Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Pedofilia, il Nyt non molla: prete molestatore ancora al lavoro

    Pedofilia, il Nyt non molla: prete molestatore ancora al lavoro

    Da oltre quattro anni, l’alta gerarchia vaticana sarebbe al corrente di un’inchiesta a carico di un prete, Joseph Palanivel Jeyapaul, accusato di aver abusato di una ragazzina di 14 anni nello Stato americano del Minnesota e nonostante questo ancora in attività pastorale in India: la rivelazione, ancora una volta, arriva dall’edizione on-line del New York Times, che cita quanto è emerso dal lavoro degli inquirenti.

    Le accuse formali della Procura americana risalgono al 2007: da allora, le autorità giudiziarie hanno cercato di ottenere l’estradizione di Jeyapaul, ma il sacerdote, che all’epoca si trovava già in India, ha negato ogni responsabilità, sottolineando di non avere «nessuna intenzione» di rientrare negli Usa per essere processato.

    Il suo attuale superiore, il vescovo Almaraj, della diocesi di Ootacamund, nell’India meridionale, ha fatto sapere che il prete lavora in un ufficio che organizza l’attività dei docenti di alcune scuole cattoliche, senza entrare in contatto con minori.

    Nel maggio del 2006, l’arcivescovo Angelo Amato, all’epoca segretario del cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva scritto a Victor Balke, vescovo del Minnesota, per rassicuralo sul fatto che il presule indiano era stato «istruito a dovere» e che avrebbe sorvegliato Jeyapaul in modo che, scrive il prestigioso quotidiano americano, «non sarebbe stato un rischio per i minori e non avrebbe creato scandalo»; Balke rispose subito a Levada, esprimendo comunque tutto il suo allarme: «È difficile per me quantificare il danno che quest’uomo ha fatto alla dignità del sacerdozio».

    Secondo i documenti del procuratore, la ragazzina accusò il prete di avere minacciato di uccidere la sua famiglia se non fosse andata con lui in canonica, dove venne costretta a fare sesso orale.

    Il vescovo Almaraj ha detto di non avere mai discusso con il Vaticano la possibilità che questo sacerdote ritornasse negli Usa per affrontare il processo: «Nessun passo è stato intrapreso in tal senso, nessuno me ne ha parlato e nessuno me l’ha chiesto», ha detto al Nyt il vescovo Almaraj. Nel 2005, quando s’incominciò a parlare del suo caso, il sacerdote tornò a casa in India per andare a trovare la madre malata: «Lei stessa – ha dichiarato Jeyapaul – mi disse di rimanere in India. Lo stesso fece il vescovo del Minnesota. esortandomi a non tornare». Ma è lo stesso vescovo Balke a scrivere nuove lettere preoccupate sia a Levada sia a padre Pietro Sambi, nunzio apostolico a Washington: «Spero che per il bene della Chiesa siate capaci di trovare una soluzione rapida a questo caso». Una settimana dopo, stando a quanto pubblicato dal Nyt, la risposta di Sambi al vescovo Balke : «Ti assicuro che la documentazione è già stata inoltrata alla Santa Sede». A quel punto non si sa cosa sia accaduto. Fatto sta che Jeyapaul si trova ancora in India.

    http://www.ilsecoloxix.it/Facet/commentPage/Uuid/a8342314-4151-11df-8c6f-0003bace870a/Pedofilia_il_Nyt_non_molla_prete_molestatore_ancora_al_lavoro_CAPpefdofilinyt.xml?url=/p/mondo/2010/04/06/AMVE9BaD-pedofilia_molestatore_ancora.shtml&offset=5

  • Malta. Decine di preti accusati di pedofilia, viaggio del papa, infuriano le polemiche

    Malta. Decine di preti accusati di pedofilia, viaggio del papa, infuriano le polemiche

     

    Pedofilia/ Vittima Malta: Papa affronti tema in prossimo viaggio
    Benedetto XVI nell’isola dal 16 al 17 aprile

    Valletta, 5 apr. (Ap) – Nel suo prossimo viaggio a malta (16-17 aprile) il Papa dovrebbe affrontare apertamente il tema della pedofilia nella Chiesa e chiedere scusa, secondo una vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote che risiede nell’isola.

    “Dovrebbe riconoscere che queste cose sono accadute a Malta riflettere sulla sofferenza delle vittime e pronunciare scuse formali”, afferma all”Associated press’ Lawrence Grech, 37 anni. L’uomo è una delle dieci persone che hanno testimoniato ad un processo contro tre sacerdoti di Malta. Grech afferma di essere stato abusato all’epoca in cui viveva in un orfanatrofio cattolico. L’Ap riferisce che una squadra di indagine maltese ha raccolto negli ultimi undici anni denunce per 85 casi di abusi su minori da parte di 25 sacerdoti.

    Alla vigilia della visita del pontefice, la rabbia delle vittime: “Benedetto XVI ci chieda scusa”
    Tra il 2001 e il 2009 ben 845 i casi di abusi su minori. E almeno undici religiosi coinvolti
    Malta, gli orrori nell’orfanotrofio “E i preti pedofili sono ancora qui”
    dal nostro inviato DAVIDE CARLUCCI

    Malta, gli orrori nell’orfanotrofio “E i preti pedofili sono ancora qui”

    Lawrence Grech
    LA VALLETTA – Due settimane fa Lawrence Grech ha implorato aiuto al Vaticano. “Sono cresciuto per vent’anni in un orfanotrofio a Malta. Voglio raccontarvi la mia storia e quella di altre nove vittime di abusi sessuali come me. Lo abbiamo già fatto con le autorità ecclesiastiche maltesi, non è servito a niente”. Gli autori delle violenze, spiega, sono quattro. “Uno è fuggito in Italia, gli altri tre hanno ammesso le loro responsabilità alla polizia. Ma la Chiesa qui è molto potente, hanno i migliori avvocati…”. Finora Grech non ha ricevuto risposte alla sua mail. Ma continua a sperare: la sua grande occasione è la prima visita di Benedetto XVI nell’arcipelago, prevista per il 17 e il 18 aprile. “Vorrei che prima del suo arrivo il papa riflettesse e chiedesse scusa”.

    L’appello di Grech, costretto, tredicenne, a farsi toccare dai frati dell’orfanotrofio di Santa Venera o a vestirsi da donna – per non dire dei veri e propri stupri denunciati da altri suoi compagni – arriva dopo i continui rinvii di un processo che si trascina ormai da sette anni. La pedofilia tra i sacerdoti a Malta non è purtroppo una novità: una commissione d’indagine diocesana sul fenomeno calcola che siano 45 i religiosi coinvolti negli ultimi undici anni. Nessuno di loro, però, è stato mai condannato né ha mai scontato un giorno di carcere. E il giudice che presiede la commissione, Victor Colombo Caruana, in un’intervista al Times of Malta ha difeso la linea della Chiesa: “Denunciare i casi alla polizia sarebbe inutile, senza il consenso delle vittime”.

    Ma quando nel 2003 un assistente sociale scoprì gli orrori nell’orfanotrofio di Grech, la Chiesa maltese tentò di bloccare l’inchiesta, appellandosi a un concordato con il governo che sottrarrebbe i preti alla giurisdizione ordinaria. Il tribunale respinse il ricorso ma assicurò che gli atti sarebbero rimasti segreti. Nessuno ha potuto così leggere i verbali con le confessioni di uno dei frati, Joseph Bonnet: “A Leonard (una delle vittime, ndr) piaceva stare sulle mie gambe… Un giorno eravamo tutti e due nudi… Può darsi che in quel momento io mi sia toccato davanti a lui…”. O l’ammissione di Charles Pulis: “La mia camera era come un club, tutti i ragazzini venivano a stare sul mio letto. E da allora è cominciata tra il 1982 e il 1983, la mia debolezza. Questi abusi sessuali sfortunatamente erano molto frequenti”. Pulis dice di aver cercato di contenere i suoi impulsi. “Volevo uscirne. Così sono andato a Roma a visitare la Casa dei bambini. E lì mi hanno suggerito di seguire un programma di recupero. La terapia mi ha fatto molto bene, sono diventato sensibile ai bambini vittime di abusi”.

    Tra gli imputati c’è anche padre Godwin Scelli, sfuggito a un arresto in Canada per altri abusi. Scelli trovò facilmente riparo a Roma e a Malta: l’arcivescovo dell’epoca, pur essendo a conoscenza dei suoi precedenti, lo aveva accolto nella sua diocesi, bollando le notizie su Scelli come “indiscrezioni giornalistiche”.

    L’agenzia Appogg si è occupata, tra il 2001 e il 2009, di ben 845 casi di abusi, sessuali e non, su minorenni. “Ma se a commetterli sono preti e suore, quasi sempre le denunce restano in parrocchia”, accusa Grech. A Gozo, nel villaggio contadino di Nadur, incontriamo un sacerdote sospeso dalla Curia: non può recitare messa in pubblico ma continua a farlo in privato. “Fu la madre di un ragazzo a denunciarmi. Aveva avuto un esaurimento, povera donna…”. La gente del paese è con lui: “E’ innocente – assicura una fedele – e comunque, chi siamo noi per giudicare?”.

    È finita con le scuse dell’arcivescovo di Gozo – ma senza nessuna conseguenza penale – anche l’inchiesta interna sul convento di Ghajnsielem, che nel 2008 confermò le accuse sulle sevizie alle quali erano sottoposte le bambine, costrette a ingoiare il loro vomito e frustate con la cinghia sin dagli anni Settanta.
    A Gozo, nel capoluogo Victoria, vive anche padre Anthony Mercieca, divenuto famoso, nel 2006 per aver molestato il deputato repubblicano Mark Foley quando era ancora tredicenne. Fu Foley a fare il suo nome dopo essersi dimesso perché accusato, a sua volta, di aver importunato i suoi giovani collaboratori. “Facevamo il bagno nudi e forse una volta lo toccai…”, ammise poi Mercieca in un’intervista. Poi si fecero avanti altre due presunte vittime, una delle quali raccontò di essere stato costretto anche a rapporti orali. “Ho negato tutto. E non ho voglia più di resuscitare questi fantasmi, ormai è acqua passata: ho già sofferto molto”, taglia corto ora Mercieca, che a Victoria è ancora molto rispettato: una foto che lo ritrae da giovane è in bell’evidenza nella fornitissima – grazie alle sue donazioni – biblioteca della Cattedrale.

    In questi giorni molti, a Malta, chiedono verità. Nei forum e nei gruppi Facebook che da tempo chiedono l’istituzione di un registro dei pedofili – da poco approvato dal parlamento maltese – si parla apertamente di “omertà” e si propone una commissione d’indagine come in Irlanda. Ma dal governo fanno sapere: “Non è nella nostra agenda”.

    (03 aprile 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/03/news/casi_malta-3097075/

     

  • Altra indagine su prelato per possesso immagini pedopornografiche

    Altra indagine su prelato per possesso immagini pedopornografiche

    Pedofilia/ Francia, inchiesta su sacerdote per violenze su minori
    Altra indagine su prelato per possesso immagini pedopornografiche

    Rouen, 1 apr. (Ap) – Un sacerdote della regione francese della Normandia è finito sotto accusa perché sospettato, negli ultimi venti anni, di abusi sessuali su minori.

    Lo riferiscono le autorità giudiziarie di Rouen che hanno aperto un’indagine nei confronti di padre Jacques Gaimard, dopo la presentazione da parte di una presunta vittima, nel febbraio scorso, di una denuncia per violenze subite tra il 1992 e il 1993.

    La polizia di Rouen ha avviato un’inchiesta anche su un altro sacerdote della diocesi per possesso illegale di immagini pedopornografiche. L’arcivescovo di Rouen, Jean-Charles Descubes, ha reso noto che i due prelati sono stati sospesi dal servizio. Anche la congregazione per la dottrina e la fede del Vaticano ha aperto un’indagine.

  • USA: “Anche Paolo VI sapeva protesse preti pedofili”

    USA: “Anche Paolo VI sapeva protesse preti pedofili”

    di Apcom
    Ricevette lettera da reverendo Fitzgerald con invito a rimuoverli
    Los Angeles, 1 apr. (Ap) – Anche Paolo VI era a conoscenza degli abusi perpetrati da preti pedofili negli Stati Uniti, già circa 50 anni fa. E’ quanto emerge da una lettera del 1963 indirizzata all’allora pontefice e ottenuta dall’Associated Press. La lettera fu inviata al papa dal reverendo Gerard M.C. Fitzgerald, capo dell’ordine dei Servi del Paraclito e contiene le opinioni dello stesso Fitzgerald sui principali problemi della Chiesa oltreoceano. Il reverendo, a quel tempo, guidava l’ordine che si occupava dell’assistenza ai sacerdoti non più in grado di svolgere la loro missione a causa di gravi problemi personali. Nella lettera, il reverendo suggerì a Paolo VI la rimozione di alcuni preti pedofili americani. La lettera fa parte oggi della folta documentazione in possesso di uno studio legale della California che difende le vittime di abusi sessuali in New Mexico.

    http://www.wallstreetitalia.com/articolo.asp?art_id=902127

  • “Porteremo il Papa in tribunale” Usa, la guerra dei legali delle vittime

    “Porteremo il Papa in tribunale” Usa, la guerra dei legali delle vittime

    E un documento svela che la Santa Sede offrì protezione a un prete cubano sotto accusa a Miami

    NEW YORK – Avvocato, ma davvero lei crede di poter portare il Papa a processo per pedofilia? Jeff Anderson, 62 anni, l’uomo che da un quarto di secolo combatte gli abusi dei preti negli Usa, il detective che ha scoperto i documenti che mostrerebbero come Joseph Ratzinger difese il molestatore di duecento bambini sordi, ha pochi dubbi: “Il mio caso porta direttamente al Vaticano. E io spero, anzi sono convinto di riuscire a fare deporre il Papa. Un tribunale mi ha già dato ragione. La Santa Sede si è appellata alla Corte Suprema. E adesso… “.

    E adesso Jeff non ha più un attimo di pace. I telefoni dell’ufficio legale di St. Paul, Minnesota, suonano che neppure le campane di Pasqua. “Ogni due settimane una nuova causa” dice Patrick Noaker, l’altro avvocato che da dieci anni segue Jeff. “Ma sapete che negli Usa un bimbo su sei è molestato?”. Anderson lo ha scoperto sulla sua pelle: anzi, sulla pelle di sua figlia. “Trovò la forza di confessarglielo solo dieci anni dopo”, ricorda Patrick. Il mostro era lo psicoterapeuta, per la cronaca un ex prete, che avrebbe dovuto assistere la ragazza, entrata in crisi per il divorzio – e, ha scritto l’Ap, ai tempi anche i problemi di alcolismo – del papà. “Ecco perché dobbiamo fare tutto quello che possiamo per fermare l’orrore. Arrivando fino a Roma: perché il meccanismo che abbiamo scoperto porta fin là”.
    Il meccanismo è una bomba a orologeria che spetta alla Corte Suprema disinnescare o meno. Il Washington Post ha scritto che ci sono già stati contatti con i legali del Vaticano. “Non nostri: probabilmente fanno parte dell’istruttoria della Corte, che deve decidere se accogliere il ricorso o no”. Ma uno stato straniero come il Vaticano non è protetto dall’immunità? “Questo è il punto” dice Jeff. “Il punto sono le eccezioni”.

    La legge prevede il perseguimento di uno stato straniero se i suoi dipendenti sono responsabili di “tortious activity”, cattiva condotta. “E i preti sono dipendenti del Vaticano: lo dimostra il fatto che è Roma a ordinare i trasferimenti”.
    Il procedimento non è l’unico intentato contro il Vaticano. Già cinque anni fa il segretario di Stato Angelo Sodano cercò di “sensibilizzare” sul tema la collega Condoleezza Rice: perché continuano a farci causa? Ma “John V. Doe contro la Santa Sede” (John Doe è il nome fittizio che si usa per coprire l’identità del molestato) è il primo arrivato in tribunale.
    Dice Pat Noacker: “Il caso dell’Oregon nasce così: un prete confesso di abusi che dall’Irlanda viene spostato negli Usa, prima a Chicago e poi appunto a Portland. Passo dopo passo, inchiesta dopo inchiesta, ci siamo resi conto che il meccanismo degli spostamenti era sempre identico. La scoperta di abusi, il trasferimento, altri abusi”.

    Come nella storia riemersa ieri di padre Ernesto Garcia Rubio. Era stato proprio Noaker a denunciare l’arcidiocesi di Miami otto anni fa. E ora salta fuori un documento risalente addirittura al 1968, in cui il nunzio apostolico a Washington, Luigi Raimondi, chiedeva a nome del Vaticano di “proteggere” quel prete “costretto a lasciare Cuba” per storie di pedofilia.

    Anni e anni di coperture e bugie. La ragnatela, dicono, tocca anche l’Italia. “Tanti sacerdoti in partenza, molti americani che hanno studiato nei seminari di lì. Il disegno è evidente: questa è la politica della Chiesa. E la politica della Chiesa non la fa il Papa?”. Dal Vaticano continuano a dire che no, i sacerdoti dipendono dai vescovi: e infatti finora sono state le diocesi a rispondere degli indennizzi miliardari. Ma il carteggio scoperto qui in Minnesota e pubblicato dal New York Times, con il futuro del prete pedofilo deciso a Roma, dice il contrario.

    Vi accusano di complotto, vi accusano di complicità nell’attacco dei grandi giornali a Benedetto XVI. “Ma sapete quanto aiuto abbiamo ricevuto da tanti sacerdoti, perfino da tanti vescovi? Una minoranza, purtroppo: troppe consegne del silenzio. Ma è dalla stessa chiesa che si alza l’indignazione: e sempre di preti, vescovi, che hanno potuto parlare con le vittime, conoscere le loro storie”.

    E se quel giorno arrivasse davvero? Il Papa sul banco degli imputati. E, da fare, una sola, decisiva domanda… “Perché ha permesso tutto questo. Perché lo ha permesso quando era vescovo in Germania. Perché lo ha permesso quando era cardinale a Roma. Perché continua a permetterlo ancora adesso”.

    (31 marzo 2010)

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/03/31/news/pedofilia_papa_tribunale-3034667/

  • Pedofilia: Olanda, stop a prescrizione Lo vuole ministero Giustizia per punire preti pedofili

    Pedofilia: Olanda, stop a prescrizione Lo vuole ministero Giustizia per punire preti pedofili

    30 marzo, 19:37

    Pedofilia: Olanda, stop a prescrizione (ANSA) – BRUXELLES, 30 MAR – Per punire i casi di pedofilia nella Chiesa cattolica olandese, il ministro della giustizia vuole abolire la prescrizione. Secondo la legge olandese, il reato di abuso sessuale su minori cade in prescrizione dopo 20 anni dal compimento dei 18 anni della vittima. Ma il ministro Hirsch Ballin, dopo la scoperta di centinaia di casi di abusi commessi negli anni ’60 e ’70 in istituti cattolici, proporrà al parlamento di abolire il limite dei 20 anni.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/03/30/visualizza_new.html_1738597271.html

  • Spagna, prete accusato di pedofilia fu raccomandato da un vescovo italiano

    Spagna, prete accusato di pedofilia fu raccomandato da un vescovo italiano

    Un prete spagnolo accusato di abusi in Italia nel 2005 tornò in Spagna con una lettera di raccomandazione di un vescovo italiano nel quale era definito “una buona persona” che desiderava tornare in patria “per occuparsi della madre ammalata” scrive il quotidiano El Pais.

    Secondo il giornale il sacerdote, José Poveda Sanchez, accusato di avere abusato di quattro minori nella parrocchia di Nostra Signora di Fatima ad Aranova (Roma) venne trasferito in Spagna per iniziativa del vescovo Gino Reali, titolare della diocesi di Porto Santa Ruffina, che gli consegnò la lettera di raccomandazione per il vescovo di Getafe, vicino a Madrid.

    Il religioso venne assegnato in Spagna, senza incarico pastorale, al suo villaggio natale di Belmonte de Cuenca, poi nel 2007 divenne parroco di Valdelaguna e nel 2008 di Belmonte de Tajo, nelle montagne a nord di Madrid. Il portavoce dell’ arcivescovo di Getafe ha detto a El Pais che l’arcivescovado non era stato informato delle accuse mosse al prete in Italia fino all’ottobre del 2008, quando Poveda venne nominato cappellano di una residenza di anziani.

    Secondo il portavoce Francisco Armentero, da quando è tornato in Spagna, “grazie a Dio non è successo nulla” e non sono state mosse nuove accuse al religioso.

    http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-europa/spagna-prete-accusato-di-pedofilia-fu-raccomandato-da-un-vescovo-italiano-306975/

  • Lista nera di preti pedofili La auspica Leuthard – Svizzeri dicono sì in un sondaggio

    Lista nera di preti pedofili La auspica Leuthard – Svizzeri dicono sì in un sondaggio

    28 mar 2010 10:31

    BERNA – Lo scandalo dei preti pedofili ha scosso gli animi anche del Consiglio federale. La presidente Doris Leuthard, sulla SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche, si è infatti dichiarata favorevole ad una lista nera di preti pedofili. Secondo la rappresentante del Governo, i sacerdoti che si sono macchiati di abusi non devono più poter entrare in contatto con i bambini. Le modalità di applicazione del registro in questione dovrebbero comunque essere approfondite. Secondo Leuthard il fatto che a commettere un abuso sia stato un prete, o un qualsiasi altro cittadino, non cambia:”entrambe le categorie sottostanno al diritto penale svizzero, senza se e senza ma”. La Chiesa dovrebbe esprimersi favorevolmente dato che si tratterebbe di un provvedimento da prendere anche nel suo stesso interesse.

    Secondo un sondaggio della società Demoscope, Leuthard può contare sull’appoggio al progetto da parte dell’80 per cento della cittadinanza. Il campione d’indagine ha coinvolto 607 persone dai quindici anni in su. Inoltre, il 92 per cento degli interpellati si è detto contrario al celibato nella Chiesa cattolica, solo il 5 per cento, per contro, ha difeso lo status quo.
    (Aggiornamento notizia: 28 mar 2010 13:54)

  • Francia, parroco indagato per abusi Dopo la denuncia di un giovane. Prete in liberta’ vigilata

    Francia, parroco indagato per abusi Dopo la denuncia di un giovane. Prete in liberta’ vigilata

    27 marzo, 16:32

    Francia, parroco indagato per abusi (ANSA) – PARIGI, 27 MAR – Il parroco di Marcilly-le-Hayer, un villaggio dell’Aube, nel nord est della Francia, e’ indagato per ‘violenza sessuale’. La denuncia nei suoi confronti e’ stata depositata da un giovane, maggiorenne, secondo quanto si apprende da fonti vicine all’inchiesta. Fermato dai gendarmi, padre Jacques Breton e’ da due giorni in liberta’ vigilata stretta. Gli e’ vietato entrare in contatto con minorenni, secondo quanto rivela il giornale locale, L’Est Eclair.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/03/27/visualizza_new.html_1737635096.html

  • Croazia, in carcere l ex parroco di Arbe

    Croazia, in carcere l ex parroco di Arbe

    il Piccolo — 26 marzo 2010 pagina 05 sezione: ATTUALITÀ
    di ANDREA MARSANICH FIUME Drago Ljubicic, 66 anni, sacerdote catechista, ex parroco di Banjol, nell’isola quarnerina di Arbe. Da alcuni giorni Ljubicic è nel penitenziario di Lepoglava (contea di Varazdin, nel nord della Croazia), dove dovrà scontare tre anni di reclusione per pedofilia. Si tratta del primo prete croato ad essere condannato al carcere per avere molestato sessualmente dei bambini. La sua storia è molto nota in Croazia: nella condanna comminatagli dal Tribunale regionale di Fiume, e passata di recente in giudicato, si rileva che Ljubicic aveva commesso atti di libidine a Banjol nei confronti di cinque ragazzini, nel periodo compreso tra il 2003 e il 2007. Era stato dapprima un bambino, allora di dieci anni, a lamentarsi con i propri genitori per il comportamento del sacerdote. Di lì a breve, altri quattro suoi coetanei avevano fatto la stessa cosa, denunciando il religioso e costringendo la polizia ad entrare in azione. Ljubicic era stato fermato dalle forze dell’ordine tre anni fa e alcuni mesi dopo sottoposto a processo, dal quale era scaturito il verdetto di condanna. Ad onor del vero, Ljubicic non è il primo sacerdote condannato per pedofilia in Croazia. Don Ivan Cucek, parroco di Sestine (Zagabria) era finito nel mirino della giustizia nel 2003, fatto segno di una sentenza non esecutiva di un anno e nove mesi di prigione, per tredici casi accertati di libidine nei riguardi di ragazzine. Successivamente il Tribunale conteale di Zagabria aveva mutato la pena detentiva in condanna di 6 mesi con la condizionale di tre anni. Uno dei motivi della modifica, che aveva suscitato clamore tra l’opinione pubblica, era che «don Cucek non è più in contatto con i bambini». Va detto che la reazione dell’arcivescovo di Fiume, monsignor Ivan Devcic, al momento dell’arresto di Ljubicic, era stata molto ferma: «Se i sospetti si riveleranno fondati, condanneremo con forza una simile vicenda». Come in effetti avvenuto più tardi. Da ricordare le voci ufficiose circolate nel 2007 e mai confermate: il sacerdote era stato accusato di pedofilia anche quando svolgeva l’incarico di parroco nell’isola di Veglia, dalla quale sarebbe stato trasferito ad Arbe proprio per evitare la reazione dei genitori veglioti, esasperati dal comportamento di Ljubicic verso i loro bambini.

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/ilpiccolo/2010/03/26/NZ_05_SINI.html