo trovato nel febbraio di quest’anno in un paesino del Pavese sotto falso nome. La Chiesa lo ha mandato là anche se dopo essere stato scoperto il prete è di nuovo scomparso».

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_francesco_pedofilia_vigano_mccarrick_vaticano-4012174.html

  • Chiesa e pedofilia, chi ha paura del caso Italia

    Chiesa e pedofilia, chi ha paura del caso Italia

    di Federico Tulli – Troppi sacerdoti, tra il 4 e il 6 percento nell’arco di 50 anni (1950-2000), hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi». A rendere pubblica questa mostruosa percentuale riferendosi alla diffusione della pedofilia nella Chiesa cattolica Usa, non è stato un trinariciuto produttore di fake news anticlericali ma padre Hans Zollner, psicologo alla Gregoriana e membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori. Era il 21 agosto scorso e l’affermazione di Zollner pubblicata dall’agenzia dei vescovi Sir, è passata praticamente inosservata sotto i riflettori della stampa italiana (tranne un articolo del Corriere della sera), sebbene la percentuale fosse circa 20 volte superiore a quella ufficiale resa nota dalla Congregazione del clero che valuta un coinvolgimento di ecclesiastici in reati contro minori, pari al 3 per mille. Un dato, questo, che a sua volta è di mezzo punto superiore al tasso di diffusione della pedofilia nella popolazione italiana elaborato da Left in base ai dati Istat relativi alla popolazione carceraria. Colpisce ancor di più, ma non sorprende, il silenzio mediatico nostrano, se si pensa che Zollner ha fatto un esplicito e preoccupante riferimento all’Italia.

    «Non abbiamo dati precisi, ma sarebbe stupido pensare che in altri Paesi come l’Italia non sia accaduto lo stesso», ha detto l’esperto sacerdote e ha aggiunto: «Dal momento che i vescovi Usa hanno preso sul serio la lotta contro questo “male”, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi. Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato». Infine la stoccata: «La Chiesa italiana affronti il tema degli abusi sui minori o ne verrà travolta». Ebbene, vi chiederete, è accaduto qualcosa in questi 30 giorni? Come hanno reagito i vescovi? E papa Francesco? Il fautore della tolleranza zero, ha suggerito qualcosa a Bassetti, l’unico capo di Conferenza episcopale al mondo che il pontefice nomina direttamente? E la Cei per caso si è impegnata a rivedere le proprie linee guida inserendo per i vescovi l’obbligo di denuncia alla magistratura “civile”? La risposta è sempre la stessa. Cioè nessuna risposta. E sulle dichiarazioni di Zollner è calato velocemente il silenzio.

    Eppure di materiale preoccupante su cui impostare un serio lavoro di indagine, prevenzione e “pulizia” all’interno della Chiesa italiana, trasformando le dichiarazioni e le intenzioni, in fatti concreti, ce n’è a sufficienza. A cominciare dal corposo dossier sugli stupri avvenuti per decenni all’interno dell’istituto religioso per bambini sordomuti Provolo di Verona, che Left ha contribuito a portare alla luce sin dal 2010. «Si è molto parlato nelle scorse settimane del dossier Viganò» osserva Francesco Zanardi, presidente della onlus Rete L’Abuso che fa parte della rete internazionale Eca (Ending clergy abuse) impegnata nella tutela dei diritti delle vittime di pedofilia clericale. «Ha generato uno scandalo – prosegue Zanardi – che Bergoglio sapesse sin dal 2013 delle accuse nei confronti dell’ex arcivescovo di Washington e (suo) cardinale elettore Theodore McCarrick, e che non sia intervenuto se non cinque anni dopo accogliendone le dimissioni e disponendo per lui come punizione l’obbligo di ritiro in un luogo discretamente segreto per pregare e pentirsi. Ebbene, anche se la stampa italiana non ne parla, nel nostro Paese abbiamo quattro casi di insabbiamento praticamente identici a quello sollevato da mons. Viganò». Prima di approfondire la storia di Verona ci soffermiamo sugli altri tre. «Il più significativo – racconta il presidente di rete L’Abuso – chiama in causa non proprio indirettamente mons. Ladaria, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cioè l’ex Sant’Uffizio, l’organo della Santa sede deputato proprio al giudizio sulla “purezza dei sacerdoti”».

    Il nome di Ladaria spunta in relazione alla vicenda dei chierichetti della Basilica di S. Pietro abusati nel pre-seminario in Città del Vaticano (vedi Left del 18 novembre 2017), ma non per via delle indagini che dovrebbero esser svolte dai suoi magistrati. «Abbiamo scoperto che il sacerdote accusato degli stupri non solo non è mai stato sospeso nemmeno in via cautelativa dai suoi incarichi “pubblici” ma addirittura all’inizio dell’estate risultava essere l’incaricato alla raccolta delle prenotazioni per gli esercizi spirituali organizzati presso l’Opera Don Folci di Como. Esercizi condotti proprio dal prefetto del tribunale vaticano che dovrebbe indagarlo e nel caso giudicarlo: mons. Francisco Ladaria». Allo stato attuale, osserva Zanardi, le denunce sugli stupri al pre-seminario risultano insabbiate almeno tre volte dalla Santa sede: dopo le prime denunce di un ex seminarista testimone (costretto in seguito dai suoi superiori ad abbandonare la scuola per chierichetti); dopo il libro-scoop di Gianluigi Nuzzi, Peccato originale (Chiarelettere), che un anno fa ha portato la storia in pubblico; infine, a fronte della reiterata inerzia della Santa sede, dopo il nostro intervento come Rete L’Abuso finalizzato a evitare che siano poste in essere eventuali recidive, considerando che nemmeno la Procura della Repubblica ha avviato delle indagini sebbene la notizia abbia avuto notevole risonanza anche in televisione».

    Qui Zanardi si riferisce all’esposto-querela della onlus che presiede contro lo Stato italiano per la violazione della Convenzione di Lanzarote sui diritti dei minori e a quello depositato presso il Comitato Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza per la violazione della relativa Convenzione di cui il governo giallonero dovrà rispondere il 19 gennaio 2019 a Ginevra presso la sede delle Nazioni Unite (vedi Left del 31 agosto 2018). Nel dossier ci sono anche gli altri tre casi. «Quello di Milano che vede coinvolti due vescovi: mons. Mario Delpini e mons. Pierantonio Tremolada promossi rispettivamente arcivescovo di Milano e vescovo di Brescia da papa Francesco, sebbene ci siano delle denunce per “insabbiamento” di cui è a conoscenza anche Congregazione per la dottrina della fede». In particolare, spiega Zanardi, «sappiamo che lo stesso mons. Delpini ha dichiarato davanti alla Polizia di essere stato subito avvisato del fatto che un prete aveva “dormito” con un minore. E nonostante ciò lo ha comunque spostato in un’altra parrocchia ancora a contatto con dei minori». Nel mirino di Rete L’Abuso c’è poi l’annosa vicenda di don Silverio Mura. «La scorsa settimana la procura di Pavia ci ha convocato per un interrogatorio riguardo all’esposto fatto contro questo sacerdote. Il suo caso è emblematico perché la presunta vittima, Arturo Borrelli, è stata ricevuta da papa Francesco ma non vi è stato nessun intervento da parte sua. All’inizio del 2018 si è scoperto che il sacerdote era stato trasferito da Napoli a Montù Beccaria, un paesino del pavese, dove operava con un altro nome. Immediatamente trasferito, da allora ne abbiamo perso nuovamente le tracce».

    Chiudiamo con Verona. Tutto inizia a metà anni Ottanta, quando 67 ex ospiti dell’Istituto per sordomuti Provolo hanno trovato la forza per denunciare alla diocesi locale gli stupri, le violenze e le molestie ricevuti per decenni precedenti da parte di 25 educatori tra sacerdoti e fratelli laici. Per quasi 30 anni le loro istanze sono rimaste inascoltate. Nel 2011, dopo che lo scandalo è riuscito a bucare il muro dell’omertà mediatica, la diocesi di Verona in accordo con il Vaticano ha disposto un’indagine “interna” che ha riconosciuto la colpevolezza di tre sacerdoti. Riguardo gli altri accusati la Santa sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro – i pochi rimasti in vita – avrebbero continuato a indagare. Ma, come vedremo, non risulta. Tra i “prosciolti” infatti figura il nome di don Nicola Corradi finito in carcere nel novembre del 2016 a Mendoza in Argentina con l’accusa di aver abusato alcuni bambini nella più importante sede sudamericana del Provolo in cui fu trasferito proprio a metà anni 80 dal Vaticano e di cui è stato direttore fino all’arresto. «Ebbene – spiega Zanardi – nel 2014, dopo il sostanziale fallimento della commissione d’inchiesta veronese un gruppo di ex alunni dell’Istituto Provolo aveva pensato di aggirare il problema consegnando brevi manu al papa della tolleranza zero una lettera con i nomi dei 25 accusati, compreso quello don Nicola Corradi». Come detto, don Corradi è stato poi arrestato nel 2016. «Sì, ma grazie alla giustizia argentina perché papa Francesco, seppur personalmente informato già due anni prima, evidentemente non ha mosso un dito nei confronti del sacerdote trasferito nel suo Paese». Ad oggi l’unico provvedimento pontificio che si interseca con la storia del Provolo risale a pochi mesi dopo l’incontro con le vittime. Il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le «virtù eroiche» del monsignore che aveva guidato la diocesi veronese durante gli anni delle violenze, l’ex vescovo Giuseppe Carraro. Sebbene anche lui sia nella lista dei 25 presunti violentatori, il pontefice lo ha inserito tra i venerabili della Chiesa, primo passo verso la beatificazione.

    LEFT N. 38 | 21 Settembre 2018