Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Asti

  • Germania, pubblicato report sugli abusi sessuali dei preti cattolici: 3.677 bambini coinvolti in 68 anni

    Germania, pubblicato report sugli abusi sessuali dei preti cattolici: 3.677 bambini coinvolti in 68 anni

    La ricerca parla di 1.670 sacerdoti accusati. Solo un terzo di loro è stato sottoposto a dei procedimenti da parte dell’autorità ecclesiastica, con pene generalmente lievi. Gli altri sono stati semplicemente spostati in altre parrocchie

    In 68 anni, dal 1946 al 2014, 3.677 minori sono stati abusati da preti cattolici della Chiesa tedesca: circa 55 casi all’anno. Ad anticiparlo sono Der Spiegel e Die Zeit che pubblicano in esclusiva alcune parti del rapporto Abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici e appartenenti agli ordini nell’ambito della Conferenza dei vescovi tedeschi commissionato dalla stessa Conferenza a tre università tedesche, documento che dovrebbe essere presentato dal cardinale Reinhard Marx a Fulda, in Assia, il 25 settembre.

    Lo studio, che rappresenta un documento di portata mai vista prima, è frutto di una ricerca congiunta delle università di Mannheim, Heidelberg e Giessen e si basa su una ricerca svolta su oltre 38mila fascicoli personali provenienti da 27 diocesi tedesche. La ricerca ha scoperchiato storie di violenze che coinvolgono 1.670 preti, circa il 4,4% di tutti i sacerdoti attivi in Germania, accusati di aver abusato sessualmente di bambini che nella metà dei casi avevano meno di 13 anni.

    Gli autori della ricerca, come riportano i due media che hanno diffuso la notizia, precisano nel report che i numeri forniti rappresentano “una stima per difetto“, dovuta ai tentativi di copertura da parte di chi aveva accesso ai documenti dei singoli episodi: “In molti casi – si legge -, nei fascicoli si trovano chiari segnali di manipolazione degli atti”. Inoltre, si fa riferimento a “esplicite informazioni” dalle quali si viene a sapere che in alcune diocesi “in passato i fascicoli che riguardavano abusi sessuali di minori venivano distrutti“. La stima reale di quanto avvenuto in questi anni, dunque, potrebbe avere dimensioni molto maggiori.

    Il report da 350 pagine prodotto dai ricercatori delle tre università non parla solo degli abusi sui bambini, nella maggior parte dei casi maschi, ma si concentra anche sul comportamento tenuto dalle diocesi nei confronti dei sacerdoti coinvolti negli scandali di abusi sessuali: solo un terzo di loro, si legge, è stato sottoposto a dei procedimenti all’interno dell’istituzione ecclesiastica, con sanzioni che, nella quasi sempre, sono state molto morbide, mentre la maggior parte dei preti sono stati semplicemente spostati in altre parrocchie. Il rapporto, infine, divide gli accusati in tre diverse categorie: i soggetti a fissazione, i narcisisti-sociopatici e gli immaturi-regressivi.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/12/germania-pubblicato-report-sugli-abusi-sessuali-dei-preti-cattolici-3-677-bambini-coinvolti-in-68-anni/4622067/

  • Le suore del Kerala in marcia contro il vescovo accusato di stupro

    Le suore del Kerala in marcia contro il vescovo accusato di stupro

    Le monache indiane chiedono l’arresto del monsignor Franco Mulakkal, accusato di aver violentato una consorella il 27 giugno. «È stata la Chiesa a farci scendere in piazza: non ci ha dato ascolto».

    Nello stato indiano del Kerala, un gruppo di suore cattoliche è sceso in piazza per manifestare contro il vescovo Franco Mullack, accusato di aver violentato una consorella. L’obiettivo della marcia, organizzata dalle associazioni cattoliche nella Capitale Thiruvananthapuram, era ben chiaro: chiedere l’arresto immediato del monsignore, il cui caso, ormai da settimane, ha turbato la tranquillità dei vertici della Conferenza episcopale indiana.

    LA DENUNCIA CONTRO IL MONSIGNORE

    La suora, vittima delle molestie del vescovo Mullack, aveva sporto denuncia contro di lui il 27 giugno 2018, accusandolo di aver abusato sessualmente di lei a partire dal 2014. La denuncia è arrivata dopo che lo stesso monsignore si è recato alla polizia, sostenendo di essere la vittima di un ricatto da parte della consorella e delle sue compagne. Interrogato, ha negato le accuse di stupro, affermando che la presunta vittima di avesse inventato tutto soltanto perché mossa dalla vendetta.

    LA PROTESTA DELLE CONSORELLE

    Le associazioni dei cattolici hanno montato un vero e proprio pressing per la rimozione di Mullack dal ruolo di titolare della diocesi di Jalhandar, con lettere di protesta indirizzate al cardinale Oswald Gracias e al Nunzio apostolico, mons. Giambattista Diquattro, affinché la notizia potesse arrivare rapidamente alle orecchie di Papa Francesco. «È stata la Chiesa a farci scendere in piazza, perché non ci ha dato ascolto», ha dichiarato al Times of India suor Anupama. «La Chiesa non ci ha dato giustizia. Né la polizia né il governo. Combatteremo. Sono passati giorni dal 27 giugno, quando la nostra consorella ha presentato la denuncia, accusando il vescovo di averla violentata ripetutamente a partire dal 2014: sinora l’unica persona messa sotto torchio dalla polizia è stata lei». Ad alimentare la rabbia delle suore, sono state le ultime dichiarazioni di un parlamentare della Capitale, eletto in una lista indipendente, schieratosi dalla parte dell’accusato: «Non ci sono dubbi che la suora sia una prostituta. Altrimenti perché avrebbe atteso anni prima di denunciare la violenza?».

    EVITARE LO SCANDALO

    Non è la prima volta che nel Kerala, lo Stato indiano con la maggior concentrazione di cattolici, vengono fatti contestati abusi: già in passato, diverse suore avevano denunciato di essere state vittime di molestie da parte di preti e religiosi, senza che vi fossero conseguenze. Ma ora il clima tra i cattolici si è fatto pesante: mentre le suore reclamano a gran voce quella «tolleranza zero» che la Chiesa ha sempre professato di osservare nei casi di abuso, George Joseph, presidente del Joint Christian Council, una delle associazioni scese in campo in occasione della manifestazione, ha parlato del sospetto di una manipolazione della polizia da parte dei partiti politici e delle autorità ecclesiastiche, visto l’eccessivo ritardo nello sviluppo delle indagini e l’accanimento ai danni della vittima e non dell’imputato. Tutto sembra riportare a un disegno preciso per coprire l’ennesimo caso ed evitare lo scandalo. Senza restituire legittima giustizia alle vittime.

  • Il documentario choc su Bergoglio: “Ha provato a coprire prete pedofilo”

    Il documentario choc su Bergoglio: “Ha provato a coprire prete pedofilo”

    Papa Bergoglio accusato di aver provato a coprire un prete pedofilo ai tempi dell’Argentina. L’ipotesi choc che emergerebbe da un documentario

    Papa Bergoglio accusato di aver provato a coprire un sacerdote pedofilo.

    Un fatto che sarebbe avvenuto in Argentina, prima che l’arcivescovo di Buenos Aires venisse eletto al soglio di Pietro.

    Quanto pubblicato anche da Dapospia in queste ore pare destinato a costituire un ulteriore elemento di discussione: la televisione tedesca Zdf ha optato per mandare in onda un video che accuserebbe Bergoglio, in relazione ai suoi trascorsi argentini, di aver “ignorato le vittime degli abusi provando a coprire un prete pedofilo”.

    “Il documentario – si legge su DagoNews, che ha ripreso un pezzo del sito conservatore Lifesite news – è diretto da Martin Boudot e si intitola “The Silence of the Shepherds” (il silenzio dei pastori). Nel 2017 ha vinto il “Prix Europa” come miglior documentario e non è mai uscito in Italia”.

    Nello specifico, è la seconda metà dell’opera di Boudot a sviscerare la questione appena accennata. L’allora arcivescovo di Buenos Aires, all’interno di un libro scritto a quattro mani, ha sostenuto la mancanza di sacerdoti abusatori all’interno della sua diocesi di competenza: “Quando succede, non puoi far finta di niente. Non puoi essere in una posizione di potere e distruggere la vita a un’altra persona. Nella mia diocesi non è mai successo”, avrebbe scritto l’ecclesiastico, che è poi divenuto pontefice della Chiesa cattolica.

    Virgolettati che sarebbero stati messi in discussione poco dopo: “…Bergoglio, mentre stava scrivendo il libro, aveva proprio nella sua diocesi di Buenos Aires un caso di pedofilia: quello di Padre Julio César Grassi, che abusava regolarmente dei bambini dell’orfanotrofio che dirigeva: l’Happy Children Orphanage”.

    La tesi ipotizzata, che scotterebbe non poco, è la seguente: il gesuita argentino non solo non avrebbe mai replicato alle richieste d’aiuto provenienti dalle vittime, ma avrebbe anche “provato a deviare il corso della giustizia”. “Secondo Juan Pablo Gallego, avvocato delle vittime – si legge sempre sul sito citato – i vescovi argentini nel 2010 hanno commissionato un dossier a un professore di diritto penale, in cui si spiegava perché la corte aveva torto, Grassi era innocente e le vittime delle persone bugiarde”. Una “contro – inchiesta”, in sintesi, che potrebbe essere servita per tentare di orientare il giudizio dei giudici.

    A presiedere la commissione dell’episcopato – viene specificato nel pezzo – sarebbe stato proprio Jorge Mario Bergoglio. Pare, poi, che una delle vittime abbia sostenuto che Grassi potesse contare sulla copertura dell’argentino: “Una volta mi disse che Bergoglio non gli lasciava mai la mano. Una volta diventato Papa non ha mai commentato pubblicamente il caso”.

    Il Papa, incontrato a Piazza San Pietro da alcune persone che stavano lavorando al documentario, avrebbe smentito i suoi accusatori rispetto all’ipotesi della “contro – inchiesta”. L’articolo si conclude con questa informazione: “Grassi non è mai stato laicizzato. Almeno non sotto Bergoglio”. Il presunto responsabile di abusi ai danni di minori dovrebbe scontare una pena carceraria equivalente a quindici anni.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/documentario-choc-su-bergoglio-ha-coperto-prete-pedofilo-1572174.html

  • Abusi, tocca alla Chiesa di New York: indagine su tutte le diocesi dello Stato

    Abusi, tocca alla Chiesa di New York: indagine su tutte le diocesi dello Stato

    Annunciata un’inchiesta a tappeto sui preti pedofili dopo quella della Pennsylvania

    Troppo a lungo ignorato, e poi sottovalutato quando è venuto alla luce, lo scandalo dei preti pedofili che scuote fin nelle fondamenta la chiesa cattolica americana sta avendo conseguenze giudiziarie che si allargano a macchia d’olio e sono destinate a pesare per anni su questa istituzione religiosa. Quando, a fine luglio, venne pubblicato il rapporto del grand jury della Pennsylvania che denunciava gli abusi commessi per decenni da 300 preti su più di mille bambini in quasi tutte le diocesi dello Stato, l’indignazione fu enorme. Scuse della Chiesa, parole di contrizione, ma i vescovi sperarono che, col tempo, potesse passare la bufera: con le acque più calme ci si sarebbe resi conto che gran parte degli abusi denunciati risalgono a oltre vent’anni fa, mentre le contromisure prese dalla Chiesa dopo il 2000 sembrano aver funzionato abbastanza bene.

    Speranza svanita ieri quando l’attorney general di New York, cuore del cattolicesimo americano, ha annunciato l’avvio di un’inchiesta a tappeto analoga a quella della Pennsylvania con subpoena (citazioni in giudizio alle quali non ci si può sottrarre) che interesseranno tutte le diocesi cattoliche dello Stato. L’inchiesta promossa da Barbara Underwood, praticamente il ministro della Giustizia dello Stato, coinvolge tutti i procuratori distrettuali, gli unici abilitati ad attivare il meccanismo del grand jury. Contemporaneamente il suo collega del New Jersey, l’attorney general Gurbir Grewal, ha creato una task force giudiziaria per indagare i casi di abuso sessuale e quelli che ha definito i tentativi dell gerarchia ecclesiastica di coprire lo scandalo in questo Stato confinante con New York e Pennsylvania. Qualche giorno fa in un’intervista al Corriere il teologo Tom Reese aveva invitato i vescovi Usa ad aprire tutti gli armadi pubblicando un rapporto su tutti gli scandali del passato, avvertendo che quella di aspettare che passi la bufera non è una strategia lungimirante. L’enorme emozione provocata dal grand jury della Pennsylvania si ripeterà quando, tra uno o due anni, arriveranno i risultati delle altre indagini in corso. Reese aveva fatto riferimento esplicito alle inchieste, simili a quella della Pennsylvania, già avviate da tempo dall’Illinois e dal Missouri, oltre a quella che sta per essere lanciata dalla California. Ora le nuove iniziative giudiziarie di New York e del New Jersey allargano di molto il fronte di una valanga che sembra destinata a durare ancora per anni. E che ora potrebbe colpire o infangare anche gli ex capi di una diocesi, quella di New York, che è da sempre la più importante d’America.

  • Scozia, suore arrestate per presunti abusi su minori nell’orfanotrofio di Smyllum Park

    Scozia, suore arrestate per presunti abusi su minori nell’orfanotrofio di Smyllum Park

    Ci sono 12 clamorosi arresti nell’ambito della maxi inchiesta sui presunti abusi sessuali ai danni di minori che, sino al 1981 (anno della definitiva chiusura), alloggiavano presso lo storico orfanotrofio cattolico scozzese di Smyllum Park, nella città di Lanark. Tra le persone finite in manette ci sono alcune suore che, secondo l’accusa, avrebbero contribuito a innumerevoli reati, tra cui stupri e brutali pestaggi.

    Aperta nel 1864, la struttura avrebbe ospitato circa 10mila bambini nel corso della sua attività, oggi uomini, alcuni dei quali hanno trovato il coraggio di denunciare gli orrori che si sarebbero consumati nel silenzio della loro innocenza violata.

    Fonti di polizia, stando a quanto diffuso dal Daily Record, avrebbero confermato che 11 donne e un uomo sono stati raggiunti dalla misura cautelare e si trovano ora in stato di arresto. L’età degli indagati è compresa tra i 62 e gli 85 anni, ma nel fuoco investigativo, da diverso tempo, sarebbe finita anche una monaca oggi 93enne.

    Nel gennaio scorso, sentita dal giudice titolare dell’inchiesta, la religiosa aveva rigettato ogni addebito in merito al suo presunto coinvolgimento nel caso, posizione tuttora al vaglio degli inquirenti.

    Tutte le suore arrestate facevano parte dell’ordine delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli, che ha gestito sino la Casa per l’infanzia di Lanark sino alla chiusura.

    Le accuse degli ex ospiti

    Gli ex ospiti dell’orfanotrofio di Smyllum Park hanno raccontato le loro personali esperienze alla polizia, dando l’input all’avvio di una indagine che tiene occupati gli inquirenti da circa un anno.

    Stando a quanto ricostruito dalla stampa britannica, altre 4 persone sarebbero prossime destinatarie di un provvedimento da parte dei pubblici ministeri.

    L’ispettore capo Sarah Taylor, dell’Unità investigativa nazionale sugli abusi sui minori, ha dichiarato che il lavoro investigativo prosegue nella massima riservatezza, trattandosi di ipotesi di reato gravissime su cui non si placa l’attenzione dei media. Ogni sfumatura nel resoconto delle presunte vittime viene attentamente sezionata e vagliata dalle autorità, al lavoro in una complessa ricerca di verità e responsabilità.

    Morti sospette

    Tra i testimoni chiave, in mano all’accusa, ci sarebbe un uomo che ha denunciato rituali a sfondo satanico, nel corso dei quali si sarebbero consumati i più efferati dei crimini contro alcuni dei minori presenti nella struttura. Avrebbe dichiarato che uno di questi, la cui scomparsa è un giallo ancora irrisolto, potrebbe essere morto dopo essere stato lasciato nudo, per circa tre ore, sotto la pioggia battente, in seguito a un’abominevole punizione corporale.

    Il cadavere del piccolo non sarebbe mai stato ritrovato.

    I resti di 400 bambini, nel 2017, furono trovati in una fossa comune in una delle sezioni del cimitero di St. Mary, a Lanark. Per l’accusa si sarebbe trattato di vittime degli abusi di Smyllum Park, ma la notizia non è stata ancora pienamente confermata. Occorrerà ancora del tempo per capire se effettivamente i decessi fossero correlati ai crimini contestati.

    Bambini costretti a mangiare vomito

    Fra le atrocità di cui sono accusate le 12 persone finite in carcere, oltre alla violenza sessuale reiterata su minore, ci sono anche abusi che si sarebbero replicati negli anni con la stessa efferata condotta, quasi una prassi punitiva di cui i testimoni ancora in vita avrebbero dato una lucida testimonianza. Sotto accusa anche alcuni membri del personaledell’orfanotrofio, che avrebbero costretto i più piccoli a mangiare il loro vomito e a subire stupri e percosse con la connivenza delle suore.

    https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/08/scozia-suore-arrestate-per-presunti-abusi-su-minori-nellorfanotrofio-di-smyllum-park-002694693.amp.html

  • Abusi, la Chiesa australiana non abolirà il segreto della confessione

    Abusi, la Chiesa australiana non abolirà il segreto della confessione

    Vescovi e religiosi respingono la proposta della Royal Commission di violare il sigillo e imporre l’obbligo di denuncia ai preti: contrario alla fede cattolica e alla libertà religiosa

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Vescovi e religiosi australiani dicono “no” alla proposta di abolire il sigillo sacramentale della Confessione per denunciare eventuali casi di abusi appresi in confessionale. Il clero del nuovo continente approva quasi tutte le 122 raccomandazioni formulate dalla Royal Commission volte a riformare il sistema penale per tutelare meglio le vittime di abusi, specie quelle minori, tranne una. La 7.4, appunto, in cui si chiede di rimuovere il segreto durante il sacramento della Riconciliazione in modo che il sacerdote che venisse a conoscenza di crimini di pedofilia o abusi possa presentare denuncia alle autorità.

    Non si tratta di continuare a tenere in piedi un sistema di copertura degli scandali, come insinuato in queste ore da alcuni organi di stampa locale, e come effettivamente è avvenuto in diverse diocesi australiane negli ultimi 30/40 anni, ma – spiegano i vescovi della Conferenza episcopale (Acbc) e i religiosi cattolici (Cra) – si tratterebbe di imporre una pratica totalmente «contraria» alla fede cattolica, come pure alla «libertà religiosa». Principio, questo, riconosciuto dalla legge del Paese.

    La risposta, quindi, è no. Lo stesso no che già il presidente dei vescovi,l’arcivescovo di Brisbane Mark Coleridge, aveva espresso a dicembre («Un’intrusione dello Stato nel dominio del sacro», aveva detto) alla pubblicazione della proposta nel report di oltre 57 pagine della Commissione, frutto di una lunga e accurata indagine di quattro anni d’inchiesta a vasto raggio che hanno fatto emergere circa 4.440 casi di abusi su minori commessi tra il 1980 e il 2010, nei quali 1.880 sacerdoti risultano coinvolti . Scandali che hanno sfigurato il volto della Chiesa australiana.

    Dopo il presidente dei vescovi, 600 preti australiani avevano manifestato a luglio il dissenso verso l’ipotesi di legge che vorrebbe sostituire all’obbligo del segreto l’obbligo di una denuncia.

    A distanza di mesi, la posizione non è cambiata: «Sarebbe contrario alla nostra fede e ostile verso la libertà religiosa. Siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e delle persone vulnerabili, pur mantenendo il sigillo della confessione. Non vediamo le due cose come mutualmente esclusive», ha spiegato sempre Coleridge oggi, durante la presentazione in conferenza stampa del comunicato di risposta alle raccomandazioni della Commissione d’inchiesta. «Non vuol dire che ci poniamo al di sopra della legge – ha spiegato il prelato – siamo impegnati alla salvaguardia dei bambini e le persone vulnerabili, pur mantenendo il segreto. Non riteniamo che le due cose si escludano a vicenda, né che l’abolizione del segreto renderebbe i bambini più sicuri».

    Ciò non toglie che la Chiesa è disposta ad offrire la più piena collaborazione per la prevenzione e la lotta alla piaga degli abusi. «Never again» (mai più), è il motto di vescovi e leader di ordini religiosi: «Non vi saranno più insabbiamenti, non vi saranno trasferimenti di persone accusate di abusi, non si proteggerà la reputazione della Chiesa a spese della sicurezza dei minori», ha assicurato monsignor Coleridge.

    In ogni caso, la Chiesa cattolica australiana ha accolto con favore e preso in considerazione le varie raccomandazioni della Commissione Reale. Esattamente «il 98%», ha sottolineato il vescovo, affiancato durante la conferenza dalla presidente del Catholic Religious Australia suor Monica Cavanagh. Più nel dettaglio 47 indicazioni sono state accettate, 13 trasmesse alla Santa Sede, una è oggetto di ulteriori approfondimenti, cinque sono accettate in linea di principio, 12 sono sostenute e una appoggiata in linea di principio. Quest’ultima è relativa al fatto di condurre una revisione nazionale delle strutture di governance e di gestione di diocesi e parrocchie, particolarmente riguardo a questioni di trasparenza e responsabilità. «Troppi preti, religiosi e laici in Australia hanno mancato al dovere di proteggere e onorare la dignità dei bambini», ha commentato il pastore di Brisbane. «Molti vescovi hanno mancato di ascoltare, di credere, hanno mancato di agire. Queste mancanze hanno permesso ad alcuni molestatori di offendere ripetutamente, con conseguenze tragiche e a volte fatali».

    Invece, tra le raccomandazioni sottoposte all’attenzione della Santa Sede figurala possibilità di introdurre il celibato volontario per i sacerdoti. La proposta della Royal Commission era una modifica delle leggi canoniche sull’obbligo del celibato, tra le principali cause – secondo l’organismo governativo – della repressione sessuale dei sacerdoti e, dunque, dei comportamenti inappropriati sfociati in molestie o violenze. A riguardo, il numero uno dei vescovi ha spiegato che «la formazione iniziale e continuata dei sacerdoti sulla vita di celibato può aver contribuito a un maggior rischio di abusi sessuali a minori – ha ammesso – tuttavia la Commissione d’inchiesta non ha accertato una connessione causale fra celibato e abusi». Tuttavia sarà chiesto il consiglio di esperti teologi e canonici, e anche se «un rapido cambiamento nella disciplina universale del celibato del clero è improbabile» non è escluso che in futuro potrebbe esserci una possibilità.

    Tra le recommendations trasmesse dai presuli al Vaticano ci sono anche l’introduzione nel Codice di diritto canonico di norme specifiche per gli abusi sessuali sui minori; la modifica del “segreto pontificio” nei casi di violenze; la pubblicazione delle decisioni prese dalla Santa Sede e dai tribunali canonici; la modifica dei canoni relativi alla distruzione di documenti connessi con reati penali canonici.

    In conclusione del documento, vescovi e religiosi – che comunque precisano di «non poter parlare a nome di tutta la Chiesa», in quanto essa è un’istituzione articolata e «molto decentralizzata» – ringraziano coloro che hanno contribuito alle indagini e alla stesura del report. Ma il ringraziamento più grande va ai «sopravvissuti» per il coraggio avuto nel denunciare quanto subito: «Ad essi e alle loro famiglie – si legge – presentiamo le nostre scuse sincere e senza riserve e rinnoviamo l’impegno a fare il possibile per sanare le ferite degli abusi e rendere la Chiesa un luogo veramente sicuro per tutti».

    In questo senso, il rapporto finale della Royal Commission è «un significativo passo avanti in un cammino che continuerà nel futuro». Molte raccomandazioni sono infatti divenute già una prassi normativa nelle diocesi del paese, e le istituzioni ecclesiastiche – ha assicurato Coleridge – ottempereranno a qualsiasi legge futura in materia o che si stanno adeguando gli standard indicati dallo stesso organismo.

    http://www.lastampa.it/2018/08/31/vaticaninsider/abusi-la-chiesa-australiana-non-abolir-il-segreto-della-confessione-Ale4tzrfBHLLibMa8ffXDK/pagina.html

  • Pedofilia, Papa Francesco accusa il clericalismo? Lo cancelli superando il celibato

    Pedofilia, Papa Francesco accusa il clericalismo? Lo cancelli superando il celibato

    Qualche commentatore (ad esempio, Alberto Melloni su La Repubblica) ha molto enfatizzato il riferimento critico che il Papaha fatto al clericalismo nella sua “lettera al popolo di Dio” ispirata dalle recenti rivelazioni sui crimini sessuali del clero. Innanzitutto va detto che si tratta di poche righe all’interno di un testo che presenta, per il resto, una lettura inadeguata e puramente spirituale della vicenda della pedofilia clericale, tutta centrata sul pentimento, la preghiera e il digiuno, ovvero su quelle medicine spirituali dispensate a piene mani lungo i decenni dai vescovi che coprivano pedofili e gli abusatori.

    In secondo luogo, si tratta di un riferimento vaghissimo e totalmente incongruente con la strategia che Francesco ha deciso di seguire sul tema. Riferendosi al clericalismo infatti il pontefice ha evocato “un modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa […]” che “non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente. Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso – ha concluso sul punto il papa – significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo”.

    Sono parole che sentiamo pronunciare da tantissimi anni (anche, e spesso, dal predecessore tedesco di Bergoglio) e sono parole giuste e vere. Il punto è: cosa deve fare la Chiesa concretamente per risolvere il problema del clericalismo? Una prima via è quella di insistere sulla preghiera, la penitenza, la conversione al Vangelo: tutte azioni meravigliose ed edificanti sotto un profilo spirituale ma, temo (e non sono il solo a nutrire questo sospetto), totalmente inefficaci sul piano pratico, inadatte a produrre il gigantesco cambiamento che sta dinanzi alla Chiesa Cattolica, se essa avesse davvero deciso di cambiare strada.

    La seconda via è, ahimè, molto più dolorosa, anche se decisamente più esaltante sotto il profilo dei risultati che consentirebbe di ottenere. Essa consiste nell’agire razionalmente e nel pensare che il problema del clericalismo si risolve riducendo la distanza che oggi separa il laicato dal clero cattolico e che tale distanza possa essere accorciata se si riducono drasticamente i privilegi e le risorse di potere del clero.

    Non è difficile individuare i modi attraverso i quali questo può avvenire. Si potrebbe, ad esempio, iniziare a sottrarre del tutto ai parroci il governo delle parrocchie, privandoli di quelle funzioni di governo (finanziario e pastorale) assoluto e monocratico di cui beneficiano oggi. Si potrebbero, introducendo un importante elemento di democrazia, rendere eleggibili i vescovi. Si potrebbero, sostituendoli con strutture formative aperte e trasparenti, chiudere i seminari, istituzioni della controriforma nel quale il clericalismo come spirito di casta viene ancor oggi esaltato e coltivato. Si potrebbe soprattutto cancellare la norma sulla quale il clericalismo viene oggi maggiormente fondato (e che è anche alla base della stragrande maggioranza dei crimini sessuali del clero) e cioè il celibato obbligatorio. E’ proprio la castità presunta del clero, con tutto il corollario di purezza, sacralità, sovrumanità che ad essa si accompagna, a stabilire la principale premessa del clericalismo. E’ l’idea che il prete sia in grado di fare quello che a nessuno di noi riesce e cioè domare i propri istinti sessuali sublimandoli nella preghiera e nell’amore degli altri a farci pensare che sia una creatura speciale, una persona che Dio ama di più di quanto di ami noi, una sorta di anello di congiunzione tra l’umano e il divino che merita rispetto e venerazione.

    Questa è la principale sorgente del clericalismo. Ed è questa la questione che Francesco non ha mai avuto il coraggio di affrontare, dimostrandosi fino in fondo prigioniero della logica che pure ha denunciato. Se lo facesse forse crollerebbe la Chiesa, ma il cristianesimo potrebbe vivere una stagione nuova e rinnovata. All’insegna della verità e del coraggio.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/08/25/pedofilia-papa-francesco-accusa-il-clericalismo-lo-cancelli-superando-il-celibato/4580397/

  • Boston, il cardinale O’Malley ordina un’inchiesta su un seminario

    Boston, il cardinale O’Malley ordina un’inchiesta su un seminario

    Indagine nell’arcidiocesi di Boston. Due ex seminaristi hanno diffuso delle accuse via social. Il cardinal O’Malley ha optato, sin da subito, per la linea dura

    In molti si ricorderanno del caso Spotlight. Quando i giornalisti del Boston Globesmascherarono la strutturalità di un fenomeno, quella relativa a circa settanta sacerdoti resisi responsabili di abusi ai danni di minori, era il 2002.

    L’arcidiocesi della città americana, nel corso di queste settimane, potrebbe essere finita nel mezzo di una nuova bufera.

    Il cardinale cappuccino Sean O’Malley ha annunciato l’apertura di un’inchiesta. Qualcuno vocifera che l’indagine ordinata riguarderà presunti abusi che sarebbero stati perpetrati all’interno del seminario di St’John. Ma nessuna ipotesi è escludibile allo stato attuale. L’arcidiocesi della città americana è presieduta dallo stesso importante porporato americano.

    O’Malley venne chiamato a sostituire il dimissionario cardinale Law, messo ‘sotto scacco’ dagli inchiestisti della squadra del Boston Globe per insabbiamenti operati in favore dei consacrati di cui sopra. Dall’avvento di O’Malley in poi, la Chiesa cattolica americana ha iniziato a pubblicare i nomi degli accusati e a risarcire le vittime.

    Quando si è trattato di pagare le persone che avevano subito violenze sessuali, O’Malley ha anche optato per vendere alcuni beni ecclesiastici. L’arcivescovo di Boston, insomma, è considerato un acerrimo nemico della pedofilia e della efebofilia. Si dice che il suo unico pensiero sia quello di sgominare, una volta per tutte, la piaga della pedofilia.

    Le accuse che hanno portato a questa decisione sono state mosse, attraverso i social, da due ex seminaristi, così come riportato dalla Cna. La natura delle eventuali imputazioni non è ancora stata chiarita. Si sa che il cardinale statunitense, che di recente è stato confermato da Papa Francesco al vertice della Pontificia Commissione per la tutela dei minori e che è anche un membro del C9, ha intimato a James Moroney, rettore del seminario in questione, di prendersi un periodo di pausa: forse un anno.

    Il controllo servirà a verificare “la cultura del seminario riguardo agli standard personali previsti e richiesti ai candidati al sacerdozio, e qualsiasi questione relativa al seminario di molestie sessuali o altro forme di intimidazione o discriminazione”.

    Non si può escludere, quindi, che l’indagine non riguardi episodi di pedofilia, ma tutt’altro. O’Malley, stando a quanto raccontato da In Terris, ha dichiarato che: “Le accuse fatte questa settimana sono fonte di seria preoccupazione per me come arcivescovo di Boston. Il ministero del sacerdozio cattolico – ha sottolineato – richiede un fondamento di fiducia con il popolo della Chiesa e la più ampia comunità in cui i nostri sacerdoti servono. Sono determinato – ha concluso – a far sì che tutti i nostri seminari siano in grado di fornire questo livello di fiducia e prestare la formazione necessaria affinché i sacerdoti possano vivere una vocazione esigente di servizio nella nostra società contemporanea”.

    La diocesi di Boston nell’occhio del ciclone? In caso, questa volta, la linea annunciata sarà dura sin dagli albori dell’esplosione del possibile scandalo.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/boston-cardinale-omalley-ordina-uninchiesta-su-seminario-1564612.html
  • Pedofilia nella Chiesa: pubblicato un rapporto choc sui monaci inglesi

    Pedofilia nella Chiesa: pubblicato un rapporto choc sui monaci inglesi

    Alcuni monaci benedettini sono finiti nella bufera in Inghilterra. Un rapporto choc ha svelato l’esistenza di abusi perpetrati per anni ai danni di minori

    Alcuni monaci benedettini sono finiti nella bufera a causa di reati attinenti alle attività sessuali o alla pornografia.

    Dieci, compresi i religiosi, sono le persone già incriminate o condannate.

    La Chiesa ha deciso d’intervenire sull’ennesimo scandalo che rischia di compromettere la credibilità delle istituzioni e degli ambienti cattolici in Inghilterra. I fatti contestati, in realtà, risalgono a circa settant’anni fa. Alcuni episodi, tuttavia, sarebbero avvenuti in tempi più recenti. Le medie emerse lascerebbero pensare che il fenomeno abbia avuto una certa continuità. Il rapporto choc sugli episodi di abusi ai danni di adulti e minori, che è stato stilato dalla Independent Inquiry into Child Sexual Abuse, è stato pubblicato solo pochi giorni fa.

    I vescovi delle diocesi d’Inghilterra, attraverso la diffusione di una nota ufficiale, hanno chiesto che i consacrati colpevoli di reati sessuali vengano consegnati al più presto nelle mani della giustizia: “Ogni abuso sessuale su bambini e adulti vulnerabili – hanno tuonato i presuli, come riportato dalla Sir – è un atto criminale e doloroso”. All’interno del comunicato stampa viene ribadita una ferma condanna nei confronti di questa tipologia di crimini.

    Nel dossier si parla di “un ampio spettro di abusi fisici, molti dei quali con sfumature sadiche e sessuali” e del coinvolgimento di un “gran numero di bambini”. Abusi che sarebbero stati perpetrati per molto tempo. Tanto, in alcuni casi, da arrivare a sette anni continuativi di violenze. Il tutto condito da presunti insabbiamenti e coperture.

    L’inchiesta, secondo quanto si legge su Sky News, è stata condotta dal professor Alexis Jay e si è soffermata su quanto accaduto in due abbazie specifiche: quella di Ampleforth e quella di Downside. Tutti e due questi luoghi di culto sono “legati” alla Congregazione dei benedettini. L’indagine, inoltre, segnala come sia sempre più necessario dividere le abbazie dagli istituti scolastici.

    Il professore a capo dell’inchiesta ha dichiarato, sempre stando a quanto si legge su SkyNews, che: “Per decenni Ampleforth e Downside hanno cercato di evitare di fornire informazioni riguardo alla violenza sessuale infantile alla polizia e ai servizi sociali”. E ancora: “Salvaguardare i bambini era considerato meno importante della reputazione della chiesa e del benessere dei monaci abusanti. Anche dopo l’introduzione delle nuove procedure, nel 2001… il loro approccio poteva essere sintetizzato come un atteggiamento finalizzato a ‘non dire niente’”.

    L’episcopato ha rassicurato sul fatto di essere impegnato a seguire alla lettera le linee guida. Specie dopo la pubblicazione di questo rapporto. Altri casi di pedofilia nella Chiesa cattolica: dopo lo scandalo cileno, quello austrialiano e le prove a carico di trecento sacerdoti in Pennsylvania, ecco il caso dei monaci benedettini in Inghilterra.

    http://www.ilgiornale.it/news/mondo/pedofilia-nella-chiesa-pubblicato-rapporto-choc-su-monaci-1563560.html

  • Montemagni: “Prete pedofilo, serve pena esemplare”

    Montemagni: “Prete pedofilo, serve pena esemplare”

    Dopo le proteste dei cittadini di Bagni di Lucca e la prima raccolta firme contro il prete accusato di abusi sessuali su una bambina di 10 anni, arrestato dai carabinieri lunedì scorso (23 luglio), sulla questione interviene Elisa Montemagni, capogruppo in consiglio regionale della Lega. La Montemagni condivide la protesta dei cittadini, sottolineando l’auspicio che al prete “venga comminata una pena esemplare e tempestiva”.

    “La vicenda è vergognosa e non merita, per decenza, ulteriori commenti – afferma Elisa Montemagni riferendosi alla questione legata ad atti di pedofilia commessi da un prete, ora ai domiciliari a Bagni di Lucca. E’ normale e più che condivisibile che la popolazione della piccola località lucchese sia insorta perché non vuole che il suo territorio ospiti una persona, tra l’altro pure un ecclesiastico, che si è macchiato di un reato così grave ed indegno, ma pensiamo che la scelta del giudice di non mandare in carcere il settantenne parroco, sia dovuta al fatto che, dietro le sbarre, dove comunque meriterebbe di stare, probabilmente avrebbe dovuto subire l’ira dei detenuti, solitamente molto severi con chi commette questo tipo di reati infami. Una sorta, dunque – sottolinea l’esponente leghista – di forma preventiva a salvaguardia del prelato a cui ci auguriamo venga però comminata una pena esemplare e tempestiva”.
    “Riguardo, infine – conclude seccamente Elisa Montemagni – alla recente e quantomeno infelice, per usare un eufemismo, copertina di Famiglia Cristiana dedicata al ministro dell’interno, chissà se il periodico dedicherà lo stesso titolo “distensivo” a questo suo esimio rappresentante? Si accettano scommesse”.