Osservatorio della Rete L'ABUSO

Categoria: World

  • Times. Primate di Inghilterra e Galles protesse prete pedofilo

    Times. Primate di Inghilterra e Galles protesse prete pedofilo

    David Pearce condannato a 8 anni di prigione
    L’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols ha presieduto un’istituzione cattolica attiva nell’assistenza di minori proprio mentre un prete pedofilo, David Pearce, era oggetto di indagini. L’ufficio che faceva capo a Nichols non e’ mai intervenuto.

    Londra, 10-04-2010

    Il capo della chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles e’ stato responsabile di un sistema per la protezione dei minori che ha permesso ad un prete pedofilo di continuare a commettere abusi nonostante ripetute segnalazioni da parte delle vittime. Lo sostiene il Times quale conclusione di un’inchiesta condotta dallo stesso quotidiano.

    L’arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, attuale primate della chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles, ha presieduto dal 2001 al 2008 un’istituzione cattolica attiva nell’assistenza di minori (Catholic Office for the Protection of Children and Vulnerable Adults – Copca) proprio mentre un prete pedofilo, David Pearce, era oggetto di indagini da parte della chiesa e della polizia. Ma l’ufficio che faceva capo a Nichols non e’ mai intervenuto, al punto che, nel 2006, nonostante l’Alta Corte avesse stabilito il risarcimento per danni ad una delle vittime di Pearce, il monaco benedettino mantenne la sua funzione alla Ealing Abbey, parrocchia dell’ovest di Londra, fino al 2008 quando fu arrestato.

    Pearce, 68 anni, ex preside della prestigiosa St. Benedict’s School (Ealing), e’ stato condannato a otto anni di prigione dopo aver ammesso una serie di reati a sfondo sessuale in abusi a studenti adolescenti durante i 35 anni alla Ealing Abbey.

    L’arcivescovo Nichols ha negato di essere stato al corrente del caso Pierce durante il periodo in cui era responsabile del Copca, scrive ancora il Times nella sua versione online. Fonti all’interno della Chiesa affermano che Nichols non fosse a conoscenza di tutti i dettagli della vicenda legata agli abusi prima di diventare primate d’Inghilterra lo scorso anno, sostituendo il cardinale Cormac Murphy-O’Connor a Westminster. Quest’ultimo, tuttavia, era a conoscenza delle accuse, secondo quanto afferma un suo portavoce.

  • A Malta vittime abusi pronte per la protesta

    A Malta vittime abusi pronte per la protesta

    10/04/2010
    A Malta vittime abusi pronte per la protesta
    Papa Benedetto XVI sarà a Malta il prossimo 17-18 aprile e un gruppo di trentenni che subirono abusi stanno mobilitando l’opinione pubblica in cerca d’appoggio per richiamare l’attenzione del Pontefice sugli abusi che hanno subito per anni nelle mani di quattro religiosi in un orfanotrofio San Giuseppe di Santa Venera. Ieri i vescovi maltesi hanno espresso «dolore e pentimento» verso le vittime di abusi. «Hanno parlato così solo perché il Papa viene a Malta. Hanno capito che vogliamo alzare la nostra voce, e hanno cercato di minimizzare il danno», dice Lawrence Grech. «Chiediamo con fermezza che sia fatta giustizia», aggiunge Grech. (tratto da Il Messaggero)

  • “Quel frate ha strappato via la mia innocenza”. Storia di un abuso

    “Quel frate ha strappato via la mia innocenza”. Storia di un abuso

    Notizia del 09/04/2010 – 11:29
    “Quel frate ha strappato via la mia innocenza”. Storia di un abuso

    Una 60enne ticinese racconta la molestia, il dolore e le incomprensioni del passato e del presente

    INTERVISTA – Come fu per Pandora, i tempi oggi sono maturi ed aperto il vaso stanno emergendo tutti i mali del mondo. Persino da quelli che universalmente erano considerati gli ultimi baluardi di interezza, appigli di un’umanità sul baratro, tolto il velo di Maya, arrivano ignominie, crimini e meschinità.

    La Chiesa Cattolica è oggi nell’occhio di un ciclone che indiscriminatamente sta mettendo a nudo una triste realtà, quella degli abusi sessuali sui minori da parte di ecclesiastici provenienti dalle più disparate zone del mondo. Il sondaggio proposto la scorsa settimana da Tio, seppur con nessun intento statistico, fotografa uno spaccato preoccupante anche nel suo bacino d’utenza, il Ticino, con una percentuale quasi del 20% di lettori che hanno subìto o conoscono qualcuno che ha subìto molestie da parte di un prete.

    A., 60enne ticinese, una donna come tante.
    “Sono figlia unica, padre impiegato in ferrovia, madre casalinga molto religiosa severissima e poco incline a manifestazioni d’affetto (e di questo ne ho sofferto molto). Eravamo una famiglia normale, con una piccola casa di proprietà e, pur non essendo ricchi, devo dire che non mi è mai mancato nulla. A quei tempi era un obbligo frequentare la chiesa, come lo era la confessione e presenziare alle messe. Ero una di quelle ragazze che, alla fine dei ‘50, portavano ancora le calze corte o al ginocchio e, per quanto concerne l’educazione sessuale, erano completamente digiune. Ricordo quando, avevo circa 11 anni, per aver avuto il mio primo ciclo, mi misi a piangere, non sapendo nemmeno cosa fosse. Quando, presa dalla paura, mi rivolsi a mia madre mi disse: “è una cosa che succede a tutte le donne”. A quel tempo si frequentava la chiesa assiduamente, specialmente le prime sere di maggio perché, con la scusa del rosario, si poteva stare in compagnia a giocare sul piazzale fino a tardi, senza venir rimproverati. Per queste ragioni i frati li conoscevamo tutti. Certe volte suonavamo il campanello per farci dare delle caramelle di mele che preparavano loro stessi. Ce n’era poi uno, barba lunga e fisico possente, ci veniva spesso incontro per scambiare due chiacchiere, chiederci della scuola e altro. Non ricordo quanti anni avesse, a 13 anni, i “grandi” li consideravo dei vecchi. Ora, ripensandoci, penso che potesse avere dai 40 ai 50 anni”.

    Il frate. L’abuso.
    “Accadde un primo venerdì del mese, dopo la scuola. Era primavera, indossavo una giacca rosa, mia madre mi ordinò di andare a confessarmi, e fu ciò che feci. Arrivata in chiesa suonai la campanella per chiedere se ci fosse un frate a disposizione e si presentò lui. Andammo nel confessionale. Il frate volle quindi mettermi sulle sue ginocchia e cominciò a rivolgermi le domande di rito, cioè a quelle che ero abituata, sulla scuola, la famiglia, eccetera. Ad un certo punto mi chiese se mi toccavo. Non sapendo cosa intendesse chiesi spiegazioni – non avevo mai sentito nominare la masturbazione, non sapevo cosa fosse – e allora lui pensò bene di farmi vedere come funzionava e iniziò a togliermi le mutandine. Ero frastornata, impaurita. Il peggio arrivò poi, quando sollevò il saio e mi prese la mano mettendola sul suo pene. A quel punto mi misi a singhiozzare, mi divincolai con tutte le forze e scappai via, lasciando nel confessionale le mie mutandine”.

    L’innocenza strappata.
    “Non ritornai subito a casa, ma andai dai miei zii che abitavano nelle vicinanze della chiesa, dicendo loro che non mi sentivo bene, e, con una scusa, impedendogli di avvisare mia madre. Da allora quella chiesa io non l’ho mai più frequentata e, tantomeno, mi sono più confessata. Ero una ragazzina ingenua, che credeva che si rimanesse incinta con un bacio. Questa ingenuità me l’hanno portata via, come un soffio di vento porta via una piccola foglia. Non potrò mai dimenticare. Non posso dire se questo individuo abbia abusato di altri bambini o ragazzi, anche perché, a quei tempi, chi parlava di questi argomenti? Quale fosse il suo nome e dove sia andato a finire non lo so, ricordo solo che in quella chiesa c’era un continuo cambiamento di frati. Oggi come oggi credo non sia più in vita”.

    Un segno indelebile.
    “Come mi ha segnata l’abuso? Oggi non credo più nella Chiesa, nella religione e diffido degli uomini in generale ma, quel che è peggio, ha rovinato la mia vita intima. Il sesso, per me, è sempre stato un problema. Non ne ho mai parlato prima, perché non avrei saputo a chi dirlo, come dirlo, né come spiegarmi, quasi avendo paura che mi si dicesse che, in fondo era colpa mia. D’altronde mia madre me lo diceva sempre: “le ragazze devono rimanere al loro posto”. Era diverso, nessuno parlava mai di pedofilia”.

    Il peso dell’incomprensione.
    “L’unica persona a cui l’ho detto è stato mio marito ma, visto che secondo lui non avevo subìto una violenza vera e propria, cioè uno stupro, mi ha sempre consigliato di cancellare il ricordo e vivere nel presente. Sinceramente? Di aiuto non ne ho avuto da nessuno anche perché non ho potuto e, poi, voluto cercarlo. A chi ha subìto cosa voglio dire? Parlate, confidatevi e fate giustizia, solo così si può trovare la pace o, almeno, la tranquillità”.

    A. si chiude nel suo dolore. Il magone le stringe la gola e rimane in silenzio. Sul fondo del vaso resta la speranza, l’ultima a morire.

    Davide Milo

    http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=546083&IDSezione=1&idsito=1&idtipo=3

  • Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    www.iobserve.org/rn0415a.html

    Members of national victims’ group ask for local bishop’s help in seeking accountability

    By Rebecca Drake

    SPRINGFIELD – Members of the national advocacy group SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) held an afternoon press conference today in front of the Springfield Diocese’s pastoral center on Elliot Street, here, seeking the assistance of Springfield Bishop Timothy A. McDonnell in addressing the worldwide issue of clergy abuse.

    William A. Nash, an Ashfield resident who has said he was molested by a former Xaverian priest, James Tully, in a Wisconsin seminary in the 1980s, stated that today’s event was organized in response to an April 14 Associated Press report about 30 Catholic priests who have been transferred to other countries after being accused of abusing minors.

    At the April 15 Springfield event, Nash spoke specifically about Xaverian Father Mario Pezzotti, who was featured in the AP article. After allegedly abusing a 14-year-old student, Joe Callander, at the Xaverians’ minor seminary in Holliston, Mass., in 1959, Father Pezzotti was later transferred to a remote area of Brazil where he worked with the Kyapo Indians and continued to have access to children.

    According to the AP report, Pezzotti is presently serving as a priest in Parma, Italy.

    Although neither Nash’s nor Callander’s abusers have served in the Springfield Diocese, Nash told reporters that as “part of the institute of the hierarchy of this church,” Bishop McDonnell could help to present SNAP’s concerns and requests to the Vatican.

    Nash recalled that when he publicized his own abuse story in 2008, Bishop McDonnell did write to Vatican officials on Nash’s behalf and also wrote to Nash twice, saying he was moved by his story and had “written to the appropriate authority in Rome” concerning Nash’s case. Tully was voluntarily laicized in February of 2009.

    “I want the bishop to use his special phone to call over to the Vatican,” Nash told reporters. “I want Bishop McDonnell to help us…. This is an issue that affects all of us.”

    “I’d like somebody to take this a little more seriously than they have been,” Nash said. “Nothing is being done to stop these criminals from jet-setting around the world.”

    In a written statement given to reporters, Nash stated: “Again today, I am asking for accountability from the church. I am asking the Vatican to actually do something. Priests like Mario Pezzotti have been quietly moved around the globe to unsuspecting new communities. This is a global problem in the Catholic Church. The problem has been created in Rome and needs to be changed in Rome.”

    Prior to the Thursday afternoon press event in Springfield, SNAP issued a press release stating that its members “want Catholic officials to 1) publicly identify predators like Pezzotti and Tully as ‘credibly accused’ and ousted from ministry/the priesthood; 2) set up a public, international, online registry of predator priests across the globe; and 3) house predator priests in professionally-run facilities so that the offenders can get treatment and kids can be safer.”

    Speaking to a television reporter after the press conference, Springfield Diocese spokesman Mark E. Dupont said, “Bishop McDonnell and the people in the Springfield Diocese share the concerns of Bill Nash and the SNAP members.”

    Dupont said the local church’s efforts to address the issue of clergy abuse have been successful in recent years, but that all segments of society – churches, schools, victims groups and others – “need to partner together to stop all child abuse.”

    Asked about the possibility of an online registry of credibly accused priests, Dupont said that for the last 15 years the Springfield Diocese has publicized the names of all priests who were accused of abuse and removed from priestly ministry.

    Dupont also said that the child protection guidelines established by the U.S. bishops in their 2002 Charter for the Protection of Children and Young People should be adopted by other groups and other countries.
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    Traduzione

    I membri del ‘gruppo nazionale vittime di chiedere aiuto vescovo locale nella ricerca di responsabilità

    By Rebecca Drake Con Rebecca Drake

    SPRINGFIELD – Members of the national advocacy group SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) held an afternoon press conference today in front of the Springfield Diocese’s pastoral center on Elliot Street, here, seeking the assistance of Springfield Bishop Timothy A. McDonnell in addressing the worldwide issue of clergy abuse. SPRINGFIELD – I membri del gruppo nazionale difesa SNAP (Survivors Network di tali abusi da parte di sacerdoti) ha tenuto una conferenza stampa oggi pomeriggio davanti pastorale della diocesi di Springfield il centro di Elliot Street, qui, cercando l’aiuto di Springfield vescovo Timoteo A. McDonnell nell’affrontare il problema mondiale del clero abuso.

    William A. Nash, an Ashfield resident who has said he was molested by a former Xaverian priest, James Tully, in a Wisconsin seminary in the 1980s, stated that today’s event was organized in response to an April 14 Associated Press report about 30 Catholic priests who have been transferred to other countries after being accused of abusing minors. William A. Nash, un residente Ashfield che ha detto che era molestato da un prete ex Saveriani, James Tully, in un seminario Wisconsin nel 1980, ha dichiarato che l’evento di oggi è stata organizzata in risposta a un 14 aprile Associated Press relazione circa 30 sacerdoti cattolici che sono stati trasferiti ad altri paesi dopo essere stato accusato di aver abusato di minori.

    At the April 15 Springfield event, Nash spoke specifically about Xaverian Father Mario Pezzotti, who was featured in the AP article. A Springfield 15 evento aprile, Nash ha parlato specificamente saveriano padre Mario Pezzotti, che è stato descritto in questo articolo AP. After allegedly abusing a 14-year-old student, Joe Callander, at the Xaverians’ minor seminary in Holliston, Mass., in 1959, Father Pezzotti was later transferred to a remote area of Brazil where he worked with the Kyapo Indians and continued to have access to children. Dopo il presunto abuso di anni, studente di 14, Joe Callander, a ‘Saveriani il seminario minore di Holliston, nel Massachusetts, nel 1959, Padre Pezzotti è stato successivamente trasferito in una remota zona del Brasile dove ha lavorato con gli indiani Kyapo e ha continuato a hanno accesso ai bambini.

    According to the AP report, Pezzotti is presently serving as a priest in Parma, Italy. Secondo il rapporto AP, Pezzotti è attualmente funge da sacerdote a Parma, Italia.

    Although neither Nash’s nor Callander’s abusers have served in the Springfield Diocese, Nash told reporters that as “part of the institute of the hierarchy of this church,” Bishop McDonnell could help to present SNAP’s concerns and requests to the Vatican. Sebbene né Nash né Callander di tossicodipendenti hanno prestato servizio nella diocesi di Springfield, Nash ha detto ai giornalisti che, come “parte dell’istituto della gerarchia di questa chiesa”, il Vescovo McDonnell potrebbe contribuire a presentare SNAP le preoccupazioni e le richieste al Vaticano.

    Nash recalled that when he publicized his own abuse story in 2008, Bishop McDonnell did write to Vatican officials on Nash’s behalf and also wrote to Nash twice, saying he was moved by his story and had “written to the appropriate authority in Rome” concerning Nash’s case. Tully was voluntarily laicized in February of 2009. Nash ha ricordato che quando ha pubblicizzato il suo abuso di storia nel 2008, il Vescovo McDonnell ha fatto scrivere ai funzionari del Vaticano per il nome Nash e ha anche scritto a Nash due volte, dicendo che è stato spostato dalla sua storia e che “ha scritto alle autorità competenti di Roma” in materia di Nash caso. Tully è stato volontariamente laicizzato nel febbraio del 2009.

    “I want the bishop to use his special phone to call over to the Vatican,” Nash told reporters. “Voglio che il vescovo di usare il suo telefono speciale per chiamare verso il Vaticano,” Nash ha detto ai giornalisti. “I want Bishop McDonnell to help us…. “Voglio Vescovo McDonnell per aiutarci …. This is an issue that affects all of us.” Questo è un problema che riguarda tutti noi “.

    “I’d like somebody to take this a little more seriously than they have been,” Nash said. “Mi piacerebbe che qualcuno di prendere questo un po ‘più seriamente di quanto siano stati,” ha detto Nash. “Nothing is being done to stop these criminals from jet-setting around the world.” “Nulla è stato fatto per fermare questi criminali da jet-set in tutto il mondo”.

    In a written statement given to reporters, Nash stated: “Again today, I am asking for accountability from the church. In una dichiarazione scritta, rilasciata ai giornalisti, Nash ha dichiarato: “Ancora oggi mi chiedo per la responsabilità da parte della Chiesa. I am asking the Vatican to actually do something. Sto chiedendo al Vaticano di fare effettivamente qualcosa. Priests like Mario Pezzotti have been quietly moved around the globe to unsuspecting new communities. Sacerdoti come Mario Pezzotti sono stati spostati tranquillamente tutto il mondo di ignari nuove comunità. This is a global problem in the Catholic Church. Questo è un problema globale nella Chiesa cattolica. The problem has been created in Rome and needs to be changed in Rome.” Il problema è stato creato a Roma e deve essere cambiato a Roma “.

    Prior to the Thursday afternoon press event in Springfield, SNAP issued a press release stating that its members “want Catholic officials to 1) publicly identify predators like Pezzotti and Tully as ‘credibly accused’ and ousted from ministry/the priesthood; 2) set up a public, international, online registry of predator priests across the globe; and 3) house predator priests in professionally-run facilities so that the offenders can get treatment and kids can be safer.” Prima della conferenza stampa Giovedi pomeriggio a Springfield, SNAP ha emesso un comunicato stampa in cui dichiarava che i suoi membri “vogliono i funzionari cattolici a 1) identificare pubblicamente predatori come Pezzotti e Tully come ‘accusato credibile’ e cacciato dal ministero / sacerdozio, 2), istituito un pubblico, internazionale, registro online dei preti predatori in tutto il mondo, e 3) preti predatori casa in conduzione impianti professionalmente in modo che i trasgressori possono ottenere il trattamento e bambini possono essere più sicuri “.

    Speaking to a television reporter after the press conference, Springfield Diocese spokesman Mark E. Dupont said, “Bishop McDonnell and the people in the Springfield Diocese share the concerns of Bill Nash and the SNAP members.” Parlando ad un reporter televisivo dopo la conferenza stampa, diocesi di Springfield portavoce Mark E. Dupont ha detto: “Vescovo McDonnell e il popolo della diocesi di Springfield parti le preoccupazioni di Bill Nash e dei membri SNAP.”

    Dupont said the local church’s efforts to address the issue of clergy abuse have been successful in recent years, but that all segments of society – churches, schools, victims groups and others – “need to partner together to stop all child abuse.” Dupont ha detto locale chiesa sforzi per affrontare la questione del clero abusi hanno avuto successo negli ultimi anni, ma che tutti i segmenti della società – chiese, scuole, gruppi di vittime e gli altri – “hanno bisogno di collaborare insieme per fermare tutti gli abusi sui minori”.

    Asked about the possibility of an online registry of credibly accused priests, Dupont said that for the last 15 years the Springfield Diocese has publicized the names of all priests who were accused of abuse and removed from priestly ministry. Alla domanda sulla possibilità di un registro on-line di sacerdoti accusati credibile, Dupont ha detto che per gli ultimi 15 anni la diocesi di Springfield ha pubblicizzato i nomi di tutti i sacerdoti accusati di abusi e rimossi dal ministero sacerdotale.

    Dupont also said that the child protection guidelines established by the US bishops in their 2002 Charter for the Protection of Children and Young People should be adopted by other groups and other countries. Dupont ha anche detto che la disciplina di protezione dei bambini stabilito dai vescovi degli Stati Uniti nella loro Carta 2002 per la protezione dei bambini e dei giovani devono essere adottate da altri gruppi e altri paesi.

  • Canada, ex vescovo accusato di abusi su un bimbo orfano

    Canada, ex vescovo accusato di abusi su un bimbo orfano

    09 aprile 2010

    In Canada, l’ex vescovo cattolico Raymond Lahey, già indagato nello Stato dell’Ontario per detenzione di materiale pedo-pornografico, è stato accusato anche di aver abusato sessualmente di un bambino orfano, ospite negli anni ‘80 di un istituto frequentato dal reverendo.

    A denunciare il fatto è stata la stessa vittima, secondo quanto scrive l’edizione on-line del quotidiano Toronto Star.

    per leggere la notizia sul sito del Toronto Star (in inglese), clicca e collegati

    Lahey si era già dimesso mesi fa dalla guida della diocesi di Antagonish, in Nuova Scozia, quando venne incriminato per il possesso di foto pedo-pornografiche, dopo che gli agenti della frontiera canadese, all’aeroporto di Ottawa, trovarono queste immagini nel suo computer portatile.

  • Preti pedofili. Bertone si dispiace per il papa (mica per le vittime dei preti!)

    Preti pedofili. Bertone si dispiace per il papa (mica per le vittime dei preti!)

    PUNTA ARENAS (Cile) – E’ “un dolore molto grande” quello del Papa per i casi di pedofilia nel clero, ma la Chiesa cattolica “ha la forza interiore” per portare avanti la propria missione per “un mondo e un’umanità nuovi”. In Cile il segretario di Stato Vaticano Bertone torna a parlare dello scandalo dei preti pedofili e a difendere il papa: “Il Santo Padre ha sofferto molto, così come d’altronde noi pastori, per questi casi di sacerdoti infedeli, non fedeli alla propria vocazione e missione”.

    Bertone ha poi difeso il “muro” eretto intorno al pontefice con l’intervista del cardinale Sosdano che ha provocato reazioni anche nel mondo ebraico: “Ha rilevato che dietro gli ingiusti attacchi al Pontefice ci sono visioni della famiglia e della vita contrarie al Vangelo: sono parole che rappresentano una difesa “molto chiara” del Papa”.

    08 aprile 2010

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/08/news/bertone_pedofilia-3189154/

  • Preti pedofili. Si indaga pure in Nuova Zelanda

    Preti pedofili. Si indaga pure in Nuova Zelanda

    In Nuova Zelanda, secondo il Vaticano, i battezzati cattolici sono 459.000, l’11,63% della popolazione. I preti sono abbastanza numerosi, 518.

    ABUSI IN CHIESA: SI INDAGA ANCHE IN NUOVA ZELANDA

    La Chiesa cattolica in Nuova Zelanda sta investigando su cinque nuove denunce di abusi sessuali su bambini da parte del clero, risalenti ad almeno 20 anni fa, e ha incaricato delle indagini l’ex commissario di polizia John Jamieson, che ha già esaminato 35 altri casi emersi negli ultimi cinque anni. Lo ha confermato lo stesso Jamieson alla radio nazionale, precisando che i cinque interessati non vogliono rivolgersi alla polizia e hanno fornito informazioni alla chiesa in via confidenziale. «Questi cinque casi sono nuovi», ha detto, e alcuni dei presunti colpevoli sono ancora vivi e in Nuova Zelanda. La Chiesa gli ha affidato l’incarico sin dall’inizio per assicurare che le denunce fossero trattate in modo appropriato e che gli interessati fossero soddisfatti della procedura. Jamieson ha raccomandato che ogni presunta vittima denunci alla polizia le attività criminali, ma ha riconosciuto che alcuni non vogliono che la polizia indaghi sui loro casi. Domenica scorsa l’arcivescovo neozelandese John Dew, in una lettera ai parrocchiani, ha ammesso che le accuse di pedofilia hanno messo in crisi la Chiesa, chiedendo scusa per «l’umiliazione e l’imbarazzo» causati dalle continue notizie di abusi del clero su minori in diversi Paesi. A peggiorare la situazione molti casi sono stati condotti male, ha detto il prelato, ma è ancora possibile superare la crisi.

    Preti pedofili: si indaga su abusi anche in Nuova Zelanda
    Wellington. La Chiesa cattolica neozelandese ha deciso di aprire un’inchiesta interna su cinque denunce di violenze e abusi sessuali su minori che risalgono ad almeno vent’anni fa e che sono attualmente al vaglio degli investigatori della polizia. Gli abusi denunciati alle forze dell’ordine avvennero, a quanto si legge in una nota Apcom, durante gli anni ’70 all’interno di una scuola a Christchurch, una località della Nuova Zelanda del sud. Negli anni scorsi due ex sacerdoti dell’ordine di San Giovanni di Dio sono stati arrestati e condannati per molestie e violenze su minori.

    Nuova Zelanda, indagini su abusi. La chiesa cattolica in Nuova Zelanda sta investigando su cinque nuove denunce di abusi sessuali su bambini da parte del clero, risalenti ad almeno 20 anni fa, e ha incaricato delle indagini l’ex commissario di polizia John Jamieson, che ha già esaminato 35 altri casi emersi negli ultimi cinque anni. Lo ha confermato lo stesso Jamieson alla radio nazionale, precisando che i cinque interessati non vogliono rivolgersi alla polizia e hanno fornito informazioni alla chiesa in via confidenziale. “Questi cinque casi sono nuovi”, ha detto, e alcuni dei presunti colpevoli sono ancora vivi e in Nuova Zelanda. Jamieson ha raccomandato che ogni presunta vittima denunci alla polizia le attività criminali, ma ha riconosciuto che alcuni non vogliono che l’autorità indaghi sui loro casi. Domenica scorsa l’arcivescovo neozelandese John Dew, in una lettera ai parrocchiani, ha riconosciuto che le accuse di pedofilia hanno messo in crisi la chiesa, chiedendo scusa per “l’umiliazione e l’imbarazzo” causati dalle continue notizie di abusi del clero su minori in diversi Paesi.

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/08/news/bertone_pedofilia-3189154/

  • Venezuela, Arcivescovo protegge i preti pedofili e invita a uccidere Chavez

    Venezuela, Arcivescovo protegge i preti pedofili e invita a uccidere Chavez

    Tulio Manuel

    Chirivella è uno dei tanti preti cattolici che dovrebbe quanto meno essere giudicato da un tribunale per i reati commessi e se trovato colpevole dovrebbe finire in carcere, come ogni cittadino. Invece, essendo un alto prelato cattolico gode di protezioni ed immunità e sicuramente non finirà mai in galera.
    Venezuela, Arcivescovo protegge i preti pedofili ed invita ad assassinare Chavez

    Questi quando era arcivescovo della diocesi di Barquisimeto, in Venezuela, ha protetto numerosi preti della sua diocesi che si sono macchiati del reato di pedofilia; in particolare ha occultato i reati commessi da un prete di nome Luis Mosquera, che impunemente ha violato numerosi bambini nella città di Carora e nella baraccopoli di San Jacinto di Barquisimeto, dove svolgeva la missione pastorale (*).

    Oggi, monsignor Tulio Manuel Chirivella è nuovamente alla ribalta della cronaca nazionale e internazionale per aver istigato all’omicido del Presidente della Repubblica del Venezuela!

    E’ uno di quei tanti ipocriti prelati cattolici che da un lato predica la pace e l’amore e dall’altro compie ignobili reati, come l’istigazione all’omicido del presidente del suo paese, il Venezuela. In una intervista rilasciata al giornale venezuelano “La prensa” del 4 aprile scorso, al giornalista che gli chiedeva testualmente “Monsignore, fino a quando dobbiamo sopportare quest’uomo?” (Per “quest’uomo” si intende il Presidente della Repubblica del Venezuela, Hugo Chavez) l’alto prelato cattolico rispondeva: “Aguantaremos hasta que se lo lleve Dios, o cuando alguien lo acabe”. Tradotto in italiano: “Lo sopporteremo fino a che dio non se lo chiama o fino a quando qualcuno non lo faccia fuori!

    Una chiara istigazione all’omicido del Presidente della Repubblica. Sui motivi di questa esternazione si potrebbero scrivere libri interi. In sostanza, per farla in breve, il motivo di quest’odio così grande verso il presidente è dovuto al fatto che questi utilizza i soldi dello stato per gli ultimi! Invece di darli solo ed esclusivamente agli oligarchi ed ai gerarchi della chiesa cattolica, come avveniva un tempo, oggi i soldi pubblici vengono distribuiti anche ai più bisognosi.

    In questi ultimi tempi, in Venezuela, si parla tanto dello “sperpero” di denaro in opere pubbliche che starebbe compiendo il governo. Secondo una parte, fortunatamente ristretta e circosritta ai grandi oligarchi di questo paese ed alle alte gerarchie cattoliche, che da sempre appoggiano l’oligarchia, investimenti in opere pubbliche, come il “metrocable” sono solo uno spreco di denaro pubblico. Il governo di questo paese presieduto dal Presidente della Repubblica, per esempio, ha investito centinaia di milioni di dollari nella costruzione di una funivia, il “metrocable” che collega una delle principali baraccopoli di Caracas, quella di San Agustin, al centro della città. In questa baraccopoli vivono decine di migliaia di persone che fino ad oggi ben potevano essere considerati gli ultimi degli ultimi; queli a cui mai nessuno governo ha rivolto uno sguardo e meno che meno un investimento di cosi grande spessore; quegli ultimi che nessuna religione prende mai in considerazione.

    Fino ad oggi per andare o tornare dalla baraccopoli al centro della città, questi cittadini dimenticati da tutti gli dei che affollano il panorama religioso del nostro pianeta e da tutti i governi che si sono avvicendati, impiegavano da una a due ore. Adesso, con quest’opera di altisisma ingegneria, inaugurata lo scroso 20 gennaio, raggiungono il centro della città in pochissimi minuti. Non solo: gli investimenti del governo proseguono, dato che dopo aver servito la zona con un efficiente mezzo di trasporto, sta sostituendo le baraccopoli con edifici. Questo come tanti altri investimenti in educazione e sanità gratuita e per tutti, sono considerati solamente uno spreco di denaro pubblico per taluni squallidi personaggi, tra i quali l’alto prelato cattolico; di qui l’odio così grande che porta ad auspicare l’omicidio del Presidente!

    Per l’istigazione all’omicido di un uomo ed in particolare del Presidente della Repubblcia in alcuni paesi, come negli Stati Uniti, è prevista la pena di morte. Personalmente sono sempre stato contrario alla pena di morte, tra l’altro utilizzata in decine di milioni di casi proprio dalla chiesa cattolica per liberarsi di persone che non condividevano la sua dottrina, quindi la rinnego anche in questo caso; però, sarebbe giusto che tale alto prelato cattolico finisca davanti ad un tribunale e se giudicato colpevole, come ogni cittadino normale dovrebbe finire in un carcere, possibilmente di massima sicurezza.

    Immagino che anche in questo caso il potere della chiesa impedirà che si faccia giustizia e mai nessun giudice venezuelano oserà imputare un alto prelato cattolico. Sarebbe interessante conoscere l’opinione del papa su questo personaggio, che oltre a proteggere i preti pedofili, arriva perfino ad auspicare l’omicidio di un uomo, del Presidente della Repubblica del suo paese, Cosa pensa il papa di un suo arcivescovo che invece di predicare l’amore, la pace e la non violenza, istiga all’omicido? Per la religione cattolica non è un peccato gravissimo? Mah! Il papa, chiamasi Karol Wojtila o Joseph Ratzinger, abituato a coprire chi si macchia di reati gravissimi come la pedofilia, sicuramente coprirà qusto prelato che istiga all’omicidio del presidente del suo paese.


    (*) Fonte Aporrea, Url: http://aporrea.org/actualidad/a98311.html

  • Pedofilia/ Mea culpa di vescovi di Malta prima di viaggio Papa.

    Pedofilia/ Mea culpa di vescovi di Malta prima di viaggio Papa.

    Benedetto XVI nell’isola mediterranea dal 17 al 18 aprile
    apr 8, 2010

    Roma, 8 apr. (Apcom) – Mea culpa dei vescovi cattolici di malta per i casi di pedofilia nella Chiesa prima del prossimo viaggio del Papa nell’isola mediterranea (17-18 aprile).

    “Mentre esprimiamo solidarietà alle vittime, sentiamo il bisogno di pentirci dei peccati di coloro che hanno commesso gli abusi. Patiamo l’umiliazione nel sapere che questi sono stati perpetrati da coloro che, in nome della Chiesa, avevano il compito di educare e proteggere i giovani. E’ un momento di umiliazione per tutta la Chiesa”, si legge in un messaggio “di pentimento e di dolore” che l’arcivescovo di Malta, mons. Paul Cremona e il vescovo di Gozo, mons. Mario Grech, hanno diffuso oggi nell’isola. I due presuli facendo propria la lettera del Papa ai cattolici di Irlanda esprimono a nome di tutta la Chiesa maltese “dolore e pentimento verso le vittime di abusi, verso i cristiani che sono stati scioccati e verso tutta la società maltese” ma al tempo stesso ricordano che la Chiesa di Malta è stata “una delle prime ad adottare azioni concrete” per fronteggiare gli abusi.

    “Nel 1999 – si legge nella lettera diffusa in Italia dal ‘Sir’, servizio informazione religiosa della Cei – fu istituito un comitato, noto come Response Team, sotto la presidenza di un giudice in pensione, per investigare le accuse di abusi sessuali su minori come anche su adulti, ad opera di membri del clero, religiosi ed operatori pastorali. Per condurre indagini su questi casi in modo più veloce possibile – ricordano i vescovi – fu creato un altro comitato pochi mesi dopo”. Oggi alla luce della lettera del Papa, “la Chiesa maltese continua ad intensificare il suo impegno contro gli abusi e chiede a tutti i cristiani di cooperare con le autorità competenti, incluse quelle civili. Ribadiamo quanto affermato nel 1999: i cristiani sono obbligati a cooperare con la Chiesa piuttosto che nascondere i fatti o restare in silenzio, affinché questa ferita possa essere guarita una volta per tutte”.

    “Nonostante la vicenda sia una fonte di umiliazione per la Chiesa, essa deve continuare nella missione affidatale da Dio in favore dell’umanità. Abbracciamo – concludono mons. Cremona e mons. Grech – questo momento di umiliazione e di sofferenza come un invito ad unire la missione della Chiesa alle nostre capacità umane sapendo che queste sono dipendenti dal potere dello Spirito Santo”.

    http://www.dailyblog.it/pedofilia-mea-culpa-di-vescovi-di-malta-prima-di-viaggio-papa-benedetto-xvi-nellisola-mediterranea-dal-17-al-18-aprile/08/04/2010/

  • Norvegia. Vescovo cattolico confessa: “Ho abusato di un minore”, ma spuntano anche altri casi

    Norvegia. Vescovo cattolico confessa: “Ho abusato di un minore”, ma spuntano anche altri casi

    In Norvegia i battezzati cattolici sono appena il 1,2%. I cattolici praticanti molti meno, ovviamente. I preti in tutto sono 70. Gran parte dei fedeli e dei preti sono stranieri, come il vescovo in questione, originario della Germania.

    E’ bene precisare che Mueller non è un ex vescovo, ma un vescovo a tutti gli effetti. Gli è stata solo tolta l’amministrazione della diocesi di Trondheim. Un ex vescovo è quello che viene spretato, come Milingo, o ridotto a sacerdote semplice.

    La stragrande maggioranza dei norvegesi è luterana.

    www.lastampa.it/redazione/cmsSezion…53891girata.asp

    7/4/2010 (7:55) – PEDOFILIA
    Choc in Norvegia, vescovo confessa:
    “Ho abusato di un minorenne”

    Il caso riguarda l’ex vescovo di Trondheim

    La tv Nrk: «La vittima ha ricevuto 50 mila euro di risarcimento». Vaticano sarebbe stato al corrente e avrebbe chiesto le dimissioni del porporato
    ROMA

    Un vescovo cattolico norvegese ha confessato di aver abusato sessualmente di un ragazzo minorenne. Lo scrive in apertura del suo sito la tv di stato norvegese, Nrk. In seguito a tale confessione il prelato ha dato le dimissioni nel giugno dello scorso anno.

    È il primo caso di pedofilia legato alla Chiesa cattolica riportato in Norvegia. Secondo l’emittente tv Nrk, il caso riguarda Georg Mueller, ex vescovo cattolico di Trondheim, che il 7 giugno dello scorso anno si dimise inaspettatamente comunicando la decisione durante la celebrazione della messa domenicale. «È stato un abuso sessuale il motivo che lo ha spinto alle dimissioni» scrive il sito della tv pubblica norvegese, che aggiunge: «La Chiesa cattolica ha pagato alla vittima tra 400.000 e 500.000 corone norvegese (tra 50.000 e 65.000 euro, ndr) a titolo di risarcimento danni».

    L’abuso venne commesso quando Mueller era ancora un semplice prete ed è prescritto per la legge norvegese, specifica Nrk che riporta come l’attuale vescovo di Trondheim e Oslo, Bernt Eisvig, abbia riferito al Times che Mueller scelse di dare immediatamente le dimissioni quando venne informato delle accuse che lo riguardavano. Secondo il quotidiano norvegese Adresseavisen, la vittima era un chierichetto che ha mantenuto il segreto per circa 20 anni. È stato il vescovo di Stoccolma ad occuparsi dell’inchiesta.

    Nrk riporta che il caso è stato inviato al Vaticano, dove è stato valutato arrivando alla conclusione che Mueller, in quel momento vescovo di Trondheim, doveva dimettersi. Il vescovo Eidsvig, riporta Nrk citando ancora il quotidiano Adresseavisen, ha riferito che al momento della causa «la vicenda non è stata resa nota perchè la vittima non volle». «La persona in questione è attualmente ben al di là della maggiore età – ha detto Eidsvig ad Adresseavisen – La Chiesa ha ottenuto l’assicurazione che il caso è prescritto per la legge norvegese». Secondo Nrk non è stato possibile rintracciare l’ex vescovo Mueller, che dopo le dimissioni – secondo Eidsvig – si è sottoposto a «trattamento psicologico e a cure spirituali»