Osservatorio della Rete L'ABUSO

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  • Noi, i ragazzi dello zoo di Roma

    Noi, i ragazzi dello zoo di Roma

    Alla stazione Termini si aggirano pedofili a caccia di minorenni. Piccoli immigrati senza famiglia, costretti a vivere nei cunicoli sottoterra e a prostituirsi per mangiare. Reportage dalle viscere della Capitale

    DI FLORIANA BULFON, FOTO DI CRISTINA MASTRANDREA

    Decine di immigrati minorenni vivono nel sottosuolo o accampati in aree attorno alla stazione Termini, nel cuore di Roma. Sono ragazzini senza famiglia, che rientrano fra i seimila minorenni non accompagnati arrivati in Italia e scomparsi. E per non morire di fame si vendono e sono vittime di pedofili senza scrupoli, uno dei quali, un ingegnere americano arrivato a Roma da Chicago, arrestato nelle scorse settimane.

    Il racconto di questi ragazzi, le loro immagini, i cunicoli sporchi e maleodoranti in cui vivono, sono contenuti in un reportage che l’Espresso pubblica nel numero in edicola venerdì 19 e online su Espresso Plus , in cui si mette in evidenza il girone infernale della Capitale. Si scoprono piccoli adolescenti che da un anno vivono sotto un albero, arrotolati in coperte sporche e bucate, che ne fanno fagotti buttati tra i sacchetti della spazzatura, con i topi che ogni notte provano a infilarsi nei loro pantaloni.

    Da piazza della Repubblica alla stazione, meno di quattrocento metri tra fasti dell’antica città imperiale, gli hotel di lusso e le bancarelle degli ambulanti, percorsi in fretta ogni giorno da pendolari e turisti, vivono questi ragazzini “invisibili”, scomparsi dopo essere sbarcati sulle coste italiane e arrivati dopo un lungo viaggio dai loro paesi d’origine dove scappano per via delle guerre. Un tredicenne egiziano racconta la sua storia, di quanto gli manca la mamma e la paura che prova a stare di notte solo per strada e dice: «Sono un bambino, ed ho paura».

    Dove vivono questi minorenni è un tappeto di melma, l’odore stordisce. Fathi è uno di loro, abbassa la testa e scende giù nel buco. «Meglio dormire fuori». Abdul risale la scaletta e si stringe nella felpa per il freddo. «Io sto qui, sotto l’albero». La sua vita è in un metro quadrato fatto di un cartone, una coperta marrone e due sacchetti di plastica blu. «Fuori è meglio, perché tira vento e non c’è quella puzza», dice. Ma quella puzza, anche se tira vento, rimane impressa nelle narici. E non se ne vuole andare. Fathi ha 14 anni, vive qui da due anni ed è arrivato da solo da Gharbia, in Egitto. Abdul ne ha 16. Come lui Ibrahim e gli altri. Venti, trenta ragazzini che dormono per terra, rubano, si prostituiscono. Sono gli invisibili.

    Il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, interpellato da l’Espresso , annuncia che per salvare questi ragazzini è stata avviata «un’unità di strada sperimentale dedicata proprio ad intercettarne il disagio, monitorando i loro luoghi di ritrovo e stazionamento, informandoli sui servizi di accoglienza ed individuando eventuali soggetti adulti che potrebbero sfruttarli in attività illecite. L’unità sarà attiva all’interno della stazione Termini e nelle aree limitrofe 6 giorni su 7, dalla mattina sino a tarda sera, avvalendosi di educatori e mediatori linguistico culturali esperti nell’approccio a utenti in situazioni di disagio».

    Per assonanza viene in mente Christiane F., il suo libro di fine Anni 70, “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”, dove “Zoo” è il nome della stazione ferroviaria, luogo di disperazione e di prostituzione per minorenni a caccia di soldi per comprare l’eroina. All’epoca lo stupore fu un sentimento forte almeno quanto la commozione. C’erano i minorenni che si vendevano per procurarsi l’eroina, la droga del disagio nel già opulento Occidente. E c’erano adulti che ne approfittavano per sfruttarli sessualmente.

    In un ideale giro d’Europa su rotaia, negli anni Novanta, il testimone passò a Bucarest, alla Romania del dopo Ceausescu. La “Gara de Nord”, la stazione, era il terreno di caccia per pedofili provenienti da ogni dove, richiamati dal sesso facile, impunito e a basso costo che offrivano bambini orfani del comunismo e di famiglie che se ne sbarazzavano perché non in grado di mantenerli nella nuova stagione del liberismo spinto dopo quella di un welfare straccione ma pur sempre welfare. Le autorità vedevano e tacevano: non potevano ammettere il precoce fallimento sociale del governo che aveva sostituito la dittatura.

    Fu grazie a Miloud Oukili, un clown franco-algerino capitato per caso in Romania, che lo scandalo venne alla luce. Letteralmente. Scoprì che quegli adolescenti, talvolta persino bambini, maschi e femmine, vivevano nelle fogne della capitale. Si vendevano per non morire di fame, e poi dalle botole attorno alla stazione si inabissavano nelle viscere del sottosuolo.

    Intanto questi ragazzi “dannati” di Roma continuano ad avere paura, ad essere oggetto di pedofili e a vivere sotto gli alberi o nel sottosuolo.

    L’inchiesta esclusiva sull’Espresso in edicola da venerdì 19 e già online su E+

    http://espresso.repubblica.it/archivio/2016/02/18/news/noi-i-ragazzi-dello-zoo-di-roma-1.250863
  • DIOCESI USA NASCOSE PRETE PEDOFILO

    DIOCESI USA NASCOSE PRETE PEDOFILO

    Un nuovo scandalo sessuale investe la Chiesa cattolica negli Usa. Sei uomini del Maine, del New Hampshire e di New York hanno citato in giudizio la diocesi di Portland, nel Maine. L’accusa: i vertici ecclesiastici locali avrebbero nascosto “fraudolentemente” le accuse secondo cui un prete avrebbe abusato sessualmente di alcuni ragazzini, tra il 1958 e il 1977. Gli autori della denuncia sostengono di essere rimasti vittime degli abusi di un reverendo, morto nel 1997. Per i legali della difesa non c’è prescrizione.

    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-b4fcbe52-cbce-4568-9346-f84793fccce1.html

  • Dall’Uruguay all’Italia per denunciare il missionario che abusò di lui

    Dall’Uruguay all’Italia per denunciare il missionario che abusò di lui

    Il primo abuso è stato in Cerro Chato, UN PAESETTO PICCINO, nel 1997, nella parrocchia di Cerro Chato (Sacro Cuore). Il pedofilo, chiamato FRANCESCO ZAPPELLA, SACERDOTE ITALIANO, tutto è cominciato quanto io avevo quasi  12 anni. Lui è arrivato al collegio con gli altri collaboratori italiani dando ai bambini caramelle, cappellini, orologi, denaro ed altri regali, comprandoci, perché eravamo orfani, bambini con carenze. Lui ci invitava a dormire nella parrocchia, ci faceva la docciae poi ci invitava a sdraiarci un pochino con lui, mi ricordo che nel primo abuso lui mi toccava i genitali sotto le lenzuola come se fosse uno scherzo… poi io andavo sempre alla parrocchia ingannato dai regali che lui ci faceva. Dopo un certo tempo  lui è tornato in Italia per un intervento chirurgico per una malattia. Io mi sono sentito triste perché lo vedevo come una figura paterna … tempo dopo ho ricevuto una sua lettera che conteneva denaro in dollari, mi ricordo che me l’hanno consegnata gli incaricati del collegio, dopo avere ottenuto il denaro sono andato in un supermercato chiamato COLINA ed ho comprato molti dolcetti da mangiare con gli altri bambini. Dopo due anni io volevo organizzare una squadra chiamata Penarol ed il mio desiderio era avere le magliette del Penarol per giocare a calcio, allora ho deciso di chiamarlo e gli ho chiesto se non mi aiutava a comprare le magliette per organizzare una squadra di calcio del Penarol, ma ho ottenuto un rifiuto: lui si sentiva molesto perché lo avevo chiamato.

    Quando ho compiuto 16 anni gli incaricati del collegio mi hanno commentato che io sarei stato aiutato dal SACERDOTE ITALIANO FRANCESCO ZAPPELLA, CHE SAREI STATO MANDATO A STUDIARE A TRENTATRÈ PERCHÈ LUI STESSO ERA IL MIO TUTORE NELLA CITTÀ, nel 2001 sono andato a vivere alla villa degli studenti nella città di Trentatre a studiare, la ragione per la quale mi aiutava era perché non avevo i miei genitori, ero un ragazzo solo senza famiglia per difendermi. Lui stava nella parrocchia El Salvador, svolgendo attività religiose. IO HO COMINCIATO, MOLTO CONTENTO, AD ANDARE ALLA PARROCCHIA EL SALVADOR, (ERO UN) UN ADOLESCENTE DI 16 ANNI. Lui mi dava denaro ma mi chiedeva di fargli massaggi ai piedi e alle spalle, e sul petto e così sono passati i mesi. Un giorno IO HO PERCEPITO CHE LUI NON ERA TANTO BUONO COSÌ COME DICEVANO: SONO ANDATO A CHIEDERGLI (DENARO) PER COMPRARE UN PAIO DI SCARPE DA FOOTBAL PERCHÈ VOLEVO GIOCARE NEL SAN LORENZO E LUI, MOLTO IRRITATO, MI HA RESPINTO. I GIORNI PASSAVANO ED I MASSAGGI CONTINUAVANO, UN GIORNO LUI MI HA INVITATO A RIMANERE I FINE SETTIMANA NELLA PARROCCHIA CON LUI ED IO, MOLTO CONTENTO, HO CHIESTO AL DIRETTORE MIRAVALLE ( IL MAESTRO ) SE ME LO PERMETTEVA. HO COMINCIATO AD ANDARE I FINE SETTIMANA E LUI MI DAVA DENARO, CIBO,  PICCOLE COSE COME OROLOGI, QUALCHE PENNE, PICCOLE COSE CHE MI FACEVANO CONTENTO, OLTRETUTTO LUI MI CHIAMAVA FIGLIO ED IO LO VEDEVO COME IL MIO PROTETTORE, DATO CHE ERO MOLTO TRISTE PER ESSERE USCITO DAL COLLEGIO AL QUALE MI ERO AFFEZZIONATO MOLTO. I MASSAGGI CONTINUAVANO E UN GIORNO LUI MI DISSE DI SDRAIARMI UN POCHINO PER CHIACCHIERARE, POI LUI COMINCIAVA A AFFERRARMI IL PENE FINO A LASCIARLO DURO COME UNA SPECIE DI MASTURBAZIONE, A VOLTE MI CHIAMAVA “CHICO” E MI CHIEDEVA SE POTEVA DARMI UN BACIO SUL PENE, IO NON GLI DICEVO MAI NÈ SI NÈ NO PERCHÈ AVEVO PAURA DI RIMANERE NUOVAMENTE SOLO, O CHE LUI CI RIMANESSE MALE PERCHÈ MI DAVA COSE E DOPO MEZZ’ORA O UN’ORA MI MANDAVA A SDRAIARMI NEL MIO LETTO. UN GIORNO LUI MI DISSE SE IO VOLEVO ANDARE A VIVERE IN PARROCCHIA CON LUI, ED IO ERO MOLTO FELICE PER I SUOI REGALI E GLI HO DETTO DI SI MA IL DIRETTORE MIRAVALLE SI È SENTITO MOLESTO E MI DICEVA CHE IO DOVEVO STUDIARE E CHE DOVEVO RIMANERE NELLA VILLA O SE NO DOVEVO ANDARMENE.

    IO HO CONTINUATO CHIEDENDOGLI TENNIS, COSINE PER STUDIARE ED ESSERE BEN VESTITO PERCHÈ AVEVO VOGLIA DI AVERE UNA FIDANZATA, E LUI SI INFASTIDIVA SEMPRE… POI HO COMINCIATO AD ANDARE AD UN GRUPPO DI GIOVANI DOVE MI SONO INNAMORATO DELLA MIA PRIMA FIDANZATA FABIANA, IL FIDANZAMENTO HA CONTINUATO CON MOLTO AMORE ADOLESCENZIALE. LUI HA COMINCIATO A RENDERMI LA VITA IMPOSSIBILE, NON MI VOLEVA PIÙ BENE, PARLAVA MALE DI ME ALLE PERSONE DELLA PARROCCHIA, È ARRIVATO AD ACCUSARMI DI AVERGLI RUBATO DEI GIOIELLI CARI CHE APPARTENEVANO ALLA SUA FAMIGLIA, TANTO HA FATTO E NON HA POTUTO ACCUSARMI E MI HA COMPRATO UNA BICICLETTA PORTANDOMELA ALLA VILLA DEGLI STUDENTI DOVE ERA PRESENTE IL DIRETTORE MIRAVALLE E ALTRI FUNZIONARI DELLA VILLA DEGLI STUDENTI, TUTTI QUANTI SAPEVANO DELLA FALSA ACCUSA. POI, NELLA STESSA VILLA DEGLI STUENTI C’ERA UN RAGAZZO CHE SI CHIAMAVA GONZALO, ( LO CHIAMAVANO “IL CUCHA DI CANE”(?)) PERCHÈ ERA MAGRO, QUESTO RAGAZZO È STATO UN CASO SPECIALE: LUI MI RUBAVA DENARO DAL MIO ARMADIETTO DOVE CONSERVAVO LE MIE COSE NELLE STANZE DELLA VILLA DEGLI STUDENTI, IO L’HO SCOPERTO E ABBIAMO LITIGATO. SONO PASSATI I GIORNI E, COME AD ALTRI CHE MI AVEVANO DERUBATO, HO PERDONATO GONZALO E LUI MI CHIESE DI PORTARLO ALLA PARROCCHIA PER OTTENERE UN LAVORO NELLA RISTRUTTURAZIONE DELLA PARROCCHIA, IO L’HO PORTATO ALLA PARROCCHIA E HO CHIESTO AL PADRE DI AIUTARLO POICHÈ GONZALO STAVA SOLO ED IN PESSIME CONDIZIONI. GONZALO COMINCIÒ A FARE LAVORETTI NELLA PARROCCHIA E GIORNI DOPO IO E GONZALO ABBIAMO DECISO DI ANDARE A VIVERE ALLA PARROCCHIA EL SALVADOR CON IL PADRE ZAPPELLA. LE DISCUSSIONI CONTINUAVANO E I MALTRATTAMENTI PEGGIORAVANO E IL PADRE VOLEVA CHE IO TORNASSI AL COLLEGIO MENTRE GONZALO COMINCIÒ A DORMIRE NELL’APPARTAMENTO CON IL PADRE ZAPPELLA MENTRE IO DORMIVO NELLA CASA DI RIPOSO, GONZALO DIVENNE IL MIGLIOR AMICO DI ZAPPELLA, LUI COMINCIÒ AD USARE LA MACCHINA DELLA PARROCCHIA, A VESTIRSI BENE ED IO AVEVO LA MIA FIDANZATA NELLA VILLA, SARA, PERÒ IL PADRE MI AVEVA ABBANDONATO, IO MI SENTIVO MOLTO ARRABBIATO E ALL’ORA DI PRANZO NON VOLEVO MANGIARE PER MOSTRARGLI LA MIA INQUIETUDINE. MI RICORDO CHE MI INVIÒ IL MURATORE CLAVERO PER PORTARMI AL NUNES E MANDARMI A CASA DI MIA MADRE, MA IO ERO INNAMORATO DI UNA RAGAZZA E NON VOLEVO ABBANDONARE TRENTATRÈ, QUANDO SONO SALITO SULL’OMNIBUS, FUORI DA 33 HO CHIESTO ALL’AUTISTA DI FERMARE L’OMNIBUS DICENDO CHE MI ERO DIMENTICATO UNA COSA E SONO SCESO, SONO ANDATO ALLA CASA DELLA MIA FIDANZATA SARA NELLA VILLA E MI SONO NASCOSTO LÌ. POCHI MINUTI DOPO LUI ARRIVÒ ED IO, NASCOSTO, ASCOLTAVA COME LUI DICEVA ALLA MADRINA DELLA MIA FIDANZATA CHE LUI MI AVEVA MANDATO DA MIA MADRE PERCHÈ IO MI COMPORTAVO MALE E LUI NON MI SOPPORTAVA PIÙ,  PARLANDO MOLTO MALE DI ME, MA LA MADRINA NON GLI CREDETTE PERCHÈ GIÀ SAPEVA DI TUTTO, POICHÈ LEI MI TRATTAVA COME UN FIGLIO. PASSARONO I GIORNI ED IO NON AVEVO PER SOPRAVVIVERE E SONO ANDATO NUOVAMENTE ALLA PARROCCHIA A CHIEDERGLI AIUTO, LUI MI DAVA DENARO MA MI CHIEDEVA MASSAGGI E VARIE VOLTE MI FACEVA SDRAIARE UN MOMENTO CON (LUI). MI RICORDO LE SUE PAROLE ERANO  Emoticon sopracciglia agrottate, cipiglio  POI CI SDRAIAVAMO UN POCHINO PER CONVERSARE E MI RICORDO CHE LUI MI DAVA BACI NELLA BOCCA E CERCAVA DI FARMI APRIRE LA MIA BOCCA MA IO RESISTEVO PERCHÈ NON MI PIACEVA.

    Luis Mario

  • Diego Dalla Palma: “Un prete grasso e molliccio mi molestava tutte le sere in collegio”

    Diego Dalla Palma: “Un prete grasso e molliccio mi molestava tutte le sere in collegio”

    Diego Dalla Palma è stato ospite del programma La strada dei miracoli. Intervistato da Safiria Leccese ha parlato di un triste episodio del suo passato. Ha svelato, infatti, di aver subito le molestie di un prete mentre si trovava in collegio:

    “Io non ho denunciato perché la parola denuncia non mi piace. Con gli anni tutto si stempera, tutto si capisce e subentra anche il senso del perdono. Io non ho denunciato, ho raccontato perché mi sembrava giusto ma l’ho fatto troppo tardi, l’ho fatto dopo che il fatto è avvenuto. In collegio avveniva il tutto, quotidianamente. Tutte le sere alle 9 io avevo questo prete grasso, molliccio, bianco che veniva. Io sono convinto che molti di questi preti non si rendano conto. A me il prete diceva “Ti voglio bene” e anch’io restavo sbigottito”.

    Diego Dalla Palma ha aggiunto che non era possibile confidarsi con i genitori perché non lo avrebbero compreso:
    “Non ho animosità e credo che la strada dei miracoli sia quella del perdono nella vita, il perdono ha importanza, spesso toglie sensi di pesantezza enorme. Lui, però – ad esempio – mi ha creato una sensibilità verso la musica classica che non avevo, io ero un ragazzotto pastore che veniva dalla montagna. Ma il problema grosso è che se io avessi detto a mia madre ‘Mamma, io ho un prete che tutte le sere mi viene a fare certi servizi’, mia madre mi avrebbe dato due ceffoni. I genitori, ieri, oggi, domani hanno un’importanza rilevantissima. Però, con questo non giustifico certamente Padre Ugo – posso dire come si chiama, non è più in vita”.

    Diego Dalla Palma: “Mi dispiace non aver denunciato le violenze subite da un altro ragazzo”
    Infine, Dalla Palma ha raccontato la scena raccapricciante che – a suo dire – si sarebbe verificata ogni sera. Sei preti si introducevano nelle stanze dei ragazzi, per abusare di loro.

    “Mi ha dato fastidio e ho un rimorso per non avere denunciato un altro prete che si chiamava Padre Angelo, che invece abusava pesantemente, con violenze il mio vicino di camera. Ma devo anche dire – e ripeto, lo dico senza animosità – che il tempo stempera tutto e porta anche un pizzico di saggezza. Quello che mi dispiace è di non essere intervenuto in un fatto drammatico. Non ho più rabbia, è stato un insegnamento. Sulle mie spalle ho pagato il prezzo dell’omertà, perché dopo i 18 anni avrei dovuto fare qualcosa. Sugli altri, invece, ho un senso di pietà enorme perché bisogna considerare che su 11 preti, ben 6 venivano tutte le sere in quel famoso corridoio che ricorderò per tutta la vita. Era un corridoio buio con una madonnetta in fondo con una luce lampeggiante rossa e la sera dalle 9 alle 10, si cominciava a sentire il cigolio delle porte. Questo è il ricordo che ho. Per il resto, oramai, sono vecchio. Che devo fare”.

    continua su: http://tv.fanpage.it/diego-dalla-palma-un-prete-grasso-e-molliccio-mi-molestava-tutte-le-sere-in-collegio/

     

  • Una ex monaca di clausura racconta la vita monastica tra omosessualità e stupri a cielo aperto

    Una ex monaca di clausura racconta la vita monastica tra omosessualità e stupri a cielo aperto

    Suor Angela entra in  monastero a vent’anni e racconta un periodo di dolore, di segregazione e frustrazione: la vita di convento.

    E’ tornata alla laicità e racconta la sua esperienza al Fatto quotidiano. Lascia il fidanzato per seguire la vocazione: un amore incondizionato per la preghiera e la vita comunitaria e diventa monaca di clausura.

    E subito le prime, amare disillusioni, l’ambiente monastico assomiglia più ad una caserma “La consuetudine prevedeva che la posta in uscita fosse consegnata aperta alla superiora, che la poteva così facilmente ispezionare. La posta in entrata veniva invece consegnata chiusa a ogni monaca, ma era abitudine di tutte noi chiedere alla superiora se volesse leggere quello che vi era scritto. La mi richiesta di usare la posta elettronica destabilizzava quel sistema. Le altre monache ripetevano con terrore: ma così la posta non è più controllata! Alla fine cedettero e mi fu permesso di usare l’email”.

    Prevista anche la libera uscita per motivi di studio, ma la condizione posta dalla badessa è agghiacciante”Ci puoi andare, Angela, ma a patto che tu prima vada in psicoterapia, perché non si tratta di un desiderio normale”.

    In quel monastero friulano tra le monache si instauravano rapporti anche molto intimi  “Mi sono mancati –racconta l’ex suora-  gli uomini e tra le sorelle si instaurava molto spesso una forma di dipendenza affettiva ai limiti della morbosità“.

    Omosessualità latente o coatta? “Nel mondo cattolico – commenta – l’avversione per l’omosessualità è ancora fortissima. In particolare per quella femminile, pensata come una forma di gravissimo tradimento dell’amore per Cristo e quindi di negazione della vocazione”.

    E infine  i preti, che hanno il compito di formare le monache, sono una delle note dolenti: “Mi si spezza il cuore a dirlo ma certe omelie sono stupri a cielo aperto, recitate da persone che non si preparano, che non sanno cosa dire, che riempiono i venti minuti dell’omelia di parole vaghe. E noi donne, spesso più colte e preparate di loro, dobbiamo ascoltare i pazzi di turno, senza neanche poter uscire”.

    http://www.articolotre.com/2015/09/una-ex-monaca-di-clausura-racconta-la-vita-monastica-tra-omosessualita-e-stupri-a-cielo-aperto/

  • Pedopornografia on line, la Congregazione Salesiana sospende don Giorgio Porcellana

    Pedopornografia on line, la Congregazione Salesiana sospende don Giorgio Porcellana

    Presa di posizione dei Salesiani piemontesi: “Accuse gravissime”

    Asti. Sul caso di don Giorgio Porcellana, il sacerdote salesiano di 49 anni, di Asti, arrestato dalla polizia postale di Genova e Milano per materiale pedopornografico, interviene anche la Circoscrizione Salesiana del Piemonte e Valle d’Aosta.

    Dalla comunità salesiana piemontese profondo dolore e sconcerto per l’arresto del sacerdote: “Si tratta di accuse gravissime, incompatibili con la vocazione e la missione sacerdotale. Esprimiamo la nostra piena fiducia nella magistratura perché possa fare luce sulla vicenda e manifestiamo incondizionata solidarietà a chiunque possa essere stato anche indirettamente vittima di abuso e strumentalizzazione tramite immagini e video su internet”.

    “Don Porcellana non ricopriva alcun incarico di responsabilità ed era presente da qualche mese ad Alassio, presso l’Istituto Salesiano Madonna degli Angeli, esclusivamente per motivi di salute. La Congregazione ha immediatamente disposto, nei confronti del sacerdote, in via cautelativa, la sospensione da ogni ministero pastorale e sacramentale”.

    La polizia postale ha sequestrato numerosi computer, smartphone e dispositivi informatici contenenti elementi probatori significativi nell’ambito dell’indagine.

    http://www.ivg.it/2015/05/pedopornografia-on-line-la-congregazione-salesiana-sospende-don-giorgio-porcellana/

  • Pedopornografia on line, don Giorgio Porcellana non risponde al gip

    Pedopornografia on line, don Giorgio Porcellana non risponde al gip

    Scena muta del sacerdote nell’interrogatorio di garanzia.

    Savona. Non ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi, nell’ambito dell’interrogatorio di convalida del fermo. Questa mattina, sentito per rogatoria a Savona, don Giorgio Porcellana si è avvalso della facoltà di non rispondere al gip del Tribunale di Savona. Il sacerdote salesiano di 49 anni, di Asti, è stato arrestato per pedopornografia on line e diverso materiale informatico è stato posto sotto sequestro dalla polizia postale.

    Il prete era stato arrestato all’istituto Don Bosco di Alassio, dove si era trasferito da qualche mese per motivi di salute. Secondo l’accusa don Giorgio Porcellana faceva parte una rete di utenti che si scambiavano immagini e filmati di pesanti violenze e atti sessuali con bambini anche di meno di dieci anni costretti ad avere rapporti sessuali tra di loro o con animali.

    L’indagine ha sgominato una pericolosa rete criminale internazionale che diffondeva e vendeva materiale pedopornografico, con l’individuazione di 233 utenti su scala globale, in cinque diversi continenti. “Gli orchi della rete” si scambiavano via internet materiale illecito. I gravi indizi raccolti dagli investigatori milanesi hanno determinato la Procura della Repubblica di Milano, che coordina le indagini, a disporre perquisizioni personali, informatiche e a casa di ventinove utenti italiani – gli altri indagati sono tutti stranieri.

    http://www.ivg.it/2015/05/pedopornografia-on-line-don-porcellana-non-risponde-al-gip/

  • Arrestato per pedopornografia ad Alassio, ecco chi è don Giorgio Porcellana

    Arrestato per pedopornografia ad Alassio, ecco chi è don Giorgio Porcellana

    Alassio. Don Giorgio Porcellana, nato ad Asti il 17 luglio del 1966. E’ lui il sacerdote salesiano che la polizia delle telecomunicazioni di Genova, su richiesta dei colleghi di Milano, hanno arrestato all’istituto salesiano di Alassio.

    Secondo di 5 fratelli, aveva conseguito la maturità al Liceo Classico e successivamente dopo la formazione Salesiana, era stato ordinato sacerdote a Torino il 6 ottobre 2001.

    Ha tre lauree in tasca di cui una in Filosofia conseguita a Nave in provincia di Brescia e una in Scienza della Formazione all’Università di Torino, quindi è dottore in Teologia Pastorale.

    Dopo un lungo periodo di insegnamento nella scuola Media inferiore e superiore, ha esplicato l’attività sacerdotale presso parrocchie, oratori e convitti, prevalentemente in Piemonte e Lombardia. Ha successivamente deciso di fare il parroco e in tale veste era arrivato a Orio nel settembre del 2006, succedendo così a don Silvio Faga titolare della  parrocchia per ben 11 anni.

    Nei mesi scorsi, per motivi di salute, era arrivato ad Alassio accolto dal direttore don Gino Bruno e dai suoi confratelli. Oggi alla porta dell’istituto salesiano della Baia del Sole sono arrivati gli agenti della polizia delle telecomunicazioni ed è finito in carcere per pedopornografia.

    Al religioso, in particolare, vengono contestati gli articoli 600 e 602 del codice penale, ovvero aver trattato materiale “con minori di 16 anni” e in numero “maggiore di tre”.

    Le indagini erano state avviate nel 2012. Tutto ha avuto inizio quando gli 007 della polposte avevano iniziato a controllare alcuni siti web e in particolare alcuni servizi di condivisione di immagini sospette perché gli utenti facevano continui riferimenti a minori.

    Si trattava di una sorta di anticamera per gli interessati alla pornografia minorile, che si spostavano su altri canali di comunicazione per scambiare file multimediali illeciti, utilizzando anche le caselle di posta elettronica. Per la particolare segretezza delle comunicazioni fra gli stessi indagati, è stato necessario usare delle tecniche speciali di investigazione come le attività sotto copertura, intercettazione telematica e intercettazioni telefoniche.

    http://www.ivg.it/2015/05/arrestato-per-pedopornografia-ad-alassio-ecco-chi-e-don-giorgio-porcellana/

  • «Mi chiedeva anche diciassettenni» L’orgia tra preti finisce in procura

    «Mi chiedeva anche diciassettenni» L’orgia tra preti finisce in procura

    di Nazareno Dinoi – Dopo il Tribunale ecclesiastico della Puglia, il caso del sacerdote dell’ordine dei carmelitani di Taranto, don Antonio Calvieri, rimosso dalla curia jonica per «condotta moralmente riprovevole», è ora di competenza della Procura della Repubblica di Rovigo dove ieri il trentaduenne rovighese, Andrea Baldon, ha depositato una denuncia querela nei confronti del parroco destituito ritenuto presunto autore di vessazioni e abusi sessuali virtuali.

    Non soddisfatto dell’allontanamento di padre Calvieri, parroco della chiesa del Santissimo Crocefisso di Taranto e priore provinciale dei carmelitani, l’ex aiuto cuoco chiede un giudizio penale per il suo presunto aguzzino e un risarcimento in denaro che devolverà alla Caritas diocesana di Taranto. «Mi ha fatto cambiare stile di vita, mi ha stravolto, ho perso tutte le abitudini che avevo e ogni volta che vedo un prete ho paura», scrive Baldon nella denuncia riservandosi di presentare «elementi di prova video e fotografiche».

    Nella denuncia in cui si fa cenno a rapporti con minori («mi chiedeva se conosco ragazzi giovani anche diciassettenni magri ben dotati»), sono descritti tre mesi di rapporti via web con particolari imbarazzanti che descrivono veri e propri rapporti sessuali a distanza. «Don Antonio era sempre collegato 24 ore su 24 – si legge nell’esposto – e mi prometteva un lavoro a Taranto».

    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_aprile_07/mi-chiedeva-anche-diciassettenni-l-orgia-preti-finisce-procura-d8aa119e-dd3b-11e4-beae-623f4d0cd4e0.shtml

  • Abusi sessuali, frate in manette L’arresto lungo il Cammino di Santiago

    Abusi sessuali, frate in manette L’arresto lungo il Cammino di Santiago

    Il frate francescano accusato di aver abusato sessualmente di una 19enne disabile e di un minore.

    Con l’accusa di presunti abusi sessuali su una disabile di 19 anni e su un minorenne, un frate francescano è stato arrestato a Lugo, in Galizia, dalla guardia civile.

    Il religioso, J.Q., prestava servizio nella comunità di O Cebreiro e le manette sono scattate due giorni fa lungo il Cammino francese di Santiago a seguito delle indagini avviate dopo le denunce dei parenti delle vittime. Nella sua abitazione sono stati sequestrati computer, cellulare e dispositivi elettronici, con un archivio di video in cui il francescano appare mantenendo rapporti con la minore. J.Q. è inoltre accusato di appropriazione indebita, per aver sottratto le donazione di pellegrini e turisti al Santuario di O Cebeiro. Il vescovado di Lugo in un comunicato assicura che il detenuto, anche se residente nella comunità francescana di Pedrafita di O Cebreiro, non è sacerdote e non svolgeva incarichi ecclesiastici per la diocesi.

    http://www.unionesarda.it/articolo/notizie_mondo/2015/02/25/abusi_sessuali_frate_in_manette_l_arresto_lungo_il_cammino_di_san-3-409341.html