Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Comunicato della Questura sull’arresto di don Massimo Iuculano

    Comunicato della Questura sull’arresto di don Massimo Iuculano

    Vercelli, 24 aprile 2015

    La Polizia di Stato di Vercelli ha eseguito nella mattinata del 24 aprile l’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Massimo Iuculano, noto in città perché parroco della chiesa Sacro Cuore, dell’annesso oratorio salesiano “Belvedere”.

    Da qualche tempo, infatti, alcuni frequentatori dell’oratorio e dell’Istituto scolastico segnalavano comportamenti anomali posti in essere dal sacerdote: adescamenti con la motivazione di essere sottoposti a sedute di “massaggi”, dissimulando competenze terapeutiche e sportive.

    I successivi accertamenti esperiti dalla seconda sezione della Squadra mobile della Questura di Vercelli facevano emergere uno scenario inquietante: il sacerdote contattava giovani vittime attraverso gli abituali canali di comunicazione giovanile (SMS, WhatsApp o per mezzo di chiamate telefoniche) oppure mediante l’utilizzo del noto social-network “Facebook”. Il sacerdote risultava essere piuttosto attivo anche al di fuori della scuola: in quelle occasioni il prete mentiva sulla sua professione asserendo spesso di essere impiegato presso una non meglio precisata società e di essere attualmente in cassa integrazione per carenza di lavoro, così da indurli ad accettare incontri privati.

    Per tale motivo, coordinati dalla Procura della Repubblica di Torino, iniziava attività consistente in investigazioni tecniche sia video che sonore, mediante apparecchiature audio-video idonee a catturare le conversazioni che avvenivano sia all’interno della autovettura utilizzata dal sacerdote sia nei locali della struttura salesiana, e più specificatamente all’interno dell’ufficio del parroco e della saletta attrezzata per i “massaggi”.

    L’attività in argomento consentiva di individuare quali vittime di reato 3 minori (un minore italiano di anni 14 e 2 minori di origine straniera di anni 17) i quali a vario titolo soggiacevano alle pressanti richieste sessuali avanzate dal parroco.

    Più nello specifico, per quanto riguarda i riscontri ottenuti grazieall’incessante attività di polizia giudiziaria, è emerso che il sacerdote intrattenevauna serie di rapporti con soggetti, maggiorenni e minorenni, con i quali organizzava incontri a scopo sessuale.

    Le risultanze emergevano anche mediante una incessante attività di osservazione, pedinamento e controllo, nonché dall’esame di persone informate sui fatti che hanno messo in lucecome l’indagato fossealla continua ricerca di partner.

    L’attività investigativa posta in essere consentiva altresì di appurare che gli incontri, né sporadici né occasionali, avvenivano non solo all’interno della struttura, ma anche nascosti all’interno dell’autovettura usata alla bisogna per il compimento degli atti sessuali.

    Il sacerdote riusciva a carpire la fiducia dei soggetti, dall’alto della sua carica e stimolava l’interesse dei minori–e dei soggettiin genere -offrendo a

    conclusione del rapporto sessuale dei “regalini”, considerati utili per giovani di quell’età (ricariche telefoniche, scarpe da calcio, denaro ecc…)

    Pertanto, l’attività di polizia giudiziaria che si è protratta nel tempo ha consentito di individuare chiari e incontrovertibili elementi di prova a carico di IUCULANO Massimo e di conseguenza veniva richiesta ed ottenuta ordinanza, eseguita in data odierna per i reati, commessi ai danni dei tre minori (un minore di anni 14 e 2 minori di anni 17), di cui agli artt. 609 bis comma 1° e 2° nr.1 C.P. 609 ter comma 1° nr.5 bis (violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto all’interno di un istituto di istruzione), e 600 bis comma 2 C.P (prostituzione minorile). Per tale motivo veniva associato alla Casa Circondariale di Vercelli, a disposizione dell’A.G. procedente.

    Comunicato della Questura sull’arresto di don Massimo Iuculano

  • Abusi sessuali su minorenni, parroco arrestato a Vercelli: li adescava anche su Whatsapp

    Abusi sessuali su minorenni, parroco arrestato a Vercelli: li adescava anche su Whatsapp

    di FLORIANA RULLO

    Ha abusato di tre ragazzi che frequentavano la scuola che dirigeva solo perché forte del potere dell’abito da sacerdote che indossava. Per questo don Massimo Iuculano, noto in città perché parroco della chiesa Sacro Cuore, dell’annesso oratorio salesiano “Belvedere” e direttore dell’istituto professionale Cnos-Fap di Vercelli, è stato arrestato questa mattina dalla polizia. A raccontare degli abusi sono stati gli stessi ragazzi, quattordicenni e diciassettenni che frequentavano l’istituto Don Bosco di Vercelli. Proprio in quell’istituto dedicato al sacerdote che aveva a cuore i ragazzi il prete abusava di loro e della loro adolescenza.

    Le indagini ora si stanno allargando ad altri casi: l’uomo contattava le sue vittime attraverso gli abituali canali di comunicazione giovanile come sms, Whatsapp e Facebook. Ma il sacerdote risultava infatti essere piuttosto attivo anche al di fuori della scuola: in quelle occasioni il prete mentiva sulla sua professione raccontando di essere impiegato in una non meglio precisata società e di essere attualmente in cassa integrazione. Così dopo aver ottenuto un incontro con le sue vittime proponeva loro incontri sessuali in cambio di piccoli regali come ricariche telefoniche o scarpe da calcio.
    Il sacerdote aveva addirittura adibito una stanza apposita per gli incontri sessuali, dove metteva in atto sedute di “massaggi particolari” simulando competenze terapeutiche e sportive.

    A far saltare l’organizzazione messa in piedi dal sacerdote, dopo la segnalazione delle vittime, un minore italiano di 14 anni e due diciassettenni di origine straniera, è stata la polizia che per settimane

    lo ha pedinato seguendo tutti i suoi movimenti e ascoltando le sue conversazioni. Iuculano è’ stato arrestato con l’accusa di abusi sessuali e portato nel carcere di Vercelli. Una notizia che ha lasciato senza parole un’intera città. Sconvolto anche l’arcivescovo di Vercelli, monsignor Marco Arnolfo, che dicendosi vicino alle vittime ha disposto la sospensione del religioso da ogni potestà di ordine e di governo e dall’ufficio di parroco.

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/04/24/news/abusi_sessuali_su_minorenni_parroco_arrestato_a_vercelli_li_adescava_anche_su_whatsapp-112727619/

  • Termini Imerese. Don Paolino Marchese, parroco di Pollina, arrestato per pedofilia

    Termini Imerese. Don Paolino Marchese, parroco di Pollina, arrestato per pedofilia

    Ha raccontato tutto a sua madre, una storia di violenza subita in silenzio quando aveva 13 anni; ora ne ha 21 e solo da poco è finalmente riuscita a parlare con i genitori, che l’hanno sostenuta e aiutata a denunciare tutto ai carabinieri: l’orco sarebbe un sacerdote, protagonista di una brutta storia di pedofilia in provincia di Palermo. Il religioso, don Paolino Marchese, che in passato ha guidato due parrocchie in altrettanti comuni delle Madonie, l’ultima volta a Pollina, è stato arrestato e posto ai domiciliari dagli uomini dell’Arma che conducono le indagini, coordinate dalla procura di Termini Imerese, guidata dal cognato di Giovanni Falcone, Alfredo Morvillo.

    I militari hanno verificato passo passo il racconto della giovane, che otto anni fa sarebbe stata avvicinata e abusata più volte dal prete durante gli abituali incontri organizzati in parrocchia e ai quali partecipavano altri ragazzi. Una vicenda che aveva dolorosamente segnato l’adolescenza della vittima, incapace da quel momento in poi ad avvicinarsi a un coetaneo senza provare un forte senso di colpa e vergogna. Chiusa in se stessa, ha vissuto enormi difficoltà relazionali, negandosi la possibilità di intrattenere amicizie, anche le più disinteressate. Un disagio che i genitori non comprendevano, fino a quando la giovane, ormai maggiorenne, ha trovato la forza di denunciare tutto, parlando della sua sudditanza psicologica nei confronti di un uomo che per lei avrebbe dovuto rappresentare una guida. Era convinta che nessuno le avrebbe creduto ed è così rimasta in silenzio per un tempo fin troppo lungo.

    Stamattina i carabinieri hanno bussato alla porta di casa del sacerdote per notificargli l’ordine di custodia cautelare. Dopo aver condotto indagini nel più stretto riserbo, i militari ora parlano di “un solido quadro indiziario a carico del religioso”. Non è il primo caso che si verifica nella Madonie: pochi mesi fa i giudici della terza sezione d’appello di Palermo, presieduta da Raimondo Loforti, hanno confermato la condanna a 5 anni e mezzo nei confronti di padre Calcedonio Di Maggio, 65 anni, originario di Collesano, per abusi su un giovane affetto da lievi disturbi psichici; violenze che sarebbero avvenute a Campofelice di Roccella nell’estate del 2003 e del 2006, quando il ragazzo aveva 16 e 19 anni. Lo stesso prete aveva subito due condanne definitive per violenza sessuale prima di prendere gli ordini religiosi e aveva scontato a Torino una condanna per molestie su minori avvenute nel 1986.

    http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/01/31/news/pedofilia_sacerdote_arrestato_a_termini_imerese-106211177/

  • Io violentata a 13 anni’, arrestato sacerdote

    Io violentata a 13 anni’, arrestato sacerdote

    Ha raccontato tutto a sua madre, una storia di violenza subita in silenzio quando aveva 13 anni; ora ne ha 21 e solo da poco è finalmente riuscita a parlare con i genitori, che l’hanno sostenuta e aiutata a denunciare tutto ai carabinieri: l’”orco” sarebbe un sacerdote, protagonista di una brutta storia di pedofilia in provincia di Palermo. Il religioso, don Paolino Marchese, che in passato ha guidato due parrocchie in altrettanti comuni delle Madonie, l’ultima volta a Pollina, è stato arrestato e posto ai domiciliari dagli uomini dell’Arma che conducono le indagini, coordinate dalla procura di Termini Imerese, guidata dal cognato di Giovanni Falcone, Alfredo Morvillo. I militari hanno verificato passo passo il racconto della giovane, che otto anni fa sarebbe stata avvicinata e abusata più volte dal prete durante gli abituali incontri organizzati in parrocchia e ai quali partecipavano altri ragazzi. Una vicenda che aveva dolorosamente segnato l’adolescenza della vittima, incapace da quel momento in poi ad avvicinarsi a un coetaneo senza provare un forte senso di colpa e vergogna. Chiusa in se stessa, ha vissuto enormi difficoltà relazionali, negandosi la possibilità di intrattenere amicizie, anche le più disinteressate. Un disagio che i genitori non comprendevano, fino a quando la giovane, ormai maggiorenne, ha trovato la forza di denunciare tutto, parlando della sua sudditanza psicologica nei confronti di un uomo che per lei avrebbe dovuto rappresentare una guida.

    Era convinta che nessuno le avrebbe creduto ed è così rimasta in silenzio per un tempo fin troppo lungo. Stamattina i carabinieri hanno bussato alla porta di casa del sacerdote per notificargli l’ordine di custodia cautelare. Dopo aver condotto indagini nel più stretto riserbo, i militari ora parlano di “un solido quadro indiziario a carico del religioso”. Non è il primo caso che si verifica nella Madonie: pochi mesi fa i giudici della terza sezione d’appello di Palermo, presieduta da Raimondo Loforti, hanno confermato la condanna a 5 anni e mezzo nei confronti di padre Calcedonio Di Maggio, 65 anni, originario di Collesano, per abusi su un giovane affetto da lievi disturbi psichici; violenze che sarebbero avvenute a Campofelice di Roccella nell’estate del 2003 e del 2006, quando il ragazzo aveva 16 e 19 anni. Lo stesso prete aveva subito due condanne definitive per violenza sessuale prima di prendere gli ordini religiosi e aveva scontato a Torino una condanna per molestie su minori avvenute nel 1986.

    http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2015/01/31/violenza-sessuale-sacerdote-arrestato_925caf1c-0c84-4060-9a36-2b745d0f652c.html

     

  • Cei, appello dei vescovi: “I preti pedofili non siano abbandonati a loro stessi”

    Cei, appello dei vescovi: “I preti pedofili non siano abbandonati a loro stessi”

    E’ l’auspicio espresso dalla Conferenza Episcopale Italiana al termine dell’assemblea generale che s è tenuta ad Assisi. Una posizione da leggere alla luce della politica della tolleranza zero che sta attuando Papa Francesco nel contrasto degli uomini di Chiesa che si sono macchiati del reato.

    “I preti pedofili non siano abbandonati a se stessi”. È l’appello dei vescovi italiani al termine dell’assemblea generale della Cei che si è tenuta ad Assisi. Nel comunicato finale i presuli scrivono che “se nella buona come nella cattiva sorte il presbiterio è la famiglia del sacerdote, si avverte l’importanza che anche quanti si sono resi colpevoli di delitti possano non sentirsi abbandonati a se stessi”. Una posizione da leggere alla luce della politica della tolleranza zero che sta attuando Papa Francesco nel contrasto dei sacerdoti e dei vescovi che si sono macchiati del reato della pedofilia. Bergoglio ha più volte dichiarato di considerare gli abusi del clero sui minori come un “culto sacrilego” e come una “messa nera“.

    In piena sintonia con il Papa, l’arcidiocesi di Chicago ha recentemente pubblicato sul suo sito ufficiale i nomi di 36 preti che hanno abusato di 350 minori dal 1950 a oggi. Un’operazione trasparenza, benedetta da Francesco, che però in Italia tarda ad arrivare con le linee guida della Cei sulla pedofilia nelle quali permane la mancanza dell’obbligo giuridico per i vescovi di denunciare all’autorità giudiziaria civile casi di abuso sui minori. Una posizione agli antipodi rispetto a quella di Bergoglio che ha istituito una Pontificia Commissione per la tutela dei minori coordinata dal cardinale cappuccino Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, una delle diocesi Usa più colpite dallo scandalo, nella quale c’è anche la vittima irlandese Marie Collins.

    Ma il Papa, che ha anche incontrato nella sua residenza di Casa Santa Marta alcune persone che hanno subito abusi dai preti, sta rimuovendo e facendo processare i vescovi che si sono macchiati di questo grave reato, primo tra tutti l’ex nunzio nella Repubblica Dominicana, il polacco Jozef Wesolowski, agli arresti domiciliari in Vaticano in attesa del processo penale. Recentemente Francesco ha anche istituito all’interno della Congregazione per la dottrina della fede uno speciale collegio, formato da 7 cardinali e vescovi, per velocizzare i numerosi processi sui sacerdoti accusati di pedofilia.

    “Noi, vescovi e preti – si legge nel messaggio che i vescovi della Cei hanno voluto indirizzare al clero italiano – portiamo volentieri il peso del nostro servizio, ma sentiamo anche il timore di diventare un peso per le nostre comunità a motivo delle nostre inadeguatezze e dei nostri peccati. L’amore, cioè il desiderio di servire sempre meglio il Signore che ci ha chiamati e le persone che amiamo, ci convince a essere umili, attenti e disponibili per la conversione. Nessuna proposta formativa e nessuna forma di accompagnamento possono produrre un qualche frutto se non cresce in noi la persuasione di aver bisogno di essere aiutati, corretti, istruiti, formati”.

    Nel corso dell’assemblea generale, i presuli italiani hanno anche stabilito che in occasione della visita di Papa Francesco a Torino, il 21 giugno 2015, per l’ostensione della Sindone e il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco, le offerte raccolte saranno destinate a realizzare un hospice per l’accoglienza dei malati terminali. Sono state anche esaminate e votate alcune proposte di modifica delle “Disposizioni concernenti la concessione di contributi finanziari della Conferenza episcopale italiana per i beni culturali ecclesiastici e per l’edilizia di culto”. Ed è stato eletto il nuovo vicepresidente della Cei per il Centro Italia, il vescovo di Fiesole Mario Meini, che succede al cardinale di Perugia Gualtiero Bassetti. Meini ha battuto al ballottaggio l’arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia che si è tenuto nell’ottobre 2014 in Vaticano. Confermato, invece, alla presidenza della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute l’arcivescovo di Trento Luigi Bressan.

    Twitter: @FrancescoGrana

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/13/cei-appello-dei-vescovi-i-preti-pedofili-non-siano-abbandonati-se-stessi/1210245/

  • Don Luciano Michelotti, arrestato e condannato per pedopornografia, dice tranquillamente messa,

    Don Luciano Michelotti, arrestato e condannato per pedopornografia, dice tranquillamente messa,

    —————————————————————– Pedofilia, parroco finisce in manette Perquisita la canonica: spuntano floppy – disk con immagini proibite e foto equivoche di un minore La vicenda nel Cuneese Il sacerdote: “E’ un errore non ho fatto niente di male” DAL NOSTROINVIATO MONDOVI‘ (Cuneo) – Ci sono le foto di un bambino di otto anni, ci sono ventitre’ dischetti da computer con immagini di pornografia infantile.

    E c’ e’ Don Luciano Michelotti, 59 anni, parroco di Fiamenga – 1500 abitanti, una piccola frazione di Mondovi’ – arrestato per sfruttamento minorile, detenzione e diffusione di materiale pornografico riguardante minorenni. Accuse tremende. Infamanti per tutti, figurarsi per un sacerdote di paese. Quando lo sono venuti a prendere, ha salutato la sua perpetua dicendole soltanto: ” + un equivoco, io non ho fatto niente di male, vai in paese a dire che domani saro’ qui a dir messa”. Si sbagliava: ieri il gip di Mondovi’ Luigi Acquarone gli ha concesso gli arresti domiciliari, ma Don Luciano ha ancora molto da spiegare al pm Ezio Basso.

    Comincia tutto quattro mesi fa, da Biella: inchiesta di una vicenda di sfruttamento di minori, durante un’ intercettazione ambientale spunta il nome di uno sconosciuto parroco del Cuneense. Si muove la Procura di Mondovi’ : anche qui intercettazioni telefoniche e ambientali, finisce sotto controllo anche l’ utenza del computer del religioso, il 10 settembre viene perquisita la canonica della chiesa di Semenga, sabato Don Luciano finisce in manette. Ieri, l’ interrogatorio e poi la concessione degli arresti domiciliari: il sacedote ammette che i floppy – disk contenenti il materiale porno sono stati “scaricati” dal suo computer. “Io non lo so usare – dice – evidentemente e’ stato utilizzato da qualcuno a mia insaputa. + una persona che mi ha confessato di aver problemi di pedofilia. Una persona molto in vista, non posso rivelarne il nome.

    E lui che mi ha dato quei dischetti, che io avrei provveduto a distruggere”. Di piu’ non dice, Don Luciano. L’ aspetto piu’ controverso di questa brutta storia pero’ riguarda un bambino. Otto anni, figlio di un tossicodipendente che in passato sarebbe stato aiuto dal sacerdote: a lui sono dedicati due album fotografici nel quale appare nudo. “Innocue foto scattate su una spiaggia di Fregene in compagnia di papa’ e mamma” dicono i legali di Don Michelotti. Il papa’ del bambino adesso vive in Toscana, considera don Luciano come il suo padre spirituale, e appena puo’ viene a trovarlo, in compagnia del figlio. “Tutte le foto sono state ritoccate ad hoc, isolando il corpo del bambino e affiancandolo ad oggetti simboli inequivocabili”, dice il pm Basso. Dalle intercettazioni emergono parole che andranno soppesate a fondo: “Guarda come e’ venuto bene – dice il religioso a un misterioso interlocutore -; gli ho tolto lo sfondo”. Per i legali si tratta di una faccenda “strettamente connessa al ruolo che questo prete ha sul territorio”.

    Don Michelotti – spiegano – da sempre si adopera per aiutare i tossicodipendenti. Ci sono e ci saranno punti da chiarire in questa storiaccia: il sacerdote dice di non saper usare il computer, a Fiamenga i ragazzi dell’ oratorio hanno imparato a navigare in rete grazie a corsi di Internet che lui teneva personalmente ormai da due anni. In attesa di scoprire l’ eventuale esistenza della persona citata dal religioso, restano i 23 dischetti. Contengono materiale di “pedofilia minorile omosessuale”. Sull’ etichetta di ognuno ci sono poche righe scritte a mano da don Luciano. “Come fosse la mini recensione di un film”, dicono gli investigatori. Comunque vada, un bruttissimo film. Marco Imarisio —————————————————————– IN PAESEIN PAESE La gente: “Non puo’ essere un mostro e’ soltanto la vittima di un complotto” DAL NOSTRO INVIATO MONDOVI‘ (Cuneo) – A Fiamenga fino a cinque anni fa c’ erano una tabaccheria, un negozio di alimentari e un ristorante, e basta. Poi era arrivato don Luciano e aveva creato l’ oratorio, dove aveva ridato vita, organizzando manifestazioni, facendo una cosa che qui nessuno aveva mai visto: “Si occupava dei giovani, dei loro problemi. E adesso non ci crede nessuno, non puo’ essere un mostro”. Corrado Guiseri annuncia la mobilitazione dei boy – scout, con i quali lavorava il religioso: “Raccoglieremo firme, faremo manifestazioni perche’ don Luciano e’ solo vittima di una macchinazione assurda”. Vola anche la parola “complotto”, ma nessuno sa dire di chi, e perche’ . Alessio e Fabio, 15 e 16 anni, hanno sentito dai telegiornali la storia di quel bambino: ” + vero – raccontano – veniva qui spesso con il padre e si fermava in canonica a fare i compiti, ma la storia del padre qui la sanno tutti”. Appena finita la messa, la racconta con le lacrime agli occhi Anna Trombetta: “Don Luciano aveva denunciato quell’ uomo, per liberarlo dalla tossicodipendenza. E quando era entrato in comunita’ aveva continuato a seguirlo. Si era affezionato: era orgoglioso della sua nuova vita, lontano da qui. E teneva molto anche al bambino, l’ aveva visto crescere. Le sue foto le mostrava anche a noi, che male c’ e’ ?”. Di Internet e di pedofilia, gli anziani parrocchiani di don Luciano non sanno e non vogliono sapere niente: “Quel sacerdote dai modi gentili non puo’ essere un mostro, e basta”. Cecilia Rocca tira giu’ la serranda del suo negozio di alimentari: “Sa, a noi in fondo importa solo che il prete dica messa. Don Luciano lo faceva bene, e questo ci bastava”. M.I.

    Imarisio Marco

    Pagina 19
    (21 settembre 1999) – Corriere della Sera

    http://archiviostorico.corriere.it/1999/settembre/21/Pedofilia_parroco_finisce_manette_co_0_9909214636.shtml


    www​.cdbchieri​.it/​r​a​s​s​e​g​n​a​_​s​t​a​m​p​a​_​2​0​.​.​.​i​_​i​n​_​i​t​a​l​i​a​.​htm

    L’1 ottobre la Corte d’Appello di Torino conferma la condanna inflitta in primo grado a don Luciano Michelotti, ex parroco di una frazione di Vicoforte (Cuneo) per la detenzione di materiale pedopornografico.

    www​.diocesimondovi​.it/​p​l​s​/​m​o​n​d​o​v​i​/​b​.​.​.​f​i​=​&​a​m​p​;​r​i​f​p​=​&​a​m​p​;​v​i​s=1

    Don Luciano MICHELOTTI
    Indirizzo: Via San Pio V 4 MONDOVI‘ 12084 CN
    Tel: 0174 553205

    Gli Incarichi:
    Parroco presso: MARIA V. ASSUNTA – Comune di TORRE MONDOVI‘
    Parroco presso: SANTI BARTOLOMEO E PLACIDO – Comune di TORRE MONDOVI‘
    Parroco presso: SANTI LUIGI E CARLO – Comune di TORRE MONDOVI‘
    Parroco presso: MARIA V. ASSUNTA – Comune di MONTALDO DI MONDOVI‘

    http://​laici​.forumcommunity​.net/​?​t​=​5​6​7​9​8​615

     

  • Pedofilia: nuova condanna per sacerdote, è la terza

    Pedofilia: nuova condanna per sacerdote, è la terza

    (ANSA) – PALERMO, 11 LUG – I giudici della Terza sezione d’Appello di Palermo, presieduta da Raimondo Loforti, hanno confermato la condanna a 5 anni e mezzo di padre Calcedonio Di Maggio, 65 anni, originario di Collesano per abusi su un giovane affetto da lievi disturbi psichici.

    Gli episodi sarebbero avvenuti a Campofelice di Roccella nell’estate del 2003 ed in quella del 2006, quando il ragazzo aveva 16 e 19 anni. Il sacerdote aveva già subito due condanne definitive per violenza sessuale. Padre Di Maggio, infatti, avrebbe trovato la vocazione dopo un periodo di reclusione a Torino, in seguito a una condanna per molestie su minori avvenute nel 1986.

    Ma il suo nome era finito nelle pagine di cronaca nazionale quando nel 2006 venne condannato, sempre per lo stesso reato, ma con l’aggravante questa volta di aver “abusato dei poteri e violato i doveri inerenti alla qualità di ministro di un culto”, essendo nel frattempo diventato sacerdote.

    La sentenza, definitiva dal 2008, è relativa a violenze su minori particolarmente fragili, avvenute sia a Roma che a Ventotene. Per questi episodi, Di Maggio venne anche arrestato. “La conferma di condanna della Corte di Appello di Palermo mette un sigillo di sostanziale definitività sui fatti del processo – dice l’avvocato Salvatore Sansone difensore delle parti offese, padre, madre e la vittima – Resta comunque il dolore per una vicenda che ha sconvolto la vita di una famiglia lasciando cicatrici incancellabili. Ci prepariamo senz’altro ad intraprendere azioni per i dovuti risarcimenti civili”. (ANSA).

    http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/07/11/pedofilia-nuova-condanna-per-sacerdote-e-la-terza_5fffdf16-05e2-4b05-a55f-a9b888235813.html

  • Campofelice: abusò di un disabile prete condannato per la terza volta

    Campofelice: abusò di un disabile prete condannato per la terza volta

    PALERMO – I giudici della Terza sezione d’Appello di Palermo, presieduta da Raimondo Loforti, hanno confermato la condanna a 5 anni e mezzo di padre Calcedonio Di Maggio, 65 anni, originario di Collesano per abusi su un giovane affetto da lievi disturbi psichici. Gli episodi sarebbero avvenuti a Campofelice di Roccella nell’estate del 2003 ed in quella del 2006, quando il ragazzo aveva 16 e 19 anni. Il sacerdote aveva già subito due condanne definitive per violenza sessuale.

    Padre Di Maggio, infatti, avrebbe trovato la vocazione dopo un periodo di reclusione a Torino, in seguito a una condanna per molestie su minori avvenute nel 1986. Ma il suo nome era finito nelle pagine di cronaca nazionale quando nel 2006 venne condannato, sempre per lo stesso reato, ma con l’aggravante questa volta di aver “abusato dei poteri e violato i doveri inerenti alla qualità di ministro di un culto”, essendo nel frattempo diventato sacerdote.

    La sentenza, definitiva dal 2008, è relativa a violenze su minori particolarmente fragili, avvenute sia a Roma che a Ventotene. Per questi episodi, Di Maggio venne anche arrestato. “La conferma di condanna della Corte di Appello di Palermo mette un sigillo di sostanziale  definitività sui fatti del processo – dice l’avvocato Salvatore Sansone difensore delle parti offese, padre, madre e la vittima – Resta comunque il dolore per una  vicenda che ha sconvolto la vita di una famiglia lasciando cicatrici incancellabili. Ci prepariamo senz’altro ad intraprendere azioni per i dovuti risarcimenti civili”.

    http://www.lasiciliaweb.it/articolo/119263/sicilia/campofelice-abuso-di-un-disabile-prete-condannato-per-la-terza-volta

  • Violentato a 14 anni da due preti salesiani in Val d’Aosta: Voglio che si sappia la verità

    Violentato a 14 anni da due preti salesiani in Val d’Aosta: Voglio che si sappia la verità

    “Quelle molestie in vacanza in montagna con i salesiani quarant’anni fa”

      Enrico Simone a 53 anni ha deciso di parlare: “Allora non potevo farlo: i miei genitori avevano fiducia nei loro metodi educativi”. Nella colonia estiva in montagna i due sacerdoti venivano nella mia stanza di notte. Provavo disagio, vergogna e paura”

    “Avevo solo 14 anni. Ricordo come fosse oggi tutti i particolari: i calzoni di velluto alla zuava, a coste larghe, che i due sacerdoti Salesiani portavano quelle sere, le bretelle, insieme a una camicia a scacchi larghi. La musica degli Uriah Heep, Genesis e Jethro Tull che il ‘prefettò che doveva sorvegliarci a quel piano della  ‘Bel Bosco’, come la chiamavamo, ascoltava. La casa salesiana di Fiéry, sopra Champoluc, in Valle d’Aosta, la raccolta dei minerali per il Museo Don Bosco, le partite di calcio in un bellissimo prato, le tisane la sera e la natura magnifica.

    E le mani di quei due sacerdoti che, uno alla volta, venivano nella mia stanzetta per parlarmi di quanto bene avessero conosciuto mio padre Franco ed i miei due fratelli prima di abbracciarmi e poi spingermi verso il letto tentando di infilarle nel mio pigiama e toccarmi nelle mie parti intime. Parti che io non sapevo neppure di avere. Che cosa provavo? Disagio, vergogna. Ma soprattutto puro terrore. Avrei voluto chiudermi dentro, ma era impossibile. E avevo soggezione di loro”. 

    Enrico Simone oggi ha 53 anni, e da quasi undici vive a Londra, dove un programma terapeutico che durerà per il resto della sua vita lo ha aiutato ad arrestare la sua condizione di dipendenza da stupefacenti. Racconta seduto nella hall di un grande albergo del centro di Torino: non è più un ragazzino, ma il sorriso e la disinvoltura, la camicia bianca e i mocassini da barca sono ancora quelli, con in più un’ombra negli occhi. Racconta la sua storia di ex bambino che giocava con i soldatini e non sapeva nulla del sesso, la storia di una vittima che diventa un cattivo ragazzo, e solo molto tempo dopo un uomo consapevole. Una storia di “ordinari” abusi troppo a lungo taciuti e mai dimenticati, una storia che potrebbe capitare a chiunque, e trasmette un’inquietudine sottile. 

    Oggi Enrico è sposato, lavora, attivamente coinvolto nel programma dei 12 passi che lo ha aiutato a rinascere, continua a frequentare come paziente la comunità di Charter Harley Street. Sono passati quarant’anni da quando i due sacerdoti, oggi entrambi scomparsi, avrebbero abusato di lui nella casa di vacanze estiva di Fiéry, sopra Champoluc, collegata a Valdocco, la centrale salesiana di Torino, e al liceo Valsalice ambedue frequentati da Enrico, dal padre, professore insigne di letteratura francese, e dai fratelli, mentre la madre insegnava a Maria Ausiliatrice. Enrico era uno di quei rampolli della Torino bene che amava, e ancora ama, affidare i suoi figli ai metodi educativi di don Bosco.

    Signor Simone, perché parlare dopo quarant’anni? Si aspetta un risarcimento? Una causa legale?
    “Nulla di tutto questo. Ho deciso di parlare perché, d’accordo con il mio rehab (la sua comunità, ndr), abbiamo deciso che era il momento giusto. Penso che faccia parte del mio recupero, anche se non è possibile cancellare quello che è successo. Ho imparato che se non parlo dei miei demoni li lascio crescere dentro di me. Se non sto attento questo potrebbe essere il motivo perfetto per ricadere. La squisita scusa morale. Quei fatti, come altri che mi sono capitati nell’adolescenza, hanno segnato profondamente la mia vita. Bel Bosco non fu il solo esempio di fiducia mal riposta. Negli stessi anni venivo abitualmente molestato da un collaboratore di mio padre, in casa mia in Corso Stati Uniti. Come molti bambini vittime di abusi, ho creduto che in qualche modo fosse anche colpa mia, ho immaginato che se quelle brutte cose capitavano a me, e per quel che ne sapevo soltanto a me, ci fosse un motivo: ero più stupido, più incapace… Così, ho rinunciato a essere come gli altri, ho rinunciato a studiare e ho preso la strada sbagliata. L’eroina, il più potente narcotico al mondo, fu per me la scelta più ovvia per non soffrire più. Non cerco giustificazioni, oggi una strada l’ho trovata, giorno per giorno. Ho imparato che non tutte le vittime di abusi sessuali finiscono come me. Tanti dimenticano o fan finta di aver dimenticato. Ci ridono sopra. Ma mi piacerebbe che qualcuno riflettesse ascoltando questa storia. E magari ascoltasse con più attenzione l’ansia o la paura dei propri figli senza fare spallucce. Senza dire ‘shit happens’, succede. No, non si può perdonare”

    I suoi genitori non l’hanno ascoltata?
    “Mio padre non seppe mai. Lo raccontai a mia madre anni dopo ma era talmente sconvolta dalle mie condizioni che non mi credette. Non voglio accusarli. Mio padre è morto quando avevo 16 anni, era un grande studioso, ed era totalmente innamorato dei metodi salesiani con i quali si era formato a Fossano in collegio, metodi che cercava di applicare perfino ai suoi studenti a Palazzo Nuovo ad Harvard e Yale. Mia madre ha insegnato nelle loro scuole. Credevano che quelle scuole, quelle colonie estive (io venni inviato due volte con l’oratorio di Valdocco), fossero il meglio per noi. Io dentro di me speravo solo che l’estate finisse, combattuto come ero tra la vergogna e il pensiero che avrei dovuto dire la verità a papà e mamma, che venivano a trovarmi ogni domenica e si rallegravano per l’aria buona e la bellezza della natura”.

    Oggi cerca vendetta?
    “No. Ho scritto al preside del liceo Valsalice, mi ha risposto il Superiore dei Salesiani del Piemonte, dovrei incontrarlo nei prossimi mesi quando ripasserò da Torino. Gli ho detto quello che penso: un bambino abusato da chi dovrebbe accudirlo, inseguito nella sua cameretta, crescerà esattamente come crebbi io: un infelice, danneggiato a vita, senza alcuna auto stima, spaventato di tutto e tutti. Gli ho detto che quei preti avranno trovato sprangata la porta del Paradiso e mi ha detto di si. Si è detto addolorato, è stato gentile, non dubito della sua buona fede e del resto non può sapere quello che accadeva quarant’anni fa in una sperduta casa di vacanze in montagna. Ma ho deciso di parlare pubblicamente perché spero di poter aiutare qualcun altro”. 
    In che modo?
    “Spero che leggendo la mia testimonianza altri parlino e spezzino questo muro di omertà. Se parli ti bocciamo, se punti il dito ti abbassiamo i voti. Uno resta zitto perche ha paura delle conseguenze. Roba da matti. Soltanto tra i miei amici, ho sentito parecchie storie simili alla mia. E’ importante liberarsi, squarciare il velo, ricostruire come e perché sono andate le cose. A me ha fatto bene essere aiutato a ripensare al passato, spero possa fare bene ad altri”.

    Si sente un militante antipedofilia?
    “No. L’unica cosa che mi interessa è il mio recupero e poi non è nella mia natura, mi va bene vivere tranquillo con mia moglie, venire a trovare la mia famiglia ogni tanto e poi tornarmene a Londra. Però una cosa voglio proporla, e spero davvero che

     i Salesiani la accettino: una procedura di whistleblowing, come si usa abitualmente negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, che consenta a bambini e ragazzi che subiscono abusi di denunciarli senza doversi esporre. E’ questo l’appello che lancio, ed è tutto quello che chiedo”.

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2014/07/08/news/quelle_molestie_in_vacanza_in_montagna_con_i_salesiani_quarant_anni_fa-90977630/

  • Chiesti 6 anni e 8 mesi per don Marco Rasia, a processo per violenza sessuale anche su minori

    Chiesti 6 anni e 8 mesi per don Marco Rasia, a processo per violenza sessuale anche su minori

    NOVARA – Sei anni e 8 mesi. E’ la richiesta di condanna chiesta dai pubblici ministeri Irina Grossi e Giovanni Caspani, questa mattina, giovedì 13 marzo, in Tribunale a Novara, nei confronti di don Marco Rasia, il sacerdote novarese di 44 anni, arrestato il 12 aprile 2013 dalla Squadra Mobile in esecuzione di un’ordinanza del gip, con l’accusa di atti sessuali anche su minori.

    Il sacerdote, che era coadiutore alla parrocchia di Omegna, assente in aula, è difeso dall’avvocato Cosimo Palumbo del foro di Torino. Il legale ha iniziato la sua arringa nella mattinata odierna, ma ancora non l’ha conclusa, un intervento durato poco meno di 4 ore.

    L’udienza è stata, quindi, aggiornata al prossimo primo aprile, quando ci sarà la conclusione dell’arringa della difesa. Fissata anche un’altra udienza per la sentenza ed eventuali repliche.

    Gli episodi contestati al 44enne risalirebbero a diversi anni fa, alcuni anche agli inizi del 2000. Sei le denunce presentate. Una di queste si è costituita parte civile con l’avvocato Giulia Vistoli. Il sacerdote respinge, sin dagli inizi della vicenda, ogni addebito.

    http://www.corrieredinovara.it/it/web/chiesti-6-anni-e-8-mesi-per-don-marco-rasia-a-processo-per-violenza-sessuale-anche-su-minori-22793/sez/novara-citta