Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Ischia

  • CALENZANO, PRETE IN AUTO CON BIMBA RISCHIA LINCIAGGIO/ Ultime notizie, si difende: “i giornali esagerano”

    CALENZANO, PRETE IN AUTO CON BIMBA RISCHIA LINCIAGGIO/ Ultime notizie, si difende: “i giornali esagerano”

    Secondo il Corriere della Sera, edizione Firenze, il prete accusato di aver abusato di una piccola bimba di 10 anni avrebbe risposto così appena contattato dai colleghi dell’edizione locale: «abusi? I giornali esagerano, ma non voglio parlare adesso di questo». Intanto però, la Procura di Prato ha iniziato ad indagare dopo l’arresto ai domiciliari del sacerdote ormai in pensione: la piccola avrebbe appunto 10 anni ma su di lei ci sono molti aloni di mistero ancora. Non si sa da dove venga, se abbia famiglia e cosa ci faceva, ovviamente, alle 22.30 di un lunedì sera vicino ad un supermercato in compagnia di un prete anziano. Di certo, la posizione del sacerdote sentito dai giudici verrà ben verificata e andrà valutata al meglio prima di giungere a “facili giudici” che in queste ore, come normale che sia trattandosi di un caso così delicato, si stanno diffondendo non solo a Calenzano.

    PRETE IN AUTO CON UNA BIMBA

    «La sta molestando»: questo deve essere stato il grido di un residente di Calenzano (Firenze) quando si è accorto che dietro al supermercato Conad un prete anziano si sarebbe appartato con una bambina all’interno di un’auto. Insospettito dalla situazione avrebbe poi aperto lo sportello di colpo e fatto uscire la piccola bimba: il tutto dopo aver avvisato alcuni vicini e altri clienti del negozio, accorsi per vedere cosa stava succedendo. Il triste quadro è avvenuto lunedì scorso, attorno alle 22.30 nel paese vicino a Firenze: al momento non si hanno conferme sull’effettivo “consumo” del rapporto o dell’abuso, ma evidentemente il caso ha avuto subito clamore e questa mattina è stato raccontato da La Nazione, ripreso poi anche dall’Ansa. Il sacerdote coinvolto nel presunto scandalo ha 70 anni, è originario dell’Alto Adige e si chiama Don P.G.: da tempo parroco alla Chiesa di San Ruffignano a Sommaia, sarebbe anzi andato in pensione a settembre secondo quanto raccolto dai colleghi de La Nazione. Il prete al momento è in stato di fermo in attesa che ulteriori testimonianze e prove effettive vengano portate alla luce ai magistrati che hanno iniziato ad indagare sul caso ancora molto misterioso.

    LE ACCUSE

    Il sacerdote altoatesino è accusato di molestie e violenza aggravata su minore: per questo motivo sarebbe al momento agli arresti domiciliari in attesa che i carabinieri e la Procura di Firenze annuncino provvedimenti ulteriori in merito. Dopo aver fatto uscire la bimba dall’auto, il residente assieme ad altri vicini ha iniziato una colluttazione con il prete 70enne e nel giro di pochi secondi si è rischiato il completo linciaggio del prete di Calenzano. Tutto sarebbe stato fermato da una pattuglia dei carabinieri giunta quasi subito sul luogo: «Nella zona del Conad sono poi state chiamate anche tre ambulanze, per assistere la bambina e soccorrere le varie persone che si erano ferite, anche se in modo lieve, nel corso della colluttazione», riportano i colleghi de La Nazione. La bimba ora è seguita dai servizi sociali e sostenuta da aiuti psicologici anche se ovviamente bisognerà capire cosa sia realmente successo e da dove venga la bimba, se ha famiglia e altre informazioni di primissima necessità: quello che è certo, purtroppo, è che per il sacerdote giustificare la sua presenza a quell’ora di notte da solo con la piccola non sarà per nulla facile e servirà una spiegazione adeguata che lo possa scagionare dalla gravissima accusa di pedofilia.

    Paolo Glaentzer

  • Calenzano, prete sorpreso in auto con una bambina: rischia il linciaggio

    Calenzano, prete sorpreso in auto con una bambina: rischia il linciaggio

    E’ stato un passante a scoprirli in macchina, nel parcheggio di un supermercato lunedì a tarda sera a Calenzano, paese alla periferia di Firenze. Si è avvicinato alla macchina, insospettito dalla presenza di una bambina, e ha visto il prete seminudo. Il tempo di cacciare un grido e intorno all’auto si è radunato un gruppetto di residenti inferociti: solo l’intervento dei carabinieri ha evitato il linciaggio.
    Il prete, 70 anni, è parroco di una chiesa che si trova nel Comune di Calenzano. L’uomo è stato sottoposto a fermo con l’accusa di violenza sessuale aggravata: durante l’interrogatorio ha confessato, spiegando anche che non si trattava della prima volta che si appartava con la bambina. Dieci anni, la piccola era già da tempo seguita dagli assistenti sociali. Vista l’età avanzata del sacerdotre, la Procura ha scelto per lui la misura degli arresti domiciliari.

    Indagini a tappeto sono ora in corso da parte dei carabinieri per chiarire se altri giovani vittime siano finite nella rete del parroco. Secondo le prime ricostruzioni, tutto è accaduto lunedì scorso poco prima delle 23. Il passante ha notato la macchina ferma in una zona isolata, e quando ha visto le sagome di un adulto e di una bambina ha deciso di controllare. Pochi istanti sono bastati per confermare il peggiore dei sospetti. L’uomo a quel punto ha dato l’allarme ai vicini, ha trascinato fuori dall’auto il religioso e chiamato i carabinieri. La tensione è andata alle stelle: oltre ai militari della compagnia di Signa sul posto sono intervenute anche 3 ambulanze. Poi le manette strette ai polsi, l’interrogatorio e le prime sconcertanti ammissioni. Le indagini, coordinate dalla procura di Prato guidata da Giuseppe Nicolosi, proseguono ora nel massimo riserbo per approfondire un caso che ha sconvolto la comunità di fedeli della zona e non solo.

    Paolo Glaentzer

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2018/07/25/news/calenzano_prete_sorpreso_in_auto_con_una_bambina_rischia_il_linciaggio-202610447/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P9-S1.8-T1

  • I giudici potranno violare il segreto confessionale/ La Chiesa australiana si oppone alla legge

    I giudici potranno violare il segreto confessionale/ La Chiesa australiana si oppone alla legge

    Le autorità governative australiane, dopo lo scandalo pedofilia che ha colpito il paese, si stanno scagliando contro la libertà religiosa della Chiesa cattolica

    L’enorme scandalo della pedofilia che ha colpito l’Australia fino ai suoi vertici, ha portato conseguenze che ovviamente vanno a colpire la Chiesa nella sua totalità, non solo nel caso in particolare. E’ stata infatti approvata una legge che obbligherebbe i sacerdoti, su richiesta dell’autorità giudiziaria, a rivelare il contenuto delle confessioni. E’ un argomento controverso da tempo, nella stessa Chiesa: se da un lato infatti si potrebbe in questo modo rintracciare i pedofili dall’altro si viola uno dei principi cardine della libertà religiosa, in questo caso l’assoluto segreto del confessionale. In questo senso l’autorità cattolica australiana ha preso pubblicamente le parti della protesta dei preti: il presidente della conferenza episcopale australiana monsignor Mark Coleridge ha descritto la nuova legge, che diventerà attiva a partire dal marzo del prossimo anno comunque solo nello stato di Canberra, la capitale, ma che potrà essere estesa anche agli altri stati, come “un tentativo malamente pensato di penalizzare la Chiesa cattolica senza aver pensato in modo appropriato a cosa significhi veramente questa legge”. Una volta che sarà applicata i sacerdoti dello stato di Canberra se si rifiuteranno di rivelare cosa è stato detto loro nella confessione, saranno penalmente perseguibili in base alle nuove leggi sulla protezione dei minori approvate lo scorso 7 giugno.

    LA CONFESSIONE E’ UN DIALOGO CON DIO

    Il concetto base, ha detto l’arcivescovo della capitale australiana che viene violato, è che durante la confessione il penitente non sta parlando semplicemente con un altro uomo, ma direttamente con Dio. In sostanza, ha detto ancora, se non si conosce il reale significato religioso della confessione, non ci si può attribuire il potere di intervenire su di essa: “Il governo minaccia la libertà religiosa nominandosi un esperto di pratiche religiose e tentando di cambiare il sacramento della confessione senza apportare miglioramenti alla sicurezza dei bambini” ha spiegato. C’è anche un motivo pratico e non solo religioso, spiega l’alto prelato, che dimostra come questa legge sia una sorta di autogol: “Cosa dirà mai un pedofilo in confessione se sa che il sacerdote lo racconterà alla polizia?”. Ovviamente nulla. Il livello di abuso da parte delle autorità civili, e di ignoranza, è tale che molti politici hanno chiesto che sia abolito il celibato sacerdotale, considerato una delle cause scatenanti la pedofilia. Non solo: si rischia anche che i minorenni non potranno mai più frequentare le istituzioni religiose. Ecco un estratto da una indagine governativa: “Esiste un rischio elevato di abusi sessuali sui minori dato dall’accesso privilegiato che i membri del clero hanno con i minori in determinati tipi di istituzioni cattoliche quali chiese, parrocchie e istituti di residenza”.

  • Il racconto del mio amico d’infanzia: così il prete pedofilo ha abusato di me

    Il racconto del mio amico d’infanzia: così il prete pedofilo ha abusato di me

    Una vittima degli abusi sessuali commessi dal clero cattolico, io l’ho conosciuta. Era un amichetto, mio vicino di casa che da bambino, negli anni Settanta, frequentava la parrocchia di una Chiesa di una cittadina del basso Lazio. In quella “comunità” rimase sino ai 25 anni circa, poi, improvvisamente, la abbandonò. Il suo distacco coincise con il pensionamento di Don Angelo, il parroco che aveva guidato il suo gregge per trenta lunghi anni. Questo lo venni a sapere solo anni dopo, quando (e ne ignoro il motivo) il mio amico mi rivelò l’orrore che si portava dentro.

    Su Don Angelo circolavano strane storie. Brutte storie. Voci infamanti, sussurrate nei bar, bisbigliate tra i crocchi di sfaccendati aggreggiati nelle piazze, da genitori intimoriti negli androni dei palazzi. Con linguaggio pudico e il ricorso all’eufemismo, quasi che il nominare le cose per quel che erano suscitasse troppo orrore, in quel dilatato paesone si vociferava che Don Angelo si prendeva “certe libertà” con i bambini a lui affidati. Prove però non ve n’erano, denunce, a quel che so, mai ve ne furono, e il vecchio pastore lasciò la cura delle anime per sopravvenuta anzianità. Don Angelo lo avevo conosciuto, anche se superficialmente, e quelle maldicenze mi ferivano, e chiedevo con un certo sgomento: avevano un qualche fondamento?

    Molti anni dopo incontrai per caso il mio antico amichetto. Non faticammo a riconoscerci, malgrado gli anni ci avessero incanutito. In pochi minuti ripercorremmo le rispettive vite, indugiando sui ricordi. Lui però preferiva parlare dell’oggi, viveva e lavorava a Roma, la nostra cittadina l’aveva lasciata da anni. Ebbi la netta sensazione che rifuggisse quell’antico tempo, quando io vi tornavo battendo sulla corda della nostalgia lui distoglieva lo sguardo, sorvolava, mutava discorso. Ad un certo punto gli nominai quella parrocchia, e il suo sguardo perennemente triste s’incupì ancor di più. E allora, senza una ragione, gli sparai quella vecchia domanda che in gioventù mi aveva così a lungo arrovellato: “Senti un po’, tu che conoscevi bene Don Angelo, ma in quelle voci infamanti su di lui c’era qualcosa di vero?” Il mio amico mi fissò, gli occhi sgranati. Mi pentii subito di quella sciocca domanda, abbassai il capo, cincischiai col bicchiere sul tavolino (eravamo in un bar): non sopportavo e non capivo quel suo sguardo stravolto. Dopo qualche secondo scattò in piedi e mi disse imperioso: “Vieni, usciamo”. Lo seguii, interdetto e confuso. Fu così, passeggiando per le strade di un centro devastato dai turisti, che il mio amico mi aprì il suo cuore, come si dice in questi casi.

    Mi riversò addosso un torrente fetido di parole, che ricrearono in tutto il loro orrore fatti, scene, particolari disgustosi: il mio vecchio amico era stato sistematicamente abusato da Don Angelo, dagli otto ai dodici anni. Poi, d’improvviso, il prete aveva perso interesse per lui, per il suo corpicino, e aveva rivolto le sue luride attenzioni ad un altro bambino, più piccolo. Se per me venire a sapere queste verità fu scioccante, cosa fu per lui, mi sono poi chiesto, cosa è per i tanti, i troppi che hanno subito e subiscono tutt’ora violenze così inaudite, traumi così profondi che niente e nessuno potranno mai sanare?

    Non ci sono mezze parole: il problema della pedofilia clericale è intollerabile e va risolto alla radice. Portare alla luce immonde violenze, sensibilizzare l’opinione pubblica è soltanto il primo passo di un lungo e impervio percorso, e la notizia giunta ieri sulla costituzione a Ginevra di un nuovo organismo, l’ECA (Ending Clerical Abuse), un’associazione internazionale formata da vittime di abusi e attivisti che intendono combattere la pedofilia clericale, è certo un proficuo passo in avanti. L’ECA si propone di indicare all’opinione pubblica mondiale i vescovi accusati di aver protetto i preti pedofili e inviterà il pontefice a creare un nuovo strumento centralizzato in grado di individuare e punire i colpevoli e i loro protettori, che non di rado si annidano nelle più alte gerarchie vaticane, ad epurare i dirigenti ecclesiali coinvolti nei ripetuti scandali di abusi sessuali su minori venuti alla luce in questi anni. Perché la storia dimostra che il caso Cile, dove tutti i membri dell’episcopato hanno rimesso il proprio mandato nelle mani del papa, assumendosi di fatto la responsabilità di aver coperto i sacerdoti colpevoli di abusi sessuali sui minori, è tutt’altro che un caso isolato. Per il momento, il pontefice ha accettato le dimissioni di tre vescovi: Juan Barros Madrid, Cristian Caro Cordero, Gonzalo Duarte Garcia de Cortazar. Una delle vittime del sacerdote Fernando Karadima (che ha beneficiato delle più alte protezioni), Juan Carlos Cruz, ha esultato sui social: “Comincia un nuovo giorno per la Chiesa cattolica in Cile! La banda dei vescovi delinquenti comincia a disgregarsi!”

    Non bisogna tuttavia farsi troppe illusioni. Strappare foglie marce è certo lodevole e necessario, ma il problema, evidentemente, è di natura culturale. Se le gerarchie ecclesiastiche volessero davvero estirpare alla radice il male che attraversa l’intera organizzazione cattolica, dovrebbero cercarlo all’origine, lì dove nasce e prolifera: nei seminari. Dovrebbero quindi intraprendere una vera e propria rivoluzione culturale e di pensiero, una sistematica rifondazione e riorganizzazione delle loro strutture, rivedere radicalmente le modalità e le psicologie con cui vengono cresciuti, addestrati e formati i loro funzionari. Perché è nelle scuole seminariali che si genera e si radica quella mentalità settaria ed elitaria, omertosa e collusiva, che può generare degli autentici mostri, individui insensibili e dalla sessualità distorta, educati nell’incrollabile convinzione di impunibilità: i giovani preti sanno bene che non saranno mai chiamati a rispondere dei delitti commessi nell’esercizio delle loro funzioni. Una tale “pedagogia”, lungi dall’insegnare e diffondere un messaggio evangelico, finisce per solleticare e magnificare l’istinto egoistico e predatorio.

    La guardia su tali osceni delitti, compiuti contro vittime davvero innocenti, non dovrà mai essere abbassata, ma se non ci si convince che il problema è culturale questo antico male non verrà mai debellato.

    http://www.globalist.it/news/articolo/2018/06/12/il-racconto-del-mio-amico-d-infanzia-cosi-il-prete-pedofilo-ha-abusato-di-me-2026062.html

  • Pedofilia, condanna per un arcivescovo

    Pedofilia, condanna per un arcivescovo

    Alto prelato australiano coprì abusi su minori di altro prete

    Wilson, il più alto prelato cattolico al mondo condannato per questo reato, è stato giudicato colpevole dal tribunale di Newcastle, a nord di Sydney. L’arcivescovo si era sempre dichiarato non colpevole. Wilson il mese scorso ha negato sotto giuramento in tribunale che due ex chierichetti gli abbiano mai detto di essere stati abusati sessualmente dal prete James Fletcher negli anni ’70.
    http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2018/05/22/pedofilia-condanna-per-un-arcivescovo_561bd1b2-ebd1-4498-bd51-7fed8c122d48.html
  • LE MAMME DELLA “RETE”

    LE MAMME DELLA “RETE”

    Cosa significa per una famiglia cattolica “imbattersi” in un abuso sessuale? Cosa succede quando è tuo figlio che viene abusato da un prete?

    Più o meno una tragedia, sicuramente qualcosa che cambia per sempre la vita di tutta la famiglia.

    Ci sono varie fasi, e dipendono da quando il figlio riesce a parlarne, da quando tu, genitore, ti accorgi che c’è “qualcosa che non va”, da quando riesci a prendere coscienza che niente sarà più come prima, che non è un brutto sogno dal quale prima o poi ti risvegli, da quando incontri qualcuno che prova a darti una mano, da quando inizi a non sentirti più solo, la solitudine di una famiglia…

    Credo che la solitudine sia davvero la fase peggiore, quando ti accorgi che tutti quelli che hai vicino non hanno la minima idea di quello che stai passando… sì, tuo figlio è affidato ad uno psicologo, tu hai magari qualcuno con il quale confidarti, qualcuno che ti incoraggia e ti dà una pacca sulla spalla, cerca di distrarti, qualcuno che vuole a tutti i costi darti consigli dei quali tu non sai cosa fartene perché “stiamo parlando due lingue diverse” (e nemmeno puoi dirglielo, perché saresti ancora più solo..), qualcuno che minimizza e qualcuno che “sparisce” perché non sa proprio cosa dirti … niente da fare: si è soli.

    E sembra che sei ancora tu che devi capire gli altri, tu che devi “pensare ad altro” come ti consigliano, tu che dovresti fare “così e così”, sono tutti bravi a dirti cosa avrebbero fatto al tuo posto … senza avere la minima idea di cosa possa significare essere “al mio posto”.

    E non aggiungo che ci sono anche quelli che “per partito preso” difendono il prete pensando che la denuncia sia tutta una calunnia: c’è anche chi metterebbe la mano sul fuoco per il prete, senza ovviamente approfondire… Già, proprio qualcuno della tua parrocchia, che magari ti conosce e conosce il tuo bambino, ma ancora non sa che è proprio la tua famiglia che ha avuto il coraggio di sporgere denuncia ad un certo punto.

    Solitudine.

    E passa tanto tempo in questo modo.

    Che attenzione c’è nel mondo per le famiglie dei figli abusati? Le istituzioni?

    Qualche incontro con lo psicologo: un “pacchetto” di otto incontri settimanali … già, perché dopo otto settimane dovrebbe essere tutto passato e guarito? E che psicologo: lo specializzando di turno, che magari ha vent’anni meno di te e magari non è nemmeno genitore … ma questo è quello che “passa il convento del pubblico” … grandi aiuti e grandi consigli, si può ben immaginare.

    Puoi solo apprezzare quegli amici, quelle persone che sanno starti accanto in punta di piedi, che rispettano la tua fatica e riescono a dirti che “proprio non immaginano come aiutarti ma che CI SONO”. E queste sono le uniche persone alle quali sai che puoi mandare un messaggio e ti rispondo subito, puoi piangere con loro e sanno abbracciarti, anche solo per telefono. Ma ci sono.

    E poi c’è il rapporto con la Chiesa: è la prima alla quale ti rivolgi, perché sei cattolico, perché vivi la vita della Chiesa e dell’oratorio, perché credi in Dio, perché hai fiducia, perché ti immagini che “loro” sappiano cosa fare. Immagini che la Chiesa voglia il tuo bene, il bene della tua famiglia, il bene di tuo figlio.

    Già … immagini questo, e ci credi davvero.

    Tutto questo va bene ed è genuino finché ti fermi al Parroco: con lui hai un rapporto, ti conosce, conosce la tua famiglia, conosce il tuo bambino, ti senti creduto.

    La solitudine e lo smarrimento ricominciano se provi ad andare oltre il Parroco.

    Il Vescovo?

    Magari ti riceve dopo anni, magari ti senti letteralmente “preso in giro”, magari scopri, con un dolore infinito, che la tua famiglia è per lui una scocciatura, una grande scocciatura. Balbetta delle risposte confuse, sempre peggio, e non lo senti come il tuo Pastore. Come “uomo di Chiesa” con la tua famiglia ha completamente fallito. Non è stato in grado di darti nessun messaggio positivo, di incoraggiamento, di vicinanza, nessuna attenzione per tuo figlio, non è stato in grado nemmeno di fare il prete.

    So che sono dure le mie parole, ma ho ricevuto molto e molto di più da semplici sacerdoti sconosciuti al mondo, senza nomi o cariche altisonanti, che dal mio Vescovo.

    Ti accorgi, davvero con dolore e smarrimento, che l’unico obiettivo del tuo Vescovo è quello di “salvare le apparenze” “salvare la faccia” della Chiesa. E non si accorge che questo comportamento, unito a quello di tutti gli altri Vescovi di fronte alla gestione di casi di pedofilia dei propri sacerdoti, è proprio il comportamento che ALLONTANA DALLA CHIESA, non fa il bene della Chiesa.

    E ti accorgi che è un copione, un drammatico copione. A tutte le famiglie dei figli abusati da sacerdoti è accaduto così…

    Ma esiste Rete L’ABUSO, esiste Facebook, esiste WhatsApp, esiste il telefono, esistono le mail …. ed esistono LE MAMME.

    Quando cominci ad “alzare la testa”, a uscire dalla tua solitudine, quando fai il primo passo e tendi la mano ad altri… scopri che “gli altri come te” esistono. Non sei più solo. La tua famiglia non è più sola.

    E inizi a ricevere messaggi, dai la disponibilità ad essere contattata per telefono, hai voglia di dar voce a tanti che non ne hanno ancora il coraggio, a tanti che stanno vivendo ancora una grande solitudine. Diverse mamme ti contattano, ti chiedono una preghiera, un consiglio … si creano delle amicizie bellissime.

    E addirittura tra le amicizie si aggiungono mamme che si considerano fortunate perché a loro non è successo, ma hanno rischiato: le mamme di Montù Beccaria!

    Questo è un pezzettino della Rete L’ABUSO: le mamme delle vittime che iniziano a conoscersi, a sostenersi, a condividere fatiche e gioie, a interessarsi le une delle altre con il cuore, senza apparire, senza bisogno di nessuna risonanza mediatica … davvero un volto umano per tutta questa infinita sofferenza.

    Forse chi non ci è passato non può capire, ma chi sta vivendo questo dramma può scoprire che chiedendo aiuto si può uscire dalla solitudine.

    Mamma di una vittima

    (lettera firmata)

  • «I bambini entravano e uscivano dalla casa del prete», l’ombra della pedofilia sulla Chiesa di Napoli

    «I bambini entravano e uscivano dalla casa del prete», l’ombra della pedofilia sulla Chiesa di Napoli

    NAPOLI. Un nuovo episodio di pedofilia rischia di screditare nuovamente la Curia di Napoli. Il 37enne G.S ha raccontato al Mattino un episodio accaduto 26 anni fa in una parrocchia di Ponticelli, nonostante il trauma oggi l’uomo è sposato ed ha avuto figli. “Don Silverio era il parroco di Ponticelli ed era conosciuto da tutti, era un mammasantissima, una persona tenuta in grande considerazione dalla comunità. La mia famiglia si trasferì in quel quartiere e iniziai a frequentare la parrocchia, facevo il chierichetto, andavo a giocare a pallone e così conobbi quel sacerdote. Era il secondo sacerdote della parrocchia, l’altro si chiamava don Ciro Cocuzza. Mi sono spesso chiesto se don Ciro abbia mai subodorato qualcosa vedendo che dalla casa di don Silverio spesso entravano e uscivano diversi ragazzini. – ha raccontato al Il Mattino – L’idea che mi sono fatto da adulto è che in fondo erano in tanti a sapere, o a sospettare ma si finiva per stare zitti perché quella era la cosa da fare. Ripeto, don Silverio era uno tenuto in grande considerazione dalla comunità”.

    read:http://internapoli.it/86493/i-bambini-entravano-e-uscivano-dalla-casa-del-prete-lombra-della-pedofilia-sulla-chiesa-di-napoli

  • Papa Fischiato E Criticato In Cile: Si Parla Ancora Di Pedofilia

    Papa Fischiato E Criticato In Cile: Si Parla Ancora Di Pedofilia

    Se a parole Papa Francesco ha dichiarato di voler combattere la piaga della pedofilia, nei fatti pare aver promosso chi insabbiava

    Il Cile non ci sta: anche se il Paese è da sempre molto cattolico, difronte alle ennesime contraddizioni interne alla Chiesa protesta. Fischi a Papa Francesco, alcune Chiese assalite e date alle fiamme. Al centro di tutto sempre fatti legati alla pedofilia.

    La vicende che legano il clero alla pedofilia sono consolidate. Tanto che, lo stesso Papa Francesco, aveva fatto della lotta contro l’abuso su minori da parte di prelati e non solo, uno dei cardini della sua politica. Dichiarava il Papa:

    “Non posso fare a meno di esprimere il dolore e la vergogna che sento davanti al danno irreparabile causato a bambini da parte di ministri della Chiesa. Desidero unirmi ai miei fratelli nell’episcopato, perché è giusto chiedere perdono e appoggiare con tutte le forze le vittime, mentre dobbiamo impegnarci perché ciò non si ripeta”

    Ma alle parole non sono seguiti i fatti. Parole vuote, per molti cileni, quelle del Santo Padre.

    I casi del Cile

    Alcune di questi tristi episodi, che vedono bambini o giovani ragazzi, vittime di pedofilia, sono, infatti accaduti proprio in Cile. Tre i prelati cileni coinvolti nella vicenda che vede come principale imputato padre Karadima. Fernando Karadima in Cile è stato un uomo capace di influenzare le masse e crescere sotto la sua “ala protettiva” intere generazioni di giovani prelati. Per 20 anni è stato parroco del Sacro Cuore di El Basque e con il suo innegabile carisma ha influenzato la vita di molte persone. Si era guadagnato il soprannome di “il Santo”. Questo fino al momento dello scandalo dove si scopre che, dietro la brillante esistenza del vescovo, si nascondeva una realtà squallida, fatta di abusi di potere e violenze. I popolo si infervora e Karadima viene accusato di essere un violentatore seriale. Non un singolo episodio quindi, ma un’esistenza doppia che ha distrutto la vita di moltissime persone.

    https://www.ultimavoce.it/papa-cile-pedofilia/

  • PAPA FRANCESCO CHE FA SOFFRIRE: perché? Non si poteva evitare?

    PAPA FRANCESCO CHE FA SOFFRIRE: perché? Non si poteva evitare?

    In questi giorni si legge ovunque la notizia della morte del cardinale Law e della partecipazione di Papa Francesco ai suoi funerali.

    Praticamente ogni quotidiano ne dà notizia, ne ho letti parecchi … ogni testata dà la sua interpretazione, ma ovunque vi è un collegamento con Boston, con il fatto che il Card. Law è diventato famoso per aver coperto innumerevoli casi di pedofilia usando il CLASSICO METODO del TRASFERIMENTO del prete pedofilo in un’altra parrocchia (dove poter ancora abusare di altri bambini).

    Qualche giornalista parla poi del suo trasferimento a Roma come arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore, delle sue dimissioni legate all’età avanzata … insomma ogni notizia legata al suo percorso.

    Su “Il Giornale” del 20 dicembre viene anche riportato che “Presentate le dimissioni, aveva scritto una dichiarazione personale, diffusa dalla Sala stampa della Santa Sede – specifica il quotidiano del Vaticano – con la fervente preghiera che potessero aiutare l’arcidiocesi di Boston a fare esperienza di guarigione, riconciliazione e unità, di cui ha così disperatamente bisogno”.

    Bene. Non è tutto questo che mi ha colpita. Sono notizie. Se non vi sono smentite le prendo per vere. Non ho elementi per dire diversamente.

    Sono invece rimasta colpita, profondamente spiazzata, addolorata, confusa da quello che ho letto ovunque rispetto a ciò che avrebbe fatto Papa Francesco.

    O meglio: ho cercato ovunque “QUELLA NOTIZIA, QUELLE PAROLE, QUEL GESTO”.

    Ho sperato fino all’ultimo che Papa Francesco facesse il primo gesto concreto pensando davvero alle vittime dei preti pedofili, ovvero non partecipare a quel funerale, dichiarando apertamente che non intendeva partecipare pensando a ciascuna delle vittime del sistema di insabbiamento tutt’ora ampiamente presente nella gestione di questo problema, in tutto il mondo.

    Boston è il simbolo del “coperchio tolto dalla pentola”: una grande pentola che è presente in tutto il mondo, in ogni Diocesi. Anche il cardinale Law è purtroppo un simbolo, un simbolo negativo,  e malauguratamente sono in tanti ad imitarlo tutt’ora. Il suo “sistema” è tutt’ora seguito, nonostante le direttive e i proclami di “tolleranza zero”.

    Non voglio rischiare di essere fraintesa: non mi permetto di giudicare il percorso fatto dal card. Law, non affermo in alcun modo che non aveva diritto ad un funerale dignitoso, auspico che abbia avuto il tempo di ragionare sui suoi errori e che si sia salvato l’anima … ma il fatto che IL PAPA ABBIA PARTECIPATO UFFICIALMENTE  mi ha fatto male, mi ha provocato uno smarrimento profondo.

    Non sono una vittima di un prete pedofilo, ma sono la mamma di un ragazzino che è stato abusato da un prete.

    Conosco altri genitori di figli abusati, conosco altre vittime, ci si sente spesso … so cosa significa vivere ogni giorno a contatto con chi ha ora una sindrome da stress post-traumatico: è una “cosa che ti rimane appiccicata” per tutta la vita, devi imparare a convivere con questo malessere, ad affrontare la vita con una fatica enorme, ogni giornata è una incognita, a volte basta poco per riaccendere quel malessere legato al ricordo di quello che hai subito …

    Il gesto del Papa mi ha profondamente ferita … non me lo aspettavo … è in totale contraddizione con quello che lui stesso continua ad affermare rispetto all’attenzione per le vittime. Quale attenzione? Quale sensibilità? Quale cura come pastore di anime?

    Nemmeno una parola per le vittime … ma qui era necessario QUEL GESTO: dichiarare pubblicamente che non intendeva partecipare per rispetto alle vittime. Il funerale si faceva lo stesso. A distanza ho pregato anch’io per il card. Law: è immensa la Misericordia di Dio, ma è anche tremenda la Sua Giustizia.

    Il Papa ha perso un’altra occasione per essere credibile in questo campo.

    Da qui vorrei invece dare un abbraccio a ogni vittima che, come me, si è sentita profondamente ferita da questo evento. Grazie a ReteL’ABUSO che me lo permette.

    Una mamma

    (lettera firmata)

  • Vaticano, usciere arrestato con droga e materiale pedopornografico. Gli inquirenti: “Non erano per lui”

    Vaticano, usciere arrestato con droga e materiale pedopornografico. Gli inquirenti: “Non erano per lui”

    A riportare la notizia è La Repubblica. L’uomo non ha rivelato a chi fossero destinati droga e video. Secondo il gip: “Potrebbe godere anche di appoggi che lo spingono a trovare ospitalità in ambienti protetti”

    Un usciere del Vaticano è stato arrestato mentre aveva con sécocaina e cinque chiavette usb piene di video e foto pedopornografici. Ma, come ha scritto il giudice pe rle indagini preliminari, “il materiale è chiaramente detenuto a fini di cessione a terzi“. Allora, si sono chiesti gli investigatori, “a chi erano destinati droga e filmini in cui sono vittime minori?” Ostilio Del Balzo, così si chiama l’uomo arrestato, non ha voluto rivelarlo. Neanche dopo tre mesi di carcere a Regina Coeli. Ora Del Balzo si trova agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, per evitare rischi di fuga, ma rischia una condanna superiore ai cinque anni di detenzione.

    A riportare la notizia è La Repubblica, che spiega che l’uomo è un 47enne incensurato, impiegato presso il Pontificio consiglio della cultura. Lavorando in territorio Vaticano, inaccessibile per le forze dell’ordine italiane, Del Balzo è stato arrestato il primo settembre scorso dai carabinieri mentre saliva in auto, a Borgo Santo Spirito. I militari hanno controllato la vettura e lì hanno trovato “una pochette viola con strisce bianche nel cui interno rinvenivano una busta con trenta involucri termosaldati di cocainaper un peso complessivo di quindici grammi e conque mini pen drive aventi tutte lo stesso contenuto” scrive il quotidiano riportando le parole del verbale dei carabinieri.

    L’uomo ora attende il processo, probabilmente con il rito immediato, in cui dovrà rispondere dell’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacienti e detenzione di materiale pedopornografico aggravata dall’ingente quantità. Dato il suo incarico, gli inquirenti sospettano che droga e video fossero destinati a qualcuno del Vaticano, che potrebbe coprire l’uomo. Per questo il gip Daniela Caramico D’Auria gli ha negato la libertà: “Si tratta di una persona che lavora in ambito extraterritoriale sotto la giurisdizione dello stato Vaticano – sottolinea – e che potrebbe godere anche di appoggi che lo spingono a trovare ospitalità in ambienti protetti”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/17/vaticano-usciere-arrestato-con-droga-e-materiale-pedopornografico-gli-inquirenti-non-erano-per-lui/4044550/