Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La Curia attacca i magistrati e se la prende con la bambina. Il prete è innocente. Parola del vescovo e dei suoi parrocchiani.

    La Curia attacca i magistrati e se la prende con la bambina. Il prete è innocente. Parola del vescovo e dei suoi parrocchiani.

    La colpa è tutta della bimba. Il vescovo chiama a testimoni gli adulatori del prete: “Chi lo conosce sa che è innocente” (come se un pedofilo violentasse davanti ai suoi adulatori). Copione già visto.

    Ha taciuto per giorni, atteso il no del Gip alla scarcerazione o ai domiciliari, poi dopo che l’indagato ha scelto il silenzio all’ultimo interrogatorio, a parlare è la diocesi di Albenga Imperia, quella alla quale appartiene don Luciano Massaferro, 44 anni, inquisito e detenuto con l’accusa di violenza su una bambina di undici anni,

    Dopo le dichiarazioni di prassi di inizio inchiesta arriva un attacco diretto a lla Procura della Repubblica “rea” per l’arresto di don Luciano Massaferro e sotto accusa per l’indagine che, secondo la Curia (che ha scelto come portavoce l’ufficio comunicazioni sociali e la pagina settimanale diocesana locale pubblicata su Avvenire) avrebbe avuto solo una tesi punitiva, senza ascoltare testimoni pro indagato.

    All’attacco alla Procura segue quello ai media per le cronache sul caso, ma questo aspetto (seppur importante) non è nuovo nello stile del quotidiano cattolico.

    Nell’articolo si parla anche della presunta vittima: «siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia».

    Intanto sul fronte giudiziario, la prossima settimana (il 14 gennaio) il Riesame di Genova dovrà pronunciarsi sul ricorso contro la carcerazione, presentata dal nuovo legale del sacerdote, Mauro Ronco, presidente dell’Ordine forense torinese e consulente anche per il Vaticano per le vicende giudiziarie e no che hanno colpito sacerdoti accusati di pedofilia.

    LA PAGINA DELLA DIOCESI INGAUNA

    In un articolo nella pagina curata dall’ufficio diocesano delle Comunicazioni Sociali si fa riferimento alla detenzione in carcere di don Luciano: «In questa triste pagina, tre elementi oggettivi restano fissati, ad oggi, nel cuore e nella mente. Prima di tutto l’arresto di un sacerdote, che sembra essere condannato di un reato infamante, prima ancora che le indagini siano terminate e che un rinvio a giudizio e un processo penale siano stati celebrati sul suo conto».

    «Ciò nonostante – secondo quanto scrive il quotidiano – sulle locandine delle edicole, sui quotidiani nazionali e locali, sui siti internet e social network più diffusi sono corsi, in questi giorni, titoli strillati a mò di sentenze con rito accelerato, tanto da suscitare seria preoccupazione e immediate prese di posizione».

    Nell’articolo si parla anche della presunta vittima: «Siamo stati bombardati da più parti, come un carosello pubblicitario, con la testimonianza di una minore, che sembrerebbe provenire da un contesto familiare noto e difficile, nel quale spesso, a detta di parecchi esperti della psichiatria infantile, ci si potrebbe convincere che sia vera una pura fantasia».

    Poi, l’affondo contro la Procura, «che ha predisposto il fascicolo delle indagini senza aver ascoltato ad oggi neppure una volta chi del sacerdote potesse conoscere, giorno dopo giorno, non solo la sua crescita spirituale ma anche le ragioni della sua vocazione».

    Secondo quanto scritto sull’Avvenire, l’unica vera notizia, «forse antipatica e fastidiosa per qualcuno», sarebbe il fatto che «un’intera comunità cristiana, fatta non solo di sacerdoti e suore ma anche di laici impegnati e ai margini, è uscita fuori forte e determinata nella solidarietà, pronta e disponibile a discernere sempre il bene dal male e che, fino a prova contraria, stando agli elementi emersi, non solo non può condannare il sacerdote ma pure prega con carità cristiana per lui e per il disagio della minore».

    Alassio: prete arrestato, l’accusa deposita atti al Riesame

    Saranno depositati al tribunale del riesame di Genova anche dall’accusa i documenti raccolti in questa settimana su don Luciano Massaferro, il parroco arrestato per violenza sessuale su una ragazzina di undici anni. Solo la prossima settimana tuttavia i giudici genovesi decideranno in merito al ricorso presentato dalla difesa che ha chiesto la scarcerazione del sacerdote per prove insufficienti affinché possa restare ancora detenuto in carcere a Chiavari.

    Il parroco attende fiducioso il verdetto del riesame anche alla luce dell’ingresso nella squadra dei difensori di don Luciano Massaferro. Ad affiancare Alessandro Chirivì c’è ora il collega Mauro Ronco, presidente (anche se in scadenza) dell’Ordine degli Avvocati di Torino. Un incarico che il parroco ha accolto con grande soddisfazione: ieri dopo l’udienza davanti ai pm Alessandra Coccoli e Giovanni Battista Ferro (nella foto), si è lasciato andare a un sorriso liberatorio dopo una settimana di detenzione nella casa circondariale chiavarese.

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67397

    Alassio: faccia a faccia tra don Luciano e la ragazzina

    Don Luciano Massaferro e la ragazzina che lo accusa, potrebbero presto trovarsi faccia a faccia, uno di fronte all’altro. Non è più soltanto un’idea, presa in considerazione dalla Procura. Presto, infatti, i magistrati Giovanni Battista Ferro (nella foto) e Alessandra Coccoli potrebbero chiedere al giudice delle indagini preliminari che disponga un confronto fra il sacerdote e l’undicenne, le cui posizioni sono distanti anni luce. La ragazzina lo accusa. Il prete si difende, negando gli episodi che lo hanno portato in carcere con l’accusa di violenza sessuale. Intanto è stata fissata per la prossima settimana, a Genova l’udienza del tribunale del Riesame. Nell’occasione i giudici dovranno decidere se accogliere o meno la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal giudice delle indagini preliminari Emilio Fois, che ha portato in carcere don Luciano Massaferro, ora detenuto (in una cella che divide con altre sette persone) a Chiavari.

    r.c.

    Sabato 09 Gennaio 2010 ore 07:01

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67407

    Alassio: prete arrestato, giovedì la decisione del Riesame

    E’ atteso per giovedì prossimo a Genova il verdetto dei giudici del Tribunale del Riesame che dovranno discutere dell’istanza di scarcerazione presentata dai difensori di don Luciano Massaferro, il sacerdote alassino accusato di violenza sessuale su una ragazzina di undici anni, sua parrocchiana. I sostituti Coccoli e Ferro stanno preparando le rispettive «memorie» sulla base delle quali i giudici del Riesame prenderanno le loro decisioni.
    Allo stato attuale però, secondo quanto risulta ai difensori, anche alla luce dei tre interrogatori del parroco alassino, gli elementi d’accusa sarebbero gli stessi di sempre, e sostanzialmente soltanto il racconto della ragazzina raccolto dalla psicologa del Gaslini e acquisito agli atti dell’inchiesta. Elementi che, come ha sottolineato il professor Ronco, per la difesa non sarebbero sufficienti, senza riscontri obiettivi, a sostenere un’accusa così grave, e certamente a mantenere in carcere don Massaferro.

    Domenica 10 Gennaio 2010 ore 08:13

    www.savonanews.it/it/internal.php?news_code=67453

  • Doppia difesa per Don Luciano

    Doppia difesa per Don Luciano

    Savona. Si ricorre ad un esperto di fama nazionale come Mauro Ronco – presidente dell’ordine degli avvocati di Torino ed esperto in casi di pedofilia – per rinforzare la difesa di Don Luciano, il parroco alassino accusato di violenza sessuale nei confronti di un’undicenne, sua parrocchiana.

    Non si tratta però di una sostituzione, o di un cambio di rotta nella strategia difensiva: nel “team” legale in difesa di don Luciano, rimane anche l’avvocato Alessandro Chirivì, che, dall’inizio di questa brutta storia, ha seguito passo dopo passo la vicenda giudiziaria. L’avvocato Ronco ha anzi condiviso le misure prese dal giovane avvocato che lo affiancherà in questa storia e si è definito “convinto della necessità di discutere in sede di Riesame le misure cautelari”.

    Il duro interrogatorio di martedì non ha dunque significato una “rottura” col passato nella strategia difensiva. La presenza di un così noto avvocato, esperto in casi analoghi a quello che vede coinvolto Don Luciano, mostra però chiaramente di come la “partita” sia diventata dura per il parroco alassino.

    Molto si è detto del pc al vaglio degli inquirenti. Non si tratta però di un pc personale del parroco, ma di quello a disposizione di tutti gli educatori dell’oratorio. La difesa, ha nominato come consulente di parte l’ingegner Alessandro Mastelli.

    Inchiesta “Don Lu”: i periti al lavoro su tre pc, alle 16 nuovo interrogatorio
    Savona. Tutto nei tre pc sequestrati nelle due parrocchie e nell’abitazione di Don Luciano Massaferro. Dall’analisi dei computer gli inquirenti sono convinti di trovare nuovi elementi di prova a carico del prete alassino, arrestato per abusi sessuali su una bambina di 11 anni. La Procura ha reso noto che i periti nominati sono già al lavoro per scandagliare da cima a fondo tutti i contenuti dei tre pc. Una di questi, però, era quello usanto da tutti i parrocchiani. La difesa avrà come consulente di parte l’Ing. Alessandro Mastelli.

    Per oggi pomeriggio, alle 16, Don Lu verrà di nuovo interrogato presso il Tribunale di Savona dal pm Giovanni Battista Ferro e dal procuratore capo Gian Antonio Granero. Per la settimana prossima è invece prevista la pronuncia del Tribunale del Riesame in merito alla scarcerazione chiesta dal difensore e amico di Don Lu, l’avvocato Alessandro Chirivì. Per la difesa di Don Luciano è stato chiamato anche l’avvocato Mauro Ronco, presidente dell’ordine degli avvocati di Torino, e considerato tra i maggiori esperti dei casi di pedofilia.

  • Il bacio proibito del prete antipedofilia

    Il bacio proibito del prete antipedofilia

    di Sarah Martinenghi
    E´ conosciuto per il suo impegno nella lotta alla pedopornografia, è il creatore di siti internet con filtri protetti per i bambini, è uno dei preti che ha ricevuto più premi e riconoscimenti, e ha sempre detto che la sua missione è quella di «proteggere i minori».

    Eppure proprio da un bambino è stato messo nei guai. E ieri mattina, durante un´udienza riservatissima e a porte chiuse, è stato condannato: a don Ilario Rolle sono stati inflitti tre anni e otto mesi in abbreviato con l´accusa di «violenza sessuale». Una condanna pesantissima, che va persino oltre alle richieste fatte dalla procura.

    A emettere la sentenza è stato il giudice per l´udienza preliminare Cristiano Trevisan. Il delicato fascicolo era stato assegnato dal procuratore aggiunto Pietro Forno al sostituto Stefano Demontis, che nel corso della sua requisitoria aveva chiesto la condanna del prete a un anno e otto mesi. Ma il giudice ha ritenuto che l´episodio di cui il prete era accusato fosse grave e che non sussistesse l´ipotesi «lieve» di violenza sessuale sostenuta dalla procura, infliggendo due anni di più rispetto alla richiesta della stessa accusa, forse anche perché dal passato di don Ilario sarebbero emerse altre ombre.

    L´accusa di aver abusato di un minore non è in questo caso intesa come stupro, e non si tratta nemmeno di episodi di palpeggiamento: nel capo d´accusa contro il prete di Venaria non c´è nulla di tutto ciò anche se il reato contestato rientra nella pedofilia. Sarebbe stato «solo» un bacio a far finire don Rolle alla sbarra. Un bacio sulle labbra, però, dato a un dodicenne che frequentava l´oratorio e con cui il prete aveva un rapporto di amicizia e di affetto. E questa è stata proprio la difesa del sacerdote, assistito dall´avvocato Stefano Castrale, che si è proclamato innocente, spiegando che il bambino ha confuso un suo gesto d´affetto, scambiandolo per qualcos´altro, e per effusioni che comunque non sarebbero state così intime.

    Ma quel bambino, assistito dall´avvocato Silvia Navone, secondo l´accusa, non avrebbe avuto alcun motivo per inventarsi di aver ricevuto un bacio dal prete. Lo aveva confidato una volta tornato a casa, parlandone prima con il convivente della madre, e poi con la sua mamma. E la donna aveva deciso di sporgere denuncia in procura, solamente perché venisse accertata la verità. Il giudice ha creduto al piccolo, e oltre a condannare don Ilario Rolle, ha anche disposto una provvisionale di risarcimento alla famiglia.

    L´episodio del bacio sarebbe avvenuto un paio di anni fa, proprio nell´oratorio della parrocchia Santa Gianna Beretta Molla a Venaria Reale, in cui don Ilario è parroco. Nel corso delle indagini e del processo non sarebbero emersi altri episodi di «violenza» o altri casi di bambini abusati. La procura si è trincerata dietro il silenzio, e nessuno ha voluto commentare la condanna inflitta ieri al sacerdote. L´avvocato difensore Stefano Castrale farà senz´altro appello. Ma tre anni e otto mesi di carcere sono tanti, e l´accusa di pedofilia rischia di rovinare per sempre una vita dedicata alla lotta contro la violenza sessuale sui minori.
    (03 dicembre 2009)

    Don Ilario Rolle è condannato per violenza La difesa: «Il mio è stato un gesto d’affetto»
    Il prete cacciatore di pedofili baciava sulla bocca i bambini
    TORINO 03/12/2009 – A chi gli contestava di essere un pedofilo ha risposto che tra lui e quel ragazzino che lo accusava esisteva solo e semplicemente un rapporto di affetto, nulla di più. Affetto che, evidentemente, il ragazzino doveva aver scambiato per qualcos altro.

    Per un bacio vero e proprio, un bacio sulle labbra. Un gesto che a don Ilario Rolle, il prete cinquantottene che da anni lotta contro la pedopornografia in Internet, è costato ieri mattina una condanna a 3 anni e otto mesi di reclusione con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minorenne. Un minorenne che all’epoca dei fatti, un paio di anni fa, aveva da poco compiuto 12 anni. Si è concluso ieri mattina, in un’aula del Tribunale di Torino, il processo nei confronti del fondatore dell’Associazione Davide Onlus per la promozione dei diritti dei minori su Internet e dell’ormai celebre sito Internet Davide.it, che mette a disposizione delle famiglie un filtro d’accesso al Web che rende sicura la navigazione e blocca siti illegali e nocivi. «I siti filtrati – si legge sulla home page di Davide.it – (pedofilia, pornografia, violenza, ecc.) sono più di 12 milioni ». «Questo sito – si legge ancora sulla home page – è rivolto ai genitori che vogliono proteggere la navigazione dei propri figli». Ma il paladino della battaglia contro la pedofilia, la pornografia e la pedopornografia è finito a sua volta nei guai per aver abusato sessualmente di un ragazzino di 12 anni mentre si intratteneva con lui all’interno dell’oratorio della Parrocchia Santa Gianna Beretta Molla di Venaria Reale. Questa, per lo meno, è la tesi sostenuta dalla Procura di Torino, rappresentata in aula dal pubblico ministero Stefano Demontis durante il processo celebrato con rito abbreviato. Pubblico ministero che nei confronti di don Ilario Rolle aveva chiesto una condanna a 1 anno e otto mesi di reclusione. La pena inflitta dal gup Cristiano Trevisan è stata tuttavia più alta, sensibilmente più severa. E per certi versi inaspettata.

    A mettere nei guai il prete anti-pedofilia era stata, due anni fa, una confidenza che un ragazzino, abituale frequentatore dell’oratorio venariese, aveva fatto al convivente della madre. Il ragazzino, di 12 anni, aveva raccontato all’uomo che don Rolle lo aveva baciato sulle labbra mentre era rimasto da solo con lui. «Mi ha dato un baio sulla bocca, non so spiegarmi il motivo ». Il ragazzino era tornato a casa e si era confidato con l’uomo. L’uomo ne aveva quindi parlato con la propria convivente, la madre del dodicenne. E la donna aveva a quel punto deciso di sporgere denuncia nei confronti del prete. Don Ilario Rolle, assistito dall’avvocato Stefano Castrale nel procedimento che si è concluso ieri, si è sempre difeso spiegando che quel ragazzino aveva certamente mal interpretato quel che voleva essere solo e semplicemente un gesto d’affetto, un sincero gesto d’affetto nei confronti di una persona alla quale si vuole bene. Altro che bacio sulle labbra, altro che pedofilia. Nei confronti del dodicenne c’era stato solo affetto, nulla di più e niente di male. Ma l’accorata difesa del prete non è servita, la sua tesi non è passata. E il gup Trevisan ha deciso infine di condannarlo a 3 anni e otto mesi di reclusione. Il ragazzino vittima degli abusi era parte civile con l’avvocato Silvia Navone.

    Giovanni Falconieri

  • Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle

    Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle

    Ma dal passato emergono ombre inquietanti. Nel ’90 un altro ragazzino accusò don Rolle
    Pedofilia: parla il prete condannato: “Non ho baciato quel bambino”. Ma intanto si autosospende

    TORINO 04/12/2009 – Stupore e incredulità, sorpresa e amarezza. I fedeli della Parrocchia Santa Gianna Beretta Molla di Venaria Reale non nascondono lo shock per la condanna di don Ilario Rolle a 3 anni e otto mesi di reclusione con l’accusa di pedofilia.

    Il loro parroco è un pedofilo? Il paladino della battaglia contro la pedopornografia insidia i minori? No, non è possibile. Non è questa la verità. La città di Venaria e gli abituali frequentatori della parrocchia difendono don Ilario, e anche la Curia si stringe attorno al parroco condannato (che nel frattempo si è pure autosospeso). Ma dal passato emergono ombre inquietanti, come quel processo al quale don Rolle venne sottoposto negli anni ’90 per presunti atti di libidine compiuti nei confronti di un ragazzino. Fu prosciolto, ma i dubbi rimasero.

    Era il 1990, don Ilario aveva 39 anni ed era il parroco di Vallongo, una frazione di Carmagnola. Venne rinviato a giudizio per fatti che sarebbero avvenuti tra il 1988 e il 1989, con lui finì nei guai anche un noto avvocato, Giancarlo Rossi Carpino. Ad accusare entrambi fu un ragazzino che nell’88 aveva 12 anni. Don Rolle si difese affermando che il ragazzino che lo accusava era uno sbandato, una testa calda che aveva voluto vendicarsi perché non era stato accolto in comunità ma costretto a tornare a vivere con il padre. Il ragazzino faceva parte del mondo della baby prostituzione maschile della stazione di Porta Nuova, a presentarlo a don Rolle era stato Giancarlo Rossi Carpino. « Ma l’avvocato – spiegò don Ilario non mi disse che aveva conosciuto il ragazzino in quegli ambienti ».

    Il ragazzino era un tipo difficile, «una volta – raccontò ancora don Rolle – fu addirittura fermato dalla polizia e sorpreso con una pistola addosso. Dopo quell’epi – sodio non gli permisi più di tornare da me, gli dissi di andare a vivere con suo padre». Il ragazzino rispose “te la farò pagare”. E pochi mesi dopo raccontò a un assistente sociale di essere stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di don Ilario. «È un’accusa senza senso – fu la secca replica del parroco -, tutti hanno sempre potuto vedere, e alla luce del sole, il mio comportamento tenuto con i giovani». Una difesa che risultò vincente: don Rolle venne infatti prosciolto. Fu invece condannato l’alt ro imputato del processo, l’a v v oc a t o Rossi Carpino.
    A quasi vent’anni di distanza da quel processo, il prete anti-pedofilia è finito di nuovo nei guai. Ma questa volta il processo si è concluso in maniera diversa, con una severa condanna per violenza sessuale nei confronti di un minorenne.

    Ma la Curia difende il parroco, attraverso un comunicato reso noto ieri pomeriggio: «Affermiamo il nostro rispetto per il lavoro della magistratura e nello stesso tempo abbiamo motivo per confermare la stima e fiducia nei confronti del sacerdote – si legge -. Riconosciamo infatti il valore positivo del serio lavoro educativo svolto da anni da don Ilario a tutela dei minori e il suo impegno nel ministero pastorale. Nello stesso tempo – prosegue la nota – apprezziamo il gesto di grande sensibilità pastorale di don Ilario che, vista la sentenza, ha chiesto comunque al l’Arcivescovo di essere esonerato dal servizio parrocchiale nella fiducia e nell’attesa che si faccia verità nei successivi gradi di giudizio e sia riconosciuta la sua innocenza».

    Giovanni Falconieri

    http://www.cronacaqui.it/news-pedofilia-parla-il-prete-condannato-non-ho-baciato-quel-bambino-ma-intanto-si-autosospende_29534.html

    Un vecchio articolo di Repubblica su don Rolle

    ‘QUEL SACERDOTE MI INSIDIAVA’

    Repubblica — 06 settembre 1990 pagina 22 sezione: CRONACA
    TORINO Don Ilario Rolle, 39 anni, parroco di una frazione di Carmagnola, una cittadina in provincia di Torino, è stato rinviato a giudizio dal tribunale per presunti atti di libidine compiuti nei confronti di un ragazzo, Giovanni, ora quattordicenne. I fatti risalgono a un periodo compreso tra l’ 88 e l’ 89. Insieme al sacerdote, finirà sotto processo anche l’ avvocato Giancarlo Rossi Carpino, 35 anni, uno dei principali imputati del processo ai pedofili torinesi che inizierà nello stesso giorno, l’ 8 ottobre. Su questo nuovo caso di presunta pedofilia, che questa volta coinvolge un prete, le autorità ecclesiastiche non hanno, per ora, preso alcun provvedimento. Non ci è giunta alcuna comunicazione da parte dell’ autorità giudiziaria, come convenuto dal nuovo Concordato, si è limitato a dire don Franco Peradotto, vicario generale. Il parroco di Vallongo continua quindi a svolgere la sua attività pastorale, tanto che in questi giorni si trova ad Ala di Stura, nelle valli di Lanzo, insieme a un gruppo di giovani. Alle accuse lanciate dal ragazzo, sia Rossi Carpino, attualmente agli arresti domiciliari proprio ad Ala di Stura, che don Rolle, replicano senza scomporsi, almeno in apparenza. Certo, non fa piacere essere accostati a una vicenda come quella dei pedofili dice adesso don Ilario ma una spiegazione alle accuse di Giovanni ce l’ ho. Si tratta di un ragazzo difficile, sbandato, che ha voluto vendicarsi di me, e di altra gente, perché si sentiva respinto, non accettato. Avrebbe voluto tornare nella piccola comunità della mia parocchia, dove l’ avevo accolto. Io, però, volevo che andasse a vivere con il padre, a Salerno. Giovanni, una famiglia sfasciata, uno dei tanti ragazzini che ruotano nel mondo della baby-prostituzione maschile della stazione di Porta Nuova, era stato presentato, un paio d’ anni fa, a don Rolle da Rossi Carpino. L’ avvocato, tuttavia sostiene il sacerdote non mi aveva detto che lo aveva incontrato negli ambienti della prostituzione. L’ ho scoperto in seguito. Tra una fuga e l’ altra, un soggiorno dal padre e un ritorno nei vecchi posti, Giovanni, ricorda don Rolle, era persino stato fermato con una pistola dalla polizia di Napoli. Dopo quell’ episodio, mi ha telefonato varie volte, chiedendo di ritornare da me. Ma io sono stato duro, gli ho detto di andare da suo padre, che era giusto così. Lui l’ ha presa male e mi ha gridato: Te la farò pagare’ . Pochi mesi dopo, nella primavera dell’ anno scorso, Giovanni è stato di parola. A un’ assistente sociale ha raccontato di essere stato oggetto di attenzioni sessuali da parte di don Ilario. Ma è un’ accusa senza senso, tutti hanno sempre potuto vedere, e alla luce del sole, il mio comportamento tenuto con i giovani, si difende il parroco di Vallongo. Su don Rolle anche l’ avvocato Rossi Carpino si sbilancia in positivo: E’ una bravissima persona, dice. Sarà il processo a chiarire se le accuse di Giovanni sono soltanto la pesante ripicca di un ragazzo di vita che si è sentito tradito.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1990/09/06/quel-sacerdote-mi-insidiava.html

  • Si difende il prete pedofilo: il bambino ha sempre smentito

    Si difende il prete pedofilo: il bambino ha sempre smentito

    Si difende il prete pedofilo: il bambino ha sempre smentito
    di Sarah Martinenghi

    Accetta di parlare, don Ilario Rolle, e lo fa in una stanza della sua parrocchia, davanti alle maestre di catechismo, ad alcune mamme, alla gente che collabora con lui e che gli vuole bene.

    Tanto bene da aver deciso di reagire con una veglia di preghiera sabato sera alle nove, di scrivergli una lettera, firmata dalla squadra di calcio, in cui si dice: «Siamo dispiaciuti per ciò che ti sta accadendo ma fiduciosi che la tua e la nostra fede riusciranno ad avere il sopravvento su tutto il male che qualcuno ha voluto gettare su di te. Qualsiasi cosa accada sappi che potrai sempre contare su di noi».

    È un momento molto difficile per il sacerdote, che non nasconde le lacrime, e che ha deciso di fare un passo indietro e lasciare la parrocchia, contro il volere dei fedeli. Arriva sorretto dal loro appoggio morale, e da quello, fisico, di un bastone che gli serve per camminare dopo un incidente in montagna che gli ha provocato la frattura di una gamba.

    Don Rolle, com’è nata questa accusa?
    «Non è nata per colpa del bambino, che non ha mai detto quelle cose, e che ha negato che io l’abbia toccato anche davanti ai giudici. È nata per colpa di una difficile situazione familiare: io l’ho sempre aiutato, e lui voleva che i suoi genitori tornassero insieme. È stato il convivente della madre a lanciare per primo queste accuse. So che hanno telefonato a diverse mamme cercando la loro solidarietà, ma nessuna ha dato loro retta. E poi hanno iniziato a dire al bambino che avrebbe dovuto chiamarli se notava qualche mio strano atteggiamento. Devo dire la verità, io all´inizio ho preso sotto gamba questa storia, certo della mia innocenza, e perché non c´era nulla di cui potermi accusare. Ora credo che forse avrei dovuto difendermi di più».

    Don Ilario, questa condanna è veramente dura: tre anni e otto mesi sono tanti. Perché secondo lei l´hanno condannata in maniera così pesante?

    «È molto difficile difendersi quando si è innocenti. L´idea che mi sono fatto è che forse il giudice non abbia letto tutti gli atti. È arrivato dopo mezz´ora con la sentenza fatta, quando noi avevamo depositato 300 pagine di atti di difesa, non credo che in mezz´ora abbia avuto il tempo di leggerseli. Nonostante tutto io credo nella giustizia, e ci sono ancora due gradi di giudizio».

    Lei è conosciuto e stimato per il suo grande impegno per la difesa dei minori. Eppure non è la prima volta che viene coinvolto in vicende che trattano di presunti abusi. Come mai?
    «La prima vicenda, quella degli anni 90, è cominciata solo perché volevano farmi finire nei guai, avevano detto che me l´avrebbero fatta pagare. E difatti anche quest´ultima vicenda in fondo nasce sulla scia della prima. La storia di vita di G. era difficile, e anche lì c´erano di mezzo gli assistenti sociali. Io mi sono imposto per farlo tornare da suo padre a Salerno, perché era giusto così. Ma poi quella storia è finita e io sono stato prosciolto. Poi c´è la storia di Boris…».

    Che cosa è successo?
    «Abbiamo dato ospitalità a questo ragazzo romeno di 24 anni, e io gli ho trovato un lavoro. Ma poi ho scoperto che aveva sempre più bisogno di soldi che chiedeva anche alle famiglie. E mi ha minacciato di scrivere storie scandalose su di me. È stato un tentativo di estorsione per il quale io l´ho denunciato, e allora lui ha raccontato che avrei abusato di lui e di altri 12 ragazzi. Ma tutti quanti hanno negato.. Credo che dietro a tutte queste vicende ci sia un disegno diabolico che porta alla rovina delle famiglie».

    Qual è la sua risposta di fede a questa condanna?
    «Io prego tutti i giorni per quel ragazzo. Non è lui che ha detto quelle cose, e so che soffre molto. Quando mi sono fatto male poco tempo fa alla gamba, ho chiesto al Signore: ma cosa vuoi da me? È stato un segno… ora ho capito, questa è la mia croce, e io la offro tutta a lui».

    (04 dicembre 2009)

    http://torino.repubblica.it/dettaglio/si-difende-il-prete-pedofilo:-il-bambino-ha-sempre-smentito/1796268

  • don Ilario Rolle, cacciatore di pedofili, condannato per pedofilia

    don Ilario Rolle, cacciatore di pedofili, condannato per pedofilia

    di Sarah Martinenghi – E´ conosciuto per il suo impegno nella lotta alla pedopornografia, è il creatore di siti internet con filtri protetti per i bambini, è uno dei preti che ha ricevuto più premi e riconoscimenti, e ha sempre detto che la sua missione è quella di «proteggere i minori». Eppure proprio da un bambino è stato messo nei guai. E ieri mattina, durante un´udienza riservatissima e a porte chiuse, è stato condannato: a don Ilario Rolle sono stati inflitti tre anni e otto mesi in abbreviato con l´accusa di «violenza sessuale». Una condanna pesantissima, che va persino oltre alle richieste fatte dalla procura.

    A emettere la sentenza è stato il giudice per l´udienza preliminare Cristiano Trevisan. Il delicato fascicolo era stato assegnato dal procuratore aggiunto Pietro Forno al sostituto Stefano Demontis, che nel corso della sua requisitoria aveva chiesto la condanna del prete a un anno e otto mesi. Ma il giudice ha ritenuto che l´episodio di cui il prete era accusato fosse grave e che non sussistesse l´ipotesi «lieve» di violenza sessuale sostenuta dalla procura, infliggendo due anni di più rispetto alla richiesta della stessa accusa, forse anche perché dal passato di don Ilario sarebbero emerse altre ombre.

    L´accusa di aver abusato di un minore non è in questo caso intesa come stupro, e non si tratta nemmeno di episodi di palpeggiamento: nel capo d´accusa contro il prete di Venaria non c´è nulla di tutto ciò anche se il reato contestato rientra nella pedofilia. Sarebbe stato «solo» un bacio a far finire don Rolle alla sbarra. Un bacio sulle labbra, però, dato a un dodicenne che frequentava l´oratorio e con cui il prete aveva un rapporto di amicizia e di affetto. E questa è stata proprio la difesa del sacerdote, assistito dall´avvocato Stefano Castrale, che si è proclamato innocente, spiegando che il bambino ha confuso un suo gesto d´affetto, scambiandolo per qualcos´altro, e per effusioni che comunque non sarebbero state così intime.

    Ma quel bambino, assistito dall´avvocato Silvia Navone, secondo l´accusa, non avrebbe avuto alcun motivo per inventarsi di aver ricevuto un bacio dal prete. Lo aveva confidato una volta tornato a casa, parlandone prima con il convivente della madre, e poi con la sua mamma. E la donna aveva deciso di sporgere denuncia in procura, solamente perché venisse accertata la verità. Il giudice ha creduto al piccolo, e oltre a condannare don Ilario Rolle, ha anche disposto una provvisionale di risarcimento alla famiglia.

    L´episodio del bacio sarebbe avvenuto un paio di anni fa, proprio nell´oratorio della parrocchia Santa Gianna Beretta Molla a Venaria Reale, in cui don Ilario è parroco. Nel corso delle indagini e del processo non sarebbero emersi altri episodi di «violenza» o altri casi di bambini abusati. La procura si è trincerata dietro il silenzio, e nessuno ha voluto commentare la condanna inflitta ieri al sacerdote. L´avvocato difensore Stefano Castrale farà senz´altro appello. Ma tre anni e otto mesi di carcere sono tanti, e l´accusa di pedofilia rischia di rovinare per sempre una vita dedicata alla lotta contro la violenza sessuale sui minori.
    (03 dicembre 2009)

    http://torino.repubblica.it/dettaglio/il-bacio-proibito-del-prete-antipedofilia/1795517

  • DIOCESI: TORINO, COMUNICATO DELLA CURIA SULLA CONDANNA A DON ROLLE

    DIOCESI: TORINO, COMUNICATO DELLA CURIA SULLA CONDANNA A DON ROLLE

    “Profondamente meravigliati e amareggiati per la sentenza di condanna nei confronti del sacerdote Ilario Rolle, affermiamo il nostro rispetto per il lavoro della Magistratura e nello stesso tempo abbiamo motivo per confermare La stima e fiducia nei confronti del sacerdote.

    Riconosciamo infatti il valore positivo del serio lavoro educativo svolto da anni da don Ilario a tutela dei minori e il suo impegno nel ministero pastorale”.

    Un comunicato appena diffuso dall’arcidiocesi di Torino – curia metropolitana, commenta così la condanna a tre anni e otto mesi di reclusione con l’accusa di violenza sessuale a don Ilario Rolle, il prete di Venaria da sempre impegnato nella lotta alla pedofilia, fondatore del sito Internet Davide.it che mette a disposizione delle famiglie un filtro d’accesso al web in grado di bloccare i siti illegali e potenzialmente pericolosi per i bambini. “Nello stesso tempo – prosegue la nota dell’arcidiocesi – apprezziamo il gesto di grande sensibilità pastorale di don Ilario che, vista la sentenza, ha chiesto comunque all’Arcivescovo di essere esonerato dal servizio parrocchiale nella fiducia e nell’attesa che si faccia verità nei successivi gradi di giudizio e sia riconosciuta la sua innocenza”.

  • Foto pedopornografiche in canonica finisce nei guai parroco della Granda

    Foto pedopornografiche in canonica finisce nei guai parroco della Granda

    Federica Cravero – Anche un sacerdote del Cuneese è rimasto impigliato nella rete della maxioperazione contro la pedopornografia online coordinata dalla polizia postale del compartimento Piemonte e Valle d´Aosta e dalla procura di Torino, che in tutta Italia ha portato a 23 denunce e tre arresti: uno psicologo milanese che lavorava nelle scuole e che insegnava educazione fisica per conto di un´associazione di genitori e due studenti di medicina di Roma, uno dei quali già tirocinante in ospedale.

    Tra gli indagati alcuni avevano precedenti per gli stessi reati e uno, in particolare, era stato arrestato in Sri Lanka per turismo sessuale.

    Due le perquisizioni in Piemonte. Nei giorni scorsi i poliziotti hanno fatto irruzione in una parrocchia della Granda: il prete ha tentato di impedire l´ingresso degli agenti, chiudendo la porta della canonica, ma un poliziotto è riuscito a infilare il piede, rimanendo ferito, e ad aprire un varco. Nella casa parrocchiale la squadra informatica della polizia postale ha trovato il computer in cui il sacerdote, che è stato denunciato a piede libero, conservava foto e filmati, che scaricava e scambiava su Internet.

    Quella appena conclusa è la seconda tranche di un´inchiesta, iniziata tre anni fa dal procuratore aggiunto Pietro Forno e dal sostituto procuratore Stefano Demontis, che già nel 2008 aveva portato a una sessantina di perquisizioni in tutta la penisola. Tutto era iniziato, ha spiegato il procuratore capo Giancarlo Caselli, quando la polizia tedesca si era infiltrata in un sito web in cui i pedofili si scambiavano video e fotografie che ritraevano bambini e bambine anche piccolissimi in atteggiamenti osceni e scene di abusi e violenze. Un sito piuttosto esclusivo, se così si può dire, per accedere al quale occorreva dimostrare, come biglietto da visita, di avere nel proprio hard disk un vasto materiale da scambiare.

    Meglio se inedito nel mondo della pedofilia online e autoprodotto, ovvero frutto di filmini casalinghi in cui spesso le vittime sono figli o amici di famiglia. E c´era anche un agghiacciante forum di discussione, in cui gli utenti chattavano in inglese tra di loro commentando la qualità delle immagini e stilando una sorta di classifica delle perversioni. «È inquietante che le persone che hanno questo genere di “interesse” spesso abbiano a che fare anche per lavoro con minorenni», spiega Pietro Forno.

    In sette giorni di attività di investigatori tedeschi avevano individuato un milione di indirizzi ip, fornendo alle autorità italiane quelli rintracciabili nel nostro territorio. L´inchiesta era stata affidata alla polizia postale di corso Tazzoli, che ha scremato tra quella moltitudine di persone chi aveva fatto un accesso casuale al sito e chi invece era un utilizzatore abituale di quel materiale, affidando poi alle diverse procure le deleghe per le perquisizioni nelle altre città.
    (22 ottobre 2009)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/foto-pedopornografiche-in-canonica-finisce-nei-guai-parroco-della-granda/2113085

  • Cuneo. Foto pedopornografiche nel p.c. del parroco

    Cuneo. Foto pedopornografiche nel p.c. del parroco

    Operazione della polizia postale sulla rete: in manette tre insospettabili, tra loro anche uno psicologo

    Foto pedopornografiche in canonica finisce nei guai parroco della Granda

    Federica Cravero

    Il sacerdote ha tentato di impedire agli agenti di entrare e ne ha ferito uno chiudendo la porta

    Anche un sacerdote del Cuneese è rimasto impigliato nella rete della maxioperazione contro la pedopornografia online coordinata dalla polizia postale del compartimento Piemonte e Valle d´Aosta e dalla procura di Torino, che in tutta Italia ha portato a 23 denunce e tre arresti: uno psicologo milanese che lavorava nelle scuole e che insegnava educazione fisica per conto di un´associazione di genitori e due studenti di medicina di Roma, uno dei quali già tirocinante in ospedale. Tra gli indagati alcuni avevano precedenti per gli stessi reati e uno, in particolare, era stato arrestato in Sri Lanka per turismo sessuale.

    Due le perquisizioni in Piemonte. Nei giorni scorsi i poliziotti hanno fatto irruzione in una parrocchia della Granda: il prete ha tentato di impedire l´ingresso degli agenti, chiudendo la porta della canonica, ma un poliziotto è riuscito a infilare il piede, rimanendo ferito, e ad aprire un varco. Nella casa parrocchiale la squadra informatica della polizia postale ha trovato il computer in cui il sacerdote, che è stato denunciato a piede libero, conservava foto e filmati, che scaricava e scambiava su Internet.

    Quella appena conclusa è la seconda tranche di un´inchiesta, iniziata tre anni fa dal procuratore aggiunto Pietro Forno e dal sostituto procuratore Stefano Demontis, che già nel 2008 aveva portato a una sessantina di perquisizioni in tutta la penisola. Tutto era iniziato, ha spiegato il procuratore capo Giancarlo Caselli, quando la polizia tedesca si era infiltrata in un sito web in cui i pedofili si scambiavano video e fotografie che ritraevano bambini e bambine anche piccolissimi in atteggiamenti osceni e scene di abusi e violenze.

    Un sito piuttosto esclusivo, se così si può dire, per accedere al quale occorreva dimostrare, come biglietto da visita, di avere nel proprio hard disk un vasto materiale da scambiare. Meglio se inedito nel mondo della pedofilia online e autoprodotto, ovvero frutto di filmini casalinghi in cui spesso le vittime sono figli o amici di famiglia. E c´era anche un agghiacciante forum di discussione, in cui gli utenti chattavano in inglese tra di loro commentando la qualità delle immagini e stilando una sorta di classifica delle perversioni. «È inquietante che le persone che hanno questo genere di “interesse” spesso abbiano a che fare anche per lavoro con minorenni», spiega Pietro Forno.

    In sette giorni di attività di investigatori tedeschi avevano individuato un milione di indirizzi ip, fornendo alle autorità italiane quelli rintracciabili nel nostro territorio. L´inchiesta era stata affidata alla polizia postale di corso Tazzoli, che ha scremato tra quella moltitudine di persone chi aveva fatto un accesso casuale al sito e chi invece era un utilizzatore abituale di quel materiale, affidando poi alle diverse procure le deleghe per le perquisizioni nelle altre città.
    (22 ottobre 2009)

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-lo…-granda/2113085

  • Pedofilia asilo Bovetti, Cassazione: Apolloni e Ballario condannati in via definitiva

    Pedofilia asilo Bovetti, Cassazione: Apolloni e Ballario condannati in via definitiva

    di Roberta Lerici

    Valerio Apolloni,  figlio di Vittorio Apolloni, presidente della associazione Falsi Abusi, è stato condannato in via definitiva a due anni e dieci mesi per abusi sui bambini dell’asilo Bovetti, vicino a Torino.

    Con lui ,condannata anche Wanda Ballario, direttrice della scuola. Di seguito l’Ansa di oggi e alcuni stralci della sentenza di appello. Ulteriori approfondimenti su questa terza condanna definitiva per abusi compiuti nelle scuole materne italiane, potrete leggerla domani.

    Ricordiamo che nel 2007 è stato condannato in via definitiva a sette anni l’autista-bidello di un asilo privato di Calabritto per abusi su 8 bambini (resta da celebrare il processo ad una suora condannata in primo e secondo grado a 3 anni), mentre in provincia di Prato, nel 2005, è stato condannato a più di sei anni il bidello di un asilo per abusi su 12 alunni, compiuti nel 1998.In tutti e tre i casi, i racconti dei bambini si somigliano, sia per la modalità che per la crudeltà inizialmente camuffata da gioco.Attualmente, i processi per pedofilia nelle scuole materne ancora aperti sono almeno 5.

    Abusi in asilo del torinese, Cassazione conferma due condanne
    A La Loggia nel 2001. I due educatori si proclamano innocenti
    (ANSA) – TORINO, 2 OTT – La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva due condanne per molestie sessuali su bambini che frequentavano un asilo a La Loggia. Per Valerio Apolloni, all’epoca dei fatti presidente dell’ente di gestione della struttura, e Vanda Ballario, direttrice, la pena e’ di due anni e dieci mesi di reclusione, in parte gia’ scontati per effetto di un periodo di custodia cautelare. La vicenda risale al 2001. Ai due educatori hanno sempre respinto ogni accusa.(ANSA).

    STRALCI DELLA SENTENZA CHE HANNO PORTATO ALLA CONDANNA IN APPELLO DI APOLLONI E LA BALLARIO NEL 2008:

    dal sito “l’inferno degli angeli”

    “ XX BAMBINO racconta il gioco alla madre. VALERIO APOLLONI iniziava facendo delle flessioni (il bimbo mima il gesto); aveva il pisello “grosso, grosso e cicciotello”; VANDA lo toccava piano e dava bacini; anche lui (XX BAMBINO) toccava e accarezzava il pistolino di VALERIO. Poi XX BAMBINO in bagno mima il gioco con la madre, dandole baci in zona inguinale ed infilando la testa fra le di lei gambe per cercare di baciarle i genitali……”
    “…era poi andata nel lettone tra i genitori ed aveva preso a spalmare la propria saliva sul viso del padre. Al rimprovero di quest’ultimo la bimba aveva detto: “questa non è la saliva…è la crema…quella che si mette in bocca e si ingoia”. La madre le aveva chiesto chi le avesse insegnato questo gioco e la bimba aveva risposto”la signora dei gialli (i gialli è il colore della sezione)”. La madre “da dove la prende questa crema?- BIMBA: “dal pistolino di VALERIO, è dolce e non brucia”.
    A giudizio della Corte, sia per la terminologia adoperata che per la gestualità in essere, la bambina sembra attingere ad un patrimonio conoscitivo assolutamente inusuale per la sua età e per le sue esperienze in ambito sessuale…..
    A proposito delle uscite da scuola riporto un significativo passo:
    “…il presidente, cioè VALERIO APOLLONI, ogni tanto andava nella sua classe dicendole che alcuni bambini dovevano andare con lui e li portava via” Alla domanda se la cosa fosse normale “lei ci ha risposto che era la direttrice didattica ad autorizzare le uscite”.
    La direttrice didattica  è l’altra imputata.
    (fonte )
    www.bambinicoraggiosi.com 2 ottobre 2009

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