Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Abusi: è indagato il fratello prete del sindaco Bucci

    Abusi: è indagato il fratello prete del sindaco Bucci

    Il Fatto Quotidiano – PAOLO FROSINA – Padre Luca Maria Bucci, fratello del sindaco di Genova Marco, è indagato dalla procura di Savona per violenza sessuale su minori. A confermarlo sono fonti investigative qualificate.

    L’indagine nasce dalla denuncia di A.C., 38 anni, operaio in un piccolo borgo del Ponente ligure. Come raccontato dal Fatto , l’uomo ha riferito alla onlus Rete L’abuso di aver subito in due occasioni, all’età di 12 anni, molestie da padre Bucci, frate cappuccino ora residente nel convento di Santa Margherita Ligure.

    Gli abusi denunciati risalgono al 1994 e si sarebbero consumati durante i campi estivi dei cappuccini a Loano e Bardineto, nel savonese. Un trauma – ha spiegato – rimosso a lungo e riaffiorato solo negli scorsi mesi, subito dopo la nascita di un figlio. Da qui l’esposto presentato ai magistrati da Francesco Zanardi, presidente della onlus, e – all’inizio di settembre – l’apertura del fascicolo, iscritto in un primo momento a “modello 44” (senza indagati né ipotesi di reato).

    La presunta vittima è stata ascoltata più volte dalla Squadra mobile di Savona e dal pm Giovanni Battista Ferro. In audizione protetta, alla presenza di uno psicologo, ha formalmente riconosciuto padre Luca come il proprio abusatore. Il racconto, a quanto si apprende, è stato coerente, dettagliato e ricco di riscontri, tanto da far ritenere il fatto storico pienamente accertato.

    È possibile che già la settimana prossima il frate venga convocato per un interrogatorio. L’obiettivo degli inquirenti è capire se possano esserci stati casi più vicini nel tempo: la speranza è che siano le stesse, ipotetiche, vittime a farsi avanti. Se così non fosse l’unica strada rimarrebbe la richiesta di archiviazione per prescrizione, anche se l’accertamento della condotta potrebbe aprire la strada a un’azione di risarcimento danni. C’è poi un fascicolo gemello – aperto dalla procura di Genova – basato su segnalazioni arrivate alla Rete L’abuso nel 2017 e riguardanti altre presunte violenze avvenute nel capoluogo.

    Al tempo, scrive Zanardi nell’esposto, “sottovalutammo la segnalazione in quanto a Genova si svolgevano le elezioni comunali e pensammo a una strumentalizzazione di carattere politico”. A quanto apprende il Fatto, il procedimento di Genova non ha indagati né ipotesi di reato. Tra gli elementi a disposizione dei magistrati ci sono alcune registrazioni audio in cui Zanardi, fingendosi la presunta vittima, induce il frate a dichiarazioni ritenute auto-incriminanti.

    Nelle telefonate – carpite a sua insaputa e quindi senza valore di prova – ammette di aver affrontato il “problema”, ed essersi confessato dopo i fatti del tempo, aggiungendo di essere monitorato, anche a livello psicologico, dai superiori.

    Ai tentativi di contattarlo, il frate è risultato irraggiungibile.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/10/25/padre-luca-fratello-del-sindaco-di-genova-indagato-per-violenza-sessuale-su-minore/5978934/

  • Don Marino Genova è stato arrestato: abusò della tredicenne Giada Vitale

    Don Marino Genova è stato arrestato: abusò della tredicenne Giada Vitale

    Per don Marino Genova, l’ex sacerdote di Portocannone, si sono aperte le porte del carcere. Il religioso, condannato a quattro anni e dieci mesi di reclusione per violenza sessuale e abusi a danno dell’ex parrocchiana all’epoca tredicenne, Giada Vitale, è stato arrestato in esecuzione della sentenza definitiva. Si chiude così una delle vicende più tristi della cronaca degli ultimi anni.

    “Non si è mai contenti quando una persona va in carcere – commenta al Tgr, Giada Vitale, la vittima  – non avevo desiderio di vendetta (altro…)

  • GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    GENOVA: La CDF (Vaticano) revoca a Bagnasco l’incarico per il processo a don Castagneto e lo passa a Torino – Contiene tutti gli atti

    La lunga mano di Dio, o almeno di chi in terra agisce in suo nome. Dagli atti che andrò ad esporre, estratti dal fascicolo reso dalla Procura della Repubblica di Genova nell’indagine avviata dalla Rete L’ABUSO nei confronti di don Franco Castagneto , ex parroco di Sori, per cui la Procura in data 21 settembre 2020 ne chiede l’archiviazione per intervenuti termini di prescrizione.

    Gli atti che esporrò sono redatti dall’ex Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, card. Angelo Bagnasco. Nelle sue missive con (altro…)

  • Abusi sessuali durante gli esorcismi, i motivi dell’assoluzione di don Michele Barone

    Abusi sessuali durante gli esorcismi, i motivi dell’assoluzione di don Michele Barone

    Scandalo esorcismi, i motivi dell’assoluzione di don Michele Barone

    Secondo il Tribunale, i palpeggiamenti spacciati per esorcismi non vanno considerati aggressioni sessuali. Inoltre, né i genitori della 13enne vittima di maltrattamenti, né le ragazze che accusano l’ex sacerdote Michele Barone di avere abusato di loro, vanno considerati in inferiorità psicologica nei confronti del prete.

    Né fu «coartata» la relazione carnale ch’ebbe, l’ex confessore dei vip, con una delle due ragazze che poi lo denuncerà per stupro: non ritenuta «indemoniata» come l’altra ragazza, madre di un bambino, «scelse» la pratica sessuale che poi attuò con l’ex prete e per questo, ritengono i giudici, non vi fu costrizione.

    Condannati i genitori della vittima

    Anche i genitori della vittima sono al centro dello scandalo esorcismi e abusi che sconvolse l’Italia nel 2018. I genitori della 13enne consegnarono «volontariamente» la ragazzina al sacerdote ritenendo che non avesse bisogno di cure mediche, ma di rituali di liberazione dal demonio e decidendo, in autonomia, che la 13enne fosse quindi affetta da problematiche spirituali e non da quel disturbo di conversione diagnosticato al Bambin Gesù di Roma. Insomma, tutti loro, vittime (eccetto la minorenne) e carnefici, agirono con lucidità e volontarietà «condividendo con Barone un credo religioso vissuto fino alle estreme conseguenze».

    Il ricorso

    Sono, queste le motivazioni, 1113 pagine, con le quali il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere l’8 febbraio scorso ha condannato Barone a 12 anni per i maltrattamenti sulla ragazzina, ma lo ha mandato assolto dalle accuse di violenza sessuale nei confronti delle due adepte ventenni. Su questa decisione è pronta a dar battaglia la Procura di Santa Maria Capua Vetere che, lunedì, ha depositato il ricorso in Appello. I pm Alessandro Di Vico e Daniela Pannone, chiedono la condanna dell’ex sacerdote anche per la violenza sessuale nei confronti delle due ventenni.

  • Violenza sessuale a un ragazzino, sacerdote finisce in carcere

    Violenza sessuale a un ragazzino, sacerdote finisce in carcere

    La terza sezione della Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni di reclusione nel confronti del sacerdote messinese Giovanni Bonfiglio, 57 anni, che era stato ritenuto responsabile dal Tribunale e dalla Corte di Appello di Messina di violenza sessuale nei confronti di un giovane che, all’epoca, aveva sedici anni (era il 2014).

    La Cassazione ha accolto la tesi dell’avvocato Giovambattista Freni, difensore del minore (frattanto divenuto maggiorenne) e dei genitori, costituiti parti civili. L’imputato non potrà beneficiare della sospensione condizionale della pena, quindi rimarrà in carcere.

    Bonfiglio aveva indicato sedici testimoni tra i quali quattro monsignori, due sacerdoti e una suora, che avrebbero dovuto dimostrare la corretta condotta nella sua funzione religiosa e nella sua attività di insegnante.

    I genitori del minore, dopo la denunzia, si erano rivolti al vescovo di Messina Calogero La Piana, per richiedere la rimozione dal sacerdozio del prete, che fu trasferito nella diocesi di Patti per accudire l’anziana genitrice.

  • La Chiesa cattolica giapponese citata in giudizio per danni in presunti abusi sessuali

    La Chiesa cattolica giapponese citata in giudizio per danni in presunti abusi sessuali

    TOKYO (AP) – Una donna ha intentato una causa contro la Chiesa cattolica romana in Giappone sostenendo che un prete l’ha violentata quattro decenni fa, mentre la crisi mondiale degli abusi sessuali della chiesa raggiunge gradualmente il Giappone.

    La causa civile, presentata questa settimana presso il tribunale distrettuale di Sendai, chiede 56,1 milioni di yen (534.000 dollari) di danni. Accusa un sacerdote, che non è stato accusato o penalizzato, nonché un vescovo che negli ultimi anni ha consigliato la donna in merito al presunto abuso.

    La causa, che accusa anche la diocesi di Sendai nel nord-est del Giappone, afferma che la chiesa ha rifiutato di prendere sul serio le denunce, causando dolore psicologico.

    “Ho intentato questa causa per rivendicare la dignità che ho perso e per cercare di porre fine a questo grave crimine che è una violazione dell’umanità”, ha detto Harumi Suzuki, che ha reso pubblico il suo nome.

    Ha detto di aver vissuto “più di 40 anni di inferno”, ma vuole alzare la voce per gli altri sopravvissuti agli abusi.

    “Sei innocente e non sei solo”, ha detto in una dichiarazione.

    Il Rev. Shiro Komatsu della diocesi di Sendai ha detto di non avere commenti perché non ha visto la causa.

    I documenti visti dall’Associated Press mostrano che la diocesi ha svolto un’indagine da parte di avvocati di terze parti sul suo caso nel 2016.

    L’indagine ha stabilito che l’atto sessuale era probabilmente avvenuto, ma ha deciso che non poteva essere perseguita alcuna responsabilità penale o civile, dato il passare del tempo e che il sacerdote poteva aver pensato che l’atto fosse consensuale. Suzuki nega di aver acconsentito.

    Il vescovo, Martin Testuo Hiraga, che si è incontrato spesso con Suzuki, ha detto che era difficile arrivare a una soluzione e il sacerdote ha negato le accuse. Il sacerdote non era disponibile per un commento.

    Il sacerdote viene identificato nella causa, ma gli avvocati di Suzuki hanno chiesto che il suo nome non fosse riportato, per timore di una possibile causa per diffamazione ai sensi della legge giapponese.

    Suzuki, un cattolico, è stato vittima di violenza domestica nel 1977 e si è rivolto al sacerdote per consolazione, secondo la causa. È stata violentata nella camera da letto al piano superiore della chiesa durante una sessione di consulenza e ha sofferto di depressione per anni.

    “La Chiesa cattolica è una gigantesca organizzazione di potere per i credenti e ha la loro fiducia incondizionata”. “La violenza sessuale da parte del clero sui membri della congregazione è un atto estremamente spregevole che sfrutta l’assoluta disuguaglianza di potere”.

    Le pressioni sono forti nel Giappone orientato alla conformità affinché le donne non si pronunciano contro gli abusi sessuali. Ma il movimento #MeToo sta gradualmente iniziando a decollare.

    Yuma Sato, l’avvocato di Suzuki, ha affermato che il sistema giudiziario giapponese rende molto difficile chiedere il risarcimento dei danni per abusi sessuali a meno che non si agisca entro pochi anni.

    “Ma spero che questo caso invii un messaggio su uno sforzo per creare il cambiamento”, ha detto Sato.

    “Vogliamo anche che la società giapponese impari di più sui problemi della chiesa, sulla sua segretezza, sui suoi insabbiamenti e su come i colpevoli restano impuniti”.

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    Yuri Kageyama è su Twitter all’indirizzo https://twitter.com/yurikageyama

    https://apnews.com/article/lawsuits-crime-sexual-abuse-by-clergy-japan-archive-7a947193a18318fa2b1e43346502ca7a?fbclid=IwAR3J5qYXxs8isb4wRECitIfOSJSQgUgVk3IPycZG6WMJcB8X4pNrWNd-p-g
  • Cassazione: «Mandare foto hard a minorenni su Whatsapp è violenza sessuale»

    Cassazione: «Mandare foto hard a minorenni su Whatsapp è violenza sessuale»

    Inviare foto hard ad un minore è violenza sessuale. Lo ha stabilito la terza sezione penale della Cassazione respingendo il ricorso degli avocati di un uomo indagato per avere inviato messaggi e foto esplicite ad una ragazza minorenne invitandola a fare altrettanto sotto la minaccia di divulgare in pubblico le chat. Nel ricorso la difesa del 32enne aveva precisato che «in assenza di incontri con la persona offesa o di induzione a pratiche sessuali» di fatto sarebbe difettato «l’atto sessuale» e dunque la relativa accusa di violenza sessuale.

    Inizialmente il tribunale del Riesame di Milano aveva confermato la custodia cautelare in carcere disposta dal gip, ma la difesa del ragazzo aveva fatto ricorso in Cassazione. La loro tesi verteva sulla non contestabilità del reato di violenza sessuale: il difensore sosteneva infatti che non essendo avvenuto alcun incontro tra i due, mancava il vero e proprio atto sessuale.

     Secondo la difesa, «la condotta tenuta dall’indagato non ha intaccato la sfera sessuale della minore per assenza di una qualsivoglia richiesta di rapporto sessuale volta al soddisfacimento dei propri impulsi».

    Il Tribunale del Riesame però aveva già sottolineato -osserva la Cassazione- che «la violenza sessuale risultava ben integrata , pur in assenza di contatto fisico, quando gli atti sessuali coinvolgessero la corporeità sessuale della persona offesa e fossero finalizzati a compromettere il bene primario della libertà individuale nella prospettiva di soddisfare il proprio istinto sessuale». Inoltre, spiegano gli Ermellini, il Riesame «ha ravvisato i gravi indizi di colpevolezza del reato contestato nell’induzione allo scambio di foto erotiche, nella conversazione sulle pregresse esperienze sessuali ed i gusti erotici, nella crescente minaccia a divulgare in pubblico le chat». Il tribunale del Riesame di Milano infatti aveva confermato la custodia in carcere disposta dal gip per l’indagato, e la difesa, quindi, si era rivolta alla Cassazione sostenendo che, in assenza dell’atto sessuale, non fosse contestabile il reato di violenza sessuale. Per gli avvocati era da escludersi anche il ‘child grooming’, ovvero l’adescamento di un minore via web attraverso una sorta di circonvenzione per vincere resistenze psicologiche. Motivazioni quelle della difesa respinte dalla Cassazione che ha ritenuto la decisione del Riesame «solida e ben motivata». Gli Ermellini hanno anche ritenuto giusta la custodia in carcere dell’indagato – ora ai domiciliari – perchè recidivo avendo adottato stessi atteggiamenti con altre minori («dimostrando di non sapere controllare le proprie pulsioni») e perchè «lavorando all’estero non sarebbe rientrato per consegnarsi alle forze dell’ordine.

    https://www.ilmessaggero.it/italia/whatsapp_sentenza_cassazione_mandare_foto_hot_minorenni_chat_violenza_sessuale_ultime_notizie-5450347.html?fbclid=IwAR3fHnNfUb_KqFs2Pyq1TAsRJSRs6e42tQOEWKoEVqfGzmV64TFnC52s3do

  • Abusi in sagrestia, il caso Giada Vitale finisce in Parlamento

    Abusi in sagrestia, il caso Giada Vitale finisce in Parlamento

    “Lui non è uno che va facendo sta roba con tutti quanti. Ha fatto un’esperienza del genere, ha vissuto questa storia impropria con te. Non è un criminale”. Così il vescovo di Larino, Gianfranco De Luca a Giada Vitale, nel 2014, giustificava la condotta del sacerdote don Marino Genova, in seguito condannato per violenza sessuale a danno della ragazza, proprio in relazione a quei fatti. Le parole del vescovo sono state riportate nella memoria allegata all’atto di interrogazione e depositata ieri, in parlamento, dall’onorevole Stefania Ascari, (altro…)

  • Germania, operazione trasparenza degli ordini religiosi che ammettono l’esistenza di 1.412 vittime di abusi

    Germania, operazione trasparenza degli ordini religiosi che ammettono l’esistenza di 1.412 vittime di abusi

    Città del Vaticano – L’operazione trasparenza sulla dolorosa piaga degli abusi sessuali commessi da religiosi su minori, in Germania, sta andando avanti e stavolta ha portato alla divulgazione di una vasta ricerca pubblicata dalla diocesi di Bonn e resa pubblica dalla agenzia cattolica KNA. Secondo questo studio almeno 654 membri di 392 ordini religiosi hanno commesso abusi. Una mossa all’insegna della trasparenza iniziata diversi anni fa con l’obiettivo di recuperare credito presso l’opinione pubblica tedesca.

    Una operazione simile in Italia sarebbe semplicemente impensabile vista la trasparenza quasi inesistente a livello diocesano. Al momento non si conoscono nemmeno i numeri complessivi dei sacerdoti condannati dai tribunali ecclesiastici nell’arco degli ultimi vent’anni. Le vittime italiane – raggruppate nell’associazione Rete l’Abuso – non smettono di sottolineare la scarsa limpidezza della Chiesa italiana nell’affrontare il fenomeno con l’opinione pubblica.

    La ricerca diffusa in Germania ha conteggiato 1.412 tra bambini e adolescenti vittime di abusi sessuali, secondo i risultati del sondaggio effettuato su 392 ordini. Una operazione del genere non era mai stata tentata prima.

    L’80 per cento (1.131) delle vittime sono maschi e circa il 20 per cento (281) femmine. La presidente della Conferenza tedesca dei superiori cattolici (DOK), Katharina Kluitmann, ha dichiarato che i numeri non sono precisi, perchè vi sarebbe un numero non calcolabile di casi non denunciati. La suora francescana ha aggiunto che le vittime hanno sofferto tantissimo per il modo in cui sono state trattate dai responsabili degli ordini religiosi, spesso per non fare scoppiare scandali. «Ce ne rammarichiamo profondamente e riconosciamo ancora una volta il nostro fallimento», ha detto.

    L’anno scorso il questionario è stato inviato ai responsabili degli ordini religiosi. Hanno risposto al sondaggio 291 ordini su 392. In alcuni casi si tratta di episodi lontani nel tempo, tanto che l’80% delle persone accusate di abusi nel frattempo sono morte. Oltre ai 654 religiosi colpevoli di abusi ci sono anche 58 membri del personale ad essere stati accusati.

    Negli anni passati la Conferenza episcopale tedesca ha condotto una analoga ricerca su tutte le diocesi tedesche esaminando 38.156 fascicoli e raggruppando informazioni su 3.677 vittime e 1.670 ecclesiastici accusati nel periodo tra il 1946 e il 2014.

    L’associazione delle vittime “Eckiger Tisch” ha criticato l’indagine, sostenendo che la maggior parte degli ordini religiosi si è rifiutata di accettare la responsabilità per troppo tempo. A parlare è stato il portavoce, Matthias Katsch che ha lanciato un appello affinchè tutti i registri vengano messi a disposizione dei procuratori. A suo parere alle vittime non dovrebbe essere negato un adeguato risarcimento. Ma sui risarcimenti non c’è accordo. Gli ordini religiosi hanno fatto sapere che avrebbero di bisogno di un sostegno finanziario. I vescovi in primavera hanno iniziato a riflettere su risarcimenti che vanno da 5.000 auro ai 50.000 euro.

    La diocesi di Ratisbona recentemente ha aumentato i risarcimenti per le vittime di abusi e maltrattamenti fisici. Da luglio 2020, le vittime di violenza sessuale possono ricevere fino a 50.000 euro e le vittime di gravi violenze fisiche fino a 12.500 euro. Il pagamento riguarda anche le persone che in passato hanno ricevuto dalla diocesi importi di risarcimento inferiori.

    «Sono consapevole che anche il riconoscimento più alto non compensa l’ingiustizia subita e che la sofferenza non scompare», ha detto il vescovo Rudolf Voderholzer.
    L’aumento dei versamenti è frutto di una decisione presa dalla Conferenza episcopale tedesca a marzo. Essa intende raggiungere le persone che, in quanto minorenni, sono state vittime di abusi o violenze da parte del clero o dei dipendenti della Chiesa, ma non sono più in grado di far valere in tribunale le loro richieste di risarcimento danni o di indennizzo perché è scaduto il termine di prescrizione.
    La diocesi di Ratisbona ha già erogato oltre quattro milioni di euro tra il 2010 e il 2019.
    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/germania_abusi_preti_religiosi_vaticano_cei_italia_papa_francesco_risarcimenti_sondaggio_vittime-5425509.html

  • I ricercatori rivelano modelli di abuso sessuale in ambienti religiosi

    I ricercatori rivelano modelli di abuso sessuale in ambienti religiosi

    I sociologi espongono come i perpetratori usano la fiducia, la fede e l’autorità per governare le vittime e mantenere segreto l’abuso.

    Di GEOFF McMASTER

    Una recente revisione della letteratura da parte di un esperto di sette dell’Università di Alberta e del suo ex studente laureato dipinge un quadro sorprendente e coerente del segreto istituzionale e della protezione diffusa di coloro che abusano dei bambini nelle istituzioni religiose “in modi che spesso differiscono dalle forme di manipolazione in ambienti secolari. ”

    È il primo studio completo che espone modelli di abuso sessuale in contesti religiosi.

    “Un predatore può passare settimane, mesi, persino anni a governare un bambino per violarlo sessualmente”, ha detto  Susan Raine , sociologa della MacEwan University e coautrice dello studio con Stephen Kent, sociologo dell’Università di Alberta .

    Anche gli autori sono difficili da identificare, hanno detto i ricercatori, perché raramente si conformano a un singolo insieme di personalità o altri tratti.

    I risultati dimostrano la necessità di “dedicare meno tempo a concentrarsi sul” pericolo estraneo “e più tempo a pensare al nostro coinvolgimento immediato nella comunità, o all’ambiente esteso e al potenziale di cura”, ha detto Raine.

    Raine e Kent hanno esaminato la ricerca sugli abusi in un certo numero di confessioni religiose in tutto il mondo per mostrare “come alcune istituzioni religiose e figure di leadership in loro possono coltivare lentamente i bambini e i loro caregiver in attività sessuali dannose e illegali”.

    Tali istituzioni includono vari rami del cristianesimo, nonché culti e movimenti settari tra cui i Figli di Dio, i Branch Davidians, i Santi degli Ultimi Giorni fondamentalisti, nonché un ashram indù e la Devadasis.

    Hanno scoperto che “a causa della posizione istituzionale della religione, l’educazione religiosa avviene spesso in un contesto di fede indiscussa riposta nei criminali sessuali da bambini, genitori e personale”.

    I due ricercatori hanno iniziato il loro studio dopo che a Kent è stato chiesto di fornire la testimonianza di un esperto per una causa legale a Vancouver accusando il coreografo di Bollywood e leader della setta Shiamak Davar di aver abusato sessualmente di due dei suoi studenti di danza nel 2015.

    Kent si rese conto che, sebbene alcuni studiosi avessero scritto sull’abuso sessuale nella religione, “non avevano identificato il processo di toelettatura e le sue caratteristiche distintive”. Dopo che la causa è stata risolta in via extragiudiziale, ha contattato Raine per accettare il progetto.

    “Noi due avevamo già lavorato a progetti (compreso il libro di successo Scientology in Popular Culture ) e sapevo che scriveva fluentemente e velocemente”, ha detto Kent. “Le ho fornito le idee e i suggerimenti iniziali e lei ha fatto la maggior parte della scrittura.”

    Il risultato è “il primo nel suo genere a fornire un quadro teorico per analizzare e discutere la cura sessuale di bambini e adolescenti a base religiosa”, ha detto.

    Uno dei casi più noti  di tale cura nella Chiesa cattolica è stato scoperto dal Boston Globe nel 2002 e drammatizzato nel film del 2015 Spotligh t. Il Globe ha rivelato che John J. Geoghan, un ex prete, aveva accarezzato o violentato almeno 130 bambini in tre decenni in una mezza dozzina di parrocchie della Greater Boston.

    Alla fine un modello diffuso di abusi nella chiesa è stato scoperto in Europa, Australia, Cile, Canada e Stati Uniti.

    Più scioccante degli stessi abusi, ha detto Raine, è stato l’insabbiamento sistemico che è arrivato fino al Vaticano.

    “E il trasferimento dei sacerdoti in altre chiese, penso che sia stato devastante per i cattolici, una grave violazione della fiducia”, ha detto.

    Abuso di autorità

    Raine e Kent definiscono il grooming sessuale come la graduale sessualizzazione di una relazione tra una persona con autorità religiosa e un bambino o un adolescente, “a cominciare dal contatto non sessuale che progredisce nel tempo fino al contatto sessuale, per cui il bambino potrebbe non comprendere nemmeno l’abuso e natura impropria del comportamento. “

    Gli autori, che possono includere leader religiosi e spirituali, volontari, consulenti dei campi in campi religiosi, personale di scuole religiose e altri associati a comunità religiose, preparano il bambino e gli adulti significativi e creano l’ambiente per gli abusi, ha detto Raine.

    Oltre ad ottenere l’accesso a un bambino, mirano a guadagnare fiducia e conformità mantenendo la segretezza per evitare la divulgazione. Spesso, nel momento in cui l’abuso si verifica effettivamente, il bambino sente di aver dato il consenso, ha detto Raine.

    “Gli autori di abusi attingono non solo alle loro posizioni di potere e autorità da adulti, che è potente in sé e per sé, ma anche alle affermazioni sulla volontà di Dio – l’autorità ultima indiscutibile per gli aderenti religiosi – e una figura che può ispirare paura tanto quanto essa può stupire e amare. “

    Quando un abuso viene rivelato, è spesso accolto con scetticismo o negazione, anche dalla famiglia del bambino.

    “Poiché la devozione all’istituzione plasma l’identità sociale, soprattutto per gli individui più devoti, i membri di una comunità religiosa possono essere del tutto sospettosi delle affermazioni della vittima, favorendo invece la figura religiosa e il suo status e la credibilità percepita”.

    In alcuni casi, un’intera società può essere curata, ha detto Raine. Indica l’Irlanda, dove “un’intera nazione ha mostrato una ‘cultura dell’incredulità’ nei confronti delle denunce di abuso” dopo le diffuse rivelazioni di abusi negli anni ’90: “I membri possono avere una maggiore lealtà verso l’istituzione che verso la vittima abusata”.

    In Nigeria, i ricercatori hanno scoperto che alcuni pastori pentecostali accudivano i bambini con il pretesto di liberarli dalla possessione demoniaca, usando “esorcismo” come eufemismo per violenza sessuale. I pastori erano protetti dalla “assoluta fiducia che la comunità ha in loro”, hanno detto Kent e Raine.

    I membri della famiglia senza autorità religiosa possono anche sfruttare la fede della famiglia nel prendersi cura di un bambino, usando una retorica religiosa familiare e convincendo il bambino che l’abuso è perfettamente accettabile agli occhi di Dio, ha detto Raine.

    Sebbene gran parte delle loro prove siano inquietanti, Raine mette in guardia dal creare un “panico morale”.

    “Non vorrei che la gente inizi a presumere che ogni allenatore di hockey, sacerdote, pastore o ministro proverà a governare e aggredire tuo figlio”.

    “Ma è importante che le persone capiscano che la maggior parte degli abusi sessuali non avviene perché qualcuno rapisce tuo figlio da un parco pubblico. Di solito è un membro della famiglia, un membro della famiglia allargata o qualcuno che conoscono nella comunità, sia esso religioso o meno, che è più spesso responsabile “.

    https://www.folio.ca/researchers-reveal-patterns-of-sexual-abuse-in-religious-settings/?fbclid=IwAR3O4AuI1qwOXS3p5N5I53Zw8CZESpfFu90R1U_gTg1tpA-LVyQlgzlPQWE