Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Oakland, sette persone accusano: “Vaticano ha coperto prete pedofilo”

    Oakland, sette persone accusano: “Vaticano ha coperto prete pedofilo”

    Un uomo e sei donne hanno denunciato di aver subito abusi da Stephen Kiesle, sacerdote della diocesi di Oakland in California, tra il 1972 e il 2001. Secondo l’accusa, la Chiesa sapeva dei fatti ma li avrebbe coperti, sospendendolo dal sacerdozio solo nel 1987. Il prete infatti venne condannato a tre anni per molestie su minori e atti osceni già nel 1978 e la sua diocesi ne avrebbe chiesto la rimozione nel 1982. In particolare si sostiene che l’allora cardinale Ratzinger, saputi i fatti si sarebbe deciso solo tempo dopo ad intervenire e avrebbe scritto alla diocesi di agire “nel modo più paterno possibile” con l’accusato. La diocesi viene inoltre accusata di non essere intervenuta in maniera decisa e tempestiva, nonostante fosse emersa la pericolosità dell’uomo.

    Oakland, sette persone accusano: “Vaticano ha coperto prete pedofilo”

  • Pedofilia, in California parte la causa contro il Vaticano

    Pedofilia, in California parte la causa contro il Vaticano

    Dopo il sostanziale via libera della Corte Suprema a procedere contro la Santa Sede, l’avvocato Jeff Anderson ha annunciato un’azione legale contro i vertici d’Oltretevere. Al centro della denuncia gli abusi sessuali commessi dal salesiano “padre Jim”
    30 giugno, 2010
    L’avvocato Jeff Anderson, difensore di numerose vittime di abusi sessuali da parte d’ecclesiastici negli Stati Uniti, torna all’attacco. Dopo il sostanziale via libera della Corte Suprema a procedere contro il Vaticano, il legale ha annunciato una denuncia contro la Santa Sede in California, accusando i suoi più alti rappresentanti di aver coperto gli abusi compiuti, in Italia e negli Stati Uniti, da un sacerdote salesiano. Anderson accusa i vertici del Vaticano e i superiori dell’ordine dei salesiani d’aver insabbiato le numerose molestie sessuali di Titian Miani, conosciuto come “padre Jim” dai suoi allievi.

    Il religioso ha attualmente 83 anni e nel 2003 era stato arrestato per un caso di pedofilia poi caduto in prescrizione. Secondo Anderson “il Vaticano era stato avvertito ma il Papa e la Congregazione per la Dottrina della Fede non avevano rimosso il prete pedofilo”. Nell’azione legale si afferma che i superiori salesiani erano a conoscenza delle tendenze di Miani, il quale, in ogni caso, una volta trasferito a Bellflower, fu incaricato dei rapporti con gli studenti senza che né gli studenti né le famiglie fossero avvertiti. Secondo Anderson “questo prete ha fatto almeno 13 vittime e malgrado ciò ha continuato a svolgere il suo servizio”.

  • Pedofilia, la Corte Suprema Usa: “Niente immunità per il Vaticano”

    Pedofilia, la Corte Suprema Usa: “Niente immunità per il Vaticano”

    Sì ai processi civili contro i sacerdoti
    La Corte Suprema Usa non si è pronunciata sul diritto all’immunità

    Pedofilia, la Corte Suprema Usa:
    “Niente immunità per il Vaticano”
    NEW YORK
    La Corte Suprema mette in scacco il Papa: nonostante siano in maggioranza cattolici, i giudici costituzionali degli Stati Uniti hanno aperto la strada a una azione legale che teoricamente potrebbe portare sul banco dei testimoni Benedetto XVI e i vertici della Santa Sede e costringere il Vaticano a risarcimenti milionari.

    Decidendo di non prendere in esame la richiesta del Vaticano sul caso “Anonimo contro Santa Sede” i giudici hanno rinviato a un tribunale dell’Oregon la decisione se il Vaticano deve essere considerato civilmente responsabile delle azioni dei preti pedofili. Gli abusi al centro del caso risalgono al 1965. Il prete in questione, Andrew Ronan, è morto nel 1992.

    Il Vaticano aveva chiesto alla Corte di esimere la Santa Sede dal giudizio invocando l’immunità riconosciuta agli stati stranieri sovrani in base al Foreign Sovereign Immunities Act del 1976, una prerogativa su cui si era espressa favorevolmente l’amministrazione Obama.

    Questa legge prevede eccezioni: una di queste riguarda i dipendenti di uno stato straniero. La Corte d’Appello, nel caso “Anonimo contro Santa Sede”, aveva accolto l’eccezione riconoscendo che padre Ronan, trasferito più volte negli anni Cinquanta e Sessanta dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland, poteva per questo essere considerato un impiegato del Vaticano.

    «L’azione della Corte Suprema è una coraggiosa risposta alle preghiere di migliaia di vittime delle molestie sessuali dei preti che finalmente hanno una chance di giustizia», ha commentato Jeff Anderson, l’avvocato che accusa la Santa Sede per conto di un uomo che ha chiesto l’anonimato e che afferma di essere stato molestato da Ronan quando aveva 15 anni.

    Deluso Jeffrey Lena, il legale della Santa Sede, che avrebbe preferito veder riconosciuta l’immunità a livello di Corte Suprema. Secondo Lena tuttavia, la decisione di oggi «non significa che eravamo in errore nella interpretazione della legge. I giudici di Washington hanno valutato che il caso, per ora, non meritava di essere esaminato al loro livello. Non volevano scegliere questo caso come veicolo per chiarire la legge su questo punto».

    “Anonimo contro Santa Sede” torna ora all’esame della Corte Distrettuale dell’Oregon e il dibattito si impernierà sulla teoria che Ronan era dipendente del Vaticano. Una tesi «insostenibile», secondo Lena: «La Santa Sede non paga lo stipendio del prete, nè la sua pensione, nè esercita controllo quotidiano sul suo operato. Ronan era un prete dell’Ordine del Frati Servi di Maria. La sua stessa esistenza era sconosciuta al Vaticano fino a dopo gli eventi in questione».

    L’azione legale percorrerà un cammino parallelo con un’altra causa, “McBryan contro Santa Sede”, in cui gli avvocati che accusano il Vaticano hanno chiesto di portare il Papa alla sbarra. La scorsa settimana Lena si è opposto alla richiesta invocando la legge sull’immunità e argomentando che una testimonianza del Papa in un tribunale Usa «incoraggerebbe tribunali stranieri a ordinare le deposizioni del Presidente degli Stati Uniti in casi come quelli delle renditions della Cia», i trasferimenti segreti di sospetti terroristi dopo le stragi dell’11 settembre

    http://lastampa.it/redazione/cmsSezioni/es…56261girata.asp

  • Corte Usa non si pronuncia sull’immunità Nessun ostacolo per processo al Vaticano

    Corte Usa non si pronuncia sull’immunità Nessun ostacolo per processo al Vaticano

    Corte Usa non si pronuncia sull’immunità
    Nessun ostacolo per processo al Vaticano
    Il ricorso alla Corte era stato presentato dalla Santa Sede invocando il diritto all’immunità degli Stati sovrani, su cui anche l’amministrazione Obama si era pronunciata a favore

    Corte Usa non si pronuncia sull’immunità Nessun ostacolo per processo al Vaticano

    WASHIGTON – Il Vaticano è civilmente responsabile degli atti di un prete accusato di abusi su minori dopo che la Corte Suprema Usa ha rifiutato di pronunciarsi sul diritto all’immunità della Santa Sede. Scegliendo di non esprimersi sul ricorso del Vaticano nel caso di un prete pedofilo dell’Oregon, la massima istanza giudiziaria statunitense ha confermato la precedente decisione di una Corte d’appello di togliere l’immunità alla Santa Sede. Era stata proprio questa decisione che aveva spinto il Vaticano a andare alla Corte suprema, che ora, rifiutandosi di affrontare il caso, ha reso definitiva la decisione della Corte d’appello. Prima che un rappresentante del Vaticano possa essere chiamato a testimoniare, il tribunale dovrà decidere se il Vaticano stesso possa essere considerato “datore di lavoro” del sacerdote abusatore.

    All’origine del caso la denuncia di una vittima, all’epoca dei fatti quindicenne, contro un prete irlandese, il reverendo Andrew Ronan – deceduto nel 1992 – che nel ’65 lo avrebbe molestato a Portland, nell’Oregon. In precedenza il sacerdote era già stato coinvolto in episodi analoghi in Irlanda e a Chicago. La vittima accusa quindi il Vaticano di non avere ridotto allo stato laicale il religioso, o di non averlo quantomeno punito o allontanato. La Santa Sede aveva presentato un ricorso contro la causa mossa dall’anonimo invocando l’immunità che spetta agli Stati sovrani.

    In primavera, quando fu presentato ricorso, la Corte Suprema aveva chiesto il parere del governo Usa, il cui parere era che la Santa Sede godeva di immunità anche in questo caso e che i suoi leader, primo fra tutti il Papa, non potevano essere interrogati. Il diritto all’immunità era stato però respinto nel corso di vari gradi di giudizio fino alla Corte d’Appello di Sacramento secondo cui esistevano sufficienti elementi di connessione tra Ronan e il Vaticano da considerare il sacerdote un dipendente della Santa Sede.

    Ora la Corte Suprema, scegliendo di non pronunciarsi in merito all’immunità, ha deciso di non fermare l’azione legale in cui la Santa Sede è accusata di aver ripetutamente trasferito il prete da città a città nonostante ripetuti casi di molestie sessuali su minori. L’azione legale considera il Vaticano corresponsabile dei suoi abusi perché lo ha spostato dall’Irlanda a Chicago e poi a Portland nonostante fosse a conoscenza delle accuse contro di lui.

    “Ringraziamo i giudici per il coraggio con cui hanno lasciato che l’azione legale vada avanti”, ha detto Jeff Anderson, l’avvocato che accusa il Vaticano. “L’azione della Corte è una risposta alle preghiere di migliaia di sopravvissuti alle molestie sessuali dei preti che finalmente avranno una chance di avere giustizia, la possibilità di chiudere le ferite”, ha aggiunto.

    L’avvocato del Vaticano, Jeffrey Lena, avrebbe invece preferito risolvere la questione a livello della Corte Suprema, “ma la decisione di oggi non significa che eravamo in errore nella interpretazione della legge”. Lena ha ricordato che su questo punto l’amministrazione Obama aveva dato ragione alla Santa Sede: “I giudici di Washington hanno valutato che il caso non meritava di essere esaminato al loro livello per ora”.

    (28 giugno 2010)
    http://www.repubblica.it/esteri/2010/06/28…ticano-5223874/

  • Pedofilia, perquisita sede Chiesa belga La polizia a casa del cardinale Danneels

    Pedofilia, perquisita sede Chiesa belga La polizia a casa del cardinale Danneels

    BRUXELLES – La procura di Bruxelles ha effettuato una perquisizione nell’arcidiocesi di Malines-Bruxelles (Mecheles), 25 chilometri a nord della capitale. L’operazione nel quartier generale della chiesa cattolica belga, durata diverse ore, è legata a un’inchiesta per pedofilia in cui sono coinvolti esponenti religiosi. Gli investigatori hanno perquisito anche l’abitazione del cardinale Godfried Danneels, ex primate del Belgio, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Belga. Nell’arcivescovado, precisa l’agenzia, è riunita anche la conferenza episcopale alla quale assiste anche il nunzio apostolico in rappresentanza della Santa Sede.

    Al cardinale Danneels, secondo quanto riferito dal suo portavoce Hans Geybels, al termine della perquisizione, è stato sequestrato il computer. “Il cardinale non si è opposto ritenendo che la giustizia deve fare il suo corso”, ha aggiunto il portavoce. Nel corso dell’operazione la polizia ha anche perquisito la sede della commissione Adriaensses, dal nome del docente dell’università di Lovanio che la presiede, creata per esaminare i casi di abuso sessuale nella chiesa, e sequestrato 450 dossier sui casi di pedofilia raccolti dalla commissione.

    “Con un dossier recente, la procura è stata informata delle accuse che denunciano abusi su minori commessi da alcuni esponenti della chiesa”, ha spiegato il portavoce della procura di Bruxelles, Meilleur. “Gli investigatori sono alla ricerca di documenti e di qualsiasi altra forma di prova, che potrebbero confermare dichiarazioni raccolte dalla procura”, ha aggiunto.

    Dopo l’Irlanda, la Germania, la Norvegia, gli Stati Uniti e l’Austria, nell’aprile scorso anche il Belgio viene scosso dallo scandalo dei preti pedofili con le dimissioni del vescovo di Bruges, il 73enne Roger Vangheluwe, che ha lasciato il suo incarico dopo aver ammesso di aver abusato di un ragazzo per anni. Lo scandalo – al pari delle accuse rivolte ai vertici della chiesa di aver coperto il crimine, che hanno coinvolto anche il primate André-Joseph Léonard, dall’inizio dell’anno a capo dell’arcidiocesi e presidente della conferenza episcopale belga – ha spinto la procura ad aprire un’inchiesta.

    https://www.repubblica.it/esteri/2010/06/24/news/dossier_pedofilia_in_belgio_procura_perquisisce_arvivescovado-5114514/

  • Irlanda, nove “ispettori” papali

    Irlanda, nove “ispettori” papali

    31/5/2010
    Irlanda, nove “ispettori” papali

    Continua la linea dura contro i religiosi peccatori: il Vaticano ha “dimissionato” un vescovo irlandese, mons. Richard Antony Burke, 61 anni, titolare della diocesi di Benin City in Nigeria, accusato di avere relazioni sessuali con ragazze minorenni e di concubinato. Il Papa, si legge nel bollettino della Sala stampa vaticana, ha “accettato la rinuncia del presule” in base al canone 401, comma numero 2 (ovvero non per motivi di età, del Codice di diritto canonico.
    MARCO TOSATTI

    Nove “visitatori apostolici”, nove “ispettori”, tra cui due suore, incaricati di indagare su ogni aspetto della vita della Chiesa irlandese, travolta da decenni di scandali di preti pedofili e dalle omertà dei loro superiori. Li ha nominati papa Benedetto XVI, facendo seguito a quanto già annunciato nella sua lettera agli irlandesi, il 19 marzo scorso. Cominceranno il loro lavoro nel prossimo autunno e Benedetto XVI ha chiesto ai preti e ai vescovi irlandesi di sostenere “quest’opera di aiuto fraterno” che mira alla “purificazione” della Chiesa. “Il successo della visita – si legge nella nota diffusa oggi dal Vaticano – suppone naturalmente la collaborazione aperta e cordiale, nella verità e nella carità, da parte di tutti con i visitatori”. In questa prima fase, saranno messe al setaccio quattro diocesi: Benedetto XVI ha nominato il card. Cormac Murphy O’Connor, arcivescovo emerito di Westminster, per l’arcidiocesi di Armagh; il card. Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, per l’arcidiocesi di Dublino; mons. Thomas Christopher Collins, arcivescovo di Toronto, per l’arcidiocesi di Cashel and Emly; mons. Terrence Thomas Prendergast, arcivescovo di Ottawa, per l’arcidiocesi di Tuam. A loro si aggiungeranno altri cinque visitatori: l’attuale arcivescovo di New York, Timothy Dolan, avrà il compito di ispezionare i seminari; la vita dei religiosi e delle religiose sarà posta sotto osservazione dal redentorista Joseph Tobin, dal gesuita Gero Mc Laughlin e da due suore, madre Haron Holland (a lungo capoufficio della Congregazione vaticana per gli istituti di vita consacrata) e madre Mairin Mc Donagh, canonista e irlandese. “Tutte personalità di altissimo profilo”, ha commentato padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, nel presentare ai giornalisti la prossima “visita apostolica” in Irlanda. Gli ispettori si prenderanno il tempo necessario e dovranno riferire a chi ha dato loro l’incarico, ovvero la Santa Sede. Sulla base delle relazioni, il Vaticano prenderà le opportune decisioni. Dopo le prime quattro diocesi, anche altre verranno esaminate. “Il Santo Padre – spiega la nota vaticana – invita tutti i membri della Comunità cattolica irlandese a sostenere con la preghiera quest’opera di aiuto fraterno. Egli invoca la benedizione del Signore sui Visitatori e su tutti i vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici d’Irlanda, affinché la visita possa essere per loro un’occasione di rinnovato fervore nella vita cristiana, possa approfondire la loro fede e rafforzare la loro speranza in Cristo nostro Salvatore”.
    Continua la linea dura contro i religiosi peccatori: il Vaticano ha “dimissionato” un vescovo irlandese, mons. Richard Antony Burke, 61 anni, titolare della diocesi di Benin City in Nigeria, accusato di avere relazioni sessuali con ragazze minorenni e di concubinato. Il Papa, si legge nel bollettino della Sala stampa vaticana, ha “accettato la rinuncia del presule” in base al canone 401, comma numero 2 (ovvero non per motivi di età, del Codice di diritto canonico.

  • Nigeria. Vescovo irlandese rimosso per pedofilia

    Nigeria. Vescovo irlandese rimosso per pedofilia

    Chiesa: Papa accetta dimissioni di un vescovo nigeriano per abusi
    ultimo aggiornamento: 31 maggio, ore 18:10

    Citta’ del Vaticano, 31 mag. – (Adnkronos/Dpa) – La Santa Sede ha reso noto che Papa Benedetto XVI ha accettato le dimissioni avanzata del vescovo nigeriano Richard Anthony Burke, responsabile al momento dell’arcidiocesi di Benin City. La decisione del prelato e’ legata alle accuse di aver abusato sessualmente di una ragazza adolescente. Il Vaticano non ha pero’ fornito altri dettagli sulla decisione del Pontefice.

    PAPA RIMUOVE VESCOVO IRLANDESE CHE IN NIGERIA ABUSO’ UNA 14ENNE

    13:37 31 MAG 2010

    (AGI) – CdV, 30 gen. – Benedetto XVI ha rimosso il vescovo di Benin City in Nigeria, mons. Richard Antony Burke, irlandese.
    E’ stato accusato da Dolores Attwood, politica canadese di origine nigeriana, di aver avuto una relazione con lei da quando lei aveva 14 anni. Dopo aver accertato i fatti, la Santa Sede ha accolto le dimissioni del presule a norma del canone 401 comma 2, cioe’ “per gravi impedimenti”.

    http://www.agi.it/cronaca-2010/notizie/201005311337-cro-rt10151-papa_rimuove_vescovo_irlandese_che_in_nigeria_abuso_una_14enne

    31-05-10
    PEDOFILIA: RIMOSSO VESCOVO IRLANDESE IN NIGERIA PER ABUSI SU RAGAZZA

    (ASCA) – Citta’ del Vaticano, 31 mag – Papa Benedetto XVI ha accettato le dimissioni del vescovo di Benin City in Nigeria, mons. Richard Antony Burke. Il presule, 61 anni, di origine irlandese, e’ accusato di avere relazioni sessuali con ragazze minorenni e di concubinato. Il vescovo era stato sospeso lo scorso ottobre, durante il Sinodo dei vescovi sull’Africa in Vaticano, ed era stata avviata un’indagine. Il risultato dell’inchiesta era molto atteso dai cattolici africani che avevano accusato il Vaticano di ‘usare due pesi e due misure’ nei confronti del clero africano rispetto a quello bianco attivo in Africa, soprattutto dopo le dimissioni imposte a due vescovi di colore della Repubblica Centrafricana che vivevano in situazioni di concubinato.

    Mons. Burke e’ stato accusato da una politica canadese di origine nigeriana, Dolores Attwood, di aver avuto una relazione con lei da quando lei aveva solo 14 anni. La relazione sarebbe durata cinque anni, fino a quando Attwood lascio’ il proprio Paese alla volta degli Stati Uniti.

  • Belgio,prete abuso’di donne in coma

    Belgio,prete abuso’di donne in coma

    29/5/2010
    Belgio,prete abuso’di donne in coma Sacredote deceduto nelle Fiandre

    Un sacerdote belga avrebbe abusato sessualmente di donne in coma o con problemi psichiatrici ricoverate nell’ospedale Saint-Andrien di Tielt, nelle Fiandre. A rivelarlo è un altro sacerdote che colloca gli abusi tra gli anni ’60 e ’80. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani in lingua fiamminga, il sacerdote, che è deceduto, avrebbe approfittato del fatto di avere accesso alla sala di rianimazione dell’ospedale.

    Per tragica ironia, aggiunge il quotidiano “Het Laatste Niews”, il sacerdote lavorava nella sala di rianimazione con l’incarico di portare sostegno psicologico alle famiglie dei pazienti e, in alcuni occasioni, amministrare l’estrema unzione ai moribondi.

    Secondo don Norbert Bethune, inoltre, la direzione del nosocomio sarebbe stata a conoscenza dei fatti, ma non avrebbe fatto niente per impedire gli abusi. Il sacerdote annuncia altre rivelazioni su scandali sessuali commessi da membri della Chiesa cattolica.

    In realtà, negli anni ’90 la procura di Bruges aveva aperto un’inchiesta per poi archiviare il dossier considerando i fatti ormai prescritti. Oltre ai giudici, Bethune aveva riferito il caso anche al vescovo Roger Vangheluwe, il porporato che di recente ha dato le dimissioni dopo aver ammesso di aver abusato per anni di un ragazzino.

    Don Bethune tuttavia non ha fornito le generalità del sacerdote che avrebbe compiuto gli abusi all’ospedale “per rispetto alla famiglia”, aggiungendo tuttavia di essere in possesso di una lettera del presunto sacerdote violentatore, “in cui confessa tutti i fatti e mostra il suo pentimenti e la sua profonda tristezza per l’accaduto”. “Padre X”, come lo chiama Bethune, gli consegnò la lettera poco prima di morire, dopo lunga malattia, a fine 2009 “perché voleva andarsene in pace, con la coscienza tranquilla”.
    Voto:

    Ultimo aggiornamento ore 17:39

  • PEDOFILIA: GERMANIA, ALMENO 250 VITTIME DI ABUSI IN ISTITUZIONI GESUITI

    PEDOFILIA: GERMANIA, ALMENO 250 VITTIME DI ABUSI IN ISTITUZIONI GESUITI

    PEDOFILIA: GERMANIA, ALMENO 250 VITTIME DI ABUSI IN ISTITUZIONI GESUITI

    (ASCA-AFP) – Berlino, 27 mag – Sono almeno 250 i bambini che hanno subito violenza nel corso degli ultimi decenni nelle istituzioni tedesche gestite dai gesuiti. Indicate come responsabili degli atti sono 46 persone, fra sacerdoti, insegnati laici ed educatori.

    Le cifre sono contenute in un rapporto presentato alla stampa da Ursula Raue, avvocato incaricata di indagare sulla questione pedofilia. Dodici preti, fra i quali sei che sono nel frattempo deceduti, e due laici sono stati accusati da piu’ persone.

    La quasi totalita’ dei fatti risale a troppo tempo fa per poter avere degli strascichi giudiziari e la Raue ha invitato ad una riflessione sulla durata della prescrizione per reati simili.

    Pedofilia: in Germania 46 gesuiti sospettati di 205 casi di abusi
    Sei centri educativi coinvolti nello scandalo. Lo segnala il rapporto di una Commissione indipendente. Le vittime hanno subito gravi danni psicologici.

    Un totale di 46 persone tra sacerdoti, insegnanti laici ed educatori dell’ordine dei Gesuiti in Germania sono sospettati di aver commesso fino a 205 casi di abuso sessuale e violenza contro i minori. Così dice il “documento finale”, preparato da una commissione indipendente che PRETI%20PEDOFILI Pedofilia: in Germania 46 gesuiti sospettati di 205 casi di abusiindagava, a partire da gennaio, i crimini, sistematicamente nascosti che vanno dagli anni 50 agli anni 80, nelle scuole gestite dai gesuiti.

    I GESUITI DEL CANISIUS – Il rapporto, come spiega El Pais, presentato questa mattina a Monaco di Baviera, raccoglie in circa 30 pagine il lavoro del comitato di questo mesi,coordinato dall’avvocato laico Ursula Raue, una esperta in materia di violenza contro i bambini. “In totale, 205 violenze sono da riferirsi ai Gesuiti e circa 50 altri casi ad altri ordini religiosi, la maggior parte cattolici“, scrive nella relazione la Raue. I casi segnalati sono avvenuti in sei istituti scolastici, tra cui il Collegio Canisius di Berlino (che è stato il primo a denunciare gli abusi lo scorso gennaio), una scuola di Sankt-Ansgar e il collegio Aloiskolleg, entrambi ad Amburgo.

    UNO STILLICIDIO DI DENUNCE – Dei 46 insegnanti citati dalle vittime, in particolare 12 sono stati riconosciuti violentatori da un gran numero di studenti (alcuni fino a 40 vittime.) Le indagini su questi 12 presunti pedofili restano aperte, anche se sei di loro sono morti. Gli altri 34, così come si legge sul rapporto, sono stati citati da una persona. Ed è proprio la scuola dei Gesuiti Canisius a Berlino la prima ad aver resi pubblici nel mese di gennaio, i casi di abusi sessuali nei propri locali. Da allora, il Paese ha assistito ad uno stillicidio quasi quotidiano di denunce che hanno coinvolto alcune delle più prestigiose istituzioni scolastiche cattoliche fino a lambire anche Papa Benedetto XVI.

    VITTIME IGNORATE – L’avvocato Raue sostiene che molte delle vittime (alcune delle quali hanno ormai più di 70 anni e hanno raccontato la loro storia per la prima volta) per tutta la vita hanno subito gravi conseguenze psicologiche dagli abusi cui sono stati sottoposti per anni: “Esperienze di vita drammatiche, depressione, panico, problemi sessuali e difficoltà a relazionarsi con i partner“. Così è scritto nel rapporto della Rauer che ha usato parole dure per riferirsi al fatto che per decenni chi era al corrente, ha solo pensato a spostare o nascondere i responsabili delle violenze ignorando completamente le vittime.

    http://www.giornalettismo.com/archives/64768/pedofilia-germania-gesuiti-sospettati/

  • Vienna, preghiere e cartellini rossi contro il Muro del Vaticano

    Vienna, preghiere e cartellini rossi contro il Muro del Vaticano

    23/5/2010 (7:23) – UNA COMUNITA’ DI FEDELI APERTA A NUOVE IDEE
    Iniziative in tutto il Paese per convincere la Chiesa di Roma a riformarsi.

    I cattolici austriaci: “Perdiamo fedeli e vocazioni, è ora di dire no al celibato”
    MARINA VERNA INVIATA A VIENNA
    Da una tasca della sua borsa, Paul Weitzer – professore di matematica e teologia in pensione – estrae una cartolina rossa prestampata indirizzata a Benedikt XVI-Palazzo Apostolico-Città del Vaticano. Sulla parte sinistra, poche parole: «Cartellino rosso per il Vaticano. Adesso basta! Cambiare!».

    La firma è un sito Web, quello di «Wir sind Kirche» (noi siamo la Chiesa), piccola organizzazione di laici progressisti che da 15 anni è portavoce del malcontento dei fedeli e lavora per riformare la Chiesa dall’interno. «Noi pensiamo che sia sulla strada sbagliata, ma non vogliamo lasciarla, passare alla Chiesa luterana. Vogliamo cambiarla, riportarla ai fondamentali delle origini. Vogliamo che i sacerdoti siano liberi di scegliere se essere celibi o sposati, che le donne possano accedere al diaconato, che i messaggi dal pulpito siano di gioia e non di minaccia. Vogliamo far cadere il Muro del Vaticano!».

    E allora, perché non copiare Lipsia e i suoi lunedì di preghiera che alla fine degli Anni 80 catalizzarono la protesta e contribuirono a far cadere il Muro di Berlino? Il primo appuntamento, a Vienna, è per giovedì alle 18 nella bellissima Chiesa di Donau City: un parallelepipedo di cromo e acciaio nero in mezzo ai grattacieli del quartiere Onu, con le pareti perforate da decine di «occhi» che convogliano la luce all’interno.

    I «buchi» che i dissidenti vogliono scavare nel Muro del Vaticano fino a farlo crollare. Padre Albert – uno dei pochi che accettano di dare ospitalità a «Wir sind Kirche» – ha messo a disposizione la sua Chiesa, ma non celebrerà la messa: sarà un momento di preghiera gestito dai laici. A Graz l’hanno già fatto e la chiesa era piena – «più che alla domenica», dice Weitzer. Dunque si fa anche a Vienna, ogni mese. Consegnando a ogni fedele cartellini rossi da spedire in Vaticano. «Il Papa deve riconoscere le sue responsabilità dirette nello scandalo della pedofilia e trarne le conseguenze. Deve ritirarsi».

    Non è nuova alla teologia della riforma, Vienna. Cominciò con il sinodo del 1970 dopo il Concilio Vaticano II, quando sotto un cardinale illuminato e carismatico come Koenig molti teologi elaboravano nuove proposte – per esempio il celibato volontario – e nei consigli pastorali delle parrocchie i laici condividevano davvero le decisioni. La stagione felice finì nel 1985, con l’arrivo a Vienna di quel cardinal Groer che dieci anni dopo dovette lasciare la guida dell’arcidiocesi per le accuse di pedofilia e morì nel 2003, in disparte ma mai apertamente accusato. «Groer ha cancellato subito tutto quello che aveva fatto Koenig – racconta Weitzer -. Non riduceva neppure più allo stato laicale i preti che lo chiedevano. E’ stato allora che la gente ha cominciato a essere insoddisfatta, a non andare più in Chiesa. Le rivelazioni sulla pedofilia sono state solo la goccia finale».

    Così, nel 1995, un pugno di teologi decise che era tempo di reagire e fondò «Wir sind Kirchen». Dopo 15 anni, di risultati, però non se ne sono praticamente visti. Nemmeno con il cardinal Schoenborn, che pure sembra aver fatto aperture impensabili. «Il cardinale parla parla parla, sorride sorride sorride, ma non si sposta di un centimetro – dice Weitzer -. E così pure il 95% dei vescovi: ci ascoltano, ma non succede niente. Solo adesso, con lo scandalo, siamo stati di nuovo ricevuti e ascoltati. Noi siamo dell’idea che l’origine degli abusi sta nel celibato obbligatorio».

    Dunque, occorre ridiscutere la forma di vita dei sacerdoti: «Il celibato non è un dogma, è stato introdotto nel corso del tempo e dunque, cambiando le circostanze, può essere cambiato. Neppure i preservativi o il divieto di sacerdozio alle donne sono materia di fede. Perché dunque questa rigidezza? Che cosa deve ancora succedere perché la chiesa capisca che deve cambiare strada o è finita?». «Abbiamo sottovalutato la gerarchia – dice Martha Heizer, teologa e assistente di pedagogia delle religioni all’Università di Vienna -. Le Chiese che si svuotano, i fedeli che manifestano la loro frustrazione, i giovani che non vogliono più fare i preti pur studiando teologia – e la ragione me la dicono chiara: prete sì, casto no -, nulla sembra scuotere gli uomini del Vaticano. I laici possono dire quello che vogliono, è il clero che governa. Ma il meccanismo funziona perché ci sono dei laici che riconoscono questo potere e lo finanziano. Dobbiamo smetterla di chiedere sempre il permesso, dobbiamo cominciare a fare ciò che riteniamo giusto. Il tempo della paura è finito».

    Martha Heizer ha conosciuto la frustrazione per l’inutilità di ciò che faceva – insegnare come si insegna religione nelle scuole -, ma proprio nel «no» di Papa Wojtyla al sacerdozio delle donne e alla comunione ai divorziati risposati ha trovato la motivazione per fondare «Wir sind Kirche» e rappresentare quella maggioranza silenziosa di laici – ma anche di sacerdoti – che vorrebbe tornare alla Chiesa delle origini, con la sua struttura democratica e senza l’ossessione del peccato sessuale. «Madre Chiesa! – e qui Heizer cita una collega che con lei ha scritto «Muttikan», una parodia del Vaticano dove sono le donne a tenere lontano dal potere gli uomini -. Chiudo gli occhi e vedo patriarchi, santi padri, vecchi parroci: qualcosa non quadra, le madri non sono così!».

    La «marcia nelle istituzioni» di questa società semisegreta – che si raduna nelle case private e in pochissime parrocchie tolleranti e non ha una sede ma un sito – ha cambiato molto nelle teste della gente, ma di frutti ne ha raccolti pochi. Peter Weizer ne mostra uno: la posizione dell’altare in questa chiesa barocca alla periferia di Vienna – Maria Hietzing – per la quale i parrocchiani hanno discusso tre anni con il cardinale Schoenbron: «Volevamo un altare moderno al centro, senza pedana né scalini, solo sedie intorno, per simboleggiare che il sacerdote è uno di noi. Abbiamo discusso su ogni singolo banco, li volevamo togliere tutti, alla fine ci siamo accordati per sei file. E adesso la messa si celebra su questo cubo di marmo bianco circondato dai fedeli. Volevamo anche togliere la Madonna dall’altare maggiore e metterla in uno laterale: lei è importante ma non è il centro del cristianesimo, quel posto non è il suo. Su questo non l’abbiamo spuntata».

    C’è una conquista però ben maggiore, e il merito va tutto al cardinal Schoenborn: da novembre è avviato un percorso in cinque colloqui per portare i divorziati risposati alla comunione. E’ arrivato un ammonimento dal Vaticano, ma il cardinale non si è tirato indietro. Ha fatto anche dell’altro: ha affidato sette parroccchie a sacerdoti anglicani e ortodossi passati al cattolicesimo insieme a moglie e figli. Doveva essere un primo passo verso l’abolizione del celibato, ma lì sono arrivati guai grossi: uno di loro vuole divorziare. Il cardinale l’ha raccontato a Weitzer, spiegandogli che adesso ha ancora più problemi di prima. «Eccellenza – gli ha risposto – questi sono i nostri tempi e a questi tempi dobbiamo trovare risposte».