Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • “Inaccettabile l’appoggio del Papa al vescovo cileno”

    “Inaccettabile l’appoggio del Papa al vescovo cileno”

    Il Papa ha lasciato da più di una settimana il Cile, ma nel Paese andino tiene ancora banco la vicenda del vescovo di Osorno Juan Barros, finito al centro di polemiche a causa della sua vicinanza ad un sacerdote della diocesi pesantemente coinvolto in atti di abusi sessuali. Le parole di Francesco – ribadite anche nel viaggio di ritorno sull’aereo papale – sulla mancanza di prove per procedere formalmente contro Barros hanno indispettito il cardinal O’Malley, ma anche buona parte del clero cileno. Perché? Per comprenderlo è necessario cercare tra le pieghe di questa vicenda ecclesiale chi ha cercato in tutti i modi di informare la Santa Sede sull’inopportunità di inviare Barros come vescovo della diocesi.

    E proprio nei giorni scorsi ha tenuto banco sui giornali cileni una lettera aperta di un sacerdote che conosce molto bene la vicenda ed è stato uno dei primi ad accusare pubblicamente Barros. Si tratta di Peter Kliegel, sacerdote della stessa diocesi di Barros che ha consegnato al quotidiano El Mostrador una lettera ai vescovi dalla quale traspare lo psicodramma di una diocesi intera che ha vissuto il dramma della pedofilia e contemporaneamente l’inerzia dei vertici ecclesiastici nell’affrontarlo.

    “Sento la necessità di rivolgermi a voi vescovi dopo questi giorni intensi della visita del Santo Padre”, ha esordito.

    Kliegel, ha 52 anni di messa nella città di Osorno. Una città la cui diocesi “negli ultimi tre anni ha vissuto una crisi enorme” che la accomunano a quell’ospedale da campo di cui parlava il Santo Padre nel 2014.

    E ha proseguito: “Fratelli vescovi, la mia coscienza di cristiano mi obbliga a parlare con onestà e sobbarcandomi il dolore e i sentimenti di molti fedeli, mi ero imposto il silenzio, ma la discrepanza tra le parole e i comportamenti della gerarchia è arrivata a tal punto che non è più concesso accettarla.

    In questi tre anni, la Nunziatura e il Vaticano, attraverso molte segnalazioni, non ci ha mai dato una risposta. Ci siamo stati ascoltati e nemmeno il Santo Padre lo ha fatto. Sento che siamo stati trattati come pedine. Non ho il diritto di giudicare nessuno, ma non prendere in considerazione le voci delle vittime di abusi sessuali e non prendere le misure conseguenti è gravissimo. Alle vittime bisogna credere, sia quelle che si sono incontrate con il Papa privatamente sia quelle che lo hanno fatto pubblicamente. Considerare una calunnia una testimonianza da parte di una vittima, affermata in un giudizio pubblico, è gravissimo. Soprattutto se viene dalla bocca del cardinal Errazuriz (il cardinale Arcivescovo di Santiago ndr.)”. Secondo il sacerdote con questo comportamento si non si sono offesi solo alcuni laici, ma è stata colpita fortemente la comunità diocesana e la Chiesa di tutta la nazione”.

    Poi dopo aver citato il discorso di Francesco nel Palazzo della Moneda, nel quale manifestava dolore e vergogna per il danno irreparabile causato ai bambini da parte di ministri, il prete ha accusato il vescovo Juan Barros di essersi rifugiato per tutto il viaggio papale “ma in questi tre anni non è mai stato capace di incontrare don Juan Carlos Cruz, vittima di Karadima, per un dialogo chiarificatore in presenza di noi sacerdoti e diaconi. Un vescovo desaparecido, fa star male questo”.

    E ancora: “Un pastore che evita le situazioni scomode e critiche non ha a cuore il suo gregge. Mi è per questo incomprensibile e inaccettabile l’appoggio del Santo Padre a un pastore che si comporta così. Una Chiesa che si è autodefinita esperta in umanità ha l’obbligo morale di applicare criteri di maggiore evidenza”.

    Ma Barros, sempre stando a questo duro atto d’accusa, manca anche di molti criteri per poter esercitare il suo ruolo di pastore tanto che la sua nomina viene definita “sottovalutata” perché “l’ambiente storico nel quale il nostro vescovo si è mosso per più di 30 anni è lo stesso ambiente che ha lodato pubblicamente come edificante e nel quale una guida pederasta ha provocato danni alla nostra Chiesa gettandola nello scandalo”.

    Questo Kliegel rimprovera a Barros: “Non aver visto niente in 30 anni indica incapacità di uno sguardo del mondo reale, uno sguardo critico sulla realtà dei fatti”. E – sempre sulla verità dei fatti – ha imputato a Barros di aver presentato in maniera errata la situazione della diocesi, come traspare dalla lettera del Papa recentemente resa pubblica. Come? “Voi vescovi avevate chiara conoscenza della situazione personale e storica dell’attuale vescovo di Osorno e di che cosa si aspettava la diocesi intera. Ma avete deliberatamente preservato il santo padre da una fatale equivoco, sapendo che il Papa si può sbagliare, come lui stesso ha ammesso in un’intervista”.

    Perciò l’autorità della Chiesa ha invece “puntato più sulla convenienza del potere amministrativo che alla regola aurea della pastorale: salvare le anime. Questo fa star male” perché “la dignità è un diritto umano inalienabile, lo stesso Papa lo ha registrato nelle nostre coscienze. Seguire questa premessa è un obbligo morale”.

    Le parole di questo sacerdote aprono uno squarcio su quello che è accaduto in Cile e spiegano per quale motivo la difesa d’ufficio di Barros fatta da Francesco sia stata considerata inaccettabile. E forse, grazie a questo atto d’accusa, si potrebbe fare maggiore luce sulle responsabilità effettive e agire poi di conseguenza.

    http://lanuovabq.it/it/inaccettabile-lappoggio-del-papa-al-vescovo-cileno

  • Isernia, molestie nella diocesi: Giorgio a rapporto dalle autorità ecclesiastiche

    Isernia, molestie nella diocesi: Giorgio a rapporto dalle autorità ecclesiastiche

    di Alessandra Decini
    ISERNIA. Non cerca vendetta, ma giustizia. Il suo non vuole essere un tentativo di infangare la Chiesa, piuttosto un’azione per contribuire a renderla più pulita.
    Continua la denuncia di Giorgio, il ragazzo polacco che ha raccontato di aver subito abusi sessuali da parte di un parroco, in servizio nell’Isernino, al quale era affidato e con il quale è quindi cresciuto.
    Contattato da isNews, il giovane, oggi 34enne, non solo ha ripercorso il suo inferno all’interno della canonica, ma ha spiegato la ‘ratio’ della sua battaglia attuale: “Perché non accada più ad altri ciò che è successo a me”. E poi anticipa di essere vicino ad un altro risultato: dopo aver ottenuto l’interessamento da parte della Curia pentra, con il vescovo Camillo Cibotti che ha vergato una lettera con la quale – oltre a chiedere perdono alla vittima – ‘apre’ il dialogo a tutte le persone in difficoltà, Giorgio sarà verosimilmente ascoltato a breve dalle autorità ecclesiastiche. Il procedimento canonico, come riferito anche da monsignor Cibotti, sarebbe dunque avviato.
    Giorgio, cosa è scattato in te al punto da spingerti a denunciare?
    “Con la nascita mia figlia è cresciuto in me un senso di protezione. E ho pensato che quanto è accaduto a me non dovesse succedere ad altri bambini. Premetto però che non è stato facile. Ci sono voluti anni di psicoterapia e ipnosi per riuscire ad elaborare quanto accaduto e il mio dolore. Poi, grazie all’aiuto di persone che hanno saputo sostenermi, come il mio avvocato Sergio Cavaliere e alcuni giornalisti, sono riuscito a tirare tutto fuori”.
    In passato avevi già tentato di raccontare gli abusi subiti?
    “Sì, ma a persone dell’ambito ecclesiastico, perché erano quelle che avevo intorno e di cui mi fidavo. Però nessuno mi ha mai creduto. Dicevano che le mie erano visioni del demonio, solo illusioni. All’epoca volevo fare qualcosa. Ho pensato di scappare. Ma in fondo ero un adolescente, ero malleabile e totalmente sotto il loro controllo. Don M. è un uomo intelligente e sa come comportarsi. Anche se penso non si renda davvero conto di cosa mi ha fatto”.
    Quale iter hai seguito appena hai deciso di parlare? La strada mediatica non è certo stata la prima pista battuta.
    “La prima cosa che ho fatto, di concerto con il mio legale, è stata denunciare tutto ai carabinieri, producendo tutte le prove che avevo a mia disposizione. Subito dopo, era all’incirca giugno, l’avvocato Cavaliere ha inviato una raccomandata in Curia a Isernia. Da allora, fino a dicembre scorso, non si è saputo nulla. Mi aspettavo mi chiamassero per sentire la mia versione dei fatti. Di fronte al silenzio, ho deciso di utilizzare i social per fare venire a galla la verità”.
    Hai così ottenuto un primo risultato. Come interpreti l’apertura mostrata dal vescovo di Isernia?
    “Non sono convinto sia stata del tutto spontanea, ma appunto dettata dal clamore suscitato sulla vicenda, magari dal timore che vengano fuori i nomi. Però in ogni caso l’apprezzo. Se con lui si può parlare, allora parliamone”.
    E ora a cosa punti? Qual è il tuo obiettivo?
    “Ci tengo a precisare che io non ho chiesto risarcimenti. Il mio non è un attacco alla Chiesa, anzi. Io voglio aiutarli a disfarsi di questo problema, che purtroppo non è solo mio. Questo è il mio scopo. Chiaramente, nel mondo reale una persona che commette abusi su un minore va punita e curata. Questa vicenda non deve cadere nel nulla. Temo che, essendo passati troppi anni, sia difficile a causa dei termini di prescrizione giungere ad un’azione incisiva da parte della magistratura, però mi aspetto che magari delle indagini possano servire a spronare il Vaticano a prendere provvedimenti e non ad insabbiare, a offuscare tutto”.
    Portando la tua storia alla luce è possibile che anche altri ragazzi, nel caso ce ne fossero, possano decidere di denunciare e magari attualizzare il reato. Ti aspetti questo?
    “Credo sia difficile. Mi ci sono voluti troppi anni per trovare il coraggio di parlare. E ho attraversato momenti bui: ho avuto problemi di dipendenze, di sessualità. E forse ne sono uscito, oltre che con l’aiuto di specialisti, grazie al mio carattere un po’ forte. Ma non per tutti è così. Non mi aspetto, quindi, che un ragazzino, sentendo me oggi, riesca a raccontare subito i suoi problemi. Però è comunque una possibilità”.
    Come hanno reagito i tuoi familiari, che ti avevano affidato a don M., quando hanno appreso i fatti da te denunciati?
    “Mia madre si è arrabbiata tantissimo. Voleva quasi farsi giustizia da sé. La mia è una famiglia molto cattolica e quando questo prete è entrato in casa nostra per lei è stato come una benedizione. E lo era anche per me. Purtroppo, ho avuto un padre con problemi di alcol che mi picchiava e la dolcezza di quel sacerdote per me era positiva. All’inizio i suoi comportamenti erano normali, o almeno così sembravano. Cercava il contatto fisico con me attraverso il gioco, tenendomi in braccio dinanzi al volante dell’auto. Ma io ero un bambino e non percepivo allora della malizia. Ero solo felice di poter guidare. Poi in Italia le cose sono cambiate e le molestie sono diventate esplicite, come ormai tutti sanno”.
    Oggi le cose vanno meglio, cosa ti senti di dire?
    “Nonostante tutto, per me è andata bene. Mi ritengo fortunato: ho una famiglia, una figlia, un lavoro. Ma purtroppo in tanti non ce la fanno e non ce l’hanno fatta. Voglio lanciare un messaggio ai genitori: non lasciate andare i figli fuori casa, se non c’è un reale bisogno e se non sono abbastanza maturi per difendersi dai pericoli”. Jan Mazurkiewicz

  • Isernia, parla Giorgio, abusato da don M.: “La canonica per me era come un inferno”

    Isernia, parla Giorgio, abusato da don M.: “La canonica per me era come un inferno”

    Giorgio ha trovato il coraggio di raccontare gli abusi sessuali subiti da Don M., un sacerdote polacco che fino a lunedì continuava ad esercitare il suo ministero in una parrocchia della provincia di Isernia. Molestie durate anni e finite solo quando Giorgio è diventato maggiorenne: “Per lui ormai ero maturo e aveva perso interesse per me”. Jan Mazurkiewicz

     

    Giorgio nasce a Liblino, nella Polonia orientale, trentaquattro anni fa. La sua è una famiglia problematica, il padre è alcolizzato, spesso assente, violento. E’ solo un bambino quando, in una chiesa della sua città, conosce Don M. Il sacerdote, poco dopo, viene trasferito in una parrocchia di Isernia e comincia a portarlo con sé, prima per brevi soggiorni durante l’estate fino a quando non ne ottiene l’affidamento. Gli abusi sessuali, cominciati in Polonia, continuano nel nostro Paese. Quando Giorgio trova la forza per parlare delle molestie con altri parroci vicini al suo aguzzino, non viene creduto e gli viene detto da un esorcista che le sue sono visioni del demonio. Un altro prete addirittura cerca di approfittarsi di lui proponendogli sesso a pagamento. Già maggiorenne, Giorgio decide di lasciare la canonica in Molise e di trasferirsi a Milano. Passano gli anni e capisce che deve togliersi il peso che si porta dentro e decide di denunciare gli abusi subiti da Don M. Con l’aiuto dell’avvocato Sergio Cavaliere e il movimento “Non abbiate paura, presenta una denuncia in cui si ipotizza il traffico di minore a scopi sessuali, di cui si sta occupando la Procura di Isernia. Il 2 maggio dell’anno scorso, il suo legale spedisce anche una raccomandata alle diocesi di Lublino e Isernia per informare le autorità ecclesiastiche degli abusi andati avanti dal 1993 al 2001. Di fronte al silenzio delle Curie, Giorgio decide di rendere pubbliche le molestie subite da bambino. Quando hai conosciuto Don M.?

    L’ho conosciuto in una delle chiese di Lublino. Ha subito conquistato la fiducia dei miei genitori. Si fidavano così tanto che mi hanno affidato a lui perché credevano che studiando in Italia avrei avuto un futuro migliore.

    Quanti anni avevi quando sei arrivato in Italia? Avevo 13 anni e vivevo nella canonica di Don M. in un piccolo paese in provincia di Isernia. Come sono cominciati gli abusi? La sera, quando si chiudevano le porte della casa canonica, per me cominciava l’inferno. Don M. si metteva a letto con me oppure mi faceva dormire con i cani e lui, nel letto a fianco, si masturbava. Per quanto tempo sono andati avanti le molestie? Sono durate anni. Quasi ogni sera. Me lo ritrovavo che cercava di toccarmi le parti intime o voleva essere baciato. Mi metteva le mani nelle mutande e mi faceva contare fino a dieci. Solo così poi mi lasciava andare. Non ha mai cercato di spingersi oltre? No, ma devo dire che ho un carattere un po’ duro e non ero troppo accondiscendente. Hai trovato il coraggio di parlare degli abusi ad altri sacerdoti vicini a Don M. Qual è stata la loro reazione? Non ho trovato nessuno disposto ad aiutarmi. Ho parlato di quello che mi stava succedendo con tre parroci: Don G., un esorcista, mi ha detto che le mie erano visioni del demonio; Don R. mi ha offerto del denaro per fare sesso con lui. L’ultimo, infine, non mi ha creduto. Ero così frustrato che ho pensato ʽForse sto sbagliando qualcosa io’. Mi vergognavo a dire questa cosa fuori dall’ambito ecclesiastico perché, nonostante tutto, mi fidavo di loro. Quando ha smesso Don M. di molestarti? E’ finito tutto a 17/18 anni. Per lui ormai ero maturo e aveva perso interesse per me. Quando hai deciso di lasciare la canonica di Don M.? Avevo 22-23 e l’ambiente in Molise era diventato troppo pensante. Non è stato facile ricostruirmi una vita. Il ricordo dell’inferno dal quale ero scappato mi ha portato in una strada sbagliata, fatta di alcol e droghe. Però sono riuscito a ricostruirmi una vita. Cos’è scattato in te per indurti a raccontare gli abusi? Era una cosa che mi ha dato sempre fastidio. Sono passati molti anni però ho capito che dovevo togliermi questo peso. Alla fine mi sono detto: non può rimanere solo dentro di me. Adesso ho una bambina di due anni e mezzo e sono diventato protettivo. Penso: ʽE se una cosa del genere accadesse a mia figlia?’ Il vescovo di Isernia ha scritto una lettera chiedendoti perdono e Don M. è stato rispedito in Polonia. “Il vescovo avrebbe dovuto magari chiamarmi già da tempo per dirmi ʽCiao come stai?’, invece ha solo paura che io posso rivelare i nomi. Di fronte a questi fatti non bisogna aver paura, non bisogna stare zitti. Loro non hanno avuto nessuno scrupolo nei miei confronti.

    http://www.fanpage.it/

  • “Io, abusato dal parrocco e da altri uomini di Chiesa”. La denuncia di Giorgio dopo 10 anni, il vescovo chiede perdono

    “Io, abusato dal parrocco e da altri uomini di Chiesa”. La denuncia di Giorgio dopo 10 anni, il vescovo chiede perdono

    «Chiedo perdono per le vicende passate e per quelle che hanno ancora forti ripercussioni nel presente. Sono qui per questo». Così il vescovo di Isernia- Venafro, Camillo Cibotti, su un presunto caso di pedofilia in una parrocchia della provincia denunciato in Procura, dopo più di 10 anni dai fatti, da un ragazzo (oggi maggiorenne) che avrebbe subito abusi da un prete con la complicità di altri uomini di chiesa. Cibotti ha scritto una lunga lettera: «Le mie parole non scaturiscono in risposta al clamore mediatico, sono generate dall’amore per la giustizia e la verità».

    La vicenda è emersa con forza quando una delle presunte vittime di abusi, Giorgio Babicz, che ora ha 34 anni, è uscito allo scoperto pubblicando sulla pagina Facebook “Molisespia” le foto dei preti dai quali avrebbe subito le molestie.

    “Don M., ti ricordi quando mi facevi dormire coi tuoi cani e ti masturbavi quando si avvicinavano a me? Spero che tu abbia migliorato il tuo rapporto con gli animali, oltre che coi minorenni”, scrive Giorgio, nato a Lublino in Polonia con un padre alcolizzato e violento. Proprio in Polonia iniziano i primi abusi, poi a 12 anni, dopo aver conquistato la fiducia della famiglia, il sacerdote riesce a portarlo con sé nella parrocchia di Isernia.

    “Buonanno a te don M. , che approfittasti della mia infanzia ed adolescenza,buon anno a te don R, che volevi pagarmi per far sesso con me, buon anno pure agli altri due che qui non ci sono, don G. l’esorcista che diceva che era tutto opera del demonio e a don E. che indichi la luce per questo Natale, ma non la trovasti per me”.

    “Don E., ricordi quando mi chiedesti se don M. mi metteva le mani addosso? Ti spiegai tutto, ma ora dici che bisogna distinguere le notizie vere da quelle false. Tu sai qual è la verità. Ce la vuoi ripetere?”.

    Il suo incubo peggiora. Il ragazzo è costretto a dormire con i cani, chiuso per giorni senza poter uscire. Lui però riesce a integrarsi con la vita del posto e inizia a confidarsi con altri tre sacerdoti. Ma non credeva che anche loro potessero tradirlo. Tra di loro c’era anche un presunto esorcista che inculca nella sua mente pensieri folli, sostenendo la tesi del demonio come artefice dei suoi mali.

    Divenuto maggiorenne si trasferisce al Nord per fuggire da un’infanzia terribile. Lì trova la forza di affrontare il suo dramma ed esce allo scoperto. I tre preti sotto accusa non hanno mai subito alcun procedimento. La diocesi di Isernia ora ha preso in esame la vicenda, fino alla richiesta di perdono odierna.

    https://www.leggo.it/italia/cronache/pedofilia_abusi_isernia_vescovo_giorgio_23_gennaio_2018-3502679.html

  • Istituto Massimo Roma, arrestato professore della scuola dei gesuiti: abusava da mesi di una minorenne

    Istituto Massimo Roma, arrestato professore della scuola dei gesuiti: abusava da mesi di una minorenne

    A far scattare le indagini è stata la denuncia dei genitori della ragazza che – dopo aver letto alcuni messaggi sul suo telefonino – insospettiti dallo strano comportamento a scuola e nei loro confronti, sono arrivati a scoprire quanto stava accadendo. L’istituto gesuita si costituirà parte civile

    Per due mesi ha approfittato delle ore in cui dava lezioni privateper abusare una studentessa minorenne. Così un professoredi lettere dell’Istituto Massimo di Roma – scuola fondata nel 1551 dalla Compagnia di Gesù – è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale. A far scattare le indagini è stata la denuncia dei genitori della ragazza che – dopo aver letto alcuni messaggi sul suo telefonino – insospettiti dallo strano comportamento a scuola e nei loro confronti, sono arrivati a scoprire, anche per stessa ammissione della figlia, che da due mesi era vittima di abusi sessuali.

    Le avances dell’insegnante sono partite ad ottobre, quando la ragazza ha cominciato a prendere ripetizioni. Due mesi di terrore che hanno cambiato drasticamente i comportamenti della giovane, sia a scuola sia nei confronti dei genitori. Proprio gli atteggiamenti insoliti della ragazza hanno insospettito la mamma e il papà. Su delega del sostituto procuratore, Stefano Pizza, la giovane è stata poi ascoltata in audizione protetta a piazzale Clodio. Un colloquio durante il quale ha confermato le violenze. Le ulteriori indagini, attraverso anche l’analisi dei tabulati dei telefonini, hanno consentito agli investigatori di verificare l’attendibilità delle parole della 15enne ed arrestare il docente con l’accusa di atti sessuali con minorenne.

    Le violenze avvenivano al di fuori dell’orario scolastico, nell’aula dove il professore, 53 anni, teneva lezioni private. A mettere fine agli abusi, gli agenti della polizia di Stato del commissariato Viminale, diretto da Giovanna Petrocca che, insieme alla Procura di Roma, ha avviato le indagini. L’uomo si trova ora in arresto e per lui il gip del Tribunale di Roma ha disposto la custodia cautelare in carcere.

    “L’Istituto sta apprendendo solo ora fatti che ignorava e rispetto ai quali, ove fossero accertati, è parte offesa e quindi, in un eventuale processo penale, si costituirà parte civile. Si affida perciò alla Magistratura, nella quale  – si legge in una nota della scuola – nutre assoluta e piena fiducia. Dal punto di vista disciplinare, azionerà nei confronti del docente il procedimento disciplinare imposto dalla legge per accertare i fatti anche sotto questo profilo, che è quello che rientra nella sua diretta responsabilità“. L’Istituto Massimo, nel cuore dell’Eur, è una scuola prestigiosa dove negli anni si sono diplomati noti economisti, politici, personaggi dello spettacolo e professionisti della Capitale, da Giancarlo Abete a Luca Cordero di Montezemolo, da Mario Draghi a Francesco Rutelli.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/16/violenza-sessuale-arrestato-a-roma-professore-che-abusava-da-mesi-di-una-studentessa-minorenne/4096470/

  • Commissariata la “setta” cattolica degli abusi sessuali

    Commissariata la “setta” cattolica degli abusi sessuali

    La “setta” peruviana accusata, tra le altre cose, di abusi è stata commissariata da Bergoglio e dagli organi della Santa Sede. Ecco la storia

    La Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, infatti, sono intervenute sul “Sodalitium Christianae Vitae” (Sodalizio di Vita Cristiana), che si trova in Perù, ma che era riuscito nell’opera di allargarsi in buona parte del sud America. Una nota della sala stampa del Vaticano, poi, ha sottolineato l’esistenza di una nomina, quella del nuovo commissario apostolico del Sodalizio che è il mons. Noel Antonio Londoño Buitrago, vescovo di Jericó, in Colombia. Con questo intervento, insomma, sono stati rimossi i vertici precedenti.

    Papa Francesco – come si legge sulla Sir – “ha seguito con preoccupazione tutte le informazioni che, da diversi anni, arrivano alla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica sulla situazione del Sodalizio di Vita Cristiana” e “ha mostrato di essere particolarmente attento alla gravità delle informazioni che riguardano il regime interno, la formazione e la gestione economico-finanziaria, motivo per il quale ha chiesto con insistenza al dicastero un’attenzione particolare”. L’aspetto centrale della vicenda, però, sembra essere un altro: “si sono sommate recentemente le serie misure adottate dall’autorità giudiziaria peruviana nei confronti di Luis Fernando Figari – si legge nella nota della Santa Sede -. E ancora: “Dopo una approfondita analisi di tutta la documentazione, il dicastero ha emanato il Decreto di commissariamento”.

    Luis Fernando Figari è il fondatore del “Sodalizio” in questione. Cinque ex membri di quella che da alcuni è considerata una vera e propria “setta” avevano denunciato Figari e altre persone appartenenti all’organizzazione per sequestro di persona, coospirazione criminale e assalto. Le accuse relative agli abusi sessuali, invece, non sarebbero state formalizzate solo perché prescritte. Un “Sodalizio”, però, che era riuscito a trovare spazio anche all’interno delle gerarchie ecclesiastiche: “Riconosciuto da vescovi e cardinali – si legge su La Stampa– l’apice della notorietà del Sodalicio è stata il 3 giugno 2006 quando, alla vigilia della solennità di Pentecoste, Figari è stato uno dei leader del ristretto gruppo di movimenti ecclesiali a prendere la parola davanti a Benedetto XVI. Mentre avveniva tutto questo – prosegue l’articolo citato – molti membri interni della comunità vivevano un inferno, vittime di atti sessuali, di schiavitù, richieste stravaganti, violenza verbale e psicologica. L’elenco degli abusi commessi da Figari tra il 1975 e il 2009 include violenze contro minori e adulti, manipolazioni con intenzioni sessuali, insulti e umiliazioni. In tutti i casi, le vittime erano giovani in formazione”. Fonti della Santa Sede, intanto, avrebbero informato che i nuovi vertici della Commissione vaticana che si occupa di contrastare la pedofilia saranno nominati proprio durante la visita pastorale del pontefice in Perù, che è prevista per la prossima settimana. Per quanto riguarda il “Sodalizio”, ancora, nel dicembre del 2017 era intervenuta anche l’autorità pubblica peruviana che aveva richiesto la carcerazione preventiva per Figari e per altri membri della “setta”. Figari, comunque, era già stato allontanato dal “Sodalicio” in qualità di persona “non gradita”. La rete l’Abuso ha definito l’organizzazione un “istituto degli orrori”.

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/commissariata-setta-cattolica-degli-abusi-sessuali-1482171.html

  • Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

    Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

    Monsignor Cibotti rompe il silenzio sul caso dei presunti abusi

    «Sarò il difensore della verità: a questo tenderà la mia indagine». Così il vescovo della diocesi di Isernia, monsignor Camillo Cibotti, rompe il silenzio in merito alla vicenda dei presunti abusi perpetrati 17 anni fa ai danni di un ragazzo straniero, da un sacerdote che opera tuttora in un centro della provincia pentra.
    Dopo il clamore mediatico suscitato dalla denuncia pubblica di quello che ormai è un uomo e dopo l’esposto depositato in Procura dal suo avvocato, il vertice della Curia isernina ha voluto dire la sua su una storia che sta provocando sofferenza a tutti i livelli.
    Nell’intervista rilasciata in esclusiva a Primo Piano Molise, Cibotti sgombra il campo dal suo presunto immobilismo e spiega che sin dall’arrivo della segnalazione, ovvero circa un mese prima di Natale, ha avviato le verifiche del caso.
    «Si sta procedendo a quella che noi chiamiamo ‘indagine previa’ – ha spiegato -. Un giudice istruttore sta lavorando, in ambito riservato e segreto. Visto il parere più che positivo rivolto a questa persona ritengo che non sia una contraddizione poter dare a lui la possibilità di continuare il suo ministero, come ha fatto da quando è in questa realtà. Io come vescovo devo fidarmi dei miei preti. Lungi però da me essere assolutorio. Io devo avere la possibilità di indagare e di cercare la verità. Il giudice istruttore del tribunale ecclesiastico avrà l’occasione di compiere le sue indagini, sentire i testimoni e verificare. Sicuramente verrà chiamata anche la presunta vittima nei tempi che il tribunale ecclesiastico ritiene necessari. Trovo ingiusto accusare il vescovo di non aver fatto nulla. Io certamente non metto in piazza il nostro ‘modus agendi’. Noi con coscienza cerchiamo la verità».
    Il vescovo non dimentica la presunta vittima: «Sicuramente il ragazzo porterà in sé una sofferenza – ha proseguito -, perché se davvero, come dichiara, è stato abusato dall’inizio sarò il primo a chiedergli perdono e a trovargli forme di sostegno. Altrimenti gli chiedo di non far soffrire chi gli ha fatto bene».
    Nelle parole di monsignor Cibotti poi anche i tratti salienti della storia che ha visto il prete e il ragazzo venuto da lontano, coabitare nella stessa comunità.
    «La famiglia del ragazzo lo ha affidato a questo sacerdote e lui lo ha portato in Italia come gesto di carità, per dargli una possibilità – ha detto ancora – . Anche quando il parroco non aveva soldi pensava a lui. Io non ho il compito di difendere il sacerdote ma di difendere la verità sì. Le autorità indagheranno e anch’io farò lo stesso».
    Una vicenda che è stata portata a conoscenza di tutta la diocesi sin dallo scorso mese di novembre, cioè da quando il vescovo, leggendo attentamente la lettera dell’avvocato Cavaliere, ha ritenuto di avviare gli accertamenti, ascoltando inizialmente le altre persone tirate in ballo e cioè ecclesiastici in ‘servizio’ nelle parrocchie della diocesi.
    «Mi sono informato subito, proprio perché ritengo queste persone degne di credibilità – ha dichiarato a Primo Piano -. Ho chiesto a loro cosa fosse successo negli anni in cui non ero in questa realtà e, dalla loro versione, ho capito che la storia è molto più articolata rispetto a come è stata rappresentata. Il gesto di questo sacerdote che viene accusato era di accoglienza verso una situazione difficile della famiglia del ragazzo.

    Denuncia per pedofilia, parla il vescovo della diocesi di Isernia: «Difenderò la verità»

  • Chiesa cattolica: 250 casi di abusi sessuali segnalati in sette anni

    Chiesa cattolica: 250 casi di abusi sessuali segnalati in sette anni

    La Conferenza dei vescovi svizzeri: «Il 10% dei casi si è verificato negli ultimi otto anni»

    BERNA – Circa 250 abusi sessuali da parte del clero sono stati segnalati alla Chiesa cattolica svizzera dal 2010. Le accuse vanno dal contatto non richiesto fino allo stupro. I casi si sono verificati tra il 1950 e oggi, come rivelano Le Matin Dimanche e SonntagsZeitung. Sono coinvolti più di 140 fra bambini e giovani e 88 adulti.

    «Il 10% dei casi si è verificato negli ultimi otto anni, le vittime sono tutte persone adulte», ha dichiarato la Conferenza dei vescovi svizzeri.

    Le aggressioni più gravi sono perseguite d’ufficio, dopo che le autorità religiose informano la giustizia, come è d’obbligo dal 2014. Alcune di queste indagini, però, sono svolte solo da persone della Chiesa, per il bene delle vittime che non vogliono sporgere denuncia.

    A questo proposito, i magistrati sono scettici e mettono in guardia dal rischio che tali indagini non siano condotte correttamente. Il procuratore di San Gallo, Elmar Tremp, ha affermato attraverso le colonne del domenicale tedesco che «i casi gravi devono essere affrontati seriamente», spiegando che il personale ecclesiastico non può agire attraverso atti coercitivi come le perquisizioni o i sequestri, a volte necessari per prevenire ulteriori abusi.

    http://www.tio.ch/svizzera/attualita/1233511/chiesa-cattolica–250-casi-di-abusi-sessuali-segnalati-in-sette-anni

  • ISERNIA; Presunti abusi in parrocchia, nel mirino degli inquirenti un sacerdote della diocesi.

    ISERNIA; Presunti abusi in parrocchia, nel mirino degli inquirenti un sacerdote della diocesi.

    La notizia era emersa lo scorso 14 dicembre ad Aversa, durante la presentazione del libro di Francesco Mangiacapra “Il numero uno – confessioni di un marchettaro”, nei giorni successivi si era anche appreso da alcuni blog che i sacerdoti coinvolti fossero addirittura quattro, senza mai però citare né il nome degli accusati, ne la parrocchia dove gli abusi sarebbero avvenuti.

    Oggi la testata molisana PrimoNumero  da notizia che la Procura della Repubblica di Isernia avrebbe avviato un’indagine a carico di un sacerdote della diocesi per presunti abusi sessuali a danno di minori, ma da quanto si apprende, i presunti abusi sarebbero per lo più avvenuti in Polonia una decina di anni fa (fuori dalla competenza della Magistratura italiana e sull’orlo della prescrizione) e, nei confronti degli stessi, non sarebbe stata formalizzata una querela di parte, ma solo un esposto.

    Si apprende anche che i presunti abusi sarebbero stati denunciati anche all’Autorità Ecclesiastica che però al momento non sarebbe intervenuta.

    di Redazione

  • ‘Vendeva’ la figlia 12enne, arrestata mamma del mostro: tra i clienti un prete

    ‘Vendeva’ la figlia 12enne, arrestata mamma del mostro: tra i clienti un prete

    La donna ha concesso la figlia anche ad un prete, che poi ha ricattato, facendogli credere di aver ingravidato la ragazzina.

    Una mamma di trentadue anni di Pontecagnano Faiano, accusata di induzione alla prostituzione minorile ed estorsione, dovrà scontare una pena di tre anni e otto mesi, poiché è stato accertato che la donna faceva prostituire la figlia di solo dodici anni. La misura è stata disposta dal Giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Salerno, dopo il rito abbreviato. Il giudice Renata Sessa, oltre ad infliggere alla spietata mamma la detenzione, ha deciso di applicare anche un’ulteriore punizione togliendole la potestà genitoriale. La donna infatti, – visti i reati – è stata considerata inadatta a ricoprire il ruolo di madre.

    Dalle indagini è emerso che la trentaduenne avrebbe venduto le prestazioni intime della figlioletta a diversi clienti, tra questi vi era anche un uomo risultato essere un prete.

    Come se non bastasse, la “mamma mostro” – dopo aver concesso al sacerdote di abusare del corpo della figlia – avrebbe anche cercato di estorcere denaro al prete [VIDEO] fingendo che la piccola fosse stata, dallo stesso, involontariamente ingravidata.

    Quest’accusa – formulata contro la 32enne salernitana – è ancora oggetto di dibattimento, mentre è stata assolta dall’altro reato contestato, ovvero di sfruttamento minorile, grazie alle parole pronunciate proprio dalla giovane figlia. Durante gli interrogatori la ragazzina ha però confermato che la madre abitualmente si intratteneva al cellulare con dei clienti, ai quali prometteva il suo corpo. Il giudice aveva inizialmente richiesto una pena per la donna di sei anni di reclusione.

    Dalle indagini sono emersi anche altri inquietanti elementi
    Per gli inquirenti, la “mamma mostro” avrebbe anche garantito le prestazione [VIDEO] della figlia adolescente ad un anziano di ottantatre anni, precedentemente rinviato a giudizio.

    La giovane sarebbe stata “venduta” a numerosi uomini, anche per somme irrisorie. Addirittura, gli investigatori hanno scoperto, che la trentaduenne avrebbe contrattato, e poi ricevuto dagli uomini, anche somme che andavano dai cinque ai quindici euro per rapporto intimo. Solo in alcune circostanze gli accordi giungevano ad un compenso per prestazione di venti euro.

    La ragazzina, sentita dagli inquirenti – assistiti da psicologi ed assistenti sociali – ha confermato quasi tutti i reati contestati alla madre. Nel frattempo la giovane, insieme alla sorella di solo un anno, è stata affidata ad una struttura di accoglienza, in attesa di trovare una nuova famiglia che possa garantire loro un futuro migliore. #genitori #pericolo

    http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/12/vendeva-la-figlia-12enne-arrestata-mamma-del-mostro-tra-i-clienti-un-prete-002246961.html