Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • 12 apostoli, altre sei ragazze accusano Capuana Le testimonianze in aula interrotte dalle lacrime

    12 apostoli, altre sei ragazze accusano Capuana Le testimonianze in aula interrotte dalle lacrime

    Circa cinque ore per raccogliere le rivelazioni delle presunte vittime dell’arcangelo, al vertice di quella che è stata ribattezzata come la congrega degli orrori. Attesa anche per la decisione del tribunale del riesame per tre indagati, tra cui l’ex assessore regionale Rotella. Per loro la procura di Catania ha chiesto gli arresti domiciliari.

    Fuori dall’aula la solita folla di congiunti, mentre dentro c’è sempre lui. Il 73enne Pietro Capuana, accusato di essere al vertice della cosiddetta congrega degli orrori di Aci Bonaccorsi. Trascorsa una settimana dall’ultima udienza, l’uomo, che si trova detenuto in carcere, è ritornato nel palazzo di giustizia di Catania per ascoltare le rivelazioni di altre sei testimoni. Ragazze che gli puntano il dito contro, accusandolo di avere mischiato preghiere e violenze sessuali nelle tre case utilizzate dall’associazione cattolica Cultura e ambiente. Ribattezzato «l’arcangelo» dai suoi adepti, Capuana, secondo la procura etnea, avrebbe «soddisfatto le sue pulsioni sessuali definendosi pervaso dallo Spirito santo». Un soggetto «speciale», lo definivano le sue tre collaboratrici che adesso si trovano agli arresti domiciliari, tanto da ritenerlo particolarmente «vicino a Dio».

    Le sei ragazze chiamate oggi a testimoniare, dopo le tre che si erano alternate in tribunale la scorsa settimana, hanno parlato nascoste dietro un paravento in legno, interrompendo spesso tra le lacrime le deposizioni. L’udienza, svolta a porte chiuse con l’ingresso dell’aula presidiato dai carabinieri, si è conclusa dopo quasi cinque ore e ha come obiettivo quello di raccogliere le dichiarazioni da utilizzare come prove, nonostante manchi un vero e proprio rinvio a giudizio, essendo le indagini ancora aperte.

    A denunciare tutto è stata la madre di una presunta vittima. Che nel 2016 ha deciso di recarsi dalle forze dell’ordine segnalando che la ragazza, fin da quando aveva 11 anni, sarebbe stata destinataria di abusi sessuali da parte di Capuana. Nelle carte dell’inchiesta viene tratteggiato un periodo, quello successivo alla prima denuncia, fatto di timori e difficoltà della vittima che sarebbe stata anche avvicinata da una delle componenti della setta, ricevendo rassicurazioni su quell’esperienza mistica «fatta di amore dall’alto», che la stessa collaboratrice aveva provato da giovane.

    Passaggio preliminare a una serie di lettere che le ragazze avrebbero scritto con lo scopo di scagionare il vertice dell’associazione in caso di grane giudiziarie. Una situazione in cui si sarebbero mischiate anche pressioni e paure ma che però non hanno intimorito un’altra madre, che ha deciso di denunciare fatti analoghi a quelli subiti dalla prima vittima. Inizia così l’indagine della procura che porta a ricostruire quello che gli inquirenti hanno definito «un plagio di massa, fondato su argomenti di carattere religioso».

    La vicenda giudiziaria prosegue anche sul fronte del tribunale del Riesame. Negli scorsi giorni la procura di Catania ha fatto ricorso ai giudici per ottenere la misura degli arresti domiciliari nei confronti di altri tre indagati: Mimmo Rotella, Orazio Caputo e Salvatore Torrisi. Il primo, marito dell’indagata Rosaria Giuffrida, è accusato di avere «rivelato a Katia Scarpignato (indagata pure lei, ndr) la sussistenza di indagini in corso». C’è poi la posizione di Caputo, di professione prete. L’uomo, secondo la ricostruzione dei magistrati, avrebbe violato il segreto del confessionale. Rivelando all’ex presidente dell’associazione, Torrisi, la volontà della mamma di una presunta vittima di rivolgersi agli inquirenti.

    http://catania.meridionews.it/articolo/60383/12-apostoli-altre-sei-ragazze-accusano-capuana-le-testimonianze-in-aula-interrotte-dalle-lacrime/

  • Capo scout pedofilo: sesso con l’allieva 15enne. Nei guai un insospettabile

    Capo scout pedofilo: sesso con l’allieva 15enne. Nei guai un insospettabile

    L’uomo, Andrew Ranyard, che vive nella cittadina inglese di East Halton, nella contea del Lincolnshire, sembrava davvero un insospettabile: era noto per avere un pub e per l’impegno sociale negli scout ed era molto stimato dai suoi concittadini. L’intera comunità, quindi, era rimasta sotto choc dopo la prima denuncia della ragazzina, che oggi ha 16 anni: Ranyard l’avrebbe corteggiata e circuita portandola con sé a provare le corse dei kart e a romantiche serate al cinema. Alla fine, l’uomo l’avrebbe baciata e da lì sarebbe nata la relazione, fatta di sesso consumato diverse volte alla settimana e in vari luoghi: dall’auto di Ranyard ad alcuni hotel, passando anche per il tavolo di un rifugio di proprietà dell’associazione di scout.

    Secondo la denuncia della ragazzina, il sesso tra i due sarebbe stato consenziente ma negli ultimi tempi Ranyard era diventato geloso e minaccioso, dal momento che sospettava che l’adolescente avesse un altro. L’uomo si è difeso davanti al giudice sostenendo di aver fatto sesso con la ragazzina solo una volta, quando questa aveva già compiuto 16 anni (l’età minima per il consenso secondo la legge), ma ora è in attesa di sapere la sentenza che rischia di mandarlo in carcere per diverso tempo. Lo riporta il Telegraph.

    http://www.leggo.it/esteri/news/capo_scout_pedofilo_sesso_29_ottobre_2017-3332857.html

  • Gli abusi e gli orrori nella setta  Fissata l’udienza al Riesame

    Gli abusi e gli orrori nella setta Fissata l’udienza al Riesame

    Le accuse della magistratura, le indagini della difesa e i retroscena.

    CATANIA – Si apre un nuovo capitolo giudiziario dell’indagine “12 Apostoli” sui presunti abusi che si sarebbero susseguiti da due decenni all’interno dell’associazione “Cultura e Ambiente” di Aci Bonaccorsi. Gli indagati saranno davanti al Tribunale del Riesame il prossimo 22 agosto. L’udienza è stata fissata a seguito del ricorso dell’avvocato Mario Brancato che assiste Pietro Alfio Capuana e dei difensori di Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. La pm Laura Garufi porterà ai giudici della Libertà le testimonianze, le intercettazioni, gli esiti investigativi della delicata inchiesta condotta dalla Polizia Postale che fotografa venti anni di orrori, di plagio, di manipolazioni ai danni di ragazzine, scelte e selezionate per gratificare “l’arcangelo” Capuana. La difesa, dal canto suo, cercherà di smontare le accuse una per una. Sin dall’interrogatorio di garanzia infatti sia il 73enne che le tre donne arrestate hanno contestato gli addebiti e si sono proclamati “innocenti”.

    LE ACCUSE. Sono 50 pagine che fanno accapponare la pelle quelle dell’ordinanza firmata d Gip Francesca Cercone. I racconti delle vittime, alcune minorenni, altre oggi maggiorenni, sono vere storie dell’orrore. Ragazzine soggiogate dalla promessa “dell’amore puro”, trasformate all’occorrenza in “geishe” che avrebbero dovuto (a turno) pulire, vestire e offrire prestazioni sessuali al leader dell’associazione laica. Una di loro sarebbe stata costretta a prendere la pillola del giorno dopo per evitare una gravidanza indesiderata. Negli atti della magistratura ci sono stralci delle centinaia di lettere sequestrate dagli inquirenti in cui le “ancelle” dichiaravano il loro sentimento “all’arcangelo”. Non mancano poi le intercettazioni che hanno permesso di scoprire agli investigatori come il marito di una delle indagate, Mimmo Rotella, politico catanese ed ex assessore comunale, fosse a  conoscenza dell’inchiesta in corso. Lo avrebbe saputo perché un prete avrebbe violato il segreto confessionale. Retroscena che rendono ancora più inquietante questa pagina di cronaca giudiziaria.

    L’INDAGINE DIFENSIVA. “Noi abbiamo depositato da tempo delle indagini difensive che avevamo avviato dopo una perquisizione. E’ un processo difficile, con molti lati oscuri da chiarire e solo il tempo farà giustizia”. Queste le parole di Mario Brancato dopo l’interrogatorio di garanzia di Pietro Capuana, accusato di violenza sessuale. Il difensore ha avviato un’indagine di parte che servirebbe a confutare la ricostruzione dell’accusa. Il leader della Comunità di Lavina, che conta 5000 adepti, ha ribadito la sua innocenza e ha “risposto puntualmente a tutte spiegazioni e alle contestazioni che gli sono state mosse dal Gip Cercone”. Nel corso dell’udienza davanti al Tribunale del riesame l’avvocato sicuramente porrà in evidenza l’incompatibilità della detenzione carceraria con le condizioni di salute del suo assistito. “E’ una persona anziana gravemente malata – sottolinea – è un invalido al 100% che soffre di una grave forma di diabete ed è cardiopatica: le sue condizioni di salute non sono compatibili col la detenzione, in carcere rischia la vita”. Il difensore aveva già depositato una istanza di scarcerazione e in subordine la detenzione domiciliare. Le tre donne accusate di aver “convinto” le giovani vittime ad avere rapporti sessuali con Capuana hanno definito “false” le accuse nei loro confronti. E già in sede di interrogatorio di garanzia hanno fornito la loro versione dei fatti in merito alle intercettazioni contenute nel fascicolo.

    I RETROSCENA. L’inchiesta 12 Apostoli ha portato diversi strascichi, molti che esulano dalla cronaca giudiziaria. Ha dovuto dire la sua anche Daniele Capuana, figlio del “padre spirituale” accusato degli abusi sessuali. L’ex assessore provinciale è fiducioso nell’operato della magistratura, così come lo è Domenico Rotella. Candida Fassiolo, assessore alla famiglia del comune di Motta Sant’Anastasia, ha deciso di dimettersi dal suo ruolo politico dopo che sono stati pubblicati passaggi delle intercettazioni che la vedono tra le protagoniste anche se non in veste di indagata. E infine sono arrivati gli insulti, le offese e le minacce ad alcune delle vittime che hanno deciso di denunciare. Sono state accusate di essersi inventate tutto. Dalla comunità di Lavina ci sono stati molti giorni di silenzio, poi è arrivata ai media una breve nota.L’associazione sceglie di non prendere le distanze, anzi. “Il direttivo auspica che si possa arrivare presto alla verità, nella convinzione dell’estraneità degli attuali indagati”, scrivono.

    Scritto da Laura Distefano

  • ADDIO AL SEGRETO CONFESSIONALE?/ La Confessione non sarà più “inviolabile” per alcuni tipi di reato

    ADDIO AL SEGRETO CONFESSIONALE?/ La Confessione non sarà più “inviolabile” per alcuni tipi di reato

    Addio al segreto confessonale? Il caso in Australia: la Commissione Real contro gli abusi chiede che i preti possano essere condannati per silenzi su atti pedofili uditi in confessione

    Nel 2014 era stata la Chiesa Anglicana d’Australia ad abolire il segreto confessionale per reati gravi, ora è invece la Chiesa Cattolica ad essere messa nel mirino dopo i gravi casi di abusi sui minori per cui molti preti e vescovi sono accusati di aver effettuato/tenuto nascosto tra gli anni Ottanta e il Duemila. La novità clamorosa arriva dalla Commissione Reale Istituzionale per gli abusi sessuali sui minori, istituita nel 2012, che nella propria relazione ha proposto ai vari stati e territori australiani di apportare una nuova legislazione che punisca i sacerdoti che “coprono” gli abusi pedofili per non venire meno al segreto confessionale. «Il diritto di praticare le proprie credenze religiose deve accogliere l’obbligo della società civile di garantire la sicurezza di tutti e, in particolare, la sicurezza dei bambini da abusi sessuali», scrive la Commissione australiana nel report che ha già fatto il giro del mondo per le pesanti conseguenze che potrebbero comportare a livello religioso e sociale. In sostanza, viene chiesto al Governo di rendere i preti condannabili penalmente qualora non vogliano collaborare con le autorità dopo aver appreso in confessione dell’abuso sui minori dei colpevoli. «Le istituzioni dirette a prendersi cura e fornire servizi per i bambini, comprese le istituzioni religiose, devono offrire un ambiente in cui i bambini sono sicuri dall’abuso sessuale. La segnalazione di informazioni rilevanti per l’abuso sessuale dei minori alla polizia è fondamentale per garantire la sicurezza dei bambini».

    LA REPLICA DELLA CHIESA CATTOLICA AUSTALIANA

    Il problema dei reati anche gravissimi come la pedofila o l’omicidio e la relativa confessione nel segreto tra peccatore e sacerdote è uno di quelli che da anni fanno interrogare anche i vertici della Chiesa Cattolica mondiale. Il diritto canonico infatti è chiarissimo: i preti non possono mai rompere il sigillo del confessionale, anche sotto minaccia di morte, pena l’immediata e automatica scomunica. La riservatezza del peccato e delle confessioni è uno dei capisaldi della religione cattolica fin dai tempi delle predicazioni di Gesù: rendere i preti accusabili e condannabili qualora non rivelino le confessioni pervenute su reati pur gravissimi rischia dunque di vedere sconvolta la “regola” tra confessore e penitente. «La confessione nella Chiesa Cattolica è un incontro spirituale con Dio attraverso il sacerdote. È una parte fondamentale della libertà di religione, ed è riconosciuta nella Legge dell’Australia e in molti altri paesi. Deve rimanere qui in Australia», spiega con forza l’arcivescovo di Melbourne, Denis J Hart, sotto forma di dura replica alla richiesta della Commissione Reale. Resta l’impegno, come garantito con nettezza dagli ultimi due papati di Benedetto XVI e Francesco, della Chiesa di aiutare in qualsiasi modo e forma la segnalazione degli abusi e dei gravissimi casi di pedofilia sia interni che esterni alla Chiesa. «Al di fuori di questo tutti i reati contro i bambini devono essere segnalati alle autorità e siamo assolutamente impegnati a farlo», conclude l’arcivescovo di Melbourne che ribadisce come abolire il segreto confessionale, seppure in alcuni casi particolari, possa essere l’inizio di una deriva che riporterebbe a tempi passati e molto bui dove lo Stato aveva potere di veto sull’esperienza personale e religiosa di ogni singolo fedele.

  • Vaticano, arcivescovo molesta ragazzi e militari a San Pietro, il Papa è stato informato: la storia

    Vaticano, arcivescovo molesta ragazzi e militari a San Pietro, il Papa è stato informato: la storia

    Inutile dire che il caso – e che caso! – sta causando fortissimo imbarazzo al Papa. Se ne parla a mezza voce, ormai in troppi ne sono a conoscenza e, naturalmente, anche Bergoglio è stato informato dei contorni che ha preso la spiacevole vicenda che ha come protagonista un prelato appartenente ad un importante ordine religioso con la forte, fortissima inclinazione a non controllare i propri desideri di fronte a giovani uomini.

    Come se una forza improvvisa, trascinante, irrefrenabile si impossessasse di lui fino ad indurlo a perdere ogni freno, fino ad abbattere schemi mentali e fargli dimenticare, in un solo attimo, del suo status sacerdotale, della sua posizione, e del rischio di alimentare scandali in un momento in cui la Chiesa di certo non ne avrebbe bisogno. Il vizietto. Già.

    Dicono che non sia difficile vederlo uscire dal suo appartamento, nel tardo pomeriggio, e mettersi a passeggiare avanti e indietro nei pressi di Sant’Anna, l’ingresso principale del Vaticano. I turisti in quella zona non mancano mai, è un attraversamento molto frequentato, un continuo via vai di gente che torna dai musei, si dirige in piazza, oppure verso Borgo Pio dove a quell’ora i bar raccolgono le comitive per l’aperitivo.

    A stuzzicare gli appetiti del prelato, da un anno in qua, si è aggiunta anche la presenza dei militari incaricati di controllare i varchi dai quali si può accedere al piccolo Stato. Mitra a tracolla, mimetica, transenne. Il prelato in un paio di circostanze avrebbe tentato persino un timido approccio con due di loro i quali, dopo avere liquidato il prelato marpione, hanno informato le autorità vaticane. I militari conoscevano un cardinale di curia al quale avrebbero raccontato lo spiacevole episodio avvenuto mentre montavano la guardia.

    Un gesto di riguardo verso il Papa per metterlo a conoscenza di una situazione che alla lunga avrebbe rischiato di alimentare scandali se solo la notizia fosse trapelata all’esterno. Passa qualche altro giorno e il cardinale durante una udienza di lavoro con Papa Bergoglio lo mette al corrente di quello che sta accadendo, sottolineando che forse sarebbe il caso di prendere dei provvedimenti, magari aiutare il prelato a riprendere il controllo di sé, mandarlo per un certo periodo di tempo in qualche convento.

    Alle prese con la nuova grana, alquanto addolorato per i risvolti umani della vicenda, Francesco decide di seguire la prassi ordinaria e convocare con una certa urgenza a Santa Marta il capo dell’ordine religioso dal quale dipende l’arcivescovo col vizietto, ordinandogli di trasferire l’arcivescovo molestatore alla svelta.

    Gli avrebbe aggiunto anche che una situazione del genere non sarebbe più stata tollerata. Tutto questo accadeva alcuni mesi fa; da allora ancora nulla pare sia accaduto. E l’arcivescovo, da quello che raccontano, continua a passeggiare avanti e indietro sul marciapiede davanti a Sant’Anna sul far della sera.

    Da: Franca Giansoldati per ”Il Messaggero‘‘

    http://www.spyit.it/vaticano-arcivescovo-molesta-ragazzi-militari-san-pietro-papa-informato-la-storia/

  • Abusi su una bimba di sette anni. Prete nei guai per favoreggiamento

    Abusi su una bimba di sette anni. Prete nei guai per favoreggiamento

    UN SACERDOTE, un medico di base e un venticinquenne. Tutti e tre implicati in una bruttissima storia che vede una bimba di soli 7 anni vittima delle molestie sessuali del giovane e, secondo il sostituto procuratore Gemma Miliani, anche dell’omertà del sacerdote e del medico che avrebbero rispettivamente avvertito il giovane delle indagini e omesso di denunciare quanto visto sul corpo della bambina.
    IERI davanti al gup Carla Maria Giangamboni il venticinquenne è stato rinviato a giudizio per violenza sessuale, mentre per gli altri due coinvolti il giudice ha disposto la restituzione degli atti in Procura, dopo averne stralciato le posizioni. In particolare, secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, l’imputato avrebbe «preso in braccio la minore stringendola e cingendola a sé, con violenza e con modalità repentine e inaspettate tali da non consentire una non tempestiva reazione, tentando di baciarla e palpeggiandola ripetutamente» nelle zone intime, l’ha «costretta a subire atti sessuali».
    IL FATTO è accaduto nell’estate del 2015 in Altotevere. Il medico di base rischia di essere processato perché quando il giorno dopo visitò la bambina non denunciò nulla di quanto, secondo l’accusa, aveva avuto modo di vedere durante l’esame clinico esterno della piccola. Nel capo d’imputazione il sostituto procuratore l’accusa infatti di aver «omesso di riferire all’Autorità giudiziaria quanto riscontrato nel corso della visita alla bambina, durante la quale, a seguito del racconto della madre in merito ad abusi sessuali subiti dalla minore la sera precedente, sono state esaminate le zone intime».
    PER IL MAGISTRATO da quell’esame erano emersi «elementi sufficienti a delineare i caratteri di un delitto per cui si doveva procedere d’ufficio». Il sacerdote infine è accusato di aver aiutato l’imputato, «indicato dalla minore quale autore» delle molestie che aveva subito, «a sottrarsi alle ricerche dell’autorità giudiziaria, riferendogli il racconto della madre della minore e facendolo allontanare dalla Comunità» presso cui lui era ospite e in cui aveva chiesto un sostegno anche la madre della bambina. Il processo per il giovane inizierà il 7 maggio 2019. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Antonio Bonacci, Elodia Mirti e Fabiola Fiorucci, mentre la bambina e la madre sono assistite da Nada Lucaccioni.
    Francesca Marruco
    notizia tratta da La Nazione www.lanazione.it

  • Pedofilia al Provolo in Argentina, ispettore del Papa interrogato dal pm

    Pedofilia al Provolo in Argentina, ispettore del Papa interrogato dal pm

    Uno dei due religiosi inviati dal pontefice per indagare sullo scandalo scoppiato all’istituto di Mendoza è stato chiamato a collaborare in quanto persona informata sui fatti

    Erano stati incaricati da Papa Francesco di condurre delle indagini sullo scandalo pedofilia dell’istituto Provolo di Mendoza, in Argentina. Sono due sacerdoti che potrebbero rischiare l’incriminazione per falsa testimonianza se non collaboreranno con il pubblico ministero.

    A riferirlo è stato l’avvocato Carlos Lombardi, legale che cura gli interessi di Rete L’Abuso Onlus, associazione italiana delle vittime dei preti pedofili. Lombardi ha raccontato che il pm ha convocato uno dei due sacerdoti inviati dal pontefice e lo ha interrogato per circa 5 ore in quanto persona informata sui fatti.

    Pare che il religioso all’inizio si sia dimostrato reticente, poi la possibile accusa di falsa testimonianza lo ha indotto a parlare con il pubblico ministero, che gli ha dato tempo fino a venerdì 19 maggio per fornire alla magistratura tutto il materiale raccolto durante la sua indagine.

    https://www.veronasera.it/cronaca/pedofilia-provolo-ispettore-papa-interrogato-17-maggio-2017.html

     

  • Walter Siti, la strana storia del prete pedofilo tra tabù e rimorsi

    Walter Siti, la strana storia del prete pedofilo tra tabù e rimorsi

    Il nuovo libro di Walter Siti, “Bruciare tutto” (Rizzoli) è un misto di mediocrità, frivolezza, viziosità, bassezza, trama implausibile. Che tuttavia una compatta tifoseria di recensori ha cercato di presentare come una raffinata riflessione filosofica, se non addirittura teologica, sul tema del male, della tentazione, della religione.

    di Giuseppe Scaraffia, da ”Il Messaggero”

    Il nuovo libro di Walter Siti, “Bruciare tutto”, Rizzoli, è la strana storia di un prete pedofilo che si dà fuoco per il rimorso di non avere abusato di un bambino di dieci anni che gli si è offerto e che, costernato dal suo rifiuto, si è a sua volta suicidato. Trama tanto poco verosimile quanto gremita di sentenze dal sentore ecclesiastico tanto superficiale quanto blasfemo (“Inculare un angioletto è il solo gesto rivoluzionario che si possa concepire oggi”, “Vedere nudo un ragazzino per toccare Te, mio Dio”, e via dicendo) e di spezzoni crudamente pornografici, specie nei passaggi che l’autore afferma di avere attinto al Deep Web.

    Un libro in cui il protagonista sogna che Gesù “incarnandosi si è aperto il costato, si masturbava, ha pianto” e che alla fine allo stesso dio rimprovera con prosa ineffabile: “Sei un bastardo, te le fai tu le regole… muori o resusciti secondo come ti gira, ti lasci sputacchiare sapendo che cadrai sempre in piedi”.

    Che tuttavia una compatta tifoseria di recensori ha cercato di presentare come una raffinata riflessione filosofica se non addirittura teologica sul tema del male, della tentazione, della religione. Di cui Siti sostiene di non avere il dono, al contrario del suo personaggio. Il quale però è, dichiaratamente, anche il suo alias (“Don Leo c’est moi”, ha confidato, riecheggiando Flaubert).

    E così via, in un crescendo di contraddizioni la cui goffaggine sarebbe trascurabile se da ogni angolo di giornale, sito o social non ci si fosse affannati a pagare al libro il tributo di attenzione cui probabilmente fin dall’inizio l’autore aspirava con l’ovvia scandalosità dell’argomento, la compiaciuta scabrosità della scrittura, gli svogliati spunti di denuncia buttati qua e là.

    Fin dall’inizio tutti gli opinionisti, affannosamente interpellati sul falso problema della maggiore o minore liceità di rappresentare in un libro la pedofilia o la tentazione pedofila, si sono giustamente trincerati dietro la necessità della critica di non rifarsi a categorie moralistiche ma di valutare l’arte letteraria di ogni opera, per quanto al primo impatto disgustosa. Ma il fatto è che il giudizio su cosa sia o non sia letteratura è affidato agli addetti ai lavori e questi ultimi, in Italia almeno, hanno abitudini peculiari.

    Sembra esserci, nella minuscola falda di sottobosco che a volte generosamente  si suole chiamare ambiente letterario italiano, una sorta di assicurazione che permette ai suoi tutelati di figurare degnamente in imprese editoriali senza correre il rischio di essere giudicati se non da un ristretto novero di periti di cui peraltro entrano contestualmente a far parte.

    La generosità della copertura è talmente superiore al premio assicurativo — un po’ di obbedienza politica, rinuncia all’esplicita opinione personale nelle recensioni, gioco di gruppo nelle giurie dei premi, insomma piccoli oboli — da generare una fidelizzazione da polizza scudo.

    Siti, che pure ha audacemente dichiarato di “non occuparsi del successo materiale dei suoi libri”, ma che ha purtuttavia ottenuto il premio Strega, cosa oggettivamente impossibile senza un minimo interesse per quanto sopra, fa parte di questo dinamico giro di relazioni pochissimo pericolose, anzi, tese a evitare a chi le coltiva gli infortuni del giudizio e della critica.

    L’anomalia si è però verificata proprio all’inizio di quello che sembrava essere il solito percorso del solito libro un po’ furbo, un po’ improbabile, scritto con un orecchio al cicaleccio dei forum tv e un occhio alla chiesa. Incredibilmente, è stato stroncato il giorno stesso della sua uscita in libreria e proprio dalle colonne del giornale più autorevole, politicamente corretto e generoso verso la letteratura scudata.

    E’ stato questo il vero scandalo, che ha scatenato la danza di sdegnate reazioni difensive, che hanno confuso il lettore comune, il quale ha forse cominciato a credere di non capire nulla di letteratura.

    Altrimenti, perché i critici avrebbero dovuto scrivere cose tanto complicate e contraddittorie? lodare del libro l’”energia artistica e visionaria” e la “mano magistrale” nel rappresentare la “lussureggiante foresta di scrupoli e ossessioni”,  attribuirgli l’enunciazione filosofica di “un paradosso etico classico: quale azione compiere se entrambe ci dannano”, facendo entrare il lettore “nelle temperature torride del ‘romanzo d’idee’” alla Dostoevskij, alla Gide, alla Thomas Hardy? sostenere che  l’autore è un “miscredente” ma nello stesso tempo non ha alcun intento blasfemo perché è “sempre tentato dall’incendio della fede”?

    A questo punto il lettore non si raccapezza più. Perché tutti negano che si tratti di un libro pedofilo, quando la scena più riuscita, a detta dell’autore per primo, è “l’atto d’amore” pedofilo tra il protagonista adulto e l’undicenne Massimo (“Forzo con l’imboccatura della bottiglia la muscolatura anale, rosa; la contrazione è incontrollabile, col conseguente rilassamento esce un liquido scuro”), definita da Siti “molto casta” e dai critici la più autentica? e quando poi, per la mancata consumazione di un ulteriore atto pedofilo, quello che il decenne Andrea reclama e il prete scrupoloso non concede, si suicidano in due, prete e bambino?

    Guai a dirlo.

    Perché la parola pedofilia, secondo Siti, non designa, come invece suggerirebbe il dizionario, l’atto sessuale tra un impubere e un adulto, bensì una generica “filìa”, ossia attrazione per i bambini. In pratica, per indicare la benevolenza divina verso tutto ciò che è umano Siti interpreterebbe la pedofilia come filantropia, parola usata anche nel vocabolario teologico.

    Donde il grave dilemma: occorre rompere ogni tabù pur di affermare quello che i Frankie goes to Hollywood chiamavano il Potere dell’amore? Ovvio che no, e che quello che Siti finge di porre è un dilemma inesistente.

    Messo alle strette in un’intervista, chiama incautamente in causa Freud e il suo concetto di “perversione polimorfa” infantile, ignorando o dimenticando che nella teoria freudiana dello sviluppo sessuale questa fase si riferisce alla costituzione della psiche precedente la genitalità e rischiando di far incorrere il lettore nell’equivoco più grave dei pedofili: interpretare la richiesta di un bambino nel linguaggio della sessualità adulta, incanalarla nel desiderio, farla diventare atto sessuato. Non tutti i tabù si possono rompere. Ci sarebbero anche l’infanticidio e l’antropofagia, allora, ma ci vuole la penna di Swift per avanzare quella “Modesta proposta”.

    Il punto è che Siti non è Swift, né somiglia ad alcun altro degli autori pomposamente evocati nella gara dei critici ad alzare il tiro così che la palla sfugga agli occhi del pubblico finendo in una zona dove la barriera della presunta alta cultura lo scoraggia a guardare. Ma non è così che funziona la letteratura. Lo scrittore scrive, il lettore legge, e deve poter giudicare senza che gli siano parate davanti intimidatorie barriere protettive.

    Alcuni dei critici hanno ricordato l’obbligo dell’artista di guardare nell’abisso. Ma se è vero che, come diceva Nietzsche, se guardi nell’abisso l’abisso guarderà in te, l’abisso su cui Siti si è chinato deve essere rimasto veramente deluso. A parte l’erratica implausibilità della trama, è eresia pura — altro che fede o non fede cattolica — citare Flaubert o Dostoevskij o Hardy o Bernanos o Nabokov o perfino quel vero pedofilo di Gide (l’unico a fornire, in un racconto, Corydon, un possibile antecedente alla costruzione narrativa), che sono scrittori e hanno saputo riscattare con la scrittura le mediocrità e le frivolezze, le viziosità e le bassezze della natura umana.

    Non è certo il confronto con loro a riscattare le analoghe caratteristiche — mediocrità, frivolezza, viziosità, bassezza — che riscontriamo nella scrittura di Siti. Al contrario, le esaltano.

  • Traditi i bambini, tradito il Vangelo

    Traditi i bambini, tradito il Vangelo

    Purtroppo la notizia non ha avuto il risalto dovuto: «emozione in Irlanda per la scoperta in un vecchio orfanotrofio di una fossa comune contenente i resti di centinaia di bambini. L’annuncio è arrivato da una commissione governativa che ha condotto scavi in un ex rifugio per madri nubili e i loro bambini». A gestire l’orfanatrofio le Bons Secours Sisters (le Sorelle del buon soccorso!). I bambini seppelliti sono i figli di ragazze madri segregate, dalle cattolicissime famiglie, in questi lager dove partorivano il “frutto del peccato”, di nascosto, per non urtare la sensibilità ipocrita della comunità; i bambini più fortunati venivano strappati alle mamme e dati in adozione, gli altri morivano per malattia o denutrizione e venivano sepolti in fosse comuni, senza alcuna pietà umana e religiosa.

    Quanto siamo lontani dalle parole del Vangelo che propongono i bambini come modelli di vita per ogni cristiano: «se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli» (Marco 10, 14)! E quanto siamo lontani dal rispetto verso i bambini che queste parole presuppongono: bambini considerati “frutto di peccato”, resi schiavi, sfruttati, non rispettati nei loro diritti, bambini fatti oggetto di attenzioni e di violenze sessuali da parte di adulti. Purtroppo il versetto del Vangelo «ai bambini appartiene il Regno dei cieli», è una parola tradita doppiamente da chi quella Parola è chiamato ad annunziare e testimoniare, dai “pedofili in abito talare” che, approfittando del proprio ruolo all’interno delle parrocchie, dei seminari, delle scuole, degli orfanatrofi, usano violenza proprio contro i bambini “legittimi proprietari” del Regno di Dio.

    Non trovo parole sufficienti per dire lo sdegno di fronte a tanta bruttura; anche se, in ritardo, la Chiesa irlandese ha cominciato a collaborare con le autorità. Come resto senza parole per il modo con cui il Vaticano da anni cerca di risolvere il problema della pedofilia nel clero, senza riuscirci!

    A chi in Vaticano è passato per la mente che i preti pedofili sono anche e comunque vittime – e dico questo non per giustificarli – di violenze fisiche, psicologiche e “formative”? Non sono un esperto – semmai un testimone, visto che sono entrato in seminario a 11 anni! – ma non credo di essere l’unico a pensare che il problema pedofilia si debba cominciare ad affrontare a partire dalla formazione nei seminari, che dovrebbero essere luoghi dove si cresce armonicamente e serenamente in un contesto e in un ambiente normali. Per cominciare andrebbero totalmente aboliti i seminari minori, i problemi iniziano anche da lì. Bisognerebbe intervenire sul “disprezzo” per la sessualità che spesso è diffuso tra il clero, e dunque sul seminario, luogo nel quale questo “disprezzo” nasce e si sviluppa. Tutto il cammino formativo dei seminari tende a “congelare” la sessualità, e se in seguito non si recupera un rapporto sereno con il proprio corpo, con la propria sessualità, si rischia di diventare adulti con una sessualità malata o, nel migliore dei casi, adolescenziale. Un clero così formato produce laici ipocriti, bacchettoni e disumani come i genitori irlandesi che si vergognavano delle figlie nubili incinte, le affidavano alle Bons Secours Sisters (altro prodotto di quella “formazione”) e chiudevano gli occhi sulle angherie subite dalle figlie e sulle morti dei nipoti. Tristi vicende come quelle irlandesi, per fortuna, non potranno ripetersi. Invece, non credo sia sparita del tutto la mentalità e la “cultura” che tanto orrore e tanta omertà hanno prodotto. Temo che nemmeno nella Chiesa di papa Francesco cambierà granché: i preti pedofili, “vittime”, continueranno indisturbati a fare vittime tra i bambini, semmai cercheranno di farlo con molta più attenzione; sicuramente alcuni tra questi preti pagheranno ma, sono pronto a scommetterci, pagheranno i preti pedofili più sfigati, mai i “potenti”, per molti dei quali la talvolta supina magistratura italiana, oltre a quella vaticana, concede corsie privilegiate. Credo che tutti, forse, dovremmo ripartire dai bambini, proposti da Gesù come modelli: sinceri, testardi, disinteressati, innocenti, puri e… senza potere!

    http://www.adista.it/articolo/57151

  • Preti pedofili, parla l’esperto: “Vi dico cosa c’è nella loro testa e perché non possono guarire”

    Preti pedofili, parla l’esperto: “Vi dico cosa c’è nella loro testa e perché non possono guarire”

    “I preti pedofili vanno curati, nel caso rimossi o comunque allontanati dai bambini, mai parcheggiati”. A parlare al Giorno è il dottor Cosimo Schinaia, autore del libro Pedofilia Pedofilie. La psicoanalisi e il mondo del pedofilo diventato un cult nel mondo e tra i massimi esperti di patologie sessuali. Nella sua carriera trentennale ha avuto spesso a che fare con preti e frati pedofili, ma “che non hanno messo in pratica le loro fantasie. Queste persone avevano un livello di sofferenza talmente elevato da permettere loro di rivolgersi autonomamente a me per approfondire e superare quest’attrazione nei confronti dei bambini”. Erano tormentati da una angoscia “che si accompagnava al terrore non tanto di essere scoperti quanto piuttosto di far del male ai piccoli che desideravano sessualmente”.

    Nel pedofilo, spiega il dottor Schinaia, “il bambino è un soggetto gaudente che non desidera altro se non di essere soddisfatto dall’adulto a livello sessuale”. Negli uomini religiosi c’è questa visione distorta, cui si aggiunge un altro elemento disturbante: “Colpisce in queste persone una certa discrepanza fra l’origine socio-culturale spesso modesta e il ruolo, non certo umile, che sono chiamate a ricoprire avviandosi al sacerdozio. Ciò può generare l’assunzione di un’identità posticcia che maschera un senso d’inadeguatezza e altre fragilità”. Spesso la formazione sacerdotale ricevuta in seminario non aiuta: “Porta a un’immagine idealizzata del proprio ruolo paterno tale da forgiare soggetti al di sopra della figura del padre reale dei ragazzi da formare”.

    Che fine fanno i preti che hanno avuto fantasie sessuali su bambini? “Nei casi di pedofilia non uso mai il termine guarigione… Diciamo che si è arrivati, attraverso anche un lavoro centrato sulla loro storia e sui rapporti con le famiglie d’origine, a un’elaborazione sufficientemente buona delle ragioni che li spingevano a essere attratti dai bimbi”. Chi ha tenuto le sue pulsioni al livello di fantasie può tornare al suo ruolo, magari non a contatto con dei minori. “Chi ha perpetrato atti di pedofilia, invece, andrà curato – conclude il professore -, dovrà rispondere penalmente dei suoi comportamenti. La malattia non inficia di per sé la capacità d’intendere e volere. Qualsiasi prete pedofilo va curato e non parcheggiato”. Il riferimento è alle strutture religiose in cui “si rischia un eccesso di identificazione che snaturerebbe gli intenti terapeutici”.