Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    La rabbia delle mamme contro il prete accusato di abusi sessuali

    «Ha lasciato il paese dopo la benedizione delle case. Incontreremo il vescovo»

    MONTÙ. «Non ci fermeremo fino a quando quell’individuo non sarà processato». Le mamme di Montù Beccaria non si danno pace dopo aver scoperto che don Saverio Aversano, l’aiuto pastorale che era arrivato in paese nell’ottobre 2016 (probabilmente subito dopo la scomparsa della madre), mandato dalla diocesi di Nola, non era altri che don Silverio Mura, accusato di abusi sessuali e al centro di una nuova inchiesta del Vaticano.

    Erano pronte anche a fermarlo fisicamente venerdì scorso, impedendogli di lasciare Montù, ma giovedì il sacerdote aveva già lasciato le colline oltrepadane a bordo della sua auto, una Fiat Punto nera, verso un’altra destinazione, al momento ancora ignota (si parla di un viaggio in traghetto verso la Sardegna). Questo, però, non ha impedito al gruppo di mamme di continuare ad indagare per capire chi sapeva della vera identità di don Silverio e non ha detto nulla, lasciando che rimanesse a Montù a fare catechismo a 40 bambini dagli 8 ai 12 anni, a celebrare messa e a benedire le case nelle frazioni.

    «Siamo molto determinate perché vogliamo che questa persona salti fuori, dovunque sia – attacca Simona Cremonesi, portavoce del gruppo di mamme -. La Chiesa deve tornare a guadagnarsi la nostra fiducia. Se anche questa storia sarà insabbiata, infatti, si continuerà a fare di tutta l’erba un fascio». Le mamme sono riuscite a ricostruire gli ultimi giorni di don Silverio/Saverio a Montù Beccaria: «Il 7 marzo è andato in onda il servizio de “Le Iene” che però nessuna di noi aveva visto – spiega Cremonesi -. La voce è iniziata a girare nel fine settimana perché qualcuno lo aveva riconosciuto dalla foto. Le rappresentanti di classe si sono allarmate e così abbiamo iniziato ad indagare. Poi mercoledì scorso è stato visto benedire le case in frazione Costamontefedele e giovedì se ne andato: ci è sfuggito, volevamo fermarlo».

    Il gruppo, però, non si è perso d’animo e ha subito chiamato in causa il parroco, padre Simone Baggio, che domenica, durante la messa, ha chiarito la sua posizione, ribadendo di non aver mai saputo nulla del passato di don Mura. «Noi crediamo assolutamente a padre Simone, che è stato molto collaborativo, ma adesso vogliamo sapere tutta la verità – aggiungono – Abbiamo anche chiesto un incontro con il vescovo di Tortona che ci ha assicurato che verrà a Montù Beccaria a parlare con tutte noi».

    Il paese è ancora scosso da questa vicenda e da più parti si chiede che venga chiarito ogni aspetto, soprattutto da parte delle alte sfere ecclesiastiche, a partire dal vescovo di Nola, che ha dichiarato pubblicamente che don Silverio era in un convento, non a contatto con il pubblico, quando invece da un anno era a Montù. «Facciamo tutto questo perché non si dica che il nostro paese è omertoso – concludono le mamme -. Da quel giorno non abbiamo più pace e non ce la facciamo a dormire la notte sapendo che è stato con i nostri figli e potrebbe stare con altri bambini».

    Oliviero Maggi

  • Preti pedofili e adulti complici, il corto di Cammuso illumina la Sala Farina. “Gesti orrendi camuffati da abito religioso”

    Preti pedofili e adulti complici, il corto di Cammuso illumina la Sala Farina. “Gesti orrendi camuffati da abito religioso”

    Si chiama “Sinite pueros venire ad me” il corto proiettato ieri in Sala Farina sul delicatissimo tema dei preti pedofili, scritto e diretto dal regista e attore Piero Cammuso.

    Il plot è molto ben scritto. Lo spettatore viene catapultato in una chiesetta di provincia, con le anziane perpetue. Il parroco è anche insegnante in una scuola elementare, dove si consuma una tresca amorosa tra due colleghi, una dei quali è moglie del preside.

    I due amanti in un magazzino scolastico vengono scoperti dal sacerdote, il quale in cambio del suo silenzio, chiede la complicità del collega per adescare i fanciulli della classe. L’opera si conclude con l’uomo che accompagna uno dei ragazzini in canonica dal suo carnefice.

    Il corto, in modo molto discreto, senza inutili voyerismi, entra nelle dinamiche della lussuria con un fil rouge che collega disperatamente lascivia e perversione terribile del mondo degli adulti, in una banalità del male e delle pulsioni sessuali, di fronte alle quali si prova la nausea del grottesco. È questo l’aspetto più interessante dell’opera di Cammuso, presentata ieri da Roberto Parisi, con l’ausilio dopo la proiezione degli interventi della Presidente della Camera Minorile di Capitanata Maria Emilia De Martinis,  di Lucia Magaldi Preside dell’XI Circolo Didattico San Ciro di Foggia e Paolo Mongiello dell’associazione “Innamorati di Foggia”.

    Gli adulti sono il più delle volte complici dei preti pedofili e lo dimostrano i casi di cronaca. Sono spesso loro, per povertà di mezzi o perché vittime di ricatti beceri, a portare i piccoli nelle braccia demoniache dei sacerdoti deviati. Da qui il titolo efficacissimo del corto, tratto da Matteo, cap.XIX, v. 14, “Lasciate che i fanciulli vengano a me”.

    Il corto è un’opera corale, a recitare Maria Pia De Stefano, Michela Sepe, Piero Cammuso, Francesco Cappiello, Michele Cristinziano, Cinzia Di Gioia, Marcello Scala insieme agli alunni della classe “III^ E” dell’Istituto San Ciro di Foggia. Direttore della fotografia Tony La Gatta, operatore di riprese Michele Angler, fotografo di scena Cristiana Falcone, fonico Giorgio Frigerio, assistente fonico Antonio Spadavecchia, sound designer Fabio Silvis, color correction Vincenzo Coluccelli, montaggio Piercamm, segretaria di edizione Oriana Casiello, trucco Francesca di Bella e Marianna Leopardi.

    Intense le musiche originali, “Pueros” di Fabio Silvis e “Fly away” di Antonio Cappiello. A l’Immediato l’autore, che nel corso della serata ha denunciato l’assenza del Telefono Azzurro a Foggia, ha specificato che la distribuzione avverrà esclusivamente attraverso concorsi e festival. “Ho studiato a Napoli in un istituto di gesuiti. Personalmente ho avuto sempre delle reticenze sui preti e su coloro che si camuffano, grazie alla loro tonaca, commettendo gesti orrendi. Il progetto si è poi evoluto in funzione del fatto che ho avuto la possibilità di svilupparlo grazie alla signora Cigliano di Pietrafitta che mi ha dato l’ok a girare le scene nella chiesetta della sua tenuta e alla scuola San Ciro, che mi ha acconsentito a far da location. Abbiamo fatto una riunione con i genitori della III E. Il prete pedofilo ha le sue responsabilità, ma ve ne sono altre più gravi da parte di coloro che acconsentono a quel reato orrendo. Il maestro nel cortometraggio subisce il ricatto a discapito del bambino, pur di non essere scoperto insieme alla sua amante, dà in pasto all’orco un bambino innocente”.

    È stato per certi versi significativo che un corto del genere, un’opera locale, sia stato proiettato alla Sala Farina, una sala di comunità che riceve finanziamenti pubblici e regionali, con il Circuito D’Autore, e all’interno del format Cei.

    Cosa vuol dire proiettare in una sala di comunità? Cammuso sorride. “È stata una provocazione? La sala permetteva come disponibilità lo spazio, quando ho prospettato l’argomento c’è stato un attimo di scetticismo, ma poi alla fine hanno aderito. È un segno importante, tanto è vero che Dino La Cecilia ha voluto dare questo significato: anche la Chiesa vuole che questo fenomeno venga divulgato e debellato”.

    È proprio la presenza di un nuovo “manager” gestore della sala la novità della serata di ieri. Dopo gli anni indimenticabili del Falso Movimento di Mauro Palma e il controllo della Curia, prima con Luciano Gentile e poi con la cooperativa bovinese di Francesco Gesualdi arriva un nuovo soggetto.

    Ci sarà sempre cinema d’essai, ma con uno sguardo più vivace alle realtà locali e internazionali. Alcuni si chiedono se la nuova gestione conservatrice sarà in grado di riportare sullo schermo la varietà di stili e di arte che Palma proponeva al pubblico ormai tranti anni, prima di essere cacciato.

  • Isernia, pedofilia in parrocchia: il vescovo Cibotti pronto ad allontanare il prete

    Isernia, pedofilia in parrocchia: il vescovo Cibotti pronto ad allontanare il prete

    Il vescovo ha deciso: allontanerà dalla parrocchia il sacerdote finito al centro del caso di presunta pedofilia.
    A darne notizia è stata la sindaca di Acquaviva d’Isernia, Francesca Petrocelli, che ieri ha affisso un avviso pubblico in cui illustra i risvolti di una vicenda che negli ultimi tempi ha creato malcontento tra i fedeli.

    Il punto di svolta c’è stato domenica sera, dopo che la trasmissione ‘Le Iene’ ha mandato in onda un servizio in cui il prete ha incontrato il suo accusatore, il 34enne polacco Giorgio Babicz. Le frasi pronunciate da sacerdote, tradotte dai sottotitoli, hanno fatto scattare l’allarme delle mamme e della stessa prima cittadina che nelle scorse ore ha avuto un faccia a faccia con monsignor Camillo Cibotti.

    Nella comunicazione della sindaca si legge: «In data 13 marzo 2018 ha avuto un incontro con sua eccellenza monsignor Cibotti, vescovo della diocesi di Isernia-Venafro per affrontare le note problematiche riguardanti la parrocchia di Sant’Anastasio Martire, che hanno turbato la nostra comunità e quella nazionale e che hanno avuto notevole rilievo su tutti gli organi di comunicazione di massa.

    Sua eccellenza Cibotti, su invito della sottoscritta, ha assicurato che farà visita alla nostra comunità domenica 18 marzo 2018, alle ore 11, celebrando la Santa messa che si terrà nella chiesa madre e in quella sede annuncerà la sostituzione dell’attuale parroco con altro sacerdote, probabilmente prima della Santa Pasqua».
    Il vescovo ha quindi accolto l’invito del capo dell’amministrazione di allontanare il parroco e ha peraltro garantito che sono ancora in corso gli accertamenti, di natura ecclesiastica, per arrivare alla verità e alla chiusura di una vicenda molto dolorosa, sia per le parti coinvolte, sia per l’intera comunità dei fedeli che rientrano nella diocesi.
    Ha creato non poco sconcerto, dunque, il servizio mandato in onda domenica scorsa dal noto programma di Italia 1. Fino a quel momento, infatti, i fedeli avevano difeso il loro parroco, certi della sua innocenza. Ma poi qualcosa è cambiato.

    Ciò che più ha sconvolto la piccola comunità è stato il dialogo tra il prete e la sua presunta vittima. Frasi che hanno profondamente turbato il paese.
    «A volte nella vita uno può anche sbagliare – ha dichiarato il parroco nella conversazione on Babicz in lingua polacca -. Per quegli errori che ho commesso ti chiedo sinceramente scusa.

    Non sto dicendo che ero un Santo. Io voglio che ci sia pace tra di noi, come comanda il Signore. Senti nessuno è perfetto. È inutile che andiamo a scavare nel passato. La vita è un mistero, questa è la verità. Mettiamoci una pietra sopra. Tu dimentica e io dimentica. Iniziamo a vivere in un modo cristiano».

    Jan Mazurkiewicz

    Isernia, pedofilia in parrocchia: il vescovo Cibotti pronto ad allontanare il prete

  • Scandalo Vaticano. Cocaina e video pedofili, l’usciere del Papa condannato a tre anni

    Scandalo Vaticano. Cocaina e video pedofili, l’usciere del Papa condannato a tre anni

    Aveva lasciato la macchina aperta per una svista e qualcuno vi ha nascosto dentro cocaina e video pedopornografici. Questa è la giustificazione che ha riportato l‘usciere del Pontificio Consiglio della Cultura, Ostilio Del Balzo,  arrestato a settembre a Borgo Santo Spirito.

    L’uomo però è stato condannato a 3 anni di reclusione, pena scontata dopo che era stato chiesto il rito abbreviato. Le dichiarazioni di Del Balzo non sono state sufficienti per il giudice che non ha creduto nella sua innocenza e ora si indaga, invece, su quali potessero essere i destinatari della droga e dei video.

    Il funzionario del Vaticano è stato sorpreso mentre si allontanava con la sua vettura e fermato dai carabinieri. Non si è però trattato di un fermo casuale, ma i militari pedinavano e controllavano da tempo i movimenti di Del Balzo. L’uomo dopo il fermo si era lamentato di essere controllato con insolita frequenza e ha aggiunto: «Appartengo alla segreteria dello Stato Vaticano. Velocizziamo i controlli perché ho delle faccende improrogabili da sbrigare». La perquisizione è stata molto veloce, in effetti, visto che sotto la moquette della vettura sono subito stati trovati 15 grammi di cocaina, divisi in 30 dosi, e cinque pendrive contenenti materiale pedopornografico.

    Il contenuto identico delle pendrive e le dosi già pronte di cocaina hanno subito fatto pensare ai carabinieri che si trattava di materiale pronto da smerciare e adesso è proprio su quello che si concentra l’attenzione dei militari: individuare le persone del giro di smercio di Del Balzo. «Non si può ignorare che vi sia concreta possibilità che tale materiale fosse destinato a circolare in ambienti ecclesiastici a contatto anche con minori in situazioni di minorata difesa», così aveva ipotizzato il magistrato che si è occupato del caso.

    https://www.ilmattino.it/primopiano/vaticano/vaticano_scandalo_cocaina_pedofili_10_marzo_2018-3597948.html

  • Don Silverio Miura/ Presunti abusi in vaticano: denunciato da altre due vittime? (Le Iene)

    Don Silverio Miura/ Presunti abusi in vaticano: denunciato da altre due vittime? (Le Iene)

    Presunti abusi in Vaticano, si riapre il caso di Diego Esposito, forse vittima di violenze messe in atto da don Silverio Mura: il servizio de Le Iene. 

    Il caso di Diego Esposito ha aperto ancora una volta le indagini sui presunti abusi messi in atto da don Silverio Mura diversi anni fa, quando si occupava della parrocchia di Ponticelli di Napoli. Lo scorso febbraio sono emerse infatti altre testimonianze che confermerebbero le accuse ai danni del prete, attualmente insegnante di religione presso un istituto scolastico. Il tutto grazie alla testimonianza di Esposito, abusato quando aveva appena 13 anni e che ha permesso ad altre possibili vittime di farsi avanti e di contattare Rete l’Abuso, la onlus guidata dal presidente Francesco Zanardi. In seguito al servizio di Chi l’ha visto, sono emerse infatti altre tre nuove denunce che puntano ancora il dito contro don Silverio. Il caso del prete di Ponticelli e dei presunti abusi verrà approfondito da Le Iene nella puntata di stasera, mercoledì 7 marzo 2018, grazie al servizio di Pablo Trincia. Si parlerà del caso di Diego Esposito e delle ultime notizie, che hanno spinto il Vaticano a riaprire le indagini su don Silverio Mura dopo aver ordinato la chiusura nel 2016. In particolare, evidenzia Il Mattino, sarebbero almeno due le vittime, di 28 e 23 anni, ad aver confermato quanto accaduto al 40enne. Non è chiaro se questi due nuovi casi possano far cadere le accuse in prescrizione, data la legge in vigore che prevede la non perseguibilità per reati che risalgono ad oltre dieci anni prima. Diego Esposito infatti non ha potuto sporere denuncia, ma chiedere al sistema giudiziario del Vaticano di fare luce sulla vicenda. Lo stesso papa Francesco, da sempre al fianco delle vittime di violenze fin dalla sua nomina, ha promesso di far conoscere alla presunta vittima l’esito delle indagini.

    SPUNTANO ALTRE DUE POSSIBILI VITTIME

    Don Silverio Mura potrebbe dover rispondere di nuovi reati di abusi, accaduti forse in epoca più recente rispetto alle violenze raccontate da Diego Esposito. Oggi 40enne, il napoletano si trova ora ad affrontare la sua battaglia in nome della giustizia accanto alla onlus Rete L’Abuso ed a due possibili nuove vittime. Data la giovane età dei due denuncianti, bisogna approfondire inoltre se gli eventi di cui si parla siano accaduti anche in seguito alle denunce di Esposito, nel periodo in cui don Silverio Mura è stato spostato dalla parrocchia di Ponticelli di Napoli a Pollena. Nonostante lo scalpore creato dal caso, il sacerdote ha continuato infatti ad insegnare religione presso l’Istituto alberghiero Russo di Cicciano dal 2010 al 2013 ed in seguito si sarebbe occupato dell’insegnamento a bambini delle medie dell’istituto Serao di Volla. L’ultima volta che il prete è stato avvistato risale tra l’altro alla fine dello scorso gennaio, come sottolinea Il Mattino, e c’è di più. Diego Esposito infatti abita a pochi km di distanza da dove vive don Mura, che avrebbe interrotto l’attività di docente solo nel 2015. Importante nella vicenda l’intervento di Papa Francesco, ribadisce Il Corriere del Mezzogiorno, dato che è per volontà del Pontefice che le indagini del Vaticano si sono riaperte su quanto avvenuto 37 anni fa a Diego Esposito.

  • FRUTTIVENDOLO CON LE FINTE STIGMATE/ Video Montecorvino, ‘santone’ accusato di molestie: condanna del Vescovo

    FRUTTIVENDOLO CON LE FINTE STIGMATE/ Video Montecorvino, ‘santone’ accusato di molestie: condanna del Vescovo

    Il fruttivendolo con le finte stigmate: video presunto veggente di Montecorvino sarebbe accusato di molestie su alcuni ragazzi del Sud America. La chiesa indaga, l’arcivescovo condanna

    Si torna a parlare del presunto “santone” a Pomeriggio 5 dopo che ieri alcuni testimoni che hanno conosciuto Giulio Massa a Montecorvino (dove è una vera e propria star) aveva lanciato delle accuse “misteriose” contro quel veggente che fino a qualche anno fa si professava un “novello” Padre Pio. Oggi la stessa trasmissione di Barbara D’Urso conferma quanto noi del Sussidiario avevamo detto già ieri rispetto alle presunte accuse di molestie sessuali contro alcuni minori sudamericani e non: l’inchiesta è partita, la stessa Chiesa da anni indaga su questa figura strana a bizzarra, venerata in tutto il Salernitano. Nei prossimi giorni si avranno novità maggiori, ma intanto è lo stesso parroco che aveva sostenuto in passato Giulio Massa – dopo la severa condanna dell’Arcivescovo – ad aver chiesto in una recente omelia quanto segue. «l’Arcivescovo mi ha convocato e mi ha detto che gli sono arrivate prove certe sul caso di G.M, con video e foto dall’estero e da varie parti d’Italia. Lo stesso presunto veggente mi ha scritto un messaggio giorni fa in cui riconosce i suoi sbagli chiedendo perdono pubblicamente. I Cenacoli si continueranno a fare in riparazione dei Sacratissimi cuori di Gesù e Maria e preghiamo anche per la sua conversione. Vi chiedo solo silenzio e preghiera». CLICCA QUI PER IL PRIMO VIDEO SERVIZIO DI POMERIGGIO 5 SUL PRESUNTO SANTONE

    LE INDAGINI DELLA CHIESA

    Era conosciuto da tutti come il “fruttivendolo” con le stigmate, una sorta di “nuovo Padre Pio” venerato in tutto il Salernitano: e oggi è accusato di molestie sessuali e quant’altro. Giulio Massa, conosciuto dagli anni Duemila come “lo stigmatizzato di Montecorvino”, è finito nel vortice di accuse gravissime e infamanti che ovviamente dovranno essere confermate dalla magistratura: vi è un forte imbarazzo della Curia di Salerno dopo che per anni si è studiato il caso di Montecorvino per capire se vi fossero davvero degli elementi non spiegabili scientificamente e dei possibili accenni di nuovi miracoli, nel leggere invece oggi le accuse mosse da un giovane del Sud America che ha raccontato il tutto alla stampa e alla magistratura (anche se per ora non sono chiari le decisioni in merito). Come riporta il quotidiano “Il Roma”, Massa non solo sarebbe stato “sbugiardato” dal suo stesso vescovo per aver inventato in tutti questi anni la storia delle stigmate; «il ragazzo del Sud America. Quest’ultimo racconta di essere stato molestato dal veggente in più riprese. Mentre l’accusato si è sempre difeso raccontando di essere stato calunniato per secondi fini e di essere estraneo ai fatti. Il giovane, però, ha raccolto video e messaggi scambiati con l’uomo di Montecorvino e li ha pubblicati su Facebook, inondando il web da mesi, e inviando i messaggi soprattutto alle persone che da sempre seguivano il veggente nei suoi incontri di preghiera», si legge sul portale online de “Il Roma”.

    IL PRESUNTO VEGGENTE DI MONTECORVINO

    Fino ad oggi il sindaco di Montecorvino e un sacerdote direttore del Santuario della Madonna dell’Avocatella avevano sempre difeso il presunto veggente. Ma ora, dopo le ultime novità sulle accuse sessuali mosse contro quello strano personaggio quasi venerato da tanti paesi del Salernitano (fino a Montecorvino accorrevano per le sue “dimostrazioni” di estasi e le sue presunte anche qui stigmate), è lo stesso Arcivescovo ad aver vietato le uscite in pubblico dello “stigmatizzato” e le “preghiere” che fino agli scorsi mesi venivano consegnate dal fruttivendolo di Montecorvino a tutti i fedeli-seguaci. «Il presunto mistico non è mai stato ripreso dalle tv, ma era possibile dialogare con lui mediante Facebook, il socialnetwork sul quale pubblicava le foto delle sue ”stimmate”, preghiere, presunti messaggi che affermava di ricevere dalla Madonna e da Gesù, durante le sue estasi. Poi lacrimazioni di sangue e di olio da una statua della Madonna e di un Crocifisso che si trovano nella sua casa», riporta ancora “il Roma”. In questo momento a Pomeriggio 5 un lungo servizio dedicato proprio alla figura di questo presunto veggente sta intervistando una serie di persone che si è imbattuto in lui e sono tutti unanimi nel considerare quell’uomo come un “falso profeta”. «Ci abbiamo creduto per tanto tempo, ma ora basta: è un molestatore»: sul caso indagano sia le autorità ecclesiastiche (come in tutti questi anni) e la magistratura. Nei prossimi giorni saranno disponibili di certo nuovi aggiornamenti su questo caso oscuro e dai tratti alquanto inquietanti.

  • Oltre un centinaio di aggressioni, prete pedofilo condannato

    Oltre un centinaio di aggressioni, prete pedofilo condannato

    Un 53enne è sconterà 8 anni e mezzo di carcere per aver commesso oltre un centinaio di aggressioni sessuali in diversi Paesi. Anche in Svizzera

    BERNA – Un ex prete di 53 anni è stato condannato oggi da un tribunale tedesco a otto anni e mezzo di reclusione per aver commesso oltre un centinaio di aggressioni sessuali su cinque bambini e una 18enne. I fatti sono avvenuti negli anni ’90 in Germania e in diversi altri Paesi, tra cui la Svizzera.

    Prima di scontare la pena, l’uomo dovrà sottoporsi a un trattamento psichiatrico in un’istituzione chiusa. La durata di questo internamento non è stata fissata. Secondo il tribunale di Deggendorf (Baviera) sarà di diversi anni.

    Gli abusi, stando a quanto riferisce il tribunale in un comunicato citato dalla Dpa, sono durati sette anni. I fatti sono avvenuti in Germania, Austria, Italia, Polonia e Svizzera.

    L’uomo aveva già scontato cinque anni e mezzo di carcere tra il 2003 e il 2009 per reati sessuali. In una sentenza risalente al 2008, un tribunale ecclesiastico di Friburgo in Brisgovia aveva escluso l’uomo dalla Chiesa cattolica, ricorda l’agenzia di stampa tedesca Dpa.

  • I preti e il sesso, l’unico vero peccato è accettare la doppia morale della Chiesa

    I preti e il sesso, l’unico vero peccato è accettare la doppia morale della Chiesa

    La repressione – Il celibato serve solo a trasmettere un’idea di superiorità del religioso che però resta un uomo

    Molti dei preti gay coinvolti nella vicenda raccontata dal Fatto, con il dossier dell’escort Francesco Mangiacapra che ha censito oltre 50 religiosie le loro abitudini sessuali, meritano delle attenuanti. Hanno semplicemente fatto quello che fanno probabilmente tante altre persone, appartenenti a diversi gruppi sociali e professionali. Nei tanti festini a luci rosse in giro per l’Italia, nella miriade di giri di prostituzione etero o gay della Penisola sono coinvolte tante persone insospettabili, tanti adulti consenzienti, i quali non fanno niente di male, sempre che non coinvolgano minori e non commettano reati. Sotto questo profilo, i preti sono uomini identici agli altri e non hanno ricevuto in dono da Dio o dai seminari una sessualità depotenziata. Hanno bisogni sessuali identici a quelli del resto della popolazione.

    Le attenuanti crescono per quei preti, e non sono pochi, che ci hanno provato ad avere una vita casta, a lottare eroicamente contro l’umanissima forza del loro desiderio. Ci hanno provato in seminario, dinanzi alle proposte inequivocabili del vicino di stanza o del teologo insegnante. Poi ci hanno provato ancora in parrocchia, quando sono aumentate le possibilità di avere una vita affettiva e sessuale libera.

    Si sono mortificati, fustigati, repressi, magari consegnati all’alcol, alla pornografia, alle fantasie solitarie. E poi hanno ceduto, hanno compreso che l’astinenza sessuale che l’istituzione pretende da loro in cambio della aureola di santità che mette sulle loro teste è una truffa meschina, che non c’entra con il Vangelo e con il volere di Dio, ma serve solo a un’istituzione totalitaria per tenere sotto scacco prima di tutto loro stessi, spesso ricattatiin cambio di coperture, e poi un popolo di fedeli convinto che i preti siano mezzi santi, che Dio li abbia scelti come suoi mediatori. Fare sesso vuol dire allora per costoro ribadire che sono esseri umani, soggetti liberi e non pedine nelle mani di un’istituzione ipocrita che gioca sulle loro debolezze per ricattarli e tenerli in pugno. E anche il fatto che talvolta il sesso lo facciano a pagamento va comunque imputato all’istituzione che ha ordito la repressione sessuale e che ha sviluppato nel clero “un’incapacità addestrata” a costruire relazioni affettive paritarie, un’inabilità a innamorarsi e a legarsi in profondità a qualcuno, amandolo e rispettandolo. Il ricorso alla prostituzione è figlio dell’aridità sentimentale che deriva dalla mentalità celibataria, quella che spinge a vedere il prossimo come un oggetto da “usare”, le persone come entità alle quali non bisogna legarsi, per il timore di perdere la propria narcisistica e solitaria superiorità.

    Tutte queste attenuanti, che ci conducono ad essere indulgenti con i singoli e severi con l’istituzione a cui va addebitata la responsabilità degli enormi danni che provengono dalla repressione sessuale, non possono comunque cancellare la responsabilità morale dei preti coinvolti. Essi, soprattutto se giovani o addirittura seminaristi, hanno tempo e modo di farsi un’altra vita, di lasciare il seminario o la tonaca appena indossata e rinascere come persone libere, accettando di aver commesso lo sbaglio tragico di affidarsi a un’istituzione che non aveva a cuore la loro e l’altrui libertà o benessere, ma solo l’eterna perpetuazione di sé stessa. Quello che dovrebbe risultare inaccettabile per tutti quelli implicati nello scandalo è il godere, al riparo della vista della loro “seconda vita”, di tutti i vantaggi che la professione clericale garantisce in termini di autorità sui fedeli, di sacralizzazione della propria persona, di vantaggi economici e di agi materiali.

    La colpa più grave del clero coinvolto in questa storia è di non seguire l’esempio di Krysztof Charamsa, il prete alto funzionario presso la Congregazione per la Dottrina della Fede che nel 2015 annunciò a tutto il mondo che preferiva rendere nota la sua omosessualità e vivere alla luce del sole la sua storia d’amore piuttosto che continuare un’esistenza falsa e menzognera, in un ambiente come quello vaticano omofobo in pubblico, ma molto omosessuale dietro le tonache.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/lunico-vero-peccato-e-accettare-la-doppia-morale-della-chiesa/

  • The Italian Government has been wary of not have intervened to counter ecclesiastical pedophilia in Italy.

    The Italian Government has been wary of not have intervened to counter ecclesiastical pedophilia in Italy.

    Omissive conduct of the duty to protect minors from abuses in the clergy, violation of the UN Convention on the Rights of the Child, violation of the Lanzarote Convention in addition to the most elementary non-observances directly related to the Italian Constitution. These are some of the accusations that the President of the Rete L’ABUSO, Francesco Zanardi, through the lawyer of the Association, Avv. Mario Caligiuri of the forum of Rome, has collected in a warning sent today to the Italian Government.

    Among the recipients of suspected epigraphs – and according to the law that regulates the relations between citizens and institutions obliged to respond within 30 days – there is not only the Presidency of the Council of Ministers, but also the UN Committee on the Rights of the Child , the 12th Social Affairs Commission, the National Authority for Children and Adolescence, the Presidency of the European Parliament and Unicef, National Authority for Childhood and Adolescence.

    Also aware of the warning is the President of the Italian Republic (Guarantor of the Constitution), the INTERREGIONAL INSTITUTE FOR RESEARCH (UNICRI) ON CRIMINALITY AND JUSTICE OF THE UNITED NATIONS, the INNOCENTI RESEARCH CENTER.

    These are serious violations of the law in facts well documented in recent years by the Association Rete L’ABUSO, committed by the Holy See on Italian soil that would also see the second paragraph of Article. 40 c.p. dozens of omissions that have made the Italian Institutions, with their inertia, to allow the perpetration of crimes to the detriment of / the weakest citizens, the minors also forcing the victims who have become adults, to be denied the most basic constitutional rights, adding to this also the violation of the rights of what we know as the Charter of Human Rights.

    Among the weighty accusations made in the 20 pages of warning, we also find the violations of the Lanzarote Convention, on the basis of which the Italian Government should strictly prohibit and above all before the conduct of a civil trial, those that we know as canonical processes and that are basis of the so-called “zero tolerance” campaign desired by Pope Francis.

    The lawyer Caligiuri explains that “In this way, an unreasonable imbalance in favor of the alleged abuser is generated by another court, in advance of the celebration of the ordinary rite”.

    “Not only in the ecclesiastical courtroom is the assistance of the defender of those who have reported the abuse, but above all the psychological support of technicians with proven experience legitimated to work for the victim, a person who has suffered emotional upheaval, does not incur in the creation of false memories. Until disregarding the provisions for the care and support of victims from the Lanzarote Convention “.

    “Thinking of the cross-examination, the most disturbing fact emerges from the side of constitutional guarantees.

    The defense of a priest, already charged for abuses by the Vatican, has the advantage of acquiring before the eventual Italian trial the narrative re-enactment that the victim will give of the historical fact, the weak points on which to tread the hand, the characterial peculiarities, and his emotional reality “.

    With this information you have the possibility to make him fall into contradiction. «It is no coincidence that the reciprocal study of the adversary is a fact that lawyers take great care in the trials – confirms the lawyer -. We are therefore in the presence of an unequal treatment in favor of Catholic priests than any other Italian citizen “.

    An aspect that for years the Italian Association of survivors of the sexual abuse of the clergy Rete L’ABUSO, denounces but instead, still today is improperly publicized by the media as being decisive for the victims, which unfortunately, they realize the contrary only when it is too late.

    Among other important points, the immobility of the Italian Government, which unlike the others, in these years of awareness of the problem, not only has not yet begun, as in other countries, a commission of inquiry that quantifies the extent of the phenomenon, but even has not yet scheduled any provision in this regard, passively assisting what you give the numbers, we could easily define a mass of minor citizens.

    The only initiative launched in Parliament until now is that much wanted by the Association Rete L’ABUSO, which has found the support of deputy Matteo Mantero, thanks to which – even if passed under the silence of the media – last November 27 , has filed the first Parliamentary Question with a specific written response on the danger of pedophile priests, which are also contested by the recent regulations introduced by the so-called anti-pedophilia certificate, which tragically exonerates all categories that are increasingly at risk, the world of volunteering that sees not only sports coaches, scouts, etc. but also the whole category of priests.

    We await a full reply within the 30-day deadline, after which, in default, we do not exclude asking the Public Prosecutor’s Office for an assessment of the existence of any hypotheses of crime that can be inferred from the conduct conducted within the administration of the State, as ecclesiastics in the areas of social life frequented.

    Francesco Zanardi

    Download  PDF 19 feb 2018 RETE L’ABUSO DIFFIDA L. 241 1990

  • ESCLUSIVO “Violentato da un ragazzo più grande”: altra accusa choc ad una comunità di recupero, la vittima aveva 16 anni“

    ESCLUSIVO “Violentato da un ragazzo più grande”: altra accusa choc ad una comunità di recupero, la vittima aveva 16 anni“

    Il pm Mara Pucci ha ascoltato questa mattina l’indagato per abuso sessuale nei confronti di un 16enne (all’epoca dei fatti) che come lui era ospite della Comunità di San Fatucchio

    Abusato sessualmente da un ospite della comunità di San Fatucchio, a Castiglione del Lago, gestita all’epoca dei fatti da Don Lucio Gatti, ex numero uno della Caritas umbra, anche lui finito nei guai per abusi sessuali ai danni dei ragazzi.  E’ l’amara vicenda denunciata a quasi dieci anni dall’episodio quando, ancora 16enne e anche lui ospite della comunità, sarebbe stato violentato da un ragazzo più grande nel bagno del dormitorio maschile.

    Ed ora, per quei fatti, la procura ha aperto un fascicolo d’indagine a carico del presunto responsabile dell’abuso, consumato – secondo la denuncia del giovane – contro la sua volontà tra febbraio e marzo del 2008. L’indagato è stato ascoltato questa mattina dal pm Mara Pucci alla presenza del suo legale, dove avrebbe respinto la pesante accusa di violenza. L’indagato, di origine nordafricana, oggi 36enne e padre di famiglia, dinanzi al pm ha negato con forza non solo l’episodio di violenza, ma anche un rapporto intimo con il giovane. Intanto le indagini volte a far luce sulla choccante denuncia presentata in procura qualche mese fa dal 25enne, vanno avanti per capire cosa sia successo all’interno di quella comunità.

    Secondo le indagini, l’indagato all’epoca in regime di domiciliari all’interno della comunità nel comprensorio del Trasimeno, avrebbe costretto il ragazzo, ancora minorenne, a consumare con violenza un rapporto sessuale, minacciandolo di morte qualora avesse raccontato quanto accaduto. Un segreto doloroso che avrebbe tenuto per sè per anni, fino alla denuncia e all’avvio delle indagini.

    http://www.perugiatoday.it/cronaca/violenza-sessuale-comunita-san-fatucchio-indagato-36enne.html