Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: violenza sessuale

  • Caso Forteto, il 3 dicembre al via la commissione parlamentare d’inchiesta

    Caso Forteto, il 3 dicembre al via la commissione parlamentare d’inchiesta

    Firenze, 20 novembre 2019 –  Caso Forteto. Si riunirà il 3 dicembre alle 10 la commissione d’inchiesta sul caso Forteto riguardanti presunte molestie sessuali avvenute nella comunità per minori di Vicchio, in provincia di Firenze. L’ha annunciato in aula il presidente del Senato Elisabetta Casellati.

    Il capo e fondatore Rodolfo Fiesoli, detto il ‘profeta’, era stato condannato nell’ottobre del 2018 dai giudici della Corte d’appello di Firenze a 14 anni e 10 mesi per abusi sessuali, anche su minori, e maltrattamenti. Con Fiesoli era stata condannata a 6 anni e 4 mesi anche Daniela Tardani, una delle madri affidatarie della comunità del Forteto, accusata di violenza sessuale di gruppo insieme al ‘profeta’.

    E nei giorni scorsi scorsi i giudici della IV sezione penale della Corte di Cassazione hanno confermato la sentenza d’appello .

  • Subì violenza sessuale dal parroco, ma per il magistrato dopo i 14 anni era “consenziente”. Giada Vitale su Rai1: “Delusa dalla Procura”

    Subì violenza sessuale dal parroco, ma per il magistrato dopo i 14 anni era “consenziente”. Giada Vitale su Rai1: “Delusa dalla Procura”

    La notizia è di pochi giorni fa. Il Pubblico Ministero di Larino ha deciso di archiviare, per mancanza di elementi, la posizione di don Marino Genova relativa agli abusi sessuali commessi su Giada Vitale quando la ragazza ha compiuto il quattordicesimo anno di età. Una archiviazione che ha scioccato la stessa protagonista di un lungo inferno che si è concluso solo nel momento in cui ha trovato la forza di denunciare quelle violenze avvenute in sacrestia. La difesa, rappresentata dall’avvocato Giuseppe D’Urbano, sta preparando (altro…)

  • «Il prete esorcista di Caserta arrestato per violenze informatore della polizia»

    «Il prete esorcista di Caserta arrestato per violenze informatore della polizia»

    Ha assistito agli esorcismi, ne è rimasto «impressionato», ma durante quelle sedute Barone si è limitato a tenere per la nuca la «posseduta» e di violenze su quelle ragazze che, secondo il prete, avevano dei disturbi spirituali, lui, il poliziotto, non ne ha mai viste. Si limitava a pregare e a tenerle ferme, Barone. «Anzi, quando ci avete mostrato quel video in udienza, quel video in cui un uomo veniva percosso brutalmente, mi sono dovuto sedere, per lo choc. Semmai avessi assistito a violenze di quel tipo io, il prete, lo avrei preso a calci nel sedere».

    E poi, ha riferito Luigi Schettino, durante l’interrogatorio dei pm Daniela Pannone e Alessandro Di Vico, e poi rispondendo al suo avvocato, Carlo De Stavola, don Michele Barone era un informatore della squadra mobile. Che ha collaborato per lungo tempo con la polizia, o meglio con il commissario Luigi Schettino (ora imputato) sia quando era a Casal di Principe che quando fu trasferito a Caserta. Le sue «informazioni» hanno avviato anche un’indagine della Dda.

    «Barone era i miei occhi e le mie orecchie». E quando Schettino arrivò al commissariato di Maddaloni fu attraverso l’esorcista che seppe dell’esistenza di una setta satanica che avrebbe avuto responsabilità in alcuni suicidi e nella sparizione di un bambino, oltre venti anni fa. Lo ha raccontato ieri Schettino, esaminato nel corso del processo per gli abusi e gli esorcismi che, meno di due anni fa ha sconvolto la diocesi di Aversa, la stessa che in questi giorni ha dovuto registrare l’arresto del prete pedofilo, reo confesso, don Michele Mottola. È di ieri sera anche il trasferimento in carcere, dopo la condanna a dodici mesi, di due giovani processati per ricatti sessuali all’ex parroco di Succivo, don Crescenzo Abbate da Giugliano. Si tratta di Yevheniy Borysyuk, 22enne ucraino residente a Succivo, e Mario Donadio, 24 anni, di Sant’Arpino.

    Schettino ha raccontato dell’esorcismo che si tenne nel castello diroccato di Maddaloni, dove, insieme all’altro poliziotto, Vito Esposito, che per il tribunale va indagato perché presente a tutti gli episodi che a Schettino sono costati il processo, accompagnarono Barone e la ragazza che oggi lo accusa di violenza sessuale che secondo il prete era indemoniata. «La ragazza entrò come in uno stato di trance, in precedenza ci aveva detto delle sette sataniche, di cavalli squartati e cortei di persone incappucciate sulla montagna, ma quello che accadde nel castello mi lasciò molto impressionato. Disse che le ossa che furono trovate durante le ricerche del bimbo sparito da Marcianise negli anni 90 non erano di un cane ma del piccolo… di quell’esorcismo c’è un video, io e Vito Esposito assistevamo a tutto ciò e facevamo luce con i cellulari, durò circa venti minuti poi le uscì un fiotto di sangue dalla bocca. Il prete pregava, la teneva per la nuca». Di tutto ciò, Schettino e Esposito fecero rapporto al pm Di Vico.

    «Gli mostrammo il video e ci chiese se non avessimo paura, dicemmo di solito noi poliziotti usiamo giubbini antiproiettile ma in questi casi.. e mostrammo la coroncina che entrambi portavamo al collo… Il pm comunque mi sembrò stupito, perché la ragazza sapeva cose che erano nel fascicolo che lui stesso aveva riaperto qualche anno prima sulla scomparsa del bambino. A ogni modo, ci disse che per riaprire l’indagine dovevamo indagare sulla setta satanica e mi disse di fare una relazione su quanto accaduto nel castello e di allegare il video. Io gli chiesi: «Ma dottore, devo scrivere «il diavolo ha detto che…» e lui disse di sì e di sottolineare che la ragazza aveva parlato del bambino scomparso». Iniziò tutto così, quindi, racconta Schettino, finito sotto processo con l’accusa di non aver fermato i maltrattamenti e di aver cercato di indurre la sorella della vittima a ritirare la denuncia contro il prete e contro i genitori.

    Schettino ha anche cercato di motivare certe scelte che sembrano, obiettivamente, assurde. E per questo ha prodotto delle prove. Tra queste un audio in cui si sente la voce della bambina durante una fase di trance, ovvero, per dirla con Barone, «mentre era posseduta dal diavolo». E il «demonio» annuncia: «Prete, ti farò cacciare dalla Chiesa. E tu, poliziotto, pure me la pagherai». Un audio molto suggestivo che sembra anticipare quanto è poi accaduto. Ma che soprattutto inquadra l’atmosfera surreale che nell’ottobre del 2017 avvolgeva tutti i protagonisti di questa storia. Un clima tale che il poliziotto avrebbe cercato di indurre la sorella della vittima a ritirare l’esposto contro il prete e contro i genitori. Schettino ha respinto anche questa accusa. Il processo è agli sgocciolo. La settimana prossima sul bamco salirà don Michele Barone.

  • Torna d’attualità il caso di don Carli

    Torna d’attualità il caso di don Carli

    Bolzano. Il caso di don Giorgio Carli torna di attualità e potrebbe fare giurisprudenza. Ne ha riferito ieri la «Stampa» in un lungo articolo firmato dall’inviato Niccolò Zancan, che si è recato a…

    Bolzano. Il caso di don Giorgio Carli torna di attualità e potrebbe fare giurisprudenza. Ne ha riferito ieri la «Stampa» in un lungo articolo firmato dall’inviato Niccolò Zancan, che si è recato a Vipiteno, dove don Carli si è insediato nell’agosto 2017 come coordinatore per la pastorale italiana della parrocchia di Vipiteno. «Fa catechismo ai bambini e distribuisce cibo ai bisognosi», scrive l’inviato. Nel 2003 una giovane bolzanina aveva denunciato don Carli per violenza sessuale: le sue accuse si riferivano al periodo tra il 1989 e il 1994.
    La vicenda processuale fu clamorosa e terminò nel 2015, con un risarcimento alla ragazza deciso attraverso un accordo extragiudiziale. Don Carli era stato assolto in primo grado, condannato a 7 anni e mezzo in appello e infine «liberato» dalla prescrizione della Corte di Cassazione. Nonostante la prescrizione, la Curia decise di versare il risarcimento, vincolandolo a un accordo di rigida riservatezza. La cifra non è dunque mai trapelata, anche se l’importo di partenza di cui si parlò era di 760 mila euro. Quel risarcimento adesso torna a fare notizia, perché, si legge, «costituisce un caso unico in Italia. È stata l’unica volta in cui la Chiesa cattolica italiana ha riconosciuto i danni biologici a una vittima di pedofilia con un accordo extragiudiziale». Quell’unico precedente, scrive la Stampa, «viene ora citato «da altre cinque presunte vittime di pedofilia, che hanno chiesto i danni alla Diocesi di Savona per un totale di 4,7 milioni di euro». La cosa importante, segnala Zancan, è che la Curia di Bolzano, che ha sempre difeso don Carli, «pagò in solido con il suo prete. Cioè se ne assunse la responsabilità. Il che potrebbe diventare un precedente per sostenere che il vescovo è sempre garante dell’operato dei suoi sacerdoti». La Curia di Bolzano, riferisce alla Stampa l’avvocato di parte civile Gianni Lanzinger, «pagò per chiudere la vicenda ed evitare il processo civile, ma ha sempre creduto nell’innocenza di don Giorgio Carli». L’ex procuratore Cuno Tarfusser accusa: «A Bolzano ci trovammo di fronte a un muro. La chiusura della Curia fu totale. Fu difficile persino avere accesso agli atti». Don Carli, che oggi ha 56 anni, vive al secondo piano dell’oratorio Maria Schutz di Vipiteno.

  • RANDAZZO: LA PRIMA MESSA DOPO 5 ANNI PER DON ENZO CALA’: «LONTANO SOLTANTO SPIRITUALMENTE»

    RANDAZZO: LA PRIMA MESSA DOPO 5 ANNI PER DON ENZO CALA’: «LONTANO SOLTANTO SPIRITUALMENTE»

    A saperlo erano in parecchi. Per molti fedeli però è stata una sorpresa. Ieri mattina la messa della domenica delle 10, nella basilica di Santa Maria, è stata officiata da don Enzo Calà, ritornato nella sua Randazzo a celebrare messa dopo 5 anni di assenza, ovvero da quel 5 luglio del 2014, quando fu condannato a 4 anni di carcere perché ritenuto colpevole di aver tentato di usare violenza sessuale dei confronti di un giovane che allora aveva 17 anni. Ed oggi che la Cassazione ha accolto il suo ricorso, anche se solo per prescrizione, ma soprattutto dopo che il processo canonico lo ha giudicato non colpevole «Perché non consta che egli abbia compiuto il delitto», padre Enzo, randazzese di 53 anni, è tornato nella sua Basilica a celebrare messa, accolto dalla comunità e dalla sua famiglia e dal sindaco, Francesco Sgroi in veste ufficiale. Gremita la basilica, con l’attuale parroco, padre Domenico Massimino, che ha introdotto la celebrazione. Tanti gli attestati di stima a padre Enzo. «Rivederla celebrare – hanno affermato i giovani – in questa chiesa ci riempie di gioia. In questi anni siamo stati vicini con la preghiera e con la speranza, credendo sempre nella sua rettitudine e nella sua onestà». Poi la messa con padre Enzo che nell’omelia ha spiegato il vangelo di Luca sul fariseo ed il pubblicano. Solo alla fine, senza mai fare accenno alla vicenda giudiziaria, ha ringraziato tutti, descrivendo la tristezza della sua lontananza: «Solo fisica – ha affermato –mai questa lontananza è stata spirituale. Oggi non posso trattenere la gioia di essere qui con voi in questo tempio. Per questo non voglio ricordare gli ultimi 5 anni, ne gli eventi che mi hanno segnato. Oggi, con voi, voglio vivere un nuovo giorno radioso e splendido».

    «Le sentenze – ci ha detto il sindaco Francesco Sgroi alla fine – siano esse laiche o canoniche, vanno rispettate. La Cassazione ha accolto il ricorso di padre Enzo anche se per prescrizione, ed il Tribunale ecclesiastico, a mio avviso ben più severo e meticoloso, lo ha assolto. Com’è giusto che le condanne abbiano risalto sui media, è giusto che si sappia che padre Enzo è stato dichiarato dal processo canonico totalmente innocente». GAETANO GUIDOTTO Fonte “La Sicilia” del 28-10-2019

  • “Gli abusi del sacerdote e la festa fuori luogo”

    “Gli abusi del sacerdote e la festa fuori luogo”

    Leggo con autentica sorpresa che il sacerdote accusato di violenza sessuale (avendo tentato più volte e in luoghi diversi di abusare sessualmente tra il 2005 e il 2007 di un minorenne), domenica scorsa ha ricominciato a celebrare Messa, accolto festosamente dalla comunità parrocchiale di Randazzo. Ciò è stato possibile perché la Cassazione, dopo la condanna subìta dallo stesso in primo piano e secondo grado, ha dichiarato estinto il reato per avvenuta prescrizione.

    Ma la prescrizione non significa per nulla assoluzione, perché una cosa è essere assolti ne merito, tutt’altra è essere prescritti. Il dubbio resta, anche perché il condannato non ha rinunziato, pur potendolo, alla prescrizione.

    Né convincono le motivazioni con cui il sindaco, nell’intervista riportata, ha liquidato la delicata questione, giustificando in toto il comportamento del prete, sol perché il tribunale ecclesiastico (cui ha attribuito una più che discutibile patente di superiorità rispetto a quello ordinario), lo avrebbe giudicato non colpevole. Molto probabilmente senza nemmeno aver letto tale statuizione, il cui contenuto non è stato reso pubblico dalla Diocesi, la quale si è limitata a diffonderne unicamente le conclusioni (“non consta che egli abbia compiuto il delitto”).

    “Non consta”, però, non ha il medesimo significato di “non ha”: indica semplicemente l’impossibilità da parte del giudicante di appurare la veridicità dei fatti, tanto da non aver ritenuto che gli elementi a carico dell’imputato potessero condurre a un totale proscioglimento. Quindi, una specie di assoluzione per insufficienza di prove.

    A questo deve aggiungersi che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso agli effetti civili, condannando il ricorrente (cioè il sacerdote) al pagamento delle spese per il grado di giudizio di legittimità, dandogli la possibilità di promuovere l’azione risarcitoria in sede civile. E ciò è fonte di ulteriori dubbi sul comportamento dell’imputato, peraltro, è bene ribadire, sanzionato da parte dei giudici del merito (gli unici che hanno affrontato la questione sotto il profilo giuridico), con una condanna, confermata in appello.

    E allora, fermo restando che soltanto i due protagonisti della vicenda possono sapere quale sia stata la verità, di cui dovranno principalmente rispondere alla loro coscienza, forse sarebbe stato più confacente che la Chiesa, “se proprio” doveva reintegrare il religioso nelle sue funzioni sacerdotali, lo avesse destinato ad altra parrocchia geograficamente distante, e che i fedeli, “se proprio” volevano il ritorno di quel parroco, si fossero limitati ad una accoglienza meno entusiastica, anche per il rispetto dovuto alla vittima di questo drammatico evento.

    Claudio Melchiorri

    (trascrizione da La Sicilia, spazio “Lo dico alla Sicilia”, del 3 novembre 2019)

  • Presunti abusi sessuali, fissato il processo per don Segalini

    Presunti abusi sessuali, fissato il processo per don Segalini

    E’stato disposto il giudizio immediato – il processo dovrebbe tenersi nei prossimi mesi – per don Stefano Segalini, il sacerdote arrestato lo scorso 31 luglio e accusato di violenza sessuale e procurato stato di incapacità (secondo al procura, avrebbe somministrato alcune sostanze alle sue vittime per poi compiere atti sessuali). Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Emilio Pisante e disposto il giudizio immediato: una richiesta che la procura può fare, entro 6 mesi dall’inizio delle indagini, quando ritiene di essere in possesso di sufficienti elementi a carico dell’indagato. Attualmente, l’ex parroco di San Giuseppe operaio, si trova agli arresti domiciliari in una struttura per sacerdoti sul lago Maggiore, in provincia di Verbania.

    Le indagini svolte dalla polizia avrebbero portato alla luce una decina di episodi, che vedrebbero coinvolti ragazzi maggiorenni. Gli investigatori della Squadra mobile sarebbero venuti in possesso di un file audio registrato su Whatsapp che una ragazzina avrebbe fatto ascoltare al proprio papà. La polizia, inoltre, avrebbe raccolto diverse testimonianze di ragazzi relative a presunti rapporti sessuali che sarebbero avvenuti con il sacerdote. Le voci su questi avvenimenti si rincorrevano da tempo e, due mesi prima dell’arresto, la stessa Curia aveva disposto l’allontanamento del sacerdote e il vescovo Gianni Ambrosio lo aveva destituito da parroco della chiesa di via Martiri della Resistenza.

    http://www.ilpiacenza.it/cronaca/presunti-abusi-sessuali-fissato-il-processo-per-don-segalini.html

  • Casapesenna, i consulenti tentano di smontare le accuse a Don Barone: ‘La ragazza è inattendibile’

    Casapesenna, i consulenti tentano di smontare le accuse a Don Barone: ‘La ragazza è inattendibile’

    La ragazzina di 14 anni vittima degli abusi da parte di Michele Barone, l’ex prete del Tempio di Casapesenna, sarebbe “inattendibile”. Questa la conclusione a cui sono arrivati i consulenti dei genitori della giovane e dell’ex sacerdote, Eduardo Giordano ed Antonino Iaccarino.

    Per i due psichiatri la ragazza sarebbe stata “isterica”, o meglio affetta da “disturbo di conversione” ed “amnesia dissociativa”. Patologie che avrebbero avuto conseguenze sulle sue attività fisiologiche, “guarite” per un effetto emozionale. Insomma la suggestione le avrebbe fatto scomparire i sintomi.

    I due professionisti hanno provato così a smontare le tesi dello psichiatra nominato dalla Procura, Raffaele Sperandeo, che aveva parlato di amnesie provocate dai traumi subiti per gli esorcismi violenti. Per Iaccarino, invece, i traumi sarebbero sopravvenuti in un secondo momento, dopo che la ragazza avrebbe concluso il suo percorso con Barone.

    Il processo riprenderà all’inizio di novembre quando dovranno sottoporsi all’esame i genitori della 14enne ed il dirigente del commissariato di Maddaloni, Luigi Schettino. Nell’udienza successiva, invece, si sarà l’atteso esame di Barone.Secondo l’accusa l’ex sacerdote avrebbe provocato lesioni all’orecchio della ragazza durante pratiche esorcistiche medievali. Barone risponde anche di violenza sessuale nei confronti di altre due fedeli.

    Casapesenna, i consulenti tentano di smontare le accuse a Don Barone: ‘La ragazza è inattendibile’

  • Il prete dopo la condanna “Io come il Cristo in croce”

    Il prete dopo la condanna “Io come il Cristo in croce”

    Guidolin, dopo il nostro articolo, ha inviato tramite il difensore una lettera in redazione.

    CATANIA – È stato condannato in appello a 12 anni di reclusione, Padre Pio Guidolin, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata. Una sentenza arrivata dopo una precisa confessione da parte dell’ex parroco del Villaggio Sant’Agata che “ha ammesso i fatti dicendo di aver fatto molto male alle vittime”. L’avvocato Vittorio Lo Presti attende le motivazioni per preparare il ricorso per Cassazione. Al difensore Guidolin ha affidato una lettera che è stata inviata in redazione, a seguito dell’articolo pubblicato il giorno dopo il verdetto della Corte d’Appello di Catania.

    “Alla luce di ciò che hanno scritto i media in relazione alla vicenda che mi riguarda, dichiaro di essere rimasto molto deluso – scrive Guidolin – per il fatto che una dichiarazione che doveva rimanere nell’ambito processuale sia stata divulgata facendomi finire nel tritacarne mediatico”. Il sacerdote, inoltre, dice “di aver dichiarato il pentimento per evitare altre sofferenze e lacerazioni. Ho capito che questa è la mia Croce e quindi devo portarla con forza”.

    Guidolin parla della sua esperienza da detenuto. “In carcere ho visto troppa sofferenza che porta le persone ad essere prigioniere nel cuore e nello spirito per colpa di tante forme di ingiustizia come è la mia esperienza che sto vivendo. Lo Stato dovrebbe riabilitare e reinserire la persona nella Società. La Giustizia dovrebbe, nella trasparenza e chiarezza dei fatti, dare luce ad una nuova vita e libertà; infine la Chiesa dovrebbe abbracciare e sostenere coloro che soffrono e coloro che restano soli”.

    E aggiunge ancora: “Non ho paura di una lettera che non doveva essere pubblicata ma ho solamente paura di chi fa del male distruggendo non solo la persona ma anche la stessa Chiesa che amo. Finisco con una frase di Nelson Mandela, anche lui provato e pentito e che alla fine diventò Presidente della stessa Nazione e disse così: “Io non ho paura, non ho paura del male che ho ricevuto ma degli amici e fratelli che non mi hanno sostenuto capito e soprattutto amato per quello che sono”.

    Guidolin continua la lettera. “Io che vengo da un paese lontano e offro la mia vita e la mia esperienza amara del carcere per gridare al mondo ed alla storia: mai più queste cattiverie e mai più queste infamità per fare delle persone non degli orchi ma uomini di speranza e di amore che amano la libertà. Auguro a tutti di trovare la forza di combattere fino alla fine dove io padre Pio “quello vivo”, con la lettera che ho scritto non sono andato nella bocca del leone ma mi sono messo in croce come quel Cristo che mi ha fatto nascere, crescere, educare e consacrare. Statemi vicini con la preghiera e con tutta l’umanità che Cristo ci ha insegnato con la sua stessa vita”.

    E conclude: “Spero che tutto questo possa essere da sprone a tante altre persone che qui in carcere trattengono le lacrime per tutte le amarezze della vita dove si perde famiglia, amici e dignità. Ringrazio la direttrice e tutto il personale carcerario, i miei fratelli carcerati per l’affetto e la stima che mi dimostrano, la forza che mi danno facendo di me un testimone della Croce. Grazie a tutti”.

    Il commento di Fernando Massimo Adonia.
    https://catania.livesicilia.it/2019/10/24/il-prete-dopo-la-condanna-io-come-il-cristo-in-croce_510934/

  • Prete confessa abusi su minorenni, processo “lampo” a padre Pio Guidolin

    Prete confessa abusi su minorenni, processo “lampo” a padre Pio Guidolin

    Processo di secondo grado ‘lampo’ a padre Pio Guidolin arrestato il 1 dicembre del 2017 da carabinieri a Catania per violenza sessuale su minorenni. Il sacerdote ha presentato una confessione scritta alla Corte d’appello che ha chiuso il procedimento lo stesso giorno della prima udienza e lo ha condannato a 12 anni di reclusione.

    Il Pg Maria Aschettino aveva chiesto 10 anni. In primo grado gli erano stati comminati 14 anni col rito abbreviato. La notizia è pubblicata dal quotidiano La Sicilia. Secondo l’accusa padre Guidolin avrebbe cosparso i minorenni di olio santo prelevato dai locali della sua chiesa, nel popoloso rione Villaggio Sant’Agata, ammantando i suoi gesti di una valenza spirituale e proponendoli a ragazzini come ‘atti purificatori’ in grado di lenire le loro sofferenze interiori.

    Una delle piccole vittime che aveva opposto resistenza alle azioni del sacerdote, rivelando gli abusi subiti negli anni, era stato isolato dalla comunità di fedeli ed accusato di asserzioni calunniose nei confronti del prete, ed aveva tentato il suicidio. Durante le indagini dei carabinieri, coordinata dal procuratore Carmelo Zuccaro, dall’aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Laura Garufi, inoltre è emerso che il sacerdote, per esercitare pressione psicologica nei confronti dei genitori delle piccole vittime che avevano deciso di denunciare i fatti, abbia anche millantato la possibilità di far intervenire esponenti della criminalità organizzata etnea per indurli a desistere dal loro proposito.

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/prete-guidolin-confessa-abusi-su-minorenni-processo-lampo-a-padre-pio-guidolin.html?fbclid=IwAR29oregEFIB_n3TwfZFtnREgGJcRMn2h51Jm1UDHjYkixryhEF-PFkteRk