Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Eva ora riposa in pace

    Eva ora riposa in pace

    Confermata in Cassazione la pena di tre anni e mezzo alla ex suora Maria Angela Farè

    È calato il silenzio tombale su Eva Sacconago e suor Maria Angela Farè: la cassazione ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi per la religiosa accusata di violenza sessuale.

    La sentenza è definitiva, le parole, le congetture, le ricostruzioni non servono più.

    L’imputata – che è difesa dagli avvocati Fabrizio Busignani e Raffaella Servidio – potrebbe presto finire in carcere perché il reato di cui rispondeva è ricompreso in quelli ostativi, quindi anche se la pena è inferiore a quattro anni non sono previste scappatoie.

    Le conclusioni a cui erano giunti i giudici della corte d’appello di Milano – che a loro volta avevano recepito la decisione del tribunale di Busto Arsizio – hanno trovato quindi conferme non più scalfibili. «L’imputata, totalmente priva di alcun senso morale allorquando ha mischiato e piegato il tema religioso a quello amoroso per coinvolgere in un’insana relazione una giovane con carenze affettive, ha certamente esercitato un fascino malevolo e perverso su Eva, al quale lei si è sottratta solo quando ha potuto trovare appoggio e conforto in un’altra figura di riferimento. Indice questo non certo di disturbo della personalità, ma di fragilità emotiva della ragazza».

    Eva si suicidò impiccandosi il 22 giugno del 2011 ma «ogni tentativo di ricondurre il gesto estremo della ragazza ai reati commessi dalla religiosa è stato vanificato dalla mancanza di contestazione in tal senso», osservò la corte di secondo grado.

    A dicembre del 2015 il collegio giudicante presieduto da Renata Peragallo riconobbe un unico capo di imputazione, quello di violenza sessuale aggravata dall’uso delle manette.

    La ex responsabile del centro Primavera di Sant’Edoardo venne assolta dalle accuse di abusi sessuali, violenza privata e stalking.

    Alle motivazioni della sentenza arrivata da Roma, che verranno depositate entro i termini di legge, si potrà aggiungere la parola «fine».

    Sarah Crespi

    https://www.prealpina.it/pages/eva-ora-riposa-in-pace-212185.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

  • Abusi sessuali, ex suora condannata a 3 anni e mezzo: andrà in carcere. Violentò una ragazza conosciuta in oratorio che si suicidò nel 2011

    Abusi sessuali, ex suora condannata a 3 anni e mezzo: andrà in carcere. Violentò una ragazza conosciuta in oratorio che si suicidò nel 2011

    Maria Angela Farè andrà in carcere. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha condannato in via definitiva l’ex suora a 3 anni e mezzo per violenza sessuale: secondo i giudici abusò una ragazza di Busto Arsizio, Eva Sacconago, che aveva conosciuto in un oratorio e che si suicidò nel 2011 a 26 anni. Farè deve andare in carcere, perché il reato è “ostativo” alla sospensione della pena per la concessione di una misura alternativa alla detenzione. Per questo genere di reati i benefici possono essere concessi solo a seguito di un periodo di osservazione scientifica della personalità per almeno un anno. La famiglia Sacconago era parte civile,

    Stando agli atti del processo, la ragazza aveva subito le “attenzioni” dell’imputata, che apparteneva alle Figlie di Maria Ausiliatrice, già quando aveva 15 anni, per poi instaurare con lei una relazione, fino al 2011, quando si era suicidata. La giovane era stata violentata dalla suora – di 24 anni più grande – proprio poche settimane prima di morire. Dopo la morte della giovane, Farè era stata accusata di violenza sessuale, stalking e violenza privata e poi la Corte d’Appello di Milano, nel marzo di quest’anno, aveva confermato la condanna a 3 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale, ritenendo l’ex religiosa civilmente responsabile anche per stalking (deve risarcire i genitori della ragazza, assistiti dall’avvocato Tiberio Massironi, con 50mila euro).

    L’ex suora, hanno scritto i giudici, ha tenuto “condotte persecutorie” nei confronti di Eva, che si sono manifestate con messaggi “deliranti e ossessivi” che hanno provocato nella ragazza “uno stato di ansia e di timore per il proprio futuro” e che erano espressione della “totale perdita di controllo della suora e di una gelosia ingravescente, sconnessa e pericolosa“. La sentenza di secondo grado parla anche di “ininterrotti tentativi di chiamarla anche di notte” e poi delle “violenze sessuali vere e proprie del 2010-2011”. Comportamenti “che avrebbero minato la stabilità psichica di chiunque”.

    Secondo i giudici, “già nel 2008 Eva, riferendo gli attacchi verbali della Farè per avere temuto che lei avesse un ragazzo” diceva di avere “stomaco attorcigliato, nodo alla gola, desiderio di sparire, addirittura timore che se fossero state l’una in presenza dell’altra la suora ‘mi avrebbe ammazzata‘”. La terza sezione della Cassazione ha rigettato il ricorso dell’imputata e respinto anche quello presentato dalla parte civile e dalla Procura generale che chiedevano la condanna anche per altri fatti.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/20/abusi-sessuali-ex-suora-condannata-a-3-anni-e-mezzo-andra-in-carcere-abuso-di-una-ragazza-conosciuta-in-oratorio-che-si-suicido-nel-2011/5631157/?-7AOvmhZ-5XlsUPsQg

  • Abusi su un minore: la Cassazione annulla la condanna del prete

    Abusi su un minore: la Cassazione annulla la condanna del prete

    Le motivazioni ancora non si conoscono. L’esito è però sicuramente una sorpresa, visto come si erano chiusi il processo di primo grado e quello di appello. Verdetto romano. La Cassazione ha infatti annullato l’ultima sentenza a carico di don Angelo Blanchetti, sacerdote bresciano della Vallecamonica, condannato a cinque anni per violenza sessuale a carico di un ragazzino di 14 anni.

    Si tratta dell’ultimo capitolo di una vicenda che ha profondamente segnato la comunità di Corna di Darfo dove all’epoca dell’inchiesta, relativa al periodo inverno 2015 – estate 2016, don Blanchetti era parroco. Immediatamente sospeso dalla Diocesi, dopo l’arresto, oggi il religioso è ancora ai domiciliari. Non ha mai parlato pubblicamente del caso così come il suo legale, l’avvocato Paolo Botticini che, convinto della innocenza del suo assistito, ha scelto di intraprendere solo il percorso giudiziario dentro le aule del tribunale. Fino all’ultimo ricorso in Cassazione che è stato accolto, ma ancora non si sa in che termini.

    Da capire infatti se gli atti dovranno tornare per un nuovo giudizio davanti alla Corte d’appello di Brescia, sul tavolo di una sezione diversa da quella che aveva giudicato il sacerdote, o se addirittura il nastro della vicenda dovrà essere riavvolto fino alle indagini, dando vita in questo caso, ad un nuovo processo.

    https://www.giornaledibrescia.it/brescia-e-hinterland/abusi-su-un-minore-la-cassazione-annulla-la-condanna-del-prete-1.3440311

  • Abusi su minore, Cassazione annulla condanna a prete bresciano

    Abusi su minore, Cassazione annulla condanna a prete bresciano

    Ai domiciliari, il sacerdote deve rispondere di violenza sessuale su un giovane di 14 anni

    Abusi su minore, Cassazione annulla condanna a prete bresciano

    La Cassazione ha annullato la condanna a carico di don Angelo Blanchetti, sacerdote bresciano della Vallecamonica, che avrebbe dovuto scontare una pena a cinque anni per violenza sessuale su un giovane di 14 anni. Sospeso dalla Diocesi dopo l’arresto, il religioso è ai domiciliari. Nelle prossime settimane si capirà se gli atti dovranno tornare a giudizio alla Corte d’appello di Brescia o al primo grado per un nuovo processo.

    http://www.affaritaliani.it/milano/abusi-su-minore-cassazione-annulla-condanna-a-prete-bresciano-643899.html

  • Violenza sessuale su disabili, arrestato il sacerdote vicedirettore dell’Istituto Don Orione

    Violenza sessuale su disabili, arrestato il sacerdote vicedirettore dell’Istituto Don Orione

    Arrestato con l’accusa di violenza sessuale un sacerdote della Congregazione di don Orione che si occupa di riabilitazione di persone disabili: è gravemente indiziato di violenza sessuale continuata commessa abusando dello stato di inferiorità psichica della vittima, nell’interesse della quale svolgeva la funzione di amministratore di sostegno.

    È su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, che la Squadra Mobile di Napoli ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura coercitiva della custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip di Napoli, a carico di Roberto Gerolamo Filippini, sacerdote della Congregazione di don Orione all’epoca dei fatti contestati vicedirettore dell’Istituto Don Orione di Ercolano.

    L’Istituto, secondo quanto si legge sul loro sito, nasce nel 1981, «con la finalità precisa di dare accoglienza a ragazzi bisognosi di cure e di attenzione particolare». Attualmente l’opera Don Orione promuove servizi alla persona in ambito sanitario, socio-assistenziale ed educativo, ed è sostenuta da religiosi, laici e volontari, si legge on line.

    In tale ambito «si inserisce l’Istituto Piccolo Cottolengo Don Orione di Ercolano, che da qualche anno ha avviato la revisione dei vari servizi per rispondere ai requisiti strutturali previsti dalla normativa vigente, e parallelamente, ha intrapreso un’importante azione di riorganizzazione e differenziazione della propria offerta di servizi per rispondere meglio ai nuovi bisogni assistenziali e sanitari della popolazione disabile, pur rimanendo nella tradizione tracciata dal fondatore».

    https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/sacerdote_violenza_sessuale_disabili_arrestato_vicedirettore_dell_istituto_don_orione-4938747.html

  • LA CURIA GENOVESE E LE ACCUSE DI PEDOFILIA: QUALCUNO RISPONDERA’?

    LA CURIA GENOVESE E LE ACCUSE DI PEDOFILIA: QUALCUNO RISPONDERA’?

    Sono state segnalate molestie sessuali anche nella parrocchia di Albaro? La Curia ha per caso raggiunto un accordo economico con alcune delle vittime dell’ex parroco di Sori poi passato, appunto, a Santa Teresa d’Albaro?

    Papa Francesco ha compiuto un passo storico nella lotta contro la pedofilia nella Chiesa: ha abolito il segreto pontificio. Intanto il procuratore di Genova, Francesco Cozzi, ha annunciato che un fascicolo per violenza sessuale, per adesso a carico di ignoti, è stato aperto dopo le inchieste del Fatto Quotidiano e della Rete L’Abuso. Non solo: il capo della Procura ha detto che, grazie alla nuova disciplina della Chiesa, chiederà alla Curia gli atti delle indagini compiute in diocesi.

    Chissà se adesso il cardinale Angelo Bagnasco si deciderà finalmente a parlare delle accuse rivolte a don Francesco Castagneto (a lungo parroco di Sori e dal 1998 al 2019 alla guida di quella di Albaro)?

    Sarebbe il momento. E sarebbe interessante porgergli alcune domande. La Curia – come ci hanno confermato diversi ragazzi, alcuni sacerdoti e anche un vescovo – sapeva delle accuse relative a episodi degli anni Novanta: “Mi addolora non aver dato il dovuto credito alle parole di quei giovani”, ha detto il prelato al Fatto Quotidiano.

    Ma la Curia genovese ha deciso di non sporgere denuncia nonostante il vescovo al Fatto Quotidiano abbia detto: “Sì, temo che gli episodi riguardassero anche minori“. Quel silenzio, passati più di vent’anni dai primi episodi, ha portato alla prescrizione e all’impunità degli eventuali colpevoli. Perché la Curia ha taciuto?

    Non solo: le parole di un collaboratore della parrocchia di Albaro – registrate da Francesco Zanardi della Rete L’Abuso e depositate in Procura – lasciano ipotizzare che altri episodi si siano verificati anche ad Albaro. Fatti che, se davvero avvenuti, non sarebbero prescritti. E’ possibile sapere dalla Curia se ha ricevuto denunce che riguardano la parrocchia di Albaro?

    Il cronista e Zanardi hanno potuto parlare con una decina di ragazzi che hanno riferito di aver ricevuto attenzioni molto particolari dal sacerdote. Almeno un giovane era minore a quei tempi. Diversi di loro negli anni Novanta e anche in seguito si erano rivolti alla Curia, ma l’allora parroco di Sori era stato trasferito ad Albaro, a contatto con giovani e scout. Nessuno (soprattutto i genitori dei giovani) era stato informato delle polemiche che avevano accompagnato il trasferimento del sacerdote. Perché?

    E’ possibile che la Curia abbia raggiunto un accordo economico con alcuni dei ragazzi che avevano denunciato di essere stati molestati? Se fosse così, che cosa prevedeva l’accordo?

    Papa Francesco ha indicato chiaramente la linea della trasparenza per affrontare con il giusto vigore gli scandali sessuali all’interno della Chiesa e tutelare le giovani vittime. Ora tocca alla Curia di Genova seguirla. Avremo finalmente risposte?

  • Senza la legge che obblighi alla denuncia il blitz del Papa vale poco – pronta la richiesta degli atti sugli abusi coperti da Delpini

    Senza la legge che obblighi alla denuncia il blitz del Papa vale poco – pronta la richiesta degli atti sugli abusi coperti da Delpini

    di Giorgio Gandola

    Manca l’ultimo metro. Ma non è un dettaglio, è l’essenza di tutto, il colpo di reni per vincere le Olimpiadi o il pezzo di fibra che serve a far funzionare un wifi. Con l’abolizione del segreto pontificio sui dossier, la rivoluzione di papa Francesco per contrastare la pedofilia in tonaca è finalmente concreta, va ben oltre l’omelia vuota del motu proprio Vos estis lux mundi. Il Pontefice passa dal puro marketing all’azione energica, ma per compiere il definitivo salto di qualità serve ancora il metro che fa la differenza: l’obbligo di denuncia.

    È un gesto semplice, quasi banale: chiedere ai vescovi o ai sacerdoti che vengono a conoscenza di casi di pedofilia di denunciare i reati alla magistratura. Un piccolo passo per lui, ma ci sono duemila anni di consuetudini a impedirlo. Ci si avvicina, si appoggia la mano alla maniglia ma quella porta rimane chiusa. Con l’abolizione del segreto pontificio è crollato un muro, da domani gli atti delle indagini previe (obbligatorie per il diritto canonica a carico di preti accusati di violenza sessuale) non saranno più coperti da sigilli di ceralacca e le famiglie delle vittime sapranno almeno quali sono stati i provvedimenti presi a carico dei responsabili. Una decisione storica che va incontro alle richieste delle associazioni mondiali delle vittime degli abusi del clero. Il problema è che, se nessun carabiniere o nessun pm viene a conoscenza di quelle inchieste, le preziose carte non servono a nulla. Di conseguenza, il metro mancante riguarda anche il Parlamento italiano che dovrà far sua la materia (fin qui lasciata completamente alla Chiesa) e legiferare, adeguandosi all’ordinamento di numerosi Paesi europei. Cioè studiare una legge che obblighi a sua volta il sacerdote, come cittadino italiano, a denunciare il colpevole strappando il sipario dell’omertà scambiata per carità cristiana. Basterebbe copiare Svizzera e Francia, ma l’iter potrebbe essere lungo e accidentato. E presupporre perfino una revisione del Concordato. Campa cavallo.

    IL CASO DON GALLI

    Un’obiezione legittima a questa sottolineatura ce la facciamo da soli: ma non è la famiglia della vittima a dover denunciare il prete pedofilo? Vero, però questo non accade spesso, soprattutto se quella famiglia è molto cattolica, crede profondamente negli insegnamenti della Chiesa e si affida alla gerarchia ecclesiastica per avere giustizia lontano dai procedimenti penali, che sempre costituiscono un trauma psicologico ulteriore per le vittime. Un esempio illuminante è quello di Alessandro Battaglia, giovane abusato da un sacerdote (don Mauro Galli) a Rozzano, in provincia di Milano. Il fatto accadde nel 2011, per anni la famiglia bussò all’arcidiocesi chiedendo giustizia ma si trovò di fronte al classico muro di gomma fatto di lettere consolatorie, di dilazioni con benedizione incorporata, di ipocrisie curiali.

    Solo nel 2014, in assenza di fatti concreti, i genitori si decisero a denunciare ai carabinieri lo scandalo e qualche mese fa don Galli è stato condannato a oltre sei anni di carcere in primo grado. La vicenda non ha impedito che Mario Delpini – allora vicario episcopale che invece di aprire l’indagine previa si limitò a spostare il chiacchierato sacerdote a Legnano, sempre in mezzo agli adolescenti – diventasse arcivescovo di Milano. Con queste nuove norme non solo non sarebbe successo, ma il monsignore sarebbe stato messo sotto inchiesta per omissione d’atti d’ufficio. A questo proposito, la famiglia della vittima è la prima a muoversi dopo la decisione del Papa e chiederà ufficialmente alla Congregazione per la dottrina della fede gli atti del processo canonico a carico di don Galli e il fascicolo riguardante la gestione di Delpini. Un modo concreto per sapere se alle linee di principio seguiranno i fatti.

    ANCHE GENOVA SI MUOVE

    Anche il procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi, vuole subito “approfittare dell’abolizione del segreto pontificio” per ottenere i dossier relativo a un parroco del quartiere Albaro accusato di abusi su minori e già indagato dalla diocesi nel 1998. L’obbligo di denuncia aiuterebbe inoltre nella realizzazione di un certificato antipedofilia per il sacerdote che viene trasferito in una parrocchia. Sarebbe equiparabile al casellario giudiziario, se ci sono pendenze è giusto saperlo. Ma se l’obbligo non esiste, il certificato risulterebbe forzatamente lacunoso o inattendibile. Senza contare che la Chiesa, per sua natura, si occupa con maggiore profondità dei peccati morali più che dei reati.

    Ecco perché manca l’ultimo metro, nella rivoluzione di Francesco. E manca anche qualcosa di molto cristiano: l’impegno a prendersi cura delle vittime concretamente. “Significa intervenire presto con indennizzi adeguati” spiega Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso. “Parliamo di persone che vivono vite sfasciate a causa delle violenze subite, soffrono di gravi problemi psicosomatici, hanno la necessità di sottoporsi a lunghi percorsi di riabilitazione. E spesso non riescono a reinserirsi, avere un lavoro e relazioni normali, perché distrutti dai traumi. Vanno aiutati a rialzarsi e a vivere”. L’ultimo metro significa tutto.

    (trascrizione da La Verità del 19 dicembre 2019)

  • «Quel parroco è molestatore». Il pm chiede atti alla Diocesi: grazie al Papa

    «Quel parroco è molestatore». Il pm chiede atti alla Diocesi: grazie al Papa

    Dopo l’abolizione del segreto pontificio la procura di Genova acquisirà gli atti su un sacerdote denunciato per violenza sessuale. Il procuratore Cozzi: approfittiamo della decisione di Papa Francesco.

    di Andrea Pasqualetto

    Papa Francesco toglie il segreto pontificio sugli abusi sessuali e la procura di Genova coglie la palla al balzo per chiedere alla Diocesi la documentazione su un parroco del capoluogo ligure. Il sacerdote è stato denunciato per violenza sessuale su minori dalla rete L’Abuso. La Diocesi genovese aveva già indagato il parroco nel 1998, disponendo il suo trasferimento in un quartiere chic di Genova. L’estate scorsa era stato allontanato anche da quella parrocchia senza alcun avviso.

    Il procuratore

    Nell’esposto si cita una lettera che riferiva dell’allontanamento del sacerdote per presunti abusi su minori. «Abbiamo aperto un’inchiesta – conferma il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi – e con ogni probabilità approfitteremo dell’abolizione del segreto pontificio per acquisire gli atti della inchiesta precedente per fare luce sulla vicenda. Ma attenzione, il sacerdote non è indagato, al momento c’è solo questo esposto sul quale indaghiamo».

    La lettera

    Francesco Zanardi, presidente della rete L’Abuso, ha dichiarato che l’esposto nasce da una segnalazione anonima. «In questi giorni, nel caldo dell’estate e del silenzio, un prete molto vicino a…” omissis “ – scrive l’anonimo – è stato sollevato dall’incarico di parroco per abuso su giovani, “ omissis “, ha distrutto tante famiglie e giovani nella loro crescita…». Zanardi ha spiegato all’agenzia Adnkronos di aver fatto un’indagine sul quartiere in questione: «Abbiamo scoperto che il sacerdote era stato anche a Sori e abbiamo trovato testimonianze di presunte vittime. Abbiamo mandato tutto in procura chiedendo alla magistratura a titolo preventivo di fare una verifica».

    I testimoni

    Ci sono testimonianze di presunte vittime di molestia in altre località, dove il parroco si trovava sul finire degli anni ‘90. «Se c’è stata un’indagine nel ‘98 da parte della Chiesa, l’acquisizione quel fascicolo potrebbe essere di notevole importanza – ha precisato Zanardi -. Avevamo già chiesto il fascicolo, non c’era ancora la legge uscita con il nuovo decreto di Papa Francesco che fornisce accesso alla documentazione delle Diocesi».

    https://www.corriere.it/cronache/19_dicembre_18/quel-parroco-molestatore-pm-chiede-atti-diocesi-grazie-papa-d72e3de6-21cd-11ea-bb3d-b320cfbfe3f2.shtml?fbclid=IwAR0cnm6mAZyblxmgv0v1umaPcYVYzD_LxYM03wMYcmx7FDzS2eeSyEHqZaY

  • Preti pedofili, così il muro di gomma del Vaticano fece prescrivere abusi compiuti da don Mauro Inzoli

    Preti pedofili, così il muro di gomma del Vaticano fece prescrivere abusi compiuti da don Mauro Inzoli

    Nel giorno Papa Francesco ha deciso di abolire il segreto pontificio sugli abusi sessuali dei sacerdoti pubblichiamo il capitolo del libro La Repubblica degli impuniti (PaperFirst) dedicato alla prescrizione delle violenze subite da alcuni ragazzini anche a causa della rogatoria negata agli inquirenti di Cremona da parte della Santa Sede

    Nel giorno Papa Francesco ha deciso di abolire il segreto pontificio sugli abusi sessuali dei sacerdoti pubblichiamo il capitolo del libro La Repubblica degli impuniti (PaperFirst) dedicato alla prescrizione degli abusi sessuali compiuti su alcuni ragazzini da don Mauro Inzoli anche a causa della rogatoria negata agli inquirenti di Cremona da parte del Vaticano. Inzoli, ridotto allo stato laicale nel 2017, sta scontando dal 7 aprile 2018 nel carcere di Bollate la pena a 4 anni e 7 mesi dopo la conferma in Cassazione della sentenza d’appello.

    Prima il muro di gomma opposto da Chiesa e Comunione e Liberazione e poi dal Vaticano stesso. E così decine di ragazzini di dodici o tredici anni molestati o abusati da don Mauro Inzoli, sacerdote e capo spirituale di cl, non avranno mai giustizia. Perché i loro casi si erano già prescritti ancora prima che iniziasse l’inchiesta che poi ha portato, il 29 giugno del 2016, a una condanna a soli quattro anni e nove mesi per violenza sessuale su minori grazie allo sconto di pena previsto dal rito abbreviato. Poi addirittura ridotti di due mesi in Appello e confermata in Cassazione, il 14 marzo 2018.

    Il gup Letizia Platè, nelle motivazioni della sentenza di primo grado, ricorda come i genitori di alcune vittime si fossero rivolte fiduciose alle autorità ecclesiastiche già alla fine degli anni Novanta. Ma è solo nel 2014 (al termine di un procedimento ecclesiastico iniziato tra il 2009 e il 2010) che don Mauro, detto don Mercedes a causa del suo amore per le auto di lusso, finisce sotto inchiesta per gli appuntamenti che dava agli studenti del Liceo linguistico Shakespeare di Cremona o a quelli che frequentavano la chiesa Santissima Trinità. Incontri che dovevano essere momenti per consigli di vita e che invece si trasformavano in baci, carezze e toccamenti. Don Inzoli, negli anni, ha «approfittato con spregiudicatezza della propria posizione di forza e prestigio per ottenere soddisfazione sessuale, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali e anche nel corso del sacramento della Confessione». Otto gli episodi di violenza sessuale contestati e per cui l’allora procuratore di Cremona Roberto Di Martino aveva chiesto sei anni di reclusione: il sacerdote ha risarcito cinque vittime con la somma di 25 mila euro a testa. Anche se i casi, in parte prescritti, di cui si sono occupati gli investigatori sono, a detta dei giudici, «venticinque-trenta».

    Gli abusi, per cui si è andati a processo, sono stati commessi tra il 2005 e il 2008 non solo nell’ufficio del religioso ma anche nei luoghi di villeggiatura durante le vacanze estive. Tutti minorenni vittime di una «forte sottomissione psicologica». Contro don Inzoli era già intervenuta la Santa Sede, sotto Benedetto XVI, punendolo con la riduzione allo stato laicale. Francesco, in seguito, aveva ammorbidito la sanzione e invitato il prete a condurre una vita di «preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza» per poi ridurlo nuovamente allo stato laicale nel giugno del 2017.

    L’inchiesta penale era partita dopo gli esposti, tra gli altri, presentati dal sindaco di Crema e di Franco Bordo, parlamentare di Sinistra Ecologia Libertà, nel giugno 2014, solo dopo la pubblicazione sul sito della curia cremasca della decisione della Santa Sede. Prima su questa brutta storia di pedofilia c’erano state solo famiglie cui era stato garantito che si sarebbe fatto qualcosa, ma che hanno atteso invano.

    Gli inquirenti sono riusciti a identificare solo alcune vittime perché il Vaticano ha sempre negato la rogatoria: con quella richiesta la procura aveva invocato di poter conoscere atti inerenti i casi di abusi sui minori, ma la risposta era che vigeva il segreto. Quello che don Inzoli – fotografato nel gennaio del 2015, quando, già sotto inchiesta, è tra le prime file al convegno sulla famiglia organizzato dalla Regione Lombardia – ha fatto prima, non potrà mai più essere perseguito. «Nonostante la Santa Sede non si sia prodigata nella consegna degli atti, sono contento che si sia giunti all’accertamento della verità. Se ci fosse stata più collaborazione, avremmo potuto sentire anche qualcun altro e in questo modo nelle testimonianze ci sarebbe stata una maggiore diversificazione» aveva detto il Pubblico Ministero. Un muro descritto anche nelle motivazioni della sentenza di primo grado: «La prima fase delle indagini compendiata in atti appare primariamente volta all’individuazione di eventuali ipotesi di reati e relative vittime di abusi sessuali […] i cui nominativi non sono mai stati comunicati dalle autorità ecclesiali nemmeno a seguito della rogatoria internazionale promossa dal pm […] In tale contesto» prosegue il giudice «veniva individuato un consistente numero di persone che riferivano di essere state vittime di attenzioni di ordine sessuale da parte di don Inzoli, quando erano ancora minorenni o da poco avevano raggiunto la maggiore età, per i cui fatti non era possibile promuovere l’azione penale per mancanza delle condizioni di procedibilità in assenza di tempestiva querela o per i quali era già decorso il termine prescrizionale».

    Grazie a questi ritardi il prete, considerato «una specie di idolo meritevole di venerazione», ha potuto invadere la vita e l’intimità di molti. Un’invasione descritta da una delle vittime così: «Sono stato trattato proprio come un oggetto e mi ero sentito praticamente violentato». Vergogna, imbarazzo, disgusto i sentimenti delle vittime durante gli incontri che poi venivano giustificati dal prete citando passi biblici o episodi della tradizione ebraica come l’inesistente “battesimo dei testicoli”. «Alla vastità dell’azione commessa corrisponde anche un danno nelle giovani vittime su larga scala» chiosa il giudice. Tanto che fra le vittime del prete di cl c’è anche chi poi si è suicidato.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/17/preti-pedofili-cosi-il-muro-di-gomma-del-vaticano-fece-prescrivere-abusi-compiuti-da-don-mauro-inzoli/5622416/?fbclid=IwAR2YNCoUVBELbwa7CwOAuUxOr5Xp1GvlKD-VsPi-APHH61Kyt7cBRUMwEL4

  • Genova, l’indagine sulla chiesa degli abusi raccontata da Sherlock. I pm: “Approfitteremo di abolizione segreto pontificio per avere atti”

    Genova, l’indagine sulla chiesa degli abusi raccontata da Sherlock. I pm: “Approfitteremo di abolizione segreto pontificio per avere atti”

    La procura di Genova indaga per violenza sessuale dopo un esposto della Rete L’abuso sul parroco di una chiesa del quartiere Albaro accusato di avere abusato di minori. Una storia al centro di diversi articoli d’inchiesta del Fatto Quotidiano che ha dedicato alla vicenda alcuni approfondimenti di Sherlock. Come aveva anticipato il nostro quotidiano il 3 dicembre, il prete querelato è don Francesco Castagneto. E le due parrocchie dove ha esercitato sono una a Sori, piccolo borgo nella Riviera di Levante, e l’altra è la chiesa di Santa Teresa di Albaro, nel capoluogo ligure.

    Nei prossimi giorni i magistrati potrebbero chiedere gli atti alla Diocesi genovese, che aveva già indagato il parroco nel 1998, alla luce della decisione di Papa Francesco di abolire il “segreto pontificio” sui casi di abusi sessuali commessi da chierici sui minori. Il sacerdote era stato trasferito ad Albaro e in estate era stato allontanato anche da quella parrocchia senza nessun avviso. Nell’esposto della Rete L’abuso si fa riferimento ad una lettera che raccontava che il sacerdote era stato allontanato per presunti abusi su minori. “Abbiamo aperto una inchiesta – conferma il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi – e con ogni probabilità approfitteremo dell’abolizione del segreto pontificio per acquisire gli atti della inchiesta precedente per fare luce sulla vicenda”.

    Siamo a metà anni Novanta. A Sori, un gruppo di ragazzi e di educatori denunciò alla Curia comportamenti “non appropriati” di don Franco Castagneto. Come hanno raccontato a Sherlock vittime e testimoni, ne seguì un’istruttoria guidata da Alberto Tanasini – attuale vescovo di Chiavari – con la collaborazione di Nicolò Anselmi, oggi vescovo vicario del cardinale Angelo Bagnasco. Con loro anche Guido Marini che è cerimoniere del papa dal 2007.

    Don Franco fu trasferito nella parrocchia di Santa Teresa d’Albaro, il quartiere della borghesia genovese, dove si ritrovano associazioni di ragazzi e gruppi scout. Ma quest’estate d’improvviso è scomparso. Sarebbe stato rimosso, dopo l’arrivo di altre denunce (al momento non si sa se relative a nuovi episodi o legate alle accuse passate). Uno scandalo finora taciuto, scoperchiato da Sherlock e ora all’attenzione della magistratura che chiederà alla Curia di consegnare gli atti dell’inchiesta interna dell’epoca.

    Fino a martedì, le denunce, le testimonianze e i documenti processuali relativi ai casi di abuso conservate negli archivi dei dicasteri vaticani o nelle Diocesi erano blindate dal segreto. Con la svolta storica di Bergoglio, annunciata nel giorno del suo 83esimo compleanno, le vittime degli abusi potranno conoscere le sentenze dei tribunali ecclesiastici ma anche i magistrati ordinari potranno chiedere di vedere gli atti. L’iniziativa della procura di Genova rappresenterà il primo caso.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/12/18/genova-indagine-per-abusi-nella-chiesa-del-quartiere-albaro-i-pm-approfitteremo-di-abolizione-segreto-pontificio-per-chiedere-atti/5625502/