Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: vittime

  • Orrore in collegio cattolico olandese. Atroci violenze su bambini, castrati per “guarirli” dagli impulsi omosessuali

    Orrore in collegio cattolico olandese. Atroci violenze su bambini, castrati per “guarirli” dagli impulsi omosessuali

    Orrore in Olanda – riporta La Stampa -: fa scalpore la notizia che negli anni Cinquanta, in un collegio cattolico nei Paesi Bassi, almeno 10 minori olandesi vennero castrati per essere ‘guariti’ dagli impulsi omosessuali. Dopo la sua testimonianza, nel 1956, il giovane fu portato in un’istituzione psichiatrica e poi venne ricoverato in un ospedale dove venne castrato. A tanti anni di distanza il quotidiano olandese Nrc Handelsblad, che ha sede a Rotterdam, riporta l’agghiacciante vicenda. Il quotidiano sostiene di aver scoperto le “prove” della castrazione forzata di un ragazzo e “forti indizi” sul fatto che ad almeno una decina di altre vittime di abusi vennero forzatamente rimossi i testicoli. Tra le prove, atti giudiziari, cartelle cliniche e lettere private e di avvocati. Secondo il quotidiano, la pratica venne denunciata nel 2010 alla Commissione Deetman, incaricata dalla Chiesa Cattolica di indagare sugli abusi sessuali commessi sui minori, nel cui rapporto finale si parla di un numero stratosferico (“tra 10.000 e 20.000”) di abusi su minori avvenuti nell’ambito della Chiesa cattolica olandese a partire dal 1945 sino ad oggi. Ma la Commissione, guidata dall’ex ministro Wim Deetman, del Partito Cristiano Democratico, non ha fatto alcun cenno alle castrazioni nel suo documento finale perché – ha fatto sapere adesso, reagendo all’articolo – non trovò “indizi per ulteriori indagini”. Della vicenda si occuperà ora anche il Parlamento.

    Immancabilmente si sono innalzate le voci di chi ricorda che la Chiesa fa anche “tante opere di bene”, che “non bisogna fare di tutta l’erba un fascio” e che c’è anche un aprte “illuminata dal sole”. Sole che negli ultimi decenni (man mano che diminuisce il potere di oscuramento del clero) sta rivelando in maniera sempre crescente il gran marciume che invece sembra aver prosperato attorno a Santa e Sacra Madre Chiesa di Roma.

    Tra i commenti alla notizia un lettore del quotidiano torinese scrive: dovrei forse elencarle gli altri orrori della chiesa cattolica degli scorsi 2000 anni? Quello da lei citato è solo uno dei tanti. Ma sicuramente qualcuno dirà che la chiesa ha fatto anche tante “cose buone”, come dire che anche il nazismo oltre agli orrori perpetrati ai danni di milioni ha fatto anche “cose buone”, come anche il fascismo ha fatto “cose buone”… ha costruito strade, ferrovie, scuole eccetera eccetera. Manca forse di una visione a 360 gradi di tutto quello che ha fatto la chiesa da quando è venuta all’esistenza con l’imperatore Costantino, a meno che anche lei sia uno dei vari revisionisti della storia. Per valutare un’organizzazione che dice di seguire ed ubbidire al Cristo si devono prendere in considerazione tutte le sue attività e tutti i suoi insegnamenti e tutti i risultati che produce e mettere tutto sui piatti della bilancia, confrontandoli con le Scritture. Bisognerebbe vedere dove pende l’ago: verso il piatto degli orrori o quello delle “opere buone”. Non è d’accordo?… Cosa farebbe se (avendo la possibilità di scegliere e sottolineo “la possibilità di scegliere”) avesse davanti una bottiglia sulla cui etichetta ci fosse scritto: 50% acqua e 50% veleno? Ne berrebbe?… E se ci fosse scritto: 90% acqua e 10% veleno, berrebbe ugualmente?… Cosa farebbe se dovesse farsi un’operazione chirurgica e ci fosse un chirurgo disposto ad operarla ma tale chirurgo si sa che nella sua lunga carriera ha fatto morire il 50% dei pazienti mentre l’altro 50% lo ha salvato. Si farebbe operare tranquillamente da esso? E se invece ne avesse salvati il 90% mentre il 10% fosse morto si farebbe lo stesso operare serenamente, oppure andrebbe in cerca di un chirurgo dalla chiara fama di esperto? Lei affida la propria spiritualità ad una religione che nel corso di 2000 anni, oltre alle cosiddette “opere buone” ha fatto morire direttamente ed indirettamente milioni di persone innocenti?… È vero che una rondine non fa primavera, ma migliaia di rondini sì, please… (scritto da Origins il 19/3/2012)

  • Il vecchio parroco accusato di pedofilia

    Il vecchio parroco accusato di pedofilia

    Le vittime hanno rotto l’omertà dopo decenni. Il prete denunciato li avrebbe molestati a Bibigne, paese alle porte di Zara
    di Andrea Marsanich

    ZARA. Per anni avrebbe molestato un imprecisato numero di ragazzini che assistevano in chiesa all’ora di catechismo, coperto da un muro di omertà, rassegnazione e paura. Ma qualcuno ha deciso di parlare dopo decenni ed ora il presunto, clamoroso caso di pedofilia è in mano alla Procura statale croata e agli investigatori della Questura di Zara.

    Le indagini sono state avviate nei confronti di don Nedjeljko Ivanov, 72 anni, sacerdote emerito e per lungo tempo parroco di Bibigne, piccola località costiera alle porte di Zara. Ivanov, sistemato nella Casa per sacerdoti emeriti dall’anno del suo pensionamento, nel 1996, è stato denunciato pubblicamente da tre uomini, definitisi pluriennali vittime del parroco e che vivono all’estero.

    Sono il dottor Nenad Bugarija, residente negli Stati Uniti, Josip Lisica che vive in Svizzera e infine Mate Sindija, da anni in Australia, persone negli anta e che da adolescenti risiedevano in questo villaggio dalmata, sovente al centro di casi di cronaca nera, specie per episodi di violenza o per questioni legate alla droga. Della vicenda si è occupato anche il sindaco di Bibigne, Nino Simunic, che si è detto scioccato delle denunce. «Tutti sapevano e nessuno parlava? Ammetto di non aver udito mai una voce contro don Ivanov, che reputo fino a prova contraria un sacerdote e una persona esemplari.

    Non per niente il Consiglio comunale di Bibigne ha deciso di assegnargli il premio municipale per l’opera omnia, avendo contribuito al restauro della vecchia chiesa e alla costruzione di una nuova nella nostra località». Il sindaco ha aggiunto che la decisione sull’eventuale ritiro del premio, dovessero le accuse rivelarsi vere, spetterà pure al parlamentino locale.

    Non è rimasto insensibile nemmeno il ministro croato degli Interni, Ranko Ostojic, il quale ha confermato ai giornalisti che il caso del presunto prete pedofilo è quasi certamente caduto in prescrizione. «La Procura statale è al lavoro per capire cosa si possa ancora fare. Purtroppo all’epoca non c’è stata la collaborazione necessaria, né da parte delle vittime, né dei loro familiari o amici. So della proposta che si vorrebbero installare videocamere all’interno delle chiese, ma è una cosa senza senso perché vorrebbe dire generalizzare quanto avviene in questa importante istituzione. Piuttosto non si dovrebbe tacere su episodi del genere, denunciandoli invece apertamente».

    19 marzo 2012

    http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2012/03/19/news/il-vecchio-parroco-accusato-di-pedofilia-1.3700096

  • Le ragazzine attese in Procura

    Le ragazzine attese in Procura

    Domenica 18 Marzo 2012
    Settimana cruciale per l’inchiesta
    Settimana delicata quanto decisiva per l’inchiesta che vede al centro don Marco Mangiacasale, l’ex parroco di San Giuliano arrestato con l’accusa di violenza sessuale continuata su ragazzine minorenni. Nei prossimi giorni, in Procura sono attese infatti le amiche delle giovanissime che hanno denunciato il sacerdote.
    Il sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, Simona De Salvo, alla luce delle quattro denunce presentate nei giorni scorsi ha ritenuto necessario convocare le coetanee delle vittime di don Marco che frequentavano con costanza l’oratorio. In base a quanto è emerso fino a questo momento, le giovanissime che hanno subito abusi dal sacerdote, pur conoscendosi, non sapevano l’una della situazione delle altre. In questo quadro, è inevitabile verificare se ci possono essere altre vittime. Cioè ragazzine che, a differenza delle coetanee, non hanno ancora trovato la forza di rompere il silenzio e raccontare il dramma vissuto.
    Nei prossimi giorni, le ragazzine saranno ascoltate dal pm. Massima la riservatezza in questa fase delle indagini, particolarmente delicata ma determinante per capire come l’inchiesta potrà evolvere. I colloqui con le giovani dell’oratorio di San Giuliano e con altre, eventuali persone informate sui fatti che la Procura potrebbe chiamare dovrebbero concludersi entro una quindicina di giorni.
    Solo al termine di questa fase sarà possibile avere un’idea definita della situazione e quindi del quadro accusatorio contestato a don Marco Mangiacasale. In particolare, resta da chiarire se ci siano ulteriori, possibili casi di violenza oltre ai quattro già denunciati. Almeno fino a quel momento, come confermato anche dai legali del sacerdote, l’ex parroco rimarrà in carcere al Bassone e non sono previste ulteriori richieste di scarcerazione. Inizialmente, dopo il primo interrogatorio, la difesa aveva chiesto che il sacerdote fosse trasferito in una struttura ecclesiastica lontana da Como, dove avrebbe potuto avviare un percorso di riabilitazione. Istanza respinta però dal giudice per le indagini preliminari per i rischi di inquinamento delle prove e reiterazione del reato.

  • Olanda, nuovo scandalo pedofili nella Chiesa “Le vittime dei religiosi venivano castrate”

    Olanda, nuovo scandalo pedofili nella Chiesa “Le vittime dei religiosi venivano castrate”

    La Chiesa cattolica torna sotto i riflettori dei media per i casi di pedofilia. A riaprire una storia che sembra non avere mai fine è stato questa volta il quotidiano olandese Nrc Handelsblad. Il giornale di Rotterdam sostiene di aver raccolto prove che indicano la responsabilità della Chiesa olandese in una decina di casi di castrazione di minori avvenuti negli anni Cinquanta. Della vicenda si occuperà ora anche il Parlamento.

    La prossima settimana i deputati olandesi interrogheranno e ascolteranno Weim Deetman, capo della commissione d’inchiesta indipendente che ha indagato per quasi due anni sui casi di abusi sessuali avvenuti nel Paese, ma che nel suo rapporto conclusivo non ha fatto alcun cenno a episodi di castrazione. Le prove più evidenti – documenti giudiziari, referti medici, lettere di avvocati e corrispondenza privata – che sarebbero state raccolte dal quotidiano riguardano la vicenda di Henk Heithuis, un sedicenne che nel 1956 denunciò alla polizia di aver subito abusi da parte di preti. Ma successivamente, secondo la ricostruzione del giornale, il giovane fu affidato a un ospedale psichiatrico cattolico dove venne castrato apparentemente a causa del suo comportamento omosessuale. Episodi analoghi sarebbero avvenuti con l’intento di scoraggiare altre vittime a denunciare gli abusi subiti.

    Per Nrc Handelsblad, la commissione Deetman, istituita su iniziativa della stessa Chiesa cattolica, sarebbe venuta a conoscenza delle castrazioni nel 2010. Nel denunciare che circa 800 tra preti e monaci si sono resi responsabili di abusi su minori affidati alle loro cure tra il 1945 e il 1985, ha però omesso di farvi esplicito riferimento. Come avrebbe “dimenticato” di parlare della vicenda di Vic Marijnen, rampante politico cattolico che nel 1963 sarebbe poi diventato primo ministro. E che nel 1958 si adoperò per evitare che alcuni preti accusati di aver commesso abusi sessuali su bambini finissero in prigione. Lo stesso Marijnen, ricorda il giornale di Rotterdam,  era il responsabile della casa per l’infanzia dove Heithuis e altri ragazzi subirono violenze fino al 1959.

    La commissione Deetman si è difesa dalle accuse sostenendo di non aver inserito nel suo rapporto alcun riferimento a casi di castrazione di minori vittime di abusi perchè aveva elementi troppo scarsi per procedere ad ulteriori indagini. E di non aver parlato del caso Marijnen perchè “troppo facilmente identificabile” (nel documento, in nome della privacy, molte identità sono rimaste anonime). Tutto ciò ha riaperto il dibattito sulla necessità di svolgere un’inchiesta parlamentare sugli abusi sessuali, così come avvenuto in Irlanda e Belgio. Una prospettiva a cui il governo di minoranza di Mark Rutte formato da conservatori e cristiano-democratici (con il sostegno esterno dello xenofobo Wim Wilders) si è però finora opposto.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/17/olanda-nuovo-scandalo-pedofilia-nella-chiesa-vittime-religiosi-venivano-castrate/198196/

  • Malpensa Prete accusato di pedofilia fermato in aeroporto

    Malpensa Prete accusato di pedofilia fermato in aeroporto

    Prete accusato di pedofilia fermato in aeroporto
    Un 45enne di origine indiana, parroco in una parrocchia della diocesi di Mondovì, è stato fermato poco prima di imbarcarsi su un volo per Dubai. Aveva saputo che la procura indagava su di lui per abusi sessuali su minori

    Stava per salire su un volo di sola andata per Dubai, per poi proseguire verso l’India, suo paese natale, ma i Carabinieri dell’aliquota della Procura della Repubblica di Mondovì lo hanno acciuffato proprio lungo il corridoio che porta all’aereo all’aeroporto di Malpensa. Fondamentale è stata la collaborazione con la Procura di Busto Arsizio e, in particolare, con il magistrato di turno Francesca Parola. M.P.V., parroco della diocesi della città piemontese è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale a danno di minori e portato in carcere. Il prete, infatti, aveva scoperto di essere indagato per aver abusato di almeno due giovani ragazze che frequentavano la parrocchia approfittando della fiducia che i genitori avevano riposto in lui, a tal punto che si offriva per dare ripetizioni di latino e greco alle loro figlie, divenute vittime dei suoi baci e dei suoi palpeggiamenti.

    E’ così che il prete, 45enne, era entrato in contatto con le giovani (dell’età di 14 e 16 anni) approfittando di quelle ore di studio passate con loro. Secondo quanto hanno ricostruito gli inquirenti l’uomo non avrebbe avuto rapporti sessuali completi con le minori in questione ma i suoi modi sconfinavano nell’abuso sessuale con linguaggio piuttosto esplicito, carezze che diventavano toccate e baci poco casti. Il prelato, inoltre, si sentiva con loro anche telefonicamente e con una certa frequenza. Inizialmente i genitori non avrebbero sospettato nulla di tutto ciò ma da una segnalazione anonima sono partite le indagini da parte della Procura di Mondovì.

    Il lavoro della magistratura non poteva rimanere segreto molto a lungo e proprio uno dei genitori, presentatosi dal parroco a chiedere spiegazioni, l’avrebbe messo all’occorrenza di quanto stava accadendo. Per questo motivo l’uomo, sentitosi braccato, avrebbe deciso di far perdere le proprie tracce acquistando un biglietto per l’India via Dubai e oggi, venerdì, è stato bloccato all’aeroporto un attimo prima che l’aereo prendesse il volo e con esso la speranza di poterlo processare.
    16/03/2012
    or.ma.orlando.mastrillo@varesenews.it

  • Pioggia di denunce in procura: salgono a quattro le giovani che accusano don Marco

    Pioggia di denunce in procura: salgono a quattro le giovani che accusano don Marco

    Pioggia di denunce in procura: salgono a quattro le giovani che accusano don Marco
    Mercoledì 14 Marzo 2012
    tribunaleIl fascicolo sull’ex parroco di San Giuliano continua ad arricchirsi di segnalazioni

    Quelli che prima erano casi su cui indagare, ora sono denunce fatte e finite depositate in procura (nella foto il palazzo di giustizia). Salgono a quattro le presunte vittime di don Marco Mangiacasale, l’economo della diocesi di Como arrestato la scorsa settimana dagli uomini della polizia giudiziaria. Le denunce sono arrivate da altre ragazze dell’oratorio di San Giuliano dove il prete era stato parroco.video_clicca_qui_orizzontale Anche in questi episodi, come in quello da cui è scaturita l’indagine, si parla di giovani minorenni che avrebbero avuto rapporti (la cui gravità è al vaglio degli inquirenti) con il religioso. Il pm titolare del fascicolo, la dottoressa Simona De Salvo, non ha ancora espresso il proprio parere sulla richiesta della difesa di arresti “domiciliari” in una struttura fuori dalla provincia. Domani potrebbe essere la volta buona in un senso o nell’altro.

  • Le vittime di Maciel Degollado accusano Benedetto XVI. Protesse i crimini del prete pedofilo, Viaggio in Messico

    Le vittime di Maciel Degollado accusano Benedetto XVI. Protesse i crimini del prete pedofilo, Viaggio in Messico

    Le vittime di Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo, alla vigilia del viaggio di Benedetto XVI in Messico diffondono un manifesto pubblico per chiedere chiarimenti e limpidezza sul ruolo dei vertici della Chiesa, messicana e romana, a cui si erano rivolti per denunciare il comportamento dell’uomo responsabile di crimini odiosi contro di loro.

    MARCO TOSATTI

    Le vittime di Maciel, il fondatore dei Legionari di Cristo, alla vigilia del viaggio di Benedetto XVI in Messico diffondono un manifesto pubblico per chiedere chiarimenti e limpidezza sul ruolo dei vertici della Chiesa, messicana e romana, a cui si erano rivolti per denunciare il comportamento dell’uomo responsabile di crimini odiosi contro di loro. “Sono venuti a mancare ormai, come le nostre speranze di verità e di giustizia nella Chiesa, vari degli ex legionari di Cristo che insieme con i firmatari della lettera aperta al vostro predecessore speravano dal 1997 di ricevere una risposta invece di essere ignorati o rimproverati dall’autorità ecclesiastica”.

    Le vittime ricordano che il 17 ottobre del 1998 presentarono a Roma una domanda canonica, presentata dall’allora nunzio apostolico. Justo Mullor Garcia, indirizzata a Giovanni Paolo II. In essa si offrivano di presentarsi per essere interrogati e giudicati; e di essere sottoposti, sia loro che Marcial Maciel, a un processo canonico, “affinché apparisse la verità, per il bene della società e della Chiesa”. Erano costernati, ricordano, dal fatto che “una saggezza tanto antica come quella della Chiesa abbia potuto essere ingannata tanto facilmente, a livelli gerarchici tanto alti, per tanto tempo, in tanti luoghi, nonostante tante vittime e tante denunce”. E il nodo, mai risolto, di chi, fra i collaboratori più stretti di Papa Wojtyla, e perché, possa aver contribuito a proteggere Maciel. Il manifesto ricorda che Benedetto XVI, nel suo libro intervista a Peter Seewald, parla di Marcial Maciel come di un enigma.

    “Per noi il problema è la labilità della saggezza millenaria di una Chiesa che non ha risolto a tempo questo enigma, né ha risolto la metastasi istituzionale delle sue opere”. E le vittime non usano termini diplomatici: “Una Chiesa intimidita da poteri occulti ma molto reali. E’ ragione di scandalo, Sanità, la presenza nell’alto clero di pastori dalla vita sregolata vergognosamente tollerata dalla Chiesa, da parte dei quali fummo oggetto di attacchi empi, perché abbiamo manifestato la verità di Marcial Maciel”. E aggiungono: “L’episcopato messicano, costituito da uomini timorati, che sono la sua grande maggioranza, si è mostrato in questo caso non impegnato, irresponsabile e persino servile”. Le vittime puntano poi il dito sul più grave de problemi, e cioè su chi in Vaticano ha insabbiato le accuse.

    “Lo studio minuzioso dei documenti ecclesiastici” ha mostrato che le denunce “sono state mantenute nascoste deliberatamente nel Vaticano, anche se è umanamente inconcepibile che il prefetto e il personale responsabile dei dicasteri incaricati di accuse tanto gravi potessero in buon fede ignorarle”. “Non abbiamo mai ricevuto una risposta alle nostre proteste giuste formulate in base al diritto canonico stabilito dalla Chiesa stessa”, dicono le vittime di Maciel, e avanzano delle critiche all’operato del card. Joseph Ratzinger, perché hanno presentato la loro denuncia il 17 ottobre del 1998, e solo due anni più tardi, secondo l’intervista di Benedetto XVI a Seewald, la Congregazione avrebbe avuto elementi concreti; e rimproverano la modifica della norma 1378 del decreto “De delictis gravioribus” sulla non prescrizione, dei crimini, che ha potuto favorire Marcial Maciel.

     

  • “Allunga le mani”, sacerdote denunciato da due adolescenti

    “Allunga le mani”, sacerdote denunciato da due adolescenti

    Un sacerdote è finito sotto accusa per presunti abusi sessuali ai danni di due adolescenti. Si tratta di un ex vice parroco di una parrocchia di un popoloso quartiere di Taranto, trasferito in un’altra sede e con altro incarico in seguito alla denuncia che ha fatto scattare l’inchiesta.

    L’uomo, che ha poco più di 50 anni e non ha precedenti, è stato denunciato da un ragazzo di 17 anni e una ragazza di 16 che frequentavano le strutture della parrocchia.
    Due sarebbero gli episodi finiti sotto la lente d’ingrandimento della magistratura, verificatisi uno il 2010 e l’altro il 2011.
    Nei confronti dell’indagato, difeso dagli avvocati Luca Perrone e Michele Rossetti, è stato ipotizzato il reato di violenza sessuale in danno di minori.
    Stando alla denuncia delle presunte vittime, il prete li avrebbe palpeggiati in circostanze e luoghi diversi. Il ragazzo in una struttura sportiva e la ragazza in un locale della parrocchia.
    Sulla vicenda, molto delicata, è in corso un’inchiesta del procuratore aggiunto Pietro Argentino.
    Ieri pomeriggio, nelle forme dell’incidente probatorio, dinanzi al gip del tribunale di Taranto Vilma Gilli si è tenuto il confronto fra l’indagato e i due adolescenti. A chiedere di mettere di fronte il presunto responsabile e i due ragazzi è stato il magistrato inquirente. Un atto istruttorio finalizzato a fare chiarezza sugli episodi denunciati attraverso il confronto dal quale sono emersi elementi che ora passeranno sia al vaglio dell’accusa sia al vaglio della difesa.
    Sul contenuto dell’incidente probatorio vige il più stretto riserbo ma, stando a quanto è trapelato, i due ragazzi avrebbero confermato quanto già denunciato.

    www.corrieredelgiorno.com/2012/03/3…lescenti-18912/

     

  • Bologna, condannato in appello a 4 anni il prete pedofilo

    Bologna, condannato in appello a 4 anni il prete pedofilo

     Ha abusato tra il 2003 e il 2005 di dieci bambini tra i tre e i sei anni. Da una parrocchia ferrarese il religioso è stato ridotto nel 2008 allo stato laicale e trasferito nel santuario di San Luca

    Quattro anni e 2 mesi di detenzione per l’ormai ex don Andrea Agostini, nato 72 anni fa a Verona. È questa la condanna che la Corte d’Appello di Bologna ha inflitto al sacerdote di una parrocchia nel ferrarese accusato e riconosciuto colpevole di aver abusato tra il 2003 e il 2005 di 10 minori tra i 3 e i 6 anni che frequentavano l’asilo gestito dal religioso. Rispetto alla sentenza del tribunale di Ferrara, che risale all’aprile 2008, il prete si è visto scontare 2 anni e 8 mesi perché tra i reati non c’è più il palpeggiamento di due insegnanti, dato che secondo la corte la querela sarebbe stata tardiva.

    Al termine della sua requisitoria, a fine febbraio, il procuratore generale Miranda Bambace aveva chiesto la conferma della prima sentenza a 6 anni e 10 mesi mentre per l’avvocato della difesa,Giuseppe Coliva, il sacerdote andava assolto perché innocente, come si è sempre proclamato. Malgrado la riduzione della condanna, si tratta comunque di una “conferma delle responsabilità di don Agostini”, ha commentato a caldo uno dei legali di parte civile, Carlo Bergamasco, sostituito in udienza dal collega Simone Tritone. “Ora aspetto di leggere le motivazioni della sentenza”, ha aggiunto. Motivazioni che giungeranno entro 90 giorni e che anche per Claudia Colombo, altro avvocato delle giovanissime vittime, spiegheranno più nel dettaglio la pena più mite. “La sentenza mi rende comunque molto contenta. La difesa ha annunciato il ricorso in Cassazione e noi rispondiamo che resisteremo anche in quella sede”.

    Quella di don Agostini – la cui identità venne svelata solo nel 2010 da un’inchiesta giornalistica – è una storia che prosegue da anni. Era l’aprile 2008 quando in primo grado il sacerdote era stato condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione (una pena più elevata di quanto richiesto dal pubblico ministero Filippo Di Benedetto), oltre al pagamento di una provvisionale esecutiva di 28 mila euro e delle spese processuali. La vicenda era stata denunciata nel 2005 da un’educatrice e aveva portato a ricostruire una serie di carezze fuori luogo, palpeggiamenti nelle parti intime e baci sulle labbra nei confronti dei minori che frequentavano la struttura.

    Anche due maestre avrebbero subito le attenzioni del sacerdote e un anno prima dell’avvio ufficiale dell’inchiesta avevano informato le autorità religiose di quanto stava avvenendo. Dopo però avevano perso il lavoro, che riottennero all’inizio del successivo anno scolastico, quando venne assunta anche la dirigente che poi, resasi conto di quanto stava avvenendo, informò i genitori e denunciò quanto avvenuto ai carabinieri di Ferrara.

    In merito all’atteggiamento della curia di Bologna, da cui la parrocchia di don Agostini dipendeva, le motivazioni della sentenza di primo grado parlavano del “silenzio dei vertici ecclesiastici. La loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto [di don Agostini] equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”. Un “muro di gomma”, si legge in un passaggio, a cui non sarebbe stato estraneo nemmeno il vescovo ausiliario, monsignor Ernesto Vecchi, per evitare che la vicenda diventasse di dominio pubblico.

    Giunta la condanna in primo grado, i legali del sacerdote avevano presentato appello. Ma intanto si era mossa anche la giustizia ecclesiastica, per quanto in ritardo, era stata la critica sollevata dallaRete Laica di Bologna. All’inizio don Agostini era stato sospeso a titolo cautelativo dalle funzioni sacerdotali e solo nel dicembre 2008, 8 mesi dopo la sentenza del tribunale di Ferrara, era iniziato il processo canonico. Il sacerdote così è stato ridotto allo stato laicale dopo essere stato trasferito nel santuario della Beata Vergine di San Luca, dove gli è stato notificato l’atto di citazione per il giudizio d’appello.

    In queste settimane tutto è stato ricostruito di nuovo di fronte alla Corte d’Appello di Bologna, presieduta dal giudice Alberto Pederiali, che ha preso in considerazione una seconda volta le deposizioni della dirigente scolastica, del personale didattico e ausiliario dell’asilo e dei genitori delle vittime. E si è giunti alla nuova sentenza di colpevolezza in attesa che si definisca anche la questione del versamento della provvisionale, non pagata alle vittime dall’ex prete perché nullatenente, e del risarcimento del danno, che avverrà solo dopo il pronunciamento in Cassazione.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07/bologna-condannato-appello-quattro-anni-prete-pedofilo/196045/

  • Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/07…edofilo/196045/

    Bologna, condannato in appello a quattro anni il prete pedofilo

    Ha abusato tra il 2003 e il 2005 di dieci bambini tra i tre e i sei anni. Da una parrocchia ferrarese il religioso è stato ridotto nel 2008 allo stato laicale e trasferito nel santuario di San Luca
    Quattro anni e 2 mesi di detenzione per l’ormai ex don Andrea Agostini, nato 72 anni fa a Verona. È questa la condanna che la Corte d’Appello di Bologna ha inflitto al sacerdote di una parrocchia nel ferrarese accusato e riconosciuto colpevole di aver abusato tra il 2003 e il 2005 di 10 minori tra i 3 e i 6 anni che frequentavano l’asilo gestito dal religioso. Rispetto alla sentenza del tribunale di Ferrara, che risale all’aprile 2008, il prete si è visto scontare 2 anni e 8 mesi perché tra i reati non c’è più il palpeggiamento di due insegnanti, dato che secondo la corte la querela sarebbe stata tardiva.

    Al termine della sua requisitoria, a fine febbraio, il procuratore generale Miranda Bambace aveva chiesto la conferma della prima sentenza a 6 anni e 10 mesi mentre per l’avvocato della difesa, Giuseppe Coliva, il sacerdote andava assolto perché innocente, come si è sempre proclamato. Malgrado la riduzione della condanna, si tratta comunque di una “conferma delle responsabilità di don Agostini”, ha commentato a caldo uno dei legali di parte civile, Carlo Bergamasco, sostituito in udienza dal collega Simone Tritone. “Ora aspetto di leggere le motivazioni della sentenza”, ha aggiunto. Motivazioni che giungeranno entro 90 giorni e che anche per Claudia Colombo, altro avvocato delle giovanissime vittime, spiegheranno più nel dettaglio la pena più mite. “La sentenza mi rende comunque molto contenta. La difesa ha annunciato il ricorso in Cassazione e noi rispondiamo che resisteremo anche in quella sede”.

    Quella di don Agostini – la cui identità venne svelata solo nel 2010 da un’inchiesta giornalistica – è una storia che prosegue da anni. Era l’aprile 2008 quando in primo grado il sacerdote era stato condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione (una pena più elevata di quanto richiesto dal pubblico ministero Filippo Di Benedetto), oltre al pagamento di una provvisionale esecutiva di 28 mila euro e delle spese processuali. La vicenda era stata denunciata nel 2005 da un’educatrice e aveva portato a ricostruire una serie di carezze fuori luogo, palpeggiamenti nelle parti intime e baci sulle labbra nei confronti dei minori che frequentavano la struttura.

    Anche due maestre avrebbero subito le attenzioni del sacerdote e un anno prima dell’avvio ufficiale dell’inchiesta avevano informato le autorità religiose di quanto stava avvenendo. Dopo però avevano perso il lavoro, che riottennero all’inizio del successivo anno scolastico, quando venne assunta anche la dirigente che poi, resasi conto di quanto stava avvenendo, informò i genitori e denunciò quanto avvenuto ai carabinieri di Ferrara.

    In merito all’atteggiamento della curia di Bologna, da cui la parrocchia di don Agostini dipendeva, le motivazioni della sentenza di primo grado parlavano del “silenzio dei vertici ecclesiastici. La loro ritrosia a mettere sul tappeto le notizie sulle accuse che già da tempo circolavano sul conto [di don Agostini] equivale a implicita ammissione di conoscenza di quei fatti da parte delle gerarchie e consente di leggere tutta la vicenda come un tentativo di evitare uno scandalo che si considerava inevitabile perché fondato su fatti inoppugnabili”. Un “muro di gomma”, si legge in un passaggio, a cui non sarebbe stato estraneo nemmeno il vescovo ausiliario, monsignor Ernesto Vecchi, per evitare che la vicenda diventasse di dominio pubblico.

    Giunta la condanna in primo grado, i legali del sacerdote avevano presentato appello. Ma intanto si era mossa anche la giustizia ecclesiastica, per quanto in ritardo, era stata la critica sollevata dalla Rete Laica di Bologna. All’inizio don Agostini era stato sospeso a titolo cautelativo dalle funzioni sacerdotali e solo nel dicembre 2008, 8 mesi dopo la sentenza del tribunale di Ferrara, era iniziato il processo canonico. Il sacerdote così è stato ridotto allo stato laicale dopo essere stato trasferito nel santuario della Beata Vergine di San Luca, dove gli è stato notificato l’atto di citazione per il giudizio d’appello.

    In queste settimane tutto è stato ricostruito di nuovo di fronte alla Corte d’Appello di Bologna, presieduta dal giudice Alberto Pederiali, che ha preso in considerazione una seconda volta le deposizioni della dirigente scolastica, del personale didattico e ausiliario dell’asilo e dei genitori delle vittime. E si è giunti alla nuova sentenza di colpevolezza in attesa che si definisca anche la questione del versamento della provvisionale, non pagata alle vittime dall’ex prete perché nullatenente, e del risarcimento del danno, che avverrà solo dopo il pronunciamento in Cassazione.

    http://corrieredibologna.corriere.it/bolog…585895872.shtml

    l caso in un asilo del ferrarese
    Pedofilia, ridotta la pena al prete
    condannato per atti sessuali su bambine
    La Corte d’Appello ha deciso per 4 anni e 2 mesi di carcere. La difesa: si trattò solo di una ritorsione delle educatrici nei confronti del sacerdote

    BOLOGNA – La seconda sezione della Corte d’appello di Bologna ha condannato a 4 anni e 2 mesi, dopo una camera di consiglio di meno di un’ora, un sacerdote bolognese di 68 anni per atti sessuali su 10 bambine di un’asilo che gestiva nel Ferrarese, nel 2005. La corte ha ridotto la pena rispetto al primo grado dell’aprile 2008, 6 anni e 10 mesi, ma ha di fatto accolto le tesi dell’accusa e confermato l’impianto delle contestazioni di pedofilia mosse al sacerdote. La difesa e le parti civili attenderanno i 90 giorni per la motivazione per l’eventuale ricorso in Cassazione.

    Lo farà la difesa che aveva rinnovato in appello le tesi difensive che vertevano sull’ipotesi di una ritorsione sul parroco, messa in atto dalle educatrici poiché temevano di perdere il lavoro, visto che il sacerdote gestiva l’asilo in cui lavoravano. Le educatrici denunciarono atti ambigui ma di chiara matrice sessuale – come hanno detto i vari giudici susseguiti – tra cui toccamenti sulle parti intime, sfregamenti, contatti con le bimbe, caramelle messe nelle mutandine, baci in bocca ad una di loro. Proprio sulla inattendibilità e ritardi delle denunce si era soffermato il difensore, parlando di gesti interpretati in modo difforme dalla realtà.

    Il caso scoppiò nel 2005, dopo le indagini dei carabinieri nate dalle denunce per cui il sacerdote venne anche arrestato, ai domiciliari. Poi l’inchiesta, il processo di primo grado e due anni fa la notizia che il prete era stato sospeso a divinis dal Papa e ora, secondo le notifiche eseguite per il processo,vivrebbe in una comunità religiosa nel santuario di San Luca a Bologna. (fonte: Ansa)

    07 marzo 2012