Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Setta del diavolo-vampiro: almeno 7 vittime in tutta Italia

    Setta del diavolo-vampiro: almeno 7 vittime in tutta Italia

    Il “fondatore”, un 23enne russo residente in Toscana, l’aveva chiamata Congrega del diavolo-vampiro. Nulla di goliardico, purtroppo. Al momento ci sono, infatti, sette vittime accertate. Ma possono essere la punta dell’iceberg.

    Ecco i nuovi sviluppi nell’inchiesta della Dda fiorentina e della squadra anti sette della questura di Firenze sulla congrega del  diavolo-vampiro. La presunta setta satanica – con base nella provincia di Prato – era guidata da un ragazzo russo di 23 anni. Secondo le accuse, si praticavano rituali esoterici e abusi sessuali anche su minori.

    Nuovi sviluppi in Toscana

    Oltre alle 4 vittime individuate durante i primi accertamenti, culminati con le perquisizioni della scorsa settimana, altre tre persone si sono presentate negli uffici della questura di Firenze, riferisce “La Repubblica”, per denunciare abusi e ricatti psicologici: testimonianze drammatiche, durante le quali le vittime si sono mostrate terrorizzate per le possibili ritorsioni del giovane leader (al momento l’unico indagato con le accuse di riduzione in schiavitù e violenza sessuale) e degli altri membri della setta. In attesa di raccogliere nuove testimonianze – una ventina le persone che hanno preso contatto con la questura negli ultimi giorni – la squadra mobile è ora al lavoro per cercare riscontri alle nuove accuse.

    Il diavolo-vampiro trovava le vittime sul web

    Secondo quanto emerso il cittadino russo, studente universitario, agganciava i potenziali adepti sui social network. Li suggestionava convincendoli di essere dei prescelti e li legava a sé con un patto di totale obbedienza, ricorrendo a trucchi di magia per persuaderli dei propri poteri o a messinscene come fingere di farsi uccidere da due complici per poi resuscitare. Durante i rituali, scrive nel decreto di perquisizione il sostituto procuratore della Dda fiorentina Angela Pietroiusti, dava morsi sulle braccia delle vittime “causando dolori persistenti e cicatrici”.

    Dietro il diavolo-vampiro uno stupratore

    Si presentava come un diavolo-vampiro. Diceva di morderli per “aumentare le loro potenzialità e per riattivare l’essenza di lupo mannaro e vampiro delle loro vite precedenti”. Con la scusa di recuperare i ricordi delle vite passate, faceva inalare incensi e cristalli. In quasi in tutte le occasioni gli incontri terminavano con il rituale dello “sblocco sessuale”. Un pretesto con cui ragazzi anche minorenni venivano spinti ad avere rapporti omosessuali.

    Setta del diavolo-vampiro: almeno 7 vittime in tutta Italia

  • Ex prete passa una notte con due minori. Indagato per istigazione alla prostituzione

    Ex prete passa una notte con due minori. Indagato per istigazione alla prostituzione

    E’ accusato di aver offerto denaro e regali in cambio di prestazione all’interno del suo appartamento. I militari sequestrano i telefoni

    Perugia, 15 febbraio 2020 – E’ indagato per istigazione alla prostituzione minorile un ex prete settantenne, Calcedonio Di Maggio, che si faceva chiamare don Antonio. I carabinieri di Ponte San Giovanni che indagano sull’ex religioso gli hanno notificato un’informazione di garanzia nel corso della perquisizione svolta nella sua abitazione. L’episodio al centro dell’ipotesi di accusa riguarda i due ragazzini di 12 e 16 anni che avevano trascorso una notte nella sua abitazione.

    Di Maggio – difeso dall’avvocato Luca Gentili – avrebbe tentato un approccio con i minorenni, offrendo in cambio alcune utilità materiali ed economiche. L’ex monaco dei benedettini silvestrini, già condannato in via definitiva per corruzione di minorenne e violenza sessuale su minori, era stato fermato martedì da un gruppo di genitori mentre si trovava in compagnia dei ragazzi e circondato. Sul posto erano poi intervenuti i carabinieri. A «La Nazione» aveva detto di non aver avuto con i ragazzi alcun comportamento equivoco. Ma gli adolescenti sono stati sentiti dai carabinieri con l’ausilio di uno psicoterapeuta.

  • Il lato oscuro degli amish

    Il lato oscuro degli amish

    Si riconoscono facilmente grazie al loro abbigliamento: barba lunga e senza baffi per gli uomini, un abito grigio, lungo appena sopra le caviglie e un cappello per le donne. Si muovono su carrozze trainate da cavalli e conducono una vita apparentemente semplice. Rifiutano, anche se in parte, la tecnologia e la contemporaneità e vivono come contadini e artigiani, in campagna. La loro comunità, soltanto negli Stati Uniti, conta circa 342mila persone, tutte sparse nelle aree rurali della Pennsylvania, dell’Ohio, dell’Indiana, del Kentucky, dello Stato di New York, del Michigan e del Wisconsin. E se in tanti li conoscono per il loro isolamento e le loro abitudini, nelle ultime settimane, in America, agli amish vengono ritenuti responsabili di abusi sessuali perpetrati (negli anni) sui bambini all’interno della comunità e, soprattutto, dentro i nuclei familiari.

    A raccontare i diversi casi di violenza sessuale, omissioni e stupri è un’inchiesta di Sarah McClure che, su Cosmopolitan, ha ricostruito le vicende di alcune vittime, le quali hanno raccontato (nel dettaglio) le loro personali storie di violenza, vissute spesso in silenzio e taciute per anni. La maggior parte degli abusi si sono consumati all’interno delle mura domestiche o dentro gli spazi della comunità: niente denunce alla polizia, né coinvolgimento di persone esterne al gruppo religioso. Il muro di omertà è cresciuto così, sconvolgendo la vita di decine di bambine e bambini che, nel tempo, sono diventati spesso adulti terrorizzati dalla sofferenza e dilaniati dal senso di colpa.

    I 52 casi accertati

    Secondo quanto emerso dal rapporto pubblicato sulla rivista americana, negli ultimi dieci anni, i casi ufficiali di violenze sessuali su minori amish sarebbero 52, tutti avvenuti nei sette stati in cui la comunità vive da secoli. Ma il numero riportato dall’inchiesta non illustrerebbe il quadro completo. Questo perché è necessario considerare il sommerso, ovvero le storie mai raccontate e gli abusi tenuti nascosti per anni. In base a quanto riportato dall’inchiesta, infatti, praticamente ogni vittima ascoltata (maschio o femmina) avrebbe dichiarato di essere stata dissuasa dalla famiglia o dai leader della comunità dal denunciare le violenze e tutti hanno affermato di essere stati condizionati a non chiedere aiuto all’esterno. In molti hanno fatto sapere di essere stati intimiditi o, addirittura, minacciati di scomunica e le storie raccolte mostrano un’idea diffusa, soprattutto in passato, che le violenze sessuali sui minori (anche da parte delle autorità religiose amish) dovevano rimanere all’interno della comunità, o peggio, della famiglia. E per fare presa sulla coscienza, a molti di loro, per esempio, veniva detto che non era “cristiano” denunciare un parente e, più in generale, una violenza.

    Chi sono gli amish

    La comunità religiosa, nata in Svizzera nel Cinquecento, si trasferì in America nel Settecento. Attualmente, il gruppo più nutrito si trova in Ohio ed è stato calcolato che, in media, per famiglia, ci siano sette figli. Anche per questo motivo, sono tra le popolazioni a maggior incremento demografico al mondo e proprio perché il nucleo familiare è così centrale nelle loro vita è molto più complesso affrontare episodi di sfruttamento o abuso (quando ci sono). La stragrande maggioranza di loro parla, tradizionalmente, un dialetto tedesco chiamato “tedesco della Pennsylvania”, ma una minoranza comunica con due diversi dialetti alemanni. Anche il fattore linguistico, in effetti, ha contribuito a separarli dal resto della società e a rendere più difficile la rottura del silenzio, nei casi in cui gli elementi più deboli, come le donne e i bambini, hanno avuto bisogno di denunciare casi di abuso o di violenza. Mancando di un leader centralizzato, vivono in congregazioni locali o distretti ecclesiali, ciascuno composto da 20 a 40 famiglie.

    Come vivono gli amish

    Gli amish vivono all’interno di una comunità dal tessuto sociale molto robusto, basato proprio sui forti legami familiari e su un’ancora più forte identità religiosa. Per gli elementi della comunità, nel tempo, è stato fondamentale salvaguardare questo tipo di società e le azioni di ogni suo componente sono state votate a questo. Compresi la copertura e l’insabbiamento di violenze sessuali (soprattutto negli anni passati). Così, a partire dall’infanzia, gli amish sono “protetti” da ogni influenza esterna: nessuna intrusione deve arrivare dal mondo e, fino a qualche anno fa, la maggior parte dei componenti di questa comunità vietava l’utilizzo della televisione o l’ascolto della musica pop (e c’è chi lo fa ancora). Niente deve intaccare i principi di una comunità dalle caratteristiche rigide: i bambini amish, infatti, studiano fino a 13 anni sotto la supervisione di un loro insegnante, in una scuola di stanza unica. Le maestre sono, di frequente, donne nubili della comunità, che non possiedono un vero e proprio curriculum professionale ma sono promosse dagli anziani e dai religiosi per le loro virtù morali. Tutto è progettato per uno stile di vita umile, ben disciplinato e, soprattutto, devoto.

    La storia di “Sadie”

    Nell’inchiesta pubblicata dal sito americano emerge, fra le altre, la storia di Sadie, una ragazza amish stuprata da bambina, il cui nome è stato modificato e che oggi ha 32 anni, un marito e cinque figli. Dal 2013, è uscita definitivamente dalla comunità. Un percorso di terapia l’ha aiutata a gestire la rabbia, la paura e la diffidenza, ma a chi la intervistava ha dichiarato di avere ancora delle difficoltà nel vedere degli uomini adulti vicino ai suoi bambini. Tra i primi ad approfittarsi della sua infanzia, quando era piccola, era stato uno dei suoi fratelli che, in base ai suoi racconti, si introduceva nel suo letto, nel cuore della notte, per abusare di lei. Poi un altro che, la mattina, all’alba la afferrava, dopo che aveva finito di dare da mangiare ai maiali, e la violentava. E anche se lei, piccola e minuta, avesse voluto liberarsi da quella morsa, farlo era impossibile vista la stazza dei suoi familiari, tutti più grandi e più forti di lei.

    Abusata dai fratelli e dal padre

    La 32enne ha raccontato di aver subito il primo stupro da uno dei suoi fratelli a nove anni. Il padre, invece, abusò di lei tempo dopo, quando di anni ne aveva 12. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, l’uomo, un chiropratico della comunità, l’avrebbe penetrata con le dita sullo stesso tavolo in cui era solito visitare i pazienti. Davanti allo sguardo perplesso della figlia, forse alla ricerca di una motivazione che non poteva esserci, le disse che la stava toccando per “tastare il suo utero”, al fine di garantire la sua fertilità. Appena diventata adolescente, a 14 anni, altri tre fratelli l’avrebbero violentata più volte alla settimana. Di quegli episodi, in seguito, sarebbe stata lei a vergognarsi, senza un motivo reale ma tutto culturale. Secondo quanto riportato da Sadie, le sue sorelle, che con lei condividevano la camera e qualche volta anche il letto, non si sarebbero mai opposte a quel tipo di violenza e tempo dopo la 32enne sarebbe venuta a sapere che anche loro venivano abusate con una certa regolarità.

    L’intervento delle autorità (e il silenzio)

    Tra le virtù richieste agli appartenenti a questa comunità, in particolare in passato, c’erano l’adesione alle regole e, in particolare, il silenzio, perciò nessuna di loro pensò mai di raccontare ad altri quegli episodi. E così, a lungo, nessuno disse nulla. In base a quanto riportato dall’inchiesta, infatti, il giorno in cui le forze dell’ordine si presentarono a casa di Sadie (allora ancora 12enne) per interrogare il padre a proposito dei presunti abusi sulle figlie, lei non disse nulla. Così come il resto della famiglia. E la stessa cosa accadde tempo dopo, quando il genitore venne condannato da un giudice a soli cinque anni di libertà vigilata. Rimase zitta anche quando durante uno stupro da parte di uno dei suoi fratelli, che la accantonò nella dispensa e la violentò sul lavandino, probabilmente ebbe un aborto spontaneo, visto che il sangue, dopo quel rapporto forzato, le scese lungo la gamba.

    La “punizione” per chi abusa

    Dopo che gli abusi del padre di Sadie erano diventati di dominio pubblico, i dirigenti della chiesa locale decisero di infliggergli una punizione. Così venne “evitato” per sei settimane, una forma comune di disciplina in cui l’accusato è socialmente ostracizzato e gli è proibito mangiare allo stesso tavolo dei membri della chiesa, per esempio. Dopo questa forma di allontanamento, è previsto che la persona confessi in chiesa il suo peccato e che la comunità sia costretta a perdonarlo, “dimenticando” così il peccato. Che, a quel punto, è come se non fosse mai accaduto. Nella vicenda di Sadie raccontata nell’inchiesta, dopo quel procedimento, a casa sua tutto tornò alla “normalità”, cioè prima delle accuse. Quando la polizia tornò a casa di Sadie per fare altre domande a suo padre, lui rispose che il problema era stato superato, anche se aveva confessato di avere fatto sesso con due dei suoi figli almeno tre volte ciascuno, insistendo però di non averli feriti e di non aver fatto loro del male.

    Il volere della famiglia

    Nel caso della famiglia di Sadie, un parente aveva ricordato che la madre, in seguito a quanto accaduto, aveva detto agli assistenti sociali di mettere in pratica ogni strategia possibile per impedire che il marito fosse incarcerato. E la cosa funzionò, in effetti. Il padre di Sadie, nel 2001, si dichiarò colpevole di abuso sessuale ma non di incesto, proprio perché la famiglia non voleva fosse messo in un penitenziario. Così, invece di scontare una pena che (all’epoca) poteva durare almeno cinque anni, ottenne la libertà vigilata. La 32enne, oggi, sostiene che da quel momento il padre abusò di lei per altri cinque anni.

    Un “segreto” condiviso da generazioni

    In base ai dati forniti dalla giornalista, dopo aver interpellato quasi circa 36 persone amish, oltre a polizia, giudici, avvocati, operatori, specialisti e studiosi della questione, sarebbe emerso che l’abuso sessuale all’interno di questo tipo di comunità rappresenta una sorta di “segreto condiviso“, che coinvolge intere generazioni. Così le vittime, tempo dopo, raccontano storie di avvicinamenti inappropriati, rapporti ambigui, carezze, esposizione ai genitali degli adulti, penetrazioni digitali, sesso orale coatto, sesso anale e stupri di ogni genere da parte di familiari e leader religiosi con un minimo comune denominatore: l’occultamento e il silenzio assoluto. Perché chi decide di parlare, spesso viene deriso o, addirittura, incolpato. E perché l’idea di non dire nulla è radicata.

    Cosa si sta muovendo oggi

    Eppure, siccome da qualche anno, di violenza sulle donne si parla con maggiore frequenza, anche la parte femminile della comunità ha imparato a confrontarsi con le denunce, anche se con lentezza. Linda Crockett, fondatrice e direttrice di Safe Communities, un’organizzazione che si adopera per prevenire l’abuso sessuale sui minori ha fatto notare come questo movimento di denuncia da parte delle donne amish sia meno visibile ma che, comunque, negli ultimi dieci anni sia anche cresciuto. Secondo la direttrice, infatti, le vittime (o ex vittime) si sentono e si sostengono reciprocamente, proprio all’interno delle comunità stessa. Secondo quanto testimoniato da Craig Stedman, ex procuratore distrettuale della contea di Lancaster, in Pennsylvania, che ospita circa 40mila amish, e che ha fatto parte di un gruppo che collega la comunità alle forze dell’ordine e ai servizi sociali, di frequente, però, sono gli uomini a chiamare al posto delle loro mogli, per esempio.

    Perché gli abusi nelle comunità amish

    Tra gli elementi che favoriscono la diffusione degli abusi dentro la comunità come quella degli amish esistono una serie di fattori oggettivi, come un’impostazione sociale profondamente patriarcale, uno stile di vita isolato in cui le vittime hanno poche occasioni di esporsi al mondo esterno, un sistema educativo che finisce all’inizio dell’adolescenza e non fornisce alcun insegnamento legato alla sessualità o al corpo, una cultura legata al senso di inadeguatezza, vergogna e biasimo della vittima, un limitato accesso agli strumenti tecnologici che possono consentire la comunicazione o, almeno, una certa consapevolezza sociale e, soprattutto, una religione che privilegia il perdono rispetto all’effettiva punizione. Inoltre, i leader amish tendono anche a diffidare dalle forze dell’ordine, preferendo gestire le proprie controversie in autonomia.

    La storia di Lizzie Hershberger

    Oltre alla storia di Sadie, il cui nome è stato cambiato per ragioni di riservatezza, dall’inchiesta di Cosmopolitan è emersa anche la vicenda di Lizzie Hershberger, che a a 14 anni venne assunta da una famiglia di amish per aiutare il nucleo con il loro quattro figli nei lavori contadini. La donna ha raccontato che a quell’età, una notte, dopo aver munto le mucche, il capofamiglia 27enne la baciò, la spinse contro ai sacchetti di cibo e le tolse i vestiti che lei, faticosamente, cercava di tenersi addosso. Le avrebbe detto “rilassati”, prima di violentarla, e lei per molto tempo non riuscì a capire la ragione per cui, durante quello stupro, sentisse dolore e sangue tra le gambe. Nessuno le aveva mai parlato di come funzionava un rapporto sessuale, delle mestruazioni, né della rottura dell’imene. Per molte ragazzine violentate, raccontare un abuso diventa ancora più difficile proprio per la scarsa conoscenza che le giovani hanno del loro corpo e della loro sessualità.

    Il senso di colpa

    Dopo quello stupro, Hershberger iniziò a provare un forte senso di colpa, dovuto principalmente al fatto di non essersi allontanata prima da quella stalla. Secondo quanto riportato dall’inchiesta, dai diari della donna e dai documenti del tribunale, il 27enne la stuprò altre 25 volte, per circa cinque mesi. Accadeva nel fienile, all’esterno e, persino, all’intero di casa sua. In base a quanto testimoniato da Hershberger qualcuno vide quelle scene, ma nessuno la aiutò o allontanò il suo persecutore. Che, alla fine, confessò. Venne evitato, come il padre di Sadie, per sei settimane e la chiesa lo perdonò. Hershberger, invece, a lungo è stata additata come una schlud o una hoodah, termini olandesi utilizzati in Pennsylvania che stanno per troia o puttana. Derisa, bullizzata e incolpata, secondo quanto riportato dalla donna, nessuno le chiese come si sentisse. La comunità sostenne che fosse affetta da disturbo mentale ed è comune che le vittime amish siano viste colpevoli almeno quanto gli aggressori, perché ritenuti “partner consenzienti” che commettono adulterio (anche se si tratta di bambini). Ci si aspetta che le vittime condividano certe responsabilità e che, dopo il perdono della chiesa, arrivi anche il loro.

    Gli amish in tribunale

    In base a quanto ricostruito, quando un caso, raramente, è finito in tribunale, gli amish hanno parteggiato (in maniera palese) per chi abusa. Secondo quanto testimoniato da vittime e forze dell’ordine, i colpevoli, infatti, entrano nelle aule di giustizia accompagnati quasi con le loro intere congregazioni dietro di loro. Così, quasi nessuno difende chi è abusato e la maggioranza si schiera con gli stupratori. In alcuni casi le giovani vittime sarebbero state costrette a perdonare il padre e i fratelli dopo la violenza, addirittura con l’obbligo di scrivere lettere di supplica al tribunale per impedire l’incarcerazione dei familiari. Accordi come questi, probabilmente, hanno contribuito a salvare gli imputati da quelle che avrebbero potuto essere condanne da 25 a 30 anni di reclusione.

    La “struttura” per problemi mentali

    Secondo quanto raccontato, poi, esisterebbero delle strutture (gestite da amish o da mennoniti) per la riabilitazione delle vittime di stupro. Luoghi in cui, secondo le testimonianze, non si approfondisce per davvero il trauma, ma si lavora sugli stati emotivi delle vittime e le consulenze sono basate sui testi biblici. Nessuno possiede una licenza per ciò che fa e le aggressioni sessuali non sembrano essere trattate nel modo più adeguato. Secondo quanto ricostruito dall’inchiesta, le vittime sarebbero state costrette, in alcuni casi, all’assunzione di farmaci e tranquillanti, e sarebbero tornate a casa come sotto effetto di sostanze stupefacenti. In base a quanto testimoniato dalle cartelle cliniche di una vittima di violenza sessuale, in uno di quei centri, le era stata prescritta l’olanzapina, un farmaco antipsicotico che tratta solitamente malattie mentali come la schizofrenia. E rifiutarsi di prendere quelle medicine non è un’opzione contemplata, né consigliabile. Solitamente, poi, i certificati di rilascio consigliano alle vittime di stupro di “sfidare i pensieri malsani utilizzando pensieri positivi e buoni”. In base alla testimonianza di una delle vittime (comparsa sempre nell’inchiesta di Cosmopolitan), i leader amish utilizzerebbero questi soggiorni coatti per mettere a tacere le donne che, negli ultimi tempi, hanno deciso di parlare e di non tenere nascosti abusi ed episodi di violenza.

    Voci di speranza

    Ma siccome la sopportazione di certe situazioni si è fatta più complicata, anche grazie all’evolversi della società, più sensibile a certe tematiche, negli ultimi anni si sono formati gruppi e strutture in grado di ascoltare e accogliere le vittime di stupro. Circa due anni fa, Lizzie Hershberger e Dena Schrock (entrambe ex componenti della comunità amish) hanno lanciato Voices of Hope, unìassociazione per donne maltrattate. Altre persone, invece, trovano uno spazio in “The Plain People”, uno spettacolo lanciato nel 2018 che racconta episodi accaduti nelle comunità di amish e mennoniti di soprusi e violenza. Intanto, in Pennsylvania, in diversi stanno lavorando per riformare la cultura amish. Nella contea di Lancaster, infatti, esiste una task force, composta da polizia, procuratori e agenzie di servizi sociali che incontra, alcune volte l’anno, i leader religiosi. Anche se, come riportato dall’inchiesta, nessuna donna è inclusa tra i rappresentanti amish del gruppo.

    La volontà di cambiare

    Tuttavia, la sensibilità legata a questo tema sembra stai trasformando le abitudini di queste comunità e alcuni amish hanno avviato iniziative per combattere questi fenomeni. In diversi Stati, infatti, i loro comitati si mettono in contatto con le autorità locali per riferire e perseguire i casi di stupro. Secondo quanto testimoniato da diversi leader amish, l’urgenza è quella di informare ed educare le famiglie e l’atteggiamento sembra essere cambiato anche nei confronti del concetto di perdono. Processo molto complesso, quando non impossibile.

    https://it.insideover.com/religioni/il-lato-oscuro-degli-amish.html

  • Disabile violentato da un sacerdote all’Istituto Don Orione, spuntano altri casi

    Disabile violentato da un sacerdote all’Istituto Don Orione, spuntano altri casi

    False dichiarazioni. E’ questa la motivazione che ha spinto la Procura di Napoli ad iscrivere nel registro degli indagati il direttore della provincia religiosa ‘Madre della Divina Provvidenza’.

    Il direttore avrebbe fornito false dichiarazioni al pm nell’ambito delle indagini che lo scorso 20 dicembre hanno portato all’arresto di Roberto Gerolamo Filippini. Il sacerdote è accusato di violenza sessuale continuata commessa nel centro Don Orione di Ercolano, in provincia di Napoli. Il direttore, di cui non sono state rese note le generalità, ha competenze a livello nazionale e internazionale.

    LA STORIA – Roberto Gerolamo Filippini è invece accusato di presunta violenza sessuale. Violenze che sono state confermate dalla vittima nel corso di un incidente probatorio che si è tenuto alla presenza del sacerdote che operava presso il Centro Don Orione di Ercolano. Nel corso dell’interrogatorio sarebbero emerse altre violenze nei confronti di altre vittime su cui sono in corso indagini.
    All’epoca dei fatti il sacerdote era amministratore di sostegno della persona disabile e vicedirettore dell’Istituto Don Orione di Ercolano. L’istituto, come si legge sul sito, esplica funzioni Socio-Sanitarie Riabilitative rivolte ai soggetti affetti da patologie di ordine neuromotorio. Don Orione nella sua azione di apostolo aprì Scuole, Colonie agricole, Centri di formazione professionale, Case di carità e Missioni. Il suo motto era: “Fare del bene sempre, del bene a tutti. Del male mai a nessuno”. E in suo onore eta stato aperto il Centro di Ercolano.

    Disabile violentato da un sacerdote all’Istituto Don Orione, spuntano altri casi

  • Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    Papa Francesco “spreta” il parroco che aveva abusato di una bimba a Prato: sorpreso in auto con la vittima

    di Franca Giansoldati

    Papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale il prete pedofilo 72enne che era stato condannato dal Tribunale civile di Prato per violenza sessuale su una bambina di dieci anni. La Congregazione per la Dottrina della Fede ha reso noto che Paolo Glaentzer, sacerdote incardinato nella diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, in Lazio, già amministratore parrocchiale della parrocchia di San Rufignano a Sommaia, in provincia di Firenze,  è stato giudicato e punito anche dal tribunale ecclesiastico. Un provvedimento canonico arrivato (ancora una volta) solo dopo che l’abuso era stato denunciato grazie al lavoro di magistrati e carabinieri.

    Il tribunale di Prato l’anno scorso aveva condannato a quattro anni e quattro mesi di reclusione don Paolo Glaentzer, accusato di violenza sessuale su una bambina. La sentenza al termine del giudizio, con rito abbreviato, si era svolta davanti al gup di Prato che aveva stabilito anche un risarcimento di 50mila euro per la minore. La procura aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione.

    Glaentzer era stato arrestato nel 2018 dopo che era stato sorpreso in auto con la piccola. Il parroco era stato messo agli arresti domiciliari nella sua casa a Bagni di Lucca. Il parroco aveva rischiato anche il linciaggio che era stato evitato solo grazie all’intervento dei carabinieri.

    La sentenza civile prevede tra le pene accessorie il divieto di insegnare a minori e quello di avvicinarsi a luoghi di aggregazione giovanili.

    Durante il procedimento il prelato, per il quale la difesa aveva chiesto la richiesta di una perizia psichiatrica per verificare un’eventuale incapacità di intendere e volere, si era difeso dicendo che i suoi erano solo dei gesti d”affetto e che non credeva che la bimba fosse così piccola. Durante il procedimento è emerso che non era la prima volta che si appartava con la piccola, figlia di una famiglia con forti difficoltà.

    La parrocchia dove prestava servizio Glaentzer fa parte della diocesi di Firenze, che si era costituita parte civile nel processo. Resta da capire se la Chiesa in passato aveva avuto segnalazioni sul comportamento di questo ex parroco e perchè qeusto sacerdote era stato spostato da una diocesi all’altra, visto che era stato incardinato a Sabina Poggio Mirteto.

    In passato era prassi frequente trasferire il parroco pedofilo da una parrocchia all’altra, da una diocesi all’altra.

    https://www.ilmessaggero.it/vaticano/prete_abusi_prato_papa_francesco_rimuove-5042364.html

  • Prato, 12 religiosi indagati per abusi su minori

    Prato, 12 religiosi indagati per abusi su minori

    La Procura di Prato ha iscritto altri tre religiosi nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta su presunte violenze sessuali nei confronti di due fratelli, entrambi minorenni all’epoca dei fatti contestati, che si sarebbero consumate tra il 2008 e il 2016 fra le mura delle sedi di Prato e di Calomini (Lucca) dell’ex comunità religiosa “I Discepoli dell’Annunciazione”.

    Sale così a dodici il numero totale degli indagati, sacerdoti, frati e religiosi, fra i quali il fondatore della comunità, il 73enne don Giglio Gilioli. Le accuse contestate a vario titolo sono violenza sessuale su minori e violenza sessuale di gruppo. Da quanto si apprende, i tre nuovi indagati sono i religiosi ricercati dagli investigatori dopo che era stato letto il diario di uno dei due fratelli che sarebbero stati abusati.

    La comunità di ispirazione mariana, a cui i genitori affidavano i loro figli perché ricevessero un’educazione adeguata, è stata soppressa ufficialmente circa due mesi fa, con decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede, per una serie di problemi fra i quali “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”, ma anche “limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri” e “deficienze nell’esercizio dell’autorità”.

  • In Vaticano, tabù sugli abusi sessuali nei confronti delle suore

    In Vaticano, tabù sugli abusi sessuali nei confronti delle suore

    Gli abusi, sia sessuali che di potere, commessi contro le suore all’interno della Chiesa cattolica costituiscono una questione spinosa non  ancora doverosamente affrontata dal Vaticano, al contrario di quella riguardante gli abusi sessuali di minori che negli ultimi decenni ha scatenato una delle sue maggiori crisi.
    Il supplemento mensile femminile de L’Osservatore Romano riguarda proprio le condizioni di vita dei religiosi nella Chiesa con un panorama devastante di abusi e sfruttamento del lavoro.

    Vi sono casi da esaurimento per il lavoro e da stress post-traumatico, un problema che fino ad ora era stato un tabù. In un’intervista, il Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, il cardinale João Braz de Aviz, ammette l’esistenza di casi di abuso di religiosi da parte di sacerdoti e delle relative indagini, attualmente in corso. Se le vittime di questo tipo di crimine sono le religiose, le denunce sono gestite dagli stessi Istituti, a differenza degli abusi su minori, su laici o seminaristi, trattati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede. Quando si tratta di suore, mancano norme precise su come procedere e protocolli di prevenzione aggiornati.

    Iniziano a emergere casi di abusi sessuali nei confronti delle suore, un fenomeno che è rimasto per moltissimo tempo nascosto. Sull’ argomento papa Francesco ha chiesto “trasparenza totale” nei casi di violenza sessuale contro le suore. Braz de Aviz ha dichiarato: “Quando l’autorità viene interpretata come potere e non come servizio, può portare a situazioni dolorose….. Siamo di fronte a persone ferite con le quali dobbiamo ricostruire un rapporto di fiducia”.

    La rivista vaticana Women, World, Church in passato ha denunciato abusi e sfruttamenti sulle suore, affrontando anche il problema dello stress post-traumatico che colpisce un gran numero di religiosi. La questione è stata discussa durante l’ultima riunione dell’Unione Internazionale dei Superiori Generali (UISG), con la decisione di istituire una commissione internazionale per studiare il fenomeno nei prossimi tre anni e proporre misure per risolverlo.
    Sono allo studio “linee guida” per definire doveri e diritti nei luoghi di lavoro ed ogni religioso dovrà assumere una sorta di codice di condotta. Si dovrà investire nel benessere delle suore e concedere loro due settimane di ferie, una retribuzione, una situazione abitativa dignitosa, l’accesso a internet.
    L’abuso sessuale all’interno delle congregazioni religiose non è un fenomeno nuovo o recente. Cominciarono a essere denunciati negli anni novanta e, già nel 1995, la religiosa Maura O’Donohue presentò un rapporto di un panorama desolante, specialmente in Africa, con casi di novizi violentati da sacerdoti.

  • Scandalo pedofilia, mistero sui diari delle vittime

    Scandalo pedofilia, mistero sui diari delle vittime

    Massa, 4 febbraio 2020 – Proseguono senza sosta gli interrogatori dei religiosi, membri dell’ex comunità i “Discepoli dell’Annunciazione” accusati di violenza sessuale su minori e violenza di gruppo. Il primo a essere sentito dai pm Laura Canovai e Valentina Cosci, è stato il fondatore dell’associazione (sciolta dal Vaticano a dicembre) don Giglio Gilioli, 73 anni, indagato principale nell’inchiesta della procura insieme ad altre otto persone, fra preti e non religiosi. A questi si potrebbero aggiungere altre quattro persone che, negli stessi anni in cui sarebbero avvenuti i presunti abusi, avrebbero frequentato la comunità di don Giglio. Ai nove indagati attuali si potrebbero aggiungere presto altri quattro nomi. Gli investigatori avrebbero trovato tracce in uno dei diari delle presunte vittime di altri nomi, uomini che avrebbero preso parte alle violenze di gruppo. Persone che al momento non sono state rintracciate ma che, se trovate, saranno incluse nell’elenco degli indagati. E’ proprio sui diari dei ragazzi che si stanno concentrando le attenzioni degli investigatori, oltre che sul confronto delle dichiarazioni dei sacerdoti e religiosi.

    Racconti che non avrebbero convinto del tutto gli inquirenti. I diari sono stati trovati dalla squadra mobile, diretta da Gianluca Aurilia, ad Aulla dove don Giglio e altri tre indagati si sono ritirati in seguito allo scioglimento della comunità. I quattro si sono trasferiti da Prato e si sono portati dietro i vecchi diari dei ragazzi, le presunte vittime che all’epoca dei fatti avevano 10 e 16 anni. Negli scritti di uno dei due sono indicati i nomi delle altre quattro persone che avrebbero preso parte alle violenze. Perché don Giglio e gli altri avevano conservato quei diari dopo tutto questo tempo? I diari hanno superato perfino un trasloco quando i membri dell’associazione si sono ritirati ad Aulla. Adesso sono nella mani della squadra mobile che li sta passando al setaccio: quelle pagine starebbero fornendo indicazioni utili alle indagini.

    Intanto la procura sta cercando di risalire all’identità degli altri ragazzi che fra il 2008 e il 2016 hanno frequentato la comunità di don Giglio. Ragazzi come le due presunte vittime che hanno partecipato ai centri estivi, al catechismo, alle attività della comunità. Giovani che passavano le giornate nella sede di via Bologna 68 o in Garfagnana. Una ricerca non facile, accompagnata dall’appello della procura di “farsi avanti” se si è a conoscenza di qualcosa. Una ricerca certosina da cui potrebbero arrivare nuovi spunti investigativi. Al momento ci sono le dichiarazioni dei due giovani, oggi 22 e 29 anni, e di un terzo fratello che non avrebbe subito abusi ma che sarebbe stato messo a conoscenza dei fatti dai fratelli.
    Laura Natoli

  • Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Gli elementi acquisiti negli interrogatori in corso nell’inchiesta per violenza sessuale di gruppo contro nove religiosi dell’ex associazione dei “Discepoli dell’Annunciazione” hanno spinto i magistrati ad allargare il campo dell’indagine: nelle prossime ore saranno iscritti nel registro degli indagati almeno altri tre sacerdoti. Attualmente gli indagati sono il fondatore dell’associazione, don Giglio Gilioli, e altre otto persone che all’epoca dei fatti dell’inchiesta, circa dieci anni fa, collaboravano con lui.

    Gli altri tre preti indagati per abusi sessuali a Prato

    Secondo quanto appreso in ambienti inquirenti, i nuovi indagati, per lo stesso reato, sono persone che gravitavano nell’ambito dell’associazione religiosa in quel periodo e che sono state identificate in queste ore. Tra gli elementi a riscontro delle accuse vengono vagliati con molta attenzione dagli inquirenti “alcuni diari” oggetto del materiale sequestrato nelle perquisizioni dei giorni scorsi.

    Intanto già cinque sacerdoti, un frate e altri tre religiosi risultano indagati nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Prato per presunte violenze sessuali nei confronti di due fratelli, entrambi minorenni all’epoca dei fatti contestati. Gli abusi sessuali, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, si sarebbero consumati per anni fra le mura delle sedi di Prato e di Calomini (Lucca) dell’ex comunità religiosa “I Discepoli dell’Annunciazione”, soppressa ufficialmente un mese e mezzo fa, con decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede, per una serie di problemi fra i quali “forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo”.

    I nove preti indagati per abusi sessuali su due fratelli minorenni

    Tra i nove indagati figura anche il fondatore della comunità religiosa, don Giglio Gilioli, 73 anni, sacerdote veronese trasferitosi a Prato da oltre dieci anni. La Procura pratese ha messo nel mirino nove componenti della comunità religiosa dei “Discepoli dell’Annunciazione”, realtà di ispirazione mariana, soppressa ufficialmente dal Vaticano nel mese di dicembre dopo poco più di 14 anni di attività, a seguito di una visita canonica voluta dalla Santa Sede. Due vittime accertate finora, ma potrebbero essercene altre, almeno stando a quanto fanno emergere le testimonianze dei due fratelli, che sembrano inoltre suggerire la presenza di altri adulti, le cui identità sono ancora in corso di accertamento, in occasione degli episodi di violenza. A finire nei guai il fondatore dei “Discepoli dell’Annunciazione” insieme ad altri otto ex confratelli, fra sacerdoti e religiosi, che nei giorni scorsi sono stati sottoposti a perquisizioni.

    L’inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni rese dai due fratelli a distanza di alcuni anni dalle violenze, ma anche da altre persone ascoltate dagli uomini della squadra mobile della questura di Prato. Per una delle vittime i fatti risalirebbero al periodo che va dal 2008 all’estate del 2016 e gli abusi si sarebbero consumati sia nella sede di Prato che in quella di Calomini, in provincia di Lucca. Otto dei nove indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica, e costringendolo a compiere e a subire atti sessuali, anche con più persone. L’altro fratello, invece, sarebbe stato oggetto di violenze sessuali da parte di due degli indagati. Anch’egli minorenne all’epoca dei fatti, sarebbe stato costretto a compiere e a subire atti sessuali all’interno della sede dei “Discepoli dell’annunciazione” in un lasso di tempo che va dal 2009 al 2012.

    https://www.nextquotidiano.it/gli-altri-tre-preti-indagati-per-abusi-sessuali-a-prato/?fbclid=IwAR3MjNGwyMcsr_duZ9k7wU7rmkenVnJ9IH27e-CFzpn6fl-8S5gNv6JraVA

  • Randazzo e dintorni: corso per assolvere i preti pedofili?

    Randazzo e dintorni: corso per assolvere i preti pedofili?

    La notizia è di qualche giorno fa, del 27 gennaio 2020. Le sottolineature sono mie.

    “Il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, ha reso noto che nei prossimi giorni inizierà un corso contro gli abusi sui minorenni e le persone vulnerabili, destinatari della formazione saranno preti ed insegnanti, si tratta del frutto dei tre testi promulgati da Papa Francesco per la tutela di queste persone”.

    Potrebbe sembrare interessante: “La Diocesi ha messo a disposizione degli strumenti a favore dei presbiteri e degli operatori che hanno contatti con i più piccoli e le eventuali vittime, così da offrire loro più informazione per prevenire ed ascoltare i casi di trasgressione”.

    Così si legge nell’articolo: “ “Abbiamo tutti il dovere di accogliere con generosità i minori e le persone vulnerabili – dice Francesco – e di creare per loro un ambiente sicuro, avendo riguardo in modo prioritario ai loro interessi. Ciò richiede una conversione continua e profonda, in cui la santità personale e l’impegno morale possano concorrere a promuovere la credibilità dell’annuncio evangelico e a rinnovare la missione educativa della Chiesa. Desidero, quindi, rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili nella curia romana e nello Stato della Città del Vaticano”. Obiettivo è quello di “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori, nonché attenta a prevenire ogni forma di violenza o abuso fisico o psichico, di abbandono, di negligenza, di maltrattamento o di sfruttamento che possano avvenire sia nelle relazioni interpersonali che in strutture o luoghi di condivisione”.”

    Ad una prima lettura, senza approfondire nulla, sembrerebbe una iniziativa davvero ottima. Finalmente la Chiesa fa qualcosa di concreto per contrastare la pedofilia clericale. Ma di cosa si sta parlando?

    Si parla di “ascoltare i casi di trasgressione”. Trasgressione?! Non viene ricordato nell’articolo che, per la Chiesa, una violenza sessuale è considerata un attacco al Sesto Comandamento (“Non commettere atti impuri”) e non espressamente un crimine, un reato. Ecco perché si parla di “trasgressione” e non di un atto di violenza compiuto da un adulto nei confronti di un bambino. La prospettiva è decisamente diversa.

    Si parla di creare un “ambiente sicuro”. E per chi è stato già abusato? Per le vittime che già ci sono? Cosa sta facendo la Chiesa per loro?

    La “credibilità dell’annuncio evangelico” è decisamente minata per ogni vittima, e nulla si sta facendo per ricostruirla. Quale attenzione ha la Chiesa per quell’esercito di bambini (e anche ormai giovani o adulti) che sono già vittime dei preti pedofili?

    Il Vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti, lo stesso che ha annunciato il Corso contro la pedofilia, evidentemente sa cosa fare: a settembre 2019 ha mandato uno scritto alla vittima di un prete pedofilo della sua zona, informandolo della sentenza del processo canonico per il prete. Ma faccio una premessa: il sacerdote in questione è stato condannato in Primo Grado di giudizio (dal Tribunale Civile) a quattro anni, è stata confermata la sentenza di colpevolezza in Appello con la pena ridotta a tre anni, mentre in Cassazione il prete è stato assolto per DECORRENZA DEI TERMINI DI PRESCRIZIONE…. Dunque una assoluzione non “per non aver commesso il fatto” ma per un cavillo “legale”: prescritto per 9 giorni!

    Ecco: cosa ha fatto la Chiesa per “contrastare gli abusi”? Prontamente il Vescovo ha firmato la sentenza del processo canonico… “Dichiaro non colpevole il Rev.do Sac. XXXXXX in ordine alla commissione dei delitti di cui al can. 1395, §2 C.D.C. e art. 6 §1, 1° Norme gravioribus delictis, oggetto di imputazione e, per l’effetto, lo assolvo da ogni accusa”.

    Con questa azione è sicuramente stato raggiunto uno degli obiettivi del futuro Corso: “mantenere una comunità rispettosa e consapevole dei diritti e dei bisogni dei minori”, davvero una grande attenzione alla vittima, complimenti! Non sarebbe stato più serio riconoscere, moralmente, che il prete non è stato assolto dalla giustizia civile perché è stato accertato che non ha commesso il fatto, ma solo per PRESCRIZIONE DEI TERMINI???

    Con quella sentenza la Chiesa ha dichiarato che la vittima, un minore all’epoca, può “arrangiarsi”: è più importante salvare la faccia del prete e della chiesa!

    Perché il Vescovo non ha suggerito al sacerdote di rinunciare alla prescrizione e di chiarire fino in fondo la sua posizione? Non sarebbe stata una vera ricerca della Verità? Non è la Verità ciò che dovrebbe contraddistinguere i cristiani?

    Le premesse affinché questo Corso possa essere utile quali sarebbero? Interessante parlare di prevenzione, ma se non si affronta seriamente ciò che è già avvenuto “in casa propria” (nella propria Diocesi), come si può pensare di saper cosa fare per ciò che non è ancora avvenuto?

    Il Comitato Vittime & Famiglie della Rete L’ABUSO è seriamente preoccupato nel constatare, ogni giorno, che si susseguono in tutta Italia proclami e iniziative per far credere che la Chiesa stia facendo qualcosa, ma poi, nel concreto, le vittime sono lasciate sole e, la Chiesa, non si pone al loro fianco ma contro di loro.

    E la stampa? Difficile trovare articoli che approfondiscano davvero le notizie e facciano collegamenti. Ogni domanda di questo scritto è uno spunto di riflessione, affinché si possa dar voce a chi non ha voce, ai piccoli.

    Per il Comitato Vittime & Famiglie, Cristina