Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Asti

  • Pedofilia: Cile, perquisite due diocesi

    Pedofilia: Cile, perquisite due diocesi

    Sequestrati archivi ecclesiastici a Santiago e a Rancagua

    (ANSA) – SANTIAGO DE CILE, 14 GIU – In una mossa senza precedenti, unità della polizia cilena hanno sequestrato gli archivi ecclesiastici delle diocesi di Santiago del Cile e Rancagua (a sud della capitale), su ordine della Procura locale, che indaga su casi di abuso sessuale di minorenni.

    Secondo fonti della sicurezza citate dai media locali, le autorità giudiziarie intendono esaminare tutte le denunce inviate dalle rispettive diocesi alla Congregazione per la Dottrina della Fede – il dicastero vaticano che si occupa di questi casi – dal 2007 ad oggi, così come le sanzioni decise dalla Chiesa in base al diritto canonico.

  • Il racconto del mio amico d’infanzia: così il prete pedofilo ha abusato di me

    Il racconto del mio amico d’infanzia: così il prete pedofilo ha abusato di me

    Una vittima degli abusi sessuali commessi dal clero cattolico, io l’ho conosciuta. Era un amichetto, mio vicino di casa che da bambino, negli anni Settanta, frequentava la parrocchia di una Chiesa di una cittadina del basso Lazio. In quella “comunità” rimase sino ai 25 anni circa, poi, improvvisamente, la abbandonò. Il suo distacco coincise con il pensionamento di Don Angelo, il parroco che aveva guidato il suo gregge per trenta lunghi anni. Questo lo venni a sapere solo anni dopo, quando (e ne ignoro il motivo) il mio amico mi rivelò l’orrore che si portava dentro.

    Su Don Angelo circolavano strane storie. Brutte storie. Voci infamanti, sussurrate nei bar, bisbigliate tra i crocchi di sfaccendati aggreggiati nelle piazze, da genitori intimoriti negli androni dei palazzi. Con linguaggio pudico e il ricorso all’eufemismo, quasi che il nominare le cose per quel che erano suscitasse troppo orrore, in quel dilatato paesone si vociferava che Don Angelo si prendeva “certe libertà” con i bambini a lui affidati. Prove però non ve n’erano, denunce, a quel che so, mai ve ne furono, e il vecchio pastore lasciò la cura delle anime per sopravvenuta anzianità. Don Angelo lo avevo conosciuto, anche se superficialmente, e quelle maldicenze mi ferivano, e chiedevo con un certo sgomento: avevano un qualche fondamento?

    Molti anni dopo incontrai per caso il mio antico amichetto. Non faticammo a riconoscerci, malgrado gli anni ci avessero incanutito. In pochi minuti ripercorremmo le rispettive vite, indugiando sui ricordi. Lui però preferiva parlare dell’oggi, viveva e lavorava a Roma, la nostra cittadina l’aveva lasciata da anni. Ebbi la netta sensazione che rifuggisse quell’antico tempo, quando io vi tornavo battendo sulla corda della nostalgia lui distoglieva lo sguardo, sorvolava, mutava discorso. Ad un certo punto gli nominai quella parrocchia, e il suo sguardo perennemente triste s’incupì ancor di più. E allora, senza una ragione, gli sparai quella vecchia domanda che in gioventù mi aveva così a lungo arrovellato: “Senti un po’, tu che conoscevi bene Don Angelo, ma in quelle voci infamanti su di lui c’era qualcosa di vero?” Il mio amico mi fissò, gli occhi sgranati. Mi pentii subito di quella sciocca domanda, abbassai il capo, cincischiai col bicchiere sul tavolino (eravamo in un bar): non sopportavo e non capivo quel suo sguardo stravolto. Dopo qualche secondo scattò in piedi e mi disse imperioso: “Vieni, usciamo”. Lo seguii, interdetto e confuso. Fu così, passeggiando per le strade di un centro devastato dai turisti, che il mio amico mi aprì il suo cuore, come si dice in questi casi.

    Mi riversò addosso un torrente fetido di parole, che ricrearono in tutto il loro orrore fatti, scene, particolari disgustosi: il mio vecchio amico era stato sistematicamente abusato da Don Angelo, dagli otto ai dodici anni. Poi, d’improvviso, il prete aveva perso interesse per lui, per il suo corpicino, e aveva rivolto le sue luride attenzioni ad un altro bambino, più piccolo. Se per me venire a sapere queste verità fu scioccante, cosa fu per lui, mi sono poi chiesto, cosa è per i tanti, i troppi che hanno subito e subiscono tutt’ora violenze così inaudite, traumi così profondi che niente e nessuno potranno mai sanare?

    Non ci sono mezze parole: il problema della pedofilia clericale è intollerabile e va risolto alla radice. Portare alla luce immonde violenze, sensibilizzare l’opinione pubblica è soltanto il primo passo di un lungo e impervio percorso, e la notizia giunta ieri sulla costituzione a Ginevra di un nuovo organismo, l’ECA (Ending Clerical Abuse), un’associazione internazionale formata da vittime di abusi e attivisti che intendono combattere la pedofilia clericale, è certo un proficuo passo in avanti. L’ECA si propone di indicare all’opinione pubblica mondiale i vescovi accusati di aver protetto i preti pedofili e inviterà il pontefice a creare un nuovo strumento centralizzato in grado di individuare e punire i colpevoli e i loro protettori, che non di rado si annidano nelle più alte gerarchie vaticane, ad epurare i dirigenti ecclesiali coinvolti nei ripetuti scandali di abusi sessuali su minori venuti alla luce in questi anni. Perché la storia dimostra che il caso Cile, dove tutti i membri dell’episcopato hanno rimesso il proprio mandato nelle mani del papa, assumendosi di fatto la responsabilità di aver coperto i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali sui minori, è tutt’altro che un caso isolato. Per il momento, il pontefice ha accettato le dimissioni di tre vescovi: Juan Barros Madrid, Cristian Caro Cordero, Gonzalo Duarte Garcia de Cortazar. Una delle vittime del sacerdote Fernando Karadima (che ha beneficiato delle più alte protezioni), Juan Carlos Cruz, ha esultato sui social: “Comincia un nuovo giorno per la Chiesa cattolica in Cile! La banda dei vescovi delinquenti comincia a disgregarsi!”

    Non bisogna tuttavia farsi troppe illusioni. Strappare foglie marce è certo lodevole e necessario, ma il problema, evidentemente, è di natura culturale. Se le gerarchie ecclesiastiche volessero davvero estirpare alla radice il male che attraversa l’intera organizzazione cattolica, dovrebbero cercarlo all’origine, lì dove nasce e prolifera: nei seminari. Dovrebbero quindi intraprendere una vera e propria rivoluzione culturale e di pensiero, una sistematica rifondazione e riorganizzazione delle loro strutture, rivedere radicalmente le modalità e le psicologie con cui vengono cresciuti, addestrati e formati i loro funzionari. Perché è nelle scuole seminariali che si genera e si radica quella mentalità settaria ed elitaria, omertosa e collusiva, che può generare degli autentici mostri, individui insensibili e dalla sessualità distorta, educati nell’incrollabile convinzione di impunibilità: i giovani preti sanno bene che non saranno mai chiamati a rispondere dei delitti commessi nell’esercizio delle loro funzioni. Una tale “pedagogia”, lungi dall’insegnare e diffondere un messaggio evangelico, finisce per solleticare e magnificare l’istinto egoistico e predatorio.

    La guardia su tali osceni delitti, compiuti contro vittime davvero innocenti, non dovrà mai essere abbassata, ma se non ci si convince che il problema è culturale questo antico male non verrà mai debellato.

    http://www.globalist.it/news/articolo/2018/06/12/il-racconto-del-mio-amico-d-infanzia-cosi-il-prete-pedofilo-ha-abusato-di-me-2026062.html

  • Usa, in arrivo maxi rapporto su centinaia di preti pedofili

    Usa, in arrivo maxi rapporto su centinaia di preti pedofili

    Manuela Gatti

    Secondo i legali delle vittime si tratta dell’inchiesta più imponente mai condotta da uno stato americano sugli abusi sessuali perpetrati (e coperti) dalla Chiesa cattolica. Dopo due anni di indagini, il procuratore generale della Pennsylvania, Josh Shapiro, ha comunicato che entro la fine di giugno pubblicherà un rapporto di 884 pagine su centinaia di casi di violenze che si sarebbero verificate negli ultimi decenni in 6 delle 8 diocesi dello stato. «Questa relazione potrebbe essere rivoluzionaria – ha detto Terry McKiernan, presidente di BishopAccountability.org, ong che raccoglie i documenti pubblici sui casi di abusi nella Chiesa -. Nessuno stato delle dimensioni della Pennsylvania aveva mai condotto un’inchiesta completa sull’argomento».

    Le indagini, iniziate a luglio 2016, sono state portate avanti dal gran giurì, una commissione che si occupa di stabilire se ci sono prove sufficienti per aprire un processo penale. Sono state sentite dozzine di testimoni e scandagliate oltre mezzo milione di pagine provenienti dagli archivi delle diocesi. Gli inquirenti hanno dovuto valutare le accuse di abusi sessuali su minori, le mancanze della Chiesa nel denunciare i fatti alle autorità e la presunta ostruzione di giustizia nei confronti di persone dell’ambiente ecclesiastico. Tra le vittime sentite c’è anche Mark Rozzi, italo-americano, 46 anni. Quando ne aveva 13 è stato stuprato dal prete della sua parrocchia, Edward Graff, in una doccia. Oggi è deputato alla Camera dei rappresentanti della Pennsylvania e uno dei suoi obiettivi è rendere più semplice denunciare gli abusi subìti, procedura che oggi sottostà a specifici limiti di tempo. Rozzi ha detto al quotidiano inglese The Guardian che si aspetta che il rapporto che sta per essere pubblicato contenga centinaia di nomi di sacerdoti e di vittime. Due anni fa un’altra inchiesta aveva accertato che centinaia di bambini di una diocesi non presa in considerazione nella nuova relazione erano stati abusati da più di 50 preti negli ultimi decenni.

    E per un caso che si apre ce n’è uno che si chiude, o che almeno raggiunge un riconoscimento ufficiale. Ieri Papa Francesco ha accettato le dimissioni di 3 dei 35 vescovi del Cile che avevano rimesso l’incarico in seguito allo scandalo pedofilia emerso a inizio anno. Tra i 3 vescovi uscenti c’è anche Carlos Barros, figlio spirituale di padre Fernando Karadima, il sacerdote cileno condannato nel 2011 dal Vaticano a seguire una «vita di preghiere e penitenza» per avere abusato di diversi adolescenti.

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/usa-arrivo-maxi-rapporto-su-centinaia-preti-pedofili-1539672.html

  • “Alla sbarra chi nascose”

    “Alla sbarra chi nascose”

    Vittime di abusi sessuali chiedono al Papa d’istituire un tribunale che giudichi i vescovi che protessero i preti pedofili

    Vittime di abusi sessuali da parte del clero, riunitesi in organizzazione mondiale, chiedono al Papa di annunciare l’istituzione di un tribunale durante la visita del 21 giugno a Ginevra.

    La corte non dovrebbe però essere formata da soli membri della Chiesa e ancor meglio sarebbe se fosse esclusivamente la giustizia civile a pronunciarsi.

    Gli scandali insabbiati dalle gerarchie ecclesiastiche sono un problema planetario, ha dichiarato giovedì un rappresentante dell’Ending Clergy Abuse, associazione di cui sono state gettate le basi questa settimana in riva al Lemano. Al Pontefice vengono ora chieste misure concrete contro i vescovi che hanno protetto i sacerdoti pedofili.

    ATS/dg

    https://www.rsi.ch/news/svizzera/Alla-sbarra-chi-nascose-10559105.html

  • Abusi in Perù, il Vaticano: “Mai protetto o nascosto” il fondatore di Sodalicio

    Abusi in Perù, il Vaticano: “Mai protetto o nascosto” il fondatore di Sodalicio

    Lettera della Congregazione per la Vita Consacrata: «Figari a Roma per evitare intralci nella giustizia. Nessun divieto assoluto, se richiesto dai giudici ritornerebbe nel paese»

    SALVATORE CERNUZIO
    CITTÀ DEL VATICANO

    Il Vaticano fa chiarezza sulla vicenda del Sodalicio di vita cristiana, la società di vita apostolica peruviana commissariata perché teatro di abusi contro minori e di mala gestione finanziaria da parte dei suoi vertici, i cui dettagli stanno venendo man mano alla luce seppur presentando ancora tante ombre. In una lettera pubblicata oggi integralmente sul sito della Chiesa peruviana, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata risponde ad alcune accuse provenienti in gran parte da organi di stampa, mettendo in chiaro alcuni punti: anzitutto che mai la Santa Sede ha «nascosto» o «protetto» il fondatore Luis Fernando Figari, accusato di abusi fisici e psicologici contro minori e adolescenti; poi «si ritiene infondata l’affermazione secondo cui sia stato impedito a Figari di difendersi o rispondere alle accuse contro di lui in Perù». Anzi,  qualora i giudici peruviani lo ritenessero necessario ai fini delle indagini, Figari potrà far ritorno nel paese e rispondere personalmente delle accuse. 

    In effetti al carismatico fondatore di questa  realtà ecclesiale diffusa e numerosa che, prima di sprofondare in una crisi senza precedenti, ha rappresentato per anni l’emblema dell’espansione dell’evangelizzazione in Sudamerica attraverso anche l’istituzione di scuole ed istituti, era stato   impedito – con un provvedimento del 2017 – di far ritorno nel suo paese   «se non per ragioni molto serie e sempre con il permesso scritto» del Commissario posto dal Vaticano alla guida del Sodalicio dopo la crisi.

    La paura era che tornando in quel Perù dove ancora «conta numerosi appoggi» (anche tra le gerarchie ecclesiastiche), Figari potesse «causare altri danni contro le persone», «nascondere e distruggere le prove contro di lui» o, peggio, «ostacolare il corso della giustizia tanto ecclesiastica quanto dello Stato», come si legge nella lettera. In ogni caso non si tratta di «un divieto assoluto», sottolinea oggi il Dicastero guidato dal cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, pertanto «se nel futuro sorgesse la necessità che il signor Figari torni in Perù per rendere conto alla giustizia peruviana, il suo ritorno potrà essere autorizzato dal Commissario apostolico».

    Per smentire ogni accusa di insabbiamento, nel documento del Dicastero viene poi richiamata una precedente lettera datata 30 gennaio 2017, in cui era la stessa Congregazione ad effettuare «una valutazione su Figari per determinare l’eventuale fondamento, in particolare, ma non esclusivamente, delle accuse di pedofilia, che fino a poco tempo fa costituivano l’accusa principale, ma non esclusiva». Accuse, queste, provenienti da membri ed ex membri del Sodalicio e rinfocolate nella opinione pubblica che – attesta la Congregazione – «desideravano una condanna pubblica per abusi su minori ma non per altre responsabilità» imputate al fondatore. Denunce «molto gravi» emerse negli anni successivi e considerate in un primo momento «secondarie». Ovvero «violenze psicologiche, maltrattamenti, abusi di potere, irregolarità e mancanza di trasparenza nella gestione economica, usi di metodi di formazione evidentemente impropri». 

    Una volta venuto a conoscenza di quello che alcuni interni al movimento denunciavano come un «inferno», il Vaticano era subito intervenuto nominando con un decreto del gennaio 2018 un commissario, il vescovo colombiano Noel Antonio Londoño Buitrago, presule di Jericó (Antioquía), e rinnovando l’incarico di «referente» al cardinale Joseph Tobin (nomina del 2016, successiva ad un grosso scandalo mediatico), in particolare «per le questioni economiche». A pochi giorni dall’avvio di questo commissariamento Figari è stato richiamato a Roma. Nessun tentativo di tutelarlo o farlo sfuggire alla giustizia, quindi, ma al contrario la volontà di «riparare al danno causato e al conseguente scandalo», «ristabilire la giustizia con le vittime», «evitare ulteriori danni ad altre persone».

    Ma c’è un’altra questione che nella lettera viene chiarita: la decisione sul luogo di residenza di Figari rimane a discrezione del Superiore generale del Sodalicio. Dal Vaticano nessuna spinta a trasferirlo a Roma o nel territorio della Santa Sede, dove peraltro «non ha mai risieduto». Al contrario, «è stato solo segnalato al Superiore generale la non opportunità di un suo ritorno in Perù» per i motivi già elencati. «Come Congregazione per la Vita consacrata – si legge – ci siamo limitati a chiedere di destinare Figari ad una residenza dove non ci fossero comunità di Sodalizio», a «proibire il contatto con i membri» del movimento come pure di «fare dichiarazioni pubbliche e partecipare a manifestazioni pubbliche».

    Luis Figari nei mesi scorsi aveva presentato un appello alla lettera della Congregazione al Tribunale Supremo della Nunziatura, che però ha rigettato il ricorso.

    Il lato oscuro del Sodalicio era emerso da un report realizzato da una commissione indipendente formata da cinque notabili che per settimane avevano ascoltato oltre 200 testimoni. Il risultato era stato un rapporto dettagliato in cui si riportavano casi di abusi sessuali, fisici e psicologici avvenuti tra il 1975 e il 2009, che includevano violenze fisiche e verbali a danno di minorenni e adulti – in tutti i casi giovani in formazione – da parte di Figari definito una personalità «narcisista, paranoica, vendicativa». 

    Il Vaticano, che dal 2011 aveva ricevuto svariate denunce di abusi di ogni tipo all’interno del movimento, aveva a sua volta avviato una indagine condotta da un vescovo visitatore, Fortunato Pablo Urcey. Lo scorso dicembre, la Procura peruviana aveva sollecitato nove mesi di incarcerazione preventiva di Figari e degli altri membri di Sodalicio per i presunti delitti di associazione a delinquere, sequestro di persona e lesioni psicologiche gravi.

    http://www.lastampa.it/2018/06/04/vaticaninsider/abusi-in-per-il-vaticano-mai-protetto-o-nascosto-il-fondatore-di-sodalicio-1gZgoITKTZtBAwkxZjl7tM/pagina.html

  • Cile, ex suora confessa: «Molestata e abusata dalla madre superiora»

    Cile, ex suora confessa: «Molestata e abusata dalla madre superiora»

    Città del Vaticano – Violenze anche nei conventi femminili, tra suore lesbiche. L’inchiesta supplementare del Papa sugli abusi sessuali in Cile sta scoperchiando una piaga dai contorni molto più vasti di quanto non inizialmente si era ipotizzato. Uno dei due ispettori vaticani mandati a Santiago  del Cile alcuni mesi fa per raccogliere ulteriori prove, in questi giorni ha rifatto la valigia per portare a termine una seconda missione. Intanto sta affiorando anche la piaga degli abusi (sessuali e psicologici) all’interno del mondo religioso femminile. Un caso, in particolare, ha scoperchiato un ulteriore filone da approfondire, quello di una ex monaca, uscita l’anno scorso dalla Congregazione delle sorelle del Buon Samaritano dopo aver subito un inferno di soprusi inimmaginabili sia in Cile, che in Spagna.

    Consuelo Gomez ha detto di essere stata molestata e abusata da una suora lesbica. Ieri la Chiesa cilena ha chiesto ufficialmente perdono a Consuelo per tutto il male che le è stato inflitto, per la mancanza di cura e per non avere dato seguito alle denunce, istruendo un processo interno. La Conferenza episcopale cilena ha manifestato «con dolore il riconoscimento delle gravi mancanze dentro alle comunità religiose». Anche la congregazione delle suore del Buon Samaritano ha emesso un comunicato di scuse per la via crucis patita da Carmen in Messico, in Cile e in Spagna.

    La ex suora ha raccontato di essere stata costretta a lavorare come una schiava, di essere spiata, di non avere avuto accesso ad adeguate cure, per un certo periodo è stata persino in isolamento, fino a che non è caduta in una grave forma di depressione. Non solo. «Sono stata abusata anche sessualmente da una suora in Spagna, anch’essa  di nazionalità cilena: era la mia superiora. L’abuso fu reiterato e anche se tutti sapevano di questa situazione, nessuno mosse un dito. Facendomi sentire colpevole di quello che mi stava accadendo». Parole pesantissime.

    Nel 2013 Carmen fu trasferita alla nunziatura cilena dove ricevette le prime cure psichiatriche per la depressione che la stava devastando. Chi aiutò la ex suora fu il gruppo delle ex vittime del prete cileno Karadima. Le ex vittime che in questi mesi hanno aiutato Papa Francesco ad aprire gli occhi su una situazione estesa e omertosa. «Chi ha sbagliato merita il carcere».

    https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/chiesa_lesbiche_suore_cile_pedofilia_papa_francesco_karadima_vittime_abusi_sessuali_suora-3765474.html

  • Diego Esposito inizia lo sciopero della fame; per le vittime la mancata giustizia è una violenza infinita

    Diego Esposito inizia lo sciopero della fame; per le vittime la mancata giustizia è una violenza infinita

    Certo Diego Esposito le ha provate davvero tutte, da buon cattolico e come vuole la chiesa ha denunciato il proprio carnefice all’autorità ecclesiastica, da buon cattolico ha acconsentito fin troppo generosamente alle richieste che la chiesa avanzava, da buon cattolico, dopo otto lunghi anni di inutili attese tradotte in un nulla di fatto, dopo l’ultimo incontro di poche settimane fa con il cardinale Sepe e dopo avergli portato come chiedeva un’altra vittima, Diego ha perso la fiducia nell’istituzione e ha deciso di provare l’unica via rimasta, il papa.

    Incentivato dai continui appelli di giustizia e da quanto propinano i media, il pensiero di Diego è che se il papa riceve tutti, riceverà anche lui che in questi anni, in più occasioni ha avanzato la richiesta, fino ad ora inascoltata ed è per questo che Diego ha deciso che lunedì 28 inizierà uno sciopero della fame che dice terminerà solo quando il papa gli fisserà un appuntamento.

    Diego questa volta non intende demordere, esige una risposta per questa mancata giustizia che dopo otto lunghi anni di speranze e di inutili attese non riesce più a sopportare.

    L’Ufficio di Presidenza

  • Si autodenuncia per abusi il cancelliere della diocesi di Santiago

    Si autodenuncia per abusi il cancelliere della diocesi di Santiago

    SANTIAGO DEL CILE-ADISTA. Il Cancelliere dell’arcivescovado di Santiago del Cile, don Óscar Muñoz Toledo (56 anni), prete dal 2000, si è autodenunciato per abusi davanti alle autorità ecclesiastiche dell’arcidiocesi. Il fatto emerge solo ora, ma risale al 2 gennaio scorso. La notizia dell’autodenuncia è stata data il 24/5  sul sito web dell’arcivescovato della capitale cilena che precisa che il sacerdote, che era anche parroco, è stato subito sospeso, allontanato e interdetto dall’esercizio pubblico del suo ministero. Tutti gli atti relativi sono stati trasmessi al dicastero vaticano competente, la Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Particolarmente grave, osserva Il Sismografo, il sito diretto da Luis Badilla, è che don Óscar Muñoz, in quanto cancelliere, è colui che ha ricevuto le dichiarazioni di Juan Carlos Cruz, José Andrés Murillo, James Hamilton ed altri in merito alle loro denunce contro Fernando Karadima, il prete pedofilo seriale. Sarà stato lui a distruggere documenti relativi alle denunce, fatto reso noto da papa Francesco nella sua lettera ai vescovi cileni a chiusura dell’incontro avuto con loro in vaticano dal 14 al 17 maggio (v. Adista online, 18/5/18 e Adista online 18/5)?

    https://www.adista.it/articolo/58898
  • Prete pedofilo e svastiche le scritte ingiuriose comparse sul muro

    Prete pedofilo e svastiche le scritte ingiuriose comparse sul muro

    Imbrattato il muro di cinta dell’oratorio di San Rocco, nella notte tra sabato e domenica.

  • Abusi in Cile, nuovo scandalo, il vescovo sospende 15 preti

    Abusi in Cile, nuovo scandalo, il vescovo sospende 15 preti

    Nella diocesi di Rancagua monsignor Goic, presidente della Commissione episcopale di prevenzione degli abusi, non ha indagato subito e ora ha sospeso più del 20% del suo clero

    È un caso eclatante, che aiuta a comprendere la diffusione del fenomeno, diventato «un sistema», e insieme l’incapacità dei pastori di prendere misure adeguate per contrastarlo. È un caso che conferma la drammatica situazione in cui è sprofondata la Chiesa cilena, il cui episcopato nei giorni scorsi ha presentato in massa la rinuncia nelle mani di Papa Francesco perché sia libero di procedere come meglio crede nel rinnovare le gerarchie del Paese.

    Tra i vescovi che hanno partecipato agli incontri convocati in Vaticano dal Pontefice c’era il vescovo di Rancagua Alejandro Goic, 78 anni, che – informa Il Sismografo – ricopre attualmente l’incarico di presidente della Commissione episcopale per la prevenzione degli abusi sessuali da parte del clero (Consejo nacional de prevención de abusos y acompañamiento a las víctimas). Appena tornato in diocesi, nella città che sorge a circa 80 chilometri dalla capitale cilena Santiago, il prelato è stato costretto a prendere una decisione drastica, sospendendo dal ministero ben 15 dei suoi 68 preti (il 22 per cento del clero diocesano), perché sospettati di essere implicati in una rete di abusi su minori e di scambio di materiale pornografico.

    Alcuni giorni fa nella città di Rancagua era divenuto di pubblico dominio il caso di un parroco costretto a confessare di aver inviato sue fotografie che lo ritraevano nudo a dei ragazzi. La TV cilena Canal 13, nel corso di una documentata inchiesta, ha ipotizzato l’esistenza di un gruppo organizzato di preti diocesani, una rete che si fa chiamare “la famigliaˮ, con al vertice un “nonnoˮ e “zieˮ e “nipotiˮ al di sotto di lui, i cui membri sarebbero coinvolti in traffici a sfondo sessuale tramite il web che vedono protagonisti anche dei ragazzi minorenni.

    Elisa Fernández, già coordinatrice della pastorale giovanile diocesana, ha portato avanti la denuncia: i preti avrebbero coinvolto giovani tra i 15 e i 19 anni. La donna ha assicurato di essere stata testimone del fatto che sacerdoti di Rancagua commentavano le loro preferenze sessuali per i minorenni. Fernández aveva inviato un anno e mezzo fa una lista con i nomi dei preti coinvolti al vescovo Goic, senza che questi prendesse alcun provvedimento.

    Per questo, alcuni mesi fa, la donna ha creato un account Facebook con il quale si è fatta passare per un giovane di 16 anni di nome Pablo e ha preso contatto con uno di quei sacerdoti, il parroco Luis Rubio Contreras, 54 anni. Il quale è caduto nella trappola e ha inviato al presunto minore che lo contattava messaggi di contenuto erotico e una foto che lo ritraeva completamente nudo. Don Contreras, intervistato da Canal 13, ha ammesso: «Riconosco di averlo fatto, so che è orribile, ma più di questo non posso dire. È un giorno di grande tristezza, provo vergogna per ciò che ho fatto».

    In seguito a questo episodio il vescovo Goic ha prima annunciato la decisione di sospendere temporaneamente il parroco, quindi ha sospeso anche gli altri preti sospettati di essere affiliati alla “famigliaˮ, in attesa che la posizione di ciascuno sia chiarita. Elisa Fernández ha criticato il vescovo per aver atteso così a lungo prima di prendere un provvedimento, nonostante lei lo avesse incontrato quattro volte per metterlo al corrente della rete di abusatori.

    Monsignor Goic si era difeso dichiarando alla TV cilena che ha fatto scoppiare il caso: «Non ho studiato per diventare detective, ma per essere un pastore». Quindi ha spiegato di non aver avviato un’indagine in profondità su padre Rubio perché contro di lui non c’era mai stata «una denuncia formale».

    http://www.lastampa.it/2018/05/21/vaticaninsider/abusi-in-cile-nuovo-scandalo-il-vescovo-sospende-preti-RMGEHYYZNe6BB4v5ASBPeO/pagina.html