Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • I parrocchiani raccolgono firme in difesa del prete pedofilo

    I parrocchiani raccolgono firme in difesa del prete pedofilo

    Pare assurdo ma in Italia può capitare che un prete (ex direttore Caritas) che ha patteggiato una condanna per abusi sessuali su ragazzi (con nuovi procedimenti in corso su dei minorenni) venga strenuamente difeso dai suoi parrocchiani.
    È quanto accade a Perugia, dove centodieci firme vogliono esprimere sostegno a don Lucio Gatti, il sacerdote accusato di aver abusato di alcuni minori ospiti delle strutture di recupero che si trovavano sotto la sua supervisione. Evidentemente le crociate dei parrocchiano servono solo ad attaccare quai preti che osano non manifestare astio nei confronti delle persone lgbt, ritenendo che in fondo non sia poi così grave abusare della propria posizione per abusare sessualmente di alcune vittime. E’ la finta morale di una Chiesa che appare sempre più una setta, racchiusa in uno stile di omertà in cui il branco difende a priori i propri membri nella più totale noncuranza del dolore che hanno provocato.

    http://gayburg.blogspot.it/2016/10/i-parrocchiani-raccolgono-firme-in.html

  • Coprì i casi di abusi su minori, si dimette vescovo irlandese

    Coprì i casi di abusi su minori, si dimette vescovo irlandese

    Il Papa, che ha chiesto le sue dimissioni, le ha accettate oggi. Nella nota della Chiesa irlandese si fa riferimento solo ai problemi di salute del vescovo e non agli abusi sessuali.

    Monsignor Martin Drennan non è più vescovo di Galway e Kilmacduagh. Il nome dell’ex ausiliare di Dublino, il cui nome compariva nei due rapporti governativi (Ryan e Murphy): il religioso ha coperto alcuni preti pedofili, insabbiando le prove di alcuni casi di abusi sessuali su minori. Le due inchieste spinsero nel 2010 Benedetto XVI ad avviare un drastico cambio ai vertici della Chiesa Irlandese. Le sue dimissioni, fortemente volute da Papa Francesco è arrivata due giorni dopo la notizia che anche il cardinal Pell, prefetto agli Affari economici del Vaticano, è indagato per presunti abusi sui minori.

    Dei sei vescovi accusati dal rapporto Murphy, Drennan era stato l’unico a rimanere in carica. Il Pontefice però gli ha chiesto di ritirarsi e alla fine anche lui ha dovuto cedere. Prima di diventare vescovo Drennan, già professore di Sacra Scrittura nel “St. Patrick’s College” di Maynooth, era stato promotore del movimento sacerdotale “Fraternitas Jesus” e direttore della “Fraternità per i laici” di Charles de Foucauld.

    Francesco ha accolto oggi anche le dimissioni di un altro presule irlandese, Seamus Freeman, per ragioni legate invece alla conduzione della diocesi di Ossory. Le due decisioni fanno parte della nuova politica della Chiesa Cattolica portata avanti fin dall’arrivo sul soglio di Pietro da Francesco, che vuole liberarsi di tutti i vescovi che non hanno seguito in modo responsabile le procedure per i casi di abusi sessuali da parte di ecclesiastici.

    La Conferenza episcopale irlandese che ha diramato oggi un comunicato sulle dimissioni, e sulla accettazione del Papa, ha sottolineato però che il vescovo si è dimesso “per motivi di salute e su consiglio dei medici”. Nelle note biografiche non si fa nessun riferimento ai fatti di quegli anni.

    http://www.globalist.it/world/articolo/203974/copr-i-casi-di-abusi-su-minori-si-dimette-vescovo-irlandese.html

  • Interrompiamo momentaneamente la messa in onda di “TgNews Rete L’Abuso” perché dobbiamo sconfiggere un nuovo nemico

    Interrompiamo momentaneamente la messa in onda di “TgNews Rete L’Abuso” perché dobbiamo sconfiggere un nuovo nemico

    Di Francesca Lagatta – Quando il Presidente Francesco Zanardi ed io avevamo deciso nell’aprile scorso che avremmo creato il primo tg al mondo che trattasse il tema della pedofilia clericale, eravamo entusiasti. Non che ci piacesse l’argomento, tutt’altro, ma essere i primi a rompere il tabù su un argomento così delicato e ancora per certi aspetti inesplorato dai media, ci faceva sentire fieri.

    Così, senza girarci troppo intorno e senza nemmeno curarci troppo delle scenografie, avevamo girato la puntata pilota con la sola attrezzatura disponibile, senza chiedere aiuto a nessuno. Con le immagini girate da due comunissime fotocamere, avevamo dato vita a un piccolo prodotto editoriale di tutto rispetto, tanto da guadagnarci numerose pagine sulla stampa italiana.

    Col passare delle settimane, erano cresciuti a dismisura i numeri e l’interesse per quel telegiornale in onda settimanalmente sul web che, benché non fosse costato milioni, era riuscito a tirare fuori, con tanto di nomi e cognomi, il peggio del peggio del controverso sistema ecclesiastico. E ce la ridevamo di gusto, pensando alle facce di quei signorotti che in nome Dio compiono i peggiori reati del mondo e che, fino ad allora, non erano abituati ad essere derisi ed accusati in pubblica piazza. Una soddisfazione immensa.

    Poi, un giorno, il Presidente Zanardi, anima, cuore e mente dell’associazione Rete L’Abuso Onlus, decide di fare un esame medico perché ha qualche piccolo disturbo di salute, comunicandolo in tutta tranquillità e la solita autoironia. Ma la mala sorte, vile e beffarda, in quelle ore se ne stava a spiare dietro l’angolo, pronta ad uscire allo scoperto per segnare, l’ennesima volta, l’anima di un uomo che ha già troppe ferite sanguinanti.

    Quell’esamino che doveva durare una ventina di minuti al massimo, dura più del previsto, quasi tre ore, seguito da un inquietante silenzio che persiste sino al tardo pomeriggio. Invio un sms per avere buone notizie, sperando che Francesco sia solo un po’ debilitato. Invece no, la sua risposta è secca, lapidaria, senza fronzoli.

    Non so ben spiegare cosa si prova in quei momenti, ma la sensazione è più o meno quella di perdere il contatto con la realtà, quella di non percepire più la terra sotto i piedi. Continui solo a chiedere a te stesso se sta succedendo davvero o sei solo catapultato in un incubo. E quando realizzi che una delle persone alle quali vuoi più bene al mondo, quella con cui hai condiviso gioie e dolori, con cui hai sperato e imprecato per un mondo più giusto, ha il nemico in corpo, anzi due, e uno è così  grosso che non ha lasciato passare la sonda, l’angoscia ti scaraventa nei meandri del dolore e della paura.

    Ma è solo un momento. Quelli come noi, penso, non possono lasciarsi schiacciare dagli eventi. Abbiamo combattuto e annientato nemici ancora più cattivi e aggressivi, e poi abbiamo sempre promesso che il nostro coraggio sarebbe stato più forte della paura, in qualunque circostanza.

    E d’altronde Francesco ha subito messo le cose in chiaro: «Questa fase della mia vita sarà solo un altro brutto ricordo». Perché questo uomo esile, che porta i segni della vita in viso e nel corpo, sa bene che è capace di sopravvivere a ogni cosa. E’ sopravvissuto alle violenze sessuali di don Nello Giraudo, al suicidio di una madre, all’abbandono del padre, alle ire funeste di certi potenti, alle morti sospette avvenute intorno a lui, alla macchina del fango, ai soprusi, alle intimidazioni, alle minacce, a tutto. Francesco Zanardi è solido come il cemento armato e ne uscirà vincitore anche stavolta. Solo che ora, in attesa di entrare nella trincea di una sala operatoria, ha tanto bisogno di riposare, pertanto, per necessità ed etica, nelle prossime settimane siamo costretti a sospendere ogni attività.

    Certo, potrebbero condurlo altre persone il tg, ma non avrebbe senso. Francesco Zanardi non è solo il Presidente dell’associazione Rete L’Abuso, lui è Rete L’Abuso. Vittorie, conquiste, idee e battaglie sono tutta farina del suo sacco. E Dio solo sa, se esiste da qualche parte nell’Universo, quanto sacrificio sia costato fondare e trainare una carretta sgangherata, da solo, con le proprie forze, fino a farla diventare una fiammante Testa Rossa dell’associazionismo e dell’informazione su uno dei temi più scottanti al mondo.

    Ci rivedremo certamente a settembre, e ci rivedremo in una veste certamente più bella ed elegante. Approfitteremo della calma estiva per concentrarci meglio e di più su combattere i balordi di cui verremo, nostro malgrado, a conoscenza. Quanto alla malattia, le abbiamo già prenotato il viaggio di sola andata all’inferno.

    Presidente, siamo tutti con te.

  • Palpeggiamenti, sacerdote a processo

    Palpeggiamenti, sacerdote a processo

    di Pierluigi Sposato

    GROSSETO. Devono essere giudicati dal collegio. Sia il parroco, accusato di episodi di molestie di carattere sessuali, sia la donna, imputata di aver cercato di aiutare il sacerdote a eludere le indagini. Sono stati rinviati a giudizio al termine dell’udienza preliminare davanti alla dottoressa Valeria Montesarchio: per loro dovrà esserci un processo, a novembre, davanti ai giudici del collegio.
    Il gup ha demandato al dibattimento il compito di capire la portata delle contraddizioni emerse nel corso delle indagini e al termine dell’incidente probatorio. Contraddizioni evidenziate dai difensori dei due imputati ma che secondo il sostituto procuratore Giuseppe Coniglio, e anche secondo il giudice, non sono tali da portare a una pronuncia di non luogo a procedere. Decisione non facile quella del gup, arrivata al termine di una camera di consiglio di un’ora, dopo che accusa, parte civile e difesa si erano confrontate per oltre due.
    Il parroco, poco più che cinquantenne, deve rispondere di tre episodi di violenza sessuale, tutti avvenuti secondo l’accusa nel 2010: il primo nel cortile della parrocchia, gli altri nei locali della parrocchia. Il primo, a primavera, indica che il sacerdote avrebbe afferrato il ferretto del reggiseno di una ragazzina, non ancora 14enne, e avrebbe poi mosso la mano toccandole il seno. Solo e soltanto questo capo di imputazione era stato oggetto dell’incidente probatorio, quando le ragazzine – una minore di 14 anni, l’altra di 16 – erano state sentite alla presenza di un esperto nominato dal giudice. Gli altri due (epoca maggio 2010 e genericamente 2010) sono invece finiti direttamente nella richiesta di rinvio a giudizio, datata dicembre 2014. Si tratta dei capi di imputazione scaturiti dalle dichiarazioni di altre due giovanissime, raccolte dalla polizia giudiziaria. Nel primo caso, il parroco è accusato di aver abbracciato una ragazzina, di averle palpeggiato i glutei e di averle dato un bacio vicino alle labbra.

    Nel secondo caso, il sacerdote deve rispondere di aver abbracciato un’altra ragazza, di aver messo una mano tra sé e lei e di averle palpeggiato il seno. L’inusuale mancanza del vaglio dell’incidente probatorio, hanno fatto notare i difensori Patrizia Fabiani (per Paolo Bastianini) e Lorenzo Mascagni, con una raccolta di dichiarazioni avvenuta senza i genitori, senza uno psicologo, senza videoregistrazioni, non ha permesso di approfondire questi episodi. Episodi che sarebbero stati a loro giudizio meritevoli non solo di analisi ma anche della chiusura del fascicolo senza processo, perché le ragazzine sarebbero state smentite da quelle persone che loro stesse avevano indicato come testimoni dei fatti. Già in fase di memoria presentata al termine delle indagini, l’allora difensore Bruno Leporatti aveva sollecitato l’archiviazione del provvedimento. E su questo solco si sono innestate le argomentazioni difensive: le discrasie sono sostanziali e consistenti, hanno fatto notare i legali, qui in gioco c’è l’intenzionalità del gesto, la volontarietà, il dovere di accertare che si sia trattato di un movimento non equivoco. Secondo il perito della difesa, un esperto neuropsichiatra, le contraddizioni emerse (le ricostruzioni risultano non sovrapponibili) dovrebbero lasciare propendere per un fraintendimento del gesto, non per il compimento dell’abuso. Il dibattimento, hanno aggiunto, non potrebbe apportare nulla di nuovo o di più chiaro alla vicenda.
    Dall’altra parte, però, c’è la relazione del perito del gip che all’epoca aveva definito attendibili e credibili le dichiarazioni dell’incidente probatorio, al di là delle contraddizioni. Anche la parte civile (avvocato Alberto Solari – in rappresentanza solo della ragazzina del primo capo di imputazione, le altre non si sono costituite) ha insistito per il rinvio a giudizio. Il pm ha opposto, caso mai, l’esecuzione di una nuova perizia di esame degli esiti dell’incidente probatorio, per dare un contorno più esatto a queste condotte che – ha detto – si situano nell’ambito del «grigio», né nere, né bianche. Saranno i giudici del collegio a disporre eventualmente un’altra perizia. Già è prevedibile che accusa e difesa torneranno a confrontarsi sugli accertamenti peritali.
    Differente, invece, la posizione della donna di cinquanta anni: lei, assistita dall’avvocato Giuseppe Nicosia, avrebbe fornito false informazioni,

    affermando in due occasioni di non ricordare il contenuto di una riunione tenutasi alla presenza del parroco e di due ragazzine – una delle quali vittima del primo atto a carattere sessuale – organizzata da lei dopo le confidenze ricevute dalle ragazze sulla violenza sessuale subita.

  • Sul tram Don Giovanni Bonfiglio molesta ragazzino che lo schiaffeggia

    Sul tram Don Giovanni Bonfiglio molesta ragazzino che lo schiaffeggia

    Un prete denunciato dalla polizia per aver molestato un ragazzino sul tram. È questa la vicenda ancora tutta da ricostruire su cui stanno lavorando all’Ufficio prevenzione generale della Questura, dopo quanto è successo nella tarda mattinata di martedì.

    I fatti a quanto pare si sono verificati su una vettura del tram in servizio lungo la classica tratta, che era arrivata all’altezza degli imbarcaderi privati quando è “scoppiato” tutto. Si tratta di un sacerdote cinquantaquattrenne, G.B., che dopo i primi accertamenti degli agenti di alcune Volanti che sono intervenute sul posto, è stato denunciato per molestie sessuali ai danni di un minorenne. Un primo dettagliato rapporto su quanto è accaduto è stato già inviato dagli agenti delle Volanti in Procura, al magistrato di turno, per le valutazioni del caso. Alla base di tutto c’è in ogni caso il racconto circostanziato della vittima degli abusi, un minorenne, e i poliziotti stanno verificando in queste ore anche alcune testimonianze tra i passeggeri della vettura e alcuni passanti, che potrebbero rivelarsi fondamentali per ricostruire ogni minimo aspetto della vicenda.

    I fatti si sono svolti intorno alle 13 di martedì nei pressi della fermata del tram che fronteggia gli imbarcaderi privati della Caronte&Tourist. A quanto pare il prelato avrebbe più volte palpeggiato il ragazzino nelle parti intime, il quale avrebbe subito reagito, molto infastidito da queste “attenzioni”, quindi lo avrebbe prima spintonato e poi schiaffeggiato. Una reazione che ha destato l’attenzione di molti passanti e di alcuni passeggeri del tram, in un punto molto frequentato come la fermata che fronteggia gli imbarcaderi privati.

    Dopo attimi molto concitati sono intervenute sul posto due Volanti della polizia, e gli agenti dopo aver faticato non poco per sedare gli animi, hanno condotto il prete e il ragazzo nella sede dell’Upg, per ricostruire tutta la vicenda attraverso il loro racconto. Al termine è scattata la denuncia nei confronti del sacerdote 54enne, con l’invio degli atti in Procura per eventuali nuovi sviluppi.

    http://www.gazzettadelsud.it/news//114495/Sul-tram-prete-molesta-ragazzino-che.html

  • LE DONNE MOLESTATE DA BAMBINE RACCONTANO LE LORO STORIE #WhenIwas

    LE DONNE MOLESTATE DA BAMBINE RACCONTANO LE LORO STORIE #WhenIwas

    Martedì 19 aprile sono state moltissime le donne che su Twitter hanno usato l’hashtag #WhenIwas per raccontare le loro esperienze di molestie sessuali risalenti a quando erano bambine o adolescenti.

    Cominciando ogni tweet con la frase When I was… seguita da un numero, ovvero l’età che l’autrice del tweet aveva quando ha vissuto quell’esperienza, molte persone hanno voluto condividere col mondo un momento che le ha che segnate negativamente sul piano sessuale.

    Era stato già dimostrato da un sondaggio del 2015 che circa l’84 per cento delle donne dichiara di essere stata infastidita per la strada da esclamazioni moleste di un uomo prima ancora di aver compiuto 17 anni.

    Ora l’hashtag #WhenIwas ha dato un’altra prova del fatto che ancora oggi moltissime donne vengono viste come prede prima che abbiano la possibilità di poter scegliere ed essere consapevoli per quel che riguarda la loro vita sessuale.

    Qui alcuni esempi drammatici dei tweet che sono stati condivisi ieri attraverso questo hashtag:

    Quando avevo 8 anni un uomo senza mutande ha accostato con la macchina e mi ha chiesto se mi piacesse quello che vedevo, e intanto si masturbava.

    La mia prima esperienza di molestia sessuale è avvenuta quando avevo appena 6 anni. Un uomo agitava il pene verso di me in pubblico.

    Quando avevo 11 anni mio zio cercò di palpeggiarmi, mi afferrò le mani e mi spinse contro il muro, fermandosi soltanto quando tornò sua moglie col loro bambino di 3 anni.

    Quando avevo 13 anni il mio professore di matematica mi disse che non avevo bisogno di imparare la geometria perché avevo già delle bellissime curve.

    Quando avevo 9 anni, a un pranzo di famiglia un uomo di circa cinquant’anni mi disse di salutarlo con un bacio, e poi mi infilò la lingua in bocca.


    Qunado avevo 14 anni, un insegnante sacerdote ci disse in classe che lo stupro non può essere possibile perché “una lettera non si può imbucare se la cassetta delle lettere non è aperta”.

    #whenIwas in 14 a teaching priest told us in class that rape is impossible as “a letter can’t be posted if the letterbox isn’t open”.

    Quando avevo 13 anni, i pantaloni attillati da yoga furono vietati nella mia scuola perché “avrebbero distratto troppo i nostri compagni e professori uomini”.

    Quando andavo a scuola, alle ragazze non veniva permesso di indossare l’uniforme per l’educazione fisica a lezione, perché le gonne avrebbero “distratto gli insegnanti maschi”. 

    Quando avevo 9 anni incominciarono a crescermi i seni. Una settimana dopo ragazzi e uomini cominciarono a fare commenti e a chiedermi di vederli. Io non sapevo nemmeno cos’erano. 

    http://www.tpi.it/mondo/stati-uniti/donne-molestate-hashtag-twitter

  • CERRO LARGO (Uruguay); Sacerdote arrestato dopo la denuncia di una madre

    CERRO LARGO (Uruguay); Sacerdote arrestato dopo la denuncia di una madre

    Un sacerdote è stato arrestato ieri per le strade della cittá di Melo, per avere portato a passeggiare a Montevideo un minore, senza l’autorizzazione di sua  madre.

    MELO 19 aprile 2016

    Sebbene l’ecclesiastico sia stato sospeso temporaneamente dal suo ministero sacerdotale per disturbi psichiatrici, adesso il caso è nell’orbita giudiziaria.

    Il vescovo della diocesi di Melo e Trenta y Tre, Monsignor Heriberto Bodeant, ha confermato l’informazione che originalmente è arrivata da fonti della polizia. Il titolare della diocesi ha segnalato che “il sacerdote, all’essere sospeso, non puó addurre che sta facendo attivitá nel nome della Chiesa, e meno ancora può viaggiare a Montevideo con un minore senza il consenso di sua madre”.

    Il presbitero che è attualmente sospeso potrebbe  ora affrontare un altro tipo di sanzione più severe che la chiesa dovrebbe determinare, dice mons. Bodeant.

    La madre, quando ha notato l’assenza di suo figlio, ha cercato di localizzarlo e questi gli avrebbe risposto che era andato in viaggio con il sacerdote a Montevideo e che non sapeva con esattezza la data del suo ritorno a Melo, per questa ragione ha deciso di inoltrare la denuncia. Una volta di ritorno il sacerdote è stato arrestato e posto a disposizione della giustizia.

    Con discrezione.

    Questa situazione si genera quando la Chiesa è nel pieno processo di indagine su presunti casi di abuso sessuale denunciati.

    La Chiesa ammette che da un certo tempo si stanno facendo indagini con discrezione. Il sabato è stato aperto il fascicolo a carico dello vescovo Bodeant stesso. “Ho sempre detto che la mia volontá è quella di indagare, indagheremo a fondo”, ha precisato.

    Bodeant ha detto che a partire da questo momento “osserveremo il silenzio pre processuale, come fa il giudice. Faremo i nostri passi nei tempi piú brevi e nel modo più efficiente possibile cercando di chiarire la veritá di ció che è stato reso pubblico” ha sostenuto il prelato.

    http://www.elpais.com.uy/informacion/sacerdote-detenido-denuncia-madre.html

  • Diocesi Usa, 250 vittime abusi sessuali

    Diocesi Usa, 250 vittime abusi sessuali

    Gran giurì Pennsylvania svela maxi copertura clero-polizia

  • Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo

    Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo

    È morto Giorgio Mazzoccato, ex parrocco di Arpi Nova e Castelluccio dei Sauri condannato a 6 anni e mezzo per molestie sessuali (il pm chiese 7 anni, ndr) nei confronti di alcuni ragazzini che all’epoca dei fatti (tra il 1989 e il 1996) avevano dai 7 ai 12 anni. Mazzoccato scontò la condanna in un convento di Deliceto. Domani pomeriggio, 22 marzo 2016, si terranno i funerali nella Cattedrale di Foggia. Negli ultimi mesi la Chiesa ha aperto spiragli interessanti riguardo alle questioni legate allapedofilia.

    Lo dimostra il funerale di Jozef Wesolowski, morto ad agosto 2015, mentre era ancora in corso un processo contro di lui per presunti abusi su minorenni e pedopornografia. Il funerale è avvenuto nella cappella del Governatorato vaticano, con rituale laico, senza omelia ma con un lungo momento di silenzio durato una decina di minuti. Un segno di rispetto per le vittime innocenti. La salma di Wesolowski ha poi lasciato il Vaticano per fare ritorno a Cracovia, città d’origine dell’ex vescovo. “Preghiamo per il nostro fratello Jozef, perché il Signore lo liberi dalle tenebre”, si era limitato a dire il celebrante, monsignor Krajewsi, elemosiniere diPapa Francesco. Ma, come detto, nessuna omelia, solo un silenzio imbarazzato. Che la Chiesa stia tentando un nuovo approccio al tema ce lo conferma anche un sacerdote: “Il funerale non va mai negato, ma serve rispetto verso le vittime”. Discorso simile per i suicidi: “La psicologia ci viene incontro. Nessuno può sapere cosa c’era nella mente di quella persona poco prima di togliersi la vita e i parroci non dovrebbero rifiutarsi di celebrare un funerale a chi decide di farla finita”.

    Cosa combinò Mazzoccato: i fatti

    Mazzoccato, in una recente mappa sui preti pedofili tracciata in Italia, risulta essere uno dei tre sacerdoti condannati in provincia di Foggia. Con lui ci sono don Nicolangelo Rossi (Foggia) e don Manfredi Salvatore (Siponto, Manfredonia), entrambi condannati a circa due anni di reclusione con sentenza definitiva. Il caso più grave, però, è proprio quello con protagonista don Mazzoccato, deceduto nelle ultime ore.

    A tre settimane dall’omicidio di Nadia Roccia, a fine anni ’90 Castelluccio dei Sauri tornò sotto i riflettori per le molestie in confessionale avvenute tra il 1989 e il 1996 ad Arpi Nova. Il parroco disse “facciamo in fretta che ho da celebrare messa”, quando vide la funzionaria e l’ispettrice di polizia davanti alla sua abitazione. Pensò che volessero fargli ancora domande su Nadia e sulle due amiche che la uccisero (Annamaria Botticelli e Mariena Sica), notizia della quale preferiva non parlare, tanto da non concedere nemmeno un’omelia al funerale. Davano fastidio quelle due poliziotte a don Giorgio Mazzoccato, parroco dai lunghi capelli grigi che gli scendevano sulle spalle, l’anello al mignolo e la fiammante moto con la quale si faceva notare in giro.

    Ma le due agenti erano lì per un’altra inchiesta: violenza sessuale su bambini. Il parroco era accusato di aver abusato di una decina di ragazzini che andavano da lui in chiesa, che si inginocchiavano nel confessionale o lo seguivano in sagrestia, o magari andavano entusiasti alle gite che il prete organizzava spesso, come pure le partite di pallone. Al momento dell’arresto si rivolse a uno dei tre ragazzi albanesi che ospitava in casa e si raccomandò: “Ricordati di dar da mangiare alle papere. E non dimenticarti di innaffiare l’orto”. Poi alle agenti disse: “Andiamo pure”:

    Quel giorno fu accompagnato in questura, poi lo portarono in carcere. I fatti avvennero ad Arpinova, borgata vicino Foggia, dove lui fu parroco fino al ’96. Gli inquirenti iniziarono ad indagare quando da una procura della Lombardia, dove era in corso un’ampia indagine su violenze ai danni di minorenni, fu inviato un fascicolo dedicato al sacerdote. Il suo nome era venuto fuori lì. La polizia lavorò senza partire da una denuncia, ma poi di ragazzini che riferirono dei loro rapporti con don Giorgio ne sono venuti fuori dieci, e la testimonianza di ognuno sarebbe andata ad incastrarsi perfettamente con quelle degli altri, fino a mettere insieme un quadro di accuse che gli investigatori definirono molto solido. Il prete approfittò spesso dei bambini che frequentavano la parrocchia di Arpinova. In confessionale li avrebbe spinti a parlare di masturbazione o comunque di sesso, e poi ne avrebbe abusato: in sagrestia, nella sua casa, una volta anche senza uscire dal confessionale.

    “E’ un avvenimento doloroso che turba la nostra comunità cristiana, ma siamo sempre fiduciosi nell’operato della magistratura”. Così parlò l’allora arcivescovo di Foggia e Bovino, monsignor Giuseppe Casale. “Siamo tutti profondamente addolorati. È un sacerdote che ha sempre svolto il suo ministero con zelo e carità, in modo che definirei ineccepibile”.

    Ai giornali dell’epoca, una donna che preferì non rivelare il suo nome, disse che la casa di Mazzoccato eraun viavai di bambini della parrocchia che andavano lì a giocare perchè c’erano flipper e biliardini. Ma quando il tempo era bello, sacerdote e bambini andavano in campagna, per il ritiro spirituale. Un’abitudine che il parroco aveva anche ad Arpinova, dove sarebbero avvenute le violenze sessuali.

    La condanna

    Nel gennaio del 2000 don Giorgio Mazzocato (classe ’37), originario della provincia di Treviso ed ex-parroco di Castelluccio dei Sauri, venne condannato a sei anni e mezzo di reclusione per molestie sessuali nei confronti di alcuni minorenni di sesso maschile che all’epoca dei fatti avevano dai 7 ai 12 anni. Scontò interamente la sua pena in un convento di Deliceto, fino al 2007. Nel sito web della diocesi Foggia-Bovino risulta tuttora incaricato nella Casa del Clero di via De Prospero a Foggia.

    Morto prete pedofilo, funerali nella Cattedrale di Foggia. Abusò di minori e fu condannato a 6 anni e mezzo

  • PEDOFILIA, 1000 VITTIME DEGLI ABUSI DEI PRETI IN 4 ANNI

    PEDOFILIA, 1000 VITTIME DEGLI ABUSI DEI PRETI IN 4 ANNI

    Il Belgio ci sono state oltre mille vittime di abusi sessuali da parte di preti pedofili in quattro anni, tra il 2012 e il 2015. Sono le cifre presentate da una Commissione parlamentare speciale sugli abusi a sfondo sessuale, creata con la collaborazione anche della Chiesa belga: 418 di loro hanno contattato centri istituiti dalla Chiesa e i rimanenti 628 si sono rivolti a strutture di assistenza pubbliche. Durante questo periodo, le autorità ecclesiastiche hanno pagato risarcimenti alle vittime pari a 3,9 milioni di euro, riferisce lo stesso rapporto presentato da Manu Keirse, professore emerito presso KULeuven, l’università di Leuven, e presidente della Commissione interdiocesana per la protezione dei bambini e dei giovani. Da sottolineare che per far fronte alle denunce delle vittime, la stessa Chiesa belga ha istituito undici centri di accoglienza, divisi tra le diocesi e le congregazioni religiose, intese come punti informativi, dove le persone che desiderano presentare le denunce ricevono l’assistenza adeguata.

    http://www.leggo.it/news/esteri/pedofilia_1000_vittime_degli_abusi_preti_4_anni-1568255.html