Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • “Quel prete era un predatore di bambini”

    “Quel prete era un predatore di bambini”

    02/05/2012 – Processo in Irlanda per il sacerdote che masturbava i bambini

    Il giudice che ha letto la sentenza di custodia da 18 mesi moltiplicati per sette reati ha definito il sacerdote imputato davanti alla corte di Dundalk, estremo nord della Repubblica d’Irlanda un uomo “in una posizione di fiducia e di autorità mentre le sue vittime erano vulnerabili ed isolati”. L’uomo avrebbe perpetrato “abusi sistematici e seriali” contro i ragazzi a lui affidati e il suo comportamento sembrava essere quello di “un predatore che era in una condizione di dominio” sui poveri bambini.

    CONDANNATO – L’identità dell’imputato non è nota, spiega l’Irish Examiner, per ragioni legali. Si sa che è stato ridotto allo stato laicale, che ha 61 anni e che, prima di diventare un mostro pedofilo, a sua volta aveva subito violenze sessuali. Il che rende il caso ancora più complicato e controverso. L’uomo ha ammesso sei reati nei confronti di un bambino, e ha confermato un’altra accusa nei confronti di un altro bambino. “Il prete ha masturbato uno dei piccoli, dicendogli che questo avrebbe evitato un suo ricovero in ospedale per essere circonciso, e avrebbe prevenuto ulteriori problemi nella sua vita sessuale futura. Ha analogamente masturbato un altro bambino di 13 anni nei giardini nella scuola”, il tutto fra il 1982 e il 1984.
    TERAPIA – L’uomo lavorava in una scuola cattolica e in quegli ambienti, e nei momenti in cui “si doveva occupare del benessere dei bambini” agendo “in luogo dei parenti”, li rendeva soggetti ad attenzioni improprie. “E’ pieno di rimorso e dispiaciuto per il suo comportamento. Si è sottoposto a terapia ed ora è davvero a basso rischio di recidiva”, ha detto il suo avvocato difensore. Anche i due bambini hanno dovuto subire terapia psicologica “per superare gli effetti del trauma”, conclude l’Examiner.

    http://www.giornalettismo.com/?p=277336

  • Vescovo di Bolzano: “Segnalati 50 casi di pedofilia, ma noi non denunciamo”, E non fa i nomi dei preti

    Vescovo di Bolzano: “Segnalati 50 casi di pedofilia, ma noi non denunciamo”, E non fa i nomi dei preti

    Monsignor Ivo Muser: “Affrontiamo la pedofilia”
    Progetto pilota della curia altoatesina per vicinanza alle vittime

    Il vescovo Ivo Muser, classe 1962, l’ordinario più giovane d’Italia, si smarca e prende le distanze da quei confratelli che lamentano un assedio dei mass media sul fronte degli abusi. “L’integrità e la dignità del bambino sono inviolabili”. Così via a uno sportello indipendente dove è possibile ricevere ascolto e aiuto

    Bolzano, 1 maggio 2012 – “L’ORRORE della violenza sessuale sui minori non va ridimensionato, ma affrontato in modo offensivo e preventivo”. Alla vigilia dell’assemblea della Conferenza episcopale italiana, che a maggio approverà le linee guida contro la pedofilia, da Bolzano arriva un messaggio forte e chiaro. Il vescovo Ivo Muser, classe 1962 – attualmente è l’ordinario più giovane d’Italia –, si smarca e prende le distanze da quei confratelli, da ultimo il pastore di Imola, monsignor Tommaso Ghirelli, che lamentano un assedio dei mass media sul fronte degli abusi. Sul punto Muser è cristallino: “L’integrità e la dignità del bambino sono inviolabili e perciò da proteggere, salvaguardare e ristabilire, se danneggiate”. Passando dalla teoria alla pratica, la diocesi di Bolzano-Bressanone presenta un progetto pilota in Italia per dimostrare in concreto la vicinanza alle vittime. Si tratta di uno sportello indipendente dove è possibile ricevere ascolto e aiuto.

    Quattromila casi di abusi su minori, commessi da chierici e segnalati alla Santa sede, tra il 2000 e il 2010. Monsignor Muser, è una cifra impressionante?

    “Ogni persona, che ha subito una violenza, è troppo. È uno scandalo, una piaga, una ferita aperta nella Chiesa. Sono reati commessi da sacerdoti, religiosi e da operatori pastorali ai danni di bambini e ragazzi all’interno delle istituzioni ecclesiali. Dietro queste cifre ci sono uomini, donne, persone, famiglie, comunità ed altri colpiti direttamente o indirettamente”.

    Eppure non mancano vescovi, anche italiani, che continuano a parlare di un attacco mediatico ai danni della comunità ecclesiale.

    “I mass media, nonostante perseguano i loro interessi, hanno contribuito a fare in modo che la Chiesa si schierasse apertamente dalla parte delle vittime e hanno contribuito a contrastare apertamente e con coraggio la problematica della pedofilia, una realtà dolente e sensibile”.

    Ma perché, in certi ambienti ecclesiali, per decenni si è preferito difendere l’istituzione più che le vittime?

    “La Chiesa è un’istituzione basata su valori rivelati e perciò garante di questi principi. Il rischio è quello di voler salvare l’immagine della Chiesa e purtroppo è avvenuto proprio questo. Come conseguenza, è mancata l’indicazione evangelica di prendersi cura delle vittime che, invece, avrebbero dovuto avere la priorità assoluta”.

    Come diocesi avete individuato la figura di un laico a cui è possibile denunciare casi di abusi. Perché non un prete?

    “Da circa dieci anni il vicario generale agisce come responsabile diocesano per presunte molestie. Da due anni in aggiunta abbiamo uno sportello affidato ad una persona laica, conosciuta e apprezzata come difensore civico, ora in pensione. Ci sono diverse ragioni che ci hanno portati a questa scelta: un laico non è di parte e garantisce l’anonimato; inoltre, se, per esempio, una persona ha subito un abuso da parte di un sacerdote, fa sicuramente fatica a confrontarsi con un altro prete”.

    Finora quanti casi sono stati segnalati al vostro sportello?

    “Cinquanta, dei quali venticinque inerenti la nostra diocesi, gli altri riguardano istituti religiosi o provengono da altre diocesi. I casi segnalati riportano trasgressioni o abusi avvenuti anche più di venti anni fa”.

    Che fine hanno fatto i preti/religiosi accusati?

    “La maggior parte è morta. Con alcuni c’è stato un incontro, in cui le parti si sono confrontate. Un sacerdote ultrasettantenne è stato sospeso dal servizio sacerdotale”.

    Gli episodi verificati dal ‘commissario’ vengono denunciati all’autorità giudiziaria?

    “Nel nostro caso non ci sono state denunce, perché quasi tutti i casi erano prescritti. Comunque, la denuncia deve essere fatta dalla vittima, l’incaricato dello sportello può solo informare sull’eventuale procedere, oppure indicare un esperto che possa spiegare e consigliare la prassi da seguire”.

    É giusto che la magistratura indaghi e, se del caso punisca, non solo i preti sospettati di abusi, ma anche i vescovi accusati di aver coperto i sacerdoti sui quali pendevano voci insistenti di violenze?

    “Se un vescovo copre un sacerdote sospettato, si rende complice e contemporaneamente impedisce alla verità di emergere. Questo è moralmente inaccettabile. Fa parte dei compiti del vescovo vigilare, come supervisore, sull’incolumità dei bambini, dei ragazzi e di tutti, secondo il messaggio del Vangelo e dei diritti umani”.

    di Giovanni Panettiere

    http://qn.quotidiano.net/cronaca/2012/05/01/705743-monsignor_muser_affrontiamo_pedofilia.shtml

  • Don Marco scrive alle ragazzine:”Scusatemi”

    Don Marco scrive alle ragazzine:”Scusatemi”

    Giovedì 26 Aprile 2012

    Lettere per le vittime. Alle ragazzine, tutte minorenni, che lo hanno accusato di averle molestate sessualmente. Per chiedere scusa e per spiegare il suo strazio interiore per quello che era accaduto e per quello che stava accadendo. Era la sera del 7 marzo scorso, poche ore dopo che la polizia penitenziaria lo aveva accompagnato in carcere, al Bassone di Como. E don Marco Mangiacasale (nella foto a lato), solo in cella, ha subito preso carta e penna per scrivere le sue riflessioni e le sue scuse alle vittime. Come se già sapesse che alla prima giovane che lo ha denunciato ne seguissero altre, cosa che poi è avvenuta. Le lettere del religioso, ex parroco di San Giuliano ed economo della Diocesi, sono state poi consegnate al suo legale, Renato Papa. Che ora le ha in ufficio in attesa di consegnarle direttamente alle giovani.

    Ma a don Marco, intanto, continuano ad arrivare lettere in carcere. Un centinaio, almeno, quelle giunte finora al religioso da parte di amici, fedeli e conoscenti. Tutti ad esprimere solidarietà umana e vicinanza. Ed a chiedere anche una domanda che tanti si pongono: perchè ? Qualcuno ha anche chiesto – ma non è stato possibile dare risposta positiva in questo momento dell’inchiesta – la possibilità di incontrare don Marco dietro le sbarre.

    www.ciaocomo.it/notizie-como/cronac…scusatemiq.html

     

  • Abusi sessuali, don Lucio Gatti: «Devo purificarmi». Verso una lunga sospensione dal sacerdozio

    Abusi sessuali, don Lucio Gatti: «Devo purificarmi». Verso una lunga sospensione dal sacerdozio

    C’è tanto dolore a Cenerente concentrato in poche centinaia di metri. Una comunità colpita nel suo cuore con due atti di violenza: l’omicidio di Sergio Scoscia e la madre Maria Raffaelli, brutale, atroce. Il male dei cattivi, ancora senza nome e senza volto. L’altro, più sottile: quello procurato da un amico, da una persona buona, da quel don Lucio Gatti che ha costruito intorno alla parrocchia un mondo fatto di amore e fratellanza. Ma che, se le denunce di violenza sessuale ai danni di alcuni ragazzi stranieri verranno confermate, ha rotto un vincolo di fiducia, di fede – per dirla in termini religiosi – e questo forse fa ancora più male.

    ASCOLTA L’INTERVENTO DEL VESCOVO E LA LETTERA DI DON LUCIO

    Verso la sospensione Verrà sospeso dal sacerdozio, don Lucio. Manca solo l’ultima parola del vescovo Gualtiero Bassetti, che arriverà a giorni. Sospeso (e non ridotto allo stato laicale) per espiare quella pena che, oltre che sulla pelle delle sue presunte vittime, si porta nel cuore. Un tempo che trascorrerà in un monastero o in un convento. Rischia fino a cinque anni e forse tanto gli verrà dato.

    Bisogno di purificazione Il vescovo è venuto proprio a Cenerente a preparare la sua comunità a questa decisione, domenica pomeriggio. Ad aspettarlo c’erano tantissime persone che amano don Lucio, che lo rivorrebbero tra loro (Leggi la lettera firmata “L’Oratorio delle Famiglie” (alcune famiglie della parrocchia di “Cenerente-Capocavallo-Canneto-Prugneto-Pantano”). Tanta gente che il presule ha dovuto leggere la lettera due volte, una seconda per le persone rimaste fuori dalla chiesa troppo piena. «Non si toglie nulla a quanto è stato fatto di bene qui e che io conosco – ha detto Bassetti -, per quanto fatto per costruire questa comunità solo che è bene che capiate che ora Lucio ha bisogno di un momento di purificazione, lo chiede lui e glielo chiede la chiesa». Lo chiede e lo avrà.

    GUARDA LE TESTIMONIANZE DELLE VITTIME DEGLI ABUSI

    La lettera Il vescovo ha letto la lettera che lo stesso don Lucio gli ha scritto in cui il sacerdote parla del suo momento di «dolore, umiliazione, fragilità, debolezza e paura», si definisce un «povero peccatore nudo, fragile, debole, spogliato di ogni dignità» sottolineando come, anche se ciò creerà scandalo, «questa è l’unica verità che io ora ho da dire a me stesso». Ecco la lettera integrale:

    Scrivo a lei carissimo Vescovo Gualtiero, perché attraverso la sua voce posso raggiungere tutte le persone da me amate, in particolare sotto la guida di parroco perché dopo lungo silenzio desidero far sentire il mio bene vestito di tanto dolore, tanta umiliazione, fragilità, debolezza e paura. Ora è con questi abiti che posso dichiarare il mio vero bene sincero e farmi vicino ad ognuno.

    Certo, vedere un uomo così grande, forte, deciso, deciso impeccabile, vivace, brillante, pieno di iniziative, presentarsi vestito con gli stracci del povero peccatore nudo, fragile, debole, spogliato di ogni dignità farà effetti e certamente scandalizzerà ma questa è l’unica verità che io ora ho da dire a me stesso. così in questo totale annullamento posso alzare la testa e gridare: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» E poi padre nelle tue mani consegno il mio spirito percorrendo la strada dell’umiliazione potrò avvicinarmi al cuore di ognuno mendicando misericordia, vergogna, pietà tenerezza.

    Grazie caro Vescovo, per come mi è stato vicino e come mi ha accompagnato in questi mesi, mostrandomi la paternità di dio, che mai abbandona i suoi figli. Grazie a tutti, e quando dico tutti ho davanti la faccia di ognuno, grazie a don Paolo, a tutti i suoi collaboratori che sostituendomi non vi hanno abbandonato in balia dei tanti venti, grazie a tutti i monasteri di clausura che hanno pregato e continuano a pregare per me, grazie a tutti i miei confratelli sacerdoti che avranno pietà di me, grazie a tutta la chiesa intera che come madre si fa accanto a curare le ferite con l’olio della sua grazia.

    Ora in questo tempo di deserto voglio mettere in liuce tutto ciò che nel mio cuore va purificato: egoismo, orgoglio, pena, giudizio. Non è un isolarsi, l’unica solitudine è quella di amare cristo e isolarsi soltanto nel suo amore.

    Caro vescovo, le voglio un gran bene perché lo voglio alla chiesa e a tutti. Un abbraccio a tutti i miei figli, Suo don Lucio

    Gli atti ufficiali A giorni il vescovo renderà nota la sua decisione ufficiale, che sarà un decreto basato sul diritto canonico, ma non la sentenza di un processo (neppure ecclesiastico, mai istruito). Una decisione frutto del lavoro della commissione d’indagine diocesana, che ha ascoltato anche il sacerdote (che avrebbe ammesso, almeno in parte, gli abusi) trasmettendo poi gli atti alla Congregazione per il clero, in Vaticano, che a sua volta ha dato un suo orientamento al vescovo.

    La procura indaga Per il resto sarà la giustizia civile a dire la sua: don Lucio Gatti è indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione per due episodi, oggetto di denunce di due giovani stranieri. Forse la procura chiederà gli atti alla commissione diocesana. Presto potrebbe convocare lo stesso don Gatti. Quando ormai non avrà più una parrocchia. Lo ha fatto intuire Bassetti, quando ha detto: «Qui si è seminato bene, il prossimo sacerdote ne trarrà beneficio». Prima di lui tornerà il vescovo per i funerali di Sergio e Maria: «Per quei poveretti verrò a dire quanto è preziosa la vita umana e chiederò giustizia». Come per don Lucio. «Verità, giustizia, misericordia» per lui e per le pecorelle di Cenerente rimaste smarrite, azzannate dai lupi e tradite dal loro pastore.

    Abusi sessuali, don Lucio Gatti: «Devo purificarmi». Verso una lunga sospensione dal sacerdozio

  • Presunti Abusi, indagato sacerdote „Presunti Abusi, sacerdote indagato per violenza sessuale“

    Presunti Abusi, indagato sacerdote „Presunti Abusi, sacerdote indagato per violenza sessuale“

     La Procura di Perugia ha aperto due fascicoli a carico dell’ex sacerdote di Cenerente, finito nel mirino, dopo l’inchiesta de Le Iene che segnalava presunti abusi sessuali“

    Presunti Abusi, indagato sacerdote
    „Secondo quanto riportato da Il giornale dell’Umbria, l’ex parrocco risulterebbe iscritto nel registro degli indagati dalla Procura che ipotizza il reato di violenza sessuale e in un caso, anche di abuso dei mezzi di correzione. Un atto dovuto, per il suo legale, conseguenza delle denunce presentate da presunte vittime.

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/abusi-sessuali-indagato-sacerdote.html

  • Due fascicoli aperti a suo carico. A Cenerente i fedeli chiedono il ritorno dell’ex parroco

    Due fascicoli aperti a suo carico. A Cenerente i fedeli chiedono il ritorno dell’ex parroco

    Articolo | Sab, 21/04/2012 – 00:00 | Di Matteo borrelli

    Don Lucio Gatti, ex parroco di Cenerente, risulta iscritto nel registro degli indagati. La Procura della Repubblica di Perugia ha aperto due fascicoli a suo carico ipotizzando il reato di violenza sessuale e, in un caso, anche di abuso dei mezzi di correzione. Un atto dovuto, per il suo legale, conseguenza delle denunce presentate da presunte vittime. Le circostanze oggetto di indagine erano state anche riferite da un servizio delle Iene.

    La lettera. Una lettera per chiedere scusa e perdono. Poche pagine vergate dalla mano forte dell’ex parroco di Cenerente, don Lucio Gatti, per comunicare ai parrocchiani il proprio dispiacere per averli messi in imbarazzo, per aver tradito la loro fiducia. Per averli messi di fronte ad una situazione scabrosa e dolorosa. Anche per averli abbandonati.

    È quanto ha fatto l’ex parroco di Cenerente (adesso la parrocchia è retta dal vicario, monsignor Paolo Giulietti) indirizzando lo scritto all’arcivescovo, monsignor Gualtiero Bassetti e ai fedeli. Un passo dello scritto è stato anche letto dall’arcivescovo durante le celebrazioni pasquali, durante le quali ha ricordato anche che «il popolo cristiano lo sa e per questo non sopporta di rimanere senza prete, e soprattutto vuole sacerdoti santi. Al di là delle nostre debolezze, i fedeli sanno cogliere il mistero che è acceso nella nostra vita».

    E della «dolorosa» vicenda emersa dopo la denuncia di alcune persone che avevano segnalato di aver subito molestie e abusi, accuse rilanciate dalla trasmissione “Le iene”, il vescovo si è occupato istituendo una commissione che ha chiamato a testimoniare centinaia di persone. Molti quelli che si sono schierati con don Lucio, ma tanti anche quelli che hanno raccontato episodi incriminanti. Sono stati soprattutto i parrocchiani ad intervenire a favore del proprio sacerdote. Dopo gli attestati di stima e la difesa ad oltranza è stata decisa una raccolta di firme per chiedere al vescovo di non rimuovere l’ex parroco e di rimetterlo al suo posto. Firme che si stanno raccogliendo in questi giorni e che sarebbero dovute essere portate all’attenzione dell’arcivescovo Bassetti in occasione della visita che il presule intendeva compiere nel pomeriggio di domani. Una visita decisa più per portare conforto ad una comunità che è stata fortemente provata da questa vicenda e da quella ancor più dolorosa del duplice omicidio di Sergio Scoscia e Maria Raffaelli.

    Per quanto riguarda le decisioni dell’arcivescovo si sapranno a tempo debito e con l’ufficialità del caso, confermano dagli ambienti di curia. Una decisione sofferta e che deve essere ponderata con molta attenzione e che sarà comunicata con «decreto vescovile». Gli orientamenti provenienti dalla Congregazione del clero di Roma sono arrivati sul tavolo di monsignor Bassetti da più di una settimana e gli elementi raccolti dalla commissione diocesana d’inchiesta non depongono a favore del sacerdote. Ogni decisione, però, emerge dagli ambienti di curia, dovrà tenere conto di tanti aspetti: da una parte punire e correggere, dall’altra non abbandonare a se stesso un uomo che è anche consacrato. Le ipotesi spaziano dalla sospensione a divinis (divieto di celebrare i sacramenti) fino alla riduzione allo stato laicale.

    La vicenda ha avuto anche una pendenza penale con una querela che sarebbe molto circostanziata con nomi e fatti elencati da uno dei ragazzi che ha raccontato degli abusi davanti alle telecamere. Nella querela sarebbero elencati alcuni episodi a carattere sessuale, ma anche di percosse, di privazioni e di violenze fisiche e psicologiche. Nel documento sarebbero indicati anche altri nomi oltre al sacerdote (del quale non si è mai fatto il nome) indicato come autore dei presunti abusi.

    Nel servizio televisivo, invece, si riportavano le testimonianze di persone che erano state ospiti in una struttura protetta della diocesi e che avrebbero subito degli approcci sessuali da parte del sacerdote. Solo uno si sarebbe ribellato e pochi giorni dopo sarebbe stato cacciato dalla struttura. Gli altri tre, uno però ha riportato solo il racconto di un amico, avrebbero ceduto per ottenere i documenti per rimanere in Italia.

    http://www.giornaledellumbria.it/article/article26616.html

  • Perugia, don Lucio Gatti indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione

    Perugia, don Lucio Gatti indagato per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione

    Per la difesa del sacerdote l’iscrizione nel registro degli indagati è un «atto dovuto»

    di Francesca Marruco

    Violenza sessuale e abuso dei mezzi di correzione. Accuse pensatissime, se confermate. Specialmente per chi ha consacrato la propria vita a Dio e si prodiga per aiutare le persone deboli. Che in questo caso sarebbero diventate vittime di chi doveva aiutarle. A sei mesi dal clamore della vicenda del sacerdote perugino denunciato per abusi sessuali da alcuni ex ospiti della sua comunità di recupero, risulta ufficiale l’iscrizione nel registro degli indagati di don Lucio Gatti, il sacerdote già rimosso dal suo incarico nella parrocchia di Cenerente mesi fa.

    Due procedimenti Il titolare dei due diversi procedimenti, nati da altrettante denunce di ex ospiti delle comunità di recupero gestite da don Lucio Gatti, è il pubblico ministero Massimo Casucci. Così, mentre i parrocchiani di Cenerente in attesa del verdetto del vescovo sul futuro del loro ex sacerdote raccolgono firme per chiedere che gli venga restituito, e il vescovo è prossimo ad annunciare al sua decisione, arriva la conferma dell’indagine.

    La difesa Per il legale che rappresenta il sacerdote, l’avvocato Nicola Di Mario, l’iscrizione nel registro degli indagati si tratta di un atto dovuto. Una sorta di formalità finalizzata all’accertamento reale degli eventi per come si sono verificati. Intanto don Gatti non è ancora stato convocato o ascoltato dal pubblico ministero titolare delle indagini.

    Le due inchieste Ancora, dal momento in cui le denunce sono state depositate, non sarebbero stati ascoltati nessuno dei due ragazzi che dicono di aver subito abusi sessuali da parte di don Gatti. Entrambi i giovani sono assistiti dagli avvocati Federico Mazzi e Alessandro Fratini. Don Gatti invece la sua versione l’ha raccontata alla commissione d’inchiesta della curia diocesana di Perugia istituita il 24 ottobre scorso. Secondo quanto trapelato, in quella circostanza avrebbe ammesso quanto denunciato dai ragazzi. O almeno lo avrebbe fatto in parte, sostenendo, sembrerebbe, che i giovani fossero consenzienti.

    Consenzienti? Facile immaginare come un eventuale procedimento possa giocarsi tutto sulla sottile linea tra l’abuso e l’atto tra due persone consenzienti. I ragazzi hanno effettivamente aspettato molto tempo prima di presentare denuncia e lo hanno fatto solo dopo che anche la trasmissione televisiva ‘Le Iene’ si era occupata del loro caso. Qualcuno potrebbe sollevare non pochi dubbi sulla scelta comportamentale tenuta.

    Il racconto di uno dei ragazzi che ha denunciato Uno dei ragazzi che hanno denunciato Don Gatti, aveva raccontato a Umbria 24 la notte in cui dice di aver subito l’abuso: «Mi venne proposto di andare a casa sua (del sacerdote indagato, ndr)per fare dei lavori il giorno seguente. Si è messo nel letto accanto a me, avevo visto mezz’ora del film Gran Torino e mi ero messo a dormire. Andare a lavorare fuori dalla comunità significava riposarsi . Invece, poco dopo si è messo nel mio stesso letto. Ha iniziato a toccarmi e ha tentato di baciarmi, io l’ho allontanato e mi sono girato dall’altra parte. Ma lui ha continuato lo stesso. Si è calato le mutande e ha iniziato a masturbarsi. Eravamo nello stesso letto, molto vicini. E’ stato tremendo». Lo stesso ragazzo aveva raccontato a Umbria 24 anche delle violenze fisiche e psicologiche che avevano messo in atto nei suoi confronti. «Uno mi teneva e l’altro mi dava schiaffi» aveva detto, aggiungendo di quando «con delle piccole forbici infuocate mi hanno cancellato un tatuaggio che avevo sul braccio» e di quando gli permettevano di mangiare solo mele destinate ai maiali.

    Accuse da verificare Tutte circostanze che il pubblico ministero dovrà vagliare per decidere se procedere poi con una richiesta di archiviazione o di rinvio a giudizio per il sacerdote perugino. A breve verrà resa nota anche la decisione della curia in osservanza del diritto canonico, forse già domenica pomeriggio quando il vescovo mons. Gualtiero Bassetti dovrebbe incontrare la comunità di Cenerente che più volte ha difeso il suo parroco.

    La lettera Lui invece, dal luogo sconosciuto in cui si è rifugiato dal momento dell’allontanamento dalla parrocchia, ha scritto una lettera al vescovo indirizzandola ai suoi parrocchiani e agli altri sacerdoti. Missiva che è stata in parte letta nella celebrazione in cui i sacerdoti rinnovano le loro promesse. Missiva in cui il sacerdote chiede scusa. Alla comunità e agli altri preti. Per quanto ha fatto? Per le sue debolezze? O per il clamore che la vicenda ha creato nonostante lui sia estraneo alle accuse? Non è dato sapere. Almeno per ora.

  • Nicolick sui corsi anti-pedofilia

    Nicolick sui corsi anti-pedofilia

    “INTERVENTO DELLA GIUSTIZIA E MAGGIORE ATTENZIONE ALLE VITTIME”

    “Leggo sui media che la diocesi di Savona e Noli, sta per organizzare dei corsi per prevenire la pedofilia, riservati a educatori, catechisti  e preti.
    Tali corsi, leggo, potranno anche essere decentrati nelle parrocchie che ne faranno richiesta. A prima vista non riesco a capire chi dovrebbe frequentare queste lezioni, non comprendo se per educatori si intende anche gli insegnanti della scuola di stato oppure no.
     Purtroppo questa iniziativa mi pare fuori tempo massimo, infatti la Diocesi di Savona è una delle più colpite dal dramma della pedofilia che tante vittime ha mietuto senza che nessuno, ai vertici della Diocesi facesse qualcosa di concreto, tipo avvisare la Giustizia affinchè mettesse il prete pedofilo nelle condizioni di non nuocere ulteriormente invece quando un sacerdote pedofilo veniva identificato, l’unica misura era il suo trasferimento in altre situazioni dove non conosciuto poteva continuare a colpire indisturbato.
    Forse avere maggiore fiducia negli organi inquirenti sarebbe l’unica alternativa valida al di là di tutti i corsi del mondo, che giungono tardi e potrebbero avere anche il fine indesiderato di mettere in guardia i pedofili che ancora oggi sono operativi all’interno della Chiesa.
    Inoltre anche questa iniziativa non mette in primo piano le vittime di pedofilia e le loro immani sofferenze che purtroppo si trascineranno per tutta la vita. Quindi, si facciano pure i corsi antipedofilia ma soprattutto quando si verificano queste orrende situazioni bisognerebbe semplicemente fare denuncia come è sacro diritto dovere di ogni singolo cittadino.”
    http://www.gds.it/gds/sezioni/notizie-brevi/dettaglio/articolo/gdsid/193302/
  • Decine di suicidi in Australia, dopo abusi di preti cattolici

    Decine di suicidi in Australia, dopo abusi di preti cattolici

    Si parla di almeno 40 morti suicidi a causa di violenze sessuali subite da un prete cattolico a Melbourne, in Australia
    di Beatrice Niciarelli 16 aprile 2012 11:30

    Suicidi in Australia dopo abusi di preti cattolici

    E’ salito a cinque il numero dei suicidi (forse addirittura a otto), a seguito di presunti abusi sessuali subiti da un prete cattolico. Siamo in Australia e le violenze risalgono a un periodo compreso tra il 1960 e il 1980. Ai suicidi, venuti alla luce grazie alle ricerche di un avvocato (che segue casi di pedofilia) di nome Judy Courtin, si devono aggiungere almeno altri 40 casi, sempre causati da violenze subite in giovane età e provate dalla polizia in un rapporto presentato anche al premier Ted Baillieu.

    Il quotidiano The Age annuncia che il governo sta avviando un’indagine, con la costrizione forzata delle testimonianze sotto giuramento e volta a scoprire tutti gli abusi commessi sui minori da parte di religiosi. L’avvocato Courtin, che sta svolgendo anche una ricerca universitaria sugli abusi della chiesa cattolica, ha scovato un gran numero di suicidi (tra i cinque e gli otto), tutti riconducibili a padre Ronald Pickering. Il prete non si trova più in Australia, ha infatti lasciato il Paese nel 1993, prima dell’incriminazione. All’epoca, prestava servizio nella parrocchia di Melbourne e le vittime erano tutti cherichetti o membri del coro parrocchiale. I bambini, all’epoca, frequentavano la parrocchia anche tramite i genitori, che si sentivano sicuri a lasciare i piccoli in mano ai religiosi, per attività di gioco o di sport.

    Denis Hart, arcivescovo di Melbourne, non crede che questi suicidi possano essere correlati all’operato della chiesa e ripete che le sole informazioni in possesso dell’accusa sono quelle presenti nei giornali e nulla più. Vere connessioni tra padre Pickering e i suicidi mancano di fondamento, non ci sono, questo proverebbe l’innocenza dell’imputato. Un motivo che non impedisce comunque l’opinione pubblica di risentirsi ancora, per l’ennesimo caso di presunti abusi sessuali da parte di persone che hanno dedicato la loro vita a Dio. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi.

    Decine di suicidi in Australia, dopo abusi di preti cattolici

  • FIRENZE – 07/04/2012 – Dopo lo scandalo di don Cantini arriva un nuovo terremoto in seno alla Chiesa fiorentina.

    FIRENZE – 07/04/2012 – Dopo lo scandalo di don Cantini arriva un nuovo terremoto in seno alla Chiesa fiorentina.

    Spuntano lettere e numeri di telefono nella vicenda del nuovo presunto caso di pedofilia tra i preti fiorentini che vede accusato don Daniele Rialti, fiorentino, 60 anni, sacerdote della Madonnina del Grappa e attivo nella parrocchia di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci. Giovedi’ scorso le due abitazioni di don Rialti sono state perquisite dalla squadra Mobile di Firenze. Sentito anche un meccanico albanese, poco piu’ che ventenne, uno che potrebbe sapere molte cose, che sarebbe stato abusato da don Rialti quando era ancora minorenne e che nel 2009 aveva gia’ raccontato a qualcuno quello che stava accadendo. Il giovane ascoltato dagli inquirenti avrebbe sostanzialmente confermato gli abusi e parlato di altri ragazzini vittime.