Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Asti

  • Cosa accade quando la confessione del fedele costituisce reato?

    Cosa accade quando la confessione del fedele costituisce reato?

    Il sacramento della Penitenza e il caso del calciatore pentito

    Per i fedeli praticanti vi è l’usanza di recarsi in chiesa e confessare al sacerdote i peccati commessi, così da ottenere l’assoluzione e la purificazione della propria anima. Difatti la Chiesa Cattolica prevede la possibilità di redenzione per il fedele,  mediante il sacramento della Penitenza, in particolare, il credente per espiarsi dai peccati, ammette al prete le proprie colpe e quest’ultimo in funzione di Dio gli dona la grazia.

    Tutto ciò, conosciuto dal vescovo tramite il sacramento della Penitenza, costituisce un vero segreto definito Sigillo Sacramentale, poiché metaforicamente il prete che ha appreso la confessione, pone un sigillo sulla stessa. Tale sigillo garantisce al fedele la riservatezza della sua confessione, in tal senso, vi è un effettivo obbligo per l’uditore di non diffondere o rendere note le notizie acquisite, dove un eventuale violazione  implicherebbe l’irrogazione  di una gravosa sanzione: la Scomunica.  Quest’ultima, disciplinata dal codice di diritto canonico, canone 1131, prevede:

    “Allo scomunicato è fatto divieto:

     1) di prendere parte in alcun modo come ministro alla celebrazione del Sacrificio dell’Eucaristia o di qualunque altra cerimonia di culto pubblico;

    2) di celebrare sacramenti o sacramentali e di ricevere i sacramenti;

    3) di esercitare funzioni in uffici o ministeri o incarichi ecclesiastici qualsiasi, o di porre atti di governo.”(1)

     Inoltre, la riservatezza della confessione trova tutela nel codice penale, in particolare l’art. 622 disciplina :

    “Chiunque, avendo notizia, per ragione del proprio stato o ufficio, o della propria professione o arte, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto è punito, se dal fatto può derivare nocumento, con la reclusione fino a un anno o con la multa da trenta euro a cinquecentosedici euro.”

     Sia il codice penale che il codice di diritto canonico sono orientati nel garantire al fedele la segretezza della sua confessione.

    Tuttavia non sempre è così pacifica la questione.

    Non sono, infatti,  rari i casi in cui il credente nell’atto della penitenza abbia confessato “fatti” che possono costituire reato. La domanda che sorge spontanea è se anche in tal caso continui ad operare la riservatezza della confessione e l’obbligo del Sacerdote di non divulgare le notizie apprese.  La questione è alquanto delicata poiché a fronteggiarsi sono due obblighi: da un lato preservare la segretezza della confessione e dall’altro far si che la giustizia faccia il suo corso.

    L’assenza di una normativa ad hoc non semplifica la materia, ciò nonostante una prima risposta la si può desumere dal codice di procedura penale che all’art. 200 che disciplina:

    “Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione del proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria.

    1. a) i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano;
    2. b) gli avvocati, gli investigatori privati autorizzati, i consulenti tecnici e i notai.
    3. c) i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente una professione.”

    Si estende, quindi, la facoltà di non testimoniare ai Ministri di culto.

    L’interpretazione della norma è chiara: la segretezza della confessione continua ad essere valevole nonostante il contenuto determini l’ipotesi di reato, escludendosi la possibilità di forzare il sacerdote,  al fine di acquisire informazioni.

    Contrariamente a tale scritto normativo si menziona un caso che ha posto in discussione l’applicabilità dell’art. 200 c.p.p.

    Il caso

    Un calciatore aveva scritto alla rubrica “Famiglia Cristiana”,  (noto giornale di orientamento cattolico) chiedendo “perdono”, poiché artefice di aver compromesso il risultato di una partita ed aver diffuso anticipatamente i risultati della stessa.

    La lettera:

    “Carissimo padre, ho pensato per tutta la notte prima di mettermi a scrivere e a raccontare tutto il peso che mi porto dentro. Volevo andare da un confessore, ma la grata non avrebbe nascosto il rossore. Poi mi sono ricordato che Famiglia Cristiana è una parrocchia di carta e allora eccomi qui. Sono un calciatore e mi sono venduto in una partita importantissima. Mi sono comportato in modo da danneggiare la mia squadra, allettato dalle promesse di un ottimo contratto; mi sono comportato male verso la mia vecchia squadra e i tifosi. Che brutto mondo, padre. Ma io non vivo più da quando ho fatto quello che le sto raccontando. Ho un peso dentro, la coscienza ferita, ho finito di essere un uomo. Nell’ambiente del calcio si fa questo e altro. Il giro dei soldi ha ucciso tutto e io ne sono rimasto vittima. La gente si allontana dal calcio, e fa bene. Forse se continua ad abbandonarci, questo sport ne trarrà giovamento e noi calciatori saremo meno vittime. So che ho falsato il campionato, ma chi mi perdonerà per quello che ho fatto?

    Un calciatore.”

    A seguito di tale confessione si aprì un’indagine allo scopo di individuare l’identità del calciatore pentito. Il Pubblico Ministero invitò il Direttore della rivista a rivelare il nome del confessore, tuttavia quest’ultimo appellandosi alla sua facoltà di astensione e rivendicano il diritto alla segretezza del sacramento della confessione asserì di non voler rendere noto l’autore della dichiarazione, poiché l’eventuale diffusione avrebbe causato una possibile sommossa da parte dei fedeli e che nessun altro credente, per timore di essere riconosciuto, si sarebbe poi rivolto alla rubrica.

    Il silenzio serbato dal Direttore della rivista non favorì le indagini, difatti  la mancanza di prove e informazioni determinarono l’archiviazione del caso. (2)

    La questione su menzionata non è isolata.  Un più recente caso riguarda la condanna di un testimone di Geova per il reato di reticenza, in particolare, per aver declinato l’invito  a testimoniare per un procedimento penale.

    In tale sede, la Corte ha stabilito che un ministro di culto Testimone di Geova non può essere punito per avere rifiutato di rivelare informazioni di natura privata apprese mentre esercitava il proprio ruolo di Ministro di culto(3). Con sentenza n. 2436/2015,  il Tribunale di Teramo ritiene completamente applicabile l’art. 200, in particolare, il non obbligo per il ministro di culto di testimoniare su quanto appreso nell’ operato della sua professione.

    I casi su citati evidenziano come non vi siano dubbi nel ritenere che nel bilanciamento degli interessi in gioco, prevalga la segretezza della confessione e che l’art. 200 del c.p.p. sia un eccellente forma di tutela a tal fine.

    (1) http://www.vatican.va

    (2) http://www.repubblica.it

    (3) http://www.statoechiese.it

  • Parroco ricattato per video hard: la diocesi di Aversa lo sospende

    Parroco ricattato per video hard: la diocesi di Aversa lo sospende

    SUCCIVO – La Diocesi di Aversa ha deciso di sospendere Don Crescenzo Abbate, parroco di Succivo, a seguito della vicenda che lo ha visto coinvolto. Il sacerdote è finito al centro di un ricatto hard da parte di due giovani di 22 e 24 anni che ora sono stati arrestati dai carabinieri con l’accusa di stalking estorsione.

    “Le notizie relative alla denuncia per tentata estorsione al parroco di Succivo – si legge in una nota della Diocesi – vista anche la particolare natura dell’azione estorsiva, trovano la Diocesi profondamente consapevole della gravità dei fatti”. In attesa che le indagini facciano il loro corso, l’organo ecclesiastico ha disposto la richiesta di “sospensione dall’ufficio di parroco”.

    Intanto emergono nuovi dettagli sull’intera vicenda. I due ragazzi coinvolti nel ricatto sono Mario Donadio e l’ucraino Yevheneik Borysyuk che hanno provato a mettere alle corde il parrocco che ha deciso di denunciare tutto. In un primo momento però Don Crescenzo non ha raccontato tutti i dettagli ai carabinieri, solo quando le richieste si sono fatte stringenti ha deciso di vuotare il sacco.

    Il ragazzo ucraino avrebbe un filmato in cui si vedrebbe il prete. Sono così cominciate le richieste di denaro: “Ci devi dare mille euro al mese altrimenti facciamo i cattivi”, dicevano i due giovani in alcuni messaggi vocali inviati al prete. Il parroco nel corso dei mesi scorsi ha versato una somma di circa mille euro in una modalità sempre uguale. Ora si attendono nuovi sviluppi in una vicenda che ha turbato tutta la comunità.

  • PRETI PEDOFILI: DA RETE L’ABUSO E M5S ARRIVA IN AULA LA PRIMA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE #interrogazionepretipedofili

    PRETI PEDOFILI: DA RETE L’ABUSO E M5S ARRIVA IN AULA LA PRIMA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE #interrogazionepretipedofili

    L’Italia non sa i numeri della pedofilia in tonaca perchè non esiste una banca dati ufficiale degli abusi sessuali sui minori commessi dai sacerdoti.
    Un buco nero per il quale il Governo Prodi aveva stanziato un finanziamento caduto nel vuoto e che Rete l’Abuso cerca di colmare spulciando articoli di giornale e sentenze: “In quindici anni di attività, abbiamo censito qualcosa come 140 preti condannati in via definitiva o reo confessi, e altrettanti indagati o che hanno fatto perdere le proprie tracce”, precisa Francesco Zanardi, Presidente dell’associazione che si occupa delle vittime di abuso offrendo assistenza legale gratuita e che fa da osservatorio sul territorio stilando una mappa, sul modello del registro dei sex offender dell’FBI, con nomi, cognomi e luoghi di residenza dei preti pedofili.

    Un buco nero anche legislativo, quello italiano, che non ha visto intervenire nessuna forza politica e nessun membro del Governo nemmeno dopo lo scandalo scoppiato in Europa nel 2009:  2500 vittime di violenze, avvenute tra gli anni ’40 e gli anni ’80, solo negli istituti ecclesiastici irlandesi.

    L’interrogazione parlamentare (QUI il testo integrale) presentata il 27 novembre scorso al Parlamento italiano dal deputato savonese Matteo Mantero del M5S, è dunque “un passo molto importante per noi perché è la prima pietra posata dal Governo che, in tutti questi anni di scandali, non ha mai fatto nulla” – sottolinea Zanardi che aggiunge: “Rete l’Abuso ha redatto questa interrogazione insieme a Mantero basandosi sulle raccomandazioni rivolte dall’ONU alla Santa Sede nel 2014″. 

    Preoccupata per il rifiuto da parte della Chiesa di collaborare con le autorità giudiziarie e le commissioni d’inchiesta, infatti, la Commissione per i Diritti dei Bambini delle Nazioni Unite chiedeva, in particolare, che la Chiesa rendesse accessibili i propri archivi in modo da poter processare “non solo chi ha abusato ma anche chi ha coperto i crimini sottostando al codice del silenzio imposto ai membri del clero sotto pena di scomunica”.
    Alle raccomandazioni il Vaticano avrebbe dovuto rispondere entro il primo settembre di quest’anno ma, ad oggi, c’è stato solo silenzio.

    È anche per rompere questa omertà che “con l’interrogazione chiediamo al Governo di assumere delle iniziative per promuovere lo scambio di informazioni e introdurre strumenti di cooperazione per prevenire e reprimere gli abusi sessuali commessi su minori dai ministri di culto in Italia” conclude Zanardi che ci tiene a precisare che nascondersi dietro ai Patti Lateranensi è uno specchietto per le allodole perché “la pedofilia non è mica una libertà religiosa”.

    Simona Tarzia

    http://www.fivedabliu.it/2017/11/30/preti-pedofili-da-rete-labuso-e-m5s-arriva-in-aula-la-prima-interrogazione-parlamentare/

  • Spose bambine anche in Italia: nelle baraccopoli accade più che in Niger

    Spose bambine anche in Italia: nelle baraccopoli accade più che in Niger

    Un’indagine dell’associazione 21 luglio spiega che le condizioni economiche svantaggiate sono più importanti dei motivi culturali nel causare matrimoni tra minori. Nelle zone povere della capitale il record mondiale

    Ogni anno nel mondo 15 milioni di ragazze si sposano prima di aver compiuto la maggiore età. In Italia non esistono studi o statistiche a livello nazionale, forse perché il fenomeno è attribuito solo a comunità rom o famiglie di recente immigrazione. Ma una nuova indagine dell’assocazione 21 Luglio racconta una realtà completamente diversa; nelle baraccopoli romane le unioni precoci superano il record mondiale del Niger. E tra loro molte spose bambine: una su 4 aveva dai 12 ai 15 anni.

    Il report Non ho l’età. I matrimoni precoci nelle baraccopoli della città di Roma,  verrà presentato all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) alla vigilia della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

    La ricerca è stata condotta nell’estrema periferia della città di Roma in sette baraccopoli e un palazzo occupato abitati da più di 3000 persone e prendendo in considerazione i matrimoni avvenuti negli ultimi due anni (2014-2016). Dai dati raccolti è emerso un risultato shock: sul totale dei 71 matrimoni riscontrati nel periodo di riferimento, il tasso di unioni precoci osservato presso gli insediamenti analizzati è del 77%, numero che supera il record mondiale detenuto dal Niger (pari al 76%) e di gran lunga il tasso più alto detenuto in Europa come quello della Georgia (17%) e della Turchia (14%).

    Tra coloro che si sono sposati ancora minorenni nel 72% dei casi i nubendi avevano un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, mentre nel 28% dei casi i contraenti avevano tra i 12 e i 15 anni. Il genere incide in maniera determinante sulla precocità del matrimonio: una ragazza su due si sposa tra i 16 e i 17 anni, una su cinque ha tra i 13 e i 15 anni.

    La ricerca sottolinea come le dinamiche emerse durante le interviste e i focus group, siano trasversali a diversi gruppi e comunità appartenenti a contesti molto distanti dalle baraccopoli romane. “Il fatto che la diffusione dei matrimoni precoci è trasversale è la testimonianza come la questione dipenda da condizioni socio economiche delle famiglie piuttosto che a contensti culturali dei singoli gruppi” spiegano all’associazione 21uglio.

    Non è un caso che le unioni tra minori registrino un tasso doppio nelle aree rurali rispetto alle aree urbane e che una ragazza in possesso di un’istruzione scolastica elementare sia doppiamente esposta al matrimonio precoce rispetto ad una coetanea con istruzione superiore.

    Sulla connessione con l’istruzione scolastica è necessaria una specifica: se nel caso dei matrimoni forzati e combinati, l’interruzione del percorso scolastico è indicata come una delle conseguenze più dannose del matrimonio in giovane età; quando l’unione è voluta e scelta in prima persona dagli sposi (circostanza che nella ricerca corrisponde al 49% dei casi sul campione analizzato) è vero il contrario: è il fallimento dell’esperienza scolastica che contribuisce ad orientare verso la scelta del matrimonio precoce.

    In un contesto di deprivazione socio-economica come quello delle baraccopoli romane caratterizzato da una forte assenza di stimoli esterni e da un altissimo tasso di disoccupazione, soprattutto femminile, il matrimonio rappresenta un’opportunità per investire tempo, energie e capacità.

    “Per garantire i diritti dell’infanzia e promuovere un sano sviluppo delle bambine e dei bambini, è necessario un cambio di rotta radicale nel nostro Paese – ha commentato Associazione 21 luglio –  a cominciare dall’urgenza di contrastare la povertà

    urbana ed educativa iniziando con il superamento delle baraccopoli presenti nelle periferie delle principali metropoli italiane, luoghi di segregazione e deprivazione economico-sociale che impediscono il godimento dei diritti dell’infanzia e dei più basilari diritti umani”.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2017/11/24/news/spose_bambine_anche_in_italia_nelle_baraccopoli_piu_che_in_niger-181980779/?ref=fbpr

  • Il Vaticano sul Collegio dei chierichetti: «Ci furono rapporti omosessuali»

    Il Vaticano sul Collegio dei chierichetti: «Ci furono rapporti omosessuali»

    La nuova indagine ribalta le conclusioni precedenti. Ancora non si parla di abusi

    Un ragazzo italiano, ormai maggiorenne, ha già annunciato via sms la sua volontà di presentare formale denuncia per gli abusi sessuali subìti tra il 2013 e il 2014 nel Preseminario «San Pio X», il collegio di palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, dove alloggiano i cosiddetti «chierichetti» del Papa.

    Un altro ex alunno, a distanza di anni, non riesce ancora a superare lo choc, si sente sporco e «continua a farsi fino a 15 docce al giorno», racconta il giornalista Gianluigi Nuzzi che nel suo ultimo libro, Peccato originale, ha sollevato per primo il caso. Poi c’è stata l’intervista de Le Iene, il programma di Italia 1, una decina di giorni fa, a un’altra presunta vittima di abusi compiuti in quegli anni dentro il preseminario. Abusi a opera di un ragazzo poco più grande di lui che è appena stato ordinato sacerdote a Como. Ma tra i presunti «orchi», secondo Nuzzi, ci sarebbe pure un monsignore. Così, ecco che il Vaticano adesso ha avviato un’indagine interna, da cui sono emersi «nuovi elementi»: lo ha ammesso ieri la Santa Sede.

    I primi risultati di questa nuova inchiesta ribalterebbero le conclusioni di precedenti accertamenti svolti. Gli inquirenti della Santa Sede, dopo aver esaminato un centinaio di casi, avrebbero verificato la consumazione di rapporti omosessuali, avvenuti in quegli anni all’interno del Preseminario, «che avrebbero coinvolto alcuni coetanei tra loro». Non si parla, ancora, ufficialmente di abusi né di pedofilia. Ma il Papa ha già chiesto di poter vedere il dossier quando l’indagine sarà terminata.

    «È un primo passo», commenta Nuzzi, che venerdì sera ha portato ospite nella sua trasmissione Quarto grado su Rete 4 il supertestimone di quest’inchiesta, il giovane polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski, oggi maggiorenne, che ha già messo per iscritto le sue accuse in una lettera consegnata a Bergoglio.

    Il Preseminario è una scuola media di prestigio, un collegio per giovanissimi avviati sulla strada ecclesiastica. E Kamil, ex allievo anche lui, oggi studente d’arte all’università, ha raccontato a Francesco di essere «stato testimone nella mia stanza di atti sessuali che G. esigeva da P., atti che si compivano nonostante la mia presenza e che si svolgevano sempre di sera, intorno alle 23». I casi di abuso, secondo il ragazzo polacco, sarebbero almeno tre. Ma lo stesso Nuzzi sta lavorando su altre due testimonianze. «Per ora — conclude il giornalista di Rete 4 — è stata aperta un’inchiesta canonica. Ma l’auspicio è che se ne apra un’altra penale per far luce, non con un semplice fiammifero ma con un grosso faro, su una vicenda tristissima e grave».

  • Scandalo nel collegio dei ‘chierichetti’, indagine del Vaticano: no abusi, ci furono rapporti gay

    Scandalo nel collegio dei ‘chierichetti’, indagine del Vaticano: no abusi, ci furono rapporti gay

    La denuncia di un ex seminarista era stata ripresa da Gianluigi Nuzzi, all’interno del suo ultimo libro. Nuove indagini sulla vicenda confermano che negli ultimi anni si sono verificate vicende di rapporti tra i ragazzi ospiti

    di PAOLO RODARI

    CITTÀ DEL VATICANO. Si tinge sempre più di giallo la vicenda del preseminario San Pio X, il collegio situato a palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, dove alloggiano i cosiddetti ‘chierichetti’ del Papa. Recentemente è stato il giornalista Gianluigi Nuzzi, all’interno del suo ultimo libro Peccato originale (Chiarelettere), a riportare la denuncia di un ex seminarista che scrive in una lettera di aver assistito ad abusi sessuali avvenuti proprio lì dentro. Oggi è l’Ansa a riportare la notizia che un nuovo e recente filone di indagini, condotto dalle autorità vaticane proprio nell’ambito del preseminario, avrebbe portato alla luce il fatto che negli ultimi anni si sono verificate soltanto vicende di rapporti omosessuali tra i ragazzi ospiti. Secondo quanto scrive l’Ansa, in sostanza, i risultati delle indagini andrebbero a ribaltare le conclusioni di precedenti accertamenti, che invece non avevano trovato riscontri per simili vicende. Nel pomeriggio la Sala Stampa Vaticana ha diramato un comunicato nel quale spiega che “i fatti denunciati avrebbero coinvolto alcuni coetanei tra loro”. Per questo è in corso una nuova indagine.

    La denuncia contenuta nel libro di Nuzzi è comunque precisa e circostanziata. L’autore di Vaticano S.p.A., Sua Santità e Via crucis, infatti, riporta una lettera di denuncia scritta dal polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski. L’autore della missiva è un ex studente del preseminario che dichiara: “A settembre del primo anno di frequenza, cioè al mio rientro in Vaticano dopo le vacanze estive, il rettore mi assegnò una stanza dormitorio da dividere con Paolo, anch’egli alunno del preseminario. Nel corso dell’anno scolastico, e più precisamente dalla fine del mese di settembre fino all’inizio del mese di giugno, sono stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo, atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle 23”.

    Secondo quanto ha spiegato Kamil, anche il molestatore era un ragazzo ma, ha precisato nel corso di un servizio de Le Iene, aveva comunque “una posizione di potere all’interno del seminario e anche della Basilica di San Pietro. Non era un normale seminarista perché godeva della massima fiducia del rettore. Era lui che sceglieva cosa facevo io, cosa faceva il mio amico e così via”.

    E ancora: “Dopo che tutti gli altri alunni si erano coricati, Antonio accedeva nella stanza dormitorio condivisa da me e Paolo. Qui avvenivano rapporti di sesso orale, mentre alcune volte i due si recavano insieme in un’altra stanza per proseguire il rapporto. Antonio aveva libero accesso al preseminario, era particolarmente benvoluto da diversi monsignori, esercitando una certa influenza su noi allievi. Antonio poteva godere di forti e particolari rapporti di fiducia che gli consentivano, pur non avendo incarichi ufficiali nell’istituzione, di muoversi con potere nel preseminario. Questo garantiva la possibilità di esercitare una forma di potere e di intimidazione nei più giovani seminaristi (che si sentivano di fatto a lui subalterni). È questa la ragione per cui Paolo si sentiva obbligato a cedere alle sue richieste, le quali infatti sottendevano un sottile e inespresso ricatto: in caso di resistenza alle richieste, il mio amico studente avrebbe potuto avere dei problemi con i superiori o sarebbe stato ‘punito’ con l’assegnazione di un ruolo più marginale nello svolgimento del servizio liturgico, soprattutto in occasione delle celebrazioni pontificie”.

    “Le stesse preoccupazioni – scrive ancora l’ex seminarista – erano alla base del mio imbarazzo e della mia paura a denunciare apertamente i fatti dei quali ero testimone. Una mia presa di posizione diretta ed esplicita avrebbe infatti determinato il mio allontanamento dal seminario, essendo io consapevole del fatto che Antonio godeva di una speciale protezione da parte della gerarchia.La crescente angoscia di fronte al ripetersi degli avvenimenti sopra ricordati, unita alla paura di essere allontanato, mi indussero comunque a confidare le mie preoccupazioni e il mio sconcerto al mio direttore spirituale (e direttore spirituale dell’intero seminario), don Marco”.

    http://www.repubblica.it/vaticano/2017/11/18/news/vaticano_accertati_rapporti_gay_nel_collegio_dei_chierichetti-181432342/

  • Abusi sessuali su minorenne: nel mirino un sacerdote

    Abusi sessuali su minorenne: nel mirino un sacerdote

    Un sacerdote avrebbe abusato della sua vittima per quasi un ventennio

    Un sacerdote avrebbe abusato della sua vittima, sin da quanto quest’ultima era minorenne, per quasi un ventennio.

    Un caso di presunta pedofilia riguardante la chiesa italiana sta sconvolgendo fedeli e non nella località di Ceprano, nel Frusinate, dove Don Gianni Bekiaris era parroco di San Rocco. Un paese di novemila persone che per anni sarebbe stato suo malgrado lo scenario di questa vicenda. Il processo a carico del sacerdote si è aperto a novembre del 2016 e – secondo quanto riportato qui – è già avvenuta una transizione economica all’interno di un accordo stragiudiziale precedente all’apertura del procedimento giudiziario. Ma tale transizione, secondo il tribunale – come scritto in un articolo riportato da la rete “L’Abuso” – “non è ostativa della costituzione della parte civile e non fa venir meno l’interesse della persona offesa per danni eventualmente successivi”. Il denaro già versato, insomma, non basta a risarcire i potenziali danni subiti. Il tutto, ovviamente, in caso gli episodi di violenza sollevati dalla denuncia dei genitori venissero processualmente confermati.

    Secondo l’accusa, le molestie sessuali si sarebbero perpetrate nel corso degli anni. “La prima violenza completa – si legge sul sito di Ciociaria Oggi – si sarebbe consumata quando la vittima aveva undici anni, otto secondo un articolo di Frosinone Today, durante una vacanza in Abruzzo. Un soggiorno dopo il quale Don Bekiaris avrebbe anche regalato un quadro raffigurante un paesaggio dei luoghi visitati all’allora ragazzino. Poi, una serie di violenze sessuali, che si sarebbero protratte fino al 2009. Secondo don Ermanno D’Onofrio, psicoterapeuta del ragazzo coinvolto, gli abusi sarebbero stati raccontati dalla presunta vittima solo dopo un primo anno di colloqui: “Da qui una seconda fase del percorso terapeutico che portò il giovane, durante una seduta, a raccontare delle violenze anche ai genitori che, fino a quel momento, erano all’oscuro di tutto”. I cambiamenti della vittima sarebbero stati notati anche dalle maestre di scuola: un bambino chiuso in se stesso, che per l’accusa sarebbe stato “soggiogato dal religioso”.

    Sulla questione, – secondo quanto riportato da La Repubblica – si sarebbe già espresso il Tribunale ecclesiastico, che avrebbe vietato a Don Bekiaris di celebrare messa e che avrebbe disposto il risarcimento citato. Ad evitare la prescrizione del caso, poi, sarebbero state le “lesioni permanenti” alla psiche del ragazzo. La presunta vittima, peraltro, avrebbe più volte tentato il suicidio per le violenze che sarebbero avvenute persino nella sagrestia della parrocchia. Il processo è attualmente in corso: la prossima udienza è prevista per il 24 aprile, data nella quale saranno sentiti gli ultimi testi indicati dal pubblico ministero. La parte civile è rappresentata dall’avvocato Carla Corsetti, la difesa è inveca affidata all’avvocato Giuseppe Pizzutelli. In una precedente udienza, durante una deposizione, il giovane che ora ha 32 anni, ha raccontato di aver subito delle minacce dal sacerdote e che don Bekiaris stesso usava dire che era stato Dio ad unirli. Il totale del periodo nel quale le violenze sessuali si sarebbero protratte corrisponderebbe a vent’anni.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-caso-degli-abusi-subiti-ventanni-1462709.html?mobile_detect=false

  • “Bimba abusata all’oratorio”. Ma l’indagato “non è pericoloso socialmente”

    “Bimba abusata all’oratorio”. Ma l’indagato “non è pericoloso socialmente”

    Dire che il caso fosse spinoso è dire poco. Un uomo sui 55 anni, factotum di una parrocchia e dell’oratorio – situato nel territorio comunale di Rovigo – accusato di avere palpeggiato una bimba di nove anni. Una accusa che però non ha retto il vaglio dell’udienza preliminare, conclusa con un proscioglimento. Il 55enne soffrirebbe, in parole povere, di un ritardo che non lo renderebbe in grado di partecipare al processo e in ogni caso non sarebbe pericoloso socialmente, secondo le conclusioni del consulente.

    Rovigo – Non è in grado di partecipare a un processo, viste le sue condizioni psichiche e comunque non è pericoloso socialmente. Queste le conclusioni rassegnate dal consulente, la cui relazione ha costituito uno snodo cardine dell’udienza preliminare celebrata mercoledì 25 ottobre di fronte al giudice Alessandra Martinelli. E’ arrivato il proscioglimento pieno per l’uomo, sui 55 anni, una specie di factotum di una parrocchia, accusato di avere palpeggiato una bimba di nove anni. I fatti risalirebbero allo scorso giugno 2016.

    Tutto sarebbe avvenuto durante una festa di compleanno, al secondo piano dell’oratorio di una chiesa del territorio comunale di Rovigo, dopo avere allontanato il fratello della bimba, del quale si stava celebrando il compleanno. “Vai di sotto a prendere una sedia”, avrebbe detto al ragazzino l’uomo sui 55 anni, una presenza fissa o quasi, in parrocchia, tanto da avere le chiavi, sempre pronto a dare una mano, ad aiutare il parroco nei lavoretti. Poi, avrebbe preso in braccio la bambina, di otto anni, avrebbe mimato l’atto sessuale con lei, infine la avrebbe condotta in bagno e le avrebbe abbassato gli abiti e la avrebbe palpeggiata nelle parti intime.

    All’epoca dei fatti, vi sarebbe stato anche un intervento delle Volanti, dal momento che la madre, salendo al secondo piano dell’oratorio, dove era in corso la festa di compleanno della piccola, insospettita dal fatto di avere visto scendere il figlio, avrebbe avuto una discussione con l’uomo, tanto da richiedere poi l’intervento delle forze dell’ordine.

    Uno shock, per la donna, tanto da venire visitata in ospedale per lo stato di forte agitazione. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio, ma il giudice per le indagini preliminari avrebbe prima disposto, sull’imputato, difeso dall’avvocato Sandra Passadore, una consulenza per capire le sue condizioni psichiche. E il responso sarebbe stato decisamente tranciante: sostanziale incapacità di intendere e volere, ridotta capacità di stare in processo. E, soprattutto, mancanza di pericolosità sociale.

    Gli avvocati Paolo Guidorzi e Sebastiano Casolino, che seguivano, costituiti parte civile, la piccola e i genitori, avevano chiesto comunque che venisse emessa una misura interdittiva per impedire all’uomo di continuare a vivere l’ambiente dell”oratorio e della parrocchia, ma non è stata concessa. E’ arrivato un proscioglimento pieno, chiesto anche dalla Procura, all’esito della consulenza. I due avvocati ora valuteranno la possibilità di una azione civile, sulla quale comunque peserebbe molto la dichiarazione di assenza di pericolosità sociale.

    Soddisfazione della difesa. “Vorrei sottolineare come tutto il personale e i volontari della parrocchia abbiano sempre preso le difese del mio assistito, chiedendo al parroco di non impedirgli di andare a prestare la propria attività di sempre. Evidentemente, conoscendolo bene, potevano apprezzarne la assenza assoluta di pericolosità. Sono contenta sia stata restituita un po’ di serenità a questo ‘bambinone’. Perché questo é, un bambinone innocuo”.

    http://www.rovigooggi.it/articolo/2017-10-25/bimba-abusata-all-oratorio-ma-l-indagato-non-e-pericoloso-socialmente/#.WfLETGi0O71

  • “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo”

    “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo”

    “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo” Parola di Papa Francesco.

    Ormai i proclami di Papa Francesco sugli abusi sessuali, la pedopornografia, la tolleranza zero della chiesa sono QUOTIDIANI e sembrano più importanti del Vangelo.

    Non sto parlando a caso: è sufficiente impostare un alert sulla propria casella di posta elettronica con l’etichetta “Papa Francesco” per rendersi conto della portata di questo fenomeno. Più della metà delle notizie riportate dai media OGNI GIORNO riguardano discorsi che il Papa fa in ogni occasione per sbandierare da ogni punto di vista quello che la Chiesa starebbe facendo nella lotta alla pedofilia dei preti. Quindi qual è il problema? Così sembra una realtà assolutamente fantastica, meravigliosa: finalmente un Papa che mette a posto le cose!

    Già.

    Se non si approfondisce il problema, se si rimane in superficie, se ci si affida solo alle notizie meravigliose che praticamente tutta la stampa ci offre senza il minimo senso critico, si ha una visione assolutamente parziale, di facciata, che non corrisponde alla realtà. Solo in Italia siamo quasi in 700 persone, vittime di preti pedofili, ad esserci rivolte ad Associazioni specifiche (come Rete L’Abuso), ma siamo solo la punta di un iceberg. Perché siamo la punta di un iceberg? Perché è difficilissimo trovare il coraggio di denunciare, perché prima di arrivare alla consapevolezza che tutti i malesseri devastanti successivi all’abuso sessuale sono una conseguenza di esso, passano anni, dolorosissimi anni, e spesso il reato cade in prescrizione … perché la quasi totalità delle vittime è cattolica e non concepisce la possibilità di denunciare un sacerdote, si affida ai Tribunali Ecclesiastici fidandosi … perché una  vittima viene spesso giudicata come quella che in qualche modo è la “causa” della “caduta” del sacerdote… perché una vittima non viene creduta, viene giudicata da cattolici benpensanti che “metterebbero la mano sul fuoco” per difendere il prete (per fortuna questo non sempre avviene dai veri amici con i quali si condivide davvero un percorso di fede, anzi vi è un sostegno dalla comunità parrocchiale)… ma è comunque complicato e doloroso arrivare alla denuncia e dunque siamo davvero la punta di un iceberg.

    Ogni vittima ha la sua storia, praticamente ognuno ha scritto al Papa, ognuno aveva grandi aspettative di essere ascoltato, accolto, capito, aiutato. NESSUNO ha ricevuto risposta, nessuno.

    Per una vittima, o per un familiare di una vittima come me, leggere OGNI GIORNO i proclami del Papa, i continui annunci su ogni giornale, di questa lotta alla pedofilia che NEL CONCRETO E’ INESISTENTE, rappresenta un dolore continuo, una ferita che si apre ogni giorno. La realtà è ben diversa da quella che racconta il Papa e che I GIORNALISTI SI PRESTANO A RACCONTARE. Per le vittime non c’è nulla, nessuna attenzione, nessun aiuto concreto, nessun supporto. Solo, sempre e soltanto belle parole: parole che ogni volta sono come una spada affilata. Parole di cui siamo stufi.

    Leggere: “In moltissime occasioni e in tanti Paesi i miei occhi incontrano quelli dei bambini, poveri e ricchi, sani e malati, gioiosi e sofferenti.. essere guardati dagli occhi dei bambini è un’esperienza che tutti noi conosciamo e che ci tocca in fondo al cuore… che cosa facciamo noi perché questi bambini possano guardarci sorridendo e conservino uno sguardo limpido, ricco di fiducia e di speranza?” fa pensare che Papa Francesco non ha mai incontrato gli occhi di un bambino abusato da un prete, non ha mai incontrato gli occhi di un bambino mentre fa la sua deposizione in Tribunale incalzato dall’avvocato che difende il prete pedofilo, non ha mai guardato gli occhi di un bambino che ha costantemente gli incubi notturni dopo l’abuso, non ha mai guardato gli occhi di un adolescente mentre dice “non so se credere in Dio ma certamente non credo più in questa chiesa marcia!” e non va più a Messa a causa di un prete… forse Papa Francesco dovrebbe GUARDARSI UN PO’ PIU’ INTORNO prima di scrivere e dichiarare banalità che risultano essere solo offensive.

    Quanti giornalisti si sono presi la briga di raccontare “il rovescio della medaglia”?

    Quanti giornalisti hanno almeno cercato di approfondire il problema?

    Quanti giornalisti hanno sentito il parere delle vittime o dei familiari?

    Quanti giornalisti hanno verificato seriamente se quanto annunciato, proclamato o promesso dal Papa fosse poi effettivamente messo in pratica?

    Quanti giornalisti hanno sentito le Associazioni delle vittime che davvero conoscono a fondo la realtà?

    CERTO: E’ PIU’ FACILE RIPORTARE PAROLA PER PAROLA CIO’ CHE DICHIARA IL PAPA, FARE IL COPIA-INCOLLA DI OGNI DISCORSO, DIFFONDERLO IL PIU’ POSSIBILE…

    Forse ci si aspetterebbe qualcosa in più, qualcosa di più serio e intellettualmente onesto.

    Un lettore cattolico, padre di una vittima

  • Pedofilia, solo chiacchiera al Consiglio permanente della Cei

    Pedofilia, solo chiacchiera al Consiglio permanente della Cei

    Proprio il giorno in cui si concludeva il Consiglio Episcopale Permanente della CEI, il 27 settembre, ho cercato di spiegare, in un articolo sul blog “Come Gesù”, la ragione principale del grande ritardo della Chiesa nell’affrontare i crimini compiuti da ministri consacrati a danno di minori. Ne trascrivo alcune righe:
    «Si sarà chiesto il Papa come mai la Chiesa, così attenta alla morale sessuale, così presa da secoli dalla morale sessuale, non si sia mai preoccupata granché del peccato della pedofilia, al punto da non inserire neppure il termine nel Catechismo? Se lo saranno chiesto i fedeli? Perché questo grave peccato è passato quasi sotto silenzio, rispetto ad altri peccati (o presunti tali) sessuali?

    Credo che la ragione principale sia questa: la società, Chiesa compresa, non ha mai dato importanza ai bambini, nel senso che non ne ha mai tutelato i diritti”. E più avanti: “La Chiesa è sempre indietro, almeno su certi temi, rispetto alla società e, riguardo alla morale sessuale è sempre stata ciecamente legata alla Tradizione, all’Antico Testamento e a San Paolo. Nelle Scritture non si fa minimamente cenno al grave peccato della pedofilia. E anche al tempo di Gesù in Palestina la pedofilia non sembra fosse peccato e non sembra fosse reato. Non se ne parla proprio. Gesù, per fortuna,  dà importanza ai bambini, ma per sfortuna non fa mai cenno al peccato della pedofilia. Se ne avesse fatto cenno, forse la Chiesa avrebbe dato importanza a questo peccato, e anziché dedicare ingiustamente diversi paragrafi del Catechismo all’omosessualità, ne avrebbe giustamente dedicato almeno uno al peccato della pedofilia. E forse avrebbe affrontato per tempo i crimini compiuti da ministri consacrati».

    Ed ecco come la Chiesa sta recuperando il grande ritardo. Trascrivo le parole che ho ricevuto or ora da Vittorio Bellavite di “Noi Siamo Chiesa”:  «Al Consiglio Permanente della CEI… sui preti pedofili solo  parole per continuare nell’immobilismo.  Le conclusioni del Consiglio Episcopale sono del tutto deludenti alla luce di quello che riteniamo sia necessario in una situazione di emergenza che nessuno vuole riconoscere. In sostanza sono state scritte solo  parole generiche, poco costose, inutili  e dette altre volte: C’è “l’esigenza di trovare risposte sempre più puntuali ed adeguate” e poi “è necessario un “cambio di mentalità e di atteggiamenti” e via di questo passo.

    E stato istituito un “gruppo di lavoro” per approfondire la questione in ogni suo aspetto e per accompagnare le diocesi inviando “orientamenti e protocolli” . Ma essa non è sufficientemente conosciuta? “Prioritaria è la sfera della prevenzione e della formazione” (impegno che peraltro abbiamo sempre chiesto)  ma allora dobbiamo pensare che in secondo piano venga l’occuparsi dei casi concreti di oggi, delle vittime e dell’allontanamento definitivo e rapido del prete pedofilo dall’ordine clericale? Galantino in conferenza stampa ha detto ai giornalisti di non fare “sensazionalismo” e ha detto, in modo sconcertante,  di non avere i dati quantitativi su tutta la realtà dei preti pedofili. Gli consiglieremo come fonte utile di andare sul sito www.retelabuso.org.

    Quindi si continuerà come prima, con l’iniziativa della magistratura e con il sistema ecclesiastico ripiegato su se stesso che reagisce male e a fatica soprattutto sotto la pressione dei fatti che diventano noti ma senza un ripensamento radicale della propria storia e del proprio modo di essere. La sensibilità per le sofferenze e le cicatrici nel cuore e nella mente di chi è stato offeso è debole sotto la pressione dell’interesse del sistema ecclesiastico a non avere scandali. Ma il Vangelo (Mt 18,7) ci ammonisce: “necesse est enim ut scandala veniant”».
    C’è di che consolarsi. Ma allora la ragione principale è un’altra? Non è quella da me esposta? Semplicemente è l’interesse del sistema ecclesiastico a non avere scandali?

    http://www.affaritaliani.it/cronache/pedofilia-solo-chiacchiera-al-consiglio-permanente-della-cei-501867.html