Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia: Cei, reinserimento preti molestatori ma no contatto minori

    Pedofilia: Cei, reinserimento preti molestatori ma no contatto minori

    22 Maggio 2012 – 15:05

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – Un prete che ha commesso abusi su minori viene ”come prima misura” ”allontanato dal servizio pastorale diretto” e, se possibile, avviato a un percorso di ”recupero di se stesso, della propria umanita’ e della propria vocazione”: lo ha detto il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, presentando le Linee guida anti-pedofilia dei vescovi, in vigore da oggi. Mons. Crociata ha comunque sottolineato che ”non e’ mai un ritorno a pastorale ordinaria, un prete che avuto questi problemi non torna in nessun modo ad avere alcuna possibilita’ di contatto con i minori”.

    Pedofilia: Cei,vescovo non e’ pubblico ufficiale,non ha obbligo denuncia
    22 Maggio 2012 – 14:51

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – ”Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale, non possiamo chiedergli di prendere l’iniziativa” di denunciare un caso di abusi su minore commesso da uno dei suoi preti di cui fosse venuto a conoscenza perche’ ”contrasta con l’ordinamento”, anche se naturalmente ”non gli viene impedito”. Lo ha detto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, illustrando ai giornalisti le ”Linee Guida” della Cei ”per i casi di abuso sessuale nei confronti di minore da parte di chierici”, in vigore da oggi. Il documento e’ stato presentato ai vescovi italiani nell’ambito dell’Assemblea Generale dell’episcopato in corso in Vaticano.

    Mons. Crociata ha spiegato che il documento ha avuto ”un passaggio informale ma autorevole” dalla Congregazione per la Dottrina della fede, che ”ha preso atto che la Conferenza episcopale italiana ha recepito debitamente” quanto richiesto dal Vaticano nel 2010, quando una Lettera Circolare dell’ex-Sant’Uffizio aveva chiesto a tutte le conferenze episcopali del mondo di dotarsi di ”linee guida” per affrontare in modo adeguato i casi di abuso.

    Al punto 5, dedicato alla ”Cooperazione con l’autorita’ civile”, le linee guida stabiliscono che ”il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale ne’ di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorita’ giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto” in merito a abusi sessuali compiuti da sacerdoti su minori. Tuttavia, il testo sottolinea che e’ ”importante la cooperazione del vescovo con le autorita’ civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria civile”.

    Pedofilia: Cei, dal 2000 denunciati a Vaticano 135 preti, 77 a giudici
    22 Maggio 2012 – 14:43

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 22 mag – Sono stati 135 i casi di preti pedofili denunciati dalle diocesi italiani alla Congregazione per la dottrina della fede – il dicastero vaticano responsabile per gli abusi su minori commessi dai preti – tra il 2000 e il 2011. E’ il dato fornito questa mattina da mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, durante una conferenza stampa nell’ambito dei lavori dell’Assemblea Generale dei vescovi in corso in Vaticano.

    In particolare, di questi 135 casi, mons. Crociata ha riferito che 53 sacerdoti sono stati ”condannati”, senza specificare i provvedimenti presi nei loro confronti dall’autorita’ ecclesiastica, 4 ”assolti”, mentre gli altri casi sono ancora in fase di istruttoria.

    Quanto ai rapporti con la magistratura italiana, 77 dei 135 sacerdoti sono stati denunciati all’autorita’ giudiziaria, con l’esito di 22 condanne in primo grado, 17 in secondo grado, 21 patteggiamenti, 5 assoluzioni mentre 12 casi sono stati archiviati.

    Mons. Crociata ha sottolineato che si tratta di casi commessi anche prima del 2000 ma che sono emersi tra quell’anno e il 2011. I dati sono frutto di una ricongnizione condotta dalla segreteria generale della Cei in vista dell’approvazione delle norme dei vescovi italiani per affrontare e prevenire gli abusi, in vigore da oggi.


    Vescovo imbroglione!

    Denunciare i preti criminali non è contro la legge italiana!

    22/5/2012
    Cei e pedofilia: il documento
    Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata.

    Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. ”Nell’ordinamento italiano – si spiega – il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale ne’ di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” di abuso sessuale da parte del clero.

    Quindi si specifica: ”eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. Ancora si precisa che ”rimane ferma l’inviolabilità dell’archivio segreto del vescovo”, anche in questo caso ”devono ritenersi sottratti a ordine di esibizione o sequestro anche registri e archivi salva la comunicazione volontaria di singole informazioni”. Si afferma inoltre che ”nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana”. Infine si mette in luce che, comunque, ”risulterà importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile”.

    Malgrado l’assenza dell’obbligo di denuncia per i preti pedofili da parte dei vescovi, affermata nelle ”Linee guida” della Cei sui casi di abusi su minori, il segretario generale dei vescovi, mons. Mariano Crociata, presentando il documento ai giornalisti ha rassicurato che, su questo tema, ”la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario”. ”E’ chiaro a tutti noi vescovi – ha spiegato con mons. Crociata – che bisogna collaborare con le autorità civili” ma, ha aggiunto, ”ciò non vuol dire che noi si possa operare in modo difforme da quanto prevede la legislazione”. ”I vescovi – ha detto il presule – hanno sviluppato una cooperazione davvero ordinaria con i magistrati italiani. Auspico che si sviluppi a tutti i livelli nelle nostre collettività, perché casi di abuso sui minori purtroppo sono numerosi in tanti ambienti”. ”Da parte nostra – ha assicurato – è in atto e c’è la massima collaborazione con i giudici”. Quando viene a sapere di un caso di abuso, ha spiegato il segretario della Cei, il vescovo ”può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura”. La Cei ha scelto di non creare, come avvenuto in altri Paesi, la figura di un vescovo responsabile a livello nazionale per il dossier abusi. Per mons. Crociata, ”in Italia non c’è bisogno di un’autorità terza per seguire questi casi, il vescovo è responsabile di tutto nella propria diocesi anche in questo campo”.
    Presentando le linee guida per i casi di abuso da parte del clero, il Segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha spiegato stamattina, durante una conferenza stampa in Vaticano, che in Italia i casi di pedofilia da parte di chierici fino ad ora registrati sono 135 nel periodo che va dal 2000 al 2011. Per quanto riguarda i procedimenti oggetto dell’intervento della congregazione per la dottrina della fede, ”ci sono state – ha detto monsignor Crociata – 53 condanne, 4 assolti e altri casi in istruttoria”. Sono invece ”77 le denunce alla magistratura: di queste due le condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 sono i patteggiamenti, 5 gli assolti e 12 i casi archiviati”.

     

    www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubr…&ID_sezione=396

     

  • Don Mangiacasale Una vittima ha 12 anni

    Don Mangiacasale Una vittima ha 12 anni

    22 maggio 2012

    COMO La Procura ha chiuso l’inchiesta nei confronti di Marco Mangiacasale, l’ex parroco di San Giuliano in carcere con l’accusa di violenza sessuale aggravata. Il cosiddetto avviso di conclusione dell’indagine preliminare è stato recapitato in queste ore alle parti, cioè ai due avvocati che lo difendono, il penalista comasco Renato Papa e l’avvocato milanese Mario Zanchetti, e ai legali che rappresentano le vittime.
    Cinque vittime
    L’avviso identifica, come noto, cinque ragazze: una di appena 12 anni molestata nell’agosto del 2008 a Roseto degli Abruzzi, in occasione della cena conclusiva del Grest della parrocchia, quindi due tredicenni e una quindicenne.
    Il canovaccio è sempre più o meno lo stesso: secondo le accuse, il sacerdote approfittava di momenti di vita comunitaria per avvicinarsi alle sue vittime, per “agganciarle” e per abusare di loro, in un caso anche spingendosi fino ad aprire le porte di casa. Ma al di là degli atti sessuali, che l’avviso di conclusione ricostruisce nei dettagli, ricorre un’aggravante che, in casi analoghi, la Procura ha perseguito con rigore: il fatto cioè che l’indagato abbia in qualche modo abusato delle veste che indossava, facendo leva sul proprio ruolo di parroco e su quello di confessore di alcune delle ragazze. Nessuna di loro fu in grado di opporsi, e non soltanto per la differenza d’età: nell’inverno del 2008, durante una serie di incontri serali organizzati in parrocchia, Mangiacasale si sedette accanto a una delle vittime, che all’epoca aveva soltanto 13 anni, si nascose con una coperta e la costrinse ai primi rapporti, che si protrassero poi fino allo scorso febbraio. La ragazzina non ebbe mai la forza di sottrarsi, così come non la trovò nessuna delle altre, che per mesi, per anni, tennero per se quel segreto.
    In un altro caso, sempre con una parrocchiana che aveva 13 anni, il sacerdote aprì anche le porte di casa, costringendola a subire rapporti lontani da occhi indiscreti dalla primavera del 2008 al luglio 2010.

    Leggi l’approfondimento su La Provincia in edicola martedì 22 maggio

  • Mille sms alla minorenne L’ossessione di don Marco

    Mille sms alla minorenne L’ossessione di don Marco

    21 maggio 2012

    COMO Non fosse che don Marco Mangiacasale di anni ne ha 48, ci sarebbe da pensare al classico adolescente alle prese con frenesie da sms. L’ex parroco di San Giuliano, in carcere dal marzo scorso con l’accusa di violenza sessuale ai danni di non meno di cinque ragazzine, ha letteralmente sommerso di messaggini una delle sue vittime: circa 1400 sms inviati in meno di tre anni.
    Il dato emerge dalla consulenza informatica disposta dalla Procura su telefoni cellulari (3), schede telefoniche (non meno di 4), iPad (2), computer (2) sequestrati al sacerdote dagli uomini della polizia giudiziaria della Procura il giorno dell’arresto.
    Stando a quanto ricostruito dagli 007 informatici per conto della magistratura, in quello che potrebbe essere l’ultimo atto prima della chiusura dell’indagine da parte del pubblico ministero Simona De Salvo, don Mangiacasale praticamente ogni giorno intratteneva un frenetico scambio di messaggini con la ragazzina che, alla fine di febbraio, ha deciso di dire basta confidandosi con l’attuale parroco di San Giuliano prima e con don Roberto Pandolfi e con gli inquirenti poi.
    Sms il cui tenore non desterebbe scalpore, se destinataria e mittente fossero entrambi adolescenti, ma che in questo caso sono invece la conferma alle accuse di violenza mosse al sacerdote.

    Leggi l’approfondimento su La Provincia in edicola lunedì 21 maggio

  • Pedofilia, nella direttiva Cei niente obbligo di denuncia (Marco Ansaldo)

    Pedofilia, nella direttiva Cei niente obbligo di denuncia (Marco Ansaldo)

    19 maggio 2012

    Le linee guida dei vescovi per evitare abusi sessuali. “Collaborate con i giudici”
    “I vescovi non sono obbligati a denunciare i preti pedofili”

    PIENA collaborazione della Chiesa italiana con la giustizia civile sugli abusi sessuali di sacerdoti nei confronti di minori. Ma nessuna denuncia diretta da parte dei vescovi, perché l´obbligo non è previsto dall´ordinamento nazionale. Sono questi alcuni tra i punti fondamentali delle “Linee guida” della Cei sulla pedofilia 1.
    Ecco le linee guida della Cei: i prelati collaborino con i giudici
    La scelta è stata di non scavalcare la legge nazionale che costringe solo i pubblici ufficiali
    Le nuove norme accolgono le richieste del Papa: saranno diffuse la settimana prossima

    La Conferenza episcopale italiana le diramerà la prossima settimana durante la sua Assemblea generale, preceduta da una prolusione del presidente, il cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco. Una decisione che non mancherà di suscitare l´attenzione dell´opinione pubblica, e forse qualche polemica. Perché con l´annuncio delle “Linee guida per il trattamento dei casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, la Chiesa italiana viene in ogni caso incontro alle richieste fatte lo scorso anno da Benedetto XVI, e poi raccomandate nel maggio 2011 dalla Congregazione per la Dottrina della fede. Ma le denunce dovranno partire dalle vittime stesse, e non dalle diocesi.
    Vediamo i punti principali delle disposizioni in materia. Nella sostanza, il documento della Chiesa italiana è in buona parte l´applicazione della Lettera circolare della Congregazione, l´ex Sant´Uffizio, per tanti anni guidato da Joseph Ratzinger prima di diventare Papa. Quando nel 2010 scoppiò il caso della pedofilia nella Chiesa, il Pontefice chiese alle Conferenze episcopali di tutto il mondo di redigere un regolamento che affrontasse con spirito nuovo e “tolleranza zero” il fenomeno. Le nuove norme sono state quindi elaborate e approvate nel gennaio scorso, ma si è deciso di presentarle e pubblicarle nella settimana in cui si svolge l´Assemblea generale della Cei.
    Uno dei primi punti è quello dell´ascolto delle vittime o dei loro familiari da parte del vescovo o di un suo delegato. Determinante sotto questo profilo l´assistenza psicologica e spirituale dei minori. E vale per tutti l´esempio dato dallo stesso Benedetto in più viaggi all´estero: a Malta, in Germania, in Gran Bretagna il Papa ha voluto ricevere e parlare con le vittime. Dura in proposito la sua Lettera pastorale ai cattolici d´Irlanda, con ferme accuse ai prelati e parole di vicinanza agli abusati.
    Un secondo pilastro riguarda la protezione dei bambini e dei giovani da parte del vescovo. Viene sentita come doverosa l´esigenza di fornire una risposta adeguata ai casi di abuso sessuale commesso dai chierici. E sono previsti programmi educativi di prevenzione, sia per aiutare i giovani sia per sostenere i genitori.
    Terzo punto forte, la formazione dei religiosi. Un aspetto che concerne il «corretto discernimento vocazionale» e una «sana formazione umana e spirituale dei candidati». I futuri sacerdoti dovranno infatti apprezzare «la castità e il celibato», rispettando così «la disciplina della Chiesa».
    Il vescovo dovrà quindi, e questo è un ulteriore cardine, accompagnare i suoi religiosi, soprattutto nei primi anni del loro sacerdozio, avvertendoli circa il «danno recato da un chierico alla vittima di abuso sessuale» e della «propria responsabilità di fronte alla normativa canonica e civile».
    Il punto in ultimo decisivo è quello della cooperazione con la giustizia civile. La Lettera circolare del Sant´Uffizio lo scorso anno raccomandava così: «Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi Paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell´ambito delle rispettive competenze». E poiché si prescriveva che le Linee guida tenessero conto delle legislazioni dei singoli Paesi, la scelta infine è stata quella di non scavalcare la normativa nazionale che, per l´Italia, prevede l´obbligo di denuncia all´autorità giudiziaria solo per i pubblici ufficiali e non lo prevede dunque per i casi di abuso di cui venissero a conoscenza i vescovi. L´eventuale denuncia starà alle vittime, che troveranno in questo piena collaborazione da parte dei ministri religiosi. (larepubblica)

  • Lettera aperta al Vescovo di Cremona

    Lettera aperta al Vescovo di Cremona

    Egregio monsignore,
    le scrivo dopo essermi confrontato con le altre vittime savonesi, alla luce del provvedimento emesso dal tribunale, ma anche delle sue dichiarazioni a mezzo stampa, che sinceramente abbiamo poco gradito e nelle quali non appare alcun rammarico per ciò che ha permesso accadesse. Noto che non ha sprecato molte parole nemmeno nei confronti di noi vittime, si definisce “dispiaciuto”, ne parla quasi come se lei fosse estraneo ai fatti, come se tutto quello che è accaduto a Savona quando lei era vescovo, fosse tutto cosi normale.

    Sembra quasi voglia ignorare anche ciò che il giudice mette nero su bianco nelle 6 pagine di provvedimento. Sull’esito delle indagini scrive “alla luce di tutti gli elementi non vi è dubbio che il LAFRANCONI fosse a conoscenza delle gravi condotte addebitate al GIRAUDO” continua dicendo “si guardò bene dall’assumere qualsivoglia iniziativa volta ad evitare che questi continuasse nelle sue esecrabili condotte, addirittura consentendogli di gestire una comunità per minori con difficoltà famigliari (e, per ciò stesso, particolarmente fragili e privi di protezione)”.

    Nella nota conclusiva il giudice chiude dicendo “Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del LAFRANCONI risulta –è triste dirlo- come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora Vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli.Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.

    Doveroso ricordare che erano due le comunità lager che lei lascio aprire a due persone le cui devianze erano ben note dai vertici del clero, di Giraudo la chiesa savonese ne era già al corrente dal 1980, 10 anni prima che lei venisse a Savona. Leggere ora “premesso che nessun processo e stato aperto ne celebrato” affermando ancora che “non e nostro intendimento discutere fatti e circostanze mai affrontati in un tribunale” suona molto ipocrita monsignore. Sembra non rendersi conto che anche a Cremona sono affidati sotto la sua tutela i minori, di tutte le parrocchie della Diocesi, minori di cui è responsabile, non solo moralmente e spiritualmente. Il fatto che esponga in modo così disonesto quello di cui si è reso complice  non fa presagire che il suo modo di fare sia cambiato, affronta la situazione quasi come se fosse la vicenda savonese ad infastidirla, vittime comprese, ponendosi da un pulpito di superiorità e dimostrando la più totale assenza di senso di responsabilità, che invece sarebbe normale avere.

    Dal 2008 ho personalmente e più volte cercato di contattarla, ma non ha mai risposto, persino il suo “dispiacere” sembra apparire per pura forma nel comunicato della Diocesi. A Savona non solo le vittime la accusano di aver saputo e di avere volontariamente taciuto e coperto le perversioni dei due sacerdoti, oltre allo stesso GIRAUDO, altri tre sacerdoti savonesi, Rebagliati, Bof e Lupino, anche la magistratura è di questa opinione. Se devo essere onesto, trovo gravi ed irriverenti anche le sue dichiarazioni nei confronti della magistratura savonese, sostiene di non aver potuto difendersi, di non aver potuto partecipare al contraddittorio, sembra quasi accusare la procura di una disparità di trattamento a suo danno.

    Non si pianga addosso monsignore, lei ha rinunciato volontariamente ad un suo diritto, non si è neppure presentato in aula, nessuno le ha impedito di difendersi. Sono certo che il suo avvocato l’avrà informata del fatto che lei in qualità di imputato avrebbe potuto chiedere, direttamente o tramite lui, al giudice di procedere in giudizio. E’ una prassi comunemente adottata quando l’imputato e innocente e vuole giungere ad una piena assoluzione. Le resta ancora la possibilità di rivolgersi ad un tribunale ecclesiastico, sottoponendo il suo caso, un gesto dovuto a nostro avviso, in quanto lei riveste oltre alla carica e alle responsabilità di Vescovo anche una funzione nella CEI.

    Riteniamo a fronte delle sue dichiarazioni ci siano dovute delle scuse ufficiali e una ormai palese ammissione di responsabilità in quello che ha permesso accadesse a Savona.  Un gesto doveroso anche nei confronti di chi affida alla chiesa i propri figli e la loro educazione morale, oltre che alla prima e più importante cosa, la loro incolumità.

    Cordialmente

    Francesco Zanardi
    Rete L’ABUSO

  • Verità & Giustizia

    Verità & Giustizia

     

    Dio qui non c’entra nulla.
    I suoi Ministri si sono comportati in modo indegno, omettendo quelle che sono le responsabilità del loro ministero e della società civile in cui viviamo. 
    Nascondendosi poi dietro al Suo nome.

    “A Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio”
      
    LA LEGGE; articolo 40 c.p. comma secondo “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”.
       
    MORALMENTE; nel momento in cui un prete pedofilo viene coperto dalla chiesa, ogni membro di essa si rende colpevole dello stesso crimine.
    La verità: lo scorso 8 maggio il GIP di Savona Fiorenza Giorgi deposita un provvedimento di 6 pagine a conclusione delle indagini sugli abusi sessuali che coinvolgono la Diocesi di Savona-Noli.  Il giudice conclude così;
    -La disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come l’ estrema gravità delle condotta criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata.
    -Da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del LAFRANCONI risulta -è triste dirlo- come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della Diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima, e come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora Vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli;
    -Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del GIRAUDO e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.
    Il Giudice
    Fiorenza Giorgi
    Savona 8 maggio 2012
    Viene restituito alle vittime l’intero fascicolo.
    Centinaia di pagine tra interrogatori, denunce, deposizioni delle vittime, documenti della stessa Diocesi acquisiti dagli inquirenti durante le indagini dai quali si evince che la Diocesi di Savona-Noli sapeva dal 1980 e ha taciuto per 32 anni. La chiesa savonese si è macchiata del crimine più “orrendum” che possa esistere: la violenza sui bambini, piccoli uomini indifesi che dall’adulto dovrebbero essere invece tutelati.

    Da quei fascicoli emerge anche il quadro inquietante di quante persone sapevano ma hanno scelto l’omertà, tutte persone che ancora oggi si offrono come volontari nelle stesse attività in ambienti cattolici dove per 32 anni omisero la tutela ai minori a loro affidati.

    Non parlo solo dei vescovi, dei vicari, degli stessi sacerdoti che erano le guide spirituali dei pedofili, molti sacerdoti delle parrocchie savonesi ma anche degli educatori, responsabili di gruppi scout, assistenti sociali, funzionari pubblici attualmente in carica, degli stessi genitori che nelle notti dei campeggi estivi, organizzavano ronde per proteggere dall’orco i propri figli.
    Spesso si suole dire in questi casi che anche il prete è un uomo e può sbagliare ma qui non è coinvolto un solo uomo: qui l’uomo ha a suo seguito un’intera comunità che ha preferito tacere ed essere compiacente.
    È stata solo una gravissima mancanza collettiva di responsabilità, di coscienza morale, di civiltà o è stata la paura di essere emarginati, o etichettati con la parola INFAME ?
    Sono forse state le ritorsioni fatte su vittime e testimoni a non far prendere anche questa volta una posizione civile ?
    La giustizia non è solo quella dei tribunali ma è in primo luogo  la coscienza, la morale che ognuno dovrebbe possedere, il comune buon senso, quel senso di responsabilità che dovrebbe portare a riflettere sui propri sbagli e per lo meno tentare di porvi rimedio, in questo caso denunciando quanto si conosce, quella coscienza che un domani ci porterà ad agire in un modo degno di una società civile.
    Per il momento, malgrado le gravi ed accertate responsabilità non si è vista nessuna risposta civile da parte della chiesa savonese o della sua comunità, neppure di fronte alle molteplici richieste di soccorso da parte delle vittime:  è noto che alcune di loro soffrono di gravi patologie psichiche e croniche riconducibili agli abusi.
    Al momento da parte dei vescovi, malgrado la documentazione in loro possesso dagli anni 80, si è avuta solo una serie di omissioni che sono servite a far raggiungere i termini di prescrizione, negando così alle vittime anche la possibilità di poter accedere a qualunque terapia. A quelle che lavoravano direttamente o indirettamente per la Diocesi è stato tolto anche il lavoro, altre vittime sono state sfrattate dalla Diocesi, emarginate. Un’ulteriore violenza dopo la violenza, come se fossero loro i colpevoli di questo abominio.
    “Mary Gail Frawley-O’Dea, unica ricercatrice ammessa al vertice dei vescovi cattolici statunitensi nell’incontro di Dallas del 2002 dedicato al problema degli abusi sessuali, mostra gli effetti estremamente deleteri sul corpo e sulla psiche delle vittime degli abusi sessuali: un bambino che subisce violenze sessuali dovrà affrontare conseguenze che possono essere devastanti e di lunga durata.
    Quando un giovane subisce un abuso, lo shock psicologico è così grande che il sé normale non è in grado di assorbire o comprendere ciò che gli sta accadendo. Anche a causa di possibili danni al funzionamento cerebrale, le vittime di abuso sessuale spesso esibiscono comportamenti autodistruttivi.”
    Distrazione e inciviltà sono state dimostrate anche dalle istituzioni savonesi, dal comune e dal primo cittadino, più volte interpellati in proposito dalle vittime di abuso e alle quali non è mai stata data nessuna risposta. Molti bambini sono stati mandati, anche dai servizi sociali del comune di Savona, in quelle comunità lager gestite dalla Diocesi.
    Omissioni, ritorsioni, intimidazioni, omertà, inadempienza di fronte alle più elementari responsabilità sono le caratteristiche che distinguono e rafforzano le peggiori organizzazioni criminali.
    Con il comportamento mostrato da chiesa, comunità e istituzioni qual’è la differenza con un’organizzazione di quello stampo?
    La comunità cattolica savonese e i suoi adepti si assumeranno mai responsabilità nei confronti delle vittime dato che non dovrebbe essere nulla di straordinario, solo comune buon senso.
    Si assumerà seriamente quelle responsabilità di fronte alle quali chi si propone come educatore non può ritenersi estraneo o “superpartes” ?
    In mancanza di questo senso civico è verosimile pensare che questa comunità dovrà pregare ancora più forte per non sentire le grida delle vittime.
    Se così fosse sarebbe forse il caso di cominciare a domandarsi quanto la chiesa cattolica è utile o pericolosa per una società civile, per il suo sviluppo, per l’incolumità fisica, psichica, educativa dei bambini e di tutti coloro che la frequentano.
    Di fronte a questa irresponsabilità hai ancora il coraggio di mandare i tuoi figli 
    in parrocchia, al campo solare o in campeggio 
    sapendo che sono sotto la loro tutela ?
    Francesco Zanardi
    Portavoce di Rete L’ABUSO.
  • Vescovo Dante Lafranconi. Piena responsabilità nel favoreggiamento di crimini sessuali su minori.

    Vescovo Dante Lafranconi. Piena responsabilità nel favoreggiamento di crimini sessuali su minori.

    Una sentenza storica quella nei confronti Dante Lafranconi, per la prima volta in Italia la magistratura savonese argomenta con ben 6 pagine di ordinanza i crimini dei preti pedofili savonesi e dei vescovi che li hanno coperti come Dante Lafranconi che non solo ha permesso, ma anche alimentato, le perversioni sessuali di almeno due sacerdoti pedofili, non curandosi minimamente della salute dei minori affidati alle cure del clero, curandosi solamente che questi preti criminali potessero continuare a fare i preti.

    L’unico obbiettivo, quello di non infangare quella che è la chiesa, una multinazionale in nome di Dio.  Anche in Italia arriva grazie a questa ordinanza storica, la prima nel nostro paese , forse la soluzione per evitare che la chiesa cattolica continui a proteggere, nascondere e difendere dei deviati mentali.
    È triste dirlo, ma la chiesa a partire dal Papa, dal presidente della CEI e via dicendo,  ha dimostrato il più totale disinteresse anche nel limitare i casi di pedofilia, malgrado questa sentenza, il vescovo di Savona continua a lasciare altri preti pedofili a contatto con i minori, il motivo? Sono reati prescritti e quindi la magistratura non può procedere.

    Ma la pedofilia è una grave devianza della personalità, non si prescrive e non si cura, anzi peggiora con l’avanzare dell’età, quindi con più attenzione ma questi pervertiti in abito talare continueranno nella loro opera.

    Mettere mano al portafogli della chiesa pare l’unico strumento che possa far sì che questa intervenga.  I corsi antipedofilia della Diocesi di Savona confermano in pieno questo disegno, in realtà la chiesa con quei corsi tutela solo se stessa, non attua alcun provvedimento preventivo o di soccorso nei confronti delle decine di vittime che ha seminato in questi ultimi 32 anni, nessuna assunzione di responsabilità, malgrado ciò che è emerso.

    Vi lascio alla lettura del decreto di archiviazione del giudice, è palesemente chiara la grave responsabilità del Lafranconi, ma non procedibile causa prescrizione, a mio avviso sono doverose le dimissioni del presule. Da notare anche, che la prescrizione non avrebbe avuto effetto se Lafranconi avesse voluto uscire con chiarezza da questo vergognoso scandalo, avrebbe potuto chiedere al GIP di proseguire fino alla sentenza, ma i troppi scheletri nell’armadio non glielo hanno permesso.

    L’attuale Vescovo di Savona Vittorio Lupi ha sempre sostenuto l’estraneità ai fatti della Diocesi di cui è a capo, malgrado la documentazione ritrovata dagli investigatori nella sua cassaforte. La magistratura, invece conferma tutte le responsabilità. Come portavoce delle vittime savonesi chiedo che la Diocesi di Savona intervenga al più presto e a proprie spese nel soccorrere le vittime, molte già ben note alla curia. Credo che questa assunzione di responsabilità sia il minimo che la chiesa si debba assumere anche in virtù delle responsabilità educative che ha nei confronti dei milioni di minori che frequentano il clero e le sue attività, anziché infangare le vittime, i testimoni e spesso anche la magistratura.

     

  • VESCOVO CREMONA COPRI’ ABUSI SAVONA, PRESCRIZIONE

    VESCOVO CREMONA COPRI’ ABUSI SAVONA, PRESCRIZIONE

    (ANSA) – CREMONA, 8 MAG – Non e’ una sentenza di condanna, ma nelle sei pagine dell’ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Savona, Fiorenza Giorgi, ha disposto l’archiviazione del procedimento per concorso in atti sessuali su minori, perche’ il reato e’ prescritto, emerge che il vescovo Dante Lafranconi, dal 2001 a Cremona, nei dieci anni in cui ha retto la diocesi di Savona, avrebbe ‘coperto’,pur essendone a conoscenza, le tendenze pedofile di almeno due sacerdoti della sua stessa diocesi.

    Quindi non avrebbe impedito atti che avrebbe avuto il dovere di impedire, come e’ scritto nel capo di imputazione formulato dal procuratore della Repubblica, Francantonio Granero, e dal sostituto Giovanni Battista Ferro, che al gip avevano chiesto l’archiviazione,essendo appunto i reati prescritti per il decorso del tempo.

    ”Non avendo ancora avuto ufficialmente notizia dell’ordinanza e quindi non conoscendone l’effettivo contenuto, per il momento mi riservo qualsiasi considerazione”, ha detto oggi l’avvocato Michele Tolomini, difensore del vescovo Lafranconi.

    L’opposizione alla richiesta di archiviazione era stata avanzata dall’associazione della ‘Rete L’abuso’, che tutela le vittime di sacerdoti pedofili ed e’ rappresentata da Francesco Zanardi, a sua volta vittima di abusi da parte dell’ex prete Nello Giraudo.

    Carla Crosetti, avvocato di Zanardi, aveva chiesto la riapertura delle indagini, evidenziando che la prescrizione non era ancora intervenuta all’epoca della richiesta di archiviazione e sostenendo la tesi dell’aggravante per fatti commessi su minore sotto i quattordici anni d’eta’.

    Secondo la procura di Savona, il vescovo Lafranconi avrebbe dunque omesso di segnalare ai suoi diretti superiori le morbose attenzioni nei confronti di ragazzini di almeno due preti,condannati per pedofilia (don Barbacini) e abusi sessuali (don Giraudo).

    Gli episodi risalgono alla fine degli anni Novanta.Monsignor Domenico Calcagno, successore del vescovo Lafranconi,agi’ invece diversamente e rimosse i due sacerdoti dagli incarichi (comunita’ per minori disagiati) di cui erano diretti responsabili.

    (ANSA).

  • OLANDA, NEGLI ANNI ’50 «UN VESCOVO ORDINÒ: CASTRATE QUEI RAGAZZI ABUSATI»

    OLANDA, NEGLI ANNI ’50 «UN VESCOVO ORDINÒ: CASTRATE QUEI RAGAZZI ABUSATI»

    Tratto da: Adista Notizie n° 17 del 05/05/2012

    36662. AMSTERDAM-ADISTA. Secondo lo storico e medico Mart van Lieburg, negli anni ’50, un vescovo olandese ordinò la castrazione di minori per “curarli” dal loro «comportamento omosessuale», ma anche per castigarli se avevano denunciato abusi subìti da parte di ecclesiastici. Secondo un altro storico, Marnix Koolhaas, furono addirittura sette i pastori che intimarono analoga prescrizione. Queste le scioccanti dichiarazioni rese al Parlamento olandese, nei giorni appena trascorsi, dai due studiosi, che, per quanto si sa, finora non hanno fatto i nomi degli ecclesiastici e dei medici coinvolti. All’origine del dibattito e delle audizioni, un servizio del quotidiano Nrc Handelsblad del 20 marzo scorso sul drammatico vissuto di Henk Heithuis che, nel 1956, ancora minore di età, fu punito con la castrazione, praticatagli in un ospedale psichiatrico cattolico, perché aveva denunciato alla polizia di aver subito abusi sessuali per opera di un religioso.

    Nel 2010, il caso fu portato a conoscenza della Commissione Deetman (dal nome dell’ex ministro dell’Educazione che la presiedeva, Wim Deetman), incaricata dalla Chiesa di esaminare gli abusi del personale ecclesiastico, ma il rapporto – presentato nel dicembre scorso riferiva di un numero di vittime «fra le 10.000 e le 20.000» dal 1945 al 1981; ora sta investigando sugli abusi su minori di sesso femminile – non conteneva nessun accenno ai casi di castrazione. «Piste di indagine troppo scarse», è oggi la giustificazione avanzata della Commissione.

    Giustificazione poco credibile, secondo Joep Dohmen, autore dell’articolo sul quotidiano olandese, che afferma di aver raccolto in pochi mesi prove certe sul caso Heithuis e forti indizi sul fatto che altri dieci ragazzi avrebbero subìto il trattamento chirurgico riservato ad Heithuis, e gli abusi nello stesso collegio cattolico di Harreveld (nella provincia di Gelderland) e da parte dello stesso religioso, tale “Gregorius”. Dohmen formula piuttosto un’altra ipotesi, a partire dal fatto che il rapporto Deetman tace il nome di Vicotr Marijnen, primo ministro olandese dal 1963 al ’65. Eppure costui presiedeva il famigerato collegio proprio nel 1956 e, a quanto riferisce il Telegraph del 20 marzo, scrisse alla regina per ottenere l’indulto per “Gregorius” e per altri sacerdoti accusati di abuso di bambini. La Commissione Deetman era a conoscenza della lettera inviata da Marijnen alla regina. Il punto è che Marijnen (morto nel 1975) era membro del Partito Popolare Cattolico (Kvp), divenuto Partito Democristiano Olandese – Cda – quando nel 1977 si fuse con i partiti protestanti, e che Wim Deetman è membro proprio del Cda. Ora che la Commissione istituita dalla Chiesa ha dimostrato tutto il suo limite, tutto il suo conflitto di interesse, il Parlamento ha deciso di assumere “in proprio”  l’indagine dei casi di castrazione denunciati. (eletta cucuzza)

    http://www.adista.it/articolo/51569

  • Irlanda. Premier chiede dimissioni del Primate cattolico d’Irlanda, Il cardinale Séan Brady accusato di aver coperto preti pedofili in documentario della BBC

    Irlanda. Premier chiede dimissioni del Primate cattolico d’Irlanda, Il cardinale Séan Brady accusato di aver coperto preti pedofili in documentario della BBC

    Il vicepremier irlandese Eamon Gilmore ha chiesto le dimissioni del primate Séan Brady dopo un documentario della BBC che lo accusa di omertà su diversi casi di pedofilia
    3 maggio 2012

    Oggi il vicepremier irlandese (e ministro degli Esteri) Eamon Gilmore ha chiesto le dimissioni del primate della Chiesa cattolica d’Irlanda, il cardinale Séan Brady, dopo il documentario “La vergogna della Chiesa Cattolica”, andato in onda martedì sera sulla BBC. Il documentario ha parlato di omertà e coperture su alcuni degli abusi sessuali commessi da religiosi della Chiesa d’Irlanda negli ultimi 50 anni. Il documentario si è concentrato soprattutto sulla figura di Brady, che, secondo l’accusa, avrebbe coperto gli abusi di Brendan Smyth, un prete cattolico irlandese colpevole di numerose violenze sessuali.

    Le vicende al centro delle accuse risalgono al 1975. Quell’anno, Brady era un semplice prete e un insegnante nella contea di Cavan, in Irlanda, che venne inviato dal suo vescovo a far parte di un team d’indagine interna alla Chiesa irlandese sul caso di un religioso sospettato di diversi abusi, cioè Smyth. Secondo il documentario, nonostante evidenti prove di colpevolezza emerse durante l’inchiesta interna, la Chiesa cattolica non fece nulla per fermare Smyth che continuò ad abusare di altri bambini per almeno altri 13 anni. Secondo le inchieste della magistratura, Smyth, nato nel 1927, ha abusato di circa 100 bambini in 40 anni tra Irlanda del Nord, Irlanda e Stati Uniti, prima di essere arrestato a Belfast nel 1991. Alla fine, nel 1997, venne condannato a 12 anni di carcere, ma scontò solo un mese di pena, prima di morire.

    L’accusa che viene fatta nel documentario è che nel 1975 Brady, essendo nel team di inchiesta della Chiesa, sapeva degli abusi di Smyth, confermati da almeno un paio di testimonianze di bambini violentati che avrebbero poi continuato a subire abusi. Brady sapeva perfino i nomi e gli indirizzi delle vittime, ma non avrebbe detto né fatto nulla negli anni per fermare Smyth. Ieri Brady si è difeso dicendo che il suo ruolo nell’inchiesta era quello di semplice “notaio”, cioè di scrivere testimonianze e altri documenti, ma non aveva alcun ruolo decisionale. Ha detto anzi di sentirsi “tradito” dalle autorità ecclesiastiche superiori che non avrebbero fatto nulla per fermare Smyth. Gilmore, invece, dice che Brady sarebbe stato complice della copertura fornita a Smyth, in quanto avrebbe dovuto parlare, per lo meno negli anni successivi.

    Da alcuni mesi, i rapporti tra Irlanda e Chiesa cattolica sono ai minimi storici, dopo le ultime inchieste sui casi di abusi sessuali che hanno notevolmente danneggiato l’immagine della Chiesa. Secondo un religioso molto famoso in Irlanda, Brian D’Arcy, Brady avrebbe offerto le sue dimissioni da primate della Chiesa d’Irlanda già due anni fa, ma il Vaticano le avrebbe respinte. Lo scorso novembre, per protesta, l’Irlanda ha chiuso la sua ambasciata in Vaticano. La decisione era stata presa dopo la pubblicazione del cosiddetto “Clyone Report”, in cui era emerso che il Vaticano aveva cercato di coprire gli abusi avvenuti nella diocesi di Cloyne, in Irlanda, dal 1996 al 2009.

    http://www.ilpost.it/2012/05/03/le-accuse-al-capo-della-chiesa-dirlanda/