Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Torino

  • Operazione antipedopornografia. Beccato anche anonimo seminarista, Chissà che combina nel seminario

    Operazione antipedopornografia. Beccato anche anonimo seminarista, Chissà che combina nel seminario

    CATANIA. Duecentotrenta minorenni vittime di abusi identificati, 184 le persone arrestate in 14 Paesi, 670 gli indagati.

    E’ il bilancio dell’operazione ‘Rescue’, coordinata da Europol, contro quella che la polizia postale di Catania ritiene la maggiore grande rete internazionale di pedofili con collegamenti in varie parti del mondo.

    Sono 18 gli italiani coinvolti, uno di loro, un calabrese di 24 anni, è stato arrestato per produzione di materiale pedo-pornografico. L’analisi del materiale informatico dell’arrestato ha consentito di individuare un bambino italiano, di 8 anni, residente in Sicilia, vittime di abusi che sono stati ripresi e registrati in un video.

    I Paesi europei coinvolti nell’inchiesta sono Australia, Belgio, Canada, Grecia, Islanda, Italia, Olanda, Nuova Zelanda, Polonia, Romania, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Le indagini della polizia postale sono state coordinata dal procuratore aggiunto di Catania, Marisca Scavo, che ha disposto numerose perquisizioni per 18 italiani indagati per divulgazione di materiale pedopornografico e per apologia di delitto.

    Sono state eseguite in quattordici città: Bari, Bergamo, Como, Cuneo, L’Aquila, Milano, Monza, Napoli, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Torino, Varese, Venezia e Udine. Molti indagati hanno confermato di essere utenti iscritti al sito pedofilo. Sono impiegati, professionisti, studenti, un pensionato, un seminarista, un allenatore di basket per bambini, e hanno un’età media di 30 anni.

    IL SITO UBICATO IN OLANDA

    Avevano un loro sito internet, boylover.net, ubicato in Olanda, e oscurato da Europol, che raggruppava i pedofili di tutto il mondo.

    Sono i sostenitori del pensiero pedofilo, ‘teorici’ che promuovevano sul web notizie sul sesso con minori, ma anche giustificavano, ideologicamente, queste loro attrazioni sessuali.

    Ma c’era anche una sezione ‘pratica’ che dava consigli su come adescare i bambini, indicare siti on line ove era possibile trovare foto e video con contenuti pedopornografico. E infine c’erano ‘Le stanze’, dove si raccontavano le storie di incontri sessuali con minori e si immettevano test per ‘misurare’ l’attrazione sessuale verso i bambini.

    Le indagini dell’operazione ‘Rescue’ sugli iscritti, che festeggiavano anche la ‘Giornata dell’orgoglio pedofilo’, incitando eventuali adepti ad accendere una candela di colore blu durante la giornata dedicata alla celebrazione, sono state avviate dalla polizia postale di Catania dopo una segnalazione di Meter, l’associazione di don Di Noto.

    La Procura Distrettuale, con delega del procuratore aggiunto Marisa Scavo, ha autorizzato agenti a svolgere attività sottocopertura che ha permesso loro di identificare gli italiani.

    Le indagini, con il coordinamento di Eurojust, si è estesa a 14 Paesi. L’arresto del gestore del sito da parte della Polizia olandese ha consentito la completa acquisizione dei dati informatici e la successiva analisi da parte di Europol e sono state compiute intercettazioni telematiche e telefoniche.

    16/03/11 19.44

  • Processo a don Luciano, scontro tra periti

    Processo a don Luciano, scontro tra periti

    Le psicologhe genovesi Renata Rizzitelli e Daniela Malfatti per il tribunale e i neuropsichiatri infantili di Torino Mario Ancona e Velia Capiluppi sono stati ascoltati oggi in tribunale al processo in corso a Savona che vede sul banco degli imputati don Luciano Massaferro, il prete di Alassio, ora agli arresti domiciliari in un istituto di religiose di Diano Castello, accusato di molestie su una chierichetta di 12 anni.

    Durante l’udienza di oggi i periti di parte hanno fornito, versioni diametralmente opposte: quelli del tribunale hanno insistito sull’attendibilità della versione raccontata dalla vittima del prete, mentre quelli della difesa hanno spiegato come i racconti della bambina non possano essere ritenuti verosimili.

    «I nostri più che qualificati esperti hanno dato precisa e puntuale dimostrazione dell’inverosimilità del racconto alla base dell’accusa» ha detto a conclusione dell’udienza l’avvocato Alessandro Chirivì che difende il sacerdote.

    In aula c’era anche don Massaferro che ha seguito il dibattimento e preso appunti sulle testimonianze dei periti che hanno risposto alle domande di difesa, pm e tribunale. Il caso giudiziario intanto si avvicina alla conclusione.

  • Savona: aggredito Francesco Zanardi, il gay che denunciò un prete per molestie

    Savona: aggredito Francesco Zanardi, il gay che denunciò un prete per molestie

    Francesco Zanardi, il gay savonese che ha denunciato di essere stato vittima, da adolescente, di un prete pedofilo, è stato aggredito  per strada mentre stava tornando a casa. L’episodio risale alla settimana scorsa ma la notizia, riportata giovedì 20 maggio dalla Stampa, è emersa solo nelle ultime ore.

    “Non so chi fossero e neppure mi spiego i motivi dell’aggressione – ha detto Zanardi -. Spero che non c’entrino con la battaglia che sto conducendo in questi mesi sulla questione dei preti e della pedofilia. Ma né le minacce che ricevo continuamente né la violenza, potranno farmi recedere dalla mia iniziativa”.

    Zanardi, secondo la ricostruzione fatta, è stato avvicinato da due individui che dopo averlo aggredito gli hanno sferrato un pugno in pieno volto. Poi si sono allontanati indisturbati.

    L’aggressione si è verificata nella zona di via Torino, nel quartiere savonese di Villapiana. “Affinché l’episodio non venisse strumentalizzato non sono neppure andato a farmi medicare in ospedale, anche se il pugno è stato davvero forte – ha detto zanardi -. Per fortuna sono riuscito ad entrare nel portone e a chiudermi dentro, così quei due sono stati costretti alla fuga”.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/gay-zanardi-aggredito-savona-384293/#sthash.hMgfKDIl.dpuf

  • Pedopornografia: indagato sacerdote Scaricava foto porno con minori dal pc della parrocchia

    Pedopornografia: indagato sacerdote Scaricava foto porno con minori dal pc della parrocchia

    Pedopornografia: indagato sacerdote (ANSA) – ROMA, 3 MAG – Utilizzava il computer della parrocchia per collegarsi a Internet e scaricare da un forum foto porno che ritraevano minori.

    Per questo un giovane sacerdote polacco e’ stato indagato dal pm Pollidorio della Procura di Roma, che gli contesta il reato di pedopornografia.

    Il prete si sarebbe collegato nel 2006 quattro volte dal pc della parrocchia. A scoprirlo, gli agenti della polizia postale di Torino nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/05/03/visualizza_new.html_1788400912.html

    Pedopornografia, sacerdote polacco indagato da pm Roma
    di Apcom

    L’accusa: tramite computer parrocchia vide foto a luci rosse
    Roma, 3 mag. (Apcom) – Avrebbe frequentato in più occasioni un noto forum internet ‘scaricando’ foto pornografiche “aventi ad oggetto minori degli anni 18, ritratti nel corso di rapporti sessuali tra loro e con adulti”. Per questo un giovane sacerdote polacco è stato indagato dal pm Pietro Pollidori della Procura di Roma per il reato di pedopornografia, in base a quanto previsto dall’articolo 600 quater del codice penale. Il prete, che tramite un difensore di fiducia ha chiesto il patteggiamento della pena, è accusato di essersi collegato ad un sito web, dal computer della parrocchia, quattro volte, il 12, 13, 18 e 19 giugno del 2006. A scoprire il fatto sono stati gli agenti della polizia postale di Torino, oltre un anno fa, nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web. Il sacerdote, intanto, da diverso tempo, ha lasciato la chiesa dove era stato inviato, tra Prenestina e Casilina, alla periferia est della Capitale.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=925557

    E’ una chiesa del quartiere Pigneto

    Minori e sesso nel pc Indagato prete polacco

    Il caso nel quartiere Pigneto. Con il computer della chiesa per quattro volte avrebbe scaricato immagini e video perdopornografici.

  • Roma. Prete chiede di patteggiare per pedopornografia. Trasferito, pedofilo polacco protetto dall’anonimato

    Roma. Prete chiede di patteggiare per pedopornografia. Trasferito, pedofilo polacco protetto dall’anonimato

    Pedopornografia: indagato sacerdote (ANSA) – ROMA, 3 MAG – Utilizzava il computer della parrocchia per collegarsi a Internet e scaricare da un forum foto porno che ritraevano minori. Per questo un giovane sacerdote polacco e’ stato indagato dal pm Pollidorio della Procura di Roma, che gli contesta il reato di pedopornografia.

    Il prete si sarebbe collegato nel 2006 quattro volte dal pc della parrocchia. A scoprirlo, gli agenti della polizia postale di Torino nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/05/03/visualizza_new.html_1788400912.html

    Pedopornografia, sacerdote polacco indagato da pm Roma
    di Apcom

    L’accusa: tramite computer parrocchia vide foto a luci rosse
    Roma, 3 mag. (Apcom) – Avrebbe frequentato in più occasioni un noto forum internet ‘scaricando’ foto pornografiche “aventi ad oggetto minori degli anni 18, ritratti nel corso di rapporti sessuali tra loro e con adulti”. Per questo un giovane sacerdote polacco è stato indagato dal pm Pietro Pollidori della Procura di Roma per il reato di pedopornografia, in base a quanto previsto dall’articolo 600 quater del codice penale. Il prete, che tramite un difensore di fiducia ha chiesto il patteggiamento della pena, è accusato di essersi collegato ad un sito web, dal computer della parrocchia, quattro volte, il 12, 13, 18 e 19 giugno del 2006. A scoprire il fatto sono stati gli agenti della polizia postale di Torino, oltre un anno fa, nel corso di una vasta operazione contro la pedofilia sul web. Il sacerdote, intanto, da diverso tempo, ha lasciato la chiesa dove era stato inviato, tra Prenestina e Casilina, alla periferia est della Capitale.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=925557

  • Chiusa l’inchiesta su don Luciano: prove sufficienti, si va a processo

    Chiusa l’inchiesta su don Luciano: prove sufficienti, si va a processo

    Giudizio immediato per don Luciano Massaferro, il parroco alassino accusato di aver abusato di un’undicenne sua parrocchiana. Secondo i magistrati ci sono prove a sufficienza per poter sostenere in un processo la grave accusa di pedofilia.

    La procura della Repubblica ha dunque chiuso l’inchiesta sul sacerdote quarantacinquenne (reggente delle parrocchie di San Vincenzo e San Giovanni Battista e responsabile dell’ufficio scolastico della Diocesi) e chiesto al giudice delle indagini preliminari, Emilio Fois, di fissare l’udienza davanti al collegio.

    Don Luciano, detenuto da mesi nel carcere di Sanremo, ha sempre negato e respinto ogni accusa. Ma i racconti della ragazzina, a quanto pare, sembrano convincenti. Tre sarebbero infatti gli episodi da lei descritti. Uno sarebbe avvenuto su uno scooter, un altro nella biblioteca dell’ufficio parrocchiale ed il terzo nella baracca dell’orto di proprietà don Luciano Massaferro dove il parroco avrebbe fatto giurare all’undicenne, in un momento di intimità, di non raccontare nulla dei loro incontri proibiti.

    Secondo i legali del prete però (gli avvocati Alessandro Chirivì di Albenga e Mauro Ronco di Torino), la ragazzina si sarebbe contraddetta più volte e le due relazioni effettuate dagli psicologi sarebbero contradditorie. La prima definisce credibile il racconto dell’undicenne. Per la seconda, la ragazzina “fa fronte al disagio emozionale ricorrendo a modalità difensive, quali il diniego e la tendenza alla fantasia”. E sempre i difensori avevano dato un’altra chiave di lettura alla testimonianza dell’undicenne in sede di incidente probatorio, ritenendola inattendile, perchè quando le sono state mostrate le foto, non avrebbe riconosciuto il capanno agricolo. Nell’ottica accusatoria, invece, l’undicenne dice il vero. E ora don luciano dovrà prepararsi ad un duro processo.

  • “Don Rolle abusò di quel ragazzino”

    “Don Rolle abusò di quel ragazzino”

    di SARAH MARTINENGHI

    Non è stato solo un bacio «equivocato» a far condannare don Ilario Rolle. Non pare giustificabile chiamare un dodicenne di notte nel proprio letto, restare in mutande e canottiera sotto le coperte con lui, fosse anche solo per dormire abbracciati.

    Il gip non ha affatto creduto al prete torinese più impegnato nella lotta alla pedofilia, e nelle sue motivazioni ha spiegato il perché della condanna a tre anni e otto mesi inflittagli. «Nel comportamento descritto di chiamare nello stesso letto un adolescente di 12 anni, di toccarlo, abbracciarlo, accarezzarlo, e baciarlo anche sulla bocca – scrive il giudice Cristiano Trevisan – non si possono cogliere ragionevolmente i tratti di alcuna innocente manifestazione d´affetto, bensì gli elementi tipici ed evidenti di un abuso sessuale indotto da libidine intesa come volontà di concupiscenza».

    Sono racchiuse in 34 pagine le motivazioni di una condanna severa: quella a tre anni e otto mesi di carcere (in abbreviato) inflitta a dicembre con l´accusa di violenza sessuale nei confronti di un ragazzino a don Ilario Rolle, parroco di Venaria, difeso dall´avvocato Stefano Castrale, uno dei preti più impegnati nella lotta alla pedopornografia, nonché inventore di un filtro internet per creare siti sicuri per i bambini. Per il gip Trevisan non c´è soltanto l´episodio di denuncia per un bacio sulla bocca dato al dodicenne. Ma dalle indagini svolte dal pm Stefano Demontis, dalle testimonianze assunte, è

    emersa l´inquietante abitudine del prete (confermata da molti altri ragazzini) di chiamare gli adolescenti a turno per dormire con lui nella sua camera privata durante le settimane di vacanze estive in montagna ad Ala di Stura.

    «L´imputato – scrive il giudice – afferma di aver solo strofinato la sua barba contro la guancia del ragazzo e di averlo baciato sulla nuca. In tal modo, pur negando il bacio sulla bocca, ammette implicitamente che vi fu un avvicinamento dei rispettivi visi oltre quel margine di rispetto che regola le relazioni intersoggettive. Non vi era alcuna oggettiva e plausibile ragione per invitare nella notte un ragazzino di dodici anni a letto sotto le coperte per manifestare affetto nei suoi confronti. Il ragazzo infatti non stava male, non era triste, non era preoccupato, non aveva paura, non doveva essere consolato. Anzi, era stato chiamato dalla propria camerata proprio perché, entusiasta di essere in montagna con gli amici della parrocchia stava facendo un po´ di “cagnara”. Si trovava in uno stato di euforia che non poteva giustificare un intervento consolatorio del prete».

    Nelle motivazioni tra l´altro il gip parte proprio dalla denuncia della madre della vittima, in cui la donna raccontava come il parroco avesse sempre avuto una predilezione per suo figlio: «Era stato proprio Don Ilario Rolle a insistere perché mio figlio andasse in vacanza ad Ala di Stura, noi eravamo contrari per questioni economiche, ma lui aveva insistito tanto da iscriverlo ugualmente, superando il problema dei soldi». Quella denuncia e il racconto del dodicenne, sentito in audizione protetta, sono apparsi ancor più credibili, per il gip, proprio perché «senza motivi di astio» o rancore nei confronti di don Ilario che si era difeso sostenendo di esser vittima di una congiura da parte dei genitori del ragazzo.

    A pesare sono state anche le vicissitudini giudiziarie passate, (accuse che riguardavano sempre abusi sessuali e che erano note anche alla Curia, nonostante il suo incarico istituzionale nella lotta alla pedofilia), storie risultate tutte credibili per il gip anche se non erano arrivate a una conclusione processuale: due distinti episodi, uno del 1990 in cui Don Rolle era accusato di aver insidiato un quattordicenne (la sua querela però era arrivata tardiva), e un altro di qualche anno fa in cui era accusato da un ragazzo straniero di aver abusato di lui e di altri ragazzini. Tutti raccontavano «modalità analoghe» di quella strana abitudine del prete di chiamare i ragazzi a dormire con sé nel proprio letto, rimanendo in mutande e canottiera, tentando anche baci sulla bocca. «Emerge – scrive infatti il gip – come già in passato don Rolle abbia tenuto atteggiamenti quantomeno equivoci nei confronti dei ragazzini che hanno frequentato le parrocchie di Vallongo, Carmagnola e Venaria».

    (07 aprile 2010)

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2010/04/07/news/don_rolle_abus_di_quel_ragazzino-3167312/

  • Tre anni e undici mesi a don Mologni. Vittima un diciassettenne

    Tre anni e undici mesi a don Mologni. Vittima un diciassettenne

    TORINO 10/03/2010 – Arrestato nel luglio di due anni fa, processato nei primi giorni del febbraio scorso, condannato ieri mattina a 3 anni e undici mesi di reclusione, in abbreviato, con le accuse di detenzione di materiale pedopornografico e atti sessuali nei confronti di un minorenne affetto da difficoltà psichiche. Don Pierpaolo Mologni, 63 anni, ex parroco di Lombardore, è attualmente ospite di una casa di cura nell’eporediese. Nei suoi confronti, il pubblico ministero Stefano Demontis aveva chiesto una condanna a 4 anni e due mesi di reclusione. Al minorenne vittima di abusi, parte civile con l’avvocato Francesca Violante, il giudice Andrea Natale ha riconosciuto una provvisionale di cinquemila euro. Don Mologni era assistito dall’avvocato Gian Paolo Zancan.

    Risalgono al 2007 i fatti oggetti dell’indagine avviata dalla procura di Torino. All’epoca, il ragazzino vittima di abusi aveva 17 anni. La testimonianza resa dalla vittima agli inquirenti fu particolarmente cruda e brutale. Il ragazzino descrisse gli abusi subiti, si soffermò con scrupolo e precisione su dettagli e particolari non di poco conto. «Mi portava nel suo alloggio in parrocchia, sempre con la stessa scusa: voleva “misurarmi” per vedere se ero cresciuto». Poi la situazione degenerava: «Massaggi, carezze, la sua mano che sfiorava le mie parti intime. A volte tirava fuori dall’armadio quel costumino di Tarzan dal quale si intravedeva tutto. Dovevo indossarlo, ma era troppo stretto. Lui insisteva, io non riuscivo ad oppormi. Non c’era niente da fare, alla fine vinceva sempre lui. Cominciava quindi a scattare foto, tante, tantissime foto. Sembrava non volesse più smettere». Infine, il momento più brutto, quello più temuto dalla giovane preda: la masturbazione. «Succedeva su un tappeto, oppure direttamente sul letto. Mi toccava, poi si toccava anche lui». Poi era tutto finito, in attesa del successivo e inevitabile incontro.

    Non era stato facile per la giovane vittima raccontare gli abusi subiti in parrocchia. Eppure, alla fine il diciassettenne trovò il coraggio di farlo. Il minorenne ebbe la forza di ricordare, raccontare, denunciare l’orrore vissuto per mesi accanto a quell’uomo tanto più anziano di lui. Rovistò nella memoria e riscoprì la presenza di storie che aveva deciso di cancellare per sempre. Storie di baci, carezze. Carezze sempre più intime e invadenti, sempre più imbarazzanti. Adesso l’inferno è finito, l’incubo è passato. Restano i ricordi, sfortunatamente.

    Giovanni Falconieri

    http://www.cronacaqui.it/news-abusi-sessuali-in-parrocchia–condannato-prete-pedofilo_33521.html

  • Trovato il pc misterioso Il vescovo ha visitato don Lu

    Trovato il pc misterioso Il vescovo ha visitato don Lu

    MARCO RAFFA
    ALASSIO
    Risolto il giallo del quarto computer, il pc appartenuto a don Luciano Massaferro che gli investigatori cercano da settimane e che il parroco alassino arrestato con l’accusa di violenza sessuale su una undicenne aveva detto di non sapere dove fosse finito. «E’ “morto”, si è guastato, non so che fine abbia fatto». Questa, almeno secondo i suoi legali, era stata la risposta data agli investigatori in occasione dei primi due interrogatori.
    Il «portatile» sarebbe stato trovato in casa di un parrocchiano ed è già stato affidato agli esperti che dovranno vivisezionare l’apparecchiatura alla ricerca di eventuali file compromettenti. E’ molto difficile che, anche ammettendo che tali file esistano e siano mai stati nel computer (gli altri tre pc esaminati dai periti sono risultati assolutamente irreprensibili sotto ogni punto di vista), siano comunque «visibili». Esistono però, ovviamente, metodi di ricerca sofisticata che possono far riaffiorare anche memorie cancellate o parzialmente sovrascritte.
    Non è l’unica novità sul piano delle indagini: oggi infatti, alle nove del mattino nell’ufficio del giudice Emilio Fois, verrà conferito l’incarico alla psicologa genovese che dovrà ascoltare la ragazzina di undici anni dal cui racconto è scaturita l’accusa di violenza sessuale per il sacerdote. Al giuramento del perito parteciperanno anche i legali di don Massaferro (Alessandro Chirivì di Albenga e Mauro Ronco di Torino) che a loro volta nomineranno un consulente di parte. Sia da parte della Procura che della difesa viene data molta importanza all’audizione della ragazzina, che dovrà svolgersi in condizioni di particolare cautela e protezione. La legge consente infatti che la minore «parte offesa» venga ascoltata dal consulente nominato dal giudice, ed eventualmente dal giudice stesso eo dal pm, in un contesto di assoluta protezione. Eventuali consulenti di parte possono assistere all’interrogatorio in una stanza separata, collegata a quella dove si trova il minore da un vetro-specchio o da un impianto video a circuito chiuso, e in nessun caso possono interagire direttamente con la minore stessa. Con ogni probabilità l’audizione protetta si svolgerà nei primi giorni della prossima settimana. E sarà la prima volta che la piccola accusatrice di don Luciano verrà ascoltata non soltanto da chi conduce le indagini (prima dell’arresto del sacerdote un’audizione c’era già stata, ma limitata alla psicologa consulente del pm) ma anche, sia pure a distanza, dalla difesa.
    L’altroieri infine don Luciano ha ricevuto in carcere a Chiavari la visita del suo vescovo. Monsignor Mario Oliveri, come aveva ripetutamente chiesto senza risultato in precedenza, lo ha raggiunto nella sua cella, ha pregato con lui e lo ha confortato alla presenza di alcuni dei compagni di detenzione che sono apparsi a loro volta commossi e partecipi.

     

  • Il prete accusato di pedofilia «L’ho visto nudo in canonica»

    Il prete accusato di pedofilia «L’ho visto nudo in canonica»

    14 gennaio 2010
    | Gianluigi Cancelli

    E alla vigilia dell’atteso appuntamento giudiziario, spuntano nuovi particolari sul terzo episodio del quale è accusato il parroco di San Vincenzo ad Alassio

    Proprio alla vigilia dell’udienza davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Genova, fissata per questa mattina alle nove e mezza, spunta un nuovo episodio di accusa nei confronti di don Luciano Massaferro, il parroco alassino di 44 anni arrestato la mattina del 29 dicembre scorso dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale su una bambina di dodici anni.

    Si tratta di un incontro che, secondo la tesi accusatoria sostenuta dalla procura di Savona basata su quanto la vittima aveva raccontato prima alla madre e poi alla psicologa dell’ospedale Gaslini che aveva subito segnalato l’accaduto al tribunale dei minori di Genova, sarebbe avvenuto all’interno della canonica che si trova proprio attaccata alla parrocchia di San Vincenzo.

    Un episodio che, almeno secondo quanto raccontato dalla bambina, sarebbe stato più grave rispetto a quelli precedenti. In sostanza il sacerdote si sarebbe in parte spogliato di fronte alla dodicenne che nel suo racconto alla psicologa dell’ospedale Gaslini avrebbe fornito una serie di dettagli precisi nella descrizione del luogo dove era avvenuto questo incontro. Non solo. La bambina avrebbe fornito anche alcuni particolari sulla successione di quanto accaduto e addirittura una descrizione delle parti intime del sacerdote. «È vero che tra gli episodi per i quali è stato firmato l’ordine di custodia cautelare in carcere nei confronti di don Luciano Massaferro vi è anche questo episodio che sarebbe avvenuto nella canonica attigua alla parrocchia – si limita a commentare l’avvocato della diocesi di Albenga e Imperia Alessandro Chirivì, che insieme all’avvocato Mauro Ronco (presidente del consiglio dell’Ordine forense di Torino) difende il parroco alassino – ma non mi risulta che la bambina abbia fornito dettagli particolari riguardanti il corpo del sacerdote. Vorrei comunque sottolineare come anche in questo caso si tratti soltanto del racconto di una bambina di dodici anni, da cinque seguita dagli psicologi del Gaslini. Come per gli altri due presunti episodi che hanno portato al suo arresto non vi sono prove di quanto sarebbe accaduto, ma soltanto il racconto della bimba. Mi sembra un po’ poco per arrivare ad arrestare e soprattutto a tenere per tutto questo tempo in carcere una persona che sino a prova contraria deve esser considerata innocente».

    Una tesi che i difensori di don Luciano Massaferro avevano già provato a sostenere di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Savona, Emilio Fois, senza per la verità ottenere alcun risultato. Tesi che questa mattina riproporranno davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Genova. Un appuntamento che per la sorte del sacerdote alassino sembra essere, almeno dal punto giudiziario, decisivo. «Ho incontrato don Luciano questo pomeriggio (ieri pomeriggio per chi legge, n.d.r. in carcere a Chiavari – spiega ancora l’avvocato Chirivì – e devo dire di averlo trovato molto provato. Nonostante le lettere, e sono quasi un centinaio, che ha ricevuto dai suoi parrocchiani che sono certi della sua innocenza, ha il morale basso. Ma non potrebbe essere diversamente, perché parliamo di una persona che è in carcere da quindici giorni sapendo di essere innocente».

    Oltre al racconto della bambina vittima dei presunti episodi, a dire il vero, la tesi accusatoria punta anche sul fatto che il sacerdote alassino continui a negare con decisione l’esistenza di un quarto computer che avrebbe utilizzato nei mesi passati e della cui esistenza gli investigatori sono certi. Computer che però sino ad oggi non è stato ancora trovato.