Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Scandali sessuali, i preti dal pm C’è un nuovo caso a Pozzuoli

    Scandali sessuali, i preti dal pm C’è un nuovo caso a Pozzuoli

    L’appuntamento è per questa mattina in Procura a Napoli, IV sezione, quella che si occupa dei reati sessuali sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Luigi Frunzio. Nei giorni scorsi un gruppo di ecclesiastici ha contattato riservatamente la magistratura napoletana, chiedendo un incontro con un sostituto procuratore. Gli esponenti del clero dovrebbero raccontare vicende che ritengono di interesse degli investigatori e che, probabilmente, sono venute fuori in seguito alla denuncia anonima che ha portato alla sospensione di don Mario D’Orlando, il sacerdote della basilica di Santa Maria degli Angeli a Monte di Dio. Forse consegneranno anche documenti. Si tratterebbe però di una vicenda diversa da quella denunciata da don Fortunato Di Noto , il sacerdote siciliano fondatore di «Meter onlus», un’associazione che da 25 anni combatte i preti pedofili, facendone allontanare anche parecchi dalle Diocesi dove venivano commessi abusi sessuali. Come ha riportato «Il Mattino», nella sede regionale del presidio nato in difesa di bambini e adolescenti, è arrivata una segnalazione che ancora una volta vede coinvolto un prete, appartenente alla Diocesi di Pozzuoli, intorno al quale girano i nomi di almeno altri cinque o sei sacerdoti.

    La denuncia è già stata inviata alla diocesi di appartenenza di uno dei preti – quello sul quale maggiormente si concentra l’attenzione degli autori dell’esposto — e alla Procura della repubblica. «Il nostro obiettivo è fare chiarezza» sottolineano dalla Diocesi flegrea. Tra la vicenda di Pozzuoli e quella di Monte di Dio ci sarebbe comunque un collegamento: il nome di uno dei preti contenuto nel dossier di Meter onlus comparirebbe anche in una delle chat «rubate» dal profilo Facebook del sacerdote di Monte di Dio e spedita, da un anonimo, lo scorso gennaio all’indirizzo del vescovo ausiliare di Napoli Lucio Lemmo. Una vicenda ancora oscura e complessa sulla quale sta indagando il Tribunale ecclesiastico di Napoli e che ora viene posta anche all’attenzione degli investigatori della Procura.

    Intanto, però, i magistrati hanno avviato un’indagine conoscitiva (modello 45, fatti non costituenti reato) proprio in base alle notizie di stampa degli ultimi giorni. Vogliono vederci chiaro per capire se effettivamente esista un giro di prostituzione maschile utilizzata da sacerdoti, anche per accertare se ci siano stati episodi di ricatti o richieste estorsive nei confronti di esponenti del clero. Ma pure per verificare l’ipotesi più grave: è possibile che nel «giro» siano finiti minorenni? In quel caso si aprirebbero scenari ancora più inquietanti .

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/17_febbraio_23/scandali-sessuali-preti-pm-c-nuovo-caso-pozzuoli-8a2257f8-f994-11e6-978e-4d426519ea03.shtml

  • Cassazione: «Preti e suore non possono tacere su stupri»

    Cassazione: «Preti e suore non possono tacere su stupri»

    Le motivazioni delle condanne afflitte al parroco e alla suora che negarono di aver saputo delle violenze sessuali subite da Annamaria Scarfò (all’epoca 13enne), che si era affidata alla loro “protezione”, ad opera di un branco di ragazzi.

    Preti e suore non possono tacere o dire il falso quando sono interrogati dai magistrati, invocando il segreto ‘professionale’, se sono venuti a conoscenza di fatti penalmente rilevanti nell’ambito della loro attività sociale di assistenza ai soggetti deboli che, sebbene rientri nella generica “missione” degli ecclesiastici, “non rientra certamente nell’esercizio diretto della fede religiosa”, unico ambito per il quale e’ concesso, per le norme concordatarie del 1985, di evitare di rispondere.

    Lo sottolinea la Cassazione nelle motivazioni, depositate oggi, in base alle quali lo scorso 15 dicembre la Suprema Corte ha confermato le condanne a un anno di reclusione ciascuno con pena sospesa, per falsa testimonianza, nei confronti del parroco Antonio Scordo e della suora Cosima Rizzo che negarono di aver saputo delle violenze sessuali subite da Annamaria Scarfò, che si era affidata alla loro ‘protezione’, ad opera di un branco di ragazzi – dei quali tacquero i nomi – in Calabria, a San Martino di Taurianova, quando la donna che oggi ha 31 anni, e vive sotto protezione, era appena tredicenne.

    Il segreto confessionale – afferma la Cassazione contestando la tesi difensiva dei due imputati condannati alla stessa pena sia in primo grado dal Tribunale di Palmi che in secondo dalla Corte di Appello di Reggio Calabria nel 2016 – non può “investire qualsiasi conoscenza dell’ecclesiastico bensì riguarda solo quella acquisita nell’ambito di attività connesse all’esercizio del ministero religioso”, e dunque non ‘copre’ tutte le “confidenze” delle quali viene a conoscenza.

    Ad avviso dei supremi giudici, “correttamente, quindi, la Corte di Appello ha ritenuto che si tratti di tutelare comportamenti od atti conosciuti dall’ecclesiastico con riferimento all’esercizio della ‘fede religiosa’ e non anche, fra l’altro, nell’ambito di attività ‘sociale’, anche essa tipicamente svolta dagli ecclesiastici”. “Ad esempio – spiega il verdetto 6912 – l’attivita’ di assistenza a soggetti deboli, pur rientrante nella generica ‘missione’ dell’ecclesiastico (tanto da esistere specifici enti a cio’ deputati nell’ambito della religione di appartenenza dei ricorrenti) non rientra certamente nell’esercizio diretto di ‘fede religiosa’”. La Cassazione ha totalmente condiviso la ricostruzione della vicenda fatta dalla Corte di Appello che ha accertato che Annamaria si era rivolta al parroco “per ragioni diverse da quelle dell’esercizio dell’attivita’ religiosa”, perche’ in lui vedeva una “autorita’ morale” che e’ “il riconoscimento proprio di quella funzione ‘sociale’ che, nel caso in questione, aveva svolto” don Antonio Scordo.

    I supremi giudici escludono che le sentenze sulla responsabilita’ penale di questi due religiosi abbiano “limitato” il diritto al segreto dell’ecclesiastico relegandolo al solo “segreto confessionale” dal momento che la Corte di Appello “in un più ben ampio discorso” ha escluso innanzitutto “che si fosse trattato di una ‘confessione’ da parte della vittima che, appunto, era vittima e non aveva peccati da confessare”.

    Ed e’ escluso che il segreto “ministeriale” possa essere ampliato “sino a ricomprendervi una qualsiasi forma di confidenza” fatta a chi veste la tonaca mente incarna un ruolo ‘sociale’. Annamaria e’ stata costretta a lasciare il suo paese dopo le condanne dei violentatori per le intimidazioni ricevute dai familiari del ‘branco’ al quale si ribellò, cercando aiuto dal parroco, quando temette che anche la sorellina minore potesse finire vittima delle stesse violenze. (Ansa)

  • Violentato 200 volte dal suo prete

    Violentato 200 volte dal suo prete

    Un friborghese racconta il suo incubo in un libro. La prefazione è di Papa Francesco

    FRIBURGO – Ha subito abusi sessuali circa 200 volte da un prete che, secondo lui, avrebbe agito su più di 100 altre vittime. Daniel Pittet testimonia della sua battaglia contro gli abusi sessuali in un libro che uscirà da giovedì (per ora solo in francese).

    Friburghese di 57 anni, ha incontrato Papa Francesco nel 2015, il quale ha accettato di scrivere la prefazione della sua opera “Mon Père, je vous pardonne”, evidenziando come «le testimonianze come la sua mettono luce su una terribile oscurità nella vita della Chiesa», continuamente toccati da scandali legati alla pedofilia.

    Pittet aveva aspettato circa 20 anni prima di convincersi a denunciare il tutto alla giustizia ecclesiastica, cioè quando venne a conoscenza che Joël Allaz, frate cappuccino svizzero, aveva abusato di un’altra persona. Il prete fu immediatamente trasferito in Francia (1989). Grazie ad altre rivelazioni, nel 2008 la polizia aprì un’inchiesta e accertò 24 vittime di abusi sessuali (nella maggior parte dei casi caduti in prescrizione) commessi fra il 1954 e il 1995 in Svizzera e in Francia. Allaz scontò 2 anni di prigione con la condizionale nel 2011.

    Pittet, che venne riconosciuto vittima e fu indennizzato, non è però soddisfatto della pena, anche perché il frate cappuccino, oggi 76enne, «non è mai stato allontanato dalla Chiesa e può uscire quando vuole dal proprio convento. E un pedofilo perverso lo rimane per tutta la vita».

    http://www.tio.ch/News/Svizzera/Attualita/1130891/Violentato-200-volte-dal-suo-prete

  • Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo

    Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo

    NewTuscia – CIVITA CASTELLANA – Si sarebbe trasferito a Civita Castellana circa venti anni fa, uno degli ecclesiastici coinvolti nell’inchiesta sull’istituto religioso Provolo di Verona. In tutto, sarebbero ben sessantasette bambini sordomuti ad aver subito violenza sessuale fino agli anni ’80.

    Il sacerdote è stato accusato di violenza sessuale da parte dei suoi ex alunni: a svelare i fatti, la trasmissione della 7 “Piazza pulita”. Il nome del prete in questione non viene svelato, ma sappiamo che è presidente della Federazione Italiana Assistenza Sacerdoti: durante la trasmissione infatti, il sacerdote accusato di violenza viene contattato da un finto prete, che gli chiede aiuto in un presunto caso di abuso su un minore. A questo punto il sacerdote, sminuendo il fatto e chiamandolo “incidente” e “difficoltà”, comincia a dare dei consigli su come uscire dalla situazione.

    In Italia in reato in questione è ormai prescritto, ma gli allievi del Provolo hanno chiesto giustizia al Vaticano.
    Alcune testimonianze delle vittime dell’Istituto Provolo di Verona sono visibili al link: http://www.la7.it/piazzapulita/video/pedofilia-le-vittime-dellistituto-provolo-raccontano-gli-abusi-03-02-2017-203495

    Anche un sacerdote di Civita Castellana coinvolto nello scandalo dell’Istituto Provolo

     

  • Violenze sessuali su bambini, abusi ripresi con il cellulare: arrestato catechista a Termini Imerese

    Violenze sessuali su bambini, abusi ripresi con il cellulare: arrestato catechista a Termini Imerese

    Adescamento di minori, detenzione e produzione di materiale pedo-pornografico: Benedetto Salemi, 44 anni, pregiudicato e titolare di una cartolibreria, è stato arrestato dalla polizia a Termini Imerese dopo lunghe indagini.

    Accuse pesantissime: adescamento di minori, violenza sessuale su minore, detenzione e produzione di materiale pedo-pornografico. Un catechista che frequenta la chiesa madre di Termini Imerese è stato arrestato dalla polizia. Si tratta di Benedetto Salemi, 44 anni, pregiudicato e titolare di una cartolibreria. Da anni impegnato nel sociale, Salemi era impegnato nel volontariato in diverse associazioni onlus e per un lungo periodo di tempo è stato organizzatore di attività ludico-ricreative per minori. Secondo la ricostruzione dei fatti l’indagato avrebbe anche ripreso gli abusi sessuali con il suo cellulare.

    L’operazione rappresenta la conclusione di una complessa indagine condotta dagli investigatori della polizia giudiziaria della Procura di Termini Imerese, che ha avuto inizio a seguito di un controllo. Salemi infatti era destinatario di altre indagini di diverse forze dell’ordine. L’uomo era stato notato all’esterno di un esercizio pubblico di Termini in compagnia di un ragazzino. “La tempestività dei primi accertamenti è risultata fondamentale – dicono dalla polizia giudiziaria -. Le indagini hanno consentito di contestare abusi sessuali consumati all’interno dell’abitazione dell’arrestato, luogo in cui l’uomo era solito ricevere minori, offrendo ripetizioni scolastiche gratuite”.

    L’uomo si trova attualmente rinchiuso al Pagliarelli. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal GIP del Tribunale di Palermo, Gabriella Natale. La misura è stata disposta accogliendo la richiesta della Procura di Palermo.
    http://www.palermotoday.it/cronaca/pedofilia-arrestato-catechista-termini-imerese.html
  • Rocca di Papa, abusi sessuali, botte e percosse ai bimbi in casa famiglia: condannate tre suore

    Rocca di Papa, abusi sessuali, botte e percosse ai bimbi in casa famiglia: condannate tre suore

    Una sentenza a cui si arriva grazie alla denuncia di una mamma Stefania D’Acunto, alla quale furono tolti i figli nel 2007

    di Ivan Galea

    ROCCA DI PAPA (RM) – Condannate tre suore responsabili di tre differenti case famiglia di Rocca di Papa che fanno parte della stessa struttura oggi chiusa dopo gli scandali occorsi. Tra i reati: maltrattamenti, abusi sessuali, abbandono e percosse perpetrati a danno di alcuni bambini ospiti nelle strutture. Una sentenza a cui si arriva grazie alla denuncia di una mamma Stefania D’Acunto, alla quale furono tolti i figli nel 2007 dal Tribunale dei Minori e che dopo varie vicissitudini furono affidati in casa famiglia a Rocca di Papa. I figli di Stefania sono stati ingiuriati, minacciati, costretti a vivere in un costante clima di terrore e mortificati.
    Stefania, da circa un anno, ha di nuovo i due figli con se ma i bambini porteranno a lungo cicatrici psicologiche dovute ai trattamenti subiti durante la loro permanenza in casa famiglia che avrebbe dovuto rappresentare un ambiente protetto e in grado di tutelare i minori in un momento delicato della loro crescita.
    Le prove sono state acquisite grazie alle denunce di due madri di bambini ospitati nelle case famiglia tra cui Stefania D’Acunto, dalla denuncia di una psicologa della struttura, dalla documentazione acquisita presso i servizi sociali, dagli accertamenti svolti dalla squadra mobile della Questura di Roma e dalla documentazione sanitaria in atti.
    LE CONDANNE Henrique Sorto Nely Lorena condannata a 1 anno e 11 mesi di reclusione e, tra l’altro, al risarcimento di 20 mila euro nei confronti di due minori – la somma s’intende per ciascun bambino- oltre ad altre spese e tasse. Henrique al tempo stesso è stata assolta per il reato di abbandoni di minori, Guardado Pena Virginia per i reati vincolati dalla continuazione aggravata a due anni di reclusione, oltre ad altre spese in carico con beneficio di sospensione della pena subordinata al pagamento della provvisionale, Guardado Pena Amparo condannata a cinque anni e due mesi con interdizione perpetua dai pubblici uffici nonché da qualsiasi altro pubblico uffici attinente la curatela e la tutela. Per alcuni reati imputati a quest’ultima è intervenuta la prescrizione.
    Ad assistere Stefania D’Acunto in questo lungo calvario Roberta Sibaud vicepresidente dell’associazione Donne per la Sicurezza Onlus: “Arriva una sentenza che testimonia la veridicità di quanto denunciato da Stefania D’acunto da anni. Una donna che ha lottato per tenere i suoi figli con lei e alla quale ho creduto da subito. Spiace che certe denunce rimangano a volte chiuse in un cassetto per troppo tempo, questo non deve accadere. Per fortuna la Procura di Velletri si è mossa e ha reso giustizia condannando le tre religiose per i reati commessi”.

    Soddisfatto anche l’avvocato Erika Iannucci legale di Donne per la Sicurezza Onlus e di Stefania D’Acunto: “Sono soddisfatta per la sentenza sebbene non dovremmo assistere a tali procedimenti atteso che il Tribunale per i minorenni dovrebbe vigilare costantemente sull’operato delle strutture a cui lo stesso affida i minori. Così come dovrebbe vigilare il servizio sociale affidatario dei minori nonché i professionisti che ruotano all’interno delle strutture. Auspichiamo che così come sono stati raddoppiati i termini di prescrizione per i reati di maltrattamento, ciò venga esteso, in futuro, anche al reato di abbandono di persona minore o incapace e per tutti quei reati che vedono come vittima il minore e chiunque sia incapace di provvedere a se stesso per vecchiaia o malattia”.

    LE ACCUSE Sarebbero anche altri i maltrattamenti emersi durante le indagini preliminari del gip Giuseppe Patrone che hanno portato al rinvio a giudizio delle tre suore. Dure le accuse e capi d’imputazione per le tre religiose

    Henrique Responsabile della casa famiglia “Amicizia”di Rocca di Papa per aver abbandonato i bambini ospiti nella struttura per accompagnare al pronto soccorso Francesco Sorrenti che si era infortunato al braccio. Lo ha accompagnato prima ad Albano e poi a Roma. Per aver maltrattato due minori aggrediti, percossi, ingiuriati, minacciati e umiliati. Nel 2007, ripetuti episodi deplorevoli: non dava da mangiare ai due fratelli perché erano “cattivi”. Il più piccolo veniva menato con una specie di frustino perché aveva accarezzato un uccellino ferito e poi veniva costretto a scrivere su un centinaio di fogli di carta “io sono cattivo”, costringeva i bambini a fare le pulizie, pulire i bagni e cucinare e chi si rifiutava veniva menato con la scopa. Il più piccolo per punizione veniva chiuso al buio e fatta saltare la cena. Il piccolo veniva anche denudato e picchiato con un ramoscello. I fatti dal 2007 al 2010


    Guardado Pena Virginia
      responsabile della casa famiglia “Casa Aurora” di Rocca di Papa per aver più volte abbandonato i bambini e omesso di vigilare su di essi per ritirarsi insieme ad altre suore per la preghiera mattutina dal 2009 al 2010. Nel mese di ottobre 2009 fino al 2012 per aver maltrattato, aggredito e percosso i minori, ingiuriati, minacciati e umiliati. Nel 2009 la suora ha fatto mangiare a un bambino il cibo che prima aveva sputato. Sferrava uno schiaffo a un bambino cagionandogli un livido
    Forzava a mangiare i bambini causandogli dei rigurgiti, i piccoli in lacrime erano costretti a mangiare gli stessi rigurgiti per paura di essere picchiati. I bambini venivano umiliati e mortificati profondamente tanto da farli piangere ininterrottamente
    Derideva un bambino di 6 anni perché faceva la pipì al letto e a scuola non era capace e aveva difficoltà a fare i compiti. Veniva chiamato “piscia sotto, brutto, incapace, cattivo”. Diceva a una bambina di essere “cicciona” e di avere brutti denti, paragonandola ad un’altra bambina che appariva più graziosa.
    Per sbrigarsi apriva l’acqua fredda per lavare i bambini , nonostante questi urlassero per la temperatura dell’acqua. Chiudeva a chiave una bambina per metterla in punizione, la percuoteva con una scarpa sulla testa.

    Guardado Pena Amparo responsabile della casa famiglia “Casa Letizia” per aver abbandonato i minori per andare in chiesa a pregare lasciando anche un minore sofferente di tetra paresi spastica sul corridoio a terra e sporco di pipì.
    Nell’aprile del 2011 ha lasciato solo in un campetto un bambino facendolo picchiare e prendere a sassate da un altro bambino all’interno della struttura. Il bimbo ha riportato diversi lividi. Stessa cosa è successa a un’altra bambina picchiata da un ragazzino più grande di lei. Per aver maltrattato un minore costringendolo a dormire per oltre un mese senza coperta nonostante il freddo rigido invernale di Rocca di Papa. Questo perché la suora si era stancata di mandare a pulire la coperta perché il bambino faceva la pipì al letto. perché approfittando della sua qualità di responsabile compiva atti sessuali con un bambino di 14 anni. Nel 2004 dopo che si è addormentata si è infilata nel letto del minore e l’ha baciato in bocca per circa un’ora poi gli ha infilato le mani nelle mutandine per toccarlo e masturbarlo. Questo è successo quasi tutte le sere per un periodo di due mesi. Poi ha consumato anche rapporti sessuali completi con il quattordicenne. Questo è accaduto per 4/5 mesi netra il 2004 e il 2005

    Nella prima foto: Roberta Sibaud in primo piano e Stefania D’Acunto

     http://www.osservatorelaziale.it/mobile/index.asp?art=19937
  • Abusa di una minore. Prete salvato dal linciaggio

    Abusa di una minore. Prete salvato dal linciaggio

    DI ARMANDO GUZMÁN , 22 NOVEMBRE 2016

    VILLAHERMOSA, Tab. (apro).- Il sacerdote Juan García Pascual è stato riscattato dalla Polizia in seguito ad un tentato linciaggio da parte della popolazione a causa delle sue relazioni sessuali con una minore d’età.

    I fatti sono accaduti ieri nel paese di Macuspana, quando i genitori della minore Leidy Laura, di 14 anni, hanno scoperto che la loro figlia aveva relazioni sessuali con il parroco di 44 anni, mediante i messaggi che si inviavano per WhatsApp.

    I genitori, che già sospettavano della minore, a sua insaputa hanno controllato i suoi messaggi dove hanno trovato dialoghi con il prete di alto contenuto sessuale. In uno di essi, il clerico ha proposto alla minore un incontro.

    Dopo averla portata a casa sua, ubicata in via Roberto Madrazo nella colonia Josefa Ortiz de Domínguez, dove i suoi genitori già la aspettavano, hanno affrontato irosamente il  religioso, il quale, da dentro l’appartamento, alla fine ha ammesso di avere relazioni sessuali  con Leydi Laura, che ha anche ammesso la relazione sentimentale.

    Durante l’accalorata discussione, i genitori hanno mostrato al prete i messaggi di WhatsApp nel cellulare di Leydi Laura, nei quali García Pascual le raccomandava: “Prudenza con tutti, tu sei solo mia!”.

    E lei aveva risposto: “‘Chiaro amore, sono sempre prudente. E sempre mi prendo cura di ciò che è tuo. Solo tua, amore, di nessun altro”.

    Il sacerdote ha messo immagini di cuori ed ha aggiunto la frase: “Insieme per sempre”.

    Leidy Laura ha confermato: “Sì amore, insieme per tutta la vita. Solo tu ed io. E prossimamente il nostro bambino, amore. Famiglia felice e perfetta, amore”.

    In un altro messaggio, l’adolescente avvisa il prete che già se ne andava a casa sua e questi le risponde: “Ok, bimba. Io sono qui a confessare in parrocchia”.

    E lei risponde: “Che bene, amor mio. Ti amo”’.

    Quando i vicini si sono resi conto delle recriminazioni che i genitori della minore facevano al sacerdote, che era dentro a casa sua, hanno cominciato a riunirsi di fronte al suo domicilio e, gridando, chiedevano di tirarlo fuori “per linciarlo”.

    L’ira è aumentata di tono e, quando i vicini accennavano ad entrare nella casa e tirare fuori il sacerdote, è intervenuta la polizia e lo ha impedito.

    Il parroco Juan García Pascual, che officia nella chiesa San Isidro Labrador de Macuspana, è stato portato fuori dai militari, ammanettato e tra gli spintoni, e messo a disposizione della Magistratura Generale dello stato (Fiscalía General del Estado, FGE).

    I genitori della minore esigono il massimo della pena per il prete perché, assicurano, rappresenta un pericolo per le ragazzine nella Chiesa Cattolica di questa località.

    Il sacerdote Roberto Sánchez Cabrera, collegamento con la Comunicazione Sociale della Diocesi di Comunicazione Sociale della Diocesi di Tabasco, ha avvisato che se il prete García Pascual risulta colpevole sarà destituito dall’incarico ecclesiastico.

    “Il Papa ha detto che la persona che commette pedofilia è irreversibile e ciò che si deve fare è la destituzione dall’incarico ecclesiastico o l’allontanamento dal ministero, indipendentemente dalle sanzioni che vengano imposte dalla legge”, ha manifestato.

    Ha detto che la chiesa ha le sue procedure ed ha confermato che il Papa ha detto che le persone che cadono nel delitto della pedofilia devono pagare “ma non sappiamo con certezza se questo prete ha commesso questo reato, bisogna fare un’indagine, è la prima cosa da fare”, ha indicato.

    http://www.proceso.com.mx/463470/salvan-a-cura-linchado-tener-relaciones-sexuales-una-menor-en-tabasco

  • “Perdonare lo stupratore se sposa la vittima”: proposta di legge shock in Turchia

    “Perdonare lo stupratore se sposa la vittima”: proposta di legge shock in Turchia

    Proteste nel paese contro quella che viene vista come una “legittimazione delle spose bambine” e un “condono sessuale”. La proposta di legge è stata avanzata dal partito del presidente Erdogan.

    Suscita polemiche in Turchia una nuova proposta di legge avanzata dall’Akp, il partito del presidente Recep Tayyip Erdoğan, che permetterebbe all’autore di una violenza sessuale su minore di evitare la condanna se i rapporti sono avvenuti in maniera consensuale e se questi accetta di sposare la vittima.

    Dura la protesta sia delle opposizioni sia dell’opinione pubblica. In molti si sono scagliati contro quella che viene vista come una “legittimazione delle spose bambine” e un “condono sessuale”.

    Su Twitter migliaia di utenti hanno commentato con l’hashtag  #TecavuzMesrulastirilamaz, ovvero “lo stupro non può essere legittimato”. Il governo ha replicato alle critiche, definendole una “distorsione strumentale della finalità con cui è stato concepito il disegno di legge.

    Per il ministro della Giustizia, Bekir Bozdag, “l’obiettivo è scongiurare le conseguenze legali in cui si imbattono le coppie che hanno rapporti consenzienti e vogliono sposarsi prima della maggiore età”.

    “I matrimoni che coinvolgono i minori sono sfortunatamente una realtà in Turchia – ha aggiunto Bozdag – ma gli uomini coinvolti non sono violenti stupratori”.

    http://www.today.it/mondo/turchia-legge-depenalizzare-stupro-minori.html?er

     

  • Prostituzione minorile, il sindaco di Zungri rassicura: «Nessun bambino del paese è stato molestato»

    Prostituzione minorile, il sindaco di Zungri rassicura: «Nessun bambino del paese è stato molestato»

    Il primo cittadino Franco Galati precisa: «Circolano voci infondate. La comunità dopo lo smarrimento deve ritrovarsi». Domani gli interrogatori di don Felice La Rosa e degli altri due uomini arrestati (NOMI)

    La vicenda del prete arrestato per prostituzione minorile ha turbato la tranquillità di Zungri, il paese dove don Felice La Rosa (41 anni, nativo di Calimera) ha esercitato il suo magistero per 11 anni.

    Assieme al sacerdote sono finiti in carcere il bulgaro Miroslav Iliev (28 anni), che secondo le risultanze investigative della Squadra Mobile di Vibo Valentia, adescava i ragazzi stranieri, e il pensionato di 64 anni Francesco Antonio Pugliese, accusato anche lui di aver pagato per avere rapporti sessuali con minorenni. L’interrogatorio di garanzia dei tre indagati è stato fissato per domani mattina. I reati contestati ai tre (prostituzione minorile e corruzione di minore) sarebbero stati commessi tra il gennaio e il febbraio del 2016.

    Intanto a Zungri e nei paesi limitrofi impazzano le voci più disparate. Al punto che il sindaco ha ritenuto opportuno fare alcune precisazioni: «Nessun bambino del paese è stato molestato. Siamo rimasti sorpresi della notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno. Anche perché don Felice si era fatto ben volere dalla maggior parte della popolazione.Accoglieva le persone in chiesa, visitava i malati, era impegnato nel sociale. Il problema giudiziario in cui è incappato, è comunque, grave. Mi auguro che il nuovo parroco, don Giuseppe La Rosa, possa ridare tranquillità alla comunità religiosa, scossa da un fatto orrendo su cui auspico che la magistratura faccia chiarezza al più presto».

    http://www.ilvibonese.it/cronaca/4393-prostituzione-minorile-domani-interrogazione-garanzia

  • Trapani, torna a dire messa sacerdote condannato per palpeggiamenti

    Trapani, torna a dire messa sacerdote condannato per palpeggiamenti

    Esorcista e palpeggiatore, è questa la strana accoppiata di ruoli che è stata attribuita ad un prete di Trapani che, dopo la condanna ad un anno e otto mesi di reclusione per violenza sessuale è tornato nelle sue vesti di sacerdote e a dire messa in un’altra parrocchia.

    Le accuse mosse da alcune giovani parrocchiane, dove il prete prestava servizio, sono state ben circostanziate. Le giovani lo hanno denunciato per molestie sessuali avvenute mentre si accingeva a fare dei riti di esorcismo, attività di cui non era a conoscenza né il vescovo né la curia. Diceva alle ragazze di essere un esperto nella liberazione e che dovevano sottoporsi a questi riti per liberarsene. Ad una ragazza rivelò che non avrebbe potuto avere figli se non si fosse sottoposta all’esorcismo.

    Ad un’altra giovane disse che era stato il demone presente in lei sin dalla nascita a causare la separazione dei genitori. Secondo i magistrati, ha abusato della sua influenza approfittanto della condizione di fragilità di alcune giovani. Sentito dal vicario generale Alessandro Damiano, in un primo momento il prete aveva ammesso le sue responsabilità, giustificandosi di essersi trovato in una fase difficile dal punto di vista personale e familiare, ma davanti ai magistrati ha cambiato completamente versione negando con forza ogni accusa.

    Dicendo di non aver mai paleggiato le sue parrocchiane e che le denunce nei suoi confronti sono nate per vendetta e astio provato nei suoi confronti per altri motivi. Versione che non è stata creduta. sebastiano adamo

    http://www.tp24.it/2016/10/19/cronaca/trapani-torna-a-dire-messa-sacerdote-condannato-per-palpeggiamenti/104017