Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Filadelfia. Non denunciò centinaia di preti pedofili. Processo a prete omertoso, In Italia processerebbero qualche centinaio di vescovi

    Filadelfia. Non denunciò centinaia di preti pedofili. Processo a prete omertoso, In Italia processerebbero qualche centinaio di vescovi

    Preti pedofili, a Philadelphia parte il processo nel silenzio generale

    Enrico Pedemonte

    A Filadelfia è in corso un processo a William Lynn, per dodici anni supervisore dei sacerdoti della città americana, che creò un archivio riservato su centinaia di episodi di pedofilia senza mai intervenire. È la prima volta che la gerarchia cattolica rischia una condanna penale per non aver voluto agire. Intanto, in Messico, un libro sostiene che la Santa sede fin dagli anni Quaranta era a conoscenza di abusi su minori. Lo dimostrano 212 documenti filtrati dagli archivi vaticani.

    Molti dei quali sono in italiano. 16 aprile 2012 – 12:10 Fino a che punto la gerarchia ecclesiastica va ritenuta responsabile del comportamento dei preti pedofili? La stampa italiana ne parla poco (sempre meglio non avere guai con il Vaticano) ma in molti paesi del mondo lo scandalo continua a suscitare interesse e nelle ultime settimane, negli Stati Uniti e in Messico, sono accadute tre cose importanti che potrebbero riaccendere lo scandalo, aprendo nuovi fronti di indagine e nuove controversie. La prima notizia arriva da Filadelfia dove lunedì si è aperto un processo a cui il New York Times ha dedicato un ampio editoriale: A Monsignor Goes on Trial. Il monsignore in questione è William Lynn e la sua storia fa rumore perché per la prima volta a salire sul banco degli imputati non è un prete pedofilo, ma un membro della gerarchia accusato di avere coperto lo scandalo per anni. In passato William Lynn è stato per dodici anni il supervisore dei sacerdoti di Filadelfia.

    Negli anni Ottanta, di fronte al moltiplicarsi degli abusi che si verificavano all’ombra delle chiese e dei seminari, Lynn fu incaricato di creare un archivio segreto sui preti coinvolti in episodi di pedofilia. In seguito, nel 1994, il cardinale Anthony Bevilacqua, della diocesi di Filadelfia, gli ordinò di distruggere tutto. Ma nel 2006 una copia di quell’archivio fu trovata in un armadio della diocesi e nel 2011 fu consegnata alle autorità giudiziarie. Il cardinale Bevilacqua, che avrebbe dovuto testimoniare al processo, è morto il 31 gennaio. Nell’archivio, aggiornato fino al 1994, sono citati 35 preti che continuavano a svolgere la loro opera come sacerdoti in quella diocesi nonostante fossero accusati di violenza su minori. In totale i sacerdoti collegati ad abusi sessuali nella diocesi, tra il 1948 e oggi, sono sessanta. William Lynn, che era perfettamente a conoscenza di ogni cosa, va considerato colpevole? Il problema che si apre davanti al giudice di Filadelfia è drammatico.

    Negli Stati Uniti, negli ultimi tre anni, settecento preti sono stati obbligati ad abbandonare il sacerdozio, molti di loro sono stati condannati e sono finiti in carcere, ma i vertici della Chiesa non sono mai stati toccati dallo scandalo, almeno da un punto di vista penale. Uno dei sacerdoti interrogati dai giudici di Filadelfia ha detto che la gerarchia cattolica trattava i preti pedofili come alcolizzati da curare con programmi simili a quelli degli alcolisti anonimi. Il fatto che quei preti non fossero dipendenti dall’alcol ma dall’abuso dei bambini appariva secondario. Colpevoli sono solo i preti pedofili o anche i vertici che li hanno coperti, magari spostandoli altrove? L’interrogativo non è semplice da sciogliere. In alcuni stati (Missouri, Wisconsin, Utah) i giudici hanno sostenuto che in questo caso processare la gerarchia cattolica sarebbe una violazione del Primo emendamento, che garantisce la libertà di pensiero, di religione e di stampa. È la linea di difesa, sempre più aggressiva, seguita dagli avvocati delle diocesi messe sotto accusa.

    E qui arriviamo alla seconda notizia. In Missouri, all’inizio di marzo, gli avvocati dei preti accusati di abuso sui minori hanno portato in tribunale la Snap (Survivors Network of Those Abused by Priests) un’associazione di volontari che dal 1989 si occupa di assistere le famiglie delle persone che hanno subito abusi. Gli avvocati chiedono ai vertici della Snap di consegnare ai giudici tutta la corrispondenza scambiata con gli assistiti in ventitre anni. Obiettivo: verificare se nelle migliaia di lettere e email tra l’associazione e le vittime ci siano irregolarità. I militanti della Snap replicano che si tratta di una odiosa violazione della privacy di migliaia di vittime, un modo subdolo per segnalare a chiunque voglia rivolgersi all’associazione che la sua vita privata sarà resa di pubblico dominio. William Donohue, presidente della Catholic League for Religious and Civil Rights, ha spiegato al New York Times: «Lo Snap è una minaccia alla Chiesa Cattolica. In passato la Chiesa è stata troppo veloce a firmare assegni. Ormai abbiamo capito che sarebbe stato meno dispendioso se avessimo lottato su ogni singolo caso (di abuso, ndr)».

    Questo chiaro cambiamento di strategia da parte della Chiesa ci porta alla terza notizia, legata al recente viaggio in Messico del papa, che si è rifiutato di incontrare le famiglie delle vittime di abusi sessuali. Il Messico è un paese particolare per il Vaticano. È il paese di Marcial Maciel, il fondatore dell’ordine dei Legionari di Cristo, scomparso nel 2008. Fin dagli anni Quaranta, Maciel abusò di decine di bambini e giovani seminaristi ed ebbe diversi figli (uno certo, altri cinque incerti) da donne diverse. Ora le vittime accusano la Chiesa di avere coperto Maciel per decenni. Alla fine di marzo, mentre papa Ratzinger sbarcava a Città del Messico, Jose Barba stava dando alle stampe un libro secondo il quale il Vaticano sapeva da decenni che Maciel era un drogato e un pedofilo. Barba è un ex sacerdote dei Legionari che nel 1998 intentò una causa legale contro Maciel per avere abusato sessualmente di lui mentre era in seminario. Il libro (“La voluntad de no saber”) è basato su 212 documenti riservati che Barba ha ottenuto da una fonte che ha accesso agli archivi vaticani. I documenti sono oggi pubblicati online all’indirizzo www.lavoluntaddenosaber.com. È una documentazione imponente, in larga parte scritta in italiano. Ha scritto l’Associated Press in un articolo pubblicato integralmente dal Wall Street Journal: «I nuovi documenti sembrano rafforzare le prove che il Vaticano fosse a conoscenza delle accuse ben prima che queste diventassero pubbliche».

    Dalla documentazione pubblicata online emerge chiaramente che il Vaticano era a conoscenza dei problemi di Maciel fin dalla fine degli anni Quaranta. Nel 1954 una lettera di un prete della Legione al vicario di Città del Messico sosteneva che Maciel era morfinomane. Nel 1956 alcune lettere lo accusano esplicitamente di atti di sodomia nel confronti di ragazzi della congregazione. In una lettera del 1976, Juan Jose Vaca (che Ratzinger ha rifiutato di incontrare nel suo recente viaggio) scrive chiaramente di avere subito violenze in seminario fin dal dicembre 1949, quando aveva tredici anni. Vaca cita altri venti preti che subirono lo stesso trattamento. Dal 1978 al 1992 scrisse lettere alle autorità della Chiesa. Poi lasciò la tonaca. Joseph Ratzinger, che nel 1998 era a capo dell’ufficio che ricevette quelle denunce, ha detto di essere venuto a sapere delle accuse a Maciel solo nel 2000. Impiegò sei anni a emettere sanzioni nei suoi confronti. Aspettò che fossero i suoi colleghi Legionari ad accusare apertamente il fondatore dell’ordine. D’altra parte anche Papa Wojtyla ammirava l’ortodossia e la disciplina dei Legionari. Non tutte le persone che hanno subito abusi hanno chiesto di essere ricevuti dal papa in occasione del suo viaggio in Messico. Jose Barba (l’autore del libro) e altre vittime hanno detto di non volere un incontro con Benedetto XVI. Jose Antonio Perez Olvera, un ex legionario che subì gli abusi di Maciel, ha dichiarato all’Associated Press: «Per nessuna ragione al mondo vorrei incontrare qualcuno che ha protetto Maciel invece di punirlo. Non veniamo a patti con i criminali, né con i loro protettori e i loro complici». Questa dichiarazione è stata pubblicata dal Wall Street Journal. In Italia ha avuto scarsa eco.

    Leggi il resto: www.linkiesta.it/preti-pedofili-philadelphia#ixzz1sDSXeGWM

  • Lezioni antipedofilia della diocesi, Zanardi: “Siano aperte anche alle vittime degli abusi”

    Lezioni antipedofilia della diocesi, Zanardi: “Siano aperte anche alle vittime degli abusi”

     Savona. Il portavoce della rete antipedofilia “L’Abuso”, Francesco Zanardi, chiede a monsignor Vittorio Lupi che l’associazione possa partecipare al piano di prevenzione-educazione varato dalla diocesi di Savona-Noli. Così scrive Zanardi in una lettera al vescovo: “Lei sa quanto l’associazione abbia insistito per un programma di prevenzione nelle parrocchie, sempre frequentate da moltissimi minori quindi luoghi ad alto rischio, come la storia purtroppo racconta, qual’ora vi fosse la presenza di un pedofilo. Come si sa bene i traumi causati da abusi sessuali in età minore lasciano segni indelebili, spesso gravi, la prevenzione è molto importante, fondamentale. Sarò sincero ma leggendo il programma non vedo alcun invito alle vittime della diocesi”.

    Il programma televisivo “Le Iene” dedicherà uno spazio all’argomento pedofilia nel Savonese e il servizio andrà in onda probabilmente la prossima settimana. “Le vittime non sono così poche e credo meritino il massimo rispetto e sostegno, soprattutto dalla diocesi che si è prestata a favoreggiare i loro carnefici per ben 32 anni – osserva Zanardi – Leggendo il programma noto incontri tra psicologi e gruppi, catechisti e associazioni, spero anche la nostra di vittime savonesi. Dico spero perché si ha l’impressione che gli incontri siano destinati solo a coloro che frequentano assiduamente il clero o che rivestono funzioni educative”.

    Zanardi prosegue: “Degno di nota anche il relatore, don Fortunato Di Noto, con il quale ho avuto modo di confrontarmi sull’argomento pedofilia nella trasmissione di ‘Matrix’ dello scorso maggio, nella quale ci siamo confrontati sul dramma savonese; di lì deduco anche l’origine della scelta, una persona competente e informata sugli avvenimenti del Savonese. Spero possa far pervenire alla rete L’Abuso il programma degli incontri, le modalità di accesso a questo programma in modo tale che possa essere appreso dalle vittime, le quali potranno decidere in che forma aderire” conclude Zanardi.

    Il consiglio pastorale diocesano ha predisposto percorsi educativi e formativi con il supporto degli esperti del Cismai di Milano, del Coordinamento italiano contro gli abusi sull’infanzia (ente laico riconosciuto a livello internazionale). Prosegue così con la seconda fase il piano di prevenzione della pedofilia varato nel novembre scorso dalla diocesi di Savona-Noli. Si comincerà martedì 17 aprile al seminario diocesano di via Ponzone, con le “Linee guida sull’abuso sessuale infantile”, che saranno esposte da Cesira Di Guglielmo, psicologa e psicoterapeuta del Cismai. Alle 21 la lezione sarà per gli educatori, la mattina seguente per i sacerdoti.
    http://www.ivg.it/2012/04/lezioni-antipedofilia-della-diocesi-zanardi-siano-aperte-anche-alle-vittime-degli-abusi/
  • Preti pedofili. Il primate del Belgio sapeva. Ma alla polizia negò, Cardinale Godfried Danneels informato almeno 40 volte

    Preti pedofili. Il primate del Belgio sapeva. Ma alla polizia negò, Cardinale Godfried Danneels informato almeno 40 volte

    11 aprile 2012
    Danneels sapeva, atto di accusa di 20 vittime

    Bruxelles- Nuove rivelazioni della stampa belga nel quadro dell’operazione “Calice” sugli abusi sessuali compiuti da preti in Belgio. Il cardinale Godfried Danneels, ex primate del Paese – scrive oggi il quotidiano popolare fiammingo Het Laatste Nieuws – sarebbe stato informato «almeno quaranta volte» di casi di abusi sessuali in seno alla Chiesa sulla base delle lettere emerse dal dossier dell’inchiesta. Interrogato nel 2010 dalla polizia giudiziaria di Bruxelles «Godfried Danneels aveva indicato che non era al corrente di casi di abusi sessuali nella sua diocesi».

    Immediata la reazione del Cardinale che, tramite il suo legale, ha fatto sapere che non ha più nulla da aggiungere alle risposte già date alla commissione per gli abusi sessuali. Per l’avvocato, Fernand Keuleneer, l’articolo «è un cattivo piatto riscaldato, non pubblicato a caso, in quanto è solo di qualche giorno la sentenza della Corte di Cassazione nella quale l’illegalità delle perquisizioni e dei sequestri è stata definitivamente confermata».

    In un comunicato il Cardinale e il suo consiglio annunciano che presenteranno un nuovo ricorso presso il giudice d’istruzione «al fine di determinare se, ancora una volta, si è di fronte a un problema di disinformazione e di manipolazione dell’istruzione, e di violazione del suo segreto».

    La decisione del cardinale Godfried Danneels e del suo consiglio di presentare ricorso per determinare se c’è stata violazione del segreto d’istruzione nasce anche dal fatto che Het Laatste Nieuws, si riferisce «a delle fonti vicino all’istruzione giudiziaria; che il quotidiano riporta informazione sullo stato dell’istruzione e su quello che la giustizia avrebbe già concluso o no». L’articolo precisa che «nella più parte dei casi esistono scambi di lettere tra il cardinale e le vittime, le loro famiglie, e le persone a loro vicine».

    Lettere di denuncia a cui Danneels «ha a volte risposto scrivendo che pregava per le vittime. In un caso ha allontanato un prete pedofilo dalla parrocchia, ma senza informarne la Giustizia».

  • Lettera aperta a Mons. Vittorio Lupi.Vescovo di Savona-Noli.

    Lettera aperta a Mons. Vittorio Lupi.Vescovo di Savona-Noli.

    Oggetto: Piano per prevenire la pedofilia.

    Eminenza Reverendissima le scrivo dopo aver appreso da alcuni mezzi di informazione che entra nel vivo il piano per prevenire la pedofilia annunciato nel novembre scorso. Lei sa quanto l’associazione abbia insistito per un programma di prevenzione nelle parrocchie, sempre frequentate da moltissimi minori quindi luoghi ad alto rischio, come la storia purtroppo racconta, qualora vi fosse la presenza di un pedofilo.

    Come si sa bene i traumi causati da abusi sessuali in età minore lasciano segni indelebili, spesso gravi, la prevenzione è molto importante, fondamentale. Sarò sincero ma leggendo il programma non vedo alcun invito alle vittime della Diocesi di Savona-Noli. Come documentato da LE IENE nel programma che andrà in onda in prima serata probabilmente la prossima settimana, non sono così poche e credo meritino il massimo rispetto e sostegno, soprattutto dalla Diocesi che si è prestata a favoreggiare i loro carnefici per ben 32 anni, almeno stando a quello che emerge dal fascicolo restituito dalla Procura della Repubblica di Savona dopo patteggiamento a 1 anno con la condizionale  di Giraudo.

    Leggendo il programma noto incontri tra psicologi e gruppi, catechisti e associazioni, spero anche la nostra di vittime savonesi. Dico spero perché leggendo il comunicato si ha l’impressione che gli incontri siano destinati solo a coloro che frequentano assiduamente il clero o che rivestono funzioni educative.

    Degno di nota anche il relatore, don Fortunato Di Noto con il quale ho avuto modo di confrontarmi sull’argomento pedofilia nella trasmissione di MATRIX dello scorso maggio, nella quale ci siamo confrontati sul dramma savonese, di li deduco anche l’origine della scelta, una persona competente e informata sugli avvenimenti del savonese.

    Spero possa far pervenire alla Rete L’ABUSO il programma degli incontri, le modalità di accesso a questo programma in modo tale che possa essere appreso dalle vittime, le quali potranno decidere in che forma aderire.

    Cordialmente

    Francesco Zanardi

    Portavoce Rete L’ABUSO

  • Pedofilia: una vittima conferma gli abusi da parte del prete fiorentino indagato

    Pedofilia: una vittima conferma gli abusi da parte del prete fiorentino indagato

    08 aprile 2012
    Firenze – Al momento si tratta solo di un’ipotesi di reato, anche se avvalorata dalla testimonianza di un giovane albanese di 20 anni che conferma di aver subito abusi dal prete quando era ancora minorenne e frequentava la parrocchia di San Giovanni Evangelista a Empoli. In realtà il ragazzo, interrogato per 4 ore in Questura, afferma di averne fatto parola con persone interne alla chiesa già al tempo in cui si verificarono i fatti, ma allora non fu creduto. Le vittime di violenza sessuale sono spesso soggetti deboli, indifesi, in condizioni di disagio e di sudditanza psicologica, facili da circuire e da zittire. La vicenda terrorizza, infatti, il meccanico albanese, il quale teme una vendetta da parte dei preti “troppo potenti”. Se il prete don Daniele Rialti, attualmente sacerdote di Madonnina del Grappa e in servizio presso la parrocchia di San Bartolomeo in Tuto a Scandicci, fosse colpevole del reato di violenza sessuale, l’accusa sarebbe aggravata proprio per lo stato di emergenza e di minorata difesa delle vittime. Intanto giovedì 5 entrambe le abitazioni di Rialti, a Empoli e a Scandicci, sono state perquisite: sotto sequestro materiale cartaceo e informatico che potrebbe aiutare nelle indagini. La situazione ha messo in agitazione il capoluogo toscano e l’intera Curia, un prete pedofilo protetto dalla Santa Sede non sarebbe facilmente perdonabile. E’ stato l’arcivescovo Giuseppe Betori, cardinale da quest’anno, a dare a don Rialti l’incarico di promotore di giustizia del Tribunale Ecclesiastico Diocesano ed a trasferirlo a Scandicci tre anni fa, quando l’ex parroco Paolo Cioni lo accusò per la prima volta.

  • Chiesa nella bufera. Il caso di Don Rialti a Firenze

    Chiesa nella bufera. Il caso di Don Rialti a Firenze

    Ipotesi pedofilia: lettere e numeri di telefono,il giovane albanese conferma gli abusi
    Chiesa nella bufera. Il caso di Don Rialti a Firenze
    Indagato sacerdote, parrocchie sotto choc, le testimonianze

    E parla di altri ragazzini vittime. Passato al setaccio l’archivio di don Rialti

    Firenze, 7 aprile 2012 – Violenze e abusi, preti e ragazzini, vicende turpi che gli uomini in tonaca nera, ma anche porpora, capaci di tenersi in seno segreti millenari, preferiscono glissare liquidandole, con paternale condiscendenza, come ‘fango’. Oppure, come in questo caso: «Macchè violenza, solo una banale ‘pacca sul sedere’».

    Non è proprio così se è vero che la procura con il pm Giuseppina Mione, stava lavorando nel segreto più assoluto su questo rivolo scaturito dall’indagine sull’attentato a monsignor Giuseppe Betori. Una lettera anonima ma tanto circostanziata da essere facilmente riconducibile all’autore, era stata inviata sia agli inquirenti che alle autorità vaticane. Da queste ultime non era arrivato nessun segnale, ma la Procura si era mossa subito.

    L’altra mattina intorno alle 8 è scattata la perquisizione a don Daniele Rialti, nel 2008 viceparroco a San Giovanni Evangelista di Empoli, promotore di giustizia (equivalente del pm) del tribunale ecclesiastico diocesano e sacerdote alla Madonnina del Grappa. Il prete è stato accusato da un altro prete, il suo ex parroco don Paolo Cioni, di violenza sessuale nei confronti di ragazzi. Con la stessa ipotesi di reato, aggravata però dallo stato di necessità e di minorata difesa anche per sudditanza psicologica nelle quali versavano le sue vittime, è iscritto nel registro degli indagati dello stato italiano.

    Giovedì 5 le due abitazioni di don Rialti sono state perquisite dalla Mobile coordinata da Filippo Ferri. Alla Madonnina del Grappa sono andati il dirigente della Digos Lorenzo Manso e i suoi uomini. Sequestrato materiale definito molto interessante, cartaceo e informatico. Anche lettere di un certo interesse oltre a numeri di telefono, contatti, agende.

    Perquisito anche un meccanico albanese, poco più che ventenne, uno che potrebbe sapere molte cose, che sarebbe stato abusato da don Rialti e che nel 2009 aveva già raccontato a qualcuno nell’ambito ecclesiastico, quello che stava accadendo. Non fu creduto all’epoca. Perchè credere a uno sfortunato ragazzotto albanese? O comunque non fu creduto abbastanza: nessuno informò polizia, carabinieri o magistrati. L’altra sera sarebbe stato ascoltato in questura fino a tardi. per quasi 4 ore.
    Persona informata dei fatti.

    Il giovane avrebbe sostanzialmente confermato quello che già risultava agli atti della recente indagine ma che all’epoca fu bollato come ‘sudicio da spazzare sotto il tappeto’. Abusi sessuali? Sì. Interesse morboso verso ragazzini? Ancora sì. Verso lui stesso ma anche altri coetanei o forse ancor più giovani? Drammaticamente è ancora sì. E adesso il giovane albanese ha paura: i preti sono potenti, lo ha sempre pensato, non si sente tranquillo teme ‘ritorsioni’, ha paura di essere rispedito nel Paese delle Aquile con un qualsiasi pretesto. Per atavica impostazione mentale ha sempre avuto paura delle tonache e delle divise. Adesso sembra finalmente essersi liberato di un peso ma dovrà ripetere il suo racconto ancora tante volte: al pm poi al giudice, infine in aula.

    am ag

    http://www.lanazione.it/cronaca/2012/04/07/693832-pedofilia-chiesa-don-rialti.shtml

    Attentato e pedofilia: inchiesta sulla Curia, a Firenze volano gli stracci

    Pedofilia: inchiesta sulla Curia, a Firenze volano gli stracci

    di Emanuela Fiorentino e Ignazio Ingrao

    Si dice che a Firenze il grande orecchio degli investigatori abbia ascoltato per mesi le telefonate di mezza Curia. Lo scopo? Fare luce sullo strambo attentato al cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo della città, scampato per un pelo al fuoco di pistola in una sinistra serata novembrina. Si dice che i preti che lavorano in Curia nulla abbiano mostrato di sapere su che cosa si nasconda dietro gli spari. Al punto che, di quelle telefonate, zero potrebbe restare agli atti, tantomeno la vita privata che emergerebbe tra un «pronto…» e l’altro. Si parla persino di conversazioni imbarazzanti, ma nessuna conferma arriva dagli inquirenti, né su questo fronte (totalmente irrilevante per le indagini) né su altro.

    Un muro di silenzio tale che Panorama, per riaccendere i riflettori su un episodio gravissimo avvenuto 6 mesi fa, e del quale troppo presto ci si è dimenticati, ha avviato un’inchiesta propria, ricostruendo dalla voce dei testimoni e dei protagonisti una serie, inedita, di retroscena e storie parallele.

    Ma partiamo dall’inizio. Secondo gli inquirenti è stato Elso Baschini, un pregiudicato di 73 anni, protagonista anni fa di una clamorosa protesta sul tetto del carcere delle Murate, a ferire il 4 novembre 2011 don Paolo Brogi, il segretario del cardinale, e a puntare la pistola contro quest’ultimo. Il pm Giuseppina Mione si appresta a chiudere le indagini chiedendo il rinvio a giudizio per Baschini (difeso dall’avvocato Cristiano Iuliano). Ma il testimone che accusa l’aggressore, Mohamed Kahoul Toufik, rivela a Panorama un altro elemento che potrebbe aprire una nuova pista: Baschini, alcuni mesi prima dell’agguato, gli avrebbe mostrato 20 mila euro per convincerlo a collaborare con lui. Soldi che, secondo il marocchino, potrebbero essere stati dati a Baschini come anticipo per una missione ai danni della Curia. «Mi ha fatto vedere quei 20 mila euro e mi ha chiesto se gli procuravo una pistola. Mi ha detto che gli sarebbe servita solo per fare un furto. Ma a che serve una pistola se vuoi solo rubare? Mi sono rifiutato di aiutarlo» dichiara il marocchino a Panorama.

    Nel frattempo è emersa una vicenda totalmente estranea all’attentato, ma scoperta indagando proprio su quello. I sospetti sono pesanti: pedofilia. E nel mirino di una serie di accusatori c’è un sacerdote molto in vista, Daniele Rialti. Per Firenze potrebbe riaprirsi una vecchia, dolorosissima ferita dopo la vicenda di Lelio Cantini, il parroco-padrone della chiesa Regina della pace a Firenze (morto lo scorso 15 febbraio), responsabile di abusi sessuali e violenze psicologiche su minorenni, che per oltre trent’anni ha goduto di appoggi e coperture prima di essere ridotto allo stato laicale e di essere salvato dalla prescrizione.

    Don Rialti appartiene a una delle istituzioni più importanti nel campo della solidarietà: l’Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa, fondata quasi un secolo fa per aiutare i bambini usciti dal riformatorio e sostenuta dall’aristocrazia e dalla migliore borghesia fiorentina. L’Opera possiede diverse strutture (fra cui la famosa Villa Guicciardini) dove vengono assistiti a vario titolo oltre un migliaio di ragazzi.

    Al vertice dell’organizzazione c’è oggi don Corso della famiglia Guicciardini-Strozzi. Anche il presunto attentatore, Baschini, è molto legato all’Opera della Madonnina del Grappa, dalla quale era stato assistito. E proprio dalle testimonianze raccolte fra le persone vicine all’Opera sono emerse le accuse a carico di don Rialti.

    Il sacerdote, per 17 anni, è stato viceparroco presso la chiesa di san Giovanni evangelista a Empoli. Figura «simbolo» delle comunità neocatecumenali fiorentine, Rialti è anche giudice e promotore di giustizia del tribunale ecclesiastico diocesano. Dunque è una specie di pubblico ministero chiamato, fra l’altro, ad avviare l’azione penale canonica in caso di pedofilia. Ma proprio Rialti, nel 2008, è stato accusato di molestie sui bambini da un gruppo di fedeli e dal parroco di san Giovanni Evangelista, Paolo Cioni (forse futuro vicario generale della diocesi di Firenze al posto di monsignor Claudio Maniago, vescovo ausiliare).

    Don Cioni ha riferito agli inquirenti di avere denunciato a Betori i comportamenti di Rialti quando era suo viceparroco, in particolare nei confronti di un gruppo di minorenni stranieri e dei ragazzi ospitati nel dormitorio dell’Opera presso la parrocchia. Denuncia a suo dire avvalorata da una lettera inviata a Betori da alcuni genitori e catechisti della parrocchia. L’arcivescovo chiamò entrambi i sacerdoti, ma alla fine decise di archiviare il caso e di trasferire don Cioni a Calenzano e don Rialti a Scandicci, a 20 chilometri da Empoli, nella parrocchia di san Bartolomeo in Tuto.

    Durante l’interrogatorio del 29 novembre scorso, il magistrato ha chiesto conto al cardinale Betori del caso Rialti. «Don Cioni mi riferì di certi atteggiamenti di don Rialti verso minorenni» ha risposto Betori. Ma «ho interrogato direttamente Rialti e ho chiuso l’indagine», poiché dalle voci sarebbe emersa «una pacca sul sedere a un ragazzo» e niente altro. Panorama ha cercato di capire di più sulle accuse rivolte a Rialti.

    Il coordinatore della Misericordia di Empoli, Fabrizio Sestini, come ha già dichiarato alla squadra mobile, racconta che un assistente sociale gli aveva riferito la confidenza di un minorenne assistito dall’Opera. Il ragazzo si era lamentato per il fatto che Rialti entrava in bagno mentre lui faceva la doccia. La domestica di don Daniele, Laura Cornuti, non ha remore. A Panorama racconta quanto ha già detto a chi indaga: «Quasi ogni sera dopo cena arrivava un gruppo di ragazzi italiani, che con un fare piuttosto arrogante chiedeva di vedere Rialti. Il sacerdote mi faceva aprire e io li lasciavo salire. Quando poi è arrivato don Cioni a fare il parroco, don Daniele mi ha raccomandato di non farli più entrare e di mandarli via». Cornuti riferisce pure di gruppi di ragazzini albanesi e romeni che circolavano intorno a Rialti e che il sacerdote aiutava. E poi di una famiglia colombiana che abitava in una casa di proprietà dell’Opera: «Erano una coppia di genitori con un bambino. Un giorno la madre, Gloria, ha ferito alla testa don Daniele nel corso di un violento diverbio nel quale la donna avrebbe intimato al sacerdote di lasciar perdere il suo bambino, come ha riferito chi era presente alla discussione».

    Raggiunto da Panorama, Rialti respinge ogni accusa, ma ricorda di essere stato convocato dall’arcivescovo: «Nel 2008 Betori mi ha chiamato, gli ho spiegato che quelle accuse erano orchestrate dall’ex parroco di san Giovanni Evangelista. Anche per il posto che occupo, come promotore di giustizia, mi faccio molti nemici. Ma l’arcivescovo mi ha riconfermato piena fiducia, tanto che continuo a svolgere le mie funzioni nel tribunale diocesano. E nella mia nuova parrocchia di Scandicci seguo centinaia di ragazzi delle comunità neocatecumenali». Non solo, il sacerdote rivela di continuare a frequentare la parrocchia di Empoli: «Ci vado spesso perché là si trova la mia comunità di provenienza». Quanto alla vicenda della famiglia colombiana, ammette di essere stato ferito alla testa dalla madre del bambino, ma «si trattava di una donna fragile e ammalata che credeva che io l’avessi accusata di avere compiuto un furto in casa». Nel frattempo don Daniele ha anche patteggiato una condanna penale a seguito di una denuncia della Guardia di finanza per la cooperativa Agricampus a Barberino di Mugello, che fa capo all’Opera e della quale Rialti era presidente e legale rappresentante.

    Panorama ha chiesto a uno dei responsabili della Madonnina del Grappa, Vincenzo Russo, se le accuse di pedofilia a carico di Rialti sono state prese in esame dall’Opera: «Si tratta solo di voci» risponde don Vincenzo «non posso chiedere spiegazioni su fatti così gravi a un confratello solo sulla base di pettegolezzi». Don Cioni, invece, ha riferito agli inquirenti che ci sarebbe stata una burrascosa riunione alla Madonnina nella quale don Vincenzo avrebbe messo alle strette don Rialti e gli avrebbe raccomandato di non entrare più nei bagni dei ragazzi mentre facevano la doccia.

    Panorama ha domandato anche al cardinale Betori spiegazioni sul caso Rialti, ma il porporato ha preferito non rispondere. Incalzato dal magistrato in un altro interrogatorio, il cardinale ha invece parlato dei suoi rapporti con monsignor Maniago che venne coinvolto nella vicenda di don Cantini. Rapporti di totale collaborazione con l’ausiliare, spiega Betori al pm. Ma aggiunge: «A loro (ai familiari delle vittime di don Cantini, ndr) dispiace che Maniago sia ancora qui, però le nomine del vescovo non le fa un vescovo, le fa il Papa».

    Se le accuse contro Rialti siano solo voci o ci sia un qualche fondamento sarà accertato dalla procura. Al momento la questione non sembra essere collegata all’attentato a Betori, sebbene tutti i protagonisti di questa storia siano legati in qualche modo alla Madonnina del Grappa. Strane coincidenze, silenzi e mezze verità che complicano ogni giorno di più un caso che potrebbe rivelarsi il vaso di Pandora della Chiesa di Firenze.

    redazione
    Sabato 7 Aprile 2012

  • Le Iene Show, 5/04/2012, prete molestatore: tutti sapevano ma nessuno ci credeva

    Le Iene Show, 5/04/2012, prete molestatore: tutti sapevano ma nessuno ci credeva

    Le Iene Show, Giulio Golia ha mostrato quello che è successo dopo il servizio della settimana scorsa sul parroco di Marano che molestava i fedeli. Si è visto che tutti erano a conoscenza delle voci sul prete molestatore, eppure nessuno ci credeva. L’ inviato del Le Iene Show si è recato a Marano il paese del napoletano in cui il prete da oltre trent’anni svolgeva la sua missione.

    Dopo il servizio delle iene che mostrava il prete molestatore fare avances sessuali anche ad un minorenne, si è scatenato un polverone, lo stesso cardinale Sepe ha parlato di una grande tragedia che si è abbattuta sulla Chiesa napoletana.

    La cosa sconcertante è come con grande candore i fedeli ammettevano che le voci sul prete giravano da molti anni, ma che nessuno credeva a questa cosa: perché? Giulio Golia ha così intervistato un ragazzo, di nome Simone che da anni ripeteva che Don Franco faceva cose brutte ai ragazzi che frequentavano la parrocchia. Ha fatto delle dichiarazioni shock che lasciano davvero basiti: “Alcuni miei amici stretti sono andati fino in fondo con il prete, lui li ha costretti. Addirittura ad uno dei miei amici è successo mentre andavano a Lourdes in pellegrinaggio: lo ha trascinato in bagno”.

    Simone appare molto turbato, circondato dai suoi concittadini che sembrano davvero allibiti per tutto quello che è successo. In molti dicono di aver chiesto scusa al ragazzo per non averlo creduto. Eppure ci si domanda come possono stare adesso psicologicamente le vittime del prete molestatore. Simone alla domanda di Giulio Golia, inviato de Le Iene Show, su come stanno i suoi amici risponde: “ Uno si è ripreso, l’altro sta molto male ed è costretto a prendere degli psicofarmaci”.

    Rimangono gli interrogativi più pressanti: com’è possibile che la Chiesa nonostante le voci sul insistenti prete molestatore non abbia indagato in tutti questi anni? Per chi si è dovuti arrivare ad un servizio delle Iene per rimuovere il parroco?

    Una vicenda shock che ha travolto la Chiesa, mentre il Cardinale Sepe non ha voluto rilasciare dichiarazioni, delegando al suo portavoce un comunicato sulla vicenda. Ora il parroco è stato rimosso, a celebrare la messa un altro prete: ma rimane intatto il dolore di chi ha subito molestie e abusi.

  • La famiglia della vittima non ci sta e minaccia querela

    La famiglia della vittima non ci sta e minaccia querela

    Don Chiarenza per difendersi attacca, ponendo diversi dubbi, e la famiglia del Preside Pulvirenti valuta una denuncia querela per le affermazioni dell’avvocato del prelato. “Rispetto naturalmente il ruolo della difesa di Don Carlo Chiarenza, delle cui eventuali responsabilità risponderà alla magistratura italiana e, forse, a quella vaticana – si legge in una nota del presidente de “La Caramella Buona”, Roberto Mirabile – ma i contenuti della conferenza non mi sorprendono, nel senso che mi aspettavo il nulla e così è stato: in altri casi affrontati e soprattutto nel caso di Don Ruggero Conti, il sacerdote che a Roma con l’avvocato Nino Marazzita, nostro presidente onorario, abbiamo fatto condannare l’anno scorso a oltre quindici anni di carcere più pene accessorie, la strategia difensiva era praticamente la stessa: arrampicandosi sugli specchi, i difensori non possono fare altro che cercare di screditare la vittima, il suo contesto famigliare; la difesa vuole screditare ma non smentisce i fatti”.

    “Malgrado quindi la prassi si ripeta – continua Mirabile – non possiamo sorvolare sulla discutibilissima tattica utilizzata: far passare Teo Pulvirenti come una persona inattendibile, addirittura mentalmente instabile, problematico e con l’aggravante della sessualità omosessuale, come se questa fosse elemento di poca credibilità”.

    “I dieci silenzi del dottor Pulvirenti, come biblicamente scrive la difesa, sono campati in aria: Pulvirenti non nasconde nulla e non tace, come ha dimostrato ampiamente. Inutile provare in modo meschino a capovolgere i ruoli. Questa operazione, come detto già affrontata ampiamente da La Caramella Buona in altri processi, non potrà assolutamente funzionare e la magistratura lo potrà serenamente dimostrare”.

    “Non esistono ‘veri motivi’ dell’allontanamento di Pulvirenti dalla Comunità, se non la tattica del sacerdote di togliere gli incarichi ai ragazzi della parrocchia quando scomodi: si vuole forse additare la cittadinanza di Acireale come omofoba? Il ruolo del padre Preside Pulvirenti – prosegue – non fa altro che dimostrare la buona fede della famiglia nel rispetto della Chiesa e ricordiamo che Teo ha pienamente informato i genitori solo recentemente di quanto realmente accaduto; questo è del tutto normale per una vittima di abuso sessuale e psicologico”.

    “Inconsistente affermare che a Cassone e in Parrocchia ci fossero “sempre” altre persone: e quindi? Si vorrebbe dimostrare che il sacerdote non poteva mai e poi mai rimanere isolata dalla vista di altri ? Anche questa difesa è totalmente fragile. Tacere sul Centro di Ascolto ovvero Telefono Amico? Questa sarebbe una prova della totale infondatezza delle accuse che Teo muove al sacerdote? L’estraneità ai fatti del sacerdote si dimostrerebbe con l’aver fondato il (discusso) Telefono Amico? Piuttosto ridicola come cosa”.

    “Screzi e cartoline – ancora – non modificano alcuna sostanza delle accuse mosse dal dottor Pulvirenti al sacerdote Don Carlo Chiarenza e la magistratura potrà dimostrarlo serenamente; inutile continuare a dire che Pulvirenti ha strumentalizzato e addirittura manomesso la registrazione con Chiarenza e Urso: se ne occuperà la magistratura”.

    “Mi dispiace, e voglio dirlo, che la difesa di Don Chiarenza abbia minacciato Pulvirenti di querela per ‘gravissima calunnia’, anche perché con questo potrebbe intimorire altre presunte vittime che, in parte, già si sono rivolte a La Caramella Buona Onlus e soprattutto, come corretto e giusto, alla Polizia delle Comunicazioni di Catania quindi al Pubblico Ministero Dott.ssa Marisa Scavo. Ma se non è Don Carlo Chiarenza a volere la denuncia contro Pulvirenti per calunnia, di chi sarebbe l’iniziativa, dell’avvocato difensore in persona ? Il Preside Pulvirenti e la famiglia tutta ha contattato i legali de La Caramella Buona Onlus per verificare una denuncia querela per le gravi affermazioni dell’avvocato di Don Chiarenza. Nel massimo rispetto del ruolo e della professionalità della difesa di Don Carlo Chiarenza, posso affermare che il Dottor Teodoro Pulvirenti e La Caramella Buona Onlus sono certi che la verità, sollecitata peraltro da quattromila persone alla fiaccolata di Acireale, vincerà su ogni tentativo di screditare le vittime di un’orribile reato e riconfermiamo – conclude Mirabile – la massima collaborazione e fiducia nella Polizia e nella Magistratura”.

    http://www.livesicilia.it/2012/04/05/la-famiglia-della-vittima-non-ci-sta-e-minaccia-querela/

  • La diocesi che protegge i preti pedofili

    La diocesi che protegge i preti pedofili

    Mantenere i segreti e insabbiare lo scandalo invece che rivelare le molestie dei preti pedofili. Sembra questa la vera missione della diocesi diretta dal vescovo Stephan Ackermann, il responsabile della Cei tedesca per lo scandalo degli abusi commessi dai sacerdoti cattolici.  Nella diocesi di Treviri alcuni sacerdoti accusati di molestie sessuali sono stati coperti dal porporato secondo le rivelazioni di Der Spiegel, che evidenzia come anche i religiosi che vogliono chiarire questo scandalo siano condannati al silenzio dai vertici ecclesiastici, e perseguitati con metodi paramafiosi.

    IL PRETE CONTRO LA CHIESA – Padre Klauss Gorges è un prete di cinquantasei anni che ha servito la Chiesa per moltissimi anni. Una volta svolgeva la sua missione con gioia ed entusiasmo, mentre oggi è sconvolto ed intimidito dall’atteggiamento dei suoi superiori. Il motivo di questo stato emotivo è molto chiaro: padre Klaus ha provato a chiarire tre casi di pedofilia avvenuti nella sua parrocchia a St. Martin a Köllerbach, ma gli è stato praticamente impedito di farlo. Il sacerdote è indignato per il comportamento dei decani e dei suoi superiori, indignato per le azioni del vescovo di Treviri Stephan Ackermann e per quelle dell’ordinariato. Padre Gorges, che ha un’impostazione conservatrice, ha sfogato tutta la sua delusione in una lettera scritta ai vertici della Chiesa cattolica. In questa missiva  il sacerdote rimprovera alle gerarchie ecclasiastiche di non voler insabbiare e non chiarire lo scandalo della pedofilia, e chiede di fare pulizia all’interno della diocesi di Treviri. Nella Chiesa è piuttosto inusuale che un prete critichi così aspramente i suoi superiori in modo pubblico. Ma padre Gorges non è solo nella sua critica. Da quando  Der Spiegel ha riportato i ripetuti casi di sacerdoti noti pedofili impiegati come se nulla fosse all’interno della diocesi retta da Stephan Ackermann, il vescovo di Treviri ha subito molte accuse a livello mediatico e non. La Chiesa cattolica continua a non trovare la pace auspicata, perché nel rapporto con lo scandalo degli abusi sessuali ha imparato molto meno di quanto dice di aver fatto all’esterno. E non solo a Köllerbach. In una lettera aperta i fedeli di un’altra parrocchia si sono lamentati per il comportamento di Ackermann, che “finora non ha effettuato nessun chiarimento sui casi” né nei confronti dei cattolici né nei confronti delle vittime. Colloqui individuali sono stati negati, collaboratori della Chiesa intimiditi, così come misure di chiarimento procrastinate nel tempo oppure del tutto impedite. “Questi modi di agire scandalosi e profondamente non cristiani devono finire una volte per tutte”, protestano i fedeli cattolici.

    LA CONFESSIONE PER MOLESTARE – Padre Gorges è stato nominato parroco della comunità di S. Martin nel 2007. Il sacerdote appartiene alla fratellanza di Pietro, un ordine molto conservatore, ed ovviamente le sue posizioni non dispiacevano alla diocesi per il suo nuovo incarico. Nella primavera del 2010 il religioso ha appreso fatti concreti su tre suoi colleghi responsabili di terrificanti molestie sessuali. Uno di questi aveva abusato di una bambina di cinque anni, un altro invece si era approfittato ripetutamente di una ragazzina minorenne. La giovane aveva detto durante la confessione che il proprio padre la molestava sessualmente, e il religioso l’aveva abusata ricattandola su questa rivelazione. Gorges aveva immediatamente informato la direzione della diocesi di Treviri su questi misfatti compiuti da sacerdoti. Proprio in quel periodo il vescovo Ackermann era stato nominato dalla Cei tedesca responsabile per i casi di abusi sessuali compiuti da preti cattolici.  Un chiarimento sugli episodi denunciati da padre Gorges però non c’è mai stato, e il religioso è stato sollevato dal suo incarico dallo stesso Ackermann. Al posto di inchieste sulle sue scoperte solo silenzio. La stessa cosa è capitata ad un altro sacerdote di una parrocchia vicina dello stesso comune, Guido Ittmann. Il religioso era stato informato da padre Gorges sugli abusi compiuti da loro colleghi, e si era messo all’opera per cercare prove per una denuncia formale. Un fratello di una vittima aveva confermato gli abusi subiti dalla sorella e  la versione di padre Gorges. Padre Ittmann ha così presentato un esposto alla magistratura nell’estate del 2010, ma la diocesi di Treviri ha preferito non aiutarlo, coprendo il caso.

    METODI MAFIOSI CONTRO CHI LOTTA CONTRO I PEDOFILI – Anche la ragazza vittima delle attenzioni sessuali dei sacerdoti ha denunciato i due religiosi insieme a suo padre, ma il vescovo di Treviri ha preferito affidarsi alla prescrizione dei reati, evitando qualsiasi chiarimento sul caso, e pure una difesa della vittima. Al contrario la diocesi ha messo sempre più sotto pressione i preti che tentavano di portare alla luce vicende sconvolgenti commesse da veri e propri mostri in tonaca. Padre Ittmann ha ricevuto lettere anonime, nelle quali era minacciato di violenza fisica. Sconosciuti hanno depositato davanti alla sua porta un sacco colmo di animali morti, mentre cadaveri di pipistrelli sono stati collocati nell’acquasantiera della sua chiesa. Nella parrocchia da lui guidata sono pure state messe in giro voci per le quali il religioso avrebbe dovuto chiedere scusa per misfatti compiuti in passato. Niente di vero, ma la diffamazione anonima ha colpito come si era prefissata di fare. Dopo un anno e mezzo di mobbing e di inutili richieste d’aiuto alla diocesi il sacerdote si è dato per vinto, e a Pasqua del 2011 padre Ittmann ha lasciato Köllerbach. Il vice vicario generale lo ha informato in forma scritta che le sue rivelazioni avrebbero dovuto essere formalizzate alla luce del suo congedo.

    LA DIOCESI PREFERISCE I MOLESTATORI – Già a marzo del 2010, così ha riportato il sacerdote, l’allora responsabile del personale della diocesi di Treviri, e incaricato dello scandalo degli abusi, Rainer Scherschel, aveva telefonato a Guido Ittmann per informarlo che “è stato deciso di tenere fuori dalla diocesi le storie di molestie sessuali di Köllerbach. Per questo il sacerdote avrebbe dovuto attenersi alla decisione dei vertici ecclesiastici e smettere ulteriori indagini sui casi. Padre Ittmann racconta a Der Spiegel, che gli era praticamente caduto il telefono dalla mano.” Non potevo assolutamente comprendere, che questa era davvero la reazione della diocesi ai sospetti di abusi sessuali compiuti dai sacerdoti.” Il “Noi” espresso dal vice vicario Rainer Scherschel si riferiva ovviamente alla decisione del vescovo di Treviri Ackermann.  Il vescovo avrebbe  smentito un suo interessamento nei casi di Köllerbach in un colloquio personale avuto con padre Ittmann. Stephan Ackermann gli avrebbe detto che si era comportato nel modo giusto, ma il vescovo di Treviri si è apparentemente dimenticato che ha un obbligo di assistenza anche nei confronti delle vittime dei preti pedofili della sua diocesi, che sono state da lui completamente ignorate. La diocesi di Treviri ha preferito non commentare queste rivelazioni. Dopo che le vittime e i preti che tentavano di aiutarle sono stati intimiditi, i rappresentati dei vertici ecclesiastici di Treviri hanno minimizzato i misfatti della parrocchia di Köllerbach, definendoli come semplici dicerie, per le quali non ci sarebbero stati indizi concreti. In verità uno dei presunti colpevoli di abusi avrebbe ammesso le molestie in un’inchiesta interna tenuta finora segreta e svoltasi in presenza dell’arcivescovo Robert Brahm nel 2011. Ma questo religioso è ancora attivo nella parrocchia dove ha compiuto le molestie tenute nascoste. Anche questa informazione non è stata né confermata né smentita dalla diocesi di Treviri.

    PONZIO PILATO VIVE A TREVIRI – La reazione del porporato è piuttosto burocratica, perché la diocesi di Treviri si dichiara semplicemente non competente per i fatti successi a Köllerbach. “All’epoca dei fatti né i preti accusati né le vittime degli abusi erano in qualche modo collegabili al vescovo di Treviri, e siccome nessuna richiesta d’aiuto formale è stata fatta, non era possibile “ per la direzione della diocesi effettuare colloqui o offerte d’aiuto”. Padre Ittmann e padre Gorges si trovano ora sotto pressione. Il presunto autore delle molestie influenza in modo molto importante la vita nella comunità di Köllerbach. Uno dei sacerdoti accusati è stato già condannato nel 200 a Friburgo e nel 2011 in Svizzera per abusi sessuali. L’altro prete invece dice ancora Messa a Treviri nonostante  il divieto comminatogli per un precedente caso di molestie. In un colloquio telefonico con Der Spiegel ha preferito non fare commenti sulle accuse nei suoi confronti, rimarcando solo che sui fatti di Köllerbach non è mai stato interrogato dalla diocesi, con la quale non ha più rapporti dal 2007.I preti che hanno scoperchiato il caso invece si sono scoperti impotenti di fronte al vescovo Ackermann. Padre Ittmann si è ritirato nella sua diocesi natale, come parroco ausiliario, e soffre per la pressione della sua Chiesa. “Non può essere vero, che l’incaricato per i casi di pedofilia nasconde sotto il tappeto gli abusi che si verificano a casa sua”. Anche padre Gorges è scoraggiato dalla vicenda. “Le circostanze emerse sono mostruose e infangano la Chiesa”. In realtà Stephan Ackermann è competente per il suo potere pastorale. Infatti i due sacerdoti accusati non avrebbero un superiore chiaramente definito, e di conseguenza le loro azioni cadono sotto la responsabilità del vescovo sotto al quale operano al momento, ovvero nella diocesi all’interno della quale lavorano. Anche il terzo prete accusato ricade sotto la competenza di Ackermann, poiché svolge il suo incarico in una comunità della diocesi. Ma un giorno dopo la pubblicazione della lettera di padre Gorges è arrivata una telefonata, che gli ha comunicato il divieto di esprimersi sugli abusi di Köllerbach. E’ questo il chiarimento della Chiesa cattolica secondo Der Spiegel.

    http://www.giornalettismo.com/archives/238150/la-diocesi-che-protegge-i-preti-pedofili/

  • “Abusi? Ancora non capisco Solidarietà alle vittime della pedofilia”

    “Abusi? Ancora non capisco Solidarietà alle vittime della pedofilia”

    “Abusi? Ancora non capisco Solidarietà alle vittime della pedofilia”

    Il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, torna sulla ferita aperta della pedofilia e sul presunto caso che riguarderebbe un sacerdote della sua diocesi, don Carlo Chiarenza. Lo ha fatto con i giornalisti, affrontando lo spinoso problema. Le sue parole dalla “Sicilia” di Catania: “Don Carlo sta riflettendo. Gli ho imposto l’allontanamento dall’Isola. Ho espresso la vicinanza a Teo (la vittima che raccontato la storia. Ci sono ancora cose che non capisco”.

     http://www.livesicilia.it/2012/04/01/abusi-ancora-non-capisco-solidarieta-alle-vittime-della-pedofilia/

     

    ACIREALE E’ PRONTA PER LA FIACCOLATA DI DOMANI. INTANTO OGGI IL VESCOVO INCONTRA I GIORNALISTI
    di Redazione – Tutto pronto, Acireale si appresta a vivere una serata intensa. La fiaccolata in sostegno a Teo Pulvirenti, ma anche a tutte le vittime della pedofilia si terrà domani per le vie della città. Una marcia silenziosa, composta, ordinata; niente cori, urla, invettive, solo la voglia di esserci mi metterci la faccia. Raduno in piazza Indirizzo alle 18:30, partenza prevista un’ora dopo

    La città, almeno questo si augurano gli organizzatori, è pronta a rispondere, a reagire a quello che forse è uno dei peggiori momenti vissuti da qualche decennio a questa parte. La cattolica Acireale macchiata dalle azioni vergognose di uno dei sacerdoti più conosciuti e rispettati, che adesso proverà a difendersi nelle sedi opportune.

    Intano oggi alle 19:45 il Vescovo Antonino Raspanti incontrerà in cattedrale i giornalisti per parlare del momento. Facile immaginare la notizia dell’avvenuta richiesta di un processo canonico ed il tentativo di tenere fuori la Chiesa da questa orrenda storia.

    Tornando alla fiaccolata, ecco l’elenco definitivo delle associazioni che hanno scelto di aderire all’evento:

    • FanCity Acireale
    • Eco delle Aci
    • Associazione Nuova Galatea
    • Associazione culturale Adunata
    • Cittadinanzattiva
    • Tribunale per i Diritti del Malato – Acireale
    • Consorzio Jonico Solidale (Consorzio di cooperative Sociali del terzo settore)
    • Il Ficodindia.it
    • Consulta giovanile Acireale
    • Pastorale giovanile (Ufficio diocesano)
    • Pallamano femminile – Acireale
    • Studentato Camilliano Nicola D’Onofrio
    • Vivere insieme Onlus
    • REt.I.S. – rete per l’inclusione sociale Acireale
    • Associazione AVESCI
    • Associazione Andromeda Onlus
    • Associazione Dreams
    • Centro Sportivo Italiano- Comitato di Acireale
    • Associazione 104 Orizzontale di Acireale
    • Gruppo AGESCI Acireale 2 e Acireale 5