Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Acireale, Roberto Mirabile, presidente dell’associazione ‘La caramella buona’, replica al difensore del prete accusato di abusi

    Acireale, Roberto Mirabile, presidente dell’associazione ‘La caramella buona’, replica al difensore del prete accusato di abusi

    Ieri l’avvocato Antonio Fiumefreddo, legale di don Carlo Chiarenza, aveva convocato una conferenza stampa per smontare, a suo avviso, l’accusa del dott. Teodoro Pulvirenti di aver subito degli abusi ad opera del sacerdote quando era ancora minorenne. In quell’occasione l’avvocato del parroco aveva parlato dei dieci silenzi della vittima; dei dieci, a suo modo di vedere, punti oscuri. Dopo le tesi sostenute dall’avvocato Fiumefreddo a difesa del parroco, adesso si registra la dura presa di posizione di Roberto Mirabile, presidente dell’associazione “La Caramella Buona”, che in un’appassionata lettera ribatte punto per punto a quanto sostenuto dalla difesa del prete (fonte www.meridianamagazine.org).

    di Roberto Mirabile, (presidente dell’associazione “La Caramella Buona”)

    “Rispetto naturalmente il ruolo della difesa di Don Carlo Chiarenza, delle cui eventuali responsabilità risponderà alla magistratura italiana e, forse, a quella vaticana. A seguito della conferenza stampa di oggi (ieri, ndr), svoltasi nello studio dell’avvocato del sacerdote, desidero precisare quanto segue.

    1) i contenuti della conferenza non mi sorprendono, nel senso che mi aspettavo il nulla e così è stato: in altri casi affrontati e soprattutto nel caso di Don Ruggero Conti, il sacerdote che a Roma con l’avvocato Nino Marazzita, nostro presidente onorario, abbiamo fatto condannare l’anno scorso a oltre quindici anni di carcere più pene accessorie, la strategia difensiva era praticamente la stessa: arrampicandosi sugli specchi, i difensori non possono fare altro che cercare di screditare la vittima, il suo contesto famigliare; la difesa vuole screditare ma non smentisce i fatti;

    2) malgrado quindi la prassi si ripeta, non possiamo sorvolare sulla discutibilissima tattica utilizzata: far passare Teo Pulvirenti come una persona inattendibile, addirittura mentalmente instabile, problematico e con l’aggravante della sessualità omosessuale,come se questa fosse elemento di poca credibilità;

    3) i dieci silenzi del dott. Pulvirenti, come biblicamente scrive la difesa, sono campati in aria: Pulvirenti non nasconde nulla e non tace, come ha dimostrato ampiamente. Inutile provare in modo meschino a capovolgere i ruoli ! Questa operazione, come detto già affrontata ampiamente da La Caramella Buona in altri processi, non potrà assolutamente funzionare e la magistratura lo potrà serenamente dimostrare;

    4) non esistono “veri motivi” dell’allontanamento di Pulvirenti dalla Comunità, se non la tattica del sacerdote di togliere gli incarichi ai ragazzi della parrocchia quando scomodi: si vuole forse additare la cittadinanza di Acireale come omofoba ?

    5) il ruolo del padre Preside Pulvirenti non fa altro che dimostrare la buona fede della famiglia nel rispetto della Chiesa e ricordiamo che Teo ha pienamente informato i genitori solo recentemente di quanto realmente accaduto; questo è del tutto normale per una vittima di abuso sessuale e psicologico;

    6) inconsistente affermare che a Cassone e in Parrocchia ci fossero “sempre” altre persone: e quindi ? si vorrebbe dimostrare che il sacerdote non poteva mai e poi mai rimanere isolato dalla vista di altri ? anche questa difesa è totalmente fragile;

    7) tacere sul Centro di Ascolto ovvero Telefono Amico ? questa sarebbe una prova della totale infondatezza delle accuse che Teo muove al sacerdote ? l’estraneità ai fatti del sacerdote si dimostrerebbe con l’aver fondato il (discusso) Telefono Amico ? piuttosto ridicola come cosa; screzi e cartoline non modificano alcuna sostanza delle accuse mosse dal dottor Pulvirenti al sacerdote Don Carlo Chiarenza e la magistratura potrà dimostrarlo serenamente;

    9) inutile continuare a dire che Pulvirenti ha strumentalizzato e addirittura manomesso la registrazione con Chiarenza e Urso: se ne occuperà la magistratura;

    Mi dispiace, e voglio dirlo, che la difesa di Don Chiarenza abbia minacciato Pulvirenti di querela per “gravissima calunnia”, anche perché con questo potrebbe intimorire altre presunte vittime che, in parte, già si sono rivolte a La Caramella Buona Onlus e soprattutto, come corretto e giusto, alla Polizia delle Comunicazioni di Catania quindi al Pubblico Ministero Dott.ssa Marisa Scavo.

    Ancora: se non è Don Carlo Chiarenza a volere la denuncia contro Pulvirenti per calunnia, di chi sarebbe l’iniziativa, dell’avvocato difensore in persona? Il Preside Pulvirenti e la famiglia tutta ha contattato i legali de La Caramella Buona Onlus per verificare una denuncia querela per le gravi affermazioni dell’avvocato di Don Chiarenza.

    Nel massimo rispetto del ruolo e della professionalità della difesa di Don Carlo Chiarenza, posso affermare che il Dottor Teodoro Pulvirenti e La Caramella Buona Onlus sono certi che la verità, sollecitata peraltro da quattromila persone alla fiaccolata di Acireale, vincerà su ogni tentativo di screditare le vittime di un orribile reato e riconfermiamo la massima collaborazione e fiducia nella Polizia e nella Magistratura. Firmato Roberto Mirabile, Presidente dell’Associazione La Caramella Buona”

     

  • L’ex parroco di Murazzano trasferito a Biella: nel carcere di Busto Arsizio rischiava la vita

    L’ex parroco di Murazzano trasferito a Biella: nel carcere di Busto Arsizio rischiava la vita

     mercoledì 28 marzo 2012, 21:03
    Don Martin è accusato di atti sessuali nei confronti di una minore, i carcerati potrebbero “fargliela pagare”. Gli avvocati: “Al vaglio una scelta processuale adeguata”

    Rimanere nel carcere di Busto Arsizio potrebbe essere pericoloso per don Martin, il parroco di Murazzano accusato di atti sessuali nei confronti di una sua parrocchiana minorenne. Per questo nel tardo pomeriggio di mercoledì è stato trasferito a Biella. “Per il codice non scritto dei carcerati – spiega il procuratore capo di Mondovì Maurizio Picozzi – chi si macchia di reati sessuali, soprattutto se le vittime sono bambini, corre il rischio di subire angherie anche pesanti”.

    Intanto dopo la convalida del Gip di Busto Arsizio – competente per territorio visto che don Martin è stato arrestato a Linate, mentre stava salendo su un aereo per tornare in India – anche il collega monregalese ha fatto altrettanto. “Nei prossimi giorni – aggiunge il procuratore capo – andremo a Biella ad interrogare per la prima volta l’indagato, anche se la volta scorsa si è avvalso della facoltà di non rispondere”.

    Da qualche giorno il parroco di orini indiane ha assunto per la sua difesa due legali di fiducia, entrambi di Mondovì, Antonio Viglione e Giorgio Giacardi.

    “Il nostro cliente – spiega Viglione – si è avvalso della facoltà di non rispondere quando ancora non ne avevamo assunto la difesa. Abbiamo già avuto un incontro con la procura e parlato con il nostro assistito. Ora stiamo studiando il fascicolo per imbastire una linea difensiva e soprattutto per impostare una scelta processuale adeguata”.

    http://www.targatocn.it/234/?tx_ttnews[year%5d=2012&tx_ttnews[month%5d=03&tx_ttnews[day%5d=28&tx_ttnews[tt_news%5d=512066&tx_ttnews[cat%5d=223&cHash=52c4f394d9e5267bd7fa8e3ea3ab098c

  • Monsigor Dante Lafranconi, salvo grazie alla Prescrizione

    Monsigor Dante Lafranconi, salvo grazie alla Prescrizione

    “L’Ordinanza dell’otto maggio  del GIP di Savona dott. Fiorenza Giorgi  ha archiviato, per intervenuta prescrizione, la procedura avviata dal PM nei confronti  di Mons. Dante Lafranconi, (vescovo di Savona dal 1992 al 2001 e ora vescovo di Cremona) per avere “coperto” il prete savonese don Nello Giraudo, pedofilo fin dalla sua ordinazione nel 1980.
    Che Mons. Lafranconi fosse più che al corrente della situazione e nulla abbia fatto per lunghi anni emerge non tanto dalle parole del suo accusatore Francesco Zanardi quanto e soprattutto da quelle dei suoi collaboratori, in particolare da quelle del suo vicario generale Mons. Andrea Giusto. Tutto ciò è contenuto negli atti processuali.
    Vale la pena leggere integralmente la parte finale dell’Ordinanza:
    “la disposta archiviazione nulla toglie alla pesantezza della situazione palesata dalle espletate indagini dalle quali è emerso come la estrema gravità delle condotta criminose del Giraudo non fosse stata per nulla considerata; dai documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento omissivo del Lafranconi, risulta- è triste dirlo- come la sola preoccupazione dei vertici della Curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima e come principalmente (per non dire unicamente)per tale ragione l’allora vescovo di Savona non aveva esercitato il suo potere-dovere  di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli. Altrettanto triste è osservare come, a fronte della preoccupazione per la “fragilità” e la “solitudine” del Giraudo e il sollievo per il fatto che “nulla è trapelato sui giornali”, nessuna espressione di rammarico risulta dai documenti agli atti a favore degli innocenti fanciulli affidati alle cure del sacerdote e rimasti vittime delle sue “attenzioni”.
    Davanti a un’archiviazione di questo tipo, pesante quanto una dura condanna, la reazione di Lafranconi è stata sconcertante. Invece di rinunciare alla prescrizione e di chiedere il dibattimento per dimostrare la sua innocenza oppure  di riconoscere le sue colpe con un atto penitenziale e di chiedere scusa alle vittime (e magari di dimettersi da vescovo), egli ha diffuso un testo vittimistico ( leggibile sul sito della diocesi di Cremona), lamentandosi di non aver potuto svolgere alcuna attività a propria difesa.
    Lafranconi è il primo vescovo ad essere perseguito direttamente nel nostro paese per un  comportamento omissivo  simile a quello  che è stato praticato dalla gran parte dei vescovi in situazioni analoghe, come emerge nei non rari processi a carico dei preti pedofili. L’assoluta gravità di questa vicenda, come delle tante altre che hanno “cancellato” le vittime per proteggere l’istituzione, non sembra essere capita dai vertici della Conferenza Episcopale, che hanno costantemente sottovalutato la questione fino al punto di invitare le vittime a rivolgersi con fiducia al proprio vescovo! . “Noi Siamo Chiesa” in questi giorni ha diffuso una Lettera aperta ai vescovi invitandoli, nello loro prossima assemblea, a una svolta radicale nella linea dell’episcopato su queste questioni, anche facendo riferimento a istituti e prassi già adottate in tempi recenti dalle Conferenze episcopali di altri paesi.”
    Zanardi
  • Abusi da un sacerdote: “E’ don Carlo Chiarenza”

    Abusi da un sacerdote: “E’ don Carlo Chiarenza”

    Quando nella sala conferenza dell’Associazione della Stampa Estera di Roma parte il nastro con la voce del prete accusato di molestie, la vittima scoppia in un pianto dirotto. Da quel momento Teodoro Pulvirenti, il ragazzo di Acireale che quella voce l’ha registrata, non smetterà più di parlare fra le lacrime. Ma non importa: sono le parole quelle che contano: “Questo amico di famiglia, don Carlo Chiarenza, si comportava come un padre per me”. È contenuta in questa frase, pronunciata da Teodoro, la prima menzione del nome del sacerdote accusato di pedofilia, una storia che “S” ha rivelato nel numero in edicola e alla quale il mensile dedicherà ampio spazio anche nel prossimo numero, in edicola da sabato ma già acquistabile in pdf da domani: si chiama don Carlo Chiarenza, è un monsignore e prima di essere rimosso dal vescovo di Acireale Antonino Raspanti officiava nella Basilica di San Sebastiano, proprio ad Acireale.

    Teodoro, “Teo” come lo chiamano gli amici, non è un siciliano qualunque. La sua storia è straordinaria non solo per il caso di pedofilia che ha denunciato: Teo lavora al Memorial Sloa-Kettering Cancer Center di New York, si occupa di ricerca contro il cancro in una delle strutture più avanzate al mondo. Ma a 14 anni Teo era un ragazzo qualunque. “Nella sua stanza don Carlo mi infilò le mani sotto la maglietta”, esordisce prima di descrivere i suoi rapporti intimi con il sacerdote raccontati da “S”. Il resto è uno stato d’animo, l’impossibilità di rivelare il nome del sacerdote: “Avevo 14 anni e avevo fatto cose sporche col prete – dice – Nessuno mi avrebbe creduto. Avrebbero creduto a don Carlo, il grande ammaliatore”. Tanto più che la minaccia del prete, stando ai suoi racconti, era esplicita: “Una volta – ricorda – mi sono rifiutato. Lui mi ha detto: ‘Vai, dillo in giro. Vediamo chi ti crede’”.

    Poi la liberazione. “Con me – spiega Teodoro – porto un dolore che non si può descrivere a parole, perché le vittime di abusi hanno una pietra sullo stomaco”. Una pietra fatta rotolare via prima con la confessione a un altro prete, poi parlando con uno psicologo, infine con gli amici, con i genitori e con l’associazione “La Caramella Buona onlus”, che ha raccolto la sua testimonianza. Infine, la pubblicazione su “S”: “Il 25 febbraio 2012 – prosegue Teodoro – è una data memorabile nella mia vita. La rivista ‘S’, coraggiosamente, ha raccontato la mia storia e io, per la prima volta, mi sono sentito libero”. Libero, tanto da poter dire adesso quelle due parole, “Carlo Chiarenza”, davanti a una folla di giornalisti. Un nome.

    Cosa c’è in un nome? Per Teodoro in quel nome c’è la libertà, c’è però anche una selva di ricordi terribili. “Non avevo mai fatto sesso, non sapevo neanche cosa fosse un orgasmo”. Il sesso, la vergogna. Poi il tentativo di allontanarsi dal sacerdote, una ragazza. Che, ironia della sorte, si chiamava Carla. “Carla – racconta Teodoro – aveva questo profumo di fragole sulle labbra. Sembrava finalmente una cosa pulita”. La pulizia. Il riscatto. Quello che Teo chiede ai suoi compaesani: “Conosco almeno altre dieci persone, ragazzi e ragazze, che hanno la stessa situazione. Chiedo a tutti loro di parlare”.

    Mentre parla, Teo stringe un rosario. “Io ero un chierichetto – ricorda – Ero molto religioso. Adesso credo in Dio, ma per ovvi motivi non nella Chiesa”. Quella Chiesa che, secondo il presidente de “La Caramella Buona”, Roberto Mirabile, l’ha deluso fino a qualche giorno fa: “Lunedì sera – racconta Mirabile – Teodoro ha ricevuto la telefonata di monsignor Raspanti. Ha detto che non sarebbe venuto qui a Roma, perché dice di avere altre priorità”. Ma la fede, quella non si perde: “Noi – prosegue Mirabile – non siamo contro la Chiesa. Io stesso sono cresciuto dai frati di Sant’Antonio. Ma la Chiesa non è cambiata, nonostante le parole del Santo Padre. A quella Chiesa, oggi, bisogna chiedere uno sforzo”. Fra le lacrime e con un rosario in mano. Come chi non smette di affidarsi a Dio.

    http://www.livesicilia.it/2012/03/22/abusi-da-un-sacerdote-ecco-chi-e-il-mio-carnefice/

    “Mi sembrava di farti del bene”
    Testimonianza choc contro il prete
    Acireale: il dialogo con l’ex sacerdote della chiesa di San Paolo, accusato di abusi sessuali, è stato registrato e acquisito dalla polizia postale di Catania. All’epoca dei fatti la vittima aveva 14 anni, oggi ne ha 37 e vive negli Usa: “Conosco un’altra decina di casi”
    22/03/2012
    ROMA – “Io ti inseguivo, e qui forse è stato l’errore, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E questo lo facevo non ponendomi limiti. Tu forse non ricordi, ma io quasi mai prendevo l’iniziativa: cioè io avvertivo che tu avevi bisogno di essere abbracciato. Ma è stato una volta?”.

    “Si… un paio di volte”. “Io avevo solo il ricordo di una volta.. così.. non perchè ci fosse un piano, nè perchè io avessi desideri: c’è stato un momento che mi sembrava di compiacerti, mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti, di esprimerti. E’ stato un modo di dirti che ti volevo bene”.

    È uno dei passaggi centrali di una conversazione tra un sacerdote e un uomo che da ragazzino, ad Acireale, afferma di essere stato vittima di abusi da parte del religioso, una conversazione registrata all’insaputa del prete, fatta ascoltare oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa e soprattutto acquisita proprio oggi dalla polizia postale di Catania, che da un mese a questa parte, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo testimonianze su questo e altri casi di pedofilia.

    A denunciare l’intera vicenda, attivando così anche gli inquirenti che hanno aperto un fascicolo, è stata l’associazione La Caramella Buona. Il protagonista del caso è Teodoro Pulvirenti, nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia in conferenza stampa, accusando don Carlo Chiarenza, all’ epoca parroco di San Paolo ad Acireale, di aver abusato di lui quando aveva 14-15 anni tra il 1989 e il 1990. Il caso di Teodoro di fatto è caduto in prescrizione per la giustizia italiana.

    “Ma sono a conoscenza almeno di una decina di casi di abusi – ha dichiarato – per i quali è ancora possibile intervenire: è soprattutto per loro che ho deciso di parlare, perchè trovino il coraggio di farsi avanti. Io credo in Dio, ma non posso più credere nella Chiesa”.

    http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=74037

    TEO PULVIRENTI E’ UN UOMO CORAGGIOSO, LA CHIESA HA IL DOVERE DI

    di Redazione – La conferenza stampa è finita, abbiamo ancora le lacrime di Teo negli occhi, l’amarezza di un uomo, uno stimato professionista per quella giovinezza marchiata a fuoco. Sporcata da un parroco, Carlo Chiarenza allora sacerdote presso la parrocchia San Paolo di Acireale che di lui ha abusato sessualmente una, due, tre volte e poi ancora ed ancora fino a costringerlo a fuggire, ad andare via. E’ stata una giornata dura, difficile da dimenticare per chi come noi conosce i protagonisti e per chi invece s’è trovato li per scopi professionali.

    Non ha smesso mai di piangere, ma è stato lucido e freddo nel racconto di una storia agghiacciante. Ma Carlo Chiarenza non è la Chiesa, è un uomo, un delinquente, un pedofilo, una persona che ha rubato l’innocenza a tanti bambini. Teo crede ancora in Dio e non nella chiesa e come potremmo dargli torto? Ma esistono tanti uomini di chiesa che lavorano quotidianamente per il bene delle comunità, per divulgare l’amore in Cristo e questo non va dimenticato. Tanti sacerdoti impegnati in missioni nel Terzo Mondo ed in ogni altro luogo in cui serva la loro missione. Uomini che siamo certi metteranno alla porta personaggi come Carlo Chiarenza evitando di fare male ad altri ragazzini, evitare altre vittime come Teo Pulvirenti.

    La Caramella Buona, che ha seguito tutta la storia ed organizzato la conferenza stampa, ha precisato di non essere anticlericale, ma una ferma e decisa nemica dei pedofili, che siano preti o altro. Una prima mossa è arrivata subito dal Vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, che ha allontanato subito Carlo Chiarenza dalla Diocesi acese, ma non basta bisogna fare di più. La gente si aspetta una risposta reale e siamo certi che arriverà. Ma attenzione ai sentimenti anticlericali, non hanno senso, sono inutili e dannosi come l’odio sa esserlo. Carlo Chiarenza non è la Chiesa, è solo un uomo sporco.

  • Acireale, ricercatore accusa 20 anni dopo il prete pedofilo: “Vorrei aiutare le altre vittime”

    Acireale, ricercatore accusa 20 anni dopo il prete pedofilo: “Vorrei aiutare le altre vittime”

    22 Marzo 2012 15:39

    ”Io ti inseguivo, e qui forse e’ stato l’errore, inseguivo il tuo desiderio di essere voluto bene. E questo lo facevo non ponendomi limiti. Tu forse non ricordi, ma io quasi mai prendevo l’iniziativa: cioe’ io avvertivo che tu avevi bisogno di essere abbracciato. Ma e’ stato una volta?”. ”Si… un paio di volte”. ”Io avevo solo il ricorso di una volta.. cosi’… non perche’ ci fosse un piano, ne’ perche’ io avessi desideri: c’e’ stato un momento che mi sembrava di compiacerti, mi sembrava addirittura di farti del bene, come se tu avessi bisogno di liberarti, di esprimerti. e’ stato un modo di dirti che ti volevo bene”. ( IL VIDEO suhttp://ansa.it/web/notizie/videogallery/it…_155113417.html)

    E’ uno dei passaggi centrali di una conversazione tra un sacerdote e un uomo che da ragazzino, ad Acireale, afferma di essere stato vittima di abusi da parte del religioso, una conversazione registrata all’insaputa del prete, fatta ascoltare oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa e soprattutto acquisita proprio oggi dalla polizia postale di Catania, che da un mese a questa parte, su disposizione del pm Marisa Scavo, sta raccogliendo testimonianze su questo e altri casi di pedofilia. A denunciare l’intera vicenda, attivando cosi’ anche gli inquirenti che hanno aperto un fascicolo, e’ stata l’associazione La Caramella Buona. Il protagonista del caso e’ Teodoro Pulvirenti, nato a Catania nel 1975, oggi ricercatore negli Usa, che con una testimonianza-choc, estremamente toccante, ha raccontato la sua storia in conferenza stampa, accusando don Carlo Chiarenza, all’ epoca parroco di San Paolo ad Acireale, di aver abusato di lui quando aveva 14-15 anni tra il 1989 e il 1990. Il caso di Teodoro di fatto e’ caduto in prescrizione per la giustizia italiana. ”Ma sono a conoscenza almeno di una decina di casi di abusi – ha dichiarato – per i quali e’ ancora possibile intervenire: e’ soprattutto per loro che ho deciso di parlare, perche’ trovino il coraggio di farsi avanti”. ”Io credo in Dio – ha aggiunto – ma non posso piu’ credere nella Chiesa”.

    ”L’impegno della Chiesa contro la pedofilia lo valuto piu’ virtuale che concreto” e spesso ”si sperimenta la tattica dello scaricabarile”. Cosi’ Roberto Mirabile, presidente dell’associazione contro la pedofilia La Caramella Buona, giudica l’atteggiamento della Chiesa su questo fronte. L’occasione per esprimere questo parere e’ stata la conferenza stampa, organizzata oggi a Roma alla stampa estera, incentrata sul caso di Teodoro Pulvireti, oggi 37 anni, che ha pubblicamente accusato un religioso, don Carlo Chiarenza, di aver abusato di lui quand’era un ragazzo, ad Acireale. Oltre a una registrazione in cui il religioso si esprime con frasi che suonano come un’ammissione di colpa, sono state presentate le copie di una lettera e di una cartolina, firmate da don Carlo, inviate a suo tempo Pulvireti. In una si legge ”un bacio ‘mangereccio’ ciao”. Nell’altra si allude alla frequentazione di una ragazza da parte del giovane: ”Nonostante i tuoi furiosi e ripetuti tradimenti tedeschi ti voglio un mare di bene! Non lo fare piu’ potrei mangiarti tutto. Un bacio furioso”. Il presidente di Caramella Buona con una lettera datata 16 maggio 2011 ha inviato in Vaticano a mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede una segnalazione per i presunti abusi sessuali di don Chiarenza, a cui Scicluna ha risposto l’8 giugno 2011, rimandando al vescovo competente. ”Ella – si legge nella lettera a Mirabile – potra’ trasmettere tutte le informazioni utili al vescovo della predetta Diocesi” (di Acireale, ndr), mons. Pio Vittotio Vigo ”onde lo stesso possa dar luogo a un’indagine canonica e riferire, al termine della stessa” ”le proprie conclusioni in merito a questo Dicastero”. L’associazione riferisce anche di un caso che riguarderebbe un’animatrice parrocchiale, che ”nel 2000 circa denuncio’ con una lettera alla Curia di Acireale, a mons. Paolo Urso, attuale vescovo di Ragusa, gli atteggiamenti di don Chiarenza. Urso disse che aveva gia’ avuto altre voci del genere e che si sarebbe attivato, ma precisando che don Chiarenza era protetto dal cardinale Paolo Romeo, attuale arcivescovo di Palermo”. Quanto alla lettera della ragazza, sarebbe ”andata persa”.

  • Como, filmati hard e autoscatti inchiodano Don Marco

    Como, filmati hard e autoscatti inchiodano Don Marco

    COMO, 22 MARZO – L’inchiesta su Don Marco Mangiacasale, il sacerdote comasco finito in manette il 7 Marzo 2010 con l’accusa di aver abusato di una ragazzina minorenne, si allarga a macchia d’olio.

    Le indagini compiute sulle 11 sim card dei suoi telefonini, sul portatile e su diversi tablet, hanno portato alla luce diversi filmini hard e autoscatti fatti dal prete comasco. Per questi motivi i fari degli inquirenti sono puntati anche al di fuori della Parrocchia di San Giuliano, nella quale Don Mangiacasale ha prestato servizio fino al 2009, prima di diventare economo della curia comasca.

    Intanto il pm Simona De Salvo ha negato i domiciliari al prete che verrà trasferito nei prossimi giorni nel carcere del Bassone. Il desiderio di Don Marco sarebbe quello di essere portato fuori Como, in una comunità religiosa per iniziare un cammino di riavvicinamento alla fede.

    La posizione giudiziaria di Don Marco si è aggravata nelle ultime settimane. Il numero di denunce è passato da uno a cinque. Sono state fissate per i prossimi giorni le udienze in Procura dalle ragazze che hanno denunciato il sacerdote.

    Il Vicario episcopale monsignor Angelo Riva ha rilasciato un breve commento al Settimanale della Diocesi : “ci siamo scoperti umiliati perché traditi nella fiducia, colpiti da dove non te lo aspetti. Siamo vicini alle comunità parrocchiali, siamo vicini a Don Marco e ancor di più alle vittime di questa vicenda e alla Chiesa tutta, colpita nei suoi affetti più cari”.

    Elisabetta Tomaselli

    http://www.bolognanotizie.com/news/2012/03/22/61017/como-filmati-hard-e-autoscatti-inchiodano-don-marco/

    Don Marco, filmati pedopornografici nei telefoni

    L’inchiesta di Como si tinge di particolari sempre più sconcertanti
    Added by Redazione on marzo 22, 2012.

    COMO, 22 MARZO – Filmati hard girati con il telefonino e autoscatti corredati da testi che lascerebbero ben poco all’immaginazione riguardo le intenzioni nei confronti di ragazzine adolescenti: sarebbe questo il materiale emerso dall’analisi delle undici simcard e del computer portatile appartenenti a don Marco Mangiacasale, arrestato il 7 marzo con l’accusa di violenza sessuale aggravata e continuata.

    L’arresto era scattato sulla base di una segnalazione fatta da una minorenne al nuovo parroco di San Giuliano don Roberto Pandolfi, il quale si era tempestivamente rivolto alle forze dell’ordine. Con il passare dei giorni, le denunce sono diventate cinque, e ora le indagini si stanno allargando anche al di fuori dell’ambito della parrocchia di San Giuliano. Gli episodi di violenza sarebbero iniziati tre o quattro anni fa, per protrarsi fino a pochi giorni prima dell’arresto. Sebbene non prestasse più servizio in parrocchia dal 2009, anno in cui gli fu affidato l’incarico di economo della Diocesi di Como, don Marco aveva continuato ad abusare delle ragazzine, facendo leva sull’autorevolezza e sul suo ruolo di riferimento.

    Alla luce di quanto sta emergendo nell’inchiesta di Como, fa riflettere come già nel 2008 il parroco fosse stato coinvolto in una vicenda analoga, la quale però fu ritenuta dalla Curia “non rilevante”: in una sera d’estate, durante una gita a Roseto degli Abruzzi, era stato sorpreso da alcuni genitori ad allungare le mani su una ragazzina. In quell’occasione don Marco era per giunta in preda ai fumi dell’alcol.

    Il parroco, che ha confessato i capi d’accusa, ritiene d’altra parte che i fatti «non si siano svolti in un contesto di violenza, ma di affettività anomala». Nei giorni scorsi Mangiacasale aveva inoltre richiesto tramite il suo legale Renato Papa di essere trasferito in una comunità religiosa protetta, «per poter intraprendere un percorso personale di riflessione e di recupero in attesa del processo». La richiesta, esaminata dal Gip di Como Maria Luisa Lo Gatto, è stata respinta. Don Marco resta quindi in carcere sotto regime di sorveglianza speciale, tenuto solo ma controllato giorno e notte dagli agenti della polizia penitenziaria.

    Francesco Ciabattoni

  • Vatileaks, il caso Maciel  e le imbarazzanti carte “messicane”

    Vatileaks, il caso Maciel e le imbarazzanti carte “messicane”

     

    WCENTER 0XMDAHPCGM Papa Benedetto XVI durante un momento della prima Udienza Generale del 2012 in piazza San Pietro, Citta’ del Vaticano, 7 marzo 2012. ANSA/CLAUDIO PERI

    CITTA’ DEL VATICANO – Vatileaks continua in Messico. Lì la pubblicazione di documenti riservati si concentra su uno dei casi più clamorosi di pedofilia, abuso di potere, corruzione, violenze fisiche epsicologiche su seminaristi che siano mai accaduti nella Chiesa, almeno negli ultimi secoli. Si tratta del caso del sacerdote messicano padre Maciel Macial Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. Un capitolo di storia dai risvolti ancora oscuri che indirettamente tira in ballo anche la figura del beato Giovanni Paolo II.

    Alla vigilia dell’arrivo a Leon, nel centro del Messico, di Papa Benedetto XVI (atteso per il 23 marzo), un settimanale messicano, «Proceso», anticipa il contenuto di un libro contenente una sfilza di carte top secret. Circa 200 tra fogli confidenziali, appunti, lettere alcune provenienti dall’archivio della Congregazione dei Religiosi. Scritti che dimostrerebbero che Papa Wojtyla non poteva non essere a conoscenza della storia del famigerato padre Maciel, morto nel 2008 a 82 anni, con alle spalle una scia impressionante di crimini e misfatti. Compreso quello di avere avuto tre figli, due dei quali abusati.

    Finora si sapeva solo che Giovanni Paolo II, amico personale di padre Maciel sin dagli anni Ottanta, pur mantenendo con lui un rapporto di vicinanza e stima non fosse a conoscenza della vita doppia di questo intraprendente sacerdote e di tutto il male fatto, dal momento della fondazione dei Legionari di Cristo in poi. Tra l’altro le inchieste che sono state fatte in Vaticano dalla Congregazione dei Santi per la causa di beatificazione di Wojtyla finora non avevano dato esito positivo e sembrava che Padre Maciel fosse riuscito ad ingannare persino l’amico Papa. La pubblicazione di queste carte sembrerebbe confutare questa tesi e, di conseguenza, gettare un’ombra persino sul pontefice polacco proiettato alla santificazione. La domanda che in Messico viene posta è se era a conoscenza delle denunce che nel corso degli anni erano arrivate a Roma. Ci fu persino un nunzio che a seguito di un rapporto contro padre Maciel fu spostato di sede da un giorno all’altro.

    Eppure i fogli pubblicati rivelano di come in Vaticano fossero arrivate a più riprese denunce di comportamenti anomali, quali patologici di padre Maciel. Le molestie, l’uso di droga, la corruzione, i fiumi di denaro che spendeva per assicurarsi, chissà, il silenzio. Di fatto le voci che circolavano sul conto di Maciel non influirono sulla carriera del fondatore dei Legionari, al punto che nel 1994 padre Maciel venne persino inserito come consultore permanente della Congregazione per il Clero. Il Vaticano stava proteggendo un criminale, oppure si trattava di un clamoroso errore di valutazione, una svista macroscopica, favorita da circostanze fortuite? Le rivelazioni che in Messico stanno creando non poco scompiglio sono opera di due ex Legionari, Alberto Athiè, Josè Barba (una delle vittime di Maciel) e Fernando M. González, un autorevole sociologo che ha dedicato ampi studi sulla personalità malata del fondatore dei Legionari di Cristo.

    La maggior parte delle carte fanno riferimento ad episodi avvenuti attorno agli anni Cinquanta e Sessanta, in particolare quando padre Maciel fu trovato in condizioni disdicevoli per un ecclesiastico. Ci fu addirittura un cardinale che riscontrò la tossicodipenenda da «Dolantina», un potente farmaco a base di morfina di cui Maciel faceva uso smodato, tanto da essere costretto a ciclici periodi di disintossicazione. Ciò indusse il Vaticano ad aprire un fascicolo anche se dopo qualche anno l’indagine si concluse con una clamorosa archiviazione. Qualcuno lo proteggeva? E perchè? Finora nessuno ha mai fornito risposte esaurienti. Fatto sta che nel 1959 padre Maciel fu rimesso al suo posto, più saldo di prima. Più tardi l’arrivo al Soglio di Pietro di Giovanni Paolo II segnò un salto di qualità: da allora padre Maciel divenne uno dei consiglieri più ascoltati dal Papa sulle questioni riguardanti l’America Latina. Lo aiutò a debellare la Teologia della Liberazione e lo affiancò in tutti i viaggi più importanti. In Messico volò con il Papa, facendo parte della delegazione, nel 1979, nel 1990 e nel 1993.

    Dato che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, nel 1997, dopo anni di silenzio, un gruppo di vittime, tra cui Josè Barba, decise di uscire dal silenzio e denunciare gli abusi. La denuncia arrivò in Vaticano anche se fino al 2005 restò lettera morta. Giovanni Paolo II all’epoca stava spegnendosi. Il cardinale Joseph Ratzinger riuscì a superare tutte le resistenze interne e convincerlo che era necessario promuovere una inchiesta contro padre Maciel. Nel 2006 Benedetto XVI lo obbligò a ritirarsi a vita privata anche se, per via dell’età e della posizione ricoperta, non venne mai ridotto allo stato laicale. Troppi interrogativi restano aperti. Uno su tutti: Papa Wojtyla sapeva?

    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=186899&sez=FEDEERELIGIONE

  • Gesuiti. Pedofili in Germania, covo di f…i in Italia, Viaggio tra abusi e repressioni nella Compagnia di Gesù

    Gesuiti. Pedofili in Germania, covo di f…i in Italia, Viaggio tra abusi e repressioni nella Compagnia di Gesù

    20/03/2012
    Gesuiti: Pedofili in Germania, covo di f…i in Italia

    Un totale di 46 persone tra sacerdoti, insegnanti laici ed educatori dell’ordine dei Gesuiti in Germania sono sospettati di aver commesso fino a 2005 casi di abuso sessuale e violenza contro i minori. Così dice il “documento finale”, preparato da una commissione indipendente che indagava, a partire da gennaio, i crimini, sistematicamente nascosti che vanno dagli anni 50 agli anni 80, nelle scuole gestite dai gesuiti. Il rapporto, presentato a Monaco di Baviera, raccoglie in circa 30 pagine il lavoro del comitato di questo mesi,coordinato dall’avvocato laico Ursula Raue, una esperta in materia di violenza contro i bambini. “In totale, 205 violenze sono da riferirsi ai Gesuiti e circa 50 altri casi ad altri ordini religiosi, la maggior parte cattolici“, scrive nella relazione la Raue. I casi segnalati sono avvenuti in sei istituti scolastici, tra cui il Collegio Canisius di Berlino (che è stato il primo a denunciare gli abusi lo scorso gennaio), una scuola di Sankt-Ansgar e il collegio Aloiskolleg, entrambi ad Amburgo. Dei 46 insegnanti orchi citati dalle vittime, in particolare 12 sono stati riconosciuti violentatori da un gran numero di studenti per un totale di 40 vittime. Le indagini su questi 12 presunti pedofili restano aperte, anche se sei di loro sono morti. Gli altri 34, così come si legge sul rapporto, sono stati citati da una persona. Ed è proprio la scuola dei Gesuiti Canisius a Berlino la prima ad aver resi pubblici nel mese di gennaio, i casi di abusi sessuali nei propri locali. Da allora, il Paese ha assistito ad uno stillicidio quasi quotidiano di denunce che hanno coinvolto alcune delle più prestigiose istituzioni scolastiche cattoliche fino a lambire anche il papa. L’avvocato Raue sostiene con prove certe che molte delle vittime alcune delle quali hanno ormai più di 70 anni e hanno raccontato la loro storia per la prima volta per tutta la vita hanno subito gravi conseguenze psicologiche dagli abusi cui sono stati sottoposti per anni da questi orchi pervertiti: “Esperienze di vita drammatiche, depressione, panico, problemi sessuali e difficoltà a relazionarsi con i partner“. Così è scritto nel rapporto della Rauer che ha usato parole dure per riferirsi al fatto che per decenni chi era al corrente, ha solo pensato a spostare o nascondere i responsabili delle violenze ignorando completamente le vittime. Ma la storia non finisce qui. In Italia, in un noto e prestigioso Collegio sempre gestito dai Gesuiti, si nasconde un’altra cruda realtà. Gli studenti che vi studiano sono omosessuali e vivono in coppia fissa, amandosi tra di loro, senza che nessuno dica niente, o faccia qualcosa per fermare questo scandalo ripugnante. I superiori che hanno una responsabilità sia civile che morale, sono a conoscenza di tutto, ma fanno finta di non sapere e vedere niente. Naturalmente tutta questa vicenda è gestita da due o più persone,( probabilmente preti), al suo interno, che sono considerate delle talpe e tengono sotto controllo tutta la situazione, o ogni provabilità di fuga di notizie. Quindi, noi cattolici, ci dobbiamo fidare di questi pretacci, pedofili, frocioni e pervertiti, che sfornano da questi covi di dannati? Spetta a voi la risposta.

    http://sacerdotisposatioraitalia.myblog.it…-in-italia.html

     

  • Chiesa tedesca, Der Spiegel accusa: 7 preti pedofili nella diocesi di Treves

    Chiesa tedesca, Der Spiegel accusa: 7 preti pedofili nella diocesi di Treves

    Secondo lo Spiegel, ci sono almeno sette sacerdoti, ancora nelle loro funzioni. Di questi , uno, responsabile di un internato all’epoca dei fatti contestati,  aveva costretto un ragazzo ad avere relazioni sessuali, mentre a casa di altri due era stato rinvenuto materiale pedopornografico. Ma il caso più scioccante riguarderebbe un prete condannato, nel 1995, per ben 40 casi di abusi sessuali e che oggi celebra regolarmente messe, battesimi e matrimoni.

    Sono numerosi i cattolici che si sono dichiarati scioccati dalla tolleranza dell’arcivescovo Stephan Ackermann. A sei mesi di distanza dalla visita di Papa Benedetto XVI, in cui Josip Ratzinger aveva promesso pieno sostegno alle vittime della pedofilia ecclesiastica, le rivelazioni del settimanale tedesco rischiano di mandare in frantumi la credibilità della Chiesa in Germania.

    Secondo il governo tedesco, più di 20mila vittime di abusi sarebbero state ascoltate nelle audizioni concordate tra Chiesa e istituzioni pubbliche, a seguito della scoperta, nel 2009, di atti di pedofilia commessi dai sacerdoti in molte regioni. A causa dello scandalo, più di 180mila cattolici tedeschi hanno abbandonato la Chiesa già nel 2010.

    Eva Signorile

  • Pedofilia, la relazione sull’Irlanda. Vescovi inadeguati, omessi controlli

    Pedofilia, la relazione sull’Irlanda. Vescovi inadeguati, omessi controlli

    Il documento redatto dagli inviati di papa Ratzinger nell’isola parla di “superiori religiosi” incapaci di “arginare il dilagare di gravissimi episodi”, di “impunità per i colpevoli” e di “indifferenza verso le vittime”

    di ORAZIO LA ROCCA
    CITTA’ DEL VATICANO – “Vescovi e superiori religiosi inadeguati ad arginare il dilagare dei gravissimi episodi di pedofilia tra il clero”. “Omessi controlli”. “Impunità per i colpevoli”. “Indifferenza verso le vittime”. “Vergogna per le sofferenze inflitte alle piccole vittime”. Nuovo solenne pubblico mea culpa della  Chiesa cattolica per le violenze sessuali su minori da parte di sacerdoti, seminaristi e religiosi. Emerge dal Rapporto sulla pedofilia nelle chiese di Irlanda pubblicato oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. Il documento – scritto a conclusione della visita apostolica iniziata nel novembre 2010 nella Chiesa cattolica irlandese dagli inviati del Papa, tra i quali c’erano i cardinali statunitensi Sean O’Malley e Timothy Dolan – mette a nudo tutte le “mancanze” che negli anni passati hanno favorito nelle istituzioni cattoliche di Irlanda (parrocchie, seminari, comunità) l’espandersi della pedofilia, sulla scia di quanto avvenuto anche negli Usa e in altre Chiese europee, come in Germania, dove proprio proprio ieri è finito sotto inchiesta un alto prelato perché accusato di aver coperto sette preti pedofili.Il Rapporto. I firmatari del documento attestano, tra l’altro, “la gravità delle mancanze che in Irlanda hanno dato luogo nel passato a una non sufficiente comprensione e reazione, anche da parte di vescovi e superiori religiosi, al terribile fenomeno dell’abuso sui minori”. E annunciano “una riflessione comune della Santa Sede e dell’Episcopato irlandese circa l’attuale configurazione delle diocesi, per rendere le strutture diocesane meglio idonee a rispondere all’odierna missione della Chiesa in Irlanda” con particolare attenzione per la tutela di giovani e bambini. In materia di repressione, nel Rapporto si assicura che verso i responsabili di “tali misfatti” ci sarà tolleranza zero da parte delle autorità ecclesiali e che i colpevoli saranno automaticamente denunciati alla giustizia civile. E’ dunque prevedibile che il Vaticano imporrà l’uscita di scena di tutti quei vescovi che, più o meno in buona fede, nel corso degli anni hanno insabbiato  le indagini sui preti pedofili (sette dei quali hanno già dato le dimissioni) e la fusione di alcune diocesi irlandesi per consentire la riduzione del numero dei presuli e “migliorare la loro qualità”. Nel documento – definito ampio ed esauriente dal portavoce papale, padre Federico Lombardi – la Santa Sede conferma “il sentimento di vergogna e tradimento già espresso dal Papa nella lettera ai cattolici d’Irlanda” all’indomani dell’esplosione dello scandalo della pedofilia nel clero.Le denunce. I primi casi vennero denunciati il 25 ottobre del 2005, con la pubblicazione da parte del governo irlandese del rapporto Ferns sugli abusi compiuti dal clero nell’omonima diocesi. Ma solo quando il 20 maggio 2009 la Commission to Inquire into Child Abuse guidata dal giudice Sean Ryan pubblicò una seconda inchiesta, nota con il nome di rapporto Ryan, emerse la dimensione “endemica” che la pedofilia aveva assunto nell’isola nei decenni precedenti. Al Ryan Report (abusi sessuali e violenze compiuti sui minori negli istituti di formazione gestiti da ordini religiosi cattolici in tutta Irlanda) seguì la pubblicazione di altri due rapporti governativi, il rapporto Murphy del 26 novembre 2009 (compilato dalla giudice Yvonne Murphy sulla pedofilia nella diocesi di Dublino) e il rapporto Cloyne del 13 luglio 2011 (sulla pedofilia nella omonima diocesi). Si tratta, in sostanza, di una poderosa documentazione che descrive migliaia di abusi sessuali compiuti da centinaia di sacerdoti sui minori, a partire dagli anni Trenta e per i decenni successivi (gli ultimi casi sono di un decennio fa). Casi, il più delle volte, frutto anche di insabbiamento, o comunque, di mala gestione delle denunce da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e punire i responsabili delle violenze, cioè i vescovi diocesani e le gerarchie ecclesiali.La risposta. Nei confronti della piaga della pedofilia nella Chiesa di Irlanda la risposta della Santa Sede è stata molteplice. Il Papa ha scritto una lettera ai fedeli irlandesi per esprimere la propria “vergogna per la pedofilia”, definita “crimine scellerato” e “peccato grave”, e per condannare gli abusi e l’inetta gestione dei vescovi, promettendo più controlli, maggiore formazione del clero e dei seminaristi, denuncia alle autorità civili dei colpevoli e riconciliazione con le vittime. Ha inoltre ricevuto i vescovi irlandesi in Vaticano per un vertice ‘ad hoc’ e ha inviato in Irlanda, circa un anno e mezzo fa, una visita apostolica che “ora – si legge nel rapporto pubblicato oggi – va considerata conclusa”. Ha poi spinto diversi vescovi alle dimissioni. Oggi sono quattro su 26 le diocesi vacanti: Cloyne, Derry, Kildare, Limerik. E nel corso degli anni sono stati sette in tutto i vescovi che hanno lasciato per accuse di insabbiamento, tra di essi monsignor John Magee, nel passato segretario personale di Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II.

    E in Germania. Intanto, il settimanale Der Spiegel nell’ultimo numero rivela che in Germania il vescovo Stephan Ackermann, incaricato di far luce sulle violenze sessuali sui minori da parte del clero, accoglie nella sua diocesi sette preti pedofili e ha deciso di offrire loro un’opportunità di riscatto in altre parrocchie. Il portavoce del vescovado – riporta il settimanale – minimizza, precisando che i sacerdoti saranno impiegati in ruoli “subalterni”, “non avranno possibilità di contatto con minori” e saranno “sorvegliati da vicino”. Lo scorso mese di dicembre, ricorda Der Spiegel, dopo un caso di abusi sessuali a Saarbruecken, monsignor Ackermann aveva assicurato di voler applicare una politica di “tolleranza zero” in materia di pedofilia tra il clero. Assicurazione clamorosamente smentita da quanto deciso nei confronti dei sette preti pedofili. Lo scandalo era scoppiato in Germania nel 2009, con un primo caso eclatante presso il prestigioso collegio gesuita Canesius di Berlino. Secondo le autorità nel corso delle indagini sono state ascoltate almeno 20mila presunte vittime di di abusi sessuali nelle scuole cattoliche tedesche.

    (20 marzo 2012)

    http://www.repubblica.it/esteri/2012/03/20/news/vaticano_pedofilia_irlanda-31888500/