Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Presunti abusi sessuli, il Vaticano riapre il caso di un sacerdote a Napoli

    Presunti abusi sessuli, il Vaticano riapre il caso di un sacerdote a Napoli

    L’associazione ‘La rete l’Abuso’, che sostiene la presunta vittima, aveva parlato di “muro di gomma” da parte del Vaticano

    Il Vaticano riavvia il caso di presunti abusi commessi da un sacerdote a Ponticelli. La questione era ferma nella Congregazione della Dottrina della Fede, “ma in attesa di altri elementi di prova.” Così avrebbe dichiarato il direttore della sala stampa vaticana sottolineando nel contempo come la vicenda non fosse mai stata archiviata. Ad accusare don Silverio Mura è da anni Diego Esposito, che dice di essere stato vittima del sacerdote da adolescente (ora è quarantenne).

    Esposito aveva scritto al Papa e anche cominciato uno sciopero della fame. L’associazione ‘La rete l’Abuso’, che sostiene la presunta vittima, aveva parlato di “muro di gomma” da parte del Vaticano. Invece il caso era sospeso in attesa di ulteriori verifiche relative alle accuse mosse da altre presunte vittime nei confronti dello stesso sacerdote. Come sempre su questioni di tale delicatezza occorre procedere con i piedi di piombo : massima fiducia nelle indagini del Vaticano così come indiscussa va la stima ai tanti ministri di Dio che con coraggio e autentica Fede svolgono la propria missione nelle comunità, in alcuni casi mettendo a repentaglio la propria stessa vita.

    A nostro umile avviso generalizzare sarebbe disonesto e fuori luogo : chi ha sbagliato, chi si è macchiato di un crimine tanto orrendo quale quello di aver abusato di un minorenne sessualmente deve pagare senza alcuna attenuante. Bisogna però essere certi del responsabile e lasciare che gli organi preposti indaghino con serenità su casi che non danneggiano solo il mondo ecclesiastico ma l’intera società civile. L’idea che affidare un bambino nelle mani di un parroco con fiducia possa tramutarsi in una atroce trappola per il minore fa sinceramente rabbrividire. Siamo certi che anche nell’interesse del Vaticano sarà fatta piena luce su una brutta storia che vorremmo non aver dovuto narrare mai.

    Alfonso Maria Liguori

    https://www.ilgazzettinovesuviano.com/2018/02/18/presunti-abusi-sessuli-vaticano-riapre-caso-un-sacerdote-napoli/

  • Molestò un 18enne, monsignore condannato

    Molestò un 18enne, monsignore condannato

    Un diciottenne lo ha accusato di un palpeggiamento. E quando gli inquirenti hanno disposto l’esame del suo pc hanno trovato 80 foto a sfondo pornografico con minorenni.

    Ha scelto la via del patteggiamento, con una condanna a un anno e due mesi di carcere, pena sospesa, ieri, monsignor Pietro Amenta, esperto di diritto ecclesiastico, ex giudice del tribunale apostolico della Sacra Rota.

    A spedirlo davanti a un giudice era stato un incontro dei primi di marzo, in piazza San Giovanni di Dio. Un diciottenne romeno urla contro l’uomo, che scoprirà essere un sacerdote:”ma che fai ?”, dice, accusandolo di essere stato palpeggiato.

    Il Messaggero del 16-2-18

  • Don Lucio Gatti, i servizi sociali e le case CARITAS. Un secondo caso Forteto?

    Don Lucio Gatti, i servizi sociali e le case CARITAS. Un secondo caso Forteto?

    Torniamo ancora una volta a parlare della vicenda che coinvolge don Luco Gatti, il sacerdote perugino che, nel 2014, patteggiò una condanna due anni di reclusione per violenza sessuale e abuso di mezzi di correzione ai danni di alcuni ospiti delle Comunità Caritas di San Fatucchio di Castiglione del Lago (PG) che egli stesso gestiva.

    Una vicenda tutt’ora aperta perché, dopo quel patteggiamento, rispettivamente nel 2016 e nel 2017, si presentano alla Rete L’ABUSO altre due presunte vittime oggi seguite dall’avvocato della Rete L’ABUSO Cristiano Baroni.

    Oltre alle presunte violenze sessuali che, data l’età delle presunte vittime, si tradurrebbero per don Lucio nell’accusa di pedofilia, dalle deposizioni dei due ragazzi, a nostro avviso emergerebbero anche gravi responsabilità da parte dei servizi sociali.

    Esaminiamo, documenti alla mano, il caso del secondo ragazzo che chiameremo Matteo (intervistato il 29 gennaio scorso da RAI2 condotto da Giancarlo Magalli “I Fatti vostri” min. 1,23.50 ).

    Come si evince nel primo documento, la madre, di sua spontanea iniziativa e “nell’esercizio della sua legittima podestà genitoria, decide, in piena libertà e nell’interesse del minore, di inserire lo stesso, durante il periodo scolastico presso la comunità della Caritas di S. Fatucchio – Castiglione del Lago (PG) che accetta di accoglierlo”.

    Le intenzioni della donna vengono messe nero su bianco e dichiara che “nel corso di questo periodo, oltre a mantenere i contatti telefonici, vedrà il figlio durante i fine settimana presso la suddetta struttura o nell’abitazione familiare, con l’ausilio della Caritas diocesana (diretta da don Gatti) locale che si impegna a promuovere gli incontri ogni 15 giorni”.

    È il 17 settembre del 2004 quando la donna affida spontaneamente e nell’interesse dello stesso figlio, alla comunità. Al momento, nero su bianco, le premesse sembrano eccellenti: peccato che quelle premesse la donna non le ha mai lette e neppure firmate perché, da come si evince anche in quel documento, è analfabeta. Nello stesso, mancherebbero persino i nomi e le firme di eventuali garanti della donna.

    Matteo entra in comunità, pensando di ritrovarsi con coetanei con i quali studiare e giocare spensierato, come spetta a un 12enne, ed invece si ritrova in una struttura abitata da una quarantina persone maggiorenni: tra pazienti psichiatrici, persone agli arresti domiciliari, tossicodipendenti.

    Racconta di condizioni igieniche pessime: nessuno possedeva biancheria intima personale, tutto era in comune con gli altri ospiti della struttura. La giornata cominciava con la sveglia alle 6,30, subito dopo le preghiere alle quali, incuranti del rispetto dell’orientamento religioso degli ospiti, erano tutti obbligati a partecipare.

    Al termine della colazione iniziava la giornata lavorativa suddivisa tra le pulizie della casa, il lavoro nei campi, il facchinaggio e l’edilizia, lavori ai quali Matteo, se pur 12enne, era obbligato.

    Disattese anche le promesse di poter sentire telefonicamente la madre. Le visite, anche quelle dei Servizi Sociali che lo avevano “parcheggiato” in quella struttura, senza più curarsene,sono state praticamente inesistenti: gli stessi assistenti sociali interagiranno con lui tramite don Lucio, il suo presunto molestatore. Insomma Matteo da un giorno all’altro si ritrova costretto in quello che, per un bimbo di 12 anni, è un campo di lavoro.

    Iniziano anche i presunti abusi sessuali, sembrerebbe non solo per mano di don Lucio, ma anche da parte di alcuni ospiti. Il ragazzino è così costretto a vivere in una situazione di violenza psicofisicapesantissima, spesso causata da persone più grandi e violente, nei confronti delle quali non ha modo di difendersi.

    Il suo stato psicofisico infattimuta drasticamente. Mentre inizialmente Matteo era stato spontaneamente affidato dalla madre per il solo periodo scolastico – ma da come si leggeva dai documenti del 2004 il ragazzo non aveva problematiche degne di nota – solo due anni dopo è il Tribunale dei Minori dell’Umbria (ignaro delle condizioni di vita in quelle strutture) a riaffidare Matteo alle strutture.

    È il 20 gennaio del 2006:Matteo sta già molto male, il suo stato psicofisico è cambiato e,questa volta, si evince persino nel decreto del Tribunale che descrive “seppure tra notevoli difficoltà determinate dal carattere del minore, violento, trasgressivo ed incurante delle regole del vivere civile e della decenza”.Anche la posizione dei Servizi Sociali è cambiata: mentre prima nulla avevano da obiettare alla madre del ragazzo, oggi“secondo quanto riferiscono, la madre è del tutto incapace di porre un freno alle condotte devianti del figlio, per cui appare opportuno che lo stesso rimanga nella struttura che lo ospita”.

    Sul fatto che “appaia opportuno” che Matteo rimanesse in quelle strutture abbiamo parecchi dubbi, come ho parecchio da dire su quello che è stato il ruolo dei Servizi Sociali, ai quali domando con quale criterio abbiano potuto inserire un minorenne in una struttura così palesemente inadeguata; come è possibile che gli stessi non si siano accorti, proprio dietro al cambiamento di Matteo, dell’evidenza che qualcosa non quadrasse. Forse in quella struttura Matteo non è stato inserito, ma scaricato dai Servizi Sociali perugini, come è stato per l’altro ragazzo: anche lui racconta una storia totalmente coerente con il racconto di Matteo.

    Avv. Cristiano Baroni

    A supporto delle accuse delle due presunte vittime, troviamo ancora le deposizioni di coloro che, nel 2014, portarono don Lucio al patteggiamento, ma recentemente abbiamo acquisito anche un’altra serie di documenti denuncia, presentati qualche anno fa da alcune persone che avevano accesso a quelle strutture.

    Una vicenda complessa che ricorda il triste caso toscano del Forteto, una vicenda sulla quale l’Associazione, e l’avvocato Cristiano Baroni, intendono fare degli approfondimenti perché oltre alla pedofilia, stando alle testimonianze, potrebbe ravvisarsi anche il reato di riduzione in stato di schiavitù, reato non ravvisato dal Tribunale nel 2014 perché l’Italia non lo aveva ancora inserito nel codice penale, reato che all’epoca il Tribunale definì “abuso di mezzi di correzione”.

  • Il santone ai domiciliari nella sua casa, ad aspettarlo una folla di adepti

    Il santone ai domiciliari nella sua casa, ad aspettarlo una folla di adepti

    Secondo quanto ricostruisce il consigliere di Motta Sant’Anastasia Danilo Festa, dopo la scarcerazione decisa dal Riesame, Pietro Capuana, il santone accusato di pedofilia, sarebbe stato accolto in pompa magna nella propria casa.

    Pietro Capuana, il ‘santone’ accusato di avere abusato di minorenni, è uscito dal carcere. Il Tribunale del riesame gli ha, infatti, concesso i domiciliari che, come confermato dal suo stesso legale l’ avvocato Mario Brancato, sta attualmente scontando in via Olimpia. Ed è qui che, il giorno della sua scarcerazione, ci sarebbe stata una vera e propria folla di persone ad attenderlo.

    A raccontarlo a CataniaToday è il consigliere comunale di Motta Sant’Anastasia Danilo Festa. “Ho contato almeno venti macchine fuori dal condominio dove Capuana vive e dove ora deve scontare gli arresti domiciliari – spiega Festa – La strada, la via Olimpia, è a fondo chiuso quindi si trovavano lì probabilmente per aspettarlo dopo il periodo trascorso in carcere”. Capuana, come spiega ancora Festa, “abita in un palazzo che è interamente abitato da membri della comunità, i suoi cosiddetti apostoli ed altri fidati personaggi”, mentre nel terreno accanto si trova “una villa che è di proprietà di Mimmo Rotella, dove si trova ai domiciliari anche sua moglie, Rosaria Giuffrida”.

    A quanto pare venerdì sera è stata organizzata una grande festa di bentornato a casa – scrive Festa in un post pubblicato sul suo blog personale – come se le gravi accuse di molestie sessuali su minori non esistessero. Alla luce della sconvolgente notizia, un primo fatto rilevante è capire come e quando vengono effettuati i controlli su una persona sottoposta ad arresti domiciliari. Perché se è così semplice organizzare una festicciola senza che nessuno intervenga, aspettiamoci che le sedute religiose, i riti e le orazioni riprendano con regolarità, con tanto di fascino da arcangelo martirizzato (conquistato sul campo)”. “Un secondo aspetto – aggiunge – è quello relativo a chi organizza e partecipa a una presunta festa ‘Welcome Home Arcangelo’”.

    Secondo il consigliere dopo le terribili accuse e le crude testimonianze, “la setta si sarebbe dovuta disgregare, gli adepti sarebbero dovuti rinsavire, rendendosi conto del grande plagio a cui erano sottoposti, e avrebbero dovuto collaborare con la giustizia, denunciando altri abusi (non solo sessuali)”. “Invece no – attacca – Loro sono rimasti sempre lì, in quel silenzio omertoso. Hanno aspettato, sofferto, sperato, magari hanno anche pregato; orfani del proprio idolo e, adesso, pervasi da una mistica felicità liberatoria, hanno festeggiato, come se il peggio fosse già alle spalle”. “Genitori, nonni, zii (come noi, come voi) che credono che tutte le accuse siano un complotto del demonio, una dura prova per la loro fede”, aggiunge.

    Dopo aver bollato come “surreale” la vicenda, Festa ha inoltre denunciato il presunto potere di influenza politica del santone e della sua comunità. L’uomo è padre di Daniele Capuana, ex assessore pronviciale mai coinvolto nell’inchiesta, mentre Rosaria Giuffrida – una delle donne che, secondo le accuse, si occupavano di convincere le ragazzine a subire le violenze da parte di Pietro Capuana – è la moglie dell’ex deputato regionale Mimmo Rotella. “Queste persone non solo hanno diritto al voto ma – conclude Festa – negli anni, hanno anche avuto la forza di eleggere dei propri rappresentanti nelle istituzioni” .

    http://www.cataniatoday.it/cronaca/santone-capuana-pedofilia-folla-11-febbraio-2018.html

  • Provolo a Verona, pm: «pedofilia preti è certa»

    Provolo a Verona, pm: «pedofilia preti è certa»

    «Per quanto attiene alla posizione del vescovo Giuseppe, nessun addebito di responsabilità penale appare imputabile». Questo l’incipit della richiesta di archiviazione, firmata dal pm Valeria Ardito, nei confronti di monsignor Zenti per i casi di pedofilia di cui si sono macchiati alcuni sacerdoti su bimbi e ragazzi sordomuti dell’Istituto Provolo. Come riporta Laura Tedesco sul Corriere del Veneto – edizione Verona a pagina 9, il pubblico ministero non ha ravvisato «responsabilità omissive» da parte del capo della Diocesi scaligera.

    «È difatti emerso dall’istruttoria che l’Istituto Provolo è ente morale di diritto privato e dipende, come all’epoca, dalla Congregazione Compagnia di Maria, ente ecclesiastico. Questa dipende dall’Ufficio Congregazione Vita Consacrata del Vaticano. Deve quindi escludersi una qualsiasi dipendenza del Provolo dalla Curia di Verona». La parola, adesso, spetta al giudice per le indagini preliminari.

    https://www.vvox.it/2018/02/11/provolo-verona-pm-pedofilia-preti-certa/

  • Condannato per prostituzione minorile nel Vibonese, sacerdote torna in libertà

    Condannato per prostituzione minorile nel Vibonese, sacerdote torna in libertà

    E’ quanto disposto dal gup che ha accolto l’istanza presentata dalla difesa di don Felice La Rosa, l’ex parroco di Zungri, condannato a due anni e quattro mesi di reclusione

    Guadagna la libertà don Felice La Rosa, già parroco di Zungri, poi sospeso dal vescovo monsignor Luigi Renzo, “reduce” nel settembre scorso da una sentenza di condanna alla pena di due anni e quattro mesi per reati di prostituzione minorile. In accoglimento dell’istanza formulata dall’avvocato Francesco Stilo, unico difensore di La Rosa, il gup distrettuale di Catanzaro ha concesso i domiciliari all’ex parroco, che ora attende la celebrazione del processo di secondo grado.

    L’inchiesta. L’operazione, battezzata “Settimo Cerchio”, è scaturita da una serie di intercettazioni attuate nell’ambito delle indagini sull’omicidio del 45enne Francesco Fiorillo, con precedenti per reati connessi alla droga, avvenuto nel dicembre 2015 nei pressi della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo, i cui autori non sono stati identificati. Dalle conversazioni delle persone vicine alla vittima è incidentalmente affiorata la trattativa compromettente: il sacerdote e il pensionato avrebbero accettato di pagare 50 euro per le prestazioni sessuali del 15enne. La somma sarebbe quindi stata ripartita tra il minore e il bulgaro, nella misura di 20 euro per il ragazzo e 30 per l’intermediario. E l’indagine va comunque avanti perché altri minori sarebbero rimasti avvolti in una sordida trama sviluppatasi fra Briatico, Vibo Valentia e Mileto.

    http://www.zoom24.it/2018/02/09/prostituzione-minorile-vibonese-sacerdote-torna-libero-65266/

  • Nizza: un’attività di sacerdote sospeso con i giovani a causa di una denuncia

    Nizza: un’attività di sacerdote sospeso con i giovani a causa di una denuncia

    Fatti asseriti di toccare sessuale di nuovo ad un campo estivo nel 1990 Nessun ulteriore denuncia, la questione potrebbe essere classificato, questi fatti di essere prescritto.

    Un sacerdote della regione di Nizza è stato sospeso da ogni attività con i giovani a seguito di una denuncia sui fatti presunta toccando sessuale di nuovo ad un campo estivo 1990, Si è appreso dalla diocesi Venerdì 2, febbraio. I pubblici ministeri in BelloQuando è stato chiesto, non aveva ancora risposto Venerdì pomeriggio.

    “Il vescovo ha ritirato tutte pastorale giovanile, in particolare nell’insegnamento cattolico perché una denuncia è stata depositata. si tratta di titolo rigorosamente precauzionale e questa è la giustizia per esaminare la questione “Ha detto un responsabile della comunicazione della Diocesi, confermando un rapporto di France 3 Côte d’Azur. si tratta di Ritorno a scuola Il sacerdote è stato messo da giovane, in attesa di licenza ufficiale nella sua parrocchia.

    Prescrizione
    Il denunciante, un adolescente di 41 anni, dice di essere stato vittima di toccamenti sessuali dal sacerdote durante un campo estivo presso il neve. Non aveva poi detto nulla, e il sacerdote aveva anche diventare un amico del famiglia.

    Secondo Francia 3, diverse persone sono state intervistate, ma il record potrebbe essere archiviato in modo da nessuna testimonianza porta ad una nuova denuncia perché i fatti riportati sono prescritti.

    “Allo stato attuale, non v’è una denuncia e il punto di vista giuridico, i fatti sono prescritti”, Ha confermato il vescovo, sottolineando che André Marceau vescovo aveva immediatamente risposto al denunciante non appena lo aveva contattato, assicurandolo della sua compassione e reso disposizioni per il prete.

    Operazione trasparenza
    Questo caso arriva due anni dopo l’agitazione che è stato senza precedenti per la Chiesa cattolica francese il caso di Bernard Preynat – il nome del sacerdote che aveva violentato decine di scout Sainte-Foy-les-Lione (Rhone) negli anni 1970 e 1980.

    Un anno dopo, nel gennaio del 2017, la Conferenza episcopale di Francia (CEF) ha pubblicato le prime statistiche per sei anni sulla pedofilia nelle sue file.

    Secondo il CEF, ci sarebbero nove sacerdoti, diaconi e religiosi in carcere per abusi sessuali su minori (come nel 2010), e trentasette anni sarebbe stato rilasciato dal carcere dopo aver scontato la loro pena. Il numero di incriminato (ventisei contro e quarantacinque nel 2010) sarebbe in netto contrasto verso il basso. La Chiesa avrebbe anche riportato in seicento trentasette fatti al pubblico ministero.

    Per la prima volta, l’episcopato aveva stabilito un censimento delle vittime che si erano emersi dalle istituzioni ecclesiastiche. Sarebbero il numero 222. “Tra questi, alcuni svelato fatti vecchi o molto vecchi, per i quali gli autori potrebbero essere morti”Prende atto della CEF. Oltre il 60% delle storie è sugli eventi che si sono verificati prima del 1970; Il 35% di quello che è successo tra il 1970 e il 2000; e 4% delle aggressioni partire dagli anni 2000.

    https://businessmonkeynews.com/it/it/bello-un-prete-sospeso-dalle-attivita-con-i-giovani-a-causa-di-un-reclamo/

  • Prete pedofilo, nuove accuse ma il Vaticano archivia il caso

    Prete pedofilo, nuove accuse ma il Vaticano archivia il caso

    di Franca Giansoldati

    Città del Vaticano Pedofilia, tolleranza zero, o meglio quasi zero. Il fatto è che più di uno scenario sembra sfuggire ancora alle maglie dei procedimenti vaticani. Per esempio una brutta storia di presunti abusi in una parrocchia di Ponticelli, a Napoli, rimbalzata solo nel 2014 dalla Segreteria di Stato alla Congregazione della Fede, dove ha terminato il suo periplo burocratico con una asettica formula notarile: «Non si ravvisano elementi tali da giustificare l’ apertura di un procedimento canonico» nei confronti di un sacerdote sul quale pesano le accuse pesantissime della sua vittima, D.E. «All’ epoca avevo 13 anni. Mi faceva tanti regali. Ero dominato dalla sua personalità, lusingato da questa amicizia. Quando succedeva ero impietrito, mi ha violentato, ho vomitato. Diceva che il mio seme lo aiutava a stare meglio, a curarsi. Solo a 16 anni mi sono sottratto a questo dominio, all’ epoca non ne ho parlato con nessuno per vergogna».

    La curia di Napoli dopo avere svolto una prima indagine «per verificare la verosimiglianza delle accuse» ha fatto calare un velo sulla vicenda dando sostanzialmente poco credito al denunciante, causandogli persino la perdita del posto di lavoro per avere rivelato la sua identità attraverso un comunicato stampa, mentre don Silverio M., il prete accusato, veniva fatto trasferire «per un periodo di riposo e distacco» dalla parrocchia di Ponticelli e dalla scuola in cui insegnava religione, in una struttura religiosa top secret, tenuta nascosta a tutti. Si ipotizza che si tratti di una delle strutture dei padri Venerini dove vengono mandati dalle diocesi i preti pedofili a curarsi, ma non ci sono conferme.

    L’ impressione è che non sempre le vittime vengano protette dalla Chiesa, ascoltate e tutelate come indicato da Papa Bergoglio e imposto da documenti e procedure canoniche. Così per il caso Ponticelli, considerando che, nel frattempo, sono affiorati dal silenzio altri ex bambini pronti a fare sentire la propria voce, anch’ essi molestati, esattamente come D.E. Un caso non isolato.
    Le vittime pare siano molte di più e potrebbero presentarsi a ottobre alla seconda udienza nella causa civile di risarcimento avviata presso il tribunale di Napoli.

    La curia partenopea ha sempre respinto le accuse. Continuando a difendere don Silverio: «Ha sempre goduto della stima dei superiori». Inoltre, a sua tutela, mette in evidenza che la prima vittima, D.E. non si è mai voluta sottoporre ad una visita psichiatrica con un esperto di ricostruzione della falsa memoria e di vittimologia in grado di verificare le accuse e produrre una perizia condivisa. Cosa non vera, visto che la seduta, invece, avvenne nell’ aprile del 2016. I legali dell’ ex bambino raccontano che fu fatta nella clinica psichiatrica del Policlinico. Per tre ore il perito psichiatra di fiducia della curia, Antonio d’ Ambrosio, utilizzando «metodi investigativi e metodologia poliziesca vecchio stile», avrebbe provocato «in maniera selvaggia la destrutturazione del periziando, volendo frantumare le sue difese faticosamente costruite».
    Questo scriveva il dottor Alfonso Rossi, lo psichiatra che aveva in cura D.E.
    e che per proteggere il suo paziente sconvolto da quell’ esperienza gli impediva di prendere parte a una ulteriore seduta, fissata per il mese successivo.

    «Ho cercato di rassicurarlo, ma sono stato costretto ad aumentare il dosaggio dei farmaci». Il medico ha fatto presente a tutti gli interlocutori ecclesiastici della curia, con i quali è venuto in contatto, che D. E. è «ossessionato dal bisogno di avere giustizia dalla Chiesa, nella quale continua a credere».
    La seconda vittima, invece, è un uomo di 37 anni, G.S.. Una storia simile. «Anche io sono stato violentato da don Silverio. La prima volta accadde in canonica e avevo 11 anni. Cominciò a toccarmi in mezzo alle gambe».
    G.S., a riprova dell’ autenticità del suo racconto, riferisce persino alcuni dettagli anatomici intimi del prete. «Ora ho paura che possa fare del male ad altri bambini. Quando vedo mio figlio di 4 anni, penso alla necessità che la Chiesa intervenga per togliergli per sempre la possibilità di fare del male.
    Fino al 2014 ha continuato ad insegnare nelle scuole». All’ interno della Chiesa questa storia è apparsa come una specie di sceneggiata messa in piedi per spillare soldi alla curia, piuttosto che affrontarla come un caso inquietante che necessitava di un supplemento di attenzione generale per diradare ogni ragionevole dubbio.

    Eppure gli elementi per incoraggiare un’ indagine non erano pochi. C’ erano una denuncia ai carabinieri sporta 4 anni prima da uno degli abusati (sebbene il reato sia ormai caduto in prescrizione), referti psichiatrici, ma soprattutto accuse fermissime, piene di dettagli, ripetute in modo accorato da quegli ex bambini, che oggi sono adulti. Storie parallele, sinistramente affini, con strascichi psicologi pesanti. Le vittime delle molestie dicono di non riuscire a capacitarsi di tanta indifferenza da parte della Chiesa, e invocano giustizia canonica, per impedire che il prete accusato possa nuocere ad altri bambini. Nel frattempo hanno avviato una causa civile, chiedendo un risarcimento di 1.200.000 euro, perché il reato, come si è detto, è ormai prescritto.
    I procedimenti di questo genere spesso si concludono con un accordo extragiudiziale tra le parti, come è accaduto recentemente anche a Bolzano. È il caso di una giovane donna che, durante le sedute di psicanalisi a cui si sottoponeva per guarire dai suoi disturbi di ansia, ha rievocato l’ inferno di un abuso da parte di un parroco subìto quando aveva 8 anni.

    Se davanti allo scandalo del Cile il Papa, colto da mille dubbi al suo ritorno a Roma, ha sentito il bisogno di mandare un vescovo specializzato ad ascoltare le vittime e a cercare riscontri oggettivi, per fare luce sull’ operato del vescovo Barros accusato di coperture a un pedofilo cileno, sul caso di Napoli sembra che a nessuno sia ancora venuto in mente di andare a fondo. Facendo fare altri riscontri. Dando voce alle vittime.

    Il Mattino del 2-2-2018

  • Presunto caso di pedofolia in provincia di Isernia, i fedeli difendono il prete

    Presunto caso di pedofolia in provincia di Isernia, i fedeli difendono il prete

    La comunità assolve il prete, anzi non ritiene nemmeno che andasse messo sul banco degli ‘imputati’ del tribunale mediatico.

    Gli ex parrocchiani del sacerdote accusato di pedofilia da Giorgio Babicz non hanno paura di dire la loro opinione sul caso e si concedono tranquillamente ai microfoni e alle telecamere di Pomeriggio 5. La trasmissione di Mediaset, condotta da Barbara D’Urso, ieri si è occupata della delicata vicenda che da settimane tiene banco in provincia di Isernia e che, recentemente, è balzata agli onori delle cronache nazionali. È stato proprio il 34enne, presunta vittima di abusi, a raccontare sui social e agli organi di stampa i fatti che lo avrebbero visto protagonista, suo malgrado, e sempre lui ieri ha rincarato la dose proprio dagli studi di canale 5. Le persone che risiedono nel paesino in cui anche Giorgio ha vissuto per anni non credono a una sola parola, considerando il loro ex parroco integerrimo.

    «I miei nipoti, i figli delle amiche e tutti i paesani hanno frequentato la sua chiesa– le parole di una signora -, ma mai nessuno ha notato qualcosa che non andava».

    «Non si è mai permesso di usare le mani – ha raccontato all’inviato Vito Paglia un giovane del posto che da bambino è stato a contatto col sacerdote -, né di lasciare intendere un atteggiamento ambiguo con noi».
    «Non posso crederci perché ho conosciuto sia il parroco sia Giorgio – il commento di un’altra cittadina -. Quel prete è la persona che gli ha dato una sistemazione e un avvenire».

    «Se è vero vuol dire che abbiamo sbagliato tutti a giudicare innocente il sacerdote», la dichiarazione di un’altra signora e poi in conclusione c’è chi si interroga sul perché questa denuncia sia arrivata solo dopo tanti anni di distanza da quello che sarebbe avvenuto nella casa canonica.

    Il ragazzo polacco ha ripercorso ancora una volta gli anni in cui ha vissuto in quel piccolo centro del territorio pentro, lì dove era arrivato proprio con il religioso che deteneva la sua tutela, per volontà dei genitori. Ha ribadito che in quel periodo, dai 12 ai 17 anni, sarebbe stato fatto oggetto di attenzioni ‘poco cristiane’ da parte del religioso che gli aveva offerto la possibilità di studiare e garantito un sostentamento economico.

    «Ho riconosciuto tutte queste persone – ha commentato in diretta Giorgio -. Erano tute vicine alla Chiesa e non possono parlare contro sé stesse. Il vescovo ha risposto solo adesso che il fatto è diventato pubblico». Alla domanda della conduttrice su eventuali prove in suo possesso ha risposto: «All’epoca non c’erano i telefonini e le registrazioni, ma la mia testimonianza e la mia vita sono il prodotto di questa volontà di controllarmi di quel tempo».

    Poi è tornato a chiedere giustizia, così come sta facendo da giugno, da quando ha depositato una denuncia alla procura di Isernia e una lettera alla Curia, indirizzata direttamente al vescovo Camillo Cibotti. Da allora qualcosa si è mosso. Le indagini della magistratura stanno per concludersi, dopo che il procuratore capo Paolo Albano si è occupato personalmente degli accertamenti, di sicuro complessi, considerando che i fatti denunciati sarebbero avvenuti più di 17 anni fa. Di pari passo sta procedendo l’indagine interna alla Chiesa e per ora i tre ecclesiastici coinvolti, risultano destinatari di un provvedimento disciplinare canonico.
    Vivida. Jan Mazurkiewicz

    Presunto caso di pedofolia in provincia di Isernia, i fedeli difendono il prete

  • Prete indagato per pedofilia, inchiesta alla stretta finale. Bocche cucite in procura

    Prete indagato per pedofilia, inchiesta alla stretta finale. Bocche cucite in procura

    Gli accertamenti sul caso denunciato dal 34enne Giorgio Babicz al vaglio degli inquirenti

    «Le indagini sono a buon punto». Così il procuratore capo di Isernia in merito all’inchiesta sul presunto caso di pedofilia che ruota attorno alla denuncia di Giorgio Babicz, il 34enne polacco che ha vissuto in una casa canonica della provincia di Isernia dai 12 ai 17 anni di età.

    Paolo Albano nel merito mantiene il più stretto riserbo: «La materia è molto delicata», spiega a Primo Piano Molise, non rivelando i dettagli degli accertamenti che ormai sono in corso da settimane. Dei tre ecclesiastici coinvolti, risulta indagato solamente il prete che per anni ha avuto la tutela del 34enne da cui oggi è accusato. Non sono nella stessa posizione l’altro sacerdote e il diacono che pure sono stati tirati in ballo, ovvero coloro a cui Babicz si sarebbe rivolto all’epoca dei fatti per chiedere aiuto. Nell’esposto depositato ormai qualche mese fa, l’avvocato della presunta vittima di molestie da parte del sacerdote, parla anche di testimonianze a supporto della tesi del ragazzo.

    È ipotizzabile quindi che Albano abbia previsto l’audizione delle persone che sono state citate per risalire a quanto sarebbe avvenuto più di 17 anni fa in un paesino del territorio pentro. Un lavoro affatto semplice considerando, appunto, il periodo che è intercorso dalla presunta violenza subita da Babicz e la denuncia resa pubblica da lui stesso attraverso i social network e i media. Proprio in queste ore il procuratore ha incontrato il vescovo della diocesi di Isernia, monsignor Camillo Cibotti, per fare il punto della situazione. Sul caso, infatti, è in corso anche un’inchiesta interna alla Curia e, come Cibotti stesso ha chiarito più volte, si sta procedendo con la riservatezza dovuta, tenendo conto che l’obiettivo è quello di arrivare alla verità.

    Il vescovo sta tenendo a conoscenza dell’intera comunità sacerdotale i passi che si stanno compiendo e dopodomani, giovedì primo febbraio, dalle 19,30 alle 20,30 presiederà l’Adorazione Eucaristica in Cattedrale. Sarà un momento di preghiera a cui parteciperanno tutti i religiosi e le religiose della Diocesi, così come espressamente richiesto da Cibotti. In un momento particolare come quello che si sta vivendo, il prelato vuole evidentemente che il mondo della Chiesa si stringa per affrontare questa situazione.
    Intanto l’eco mediatica sulla vicenda non accenna placarsi. Testate giornalistiche nazionali si stanno interessando al caso e sono diverse le interviste rilasciate dalla presunta vittima che, in linea con quanto dichiarato a Primo Piano, vuole avere giustizia e ‘punizioni’ per i religiosi coinvolti. Jan Mazurkiewicz

    Prete indagato per pedofilia, inchiesta alla stretta finale. Bocche cucite in procura