Osservatorio della Rete L'ABUSO

Tag: Asti

  • Perché è morto Dino Marafioti, giornalista di Radio Radicale che indagava su Emanuela Orlandi?

    Perché è morto Dino Marafioti, giornalista di Radio Radicale che indagava su Emanuela Orlandi?

    Una frase campeggia sulla pagina Facebook di Dino Marafioti, il suo penultimo post il giorno prima che venisse ritrovato, da amici e compagni radicali, il suo corpo esanime accanto a una bottiglia di alcool e alcune pasticche. E’ molto indicativa: “Oggi finalmente ho capito che siamo tutti diversi. C’è chi ha la bellezza, chi il talento, chi ha il denaro, e poi ci sono io, che ho l’ansia.”

    Quale era l’ansia del giornalista trovato morto? Il post precedente è il link al video musicale di Simon & Garfunkel “The sound of silence” presentato da poche battute “No way out”: nessuna via di uscita.

    Ed il “suono del silenzio” era un suo refrain abituale in questi ultimi tempi, quasi come se stesse attendendo una rottura del muro di silenzio in cui giacciono fatti che non ci è dato conoscere.

    Come se Dino attendesse da tempo una risposta.

    Cosa stava accadendo a Dino Marafioti? Il giornalista, 53 anni di cui 22 passati in Radio Radicale, aveva pubblicato da circa un mese un servizio dedicato al trentennale della scomparsa di Emanuela Orlandi dal titolo: “Caso Orlandi: pensieri, parole, opere e omissioni.” Era il suo primo servizio video, della durata di un’ora, che raccoglie in modo critico e analitico i fatti e le informazioni sul caso della ragazza scomparsa che vede pesantemente coinvolto lo Stato Vaticano.

    Ne era particolarmente fiero e auspicava una sua diffusione anche attraverso altri canali, comprese le televisioni.

    Era certamente sotto stress, anche per una dieta severa che gli aveva fatto perdere dodici chili in dieci settimane.

    Ma non accennava a nessun motivo di depressione.

    Certo sibillina la frase di Massimo Bordin, il giornalista già direttore di Radio Radicale e a cui spesso Dino Marafioti curava la famosa rassegna stampa del mattino “Stampa e Regime“, che ha detto “Temo che sulla morte di Dino sia necessaria una riflessione seria, bisognerà riflettere su questa morte”.

    Una coppia notevole e ben nota sia agli ascoltatori abituali di Radio Radicale che ai giornalisti e politici che ritengono irrinunciabile l’ascolto di “Stampa e Regime”.

    Qualche giorno fa aveva raccontato che era ferma da tempo una donna in una station wagon sotto casa sua che pettinava insistentemente una bambola: la cosa fu presa a scherzo dagli amici ma ora assume anche una luce seriamente inquietante.

    Un messaggio sulle attenzioni al caso Orlandi?

    Speriamo come sempre che si faccia luce sui misteri italiani, limitandoci oggi ad una punta di tristezza in più per la perdita di un ottimo giornalista che ha insegnato molto nelle sue dirette e nella sua capacità di stare sul campo.

    I funerali di Dino Marafioti si terranno giovedì alle 10nella parrocchia Gesù Divino Lavoratore, in via Oderisi da Gubbio 16, Roma.

    https://it.blastingnews.com/cronaca/2013/08/perche-e-morto-dino-marafioti-giornalista-di-radio-radicale-che-indagava-su-emanuela-orlandi-0026673.html

  • L’Onu apre un’inchiesta sui preti pedofili e interroga il Vaticano

    L’Onu apre un’inchiesta sui preti pedofili e interroga il Vaticano

    Il Comitato delle Nazioni Unite per i Diritti dei Bambini, l’organo che si occupa del rispetto della Convenzione Onusui Diritti dell’infanzia del 1989, ha sottoposto al Vaticano un lungo elenco di richieste di informazioni dettagliate su “tutti i casi di abusi sessuali su bambini commessi da membri del clero, religiosi e religiose, o portati all’attenzione della Santa Sede“.

    L’organo delle Nazioni Unite chiede, tra i vari punti, al Vaticano di specificare “quali misure sono state messe in atto per fare in modo che nessun prete accusato di abusi sessuali sia autorizzato a rimanere in contatto con i bambini”, o quali “istruzioni esplicite siano state date al clero, a tutti i livelli perché tutte le notizie di abuso vengano riferite alla polizia nei propri Paesi e in quali casi invece sia stato chiesto ai membri della gerarchia cattolica di non riferire questi crimini, e a quale livello”.

    Il Comitato dell’Onu vuole anche avere maggiori informazioni “su quale sostegno la Santa Sede fornisca ai bambini vittime di abuso”, sulle “inchieste canoniche contro i preti molestatori” e “sulla cooperazione delle autorità ecclesiastiche con le magistrature nazionali”. Inoltre, il Comitato delle Nazioni Unite vuole anche capire “quale sia la politica della Chiesa per quel che riguarda i risarcimenti” (e se il pagamento di denaro sia mai stati collegato all’obbligo di mantenere il silenzio sugli abusi) e “quali misure di prevenzioni di nuovi abusi siano state adottate”.

    Dall’Onu vengono poi citati due casi in modo esplicito: le “Case Magdalene”, gli istituti femminili che accoglievano le ragazze orfane che in Irlanda sono stati teatro di “tortura e trattamenti crudeli, degradanti e inumani” e quello legato ai “Legionari di Cristo”, accusati di impedire ai seminaristi di avere contatti con le loro famiglie.

    Lo scorso 18 giugno, il Comitato delle Nazioni Unite ha ascoltato i rappresentanti delle vittime di abusi del “Survivors Network of those Abused by Priests”(Snap). Secondo il presidente della Snap, Barbara Blaine, ” il fatto che il Comitato delle Nazioni Unite abbia chiamato il Vaticano a rispondere per i suoi precedenti sui diritti dei minori… è un fatto che dà speranza alle vittime di abuso in tutto il mondo. Spero che l’esempio delle Nazioni Unite, con la richiesta di informazioni dettagliate sugli abusi, venga seguito anche da altre organizzazioni internazionali per portare alla luce la verità e prevenire nuovi crimini odiosi”.

  • Terni, Diocesi senza pace: don Bizzarri sospeso, ‘moderatore’ già oggetto di attacchi e tanti veleni

    Terni, Diocesi senza pace: don Bizzarri sospeso, ‘moderatore’ già oggetto di attacchi e tanti veleni

    Spunta la pista che conduce alla potente associazione dei ‘neocatecumenali’, molto legata all’ex vescovo Vincenzo Paglia

    di Marco Torricelli – Una questione di famiglia, in fondo. O di famiglie. E non c’è nessuna ironia. Perché la storia ruota, anche, intorno a rapporti di parentela stretta. Vera. Tipo padri e figli, per capirci. Ma è stata in piedi anche perché, sulla famiglia e sulla sua importanza, c’è stato quello che potremmo definire qualche fraintendimento.

    Il tribunale religioso Tanto che a Perugia, dove ha sede il tribunale ecclesiastico regionale, e nella diocesi di Terni si sta indagando e «per motivi precauzionali – dicono dal tribunale – e a sua stessa garanzia», si è chiesto amonsignor Roberto Bizzarri «di astenersi dallo svolgere le normali mansioni», che poi sono quelle di giudice dello stesso tribunale. Quello, se non fosse chiaro, che decide sulle istanze di annullamento dei matrimoni e molte delle quali sarebbero state gestite con modalità sulle quali «il personale religioso, coadiuvato dai legali – spiegano – sta svolgendo un’accurata ricostruzione ed è evidente che solo alla fine di questi esami si potrà esprimere una valutazione».

    Il tribunale laico Intanto continuano a crescere di numero, e di contenuti, i faldoni sui quali sta lavorando la procura della repubblica di Terni e che si ricollegano alle tante vicende che, negli anni, hanno portato al pesante indebitamento della diocesi. Le carte – che testimoniano di un vorticoso giro di fatture, tra committenti, ditte e fornitori, sulle quali le cifre riportate spesso non corrispondono a lavori effettivamente svolti e a materiali realmente acquistati – dicono che solo per i lavori realizzati in tre chiese si sarebbero spesi cinque milioni di euro. Non è difficile capire, insomma, come si sia riusciti a dissestare il bilancio diocesano. A vantaggio di altri.

    Neocatecumenali Ma nella diocesi di Terni c’è un’altra questione aperta, strettamente collegata a molte di quelle relative al dissesto e che riporta a monsignor Bizzarri. Che risulta ancora essere anche ‘delegato vescovile per il cammino neocatecumenale’ e ‘codirettore della commissione di pastorale familiare’. E qui la faccenda si fa intricata e, pure, controversa. Perché questa associazione, sempre molto concentrata sul ruolo della famiglia e sempre molto cara all’ex vescovo, Vincenzo Paglia (che, va ricordato, attualmente è presidente proprio del Pontificio consiglio per la famiglia) viene spesso accusata – soprattutto la pastorale familiare – di aver sempre avuto fin troppo potere, all’interno della diocesi.

    La ‘decima’ Un potere che deriverebbe, anche, da una disponibilità economica non trascurabile, visto che ciascun membro è tenuto a versare, ogni mese, il 10% dei propri guadagni alla comunità, con un atto che, in gergo, si definisce ‘dare la decima’. La pratica, per la verità, non è citata nello statuto dell’associazione, ma non è mai stata negata dai suoi vertici: «Non è giusto fare di ogni erba un fascio – racconta chi si è staccato dall’associazione – perché io ci ho trovato persone per bene, credenti devoti, ma anche molti soggetti che lucrano sulla generosità e l’ingenuità di molti». Tanto da creare un costante flusso di denaro che, negli anni, è circolato come un fiume carsico – comparendo e scomparendo magicamente – nelle stanze di piazza del Duomo.

    Il moderatore Anche su questo sarà chiamato a sollevare il velo don Franco Fontana, a cui monsignor Ernesto Vecchi ha chiesto aiuto, chiamandolo a Terni e affidandogli l’incarico di ‘moderatore di curia’. Ufficialmente il suo mandato inizierà il 1° agosto, ma il fidato collaboratore di monsignor Vecchi (che è anche coordinatore nazionale dell’animazione missionaria e vice presidente del volontariato internazionale per lo sviluppo), si è già messo all’opera, tanto da suscitare già le prime reazioni infastidite.

    I veleni «Lo sapete che don Franco Fontana è stato indagato per falsa testimonianza, per aver cercato di coprire un prete sospettato di aver molestato una bambina?», sibila con malcelata soddisfazione chi non ha gradito che dalla diocesi si provasse a soffiar via la polvere. La storia avvenne ad Arese, quattro anni fa, e finì con un sacerdote condannato a due anni e mezzo di carcere, mentre don Franco Fontana, che era stato inviato sul posto come ‘ispettore’ venne sospettato di aver tentato di insabbiare la cosa. Aspettarsi qualche colpo basso, insomma, è il minimo.

  • La lobby dei preti criminali sempre più scatenata

    La lobby dei preti criminali sempre più scatenata

    Fabio Martínez Castilla, arzobispo de la Arquidiócesis de Tuxtla Gutiérrez.

    Más grave es un aborto que un sacerdote pedófilo: arzobispo

    30/04/2013 – 02:02 PM

    Tuxtla Gutiérrez, Chis.- El nuevo arzobispo de la Arquidiócesis de Tuxtla Gutiérrez, Fabio Martínez Castilla, declaró que es más grave que una mujer aborte que un sacerdote abuse sexualmente de un menor.

    En declaraciones al diario local Noticias voz e imagen de Chiapas, el jerarca católico sostuvo que cuando un niño es abusado sexualmente por un sacerdote “se muere su futuro”. En cambio, enfatizó que cuando una mujer interrumpe su embarazo comete “un asesinato”.

    “Entonces, cualitativamente es mucho más grave el aborto, pero cuantitativamente las dos cosas hacen mucho daño y merecen castigo”, dijo a la reportera Itzel Grajales.

    El obispo de la capital opinó que los sacerdotes que cometen pederastia no deben ser solapados, sino encarcelados y expulsados de la Iglesia católica.

    Entrevistado en la Catedral Metropolitana de San Marcos, el prelado apuntó que los abusos sexuales a menores de edad no son perpetrados únicamente por clérigos: “aquel maestro, político, médico y todo aquel que atenta contra la bondad y libertad de un niño debe ser penado”.

  • Abusi sessuali in comunità, tutte le accuse della procura a don Lucio Gatti

    Abusi sessuali in comunità, tutte le accuse della procura a don Lucio Gatti

    «Pugni con le lamette tra le dita, psicofarmaci somministrati senza prescrizione medica». Il sacerdote si è sempre detto innocente. Indagati insieme a lui anche Agostino Cruciani.

    di Francesca Marruco

    Sette capi d’imputazioni con altrettante accuse pesanti come macigni. Accuse infamanti per un uomo che diceva di voler aiutare gli ultimi e che per loro sembrava spendersi senza riserve. Accuse che la procura della Repubblica di Perugia ritiene fondate, anche e soprattutto, dopo aver ascoltato in sede di incidente probatorio i ragazzi che dicono di essere stati molestati sessualmente da don Lucio Gatti.

    Sette episodi Tre pagine di avviso di conclusione delle indagini  in cui il pubblico ministero Massimo Casucci ricostruisce episodio per episodio tutto quello che viene contestato al sacerdote, ora sospeso per cinque anni dal sacerdozio dopo un’inchiesta interna della Curia in cui contenuti e le cui conclusioni, salvo la decisione della sospensione a termine, sono rimasti segreti. Ci sono cinque episodi di molestie sessuali e due in cui a don Gatti viene contestato il reato di abuso di mezzi di correzione.

    Abuso di mezzo di correzione In particolare, secondo quanto ricostruito dall’accusa, «in concorso con altre persone da identificare» Don Lucio Gatti, «in qualità di direttore della Caritas diocesana e come tale responsabile della comunità di San Fatucchio, abusava di mezzi di correzione in danno di omissis  limitando gli alimenti al di fuori delle ore dei pasti fino a provocare conati di vomito, somministrando anche psicofarmaci senza prescrizione medica, utilizzando metodi violenti quali pugni ai reni, sulle spalle e allo stomaco, anche con l’uso di una lametta tra le dita, cagionando così ferite da taglio, non refertate, utilizzando anche pressioni psicologiche e anche utilizzando in una occasione una forbice infuocata per cancellare parzialmente un tatuaggio su un braccio, consistente nella lettera S, l’iniziale del nome della moglie, tenendo gli ospiti in stato di promiscuità tali da creare problemi di salute, omettendo di soccorrerlo o di farlo soccorrere in occasione di una sua caduta dal trattore che conduceva nello svolgimento di attività lavorativa all’interno della comunità».

    Il ricatto Inoltre, dopo aver molestato quell’ospite della sua comunità, sempre secondo il capo d’imputazione, «dinanzi alla richiesta di abbandonare la comunità gli toglieva i documenti, lo denigrava e lo minacciava, paventando una denuncia nei suoi confronti per spaccio di stupefacenti, così sarebbe dovuto restare in comunità per tre anni. Usava inoltre violenza nei suoi confronti prendendolo a schiaffi».

    L’abuso Ma il fatto peggiore per questo giovane e fragile ragazzo che in don Lucio aveva visto una guida e un aiuto, sarebbe avvenuto il 27 dicembre del 2010, nella casa di Cenerente del sacerdote. Il diretto interessato lo aveva già raccontato alla trasmissione ‘Le Iene’ e in un’intervista a  Umbria24: adesso il pm Casucci lo riassume nero su bianco in un foglio che vuol dire molte cose, prima fra tutte, la vicina richiesta di rinvio a giudizio per un sacerdote che a Perugia godeva di una fama e di una stima senza eguali.

    La ricostruzione Quella notte la magistratura perugina  la racconta così: «conduceva omissispresso la sua abitazione di Cenerente per dei lavori che avrebbe dovuto effettuare il mattino seguente, costringendolo a passare la notte nel suo letto, facendolo rimanere in indumenti intimi e lo costringeva con violenza e con la minaccia implicita delle conseguenze di un suo rifiuto a subire atti sessuali. In particolare, dopo essere entrati nel letto, strisciava la sua gamba sulle di lui parti intime, appoggiando un ginocchio sul pene, per poi abbracciarlo, mettendosi sopra di lui baciandolo ed insalivandolo. Dinanzi alla richiesta di fermarsi continuava a toccarlo, prendendogli la mano e portandola verso il suo pene. Dopo che omissis gli aveva spostato la mano per far capire che non intendeva andare oltre si inaspriva e gli diceva, ‘tu non sai quanto ti voglio bene’ cominciando a ritoccarlo tra le gambe e sul pene, contemporaneamente masturbandosi fino a raggiungere l’eiaculazione».

    Cinque accusatori e due indagati Di ragazzi che dicono di aver subito le stesse cose, con qualche variante, ce ne sono altri quattro. Due nigeriani, un romeno e un altro italiano. Alcuni finiti nelle comunità di don Gatti come misura cautelare sostitutiva e altri perché clandestini. Uno di loro, ospite della comunità di Massa Martana, secondo l’accusa venne molestato anche  da Agostino Cruciani, il responsabile di quella comunità. Entrambi gli indagati, don Lucio Gatti difeso dall’avvocato Nicola Di Mario e Agostino Cruciano dagli avvocati Alessia Riommi e Dario Epifani, si sono sempre dichiarati innocenti. Adesso però, dopo un anno e mezzo da quando questa storia venne a galla dovranno risponderne davanti a un giudice.

    http://www.umbria24.it/abusi-sessuali-in-comunita-tutte-le-accuse-della-procura-a-don-lucio-gatti/155951.html

  • Cronaca Siracusa : don Gaetano Incardona davanti il giudice per le accuse di molestie

    Cronaca Siracusa : don Gaetano Incardona davanti il giudice per le accuse di molestie

    Cronaca Siracusa : don Gaetano Incardona davanti il giudice per le accuse di molestie. Si è avvalso della facoltà di non rispondere nella sua prima comparsa in Tribunale. Don Gaetano Incardona ha preferito non proferire neanche una parola sui fatti che gli sono contestati, l’episodio di molestie sessuali ai danni di una ragazza di ventuno anni. L’ex arciprete della chiesa madre di Augusta resta per il momento agli arresti domiciliari, ma la partita tra difesa ed accusa è tutta da giocare.

    Il sacerdote si è presentato nell’aula del gip, Michele Consiglio accompagnato dai suoi legali Ettore Randazzo e Pucci Piccione. La difesa sta valutando in queste ore se proporre o meno ricorso al Tribunale della Libertà di Catania, anche perché a carico del sacerdote c’è un’altra accusa di molestie sessuali avanzata da un’altra ragazza uscita allo scoperto nei giorni scorsi. Intanto l’arcivescovo di Siracusa, Salvatore Pappalardo, ha nominato monsignor Sebastiano Amenta come amministratore parrocchiale della Chiesa Madre di Augusta. Amenta si occuperà della vita ordinaria della parrocchia, delle altre rettorie della città, e delle celebrazioni pasquali. Si tratta di una figura che provvisoriamente sostituisce il parroco nelle sue funzioni. La nomina si è resa necessaria dopo l’arresto dell’arciprete di Augusta, don Gaetano Incardona.

    http://www.giornalesiracusa.com/notizie/2013/03/08/don-gaetano-incardona-davanti-il-giudice-per-le-accuse-di-molestie

  • Giudice impone alla Chiesa di rivelare i nomi dei sacerdoti accusati di abusi

    Giudice impone alla Chiesa di rivelare i nomi dei sacerdoti accusati di abusi

    L’Arcidiocesi di Los Angeles, ha sottolineato che gli adempimenti sono stati effettuati e “gran parte delle informazioni in questione sono già state rese pubbliche”

    REDAZIONE
    ROMA

    Saranno presto pubbliche gran parte delle 30.000 pagine di documenti che raccontano, nomi, luoghi, date, e orrori dei casi di pedofilia e abusi sessuali a carico di sacerdoti e prelati della Arcidiocesi cattolica di Los Angeles.

    Si tratta di una delle più gravi storie di pedofilia della Chiesa cattolica americana che portò nel 2007 ad un mega-rimborso alle vittime pari a 660 milioni di dollari. Nonostante l’accordo, l’identità dei sacerdoti coinvolti è sempre stata protetta dall’anonimato: ora, però, su appello dell’associazione delle vittime e di alcune organizzazioni di media Usa, il giudice della Corte suprema dell California, Emilie Elias, ne ha ordinato la pubblicazione.

    La sentenza rovescia un verdetto del 2011, in cui si dava ragione alla richiesta di 20 sacerdoti, concedendo alla Chiesa di `cancellare´ dai documenti i nomi degli ecclesiastici coinvolti. Le migliaia di pagine di denunce, confessioni, atti giudiziari contengono tra l’altro `documenti interni´ alla Chiesa che rivelerebbero corrispondenze scritte tra il Vaticano e preti accusati o colpevoli di abusi.

    «Non credete che i fedeli abbiano il diritto di sapere cosa è acaduto nella loro chiesa locale?», ha chiesto retoricamente il giudice Elias prima di pronunciare il verdetto. I tempi della pubblicazione non sono ancora stati definiti, ma l’avvocato dell’Arcidocesi, Michael Hennigan, ha dichiarato: «L’obiettivo diei miei clienti è arrivare ad una chiusura al più presto della vicenda».

  • Villaregia, scandalo sessuale in comunità Ex sacerdote di Quartu: “Feci denuncia”

    Villaregia, scandalo sessuale in comunità Ex sacerdote di Quartu: “Feci denuncia”

    A Pitz’e serra, nel palazzo verdolino della comunità missionaria, le visite non sono gradite. Fervono i preparativi per la festa della famiglia.
    Erano in tanti a sapere. Nella Comunità missionaria di Villaregia non sempre si mettevano in pratica gli insegnamenti del Vangelo. Anche il Vaticano era stato già informato, parecchio tempo fa, che i voti di povertà, obbedienza e castità, in diversi casi, erano soltanto teoria pura.

    LA TESTIMONIANZA «La storia è grossa, lunga e dolorosa», sottolinea Pietro Paolo Desimio, ex sacerdote che è stato parte integrante della comunità, autore, vent’anni fa, di una denuncia presentata alla Santa Sede. «Le pratiche sessuali? Le avevo raccontate in una lettera ai vertici della Chiesa, con le testimonianze delle ragazze molestate e abusate. Ci fu un’inchiesta interna, tanto che si arrivò a un passo dalla chiusura. Ma forse il timore dello scandalo bloccò la fine della grande avventura». Così l’attività proseguì come prima e più di prima, espandendosi dal Mediterraneo ai Caraibi e facendo una marea di proseliti devoti.

    Domenica 24 giugno 2012 07:52

    http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/278536

  • OLANDA, NEGLI ANNI ’50 «UN VESCOVO ORDINÒ: CASTRATE QUEI RAGAZZI ABUSATI»

    OLANDA, NEGLI ANNI ’50 «UN VESCOVO ORDINÒ: CASTRATE QUEI RAGAZZI ABUSATI»

    Tratto da: Adista Notizie n° 17 del 05/05/2012

    36662. AMSTERDAM-ADISTA. Secondo lo storico e medico Mart van Lieburg, negli anni ’50, un vescovo olandese ordinò la castrazione di minori per “curarli” dal loro «comportamento omosessuale», ma anche per castigarli se avevano denunciato abusi subìti da parte di ecclesiastici. Secondo un altro storico, Marnix Koolhaas, furono addirittura sette i pastori che intimarono analoga prescrizione. Queste le scioccanti dichiarazioni rese al Parlamento olandese, nei giorni appena trascorsi, dai due studiosi, che, per quanto si sa, finora non hanno fatto i nomi degli ecclesiastici e dei medici coinvolti. All’origine del dibattito e delle audizioni, un servizio del quotidiano Nrc Handelsblad del 20 marzo scorso sul drammatico vissuto di Henk Heithuis che, nel 1956, ancora minore di età, fu punito con la castrazione, praticatagli in un ospedale psichiatrico cattolico, perché aveva denunciato alla polizia di aver subito abusi sessuali per opera di un religioso.

    Nel 2010, il caso fu portato a conoscenza della Commissione Deetman (dal nome dell’ex ministro dell’Educazione che la presiedeva, Wim Deetman), incaricata dalla Chiesa di esaminare gli abusi del personale ecclesiastico, ma il rapporto – presentato nel dicembre scorso riferiva di un numero di vittime «fra le 10.000 e le 20.000» dal 1945 al 1981; ora sta investigando sugli abusi su minori di sesso femminile – non conteneva nessun accenno ai casi di castrazione. «Piste di indagine troppo scarse», è oggi la giustificazione avanzata della Commissione.

    Giustificazione poco credibile, secondo Joep Dohmen, autore dell’articolo sul quotidiano olandese, che afferma di aver raccolto in pochi mesi prove certe sul caso Heithuis e forti indizi sul fatto che altri dieci ragazzi avrebbero subìto il trattamento chirurgico riservato ad Heithuis, e gli abusi nello stesso collegio cattolico di Harreveld (nella provincia di Gelderland) e da parte dello stesso religioso, tale “Gregorius”. Dohmen formula piuttosto un’altra ipotesi, a partire dal fatto che il rapporto Deetman tace il nome di Vicotr Marijnen, primo ministro olandese dal 1963 al ’65. Eppure costui presiedeva il famigerato collegio proprio nel 1956 e, a quanto riferisce il Telegraph del 20 marzo, scrisse alla regina per ottenere l’indulto per “Gregorius” e per altri sacerdoti accusati di abuso di bambini. La Commissione Deetman era a conoscenza della lettera inviata da Marijnen alla regina. Il punto è che Marijnen (morto nel 1975) era membro del Partito Popolare Cattolico (Kvp), divenuto Partito Democristiano Olandese – Cda – quando nel 1977 si fuse con i partiti protestanti, e che Wim Deetman è membro proprio del Cda. Ora che la Commissione istituita dalla Chiesa ha dimostrato tutto il suo limite, tutto il suo conflitto di interesse, il Parlamento ha deciso di assumere “in proprio”  l’indagine dei casi di castrazione denunciati. (eletta cucuzza)

    http://www.adista.it/articolo/51569

  • ACIREALE: CLAMOROSO, CARLO CHIARENZA TORNA IN CITTA’ PER INCONTRARE I SUOI FEDELISSIMI

    ACIREALE: CLAMOROSO, CARLO CHIARENZA TORNA IN CITTA’ PER INCONTRARE I SUOI FEDELISSIMI

    apr 10th, 2012

    Pochi minuti fa si sarebbe conclusa una riunione nell’abitazione del parroco in Acireale. In via Pennisi, strada attigua alla basilica di San Sebastiano, erano presenti Carlo Chiarenza, sacerdote accusato dell’abuso sessuale da Teo Pulvirenti, assieme al fratello, l’avvocato Fiumefreddo ed alcuni componenti della commissione per i festeggiamenti di San Sebastiano. Un atto clamoroso da parte del parroco che molti hanno visto come atto di sfida nei confronti dei suoi denigratori. Le notizie sono state fornite da fonti attendibili e da testimoni oculari.